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L’impegno dell’umanità nell’era nucleare

L’impegno dell’umanità nell’era nucleare

Foto: Unsplash.com

Una possibile catastrofe, valutata tra le 6-10 volte più grave di quella di Chernobyl, è stata evitata con un intervento pur tardivo dei pompieri dell’impianto. Ad oggi pare incerta l’attribuzione dell’attacco attribuiti ora ai russi ora agli ucraini. Tuttavia, l’attribuzione di questo atto non ha rilevanza su quanto si vuole qui discutere sull’impegno dell’umanità nell’era nucleare, soprattutto perché non è nostra intenzione alimentare la frenesia bellica accreditando notizie sul nucleare che già in tempi di pace dovrebbero essere trattate con il massimo rigore informativo.

Il punto cardine è determinato dal fatto che è stata la prima volta che un impianto nucleare è stato preso di mira come elemento strategico di una guerra, fatto inaudito per le conseguenze terribili di morti e di impossibilità di vero controllo umano dopo l’innesco della fusione incontrollata. Una svolta cinica della guerra, da qualsiasi parte la si voglia leggere, che si aggiunge alle consuete informazioni propagandistiche delle nazioni belligeranti.

I fatti accaduti a Zaporizhzhia sembrano fortunosamente escludere un pericolo immediato, ma certo per calcolo o per errore umano si è sfiorata una catastrofe inimmaginabile. Il solo pensiero poi che le altre centrali nucleari ucraine possano essere obiettivi strategici del conflitto, pone il mondo intero in una condizione di ansia ed incredulità che condizionano qualsiasi intervento esterno non condiviso. Bisogna giungere ad un ragionamento differente e rispolverare il senso della pace globale o almeno del rispetto di smilitarizzazione delle zone a forte rischio atomico e radioattivo.

Emblematicamente vale la pena ricordare che Chernobyl ancora oggi è motivo di preoccupazione. Nel 2017 è stato installato un nuovo sarcofago protettivo sopra quello vecchio. Si tratta della più grande struttura mobile mai realizzata al mondo e di un’opera ingegneristica unica nel suo genere, ma che ha un ciclo vitale di 100 anni con interventi economici non piccoli e a cui dovranno partecipare molti Stati. Si ricorda, inoltre, che lo smaltimento di centrali nucleari dismesse è faccenda assai complessa e sostanzialmente irrisolta. Anche per gli Stati Uniti dove, giusto per fare un esempio, i piccoli reattori dei sottomarini nucleari dismessi sono ammassati nel deserto in attesa da anni di una collocazione definitiva (quando non sono stati fatti affondare in profonde fosse atlantiche).

Crisi Ucraina tra guerra e pace

Secondo la ferma posizione di Alex Zanotelli dobbiamo capire e leggere la realtà con gli occhi dell’altro. Non solo per Russia e Ucraina, ma per gli Stati di tutti i continenti perché essi stessi sono una parte non piccola del problema. È un invito a non leggere la realtà per noi stessi, ma cercare di capire l’altro.

Leggere la verità e la realtà non è facile, soprattutto non è facile leggerla con altri occhi a causa di elementi che offuscano il bene umano dal prevalere degli interessi di potere, da quelli militari a quelli del denaro. È una situazione tanto complessa e globale che non può che risolversi con la volontà di dialogo e di negoziato condotta in una tregua delle armi riconoscendo anche agli altri la loro verità purché non annulli la nostra.

Il punto importante consiste nell’allertare tutto il mondo per il dialogo e per la pace. Davanti al conflitto tutti i gruppi pacifisti e nonviolenti devono mettersi insieme: bisogna ritrovare l’unità tra gruppi pacifisti perché è il momento di agire per il dialogo.

Viviamo un drammatico momento della storia umana. Siamo fra due micidiali pericoli: davanti alla crisi ecologica che ci potrebbe portare all’estinzione tra un’estate incandescente per il clima e un inverno nucleare per la guerra nucleare. E’ in questione la sopravvivenza dell’umanità su questo pianeta. Ecco perché è fondamentale un lavoro di informazione per far conoscere a tutti la gravità del momento. Siamo sull’orlo oggi del baratro in particolare per la questione dell’Ucraina. Ma tra qualche mese arriverà l’altra grande questione fra Usa e Cina sull’isola di Taiwan. E avanti così. Basta nulla. Basta un incidente. Il problema è che le grandi potenze sono armate ad un livello straordinariamente e incomprensibilmente distruttivo.

Gli Stati Uniti hanno almeno 3000 bombe nucleari pronte al lancio. La Cina ne ha 200, ma entro il 2030 vuole arrivare almeno al migliaio. La Russia ne ha tante, ben oltre le 500 promesse in caso di guerra verso L’Europa. E vari altri Paesi che vogliono continuare a incrementare il loro armamentario nucleare. In Italia abbiamo una settantina di bombe atomiche a Ghedi vicino a Brescia e ad Aviano in provincia di Udine le quali verranno prossimamente rimpiazzate dalle nuove e sofisticate B 61-12.

E’ assurdo quello che sta avvenendo, perché è chiaro che basta un minimo incidente e salta ogni illusione di pace. É importante uscire da questo macabro gioco, basato sulla difesa per deterrenza del numero di armi nucleari, quando ne basterebbe una per scatenare una ritorsione fuori controllo. Oggi, purtroppo, sulla deterrenza atomica si basa gran parte dell’equilibrio mondiale: una deterrenza brutale che rifugge da qualsiasi negoziato e che viene consumata nello stretto riserbo dei ministeri per la difesa degli Stati con armi atomiche. Questo è un male al quale con terrore ci siamo abituati e non pensiamo che anche ogni centrale nucleare civile costruita nel mondo per la fornitura energetica sia di fatto un obiettivo militare strategico nello scatenarsi di qualsiasi guerra.

