Angelo Gaccione: il disarmo con Cassola e Turoldo

Intervista allo scrittore Angelo Gaccione

Angelo Gaccione: il disarmo con Cassola e Turoldo

Sono più di 50 anni che Angelo Gaccione si batte per il disarmo, la pace e la nonviolenza. Come scrittore continua a occuparsene attraverso giornali, riviste, incontri pubblici

Angelo Gaccione, tra i fondatori della LDU - Lega Disarmo Unilaterale con Carlo Cassola

Intervista allo scrittore Angelo Gaccione  

Tra i fondatore della LDU – Lega Disarmo Unilaterale

 

Tussi: Raccontaci le tappe più salienti del tuo percorso nonviolento e disarmista.

 

Gaccione: Il mio rifiuto delle armi è cominciato prestissimo. Già da ragazzino provavo avversione verso i cacciatori del mio quartiere che mostravano doppiette, cartucciere, cani aggressivi e grappoli di piccoli uccelli abbattuti. Li legavano alle cinture per esibirli come trofei. Detestavo questa pratica violenta come detestavo quanti si recavano ai poligoni a sparare “per sport”. Strano sport quello di mirare al cuore o alla testa di una sagoma umana, seppure di cartone. Quanto ad eserciti e guerre mi bastarono i racconti di alcuni anziani che la guerra l’avevano subita sulla loro pelle e ne erano rimasti segnati per sempre, e la lettura di qualche libro. Da giovane ritenevo intollerabile che si potesse bombardare una città assassinando alla cieca anziani, bambini, malati e devastando bellezze che il genio umano aveva lasciato a noi in eredità. Sono sempre sceso in piazza contro eserciti e guerra e non mi sono mai fatto sedurre da quanti cercavano di convincermi che “in certi casi è necessaria”. È la più grande aberrazione che una mente umana possa concepire.

 

Tussi: Puoi raccontare della tua conoscenza con Carlo Cassola, lo scrittore disarmista?

 

Gaccione: Erano gli anni Settanta e avevo letto sulla terza pagina del quotidiano milanese “Corriere della Sera” diversi suoi elzeviri disarmisti. Eravamo in piena guerra fredda, com’è noto, ed i pericoli di una catastrofe nucleare erano altissimi. La sua richiesta perentoria di abolire gli eserciti e farla finita con la stupidità della corsa agli armamenti che ci impoveriva e minacciava il mondo di sterminio, mi convinse a scrivergli per proporgli una battaglia comune. In seguito ci incontrammo e poi prese avvio l’idea di una Lega per il disarmo. Una lega che proponesse il disarmo unilaterale del nostro bellissimo e amato Paese; che si facesse capofila, che mettesse in pratica il primo gesto di disarmo senza contropartite affinché questo grande gesto di civiltà fosse imitato da altre nazioni di buona volontà. Ritenevamo che per la storia culturale che l’Italia può vantare, dovesse dare un esempio luminoso a tutto il mondo. Sarebbe stato il primo passo per rompere la catena e finirla una volta per tutte con quella assurda e anacronistica divisione tra Patto di Varsavia e Nato. Quelle idee e quel messaggio sono di un’attualità estrema, soprattutto ora che disastri climatici, pandemie e armi di sterminio di massa sono divenuti cogenti e così maledettamente ultimativi.

Angelo Gaccione e i suoi libri con Carlo Cassola, lo scrittore disarmista

 

Tussi: Parlaci della tua esperienza nella LDU – Lega Disarmo Unilaterale e dell’incontro con padre David Maria Turoldo.

 

Gaccione: Non si è dispersa del tutto quella esperienza, e non è venuta meno nemmeno con la morte di Cassola. Alcune intelligenze irriducibili hanno continuato ad agitare e diffondere quelle idee. Si è irrobustito il movimento nonviolento e i gruppi disarmisti – dai Disarmisti esigenti a tutti gli altri gruppi italiani e stranieri fino all’International Campaign to Abolish Nuclear Weapons insignita nel 2017 del Premio Nobel per la Pace, alle prese di posizione del papa e di prestigiose figure della cultura scientifica – e numerosi sono gli Stati che hanno sottoscritto l’impegno a non produrre e ospitare ordigni nucleari sul loro territorio. Quello che lascia sconcertati è invece la scarsa presenza in letteratura di questa consapevolezza. Turoldo fu tra i rarissimi uomini di chiesa in quegli anni a ribadire senza ambiguità, come facevamo io, Cassola e i tanti amici disarmisti e obiettori, il disarmo unilaterale. Uscire dalla logica di morte era un imperativo morale e concreto anche per lui. Negli incontri che abbiamo fatto assieme, non arretrava di un passo davanti ai pavidi e agli opportunisti. Sono contentissimo a distanza di diversi anni dalla sua morte, di aver creato un Comitato di Odissea per fargli dedicare un giardino qui a Milano.

 

Tussi: Quali sono le personalità che più ti hanno influenzato nel corso della tua storia di vita?

 

Gaccione: Ho imparato più dalle durezze della vita che dai libri. Da uomini e donne che la povertà non è riuscita a rendere malvagi. Dall’esempio di alcune vite esemplari e dalla coerenza che le ha contraddistinte. Ma non sono stato insensibile a certe preziose e luminose idee libertarie che mi hanno chiarito molte cose. Sono sempre stato istintivamente avversario del potere, di tutti i poteri, quelle idee hanno reso consapevole quell’istinto.

Angelo Gaccione e il carteggio con Carlo Cassola, autore del libro La Rivoluzione Disarmista

 

Tussi: Come nasce la rivista Odissea?

 

Gaccione: L’ho raccontato nell’introduzione al libro Satyricon in cui abbiamo raccolto tutti gli scritti che lo scrittore Giuseppe Bonura aveva pubblicato su “Odissea”. Li raccogliemmo in occasione del Convegno che si è tenuto su di lui a Fano e della targa ricordo che è stata messa in sua memoria. In sintesi potrei dirti che si era reso oramai necessario avere un organo di stampa raccogliendo attorno al suo progetto intellettuale uomini e donne che si erano tirati fuori disgustati dall’andazzo politico e morale del nostro Paese. Per prendere posizione, tornare a parlare, produrre idee e metterle in circolazione. Avrei dovuto dirigere questo giornale due anni, e invece, fra i 10 anni di edizione cartacea e i 9 in Rete, di anni ne sono passati 19.

 

Tussi: Vorrei che chiudessi questa conversazione con un messaggio alle nuove generazioni tra memoria e futuro.

 

Gaccione: Speriamo che le generazioni future abbiano davvero un avvenire. Guasti climatici e armi nucleari pongono una tragica ipoteca su tutti noi e sul futuro. Occorre battersi ora, in prima persona e senza delegare. Il futuro si costruisce agendo nel presente. Lo so, si è spesso sconfortati e le difficoltà ci abbattono. Quando sono sconfortato, io cerco di tenere presente i versi del poeta partigiano Egidio Ferrero che ho letto a Spotorno sul cippo ai partigiani caduti: “Se lungo la strada / uno è stanco, si chieda: / – Ce n’è un’altra più dritta?”. E non dimentico le parole dello scrittore Giorgio Pressburger: “Senza solidarietà non esiste umanità”.

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PeaceLink: disarmo nucleare e inquinamento atmosferico

È necessario più che mai disincentivare le spese militari e investire sulla pace

PeaceLink: disarmo nucleare e inquinamento atmosferico

I poteri forti attuano investimenti negli armamenti come gli F 35, le bombe nucleari nato B 61-12, i droni e nelle grandi opere inutili come la TAV e le opere militari come il Muos. I poteri forti incentivano le grandi opere colossali e militari per incrementare la domanda di acciaio

Il riarmo nucleare e l'inquinamento atmosferico sono dettati da un sistema malato: da poteri forti distinti e separati, ma comunque poteri forti

È necessario più che mai disincentivare le spese militari e investire sulla pace.

I poteri forti attuano investimenti negli armamenti come gli F35, le bombe nucleari nato B 61-12, i droni e nelle grandi opere inutili come la TAV e le opere militari come il Muos.

