Le voci della ragione: conversazione con Vittorio Agnoletto

Le voci della ragione: conversazione con Vittorio Agnoletto

Laura Tussi conversa con Vittorio Agnoletto, medico, ex parlamentare europeo e soprattutto attivissimo in favore della tutela della salute, dei beni comuni, dell’impegno pacifista.

Tussi. Il tema della pace è ora più che mai urgente, sia per la guerra russo-ucraina, sia per le tensioni internazionali sempre più pericolose. Immagino che per un medico come lei, che si occupa di salute, cioè di vita, questa situazione deve costituire un grave allarme. Il pericolo riguarda anche il nostro ecosistema che le guerre e gli esperimenti nucleari aggravano. Un motivo in più perché gli ecopacifisti facciano sentire la loro voce di condanna.

Agnoletto. La guerra, oltre che morti, feriti e distruzione, porta anche inquinamento disastri ambientali e malattie. Si ragiona poco sul fatto che l’uso di armi esplosive, per esempio nelle aree urbane, crea grandi quantità di detriti e di macerie che possono causare un inquinamento dell’aria e del suolo. L’inquinamento provocato dalle guerre può provocare tanti e tanti problemi, per esempio, dal punto di vista ambientale, anche nelle falde acquifere: sono i cosiddetti danni collaterali della guerra, ma come impatto sono tutt’altro che collaterali. E poi non dimentichiamoci che le emissioni di CO2 di alcuni grandi eserciti possono addirittura essere maggiori di quelle emesse da intere nazioni. Esiste una ricerca della Lancaster University che dimostra quanto l’esercito degli Stati Uniti sia uno dei maggiori inquinatori. È l’istituzione che consuma più petrolio ed è uno dei principali emettitori di gas serra. L’esercito statunitense se fosse una nazione si collocherebbe tra il Perù e il Portogallo nella classifica globale degli acquisti di carburante. Si può fare anche un esempio purtroppo molto attuale: un F35 per percorrere 100 km consuma circa 400 litri di carburante che corrispondono all’emissione di 27.800 kg di Co2. L’aviazione tra le varie armi è quella che detiene la percentuale più alta di emissione all’interno del sistema di difesa USA. È necessario non dimenticare le malattie, le ricadute sull’ambiente e l’inquinamento ambientale che possono derivare da un conflitto. Rifacciamoci a un’esperienza storica che purtroppo conosciamo e della quale abbiamo parlato tante volte: le conseguenze della guerra in Iraq sono state, dal punto di vista sanitario, tremende. Pensiamo ai tumori, ai bambini nati deformi e a tante altre gravi condizioni di salute degli abitanti di quella regione, tutto questo non viene considerato. Va inoltre valutato anche un altro aspetto. I danni provocati dalla guerra sono anche collegati ad altri disastri sociali: pensiamo per esempio al fatto che intere popolazioni, migliaia, talvolta decine o centinaia di migliaia di persone sono obbligate ad abbandonare le loro case e finiscono nei campi per rifugiati, nei quali vivono una condizione molte volte ai limiti della dignità umana: mancano i servizi essenziali, sussiste una scarsità d’acqua e non ci sono, oppure sono assolutamente insufficienti, i servizi igienici. Senza contare la gestione dei rifiuti di simili aggregati umani e l’impatto ambientale che ne deriva. E quindi il risultato di una guerra – anche limitandosi ad osservare quello che accade nei territori coinvolti, senza analizzarne le conseguenze ad ampio raggio sull’economia globale – non si ferma “solo” ai morti e ai feriti ma è molto più ampio e devastante.

Tussi. Gli scienziati continuano a mettere in guardia i governi e gli Stati e parlano di baratro nucleare. Secondo molte autorevoli personalità ci stiamo incamminando su una via di non ritorno. Che cosa possiamo fare?

Agnoletto. Va precisato innanzitutto che non esiste un nucleare buono e un nucleare cattivo. È una tecnologia che prevede sempre un rischio. Un rischio che esiste, non eliminabile e che può avere delle conseguenze veramente pesantissime. Noto in questi giorni una contraddizione pazzesca da parte dell’establishment, sui giornali principali, sui grandi media, nelle parole dei portatori del pensiero unico in Italia come in tutta Europa. Viene lanciato un grande allarme per quello che può avvenire nella centrale nucleare di Zaporizhia – teniamo conto che 6 dei 15 reattori presenti in Ucraina sono collocati all’interno di questa centrale – ma contemporaneamente, per rispondere alla crisi energetica, quegli stessi paesi, quegli stessi protagonisti del pensiero unico spingono, attraverso i media mainstream, per un ritorno al nucleare. Questa è una contraddizione incredibile. Il ritornello di questi governi è: “Se il nucleare lo controlliamo noi, allora siamo sicuri. Incidenti non ci possono essere”. Proviamo, invece, a ipotizzare la possibilità che ci sia un incidente. Ci ritroveremmo in una situazione di stress collettivo ben superiore a quella che stiamo vivendo ora in relazione a quello che può accadere nelle centrali nucleari dell’Ucraina. Che cosa si può fare? Innanzitutto, dobbiamo valorizzare ulteriormente il grande impatto che ha avuto la campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari Ican che ha vinto anche il premio Nobel per la Pace nel 2017. Uno dei primi obiettivi è far sì che l’Italia firmi il Trattato voluto da Ican, il TPAN, Trattato Proibizione armi nucleari. Di questo il mondo politico non parla, ma è un obiettivo assolutamente fondamentale. Credo che i ragionamenti intorno alla guerra, in epoca nucleare, debbano modificarsi completamente. E non è un caso che la stessa chiesa cattolica abbia modificato totalmente la propria dottrina sulla guerra rispetto alla “guerra giusta”; ritengo che dovrebbe diventare senso comune la famosa affermazione di Einstein: “Non so con quali armi sarà combattuta la terza guerra mondiale. Ma la quarta sarà combattuta con pietre e bastoni”.