Se guardiamo ora all’Ucraina potremmo dire ottimisticamente che nessuno dei belligeranti sembra essere interessato a provocare danni agli impianti nucleari, ma la concatenazione di eventi potrebbe dar luogo a errori umani nell’ambito di lanci missilistici o di bombardamenti. Un rischio davvero fuori controllo che sta costringendo per necessità l’Europa a rivalutare il ruolo giocato dal nucleare civile.

Papa Francesco continua a dire che non solo l’uso della bomba atomica è immorale, ma anche il suo solo possesso. E questo tipo di informazione è fondamentale. E questo deve portare tutti a reagire. Per dire basta.

Purtroppo ancora oggi parlando di pace e pacifismo si finisce con l’essere intesi come idealisti e utopisti lontani dalla realtà. La guerra in Ucraina ha fatto capire quanto ci fossimo illusi chiudendo gli occhi ad un processo di potere che più o meno sottilmente ha coinvolto Russia e Europa su questo crinale. Per questo dobbiamo cercare di comunicare il significato della pace in modo attivo, capovolgendo il senso delle cose così come sino ad oggi sono state intese.

Oggi deve essere ben chiaro dai fatti dell’Ucraina, che costruire una centrale nucleare, ammesso che abbia senso ambientale, deve comprendere la consapevolezza che si sta costruendo un obiettivo strategico militare e un luogo di controllo manutentivo che costituirà un pericolo per molti decenni.

Il nucleare civile e il nucleare militare devono essere cancellati dalla storia dell’umanità.

Laura Tussi

Docente, giornalista e scrittrice, si occupa di pedagogia nonviolenta e interculturale. Ha conseguito cinque lauree specialistiche in formazione degli adulti e consulenza pedagogica nell’ambito delle scienze della formazione e dell’educazione. Coordinamento Italia Campagna Internazionale ICAN – Premio Nobel per la Pace 2017 per il disarmo nucleare universale, collabora con diverse riviste telematiche tra cui PressenzaPeacelinkIldialogoUnimondoAgoraVox ed ha ricevuto il premio per l’impegno civile nel 70esimo Anniversario della Liberazione M.E.I. – Meeting Etichette Indipendenti, Associazione Arci Ponti di Memoria e Comune di Milano. Autrice dei libri: Sacro (EMI 2009), Memorie e Olocausto (Aracne 2009), Il dovere di ricordare (Aracne 2009), Il pensiero delle differenze(Aracne 2011), Educazione e pace (Mimesis 2012), Un racconto di vita partigiana – con Fabrizio Cracolici, presidente ANPI Nova Milanese (Mimesis 2012), Dare senso al tempo-Il Decalogo oggi. Un cammino di libertà (Paoline 2012), Il dialogo per la pace. Pedagogia della Resistenza contro ogni razzismo (Mimesis 2014), Giovanni Pesce. Per non dimenticare (Mimesis 2015) con i contributi di Vittorio Agnoletto, Daniele Biacchessi, Moni Ovadia, Tiziana Pesce, Ketty Carraffa, Antifascismo e Nonviolenza (Mimesis 2017), con Alfonso Navarra, Adelmo Cervi, Alessandro Marescotti.  Collabora con diverse riviste di settore, tra cui: “Scuola e didattica” – Editrice La Scuola, “Mosaico di Pace”, “GAIA” – Ecoistituto del Veneto Alex Langer, “Rivista Anarchica”. Promotrice del progetto per non dimenticare delle Città di Nova Milanese e Bolzano www.lageredeportazione.org e del progetto Arci Ponti di memoria www.pontidimemoria.it. Qui il suo canale video.

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L’umanità e l’ecatombe nucleare

L’umanità e l’ecatombe nucleare

Foto: Unsplash.com

Crisi Ucraina, pace, pacifismo

Secondo la ferma posizione di Alex Zanotelli dobbiamo capire e leggere la realtà con gli occhi dell’altro. Siamo una parte del problema perché siamo parte della Nato: l’Unione Europea è alleata con gli Stati Uniti – capofila della Nato – e i nostri apparati televisivi non ci aiutano a leggere la realtà. La crisi di Cuba del 1961 è interessante. Come a Cuba, oggi si verifica la stessa situazione. La Nato vuole portare missili in Ucraina per immobilizzare con la deterrenza Mosca come durante la crisi a Cuba.

La Nato avanza verso Est

Questo è un invito a non leggere la realtà da noi stessi, ma cercare di capire l’altro. Tra i documenti Usa è chiaro che la politica statunitense vuole portare l’est europeo all’interno della Nato. All’Italia chiediamo alcune cose come la neutralità attiva. L’Italia è già coinvolta nel conflitto perché la sesta flotta americana a Napoli è partita con l’esercitazione Usa con un esercizio navale tramite i cacciabombardieri F-35 dotati e armati di missili nucleari e queste cose il governo italiano non può accettarle e permetterle. È necessario appoggiare la resistenza in Ucraina con giochi di diplomazia. Il nostro appello è quello di scendere in piazza come pacifisti. Occorre leggere la verità e la realtà non è facile. Non è facile leggerla con altri occhi. Per l’impero denaro. Una situazione così dobbiamo leggerla dal di dentro in una situazione complessa.

La necessità del dialogo

Anche noi siamo inglobati in questa storia perché non siamo innocenti in quanto siamo italiani. La Nato è firmata dal parlamento Italiano e la democrazia cristiana in Italia ha votato per la Nato. Un esempio importante fu Giuseppe Dossetti. Disse che se noi firmiamo per la Nato, l’Italia non è più un paese sovrano. E l’Europa è prigioniera della Nato. E adesso siamo a un punto gravissimo: la guerra. Piazza Maidan vede forze fasciste e neonaziste che hanno giocato un ruolo tristissimo e hanno avuto un ruolo prioritario e sono questi i nodi fondamentali della vicenda della crisi Ucraina in atto. Uno dei pochi leader dell’Europa è stata la Merkel che tentava di entrare nella mente dei russi e di Putin e di tenere presente il problema del dialogo.