La richiesta di acciaio ormai scarseggia sul mercato globale. Invece i poteri forti incentivano le grandi opere colossali e militari per incrementare la domanda di acciaio in un sistema e in un mercato che sono in realtà al tracollo e al collasso.

Le politiche globali devono al contrario investire sulla pace cioè la riqualificazione ambientale e le bonifiche delle città e dei siti contaminati e inquinati come Taranto che subisce politiche scellerate e corrotte altamente inquinanti.

Le politiche globali con l’impatto negativo sull’ambiente non rispettano la tutela e la salvaguardia del patrimonio culturale e ambientale e la tutela della sicurezza sul lavoro e non rispettano, costituzionalmente parlando, la salute e la vita di operai, lavoratori e cittadini.

Il caso Taranto propone il diritto alla salute e alla vita soppiantato dalle logiche politiche bieche di profitto, dalla ricerca del massimo profitto dei padroni, dei poteri forti votati alla tirannia del capitalismo neoliberista e finanziario e votati al becero ricatto capitalista che vede contrapposti lavoro o salute e lavoro o vita.

I sistemi forti dettano legge. A Taranto la società civile organizzata in cittadinanza attiva è contro il mostro dell’acciaio, la fabbrica della morte, il siderurgico infernale.

L’Associazione PeaceLink – Telematica per la pace è inoltre affiliata dal 2006 alla Rete internazionale ICAN – Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari e per il disarmo nucleare, insignita del Premio Nobel per la Pace nel 2017. PeaceLink è membro ICAN assieme a altre associazioni, come Disarmisti Esigenti e Wilpf, operanti sul territorio nazionale e assieme a oltre 500 ONG, realtà associative, Onlus operanti in tutto il mondo per la messa al bando degli ordigni nucleari. PeaceLink porta avanti, con varie attività e iniziative a livello nazionale e internazionale, l’importante testimone del Premio Nobel per la pace a ICAN per il disarmo nucleare.

Per quanto riguarda l’ambito della siderurgia, a Taranto vi è un alto tasso epidemiologico di incidenza tumorale per vari agenti inquinanti emessi dall’impianto siderurgico più grande d’Europa. Nel quartiere tamburi molte persone sono affette da malattie cancerogene, tre persone su 18.

PeaceLink ha sollevato un terremoto politico e giudiziario, una contrapposizione netta tra politica partitica e magistratura.

Il 26 luglio 2012 il Gip – Giudice per le Indagini Preliminari Patrizia Todisco emette la sentenza “con la salute e la vita non si può mercanteggiare”.

I deputati alla camera e al Senato hanno votato decreti legge salva Ilva e ammazza Taranto.

I poteri forti, i partiti, le autorità ecclesiastiche hanno un atteggiamento omertoso e hanno nascosto la verità con l’omertà e il silenzio, occultando la verità di inquinamento e malattie e morte.

Da indagini su Taranto emerge una equazione tra le lobby dell’acciaio e i poteri forti per tenere nascosti i dati sull’inquinamento: è una verità amara e tragica, ma è la verità.

Note: Il riarmo nucleare e l’inquinamento atmosferico sono dettati e imposti da un sistema malato: da poteri forti distinti e separati, ma comunque poteri forti

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L’informazione della libertà

I social network etici consentono un’informazione realmente universale e immediata nella popolazione

L’informazione della libertà

I manifesti, i volantini, i giornali murali, hanno svolto e svolgono una funzione propagandistica, informativa e organizzativa molto importante. Si pensi al ruolo durante la prima guerra e la seconda guerra mondiale o nella lotta della Resistenza.

Il ruolo dei manifesti nella storia. Dalla scuola per l'educazione alla pace

Negli ultimi decenni l’aumentata diffusione di giornali quotidiani e la presenza della radio, della televisione, e soprattutto delle nuove tecnologie, dei social network etici hanno consentito un’informazione realmente universale e immediata nelle masse della popolazione.

Fino alla fine del secolo scorso il manifesto o il giornale murale aveva un valore determinante nei rapporti di comunicazione tra dirigenti politici e le masse popolari.

Un grande fenomeno storico assai recente come la rivoluzione russa, vide un enorme uso di manifesti, manifestini, giornali murali per informare e mobilitare le masse rivoluzionarie. Negli anni del nostro Risorgimento e nell’Italia di allora, nella quale molta della popolazione era costituita da analfabeti, l’unico mezzo per comunicare decisioni importanti e talvolta di portata storica che venivano presi, erano i manifesti murali.

Questi erano letti da coloro che potevano farlo, come le persone colte o comunque appartenenti alla borghesia e i ceti più ricchi e le notizie venivano diffuse oralmente fra gli altri cittadini che non erano nemmeno nelle condizioni di leggere questi avvisi.

Le condizioni quindi della diffusione delle notizie erano talmente diverse da quelle dei nostri giorni e questo può essere il punto di partenza per avviare una riflessione sull’argomento soprattutto con i giovani studenti di storia. Si tenga conto che spesso nei volantini, negli avvisi e nei manifesti appaiono notizie che le costruzioni storiche successive hanno dimostrato non vere: essi erano evidentemente frutto di comunicazioni sbagliate ricevute da chi doveva redigere gli avvisi e ciò può far riflettere anche sulla maggiore possibilità di errori nelle informazioni dovute alle imprecisioni della trasmissione orale delle notizie.

Si pensi infatti che talvolta le informazioni sui risultati delle battaglie venivano comunicate da staffette a cavallo che riferivano in modo parziale e iniziati gli avvenimenti o magari giungevano a destinazione mentre sul campo di battaglia le sorti della lotta venivano modificate all’ultimo momento.

Visti in rapporto ai loro contenuti, i manifesti e i giornali murali sono storicamente importanti e interessanti, si riferiscono spesso a opinioni di parte e quindi contengono tutte le amplificazioni e le modificazioni dei fatti in senso positivo e negativo dettati dalla passione politica.

Questo consentirà perciò, quando si potranno offrire manifesti e documenti di parti avverse, un utile confronto che è lo stesso confronto al quale sono costantemente abituati gli storici nel loro lavoro.

E’ da esso che nasce la ricostruzione esatta dei fatti avvenuti.

Ma anche in tempi vicini a noi, anche in questi anni, i manifesti, i volantini, i giornali murali, hanno svolto e svolgono una funzione propagandistica, informativa e organizzativa molto importante.

Si pensi al ruolo durante la prima guerra e la seconda guerra mondiale o nella lotta della Resistenza.

Gli eserciti che si affrontavano sui più diversi e lontani campi di battaglia gettavano manifesti con gli aerei sulle città e villaggi del nemico per invitare alla diserzione, alla pace e alla resa, le truppe di occupazione comunicavano ordini perentori alla popolazione proprio con i manifesti murali.

Ogni lotta clandestina, dalla Resistenza antinazista e antifascista alla lotta per la libertà in Spagna o in Grecia, alla lotta di liberazione del Vietnam, ha avuto e aveva bisogno di manifesti murali di volantini, dei giornali clandestini per comunicare le notizie che gli occupanti e i dittatori non vogliono far circolare, per organizzare i gruppi di resistenza, per informare la gente comune, per non fare sentire soli coloro che sono oppressi e sperano in una migliore condizione umana e sociale. E le lotte sociali, le battaglie elettorali di oggi vedono anche esse un grande uso di manifesti di ogni tipo.

Essi divengono spesso l’espressione dell’opinione delle minoranze, degli esclusi, delle classi sociali subalterne che non possono diffondere le proprie opinioni attraverso i grandi canali di comunicazione: la stampa quotidiana legata al grande capitale, la radio e la televisione così come le nuove tecnologie e i nuovi mezzi di comunicazione.

Le lotte dei neri americani, degli studenti, degli operai vedono un grande uso dei manifesti.

L’altra America, l’altra Italia in genere l’altra umanità cioè i milioni di poveri, gli esclusi, i lavoratori che si battono per una società più libera, più uguale, trovano nei manifesti murali fogli che si diffondono fuori dalle fabbriche o dalle università o nei comizi uno strumento sempre attuale di informazione e di organizzazione.