Agnoletto con Laura Tussi

Tussi. In questi giorni ho letto il pamphlet dello scrittore disarmista Angelo Gaccione Scritti contro la guerra. Un discorso molto radicale e che considera tutti gli Stati armati – per la loro ricerca bellica, per gli ordigni di sterminio sempre più terribili di cui si dotano, e per la gigantesca spesa militare – responsabili di un sistema criminale ai danni degli esseri umani e della natura. Sostiene che in era nucleare è divenuta obsoleta qualsiasi tipo di difesa armata e che bisogna rinunciarvi. Se per difesa intendiamo la salvaguardia della vita e dei beni di una Nazione. Lei che ne pensa? Gaccione sostiene che bisogna avviare il disarmo unilaterale senza contropartita, come ha fatto lo Stato del Costa Rica che nel libro è citato come esempio. Procedere allo scioglimento dell’esercito e riconvertire a scopi sociali la spesa militare. Per esempio, investendo nella sanità pubblica, nella strumentazione e nella ricerca. Suggerisce di spostare i militari delle tre armi nei settori della tutela del territorio, e molte altre idee preziose.

Agnoletto. La riflessione dello scrittore Angelo Gaccione mi sembra estremamente importante e profonda. Il punto è che in questo momento siamo molto lontani dalla situazione auspicata. Nel 2020 sono stati spesi oltre 2000 miliardi di dollari per investimenti militari e vi ricorderete che alla COP26 è stato molto complicato lavorare attorno a un accordo per assicurare solo 100 miliardi per una transizione ecologica dei paesi del Sud del mondo. Si è in tal modo, resa evidente un’assenza di consapevolezza totale attorno a questo tema. Consideriamo che nel pianeta, in questo momento, ci sono circa 13.000 armi nucleari e consideriamo che noi siamo tra quei paesi che ospitano alcune decine di testate nucleari degli Usa. Credo che la garanzia di non utilizzare le bombe nucleari sia una garanzia che non ci può lasciare tranquilli. Perché quando due paesi sono in guerra, iniziano il conflitto con le armi convenzionali, ma se uno dei contendenti rischia di soccombere e ha a disposizione l’arma nucleare, è possibile e probabile che decida di farvi ricorso. D’altra parte, abbiamo già visto come, nonostante tutte le convenzioni internazionali, le grandi potenze, a cominciare dagli Stati Uniti, non hanno mai avuto problemi a usare armi chimiche e gas tossici, che sono assolutamente vietati dalle convenzioni internazionali. Mi ha molto colpito in questi giorni come l’appello chiaro e durissimo di Papa Francesco sia stato totalmente ignorato dai grandi media. Le prime pagine sono andate tutte al discorso di Draghi al meeting di Comunione e Liberazione. Delle parole di Francesco non c’era praticamente traccia, al massimo qualche trafiletto nelle pagine interne. È una cosa inedita. Prima di Francesco, qualunque cosa diceva un papa diventava l’apertura dei telegiornali, addirittura esagerando, ignorando la laicità prevista dalla nostra Costituzione. Ora siamo invece di fronte a una cancellazione e a una vera e propria rimozione e censura. Sono rimasto anche colpito da come i giovani di CL, che in un’altra epoca e con altri Papi erano definiti i papaboys, hanno pressoché ignorato le parole di Francesco, anche se all’inizio della guerra, Comunione e Liberazione aveva fatto dichiarazioni orientate alla ricerca della pace. Ma questo è un papa scomodo perché non è disponibile a giustificare in nessun modo alcuna guerra e ha puntato il dito contro coloro che dalla guerra ricavano profitti. Francesco ha reso evidente come la guerra sia il risultato di grandi interessi economici interessati al controllo delle fonti energetiche e della logistica e non siano invece causate, come viene sostenuto, dalla difesa di grandi valori e ideali. Inoltre, ci dovrebbe preoccupare molto che lo schema della guerra, la logica amico/nemico, sia ormai applicata a qualunque settore della società. È quanto è avvenuto, ad esempio, in occasione della pandemia. In guerra si deve, tacere, obbedire e combattere. Non si può discutere, non si possono sollevare interrogativi. Questo rischia di essere il modello attorno al quale, oggi, viene costruita la nostra società. In questa condizione, credo che sia importante riprendere quelle tematiche che, per parlare della mia esperienza personale, stavano, ad esempio, alla base del movimento pacifista dei primi anni ’80. Penso alle grandi manifestazioni a Comiso alle quali ho partecipato nel 1983 contro l’installazione dei missili; un movimento pacifista in grado di praticare forme di disobbedienza civile. È necessario riprendere queste pratiche. In prospettiva, guardando ad un futuro purtroppo oggi lontano, dovremmo lavorare per una difesa civile nonviolenta – su questo mi sembra che ci sia un contributo interessante di Gaccione – che si fondi sull’attivismo e la difesa delle reti sociali presenti sul territorio. Alcune esperienze storiche possono esserci di riferimento, ma certamente è un percorso lungo, complesso che va attualizzato nella condizione odierna.