Il patto tra gli Stati Uniti e i Paesi dell’Est

I Paesi dell’est sono entrati nella Nato sotto la spinta degli Stati Uniti. Il punto grave e estremamente importante consiste nell’allertare tutto il mondo per il dialogo e per la pace. Davanti al conflitto tutti i gruppi pacifisti e nonviolenti devono mettersi insieme: bisogna ritrovare l’unità tra gruppi pacifisti! Questo è il momento cruciale per cercare e trovare e sperimentare la parola chiave: il dialogo…

Segue su Agoravox.it

Laura Tussi

Docente, giornalista e scrittrice, si occupa di pedagogia nonviolenta e interculturale. Ha conseguito cinque lauree specialistiche in formazione degli adulti e consulenza pedagogica nell’ambito delle scienze della formazione e dell’educazione. Coordinamento Italia Campagna Internazionale ICAN – Premio Nobel per la Pace 2017 per il disarmo nucleare universale, collabora con diverse riviste telematiche tra cui PressenzaPeacelinkIldialogoUnimondoAgoraVox ed ha ricevuto il premio per l’impegno civile nel 70esimo Anniversario della Liberazione M.E.I. – Meeting Etichette Indipendenti, Associazione Arci Ponti di Memoria e Comune di Milano. Autrice dei libri: Sacro (EMI 2009), Memorie e Olocausto (Aracne 2009), Il dovere di ricordare (Aracne 2009), Il pensiero delle differenze(Aracne 2011), Educazione e pace (Mimesis 2012), Un racconto di vita partigiana – con Fabrizio Cracolici, presidente ANPI Nova Milanese (Mimesis 2012), Dare senso al tempo-Il Decalogo oggi. Un cammino di libertà (Paoline 2012), Il dialogo per la pace. Pedagogia della Resistenza contro ogni razzismo (Mimesis 2014), Giovanni Pesce. Per non dimenticare (Mimesis 2015) con i contributi di Vittorio Agnoletto, Daniele Biacchessi, Moni Ovadia, Tiziana Pesce, Ketty Carraffa, Antifascismo e Nonviolenza (Mimesis 2017), con Alfonso Navarra, Adelmo Cervi, Alessandro Marescotti.  Collabora con diverse riviste di settore, tra cui: “Scuola e didattica” – Editrice La Scuola, “Mosaico di Pace”, “GAIA” – Ecoistituto del Veneto Alex Langer, “Rivista Anarchica”. Promotrice del progetto per non dimenticare delle Città di Nova Milanese e Bolzano www.lageredeportazione.org e del progetto Arci Ponti di memoria www.pontidimemoria.it. Qui il suo canale video.

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Noi non ci arruoliamo. Voci contro la guerra