Anzi la caratteristica della storia del manifesto degli ultimi 100 anni è proprio questa, che da mezzo di sola informazione è divenuto via via sempre più uno strumento fondamentale di organizzazione politica e sociale, quindi un elemento importante nella creazione dei fatti storici.

Crediamo perciò che i manifesti, gli avvisi, i giornali murali siano tra le testimonianze didatticamente più importanti che si possono offrire a coloro che studiano la storia. Esse non sono riservate ad atti di archivio nei quali derivano soltanto i fatti decisi nelle cancellerie o dai governi fra pochi uomini, fra coloro che dirigono le vicende umane, ma rappresentano la testimonianza più autentica del continuo contatto tra i gruppi dirigenti rivoluzionari, i conservatori, fra i capi quindi delle diverse parti in contesa e le moltitudini che ispiravano quelle lotte che dovevano seguire e subire gli interessi di ristretti ceti dominanti.

Infine, sui manifesti si può organizzare uno studio storico, soprattutto cercando di mettere in luce quali fossero appunto i rapporti tra le masse e i gruppi dirigenti, con essi si possono anche affrontare problemi linguistici considerando le caratteristiche della lingua italiana dei secoli scorsi e le speciali espressioni adoperate per chiarire dei particolari avvenimenti.

Ma, certamente, non sono soltanto i manifesti a documentare il passato lontano e recente, non si può credere che essi soltanto siano fonti della storia.

Così nell’offrire a scuola raccolte e riferimenti di manifesti, di avvisi, di volantini dedicati a avvenimenti importanti remoti o vicini, si possono completare, a livello didattico, con pagine di giornali, con documenti privati, con atti di archivio che possono così tutti insieme dare un’immagine la più ricca possibile di quell’epoca di quel momento della nostra storia.

L’importante è avere i dati per rivivere, in quei giorni, in quegli anni.

Dalla memoria dei materiali informativi del passato al futuro dei nuovi mezzi di comunicazione, l’informazione deve essere sempre libera e alla portata della maggioranza delle popolazioni.

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Agenda ONU per il disarmo nucleare

Una speranza di cambiamento mondiale

Agenda ONU per il disarmo nucleare

Le armi nucleari sono le armi più pericolose sulla terra. Una piccola ogiva può distruggere un’intera città, ma qui parliamo di arsenali che possono sterminare centinaia di milioni di persone, mettendo a repentaglio l’ambiente naturale e la vita delle generazioni future

Educazione alla pace a partire dal disarmo e dal disarmo nucleare

Articolo scritto con la collaborazione di Alessandro Marescotti e Alfonso Navarra

 

Per oltre 50 anni, ma soprattutto dalla fine della guerra fredda, gli Stati Uniti e la Federazione Russa (ex Unione Sovietica) si sono impegnati in una serie di misure bilaterali di controllo degli armamenti che hanno ridotto drasticamente i loro arsenali nucleari strategici da un picco di circa 60.000. La più recente di queste misure, il Nuovo Trattato START, limita il numero di armi nucleari strategiche dispiegate a 1.550 per Stato. E’ un fatto positivo, tra tante altre cattive notizie, che sia stato prorogato di altri 5 anni dalle due superpotenze atomiche prima della scadenza del febbraio 2021: si era corso seriamente il rischio del non rinnovo!

Le armi nucleari sono le armi più pericolose sulla terra. Una piccola ogiva può distruggere un’intera città, ma qui parliamo di arsenali che possono sterminare centinaia di milioni di persone, mettendo a repentaglio l’ambiente naturale e la vita delle generazioni future attraverso i loro effetti catastrofici a lungo termine. I pericoli di tali armi derivano dalla loro stessa esistenza. Sebbene le armi nucleari siano state usate solo due volte in guerra – nei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki nel 1945 – secondo quanto riferito, circa 13.400 sono rimaste nel nostro mondo oggi e ci sono stati oltre 2.000 test nucleari condotti fino ad oggi. Il disarmo è la migliore protezione contro tali pericoli, ma raggiungere questo obiettivo è una sfida tremendamente difficile.

Le Nazioni Unite hanno cercato di eliminare tali armi sin dalla loro istituzione. La  prima risoluzione adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite  nel 1946 istituì una Commissione per affrontare i problemi legati alla scoperta dell’energia atomica, tra gli altri. La Commissione doveva presentare proposte,  tra l’altro, per  il controllo dell’energia atomica nella misura necessaria per garantirne l’uso solo per scopi pacifici. La risoluzione ha anche deciso che la Commissione dovrebbe fare proposte per “l’eliminazione dagli armamenti nazionali delle armi atomiche e di tutte le altre armi principali adattabili alla distruzione di massa”.

Da allora sono stati stipulati numerosi trattati multilaterali allo scopo di prevenire la proliferazione e i test nucleari, promuovendo nel contempo i progressi nel disarmo nucleare. Questi includono il  Trattato sulla non proliferazione delle armi nucleari (NPT) , il Trattato che vieta i test sulle armi nucleari nell’atmosfera, nello spazio e sott’acqua, noto anche come  Trattato sul divieto parziale dei test (PTBT) , il  Comprehensive Nuclear-Test -Trattato di divieto (CTBT) , firmato nel 1996 ma non ancora entrato in vigore, e  Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW), che è entrato in vigore il 22 gennaio 2021.

Una serie di trattati e accordi bilaterali e plurilaterali cercano di ridurre o eliminare alcune categorie di armi nucleari, per prevenire la proliferazione di tali armi e dei loro veicoli di supporto. Questi vanno da diversi trattati tra gli Stati Uniti d’America e la Federazione Russa, nonché varie altre iniziative, al  gruppo dei fornitori nucleari , al  regime di controllo della tecnologia missilistica , al  codice di condotta dell’Aia contro la proliferazione dei missili balistici e  all’accordo di Wassenaar .

Sono state istituite zone regionali  libere da armi nucleari (NWFZ) per rafforzare le norme globali di non proliferazione nucleare e disarmo e consolidare gli sforzi internazionali verso la pace e la sicurezza.

Il Segretariato delle Nazioni Unite dichiara di sostenere gli sforzi volti alla non proliferazione e alla totale eliminazione delle armi nucleari. “ Garantire il nostro futuro comune: un’agenda per il disarmo” è una recente presa di posizione del segretario generale Antonio Guterres, rinvenibile sul sito istituzionale dell’Agenzia ONU per il disarmo (UNODA), che considera le armi nucleari nel quadro del “disarmo per salvare l’umanità”.

Nell’Agenda ONU per il disarmo,  Guterres chiede la ripresa del dialogo e dei negoziati per il controllo e il disarmo degli armamenti nucleari. Sostiene inoltre l’estensione delle norme contro le armi nucleari e, a tale riguardo, fa appello agli Stati che possiedono armi nucleari affinché affermino che una guerra nucleare non può essere vinta e non deve mai essere combattuta. Infine, l’Agenda ONU propone la preparazione per un mondo libero dalle armi nucleari attraverso una serie di misure di riduzione del rischio, tra cui la trasparenza nei programmi sulle armi nucleari, ulteriori riduzioni in tutti i tipi di armi nucleari, impegni a non introdurre tipi nuovi e destabilizzanti di armi nucleari, compresi i missili da crociera, impegni reciproci per il non utilizzo di armi nucleari e la riduzione del ruolo delle armi nucleari nelle dottrine di sicurezza. Per portare avanti l’agenda, concreta vengono proposte varie azioni. Qui si può innestare il ruolo della società civile internazionale che è già stato decisivo nel “percorso umanitario”, il 7 luglio 2017, ha portato una Conferenza ONU ad adottare il Trattato di proibizione delle armi nucleari.  Un Trattato che è da poco entrato in vigore, il 22 gennaio del 2021, dopo la 50esima ratifica da parte dello Stato dell’Honduras. E che è valso a Ican – Campagna Internazionale per l’abolizione delle armi nucleari, il Premio Nobel per la Pace 2017.

Noi consideriamo il bando delle armi nucleari che ripugnano alla coscienza umana un grande passo storico: esso viene a seguire i bandi di altre armi di distruzione di massa: quelle chimiche e quelle batteriologiche.