Agnoletto a Palazzo Reale di Milano
tra Moni Ovadia e Mimmo Lucano

Tussi. Sarebbe favorevole allo scioglimento della Nato? Gaccione scrive che dopo la fine del Patto di Varsavia, della Cortina di Ferro e con la caduta del Muro di Berlino, la Nato non ha più senso ed è divenuta un grave pericolo per la pace. Va eliminata, secondo lui. L’Italia dovrebbe uscire unilateralmente dalla Nato e chiudere le basi dove sono ospitate testate nucleari.

Agnoletto. Posso solo dire che sono totalmente d’accordo sullo scioglimento della Nato. L’azione che la Nato sta portando avanti in questi anni è addirittura in contrasto con il motivo stesso che ne giustificò la nascita. La Nato, infatti, era stata presentata come uno strumento di difesa dei territori europei all’epoca della guerra fredda. La situazione è totalmente cambiata: credo che si sia persa una grande opportunità, cioè la Nato andava sciolta contestualmente alla fine del Patto di Varsavia. Il non aver fatto questo, ne ha permesso la trasformazione in uno strumento militare in mano agli USA per intervenire in qualunque parte del mondo, tanto è vero che, proprio in questi ultimi mesi, sta potenziando la sua presenza nel Pacifico, seppure sotto una diversa sigla. Inoltre, il mancato scioglimento della Nato rende impossibile la formazione di un protagonismo autonomo sulla scena mondiale da parte dell’Unione Europea. Ha bloccato un’emancipazione dell’Unione Europea da una condizione di dipendenza dagli Stati Uniti, ad un soggetto capace di svolgere una propria azione autonoma e indipendente, che sappia pesare nel mondo a cominciare per esempio del Medioriente, dove l’Unione Europea, nonostante la vicinanza geografica, è totalmente priva di una propria strategia. Sono d’accordo che dobbiamo uscire dalla Nato – meglio sarebbe scioglierla – e che vanno chiuse tutte le sue basi militari presenti sul nostro territorio a cominciare da quelle che ospitano le testate nucleari.

Agnoletto tra F. Cracolici e L. Tussi
in una foto del 2013

Tussi. Perché secondo lei le forze politiche sono così refrattarie o ambigue verso il discorso del disarmo e della pace? Gaccione se la prende con gli uomini di cultura intruppatisi nel campo dei guerrafondai, ma non mi pare che i politici siano da meno.

Agnoletto. Noi abbiamo una classe politica – parlo non solo dell’Italia ma anche dell’Europa, anche se in Italia questo è più evidente – che è totalmente subalterna agli interessi di alcune lobby; in particolare per quanto riguarda l’Italia è subalterna alle lobby delle armi, di Big Pharma, cioè dell’industria farmaceutica e a coloro che controllano le fonti energetiche e la loro logistica. Ma non direi che la politica è ostaggio. La classe politica dirigente è strettamente intrecciata con i vertici di tali lobby e talvolta ha anche soggettivamente degli interessi economici diretti all’interno di queste aziende. In Italia stiamo andando verso i 38 miliardi all’anno di spesa militare; si sta passando nel giro di pochi anni da una spesa per le armi di 68 milioni al giorno a una di 104 milioni. La pressione del sistema è fortissima e qui si aggiungono altre considerazioni. Un’autonomia praticamente inesistente del 90% del mondo mediatico italiano che dipende per tutto dal sistema politico del quale ne è il megafono. Esistono certamente dei media critici, delle trasmissioni fuori dagli schemi e dei giornalisti d’inchiesta, ma sono delle eccezioni. Accade che leggendo i titoli possa essere difficile individuare quale quotidiano si sta sfogliando; a differenza di quanto accade anche negli USA, non abbiamo una tradizione di grandi media autonomi dal potere e interessati a svolgere un ruolo di controllo pubblico su chi governa. Nel mondo della cultura, anche qui con tutte le eccezioni del caso, vi è una forte tendenza a recitare il ruolo di menestrelli del potere. Abbiamo fatto tante critiche agli Stati Uniti, ma pensiamo al ruolo importantissimo dei media indipendenti e degli scandali che sono stati capaci di individuare fino a far cadere il presidente degli Stati Uniti. I libri di Gaccione e l’impegno che state portando avanti voi, Laura e Fabrizio, così come tanti siti on-line è un lavoro importantissimo che sta contribuendo a costruire coscienza critica.