Noi non ci arruoliamo. Voci contro la guerra

NOI NON CI ARRUOLIAMO Trasmissione Televisiva
Noi non ci arruoliamo. Voci contro la guerra
Report/sintesi di Laura Tussi
La società civile si sta mobilitando con tutti i mezzi per creare un tessuto sociale consapevole dei rischi che tutti noi stiamo attraversando.
Migliaia di persone scendono in piazza per dire NO a possibili escalations militari e quindi è importante discutere su cause e alternative a questa situazione di paura globale.
Questo di Contropiano uno dei tanti incontri online che stanno lavorando in tal senso per costruire la pace e quindi è importante darne massima evidenza.
Alessio Ramaccioni presenta il titolo del tema dello spazio di Contropiano sulla guerra analizzata dal punto di vista politico e dell’informazione e dell’economia da quando si respira un clima da interventismo sdoganato dai mezzi di comunicazione di massa.
Giorgio Cremaschi dice che siamo di fronte a una propaganda di guerra violenta per cui chi non è disposto a fare la guerra è schiavo del nuovo Hitler ossia Putin.
Ma la grande maggioranza del paese chiede misure politiche e compromessi di pace con Putin per fermare la guerra.
La nostra posizione è una spiegazione perché noi non siamo filo Putin.
Ma neanche con la Nato.
Questa invasione di Putin è l’ultimo capitolo di aggressione di Stati Uniti e Nato nei confronti di tutto il mondo.
Non ci sono buoni e cattivi nelle relazioni mondiali, ma il diritto e la legalità internazionali.
Tutte queste guerre imposte dalla Nato sono inaccettabili e la guerra dovrebbe essere cancellata come strumento delle relazioni internazionali.
Ci vorrebbe una corte internazionale contro i crimini di guerra.
Siamo di fronte al fatto che per la prima volta non è la Nato che decide i buoni e i cattivi, ma la Russia.
Adesso anche il governo russo ha sconvolto tutti questi equilibri. L’Italia è in una guerra che non impegna direttamente i nostri soldati, ma i mercenari, i volontari eccetera.
Un coinvolgimento anche perché mandiamo le armi e siamo coinvolti per una serie di escalations.
Il primo paese europeo che perseguita gli Lgbt ed è contro l’aborto è la Polonia che sta trascinando i paesi più riluttanti verso impegni militari più forti in alleanza con la Nato.
La Polonia è il primo stato violatore dei diritti umani in Europa.
È uno Stato fascista. Noi siamo contro le logiche di guerra, mentre tutte le autorità ci portano verso un’escalation militare. Vi è un modo per fermare la guerra? La sensazione è che le nostre autorità vanno verso la terza guerra mondiale.
Per fermare la violenza, occorre fermare le armi con trattative e negoziati di pace. La guerra genera guerra. Occorrono compromessi di pace.
Costantino Saporito: ho vissuto la guerra in Jugoslavia e noi abbiamo deciso di partire per dare assistenza ai profughi. Noi portiamo in salvo i profughi verso i luoghi sicuri e sempre per portarli fuori dalla guerra perché diciamo basta guerra: è tutto assurdo. A tutti chiediamo cosa volete e loro rispondono: la pace. La mia testimonianza di persona normale è quella di prendere i profughi, gli ultimi della terra e di un processo che è quello di distruzione che produce tanti profughi che hanno bisogno.
Bisogno di tutto.
Occorre un nuovo inizio di integrazione totale.
La mia è una testimonianza di viaggi per salvare i profughi.
Mi devo occupare di questo viaggio di salvezza.
Per salvare i profughi. Apriamo le porte delle case e del cuore a chi scappa dalla guerra in maniera totale globale.
Giorgio Beretta: l’Unione Europea vuole inviare armi in Ucraina che finiscono nelle mani del battaglione Azov di dichiarata ispirazione nazista.
Al contrario occorre portare le due parti al tavolo delle trattative. I nostri politici hanno abdicato al proprio ruolo diplomatico.
La richiesta di cessate il fuoco, di ritiro delle truppe dalla Russia e risarcimento all’Ucraina, il ritiro dei contingenti nato in est Europa che stanno continuando aumentare: questo noi chiediamo.
Altrimenti è una logica sbagliata. Chiediamo l’autonomia della Repubblica del DonBass sul modello del sud Tirolo e dell’Alto Adige.
L’Ucraina decide il proprio corso politico, ma deve dare autonomia a queste regioni.
L’autodeterminazione di un popolo non deve essere a discapito del popolo stesso né della sicurezza internazionale, ma la possibilità all’Ucraina di fare accordi commerciali con l’Europa bisogna darla. La questione commerciale bisogna tenerla aperta. L’altra questione dirimente è quella che occorre pensare a un modello di difesa europeo alternativo rispetto alla Nato che va sciolta. La Nato sta diventando un motivo di insicurezza a livello mondiale.
Vi sono molti interessi di lobby e di politici nell’industria militare.
È sempre più necessario un diverso modello di difesa europeo di tipo difensivo e sostenibile che contempli la difesa civile non armata e non violenta. Alex Langer diceva che è venuto il momento di mettere in campo i corpi civili di pace e di intermediazione e interposizione.
Invece i paesi europei continuano la rincorsa al riarmo. Bisogna ripensare il modello di difesa e sicurezza innovativo e alternativo.
Nicoletta Dosio: in valle sappiamo cosa significa occupazione militare. La nostra valle è occupata militarmente dai militari dal 2011. Anche il nostro paese è strumento e attore di una guerra con l’Europa di Maastricht del 1991 con la prima guerra del Golfo. Noi stiamo dalla parte di tutti i popoli che subiscono la guerra.
Rosa Luxemburg diceva che il militarismo e la guerra sono uno spreco enorme che avvantaggia solo le classi capitaliste. Brecht diceva che la guerra che verrà non è la prima e fra i vinti la povera gente fa la fame e tra i vincitori la fame la fa sempre la povera gente.
Dalla nostra valle che è luogo su cui si applica lotta penale al nemico diciamo no alla guerra.
La nostra valle è percorsa dai profughi che fuggono da guerre e fame.
La Polonia e l’Ungheria non lasciano passare i profughi. Siamo dalla parte di chi è contro la guerra.
Attuiamo la lotta contro la Nato: no alla Nato.
Mio nonno morì al fronte nella prima guerra mondiale per polmonite fulminante. Lui era contro la guerra. Non sparava avanti, ma solo in alto, perché non vedeva nemici davanti a sé, ma solo esseri umani.
Sergio Cararo: in questi giorni si tiene il vertice tra Nato e consiglio europeo. Vi è un forte incremento delle spese militari e l’aumento di fondi per l’esercito e per il complesso militare industriale europeo.
Draghi ha detto che il primo problema è quello dei Balcani. Non vorrei che il primo test della bussola strategica europea siano ancora i Balcani. È qualcosa di inquietante. L’informazione di guerra è colta però in contropiede dalle manifestazioni per la pace.
Le manifestazioni sul territorio di questioni popolari hanno fatto saltare il solito schema sui pacifisti. I manifestanti di Roma come a Pisa dove sono stati bloccati i voli carichi di armi verso l’Ucraina. Due pezzi di società mobilitati contro la guerra.
La società italiana non coincide con le scelte del governo e del parlamento. Vi è una divaricazione tra la società reale e la società politica.
La società non vuole inviare armi.
Conclusione di Giorgio Cremaschi: noi siamo di fronte a una feroce propaganda di guerra che lascia un vuoto che il popolo sta riempiendo trattando e manifestando per la pace. Sconfiggere la Russia significa la terza guerra mondiale e il governo pensa che la società non sia in grado di capire questo.
Occorre combattere la guerra e lo spirito guerrafondaio ricominciando a discutere come si fa la pace.
Noi abbiamo un’élite politica ed economica che vuole la terza guerra mondiale contro la volontà della maggioranza della popolazione italiana.

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LE MILLE VOCI DEL PACIFISMO E DELLA NONVIOLENZA A SOSTEGNO DELLA PROPOSTA DELLA “TREGUA PASQUALE”

DA PEPPE SINI, GIANCARLA CODRIGNANI AD ANTONELLA LITTA, DA ALESSANDRO MARESCOTTI AD ANTONIA SANI, DA MAO VALPIANA A PADRE ALEX ZANOTELLI: LE MILLE VOCI DEL PACIFISMO E DELLA NONVIOLENZA A SOSTEGNO DELLA PROPOSTA DELLA “TREGUA PASQUALE”

In tutta Italia personalita’ e movimenti impegnati per la pace, i diritti umani, la difesa della biosfera e la nonviolenza esprimono vivo sostegno alla proposta della “tregua pasquale” promossa da papa Francesco per fermare la guerra e le stragi in Ucraina.
Che questa voce sovrasti il mostruoso frastuono delle armi assassine e giunga alle orecchie e ai cuori dei governanti di tutti i paesi coinvolti nella guerra scatenata dal folle e criminale governo russo.
Tregua pasquale: tacciano le armi.
Tregua pasquale: cessino i massacri.
Tregua pasquale: si fermi la guerra e si aprano negoziati di pace.
Tregua pasquale: torniamo tutte e tutti a riconoscerci esseri umani, fratelli e sorelle di un’unica umana famiglia in un unico mondo vivente.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Salvare le vite e’ il primo dovere.
*
In calce alleghiamo alcuni appelli a sostegno della tregua pasquale diffusi nei giorni scorsi.