Ai sensi dello sviluppo di ragionamenti contenuti in una sentenza della Corte di Giustizia dell’Aja del 1996 potremmo considerare la “deterrenza” in sé un “genocidio programmato”.

Adesso abbiamo questo trattato importante, il TPNW o TPAN, la comunità internazionale deve fare tutto lo sforzo per attuarlo e deve essere tenuto in considerazione. Non basta aumentare solo il numero dei paesi firmatari, occorre, a nostro avviso, una strategia complessa e articolata  anche da parte del movimento pacifista internazionale.

Dobbiamo tenere presente che siamo in un mondo in via di cambiamento, per esempio, in Germania il leader della SPD (la socialdemocazia) chiede agli Stati Uniti di togliere le armi nucleari americane dal territorio tedesco. Il presidente francese Macron  parla di difesa indipendente europea che non  deve essere subordinata agli Stati Uniti.

Che significa questa situazione? che si stanno aprendo delle crepe nella Alleanza NATO, al momento l’attore che, al carro della volontà americana, più boicotta la legittimità e l’efficacia del nuovo bando delle armi nucleari.Ma l’unità dei paesi atlantici si sta indebolendo, dobbiamo allora usare questa contraddizione e farla crescere.

Adesso il Mondo sta facendo una battaglia difficile contro il Covid19 e dobbiamo uscire dalla crisi. Abbiamo bisogno di un cambiamento di grande portata e direzione. Il punto importante di questo cambiamento è creare una nuova società dove mettiamo più peso al welfare sociale, sanità, ecologia, e diciamo no al militarismo.

L’ottobre dell’anno scorso, quando è diventata chiara l’ entrata in vigore di TPAN, abbiamo chiesto al nostro governo di fare alcune cose, per esempio, la firma e la ratifica del TPAN, farla finita con il nuclear sharing, smettere di comprare i costosi e pericolosi F35, volgere le risorse alla Sanità riducendo le risorse militari, e così via. Noi non possiamo tornare alla società pre-Covid19, perchè la crisi della società prima del Covid ha creato la crisi attuale. Dobbiamo pensarci bene: continuare il modo di sviluppo attuale che dà priorità alla “avidità” di grande aziende multinazionali o cominciare una nuova strada? Fare riferimento all’Agenda ONU di Guterres può essere un modo intelligente per aprire contraddizioni nel vecchio sistema e dare possibilità di crescita alla società ecologica della cura e della pace che perseguiamo.

Note:

Lidia Giannotti ha tradotto l’indice dell’Agenda ONU per il disarmo, e l’indice ora è qui: https://wke.lt/w/s/NcOSXt

L’Agenda ONU per il disarmo: https://www.un.org/disarmament/sg-agenda/en/

La comune e futura umanità

Noi, figli di Madre Terra

La comune e futura umanità

Proposta di collaborare a una sezione televisiva di formazione dei formatori per la rete ICAN, connessa alla Carta della Terra

Pace per l'umanità

Proposta di collaborare a una sezione televisiva di formazione dei formatori per la rete ICAN, connessa alla Carta della Terra  

Siamo tutti Premi Nobel per la Pace con ICAN

https://www.youtube.com/channel/UCFWikKgRr7k21bXHX3GzE9A

 

Come prima cosa dobbiamo fare chiarezza su un concetto fondamentale.

Facciamo parte, noi esseri umani, di un ecosistema terrestre come frutti di una evoluzione naturale, rami e foglie di un albero che costituiamo e che ci ha costituito, o ne siamo i dominatori in quanto abitanti estranei di un edificio che stiamo occupando?

Il concetto secondo cui siamo figli di Madre Terra evidenzia il fatto che è l’essere umano organizzato in società a trovarsi inserito in un organismo vivente più esteso e complesso e non relegabile alla sua unica, autonoma e separata presenza decisionale.

L’uomo, l’essere umano, fa parte di un complesso sistema mondo, una comunità di viventi ma anche di non viventi, e da tempi molto lontani si arroga però il diritto di dominarlo e decidere come attore unico e indipendente.

Questo è il punto di partenza per un ragionamento molto ampio su come agire partendo da alcuni principi cardine scritti in trattati e convenzioni mondiali.

L’essere umano “terrestre”, membro della comunità della vita, si deve fare artefice di un processo di riequilibrio del pianeta.

Forme viventi come piante e animali, che stanno in delicato equilibrio evolutivo, si trovano sempre più in pericolo a causa della società umana accumulatoria e predatoria, che le sfrutta per trarne un profitto.

Ma questo processo, di cui una ristretta élite dell’1% è più responsabile della massa passiva ad essa assoggettata, porta a segare il ramo su cui siamo seduti dall’albero della vita, essendo noi stessi foglie di quel ramo e di quell’albero!

Ragionare con in mente il concetto di essere figli di Madre Terra significa proiettare azioni concrete come tasselli in un mosaico che raccoglie le istanze globali, azioni rivoluzionarie che guardino a un’ecologia nuova, base di un’economia nuova, di una società che fa pace con la Natura, la società del nuovo millennio che porterà anche vera libertà e vera giustizia.

Da quando l’essere umano, organizzato gerarchicamente nell’esaltazione degli antagonismi sociali, si è reso attore unico e decisionale del pianeta si sono avviati processi che hanno portato ad uno sconvolgimento inesorabile dell’equilibrio naturale.

Di questo sconvolgimento ne è prova il fatto che da molti secoli l’élite al potere promuove guerre e è pronta a distruggere l’intera umanità per detenere il controllo del pianeta.

Quale strada allora percorrere?

Dopo momenti che hanno visto seriamente il rischio della morte dell’umanità (due guerre mondiali), abbiamo avuto un afflato di dignità che ci ha permesso di scrivere carte del diritto internazionale, ma anche costituzioni nazionali, che contengono principi imprescindibili in grado di ricondurci su strade di Pace: la pace tra noi esseri umani e con il pianeta tutto che ha diritto di vivere a prescindere dalla nostra stessa esistenza.

Altri processi si sono avviati nella storia e, anche se in modalità ridotta, hanno stabilito presupposti praticabili, strade da percorrere per arrivare a un cambiamento vero e duraturo nel rapporto tra l’uomo e la Natura all’insegna della cultura di Madre Terra.

Spesso vengono messe in discussione le agenzie mondiali (ONU, UNESCO) perché non incisive, ma questo è un limite che va superato con passi in avanti nella governance globale, sicuramente non facendo il passo del gambero.

Lo troviamo già scritto in “Antifascismo e nonviolenza”, che vede tra gli autori alcuni di noi, tra cui Alfonso Navarra e Laura Tussi: una cattiva legge è meglio di nessuna legge, a maggior ragione a livello giuridico internazionale, perché lavoriamo alla forza del diritto che deve subentrare al diritto della forza armata.

Questa è la nonviolenza efficace.

Stabilire a livello globale l’illegalità e l’immoralità di un agire, ad esempio la proibizione giuridica delle armi nucleari, oggi sul punto di essere incardinata può e deve essere un passo che può condurci ad un cambiamento rivoluzionario: spetta ai grandi movimenti globali lottare per la sua attuazione.

Se nel mondo esistono ancora ingiustizie, guerre e sfruttamento, se una oligarchia di 10.000 persone riesce a schiacciarne oltre 7 miliardi, se il nostro modo di produrre e consumare sta erodendo le basi stesse della vita, questo non vuole dire che la carta internazionale dei diritti umani, da estendere ai diritti dell’umanità e ai diritti della Natura, debba essere stracciata perché non rispettata.

Il nuovo trattato TPAN per la proibizione giuridica delle armi nucleari rappresenta un passo in avanti del pacifismo mondiale, della pace tra umanità e natura, anche se non sarà una soluzione definitiva al problema della deterrenza nucleare, che costituisce una emergenza mortale al pari di quella climatica ad essa intrecciata.

L’essere umano organizzato nel sistema gerarchico e patriarcale deve smettere di essere antropocentrico e deve stabilire un “patto biocentrico del Nuovo Millennio”: cessare la guerra contro il pianeta, quindi contro sé stesso.