La copertina del libro
sulla pandemia

Tussi. A chi lo accusa di scarso realismo, Gaccione controbatte scrivendo nel libro citato che è proprio il realismo degli uomini di potere ad averci condotti a questa drammatica situazione da apocalisse, e dunque, richiede un radicale cambio di pensiero. O disarmare o morire. O abolire armi, eserciti e alleanze militari o saltare in aria. È proprio così?

Agnoletto. Direi che è assolutamente così, concordo con l’essenza del ragionamento che propone Gaccione. Oggi messaggi che sembrano radicali e che possono apparire un’utopia rappresentano invece l’unica via che l’umanità ha davanti a sé per la propria sopravvivenza.

 

su Blog ODISSEA: https://libertariam.blogspot.com/2022/09/le-voci-della-ragione-vittorio.html

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Nato e guerra. Intervista a Giorgio Cremaschi di Laura Tussi

Nato e guerra. Intervista a Giorgio Cremaschi di Laura Tussi

Conversazione di Laura Tussi con Giorgio Cremaschi.

Al vertice di Madrid, la Nato approva il più importante rafforzamento delle proprie capacità dalla fine della guerra fredda e porterà le forze militari a oltre 300 mila unità. Così afferma il segretario generale Nato Jens Stoltenberg nella conferenza stampa di presentazione del vertice di Madrid. Può argomentare queste affermazioni?

Penso che la questione sia che questa è addirittura la conclusione cioè l’aumento delle armi, dell’armamento, e l’argomento scottante compreso – è bene sottolinearlo – quello dell’armamentario nucleare. Il punto di partenza, in qualche modo è ancora più grave. Perché da un certo punto di vista salta un’ipocrisia cioè noi che siamo contro la Nato abbiamo detto che non è vero che la Nato e un’alleanza euroatlantica, ma in realtà la Nato è un’alleanza militare mondiale. L’Occidente contro il resto del mondo. E diciamo così: il documento strategico appunto 2022 definisce chiaramente questo, perché ovviamente dice che la Russia è il nemico principale con cui c’è uno scontro, con un’affermazione proprio di rottura totale. Ma a parte questo vi è la gravità di questo documento. Non mi risulta che altri documenti della Nato avessero affrontato questo tema. E hanno individuato come secondo nemico la Cina. La Cina non è in Europa. Eppure viene individuata come secondo nemico. Viene detto che la Cina, con la sua politica, minaccia – testuali parole – gli interessi, la sovranità e i valori della Nato: quindi la Cina è considerata il secondo nemico. Ovviamente vengono elencati poi gli stati nemici classici (Iran, Corea eccetera) e si definisce un impegno militare della Nato in vaste zone del mondo, come il Sahel e il Medio Oriente e l’Indocina. Ritorna in campo l’Indocina. Dall’epoca del Vietnam non sento più parlare dell’Indocina. Quindi il punto più grave, secondo me, è passato probabilmente sotto silenzio perché viviamo travolti da una propaganda guerrafondaia è che la Nato con questo documento non solo ha deciso di rafforzare il conflitto con la Russia, ma ha assunto una dimensione di conflitto mondiale cioè la Nato è in guerra con tre quarti del mondo, il mondo dei Brics, poi vi è un elenco vario, è un manifesto ideologico: i nostri valori e i loro. Noi siamo la democrazia, voi siete le dittature: è un documento di guerra al resto del mondo, dall’Occidente al resto del mondo ed è di una gravità inaudita perché, ripeto, saltano un po’ di attenuazioni, di ipocrisie che si erano tenute nel passato. La Nato non è più euroatlantica anche se i suoi aderenti si chiamano euroatlantici, ma è un’alleanza militare mondiale che sfida il mondo. Questa è la verità ed è questo l’aspetto gravissimo dal punto di vista militare – cioè il riarmo di massa che propone e la convinzione profonda che l’arma nucleare sia uno strumento di pace. Tra l’altro vi è una frase che fa venire i brividi. Perché a un certo punto nel documento, la Nato dice che per quanto riguarda l’uso dell’arma nucleare, per le sue previsioni, vi sia un uso remoto, e sottolineo remoto. Remoto e non escluso. Cioè remoto è già un termine che riguarda anche la vicinanza: vuol dire distanza. Non è tanto vicino, ma non è fuori dalle nostre distanze, dalle nostre dimensioni. Il vertice Nato: un vertice gravissimo e pericolosissimo nel quale si è scatenata tutta la belva guerrafondaia. Prendendo, a questo punto, voglio dirlo esplicitamente, a pretesto la guerra in Ucraina, perché io non credo che si costruisca così come è vero e giusto dire che Putin non ha sicuramente deciso negli ultimi giorni di fare la guerra all’Ucraina e quindi sussiste un progetto politico e militare che viene da lontano almeno dal 2014 da quando è scoppiata la guerra nel Donbass. Però è altrettanto vero che un progetto così profondo di riarmo mondiale contro il resto del mondo non si inventa in pochi minuti. Vuol dire che la Nato lo meditava da tempo e vuol dire che siamo appunto di fronte a un progetto di grande guerra e di confronto e dominio mondiale che noi dobbiamo contrastare. Questo è il mondo occidentale, capitalistico, “bianco”, che con un linguaggio da epoca coloniale ottocentesca, “noi siamo la civiltà e portiamo la civiltà nel mondo”, si arma contro il resto dell’umanità. Questo è di una gravità assoluta.