Il “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” di Viterbo

Viterbo, 15 aprile 2022

Mittente: “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt@gmail.com
Il “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” di Viterbo e’ una struttura nonviolenta attiva dagli anni ’70 del secolo scorso che ha sostenuto, promosso e coordinato varie campagne per il bene comune, locali, nazionali ed internazionali. E’ la struttura nonviolenta che oltre trent’anni fa ha coordinato per l’Italia la piu’ ampia campagna di solidarieta’ con Nelson Mandela, allora detenuto nelle prigioni del regime razzista sudafricano. Nel 1987 ha promosso il primo convegno nazionale di studi dedicato a Primo Levi. Dal 2000 pubblica il notiziario telematico quotidiano “La nonviolenza e’ in cammino”. Da alcuni mesi e’ particolarmente impegnata nella campagna per la liberazione di Leonard Peltier, l’illustre attivista nativo americano difensore dei diritti umani di tutti gli esseri umani e dell’intero mondo vivente, da 46 anni prigioniero innocente.

* * *

Allegato 1. L’umanita’ intera sostenga la tregua pasquale proposta da papa Francesco e persuada ad accoglierla il governo russo aggressore, il governo ucraino e gli altri governi coinvolti nella guerra
La proposta di una “tregua pasquale”, formulata domenica 10 aprile da papa Francesco, trovi il consenso e il sostegno dell’umanita’ intera.
L’umanita’ intera faccia proprio questo appello a “una tregua pasquale; ma non per ricaricare le armi e riprendere a combattere, no!, una tregua per arrivare alla pace, attraverso un vero negoziato, disposti anche a qualche sacrificio per il bene della gente. Infatti, che vittoria sara’ quella che piantera’ una bandiera su un cumulo di macerie?”.
L’umanita’ intera faccia sentire la sua voce e persuada il governo russo aggressore, il governo ucraino e gli altri governi coinvolti nella guerra ad accogliere questo appello in nome del bene comune dell’umanita’. Ogni giorno in piu’ di guerra altri esseri umani vengono uccisi, ogni giorno in piu’ di guerra nuovi massacri e nuovi abomini vengono commessi, ogni giorno in piu’ di guerra avvicina il rischio della guerra nucleare che puo’ sterminare l’intera famiglia umana.
Cessino immediatamente tutte le uccisioni, le atrocita’, le devastazioni.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Salvare le vite e’ il primo dovere.

* * *

Allegato 2. Tregua pasquale per fermare la guerra e salvare le vite
La tregua pasquale richiesta dal papa non e’ soltanto un grande appello religioso e morale, ma anche una concreta proposta politica e diplomatica che puo’ fermare la guerra e le stragi in Ucraina.
Ogni persona di volonta’ buona, ogni civile associazione, ogni istituzione democratica unisca la sua voce a quella del papa: si faccia un’immediata tregua pasquale.
Tutti i governi coinvolti nella guerra ascoltino la voce dell’umanita’: si faccia un’immediata tregua pasquale.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Salvare le vite e’ il primo dovere.
Sosteniamo e diffondiamo ovunque la richiesta della tregua pasquale.
Chiediamo a tutti i parlamenti e i governi di pronunciarsi ed impegnarsi per la tregua pasquale.
Si cessi immediatamente di uccidere: siamo una sola famiglia umana.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Salvare le vite e’ il primo dovere.

* * *

Allegato 3. Fermare il massacro con la tregua pasquale
L’unica vera, adeguata, concreta e praticabile proposta di pace per fermare subito la guerra scatenata dal folle e criminale governo russo in Ucraina, l’ha formulata papa Francesco: la proposta di una “tregua pasquale” che facendo tacere le armi e cessare le stragi avvii un autentico negoziato che ponga fine a questo indicibile orrore.
Chiediamo a tutti gli esseri umani, a tutte le organizzazioni della societa’ civile, a tutte le istituzioni democratiche di sostenere la proposta della “tregua pasquale”.
Chiediamo a tutti i governi coinvolti nella guerra di fermare immediatamente il massacro accogliendo la proposta della “tregua pasquale”.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Salvare le vite e’ il primo dovere.