Vi proponiamo, con la educazione alla cultura di Madre Terra un cammino di formazione e interazione tra associazioni, attivisti e cittadini al fine di condurre percorsi condivisi che abbiano come comune denominatore la vita da difendere, rispettare e valorizzare. Questo percorso prevede, con la collaborazione di soggetti impegnati in progetti analoghi, la realizzazione, nell’immediato, di un canale televisivo specializzato su YouTube; e nel medio e lungo periodo, la collaborazione con la scuola di Pace a livello globale già promossa dall’Iniziativa della Carta della Terra, che ha il suo segretariato nell’Università della Pace in Costa Rica.

Noi vorremmo essere l’aggiunta che indirizza con più decisione il lavoro dei già formatori ed educatori interessati ad approfondire la ricerca culturale della terrestrità nei suoi vari aspetti, e su come tradurla nei percorsi formativi delle scuole e del mondo culturale e sociale.

Testimonianze, contributi e dibattiti, provenienti da varie fonti, verranno messi su YouTube in una cornice adeguatamente predisposta come materiale fruibile liberamente dalla rete per una condivisione e una riflessione globale.

Intendiamo, ripetiamolo ancora, collaborare con analoghe iniziative in corso focalizzandoci, da parte nostra su questo problema, più consono al tipo di attività che stiamo svolgendo: come costruire le categorie giuridiche e culturali che esprimano l’appartenenza dell’essere umano alla Terra, e non della Terra all’uomo?

 

Siamo tutti Premi Nobel per la Pace con ICAN

https://www.youtube.com/channel/UCFWikKgRr7k21bXHX3GzE9A

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Rivista.eco: un ponte Tokyo-Milano per l’impegno antinuclearista

Un ponte Italia-Giappone sulla proibizione delle armi nucleari

Rivista.eco: un ponte Tokyo-Milano per l’impegno antinuclearista

Nessun continente è indenne da conflitti gestiti direttamente o indirettamente da potenze nucleari. Il disarmo e la proibizione della bomba atomica sono insomma sempre attuali e urgenti. Un ponte Tokyo-Milano per portare avanti l’impegno antinuclearista

Un ponte Tokyo - Milano per il disarmo nucleare

Un ponte Italia-Giappone sulla proibizione delle armi nucleari

 

Rivista.eco: un ponte Tokyo-Milano per l’impegno antinuclearista

 

Il giornalista Minetaka Shimada di Akahata, settimanale di Tokyo, con 1 milione di copie di tiratura, ha intervistato gli attivisti di ICAN, Disarmisti esigenti, Alfonso Navarra, Laura Tussi, Fabrizio Cracolici, sull’entrata in vigore del TPAN/TPNW – Trattato Proibizione Armi Nucleari.

 

Sono molte le linee di faglia geopolitiche che mantengono alta la tensione a livello internazionale. Le armi vengono esibite muscolarmente nelle grandi manovre militari di mare e di terra e crepitano lungo molti confini, direttamente o per interposte milizie: tra Israele e Palestina e in tutto il Medio Oriente, in molti paesi africani, tra Ucraina e Russia, tra Cina e India, in Libia, in Myanmar, in America Latina. Nessun continente è indenne e le potenze militari che direttamente o indirettamente si confrontano sono potenze nucleari.

Le fabbriche e i cantieri sfornano e vendono aerei sempre più sofisticati, missili, sottomarini, navi per lanciare o sganciare bombe atomiche.

Il Trattato di proibizione delle armi nucleari è entrato in vigore dal 22 gennaio 2021. Prima di questo evento storico, Minetaka Shimada di Akahata ne ha parlato – via Zoom – con i membri di ‘Disarmisti Esigenti’ sul significato di questo trattato e la loro attività. Pubblichiamo la traduzione italiana dell’intervista di Laura Tussi, Fabrizio Cracolici e Alfonso Navarra, quest’ultimo portavoce dei Disarmisti esigenti, impegnati di una rete di di educazione alla terrestrità come rete di attivismo pacifista.

Allora che cosa è la “terrestrità”?

È un pensiero o parola nuova creata da Disarmisti Esigenti. Noi pensiamo che è dovere del popolo tutelare la Terra, da dove deriva l’evoluzione della specie umana. Gli umani hanno il dovere di tutelare la Terra con la coscienza ecologica e planetaria: queste istanze devono essere riconosciute nel diritto internazionale. Le varie attività per tutelare il clima e promuovere il TPAN fanno parte di questo progetto. Per questo noi ci dedichiamo al progetto Rete di educazione alla Terrestrità e il libro “Memoria e futuro” servirà a promuoverlo.

L’entrata in vigore di TPAN è una buona notizia che incoraggia tutto l’umanità…

Il bando delle armi nucleari che ripugnano alla coscienza umana viene a seguire i bandi di altre armi di distruzione di massa: quelle chimiche e quelle batteriologiche.

Ai sensi dello sviluppo di ragionamenti contenuti in una sentenza della Corte di Giustizia dell’Aja del 1996 potremmo considerare la “deterrenza” in sé un “genocidio programmato”.

Adesso abbiamo questo trattato importante, la comunità internazionale deve fare tutto lo sforzo per attuarlo e deve essere tenuto in considerazione. Non basta aumentare solo il numero dei paesi firmatari, occorre una strategia complessa e articolata.

L’Italia è un membro della NATO. Con il nuclear sharing, qui in Italia ci sono le bombe nucleari, arsenali nucleari americani nelle basi. Anche i sommergibili con armi nucleari usano i nostri porti. Il nostro governo ci spiega, in ossequio al concetto strategico NATO, che la deterrenza nucleare è la suprema garanzia di sicurezza.

Però la maggioranza del popolo non vuole avere o mantenere gli arsenali nucleari nel territorio italiano. Poi nel parlamento, la Camera (630 seggi), più o meno 40 % dei parlamentari della scorsa legislatura, ha promesso di sostenere il TPAN?

La cosa importante adesso è far loro esprimere chiaramente la loro contrarietà alle armi nucleari e far loro promuovere la loro abolizione giuridica come primo passo. Perchè quando noi chiediamo la loro posizione sull’abolizione delle armi nucleari, ci dicono sempre “Si, Si, certo… noi siamo contro le armi nucleari”. Ma alle parole non seguono poi azioni concrete!

Allora parliamo della situazione del mondo attuale?

È un mondo in via di cambiamento, per esempio, in Germania il leader della SPD (la socialdemocrazia) chiede agli Stati Uniti di togliere le armi nucleari americane dal territorio tedesco. Il presidente francese Macron parla di difesa indipendente europea che non deve essere subordinata agli Stati Uniti.

Che significa questa situazione?

Una crepa nella Alleanza NATO. L’unità dei paesi atlantici è debole, dobbiamo usare questa contraddizione e farla crescere.

Adesso il mondo sta facendo una battaglia difficile contro il Covid19 e dobbiamo uscire dalla crisi. Abbiamo bisogno di un cambiamento grande. Il punto importante di questo cambiamento è creare una nuova società dove mettiamo più peso al welfare sociale, sanità, ecologia, e diciamo no al militarismo.

L’ottobre dell’anno scorso, quando è diventata chiara l’entrata in vigore di TPAN, abbiamo chiesto al nostro governo di fare alcune cose, per esempio, la firma e la ratifica del TPAN, farla finita con il nuclear sharing, smettere di comprare i costosi e pericolosi F35, volgere le risorse alla Sanità riducendo le risorse militari, e così via. Noi non possiamo tornare alla società pre-Covid19, perché la crisi della società prima del Covid ha creato la crisi attuale. Dobbiamo pensarci bene: continuare il modo di sviluppo attuale che dà priorità alla “avidità” di grande aziende multinazionali o cominciare una nuova strada?

su Rivista.eco, organo ufficiale della rete mondiale di educazione all’ambiente, diretta dal Professor Mario Salomone

https://rivistaeco.it/un-ponte-italia-giappone-sulla-proibizione-delle-armi-nucleari/

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Rivista.eco: il Premio Nobel per la Pace

Costruire una coscienza planetaria, condividere l’impegno di ICAN, Premio Nobel per la pace

Rivista.eco: il Premio Nobel per la Pace

Assicurarsi un mondo giusto e sicuro, fondato sulla forza del diritto e non sul diritto della forza. ICAN è stata insignita del Premio Nobel per la pace 2017 per il suo contributo alla causa della proibizione delle armi nucleari

Costruire una coscienza ecologica planetaria, condividere l’impegno di ICAN, il Premio Nobel per la pace che guarda al futuro dell’umanità.