 

Giorgio Cremaschi
con Laura Tussi e Mimmo Laghezza
ad una iniziativa a Nova Milanese

 

A dare la linea di quella che sarà l’Alleanza atlantica del futuro, nel pieno della crisi in corso a causa della guerra in Ucraina, il segretario generale Stoltenberg ha posto l’entità del rafforzamento a est. A contare non sono solo l’aumento delle forze militari, ma la modifica dell’intera postura di difesa e deterrenza, ossia come la Nato intende usare uomini e mezzi per garantire l’espansione del patto Atlantico. Purtroppo per il popolo della pace e per l’intera umanità, alla Nato del futuro servono nuovi investimenti. Il bilancio dovrebbe quasi raddoppiare. Non cambia la mentalità della guerra fredda di creare nemici e impegnarsi in conflitti sul campo?

Alla Nato del futuro servono nuovi investimenti a bilancio. Dovrebbe quasi raddoppiare la spesa globale militare, dunque non cambia la mentalità della guerra fredda di creare nemici e impegnarsi in conflitti sul campo. Direi che siamo oltre la guerra fredda perché questo vertice si sta talmente ingrandendo, è una minaccia di guerra a tutto il mondo ed è un impegno di guerra diretta verso la Russia cioè noi siamo in guerra e in questo momento, combattono formalmente solo l’Ucraina contro la Russia, ma con una quantità enorme di armi e anche di consiglieri e di aiuti, non sono solo armi sono guerriglieri e consiglieri. La Nato è in guerra contro la Russia e d’altra parte il ministro della difesa di Stato maggiore delle Forze Armate della Gran Bretagna che si chiama Sanders esattamente come il senatore socialista americano che ha lo stesso nome ma non credo che abbia le stesse intenzioni e posizioni. Sanders ha dichiarato che bisogna prepararsi a mandare i soldati contro la Russia quindi noi siamo ancora dentro un meccanismo di escalation militare che va avanti e che viene alimentato e che si alimenta su sé stesso e di cui la prima vittima attualmente è l’Europa. In tutte le sue forme: Europa come Russia, Ucraina, come Unione Europea, Francia, Germania e così via. L’Europa è uscita dall’Europa come Unione Europea. Francia e Germania paesi dove vi è il dominio totale in questa situazione, sia quello dei paesi con governi di destra e di estrema destra è bene ricordarlo guerrafondai, hanno trascinato con sé tutti gli altri e quindi è una spinta propulsiva. E trovo un po’ ridicolo che si può dire però l’altra Europa più riflessiva di Macron e poi ci mettono sempre Draghi anche se non è vero perché in realtà è un paracarro degli Stati Uniti dentro l’Unione Europea. Ma la verità è che l’Europa che pensava di dialogare con la Russia non conta nulla e di fatto è dentro il campo militare. Già sussiste il vertice del G7 per altro che è una specie di sindacato di controllo della Nato. È bene ricordarsi che la Nato è fatta un po’ a scatole cinesi. È una matrioska fondamentale: ci sono gli Stati Uniti la matrioska al centro di tutto e sono loro che comandano. Poi un’altra matrioska un po’ più grande a turno che è il G7 e dopo la Nato che è diciamo così è il terzo livello e poi dopo ci sono altri paesi di confine, come l’Ucraina che sono aggregati alla Nato e sono un quarto livello anche se non sono formalmente della Nato, ma ormai ne fanno parte. Quindi al centro il nocciolo duro sono i potenti, gli Usa che comandano e che poi riuniscono il G7 che prende e impone decisioni alla Nato: tutto il resto non conta. In seguito, vi sono appunto i governi che vogliono fare di più, i polacchi e la Gran Bretagna. È il modello di governance della Nato e quindi dentro questo modello di governance è evidente che la decisione di fondo, che è stata presa, è quella di mandare avanti la guerra. La parola pace è stata abolita. La parola pace nel vocabolario della Nato e nel vocabolario dell’Unione Europea non esiste. La parola ultima, in questo momento, è vincere la guerra. Questa posizione ci sembrava la posizione di Johnson, del primo ministro polacco, ovviamente di Zelensky: vincere la guerra è diventata la posizione di tutti. Questa è la verità quindi poi ogni tanto Macron per ragioni interne elettorali dice che non bisogna umiliare Putin, ma la verità è che la pratica concreta in corso è quella di spingere ora la guerra, la guerra all’infinito e aumentare l’escalation e negare le trattative. Sottolineo che il G7 prima ci ha detto esplicitamente che non ci sono trattative e negoziati in questo momento da fare, ma solo la guerra, solo la guerra per cercare di sconfiggere la Russia. Quindi io credo che noi dobbiamo dire la cosa più semplice e più brutta: l’Italia è in guerra, siamo in guerra, siamo in guerra assieme alla Nato e chi si oppone alla guerra deve sapere che si oppone al fatto che il suo paese è in guerra.