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Allegato 4. Ucraina, Russia, Italia, unite per la pace. I nonviolenti per la tregua di Pasqua
Pacifisti ucraini, russi e italiani a sostegno della “tregua di Pasqua” di Papa Francesco.
I nonviolenti di Ucraina, Russia e Italia: I nostri tre popoli sono contro la guerra perche’ la conoscono. Siamo fratelli e sorelle.
Una dichiarazione congiunta: Ucraina, Russia e Italia unite per la pace: “Nessuna giustificazione alla guerra”. Si fermino le armi, subito la “tregua di Pasqua”.
I rappresentanti dei movimenti pacifisti e nonviolenti di Ucraina, Russia e Italia, lavorano insieme e si sono uniti per una dichiarazione congiunta, che viene diffusa in ucraino, russo, italiano e inglese, nei tre paesi. L’obiezione di coscienza e la resistenza nonviolenta sono le “armi” che possono segnare una svolta. Un segnale di pace, un passo per una trattativa dal basso, una diplomazia popolare. L’unica vera, adeguata, concreta e praticabile proposta di pace per fermare subito la guerra scatenata dal criminale governo russo in Ucraina, l’ha formulata papa Francesco: una “tregua pasquale” che facendo tacere le armi e cessare le stragi avvii un autentico negoziato che ponga fine a questo indicibile orrore. I nonviolenti sostengono la tregua di Pasqua di Papa Francesco con questo documento comune, rivolto ai tre governi e che parla ai tre popoli. La guerra, di aggressione e di difesa, sta distruggendo città e annientando vite, sta rendendo incerto il futuro dell’intera area, sta indebolendo l’Europa, spaccando l’opinione pubblica, sta impoverendo i popoli e arricchendo le industrie belliche. Dal Movimento pacifista ucraino, dal Movimento degli obiettori di coscienza russi e dal Movimento Nonviolento italiano, arriva un appello di unità, l’indicazione di una strategia comune, che vuole essere un primo elemento per costruire la Conferenza di Pace che dovrà sancire la fine della guerra e mettere le basi per un processo di ricostruzione e riconciliazione.
Movimento Nonviolento
14 aprile 2022
Per informazioni e contatti: Movimento Nonviolento, via Spagna 8, 37123 Verona, tel. e fax: 0458009803, cell. 3482863190, siti: www.nonviolenti.orgwww.azionenonviolenta.it
*
Testo della Dichiarazione congiunta in italiano
I nonviolenti di Ucraina, Russia e Italia:
I nostri tre popoli sono contro la guerra perche’ la conoscono.
Siamo fratelli e sorelle.
Una dichiarazione congiunta
La guerra e’ il più grande crimine contro l’umanita’.
Non esiste guerra giusta. Ogni guerra e’ sacrilega.
Per questo siamo obiettori di coscienza, rifiutiamo le armi e gli eserciti che sono gli strumenti che rendono possibili le guerre.
Il conflitto tra Russia e Ucraina puo’ e deve essere risolto con mezzi pacifici, salvando cosi’ molte vite. Sappiamo che l’invasione russa in corso in Ucraina viola il diritto internazionale e che l’Ucraina ha il diritto di difendersi dall’aggressione armata, ma non possiamo accettare alcuna giustificazione della guerra, perche’ siamo persuasi che l’azione nonviolenta sia la migliore forma di autodifesa. Non possiamo accettare le narrazioni russe e ucraine che ritraggono questi due popoli come nemici esistenziali che devono essere fermati con la forza militare. Le vittime di questo conflitto, civili di diverse nazionalita’, muoiono e soffrono a causa delle azioni militari di tutti i combattenti. Ecco perche’ le armi e le voci dell’odio devono essere messe a tacere per cedere il passo alla verita’ e alla riconciliazione.
Facciamo parte dell’Internazionale dei Resistenti alla Guerra (W.R.I.) e dell’Ufficio Europeo per l’Obiezione di Coscienza (EBCO), e lavoriamo insieme in un unico grande movimento per la pace.
Ci rivolgiamo ai nostri governi (ucraino, russo, italiano) affinche’ attivino subito ogni strada diplomatica possibile per un tavolo delle trattative per il cessate il fuoco. I nostri popoli sono contro la guerra. I nostri popoli hanno gia’ subito l’immenso dramma della seconda guerra mondiale, hanno conosciuto i totalitarismi, e vogliono un futuro di pace per le nuove generazioni.
Siamo per il disarmo, siamo contro le spese militari; vogliamo che i nostri governanti usino i soldi del popolo per combattere la poverta’ e per il benessere di tutti, non per nuove armi.
Un inutile sforzo bellico non dovrebbe distrarci dalla risoluzione di urgenti problemi socioeconomici ed ecologici. Non possiamo permettere ai politici di gonfiare la loro popolarita’ e alle industrie militari di trarre profitto dall’infinito spargimento di sangue.
Conosciamo l’efficacia della nonviolenza come stile di vita e forza piu’ potente dell’ingiustizia, della violenza e della guerra. Stiamo lavorando sia per la resistenza nonviolenta alla guerra che per le trasformazioni sociali, sviluppando una cultura di pace che riportera’ i soldati ad essere civili e distruggera’ tutte le armi. Crediamo nella liberta’, nella democrazia, nei diritti umani e lavoriamo affinche’ i nostri paesi si rispettino a vicenda.
La coscienza individuale e’ una tutela contro la propaganda di guerra e puo’ salvaguardare dal coinvolgimento dei civili nella guerra. Faremo tutto il possibile per proteggere il diritto umano all’obiezione di coscienza al servizio militare nei nostri paesi.
Ci sentiamo come fratelli e sorelle, e siamo solidali con coloro che oggi soffrono a causa di questa guerra e di ogni altra guerra nel mondo.
Yurii Sheliazhenko, Ukrainian Pacifist Movement
Elena Popova, Russian Conscientious Objectors Movement
Mao Valpiana, Movimento Nonviolento italiano
Kiev, Sankt Peterburg, Verona, 14 aprile 2022
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Comunicato stampa del Movimento Nonviolento, 14 aprile 2022
Ucraina, Russia e Italia unite per la pace:
“Nessuna giustificazione alla guerra”
Si fermino le armi, subito la “tregua di Pasqua”
I rappresentanti dei movimenti pacifisti e nonviolenti di Ucraina, Russia e Italia, lavorano insieme e si sono uniti per una dichiarazione congiunta, che viene diffusa in ucraino, russo, italiano e inglese, nei tre paesi. L’obiezione di coscienza e la resistenza nonviolenta sono le “armi” che possono segnare una svolta. Un segnale di pace, un passo per una trattativa dal basso, una diplomazia popolare.
L’unica vera, adeguata, concreta e praticabile proposta di pace per fermare subito la guerra scatenata dal criminale governo russo in Ucraina, l’ha formulata papa Francesco: una “tregua pasquale” che facendo tacere le armi e cessare le stragi avvii un autentico negoziato che ponga fine a questo indicibile orrore. I nonviolenti sostengono la tregua di Pasqua di Papa Francesco con questo documento comune, rivolto ai tre governi e che parla ai tre popoli.
La guerra, di aggressione e di difesa, sta distruggendo citta’ e annientando vite, sta rendendo incerto il futuro dell’intera area, sta indebolendo l’Europa, spaccando l’opinione pubblica, sta impoverendo i popoli e arricchendo le industrie belliche.
Dal Movimento pacifista ucraino, dal Movimento degli obiettori di coscienza russi e dal Movimento Nonviolento italiano, arriva un appello di unita’, l’indicazione di una strategia comune, che vuole essere un primo elemento per costruire la Conferenza di Pace che dovra’ sancire la fine della guerra e mettere le basi per un processo di ricostruzione e riconciliazione.
Movimento Nonviolento 14 aprile 2022

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STOP. Il commercio con le colonie illegali