Educare alla “terrestrità” e condividere l’impegno di ICAN – International campaign to abolish nuclear weapons, una rete mondiale per rafforzare l’impegno antinucleare, oggi sottovalutato e tralasciato.

Il Premio Nobel per la Pace per la rinascita dell'umanità

Foto Archivio ICAN

La proibizione giuridica delle armi nucleari, votata da una Conferenza ONU il 7 luglio 2017, è una importante conquista, da considerare quasi “storica, dal punto di vista del movimento pacifista mondiale. Ma è solo una tappa verso la eliminazione di tali mostruosi ordigni, che richiede un ulteriore e non facile cammino, da orientare con una strategia intelligente e complessa.

Una ricaduta immediata del risultato già ottenuto è la possibilità di nuovi progressi per tutta l’architettura del diritto internazionale (incluso il diritto alla libera circolazione delle persone sulla Terra che è casa di tutti): un percorso che possiamo far coincidere con la nonviolenza efficace.

L’assegnazione all’International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (ICAN) del Nobel per la Pace è stato un riconoscimento a coloro che, in tutto il mondo, si sono impegnati da lungo tempo, e in particolare dalla nascita dell’Iniziativa Umanitaria (Oslo 2013), per l’eliminazione delle armi nucleari, e chiama tutti noi a unificare i nostri sforzi, al di là delle legittime e anche importanti differenze tra le organizzazioni della società civile, che rimangono una ricchezza, non un limite.

Condividere l’impegno dell’ICAN

Noi lanciamo la proposta concreta a tutti i disarmisti e gli antinuclearisti di condividere le speranze che la campagna ICAN ha aperto alla possibilità di liberare l’umanità dal rischio dell’olocausto nucleare: non è cosa da poco che si certifichi da parte del Comitato per il Nobel l’importanza del Trattato di proibizione delle armi nucleari (TPAN).

Beatrice Fihn, direttrice esecutiva di ICAN, che è andata a ritirare il premio a Oslo il 10 dicembre 2017, ha dichiarato: «Every single partner organisation owns this prize and we all need to use it to maximize the impact of our organisations work on the ban treaty» (“Ogni singola organizzazione partner possiede questo premio e tutti dobbiamo usarlo per massimizzare l’impatto del lavoro delle nostre organizzazioni sul trattato di divieto”).

Bombe atomiche USA in Italia

Nel nostro Paese abbiamo l’urgenza di sollecitare un cambiamento di rotta da parte del governo: l’Italia dovrebbe ratificare al più presto il TPAN, in coerenza con l’art. 11 della nostra Costituzione, anche per dare impulso all’alternativa di un’economia di pace.

Per essere coerenti e credibili con quanto sopra richiesto, dovremmo anche liberarci con decisione autonoma, unilaterale, delle bombe atomiche USA ospitate nelle basi o fatte transitare (in “momenti eccezionali”?) nei porti “nuclearizzati”, in incostituzionale – e ormai del tutto anacronistica – ottemperanza della “condivisione nucleare NATO” da parte dell’Italia.

Tutti i gruppi possono aderire a ICAN (in Italia contiamo nove soggetti membri) – e invitiamo caldamente a farlo – compilando il seguente form: http://www.icanw.org/become-partner.

Abbiamo aperto – su iniziativa dei Disarmisti Esigenti, un canale YouTube, in cui raccogliamo i brevi video-appelli di personalità dell’attivismo nonviolento che invitano i movimenti di base a fare parte costruttiva, creativa e attiva della rete internazionale ICAN.

Un canale YouTube

Hessel e Jacquard, Esigete, Edizioni Ediesse

I Disarmisti Esigenti, progetto promosso dalla Lega per il disarmo unilaterale fondata da Carlo Cassola (www.disarmistiesigenti.org), sono un coordinamento di associazioni basate sui grandi moniti e appelli all’umanità del partigiano francese Stéphane Hessel con il suo libro postumo con Albert Jacquard, pubblicato in Italia da Ediesse, Esigete! Un disarmo nucleare totale. Una associazione con cui collaborano strettamente alle lotte per la denuclearizzazione è WILPF Italia.

Per collegarsi ai video bisogna andare sul canale YouTube “Siamo tutti premi Nobel per la pace con ICAN”.

Il trattato ONU è stato varato a New York nel Palazzo di Vetro da 122 nazioni dietro la spinta determinante della società civile internazionale organizzata in ICAN. A questa stesura erano presenti di persona Alfonso Navarra, storico ecopacifista, attivista nonviolento storico compagno di lotte insieme a Peppino Impastato e importante protagonista delle battaglie per il disarmo nucleare da Comiso ai porti con rischio nucleare, Giovanna Pagani, dirigente di WILPF Italia, e lo scienziato italo-francese Luigi Mosca, stretto collaboratore di Stéphane Hessel.

Il Trattato è entrato in vigore il 22 gennaio 2021 dopo la 50esima ratifica da parte dello Stato dell’Honduras.

Due libri

  1. Navarra e L. Tussi, “Antifascismo e nonviolenza”

Con Alfonso Navarra e in particolare i redattori del presente articolo hanno scritto il libro “Antifascismo e nonviolenza”: esso traccia, tra l’altro, il percorso che ha condotto l’ONU e la società civile internazionale al trattato del 7 luglio 2017. Lo slogan positivo della cultura di pace che sta alla base di questi trattati si riassume nel motto “Prima l’umanità, prima le persone”. Questo adagio, nella nostra interpretazione, applicata specialmente all’Italia, ma con un’ottica globale, contrappone la nuova cultura della pace del XXI secolo al rischio di una subcultura parafascista e sovranista e autoritaria e suprematista.

È quanto ancora esprimiamo con maggior approfondimento e rigore in “Memoria e Futuro”, il libro appena pubblicato da Mimesis con cui i Disarmisti esigenti propongono la “Rete di educazione alla terrestrità”: la coscienza planetaria ecologica riconosciuta dal diritto internazionale, come afferma una fondamentale carta dell’UNESCO.

Tagliare e convertire le spese militari

“Memoria e futuro”, edizioni Mimesis

La prima sezione di questo libro, che curiamo sempre con Alfonso Navarra, contiene commenti all’entrata in vigore del Trattato di proibizione delle armi nucleari (in sigla: TPAN), manifestati dagli interventi di Moni Ovadia, Mario Agostinelli, Vittorio Agnoletto, Alex Zanotelli: in particolare lancia appelli per tagliare e convertire le spese militari e per costituire i “comitati Petrov”, in memoria dell’uomo che ha salvato il mondo da un olocausto nucleare.

Ecco cosa significa per noi il Premio Nobel a ICAN e il nostro appello, da membri italiani, a condividerlo come impegno antinucleare: spronare e rafforzare il nostro lavoro di nonviolenti perché l’abolizione giuridica delle armi nucleari abbia peso geopolitico e si traduca, prima che sia troppo tardi, in decisioni conseguenti da parte dei governi, incluse le potenze nucleari!

su Rivista.eco, organo ufficiale della rete mondiale di educazione all’ambiente, diretta dal Professor Mario Salomone 

https://rivistaeco.it/costruire-una-coscienza-ecologica-planetaria-condividere-limpegno-di-ican-il-premio-nobel-per-la-pace-che-guarda-al-futuro-dellumanita/

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Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite,

DISARMO PER SALVARE L’UMANITA’ 

Cercando di analizzare e sintetizzare il protocollo di Agenda ONU sul tema del disarmo, partiamo da alcune dichiarazioni del Segretario Generale ONU per valorizzare e promuovere un documento dall’altissimo portato valoriale.

 

Affermare il non utilizzo di armi nucleari.