Lei ritiene, alla luce delle tante manifestazioni e iniziative del popolo pacifista, che si possa finalmente affermare, anche a livello politico, il concetto di pace come presupposto della giustizia sociale?
Sì ma bisogna fare delle scelte nette, perché altrimenti ci giriamo troppo intorno e non si può diventare pacifisti quando si tratta di prendere i voti e poi stare con i governi guerrafondai. Non è questo. Non si può fare. È necessaria una coerenza pacifista. Dico questo perché oggi abbiamo una maggioranza politica guerrafondaia che va da Draghi a Letta fino a Giorgia Meloni passando per Leu, per Salvini e per Berlusconi. Penso che questa sia una grande discriminante: ossia considero ridicolo e dannoso che ci siano persone che si dicevano e dichiaravano pacifisti e che poi magari sul piano politico finiscono per allearsi con il partito della Nato e della Confindustria che oggi è il Partito Democratico o che comunque diano un sostegno diretto e indiretto dal governo Draghi. È una discriminante politica. Il partito della Pace esiste se appunto in politica non si fanno trasformismi perché altrimenti non è il partito della Pace è un partito trasformista che usa la parola pace perché ogni tanto serve perché la maggioranza degli italiani è contro la guerra. Però il partito della Pace oggi ancora non l’ho visto. Non esiste. Questa è la verità. Noi siamo di fronte a una crisi profondissima della nostra democrazia. Perché quando noi abbiamo il 55- 60% degli italiani che dicono di essere contro la guerra, contro il coinvolgimento dell’Italia in guerra, e sono contrari all’invio di armi, e abbiamo invece il 95% del Parlamento che vota per continuare la guerra – perché di questo si tratta – noi siamo di fronte a una crisi enorme di democrazia. O questo 55 per cento trova una sua rappresentanza contro il 95, oppure questo 55 non porterà a niente e sarà imbrogliato.Nonostante la costante propaganda di guerra e la narrativa di paura a favore dell’ingresso nella Nato, domenica 26 giugno 2022, migliaia di attivisti pacifisti e persone di varia estrazione e appartenenza politica hanno manifestato per la pace attraversando la capitale spagnola Madrid. Oltre all’opposizione alla Nato, si protestava con cartelli su cui era scritto “Basta spese militari: soldi a scuole e ospedali”. “Non paghiamo le tasse per le guerre Nato”. Questa è una netta dimostrazione contro ogni tipo di violenza e una ferma risposta della popolazione al vertice Nato che si è tenuto a Madrid dal 28 al 30 giugno 2022?

Sì certo è stata una manifestazione importante e sottolineo che una settimana prima sempre a Madrid vi è stata un’enorme manifestazione contro la strage criminale di Melilla dove sono stati massacrati dalla polizia marocchina e da quella spagnola, decine e decine di migranti e qui siamo a un punto centrale. Cioè non vi è dubbio che la lotta per la pace è una lotta per mettere in discussione proprio quei disvalori e principi su cui invece si sta facendo la guerra. Voglio sottolineare questo aspetto. Noi siamo in guerra e stiamo trasformando l’Europa in una fortezza guerrafondaia.

L’ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato è una gravissima infamia ai danni del popolo curdo.

 
Noi siamo in guerra e stiamo trasformando l’Europa in una fortezza guerrafondaia che non solo fa la guerra verso l’esterno ai nemici come la Russia, ma fa la guerra ai migranti e fa la guerra agli altri popoli perché noi non possiamo dimenticare l’accordo infame tra Turchia, Finlandia, Svezia di cui sono tutti corresponsabili. Tutti. Ho visto la scena vergognosa di Draghi che di fronte a una giornalista che gli faceva la domanda e gli chiedeva “lei cosa penso dell’accordo” è scappato e non ha risposto. Ha fatto una cosa proprio, come si dice, da finanziere che non vuole parlare e qui c’è un accordo infame per cui un popolo, quello Curdo, è stato consegnato al suo aguzzino Erdogan in cambio del fatto che Svezia e Finlandia entrano e si riarmano e fanno la guerra e partecipano alla guerra in Russia. Cosa esiste di più infame di questo? anzi di altrettanto infame c’è l’accordo del socialista Sanchez del governo di sinistra che ha portato alla strage di Melilla. Perché è bene ricordare che Melilla è retaggio del colonialismo europeo in Africa. È bene ricordare che il Marocco con Erdogan, con i tagliagole libici e per conto nostro, fanno il lavoro sporco di assassinare i migranti. Il Marocco aveva un contenzioso aperto con la Spagna, in quanto la Spagna fino adesso aveva dato copertura e aiuto al popolo Sahrawi che è un popolo oppresso dal Marocco, sono i curdi del Marocco. Sono un popolo a cui è stata portata via la terra. Sono un po’ i palestinesi del Marocco, i curdi del Marocco. E allora il Marocco aveva fatto capire alla Spagna che se avesse continuato a sostenere il popolo saharawi non avrebbe più fatto il cane da guardia alle frontiere e quindi il governo spagnolo, l’infame governo spagnolo, ha sottoscritto un accordo come hanno fatto Finlandia e Svezia, in cui sostanzialmente ha abbandonato il popolo saharawi ai marocchini e in cambio i marocchini fanno quello che vediamo in televisione massacrano i migranti per conto degli Spagnoli. Voglio chiedere davvero se questa è una Europa da difendere o è un Europa da cancellare. Questa è una infamia. Questa è un’Europa che non ha stabilito dei valori di democrazia. Ma che ha ormai stabilito e imposto il fascismo alle sue frontiere. Perché sostanzialmente fascismo e razzismo comandano adesso alle frontiere in Polonia; si accolgono gli ucraini, ma tutti i popoli che hanno la pelle scura vengono abbandonati e ricacciati indietro. Vedi, siamo di fronte, ripeto, a un meccanismo generale di corruzione dei valori e della democrazia europea e tutte le manifestazioni che ci sono state come quella del 26 giugno 2022 non a caso sono manifestazioni che mettono assieme tutto: migranti, la difesa dei diritti dello Stato Sociale, no al riarmo, no alla guerra perché siamo senza una posizione di carattere complessivo a questo regime euroatlantico come si definisce. Questo regime euroatlantico è il nostro nemico e noi lo dobbiamo contrastare.