STOP. Il commercio con le colonie illegali

IL COMMERCIO CON LE COLONIE ILLEGALI
di Luisa Morgantini e Laura Tussi

AssopacePalestina invita a firmare per l’Iniziativa Cittadini Europei (ICE) per il blocco del commercio delle merci prodotte degli insediamenti illegali. Per farlo e avere ulteriori informazioni andate qui
http://www.stoptradewithsettlements.org
#StopTradeWithSettlements
L’ICE non è solo una campagna per la raccolta delle firme, una semplice petizione, ma uno strumento di partecipazione e di democrazia diretta, una sorta di legge di iniziativa popolare che chiede all’Unione europea coerenza e la formulazione di una legislazione che ponga fine all’importazione di merci provenienti dalle colonie nei territori occupati come quelli Israeliani in Palestina o quelli del Marocco nel Sahara Occidentale.
La campagna per essere valida e far sì che la Commissione Europea formuli iniziative legislative, richiede la raccolta di un milione di firme a livello europeo (58.000 per l’Italia).
Basta affari con le colonie, è tempo di regolamentare le transazioni commerciali dell’Europa con entità basate su territori illegalmente occupati secondo il diritto internazionale.
La campagna durerà un anno, ed è promossa dal coordinamento europeo per la Palestina con l’adesione di una rete di oltre cento organizzazioni non governative europee e internazionali, movimenti di base cittadini dell’Unione e Sindacati.
«La Ue considera gli insediamenti illegali un ostacolo alla pace e alla stabilità internazionali. Nonostante ciò, la Ue autorizza il commercio con tali entità. Un commercio che genera profitto dall’annessione e che contribuisce all’espansione di insediamenti illegali nel mondo», spiega la campagna.
Per l’Italia, tra i tanti promotori dell’iniziativa oltre ad AssopacePalestina ci sono La Fiom-Cgil, Arci, AssopacePalestina, Cospe, Libera, Medicina democratica, New Weapons Research Group, ECO – Ebrei contro l’occupazione, Fondazione Basso, Un ponte per…, Cultura è Libertà. Potete trovare la lista completa, italiana e internazionale,
#StopTradeWithSettlements
dove ogni cittadino e cittadina italiana può depositare la propria firma. Anche le adesioni sono sempre aperte. Firmate e fate firmare con un gesto di responsabilità e coerenza affinché il rispetto del diritto internazionale non resti sulla carta, ma venga applicato.

per info: lmorgantiniassopace@gmail.com

su Blog ODISSEA:
https://libertariam.blogspot.com/2022/04/il-commercio-con-le-colonie-illegali.html?spref=fb&fbclid=IwAR1dgXyy6h-SjsRJuXggdRJnpKJi7GclGFmd88L0yVA-6DCWVppJA-g7IDI

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Stop al commercio con gli insediamenti illegali
di Laura Tussi e Luisa Morgantini

Stop al commercio con gli insediamenti illegali
#StopTradeWithSettlements
di Luisa Morgantini e Laura Tussi

Gli insediamenti illegali sono una violazione del diritto internazionale.
L’Unione Europea e i suoi stati membri hanno l’obbligo di non riconoscere e non favorire queste violazioni e di adeguare la loro legislazione al diritto internazionale.
Contrariamente alle sue dichiarazioni, l’UE continua a favorire l’espansione degli insediamenti illegali, intrattenendo con essi rapporti commerciali.

Stop al commercio Ue con gli insediamenti illegali.
L’UE si oppone all’annessione e considera gli insediamenti illegali nei territori occupati un ostacolo alla pace e alla stabilità internazionali. Ma anche se gli insediamenti illegali costituiscono un crimine di guerra, l’UE acconsente il commercio con essi. Tale commercio consente profitti dall’annessione e contribuisce all’espansione degli insediamenti illegali in tutto il mondo.

Richiesta di Legge.
Chiediamo una legge dell’UE che metta fine al commercio con insediamenti illegali una volta per tutte. Questa legge si applicherà ovunque ai territori occupati, tra cui il Territorio della Palestina Occupata e gli insediamenti illegali di Israele lì.
La legge invierà anche un potente segnale in tutto il mondo che l’UE non ricompenserà più l’aggressione territoriale con scambi e profitti.

L’iniziativa dei cittadini europei.
Firma la petizione qui sotto per una legge storica che interrompe il commercio con gli insediamenti illegali.
Fai sentire la tua voce sulle politiche che riguardano la tua vita. L’iniziativa dei cittadini europei è uno strumento unico per contribuire a plasmare l’UE, chiedendo alla Commissione europea di proporre nuovi atti legislativi. Quando un’iniziativa raccoglie un milione di firme la Commissione decide quale azione intraprendere. Guarda le varie tappe
Se pensi di avviare un’iniziativa, consulta il Forum dell’iniziativa dei cittadini europei per una consulenza giuridica e pratica.
L’iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) può obbligare l’UE a vietare i rapporti commerciali con gli insediamenti illegali ovunque essi si trovino.
L’iniziativa dei Cittadini Europei è uno strumento democratico ufficiale che consente ai cittadini dell’UE di contribuire a plasmare l’Europa.

La petizione con la raccolta di un milione di firme.
Con la raccolta di un milione di firme, la Commissione Europea ed il Parlamento Europeo dovranno esaminare l’atto legislativo richiesto dalla petizione.
Se raccoglieremo un milione di firme la Commissione Europea dovrà prendere in esame un atto legislativo che vieterà i rapporti commerciali con gli insediamenti illegali.
Questo consentirà di inviare un forte segnale che l’UE non riconoscerà più le aggressioni territoriali con profitti derivanti dai commerci.

da Blog ODISSEA:
https://libertariam.blogspot.com/
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Dal clima al nucleare. Pamphlet ecologico

Dal clima al nucleare

di Laura Tussi (sito)

Il pamphlet ecologico postumo di Virginio Bettini in libreria

Tutta l’umanità si trova coinvolta in un momento apicale per la transizione ecologica: molte nazioni del ricco occidente sono restie a diminuire e contenere le loro emissioni di gas serra, che foreste e suolo non riescono più ad assorbire. Qualche paese europeo ha preso delle misure molto poco incisive, mentre le sovvenzioni al settore delle energie fossili e fissili come il nucleare sono di molto aumentate negli ultimi anni. Tutti noi ecopacifisti e non solo ci aspettiamo dunque un certo impegno in profonde riforme delle politiche pubbliche e dell’economia ma, si trovano sempre molte difficoltà ulteriori a implementare nuovi progetti con efficacia a livello planetario: mondiale.