 

Partendo dalla presa di posizione degli stati non nucleari, che chiedono garanzie per una sicurezza loro e dell’intera umanità, ci troviamo ora nella condizione di avere allo stato attuale un mezzo ancora più efficace per il disarmo nucleare universale e per la messa al bando degli ordigni di distruzione di massa nucleari, cioè l’approvazione con 50 ratifiche di Paesi, che non sono sotto il controllo NATO, del TPAN o TPNW – Trattato Proibizione Armi Nucleari.

 

“Impegnarsi con gli Stati dotati di armi nucleari e gli Stati chiave non dotati di armi nucleari per cercare un accordo per un risultato alla Conferenza di revisione del TNP del 2020, che sostiene la preservazione della norma contro l’uso di armi nucleari e rafforza le garanzie di sicurezza per gli Stati non dotati di armi nucleari.

Utilizzare la difesa pubblica e le opportunità ufficiali per creare sostegno al principio del non utilizzo di armi nucleari in qualsiasi circostanza e sostenere la considerazione di misure legali e pratiche per ottenere garanzie rafforzate agli Stati non dotati di armi nucleari contro l’uso di armi nucleari”.

 

Verso l’eliminazione delle armi nucleari

 

“Il Segretario generale si impegna direttamente con i capi di Stato o di governo degli Stati dotati di armi nucleari a collaborare con gli Stati partner per facilitare il buon esito della Conferenza di attuazione del 2021 delle Parti del Trattato sulla Proibizione delle armi nucleari”.

 

 

DISARMO CHE SALVA VITE

 

Mitigare l’impatto umanitario delle armi convenzionali

 

Una serie di intenti e azioni volte a mitigare gli effetti, derivanti dall’uso di armi esplosive sui civili, che compongono uno dei tanti tasselli della forza del diritto e non del diritto della forza per una comune umanità che ha il dovere della sopravvivenza e dell’esistenza per far sopravvivere la storia dell’umanità e i progressi della civiltà e della storia del genere umano e dell’evoluzione della vita terrestre.

 

“Il Segretario generale si impegna per sostenere lo sviluppo di misure concrete sulle armi esplosive nelle aree popolate, per facilitare l’impegno multilaterale su approcci, per ridurre al minimo i danni ai civili legati all’uso di armi esplosive in aree popolate.

Sviluppare una comprensione comune degli effetti diretti, indiretti e riverberanti delle armi esplosive in aree popolate, per supportare lo sviluppo di misure di mitigazione del danno.

Richiedere contributi agli Stati membri e ad altre parti interessate pertinenti sulla politica e la pratica delle loro forze armate relative alla mitigazione del danno civile derivante dall’uso di armi esplosive in aree popolate.

Garantire la consapevolezza da parte dei partner esistenti e potenziali del lavoro svolto dalle presenze sul campo dei diritti umani delle Nazioni Unite sulla registrazione delle vittime, anche al fine di rafforzare gli sforzi di difesa collaborativa e rendere disponibili i dati pertinenti”.

 

 

DISARMO PER LE GENERAZIONI FUTURE

 

Mezzi e metodi di guerra emergenti

 

Una risoluzione ONU la 72/28 fa capire quanto sia importante creare un dibattito e smuovere le coscienze per aumentare il livello di consapevolezza del pericolo di guerre che ancora oggi l’umanità vive e di cui è succube.

 

“Pubblicare il rapporto del Segretario generale ai sensi della risoluzione 72/28 dell’Assemblea generale.

Organizzare eventi “scienza per diplomatici” a Ginevra, New York e Vienna nel 2020 in collaborazione con i partner pertinenti.

Il Segretario generale utilizza le opportunità pertinenti per aumentare la consapevolezza, anche attraverso discorsi e impegni bilaterali”.

 

Convocare il dialogo sulle tecnologie emergenti.

 

La necessità che gli organi scientifici mondiali, il mondo della ricerca, la società civile si confrontino per strutturare azioni omogenee di sensibilizzazione all’uso delle nuove tecnologie, per permettere una maggiore sicurezza globale.

 

“UNIDIR – Istituto di Ricerca delle Nazioni Unite sul Disarmo, in collaborazione con l’Ufficio per gli affari del disarmo e altri partner, si impegna a convocare il dialogo con esperti tecnici e responsabili politici al fine di ridurre il divario di conoscenze sulle implicazioni per la sicurezza delle nuove tecnologie attraverso riunioni di esperti, workshop, conferenze e altri eventi, con particolare enfasi sulla convocazione di eventi in paesi non OCSE – Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico.

L’UNIDIR, in collaborazione con l’Ufficio per gli affari del disarmo e altri partner, per sviluppare strumenti o meccanismi specifici per aiutare gli Stati a ridurre il loro divario di capacità su questioni scientifiche e tecnologiche emergenti attraverso esercizi basati su scenari, kit di strumenti e linee guida su quadri normativi modello.

UNIDIR si impegna a continuare il suo raggio d’azione verso una più ampia comunità di stakeholder, inclusi il settore privato, organizzazioni industriali, organizzazioni regionali, forze dell’ordine, società civile, accademici, ricercatori e membri delle comunità scientifiche e tecnologiche al fine di aumentare la loro consapevolezza della sicurezza internazionale pertinente discussioni e i loro potenziali contributi a tali discussioni”.

 

 

RAFFORZARE I PARTENARIATI PER IL DISARMO

 

Rafforzare il coordinamento tra gli organismi di disarmo.

 

La condivisione di mezzi scientifici e metodi strutturali e organizzativi al fine di creare una rete estesa e collaborativa a livello globale e mondiale tale da ridurre la possibilità di ingenerare conflitti tagliando di fatto “le ali alla guerra”.

 

“Preparare uno studio sulla storia e la pratica dei gruppi di esperti e sul loro ruolo nel processo di disarmo.

Preparare un documento di riferimento sull’attuazione del programma d’azione della prima sessione speciale dell’Assemblea generale dedicata al disarmo e sulla macchina per il disarmo delle Nazioni Unite.

Intraprendere studi e convocare eventi che invitano a riflettere sull’evoluzione della pratica dei principali organismi di disarmo delle Nazioni Unite.

Istituire un portale di dati sul disarmo per migliorare l’accesso ai database gestiti dall’Office for Disarmament Affairs”.

 

Impegno sociale per promuovere le norme condivise dell’umanità

 

Il ruolo delle organizzazioni non governative nel monitoraggio della proliferazione nucleare. Coinvolgere il mondo dell’industria al fine di procedere verso una riconversione produttiva del nucleare dal militare al civile.

 

“Tracciare un grafico della partecipazione delle organizzazioni non governative a tutti gli organismi e riunioni per il disarmo delle Nazioni Unite attraverso un esercizio di mappatura e identificare i modelli applicabili per l’accesso e il coinvolgimento.

Sviluppare una strategia e proposte concrete per integrare meglio esperti e rappresentanti dell’industria e della società civile nei vari processi di disarmo, a seconda dei casi.

L’Alto Rappresentante solleva la questione della partecipazione della società civile con i presidenti degli organismi per il disarmo delle Nazioni Unite.

L’Alto Rappresentante terrà riunioni con i rappresentanti dell’industria, informando e coordinando gli sforzi per affrontare le questioni prioritarie del disarmo”.

 

Note: In corsivo e tra virgolette, le dichiarazione del Segretario Generale Onu e degli organi ufficiali delle Nazioni Unite preposti alla questione del disarmo.

L’Agenda ONU per il disarmo: https://www.un.org/disarmament/sg-agenda/en/

Lidia Giannotti ha tradotto l’indice dell’Agenda ONU per il disarmo, e l’indice ora è qui: https://wke.lt/w/s/NcOSXt 

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Tra le correnti politiche organizzate dell’epoca contemporanea spetta al movimento socialista e in generale al movimento operaio la posizione di maggior rilievo nell’ambito della lotta contro la guerra.

Più che di pacifismo del movimento operaio internazionale bisognerebbe parlare dell’antimilitarismo che accompagnò lo sviluppo del movimento soprattutto nell’era della seconda internazionale, che coincise con l’età dell’imperialismo, che sarebbe sfociata nello scontro tra le potenze del primo conflitto mondiale.