Cremaschi, quali sono i risultati del controvertice Nato a Madrid?
Ci sono stati due controvertice prima a Bruxelles mosso da alcune istanze di sinistra e poi un altro a Madrid: i risultati sono di mobilitazione. Ho già detto prima: bisogna costruire ancora un vero fronte e non bisogna dimenticare che ci sono anche divisioni di quello che una volta era il movimento attivista che nel 2003 e 2004 era in piazza contro le guerre in Iraq e Afghanistan. Attualmente non esiste un movimento di quella dimensione, non è paragonabile. Non bisogna dimenticare che esiste una parte della sinistra, almeno di quella che si chiama sinistra, che fa la guerra, sono governi socialdemocratici quelli che hanno venduto i saharawi. Sono governi di sinistra quelli che hanno venduto i curdi. C’è uno spostamento a destra reazionario dell’asse politico, diciamo così dell’Europa, che arriva a toccare anche parti di quelle che erano le retrovie dei movimenti. Quindi l’impegno oggi a costruire il movimento per la pace significa partire da una posizione che almeno nei palazzi del potere è di netta minoranza e bisogna averne concezione.

Chi rappresenta gli italiani al vertice Nato? 
Il peggio dell’Italia è rappresentato dal peggiore che per me è Draghi. Quindi penso che dobbiamo costruire un autunno contro la guerra e contro Draghi.

Esistono controproposte unitarie a livello europeo?
Sono state fatte. Ci sono stati appelli, soprattutto all’inizio, quando sembrava che ci fosse una fase di trattativa verso marzo-aprile. Sono usciti appelli di Podemos e di una parte, non tutta, delle forze di sinistra Europea per il negoziato e per la pace. Devo dire onestamente che in questo momento, con questa recrudescenza della guerra, con questa intensificazione della guerra, queste proposte sono state travolte.

Il Disarmo nucleare, attraverso la ratifica del trattato TPNW di cui si è discusso ultimamente alla conferenza internazionale di Vienna, può essere un punto fondamentale per accelerare la fine della Nato?
La Nato con il documento di strategia 2022 dice esattamente che il nucleare è uno dei pilastri, uno dei pilastri portanti della Nato. Si dice che ci sono tre tipi di pilastri della guerra Nato che sono il riarmo convenzionale, l’armamento nucleare, e la guerra cibernetica e informatica. La Nato intende investire su tutti e tre i fronti: guerra nucleare, guerra convenzionale, e guerra informatico-cibernetica. Anche su questo però voglio sottolineare una cosa: il voto in Italia del Parlamento. Il Parlamento che, invitato a partecipare alla conferenza per la proibizione delle armi nucleari a Vienna, non si è presentato. Il governo italiano sta installando bombe nucleari, credo che noi dobbiamo sottolineare la gravità e la criminalità del governo Draghi. Un governo di guerra che sta portando l’Italia per la prima volta dal 1945 verso una guerra mondiale.

Ma come facciamo in Italia a raggiungere i risultati delle ultime elezioni francesi dove la sinistra quella vera, quella autentica ha ottenuto ottimi risultati? È prevista qualcosa del genere qui in Italia?
Presto faremo una prima assemblea con varie forze. È necessario investire sempre in forze alternative. Io credo che la guerra definisca un gigantesco spartiacque. Chi è per la guerra sta di là, chi è contro la guerra sta di qua. È necessario compattare le forze contro la guerra. Credo che questo sia un lavoro essenziale. La Francia ci lavora da circa una decina di anni e noi è chiaro che non possiamo certo pensare di recuperare i nostri disastrosi ritardi. Però bisogna mettere in moto un percorso. Credo che lo dobbiamo fare adesso. Se non ora quando? Come si dice.