I rischi del nucleare civile e Fukushima.
Dobbiamo tenere ben presente il caso dell’ac­qua contaminata della centrale giapponese di Fukushima, la quale rischia di essere riversata nell’Oceano Pacifico: Tepco (gestore della cen­trale di Fukushima) ritiene che non esista altra soluzione che non sia lo sversamento delle ac­que radioattive nell’Oceano Pacifico. In effetti il problema si pone: il migliaio di cisterne – le quali contengono milioni di litri di acqua contaminata, a seguito del loro utilizzo per raffreddare i reattori danneggiati dal sisma e dal successivo Tsunami – costruite nel sito saranno praticamente colme nel 2022. Si pensa di costruirne di nuove, ma si valuta anche la possibilità di sversamento in mare (come era stato consigliato dall’agenzia in­ternazionale dell’energia atomica nel 2014): non si potrà immagazzinare più di una certa quanti­tà di acqua, quest’ultima pari a 1,37 milioni di tonnellate. Ogni giorno ne vengono utilizzati 200 m3, misura fondamentale per evitare che i reattori fondano e si verifichi un nuovo disastro ambien­tale (Pieranni 2019).
Sono temi su cui riflette questo saggio Pamphlet ecologico di Virginio Bettini scomparso nel 2020. Ecologo, ecologista, parlamentare europeo verde arcobaleno, docente universitario a Venezia, giornalista, pacifista, ha anche partecipato nel 1979 alla fondazione di Nuova Ecologia di cui è stato il primo direttore

Libro a cura di Maurizio Acerbo, Fabrizio Cracolici, Laura Tussi
Introduzione di Maurizio Acerbo
Intervento di Paolo Ferrero
Postfazione di Alfonso Navarra
Contributo di David Boldrin Weffortsu Blog ODISSEA

 

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Einstein e Russell contro la guerra

EINSTEIN E RUSSELL CONTRO LA GUERRA

Appello contro l’atomica: il rischio attuale di guerra nucleare.

B. Russell

Questo, dunque il problema che vi presentiamo, netto, terribile e inevitabile: dobbiamo porre fine alla razza umana oppure l’umanità dovrà rinunciare alla guerra?” È un passo dell’appello e manifesto contro il pericolo atomico lanciato nel 1955 da Bertrand Russell e Albert Einstein. È uno dei più forti e importanti documenti mai scritti sul pericolo nucleare per il genere umano. Purtroppo poco raccolto dalle cancellerie, ma ha avuto una vasta risonanza non solo nel mondo del pacifismo. Sin dal 1945 i due scienziati avevano denunciato al mondo i rischi incalcolabili dell’atomica. Negli anni ’50, la guerra fredda e la costruzione della bomba all’idrogeno, molte volte più distruttiva della bomba su Hiroshima, in possesso delle due superpotenze USA e Urss, rendevano la situazione internazionale altamente drammatica per l’umanità. Russell scrive ad Einstein proponendo che i più eminenti uomini di scienza avrebbero dovuto fare qualcosa di grande effetto per far comprendere alla gente e ai governi le catastrofi che potevano essere causate e che la guerra nucleare avrebbe potuto significare l’estinzione della vita sul pianeta. Einstein disse di concordare pienamente: era necessario fare qualcosa che lasciasse il segno, sia nella coscienza della gente comune che in quella dei leaders politici.
Russell scrisse allora una prima bozza del documento e lo inviò ad illustri scienziati per invitarli a firmarlo: non fu facile, le risposte positive non furono molte perché la guerra fredda colpiva ovunque.

Il manifesto appello contro il baratro nucleare.

A. Einstein

Einstein prima di morire scrisse una lettera a Russell in cui comunicò la sua firma. Altri grandi scienziati firmarono nei giorni successivi. Russell presentò in una conferenza a Londra il manifesto contro l’atomica. L’impatto delle azioni nel mondo fu positivo, oltre le aspettative del momento. Si attivarono altri scienziati e intellettuali. Ebbero impulsi positivi anche i movimenti pacifisti; si organizzarono in vari paesi movimenti per la messa al bando della bomba atomica. Prenderà il via una notevole campagna antinucleare. Tra l’altro un gruppo di 52 Nobel per la scienza firmerà la dichiarazione di Mainau con cui si chiede a tutti i paesi di rinunciare alla forza come soluzione decisiva per le controversie. Nel 1957, Russell con Rotblat fonda il movimento di Pugwash, dal nome del villaggio canadese sede delle riunioni iniziali degli scienziati pacifisti, che si proponeva di impegnare gli scienziati dei due schieramenti della guerra fredda a discutere e proporre vie per il disarmo.

Attualmente – corre l’anno 2022 – è in atto un appello di pace per tutti i popoli e rivolto a tutti i potenti per commemorare il baratro nucleare a partire da Fukushima e in seguito la guerra in corso in Ucraina. Fermiamo con l’unione dei movimenti ecopacifisti europei russi e ucraini la guerra militare in Ucraina e fermiamo la guerra economica energetica che sta montando a livello globale. Dobbiamo chiudere in tutta Europa i reattori nucleari e gli impianti nucleari, senza tassonomia. Per finanziare il nucleare esigiamo il disarmo a partire dalle armi nucleari già proibite dal trattato ONU – TPAN. Lavoriamo insieme per il modello energetico rinnovabile: la pace con la natura sarà la strada per consolidare la pace tra gli esseri umani.
Il ricordo di Fukushima ci deve spronare a uscire dalla minaccia nucleare evidenziata dalla guerra.

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