La questione della guerra e della pace divenne uno dei motivi di unificazione e anche di divisione dei rapporti tra i socialisti di diversi paesi.

Uniti nella condanna della guerra e nella convinzione della necessità di mantenere la pace, come condizione essenziale, con lo sviluppo economico, della crescita della classe operaia e connesse le prospettive di cambiamento rivoluzionario, i socialisti dei diversi paesi non furono altrettanto uniti nell’individuazione dei mezzi e di una strategia per impedire l’esplodere di una situazione bellica. L’affermazione delle politiche nazionali e la crescita dei diversi movimenti socialisti all’interno dei conflitti dei confini nazionali furono certamente all’origine della difficoltà di realizzare una piattaforma non solo politica, ma anche operativa unitaria, che partisse dal riconoscimento dell’identificazione della causa del socialismo con la causa della pace. Simbolicamente questa identificazione fu espressa nel modo più tangibile della festa del Primo Maggio, che diventò anche il simbolo della lotta per la pace come condizione indispensabile per l’emancipazione dei lavoratori.

Operativamente si affermò costantemente la tendenza a lasciare che ogni singolo partito socialista trovasse da solo gli strumenti per combattere il militarismo, la guerra, la brutalità della condizione bellica, ora votando contro le spese militari, ora teorizzando l’abolizione degli eserciti professionali, ora facendo proprie le istanze in favore dell’antimilitarismo, più tipiche del movimento pacifista borghese, dal quale il socialismo si distinse sempre per l’analisi di classe del militarismo e dell’imperialismo.

Le crisi internazionali del secolo XX acuirono, con la necessità di una concreta presa di posizione del movimento operaio internazionale, anche la difficoltà di condurre diversi partiti socialisti a una piattaforma unitaria.

Determinante nell’impedire l’accordo non solo sui principi, ma anche sui mezzi presi sempre dal persistente conflitto tra i socialisti francesi da una parte e i socialisti tedeschi dall’altra: oltre le diversità delle posizioni nella pratica antimilitarista.

Ciò che li divideva era la pregiudiziale che riservava ai singoli partiti nazionali la scelta dei mezzi per combattere il pericolo di guerra. Il grande sviluppo dell’agitazione antimilitarista però opera soprattutto della sinistra socialdemocratica, e per essa di Rosa Luxemburg, come campagna di massa, non si saldò una altrettanta chiara linea politica, e qui le incertezze riflettevano le divisioni non solo all’interno della socialdemocrazia tedesca, ma anche tra i partiti dell’internazionale. La crisi e la paralisi che condannò l’internazionale nell’agosto del 1914 all’indomani del primo conflitto mondiale non fu un esito improvviso inaspettato, ma il risultato del divorzio tra il potenziale di agitazione e di protesta e di incertezza di strategia politica dei partiti.

La riorganizzazione del movimento contro la guerra nel corso del conflitto mondiale avvenne fuori dei partiti ufficiali e fu una delle componenti della futura terza internazionale.

Note: Bibliografia –

E. Collotti, G. Di Febo, Dossier Storia, Contro la guerra. La cultura della pace in Europa, Giunti Edizioni

L. Bruti Liberati, Il clero italiano nella grande guerra, Editori Riuniti, Roma

S. Soave, Fermenti modernistici e democrazia cristiana, Giappichelli, Torino

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No euromissili Si ospedali – 7 aprile 2021

La dichiarazione da noi sottoscritta, che sarà letta dal palco a Buchel durante la marcia di Pasqua

No euromissili Si ospedali – 7 aprile 2021

7 aprile: giornata mondiale onu della salute.
NO euromissili SI ospedali – solidarieta’ con buchel, la nuova comiso.
In dialogo con papa Francesco (“il nucleare è immorale!”), usciamo dalla pandemia della guerra contro la natura e quindi delle guerre fratricide tra gli umani

No euromissili SI Ospedali: appello

Quella che segue, è la dichiarazione da noi sottoscritta (ed eventualmente da altri che volessero aggiungersi), che sarà letta dal palco a Buchel durante la marcia di Pasqua

 

Quella che segue, è la dichiarazione da noi sottoscritta  (ed eventualmente da altri che volessero aggiungersi), che sarà letta dal palco a Buchel durante la marcia di Pasqua.
Per aderire: alfiononuke@gmail.com
7 APRILE: GIORNATA MONDIALE ONU DELLA SALUTE
NO EUROMISSILI – SI OSPEDALI – SOLIDARIETA’ CON BUCHEL, LA NUOVA COMISO
IN DIALOGO CON PAPA FRANCESCO (“IL NUCLEARE E’ IMMORALE!”), USCIAMO DALLA PANDEMIA DELLA GUERRA CONTRO LA NATURA (E QUINDI DELLE GUERRE FRATRICIDE TRA I GLI UMANI)
In occasione della Giornata mondiale della salute proclamata dall’ONU ribadiamo, in dialogo ideale con il Papa, quanto abbiamo già proposto con il nostro appello NO ARSENALI SI OSPEDALI (si vada online al link: https://www.petizioni.com/no_arsenali_si_ospedaliApre in una nuova finestra): per “stare bene” in modo solido, razionale, universale, occorre convertire le spese militari in investimenti per la salute pubblica. La salute delle persone logicamente esige un ambiente risanato, nella prospettiva di una conversione ecologica dell’economia. In questa ottica, c’entra moltissimo, come recita il nostro appello, aderire al Trattato di proibizione delle armi nucleari, ritirarsi dalle guerre neocoloniali in cui siamo coinvolti come italiani ed europei, cessare il fuoco in tutti gli angoli del mondo! E c’entra sicuramente anche il “digiuno di giustizia”, promosso da “Cantiere Casa Comune”, che chiede, il 7 aprile, davanti al Parlamento italiano, contro le politiche migratorie razziste, nuove leggi in attuazione del diritto umano della libertà di circolazione. Dobbiamo mostrare concretamente più umanità e solidarietà con le vittime di questo Sistema, che è presidiato dall’arma atomica a difesa, con la minaccia dell’annientamento, del privilegio dei pochi super-ricchi e super-potenti.

Come ammoniscono gli ecopacifisti tedeschi che marciano il lunedì di Pasqua a Buchel, la “nuova Comiso” (perché pare sia stata scelta ad essere la prima ad ospitare le nuove atomiche americane B-61-12):

CI serve un piano di pace! 
Nessun ulteriore riarmo della NATO! La guerra non è mai una soluzione!”
 (…)
L’unico modo per prevenire una guerra nucleare è abolire tutte le armi nucleari! Ecco perché chiediamo come gesto forte la firma del trattato sulla proibizione delle armi nucleari da parte del governo federale”…
Questi obiettivi degli ecopacifisti tedeschi sono i nostri obiettivi di attivisti sociali italiani (riferiti alla situazione italiana, in  particolare la ratifica del TPAN da parte dello Stato italiano) e li vogliamo manifestare il 7 aprile a Roma che ospita lo Stato del Vaticano. La Santa Sede, infatti, quale Stato riconosciuto dall’ONU è stato tra i primi a ratificare il Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari, da poco entrato in vigore.
 Siamo perciò ragionevolmente sicuri di poter trovare, in piena autonomia di posizioni laiche, ma attenti alle evoluzioni progressive in ogni ambito culturale,  una forte voce alleata nella condanna di Papa Bergoglio ad ogni logica e pratica (“immorale!” oltre che illegale), di deterrenza…
Alex Zanotelli – missionario comboniano
Alfonso Navarra – Disarmisti esigenti
Ennio Cabiddu – Sardegna pulita
Marco Palombo – attivista nonviolento contro le guerre
Mario Agostinelli – Laudato Si’
Angelica Romano e Fabio Alberti – Un ponte Per
Fabrizio Cracolici e Laura Tussi – PeaceLink
Silvano Tartarini – obiettore di coscienza alle spese militari
Vittorio Pallotti – Centro di Documentazione Manifesto pacifista internazionale
Oliviero Sorbini – Federazione Italiana media ambientali
Mario Di Padova – Lega Obiettori di coscienza
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Giorgio Poidomani – attivista Fridays for Future Milano

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