Tussi – Cremaschi (Odissea, luglio 2022)

https://libertariam.blogspot.com/2022/07/nato-e-guerra-giorgio-cremaschi.html

PRESSENZA – International Press Agency

Intervista a Giorgio Cremaschi. Dalla Nato nasce la guerra, ma la pace è più forte

https://www.pressenza.com/it/2022/07/intervista-a-giorgio-cremaschi-dalla-nato-nasce-la-guerra-ma-la-pace-e-piu-forte/

Unimondo: la pace è più forte:

https://www.unimondo.org/Notizie/La-pace-e-piu-forte-229844

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Noi non ci arruoliamo. Voci contro la guerra

Noi non ci arruoliamo. Voci contro la guerra

NOI NON CI ARRUOLIAMO Trasmissione Televisiva
Noi non ci arruoliamo. Voci contro la guerra
Report/sintesi di Laura Tussi
La società civile si sta mobilitando con tutti i mezzi per creare un tessuto sociale consapevole dei rischi che tutti noi stiamo attraversando.
Migliaia di persone scendono in piazza per dire NO a possibili escalations militari e quindi è importante discutere su cause e alternative a questa situazione di paura globale.
Questo di Contropiano uno dei tanti incontri online che stanno lavorando in tal senso per costruire la pace e quindi è importante darne massima evidenza.
Alessio Ramaccioni presenta il titolo del tema dello spazio di Contropiano sulla guerra analizzata dal punto di vista politico e dell’informazione e dell’economia da quando si respira un clima da interventismo sdoganato dai mezzi di comunicazione di massa.
Giorgio Cremaschi dice che siamo di fronte a una propaganda di guerra violenta per cui chi non è disposto a fare la guerra è schiavo del nuovo Hitler ossia Putin.
Ma la grande maggioranza del paese chiede misure politiche e compromessi di pace con Putin per fermare la guerra.
La nostra posizione è una spiegazione perché noi non siamo filo Putin.
Ma neanche con la Nato.
Questa invasione di Putin è l’ultimo capitolo di aggressione di Stati Uniti e Nato nei confronti di tutto il mondo.
Non ci sono buoni e cattivi nelle relazioni mondiali, ma il diritto e la legalità internazionali.
Tutte queste guerre imposte dalla Nato sono inaccettabili e la guerra dovrebbe essere cancellata come strumento delle relazioni internazionali.
Ci vorrebbe una corte internazionale contro i crimini di guerra.
Siamo di fronte al fatto che per la prima volta non è la Nato che decide i buoni e i cattivi, ma la Russia.
Adesso anche il governo russo ha sconvolto tutti questi equilibri. L’Italia è in una guerra che non impegna direttamente i nostri soldati, ma i mercenari, i volontari eccetera.
Un coinvolgimento anche perché mandiamo le armi e siamo coinvolti per una serie di escalations.
Il primo paese europeo che perseguita gli Lgbt ed è contro l’aborto è la Polonia che sta trascinando i paesi più riluttanti verso impegni militari più forti in alleanza con la Nato.
La Polonia è il primo stato violatore dei diritti umani in Europa.
È uno Stato fascista. Noi siamo contro le logiche di guerra, mentre tutte le autorità ci portano verso un’escalation militare. Vi è un modo per fermare la guerra? La sensazione è che le nostre autorità vanno verso la terza guerra mondiale.
Per fermare la violenza, occorre fermare le armi con trattative e negoziati di pace. La guerra genera guerra. Occorrono compromessi di pace.
Costantino Saporito: ho vissuto la guerra in Jugoslavia e noi abbiamo deciso di partire per dare assistenza ai profughi. Noi portiamo in salvo i profughi verso i luoghi sicuri e sempre per portarli fuori dalla guerra perché diciamo basta guerra: è tutto assurdo. A tutti chiediamo cosa volete e loro rispondono: la pace. La mia testimonianza di persona normale è quella di prendere i profughi, gli ultimi della terra e di un processo che è quello di distruzione che produce tanti profughi che hanno bisogno.
Bisogno di tutto.
Occorre un nuovo inizio di integrazione totale.
La mia è una testimonianza di viaggi per salvare i profughi.
Mi devo occupare di questo viaggio di salvezza.
Per salvare i profughi. Apriamo le porte delle case e del cuore a chi scappa dalla guerra in maniera totale globale.
Giorgio Beretta: l’Unione Europea vuole inviare armi in Ucraina che finiscono nelle mani del battaglione Azov di dichiarata ispirazione nazista.
Al contrario occorre portare le due parti al tavolo delle trattative. I nostri politici hanno abdicato al proprio ruolo diplomatico.
La richiesta di cessate il fuoco, di ritiro delle truppe dalla Russia e risarcimento all’Ucraina, il ritiro dei contingenti nato in est Europa che stanno continuando aumentare: questo noi chiediamo.
Altrimenti è una logica sbagliata. Chiediamo l’autonomia della Repubblica del DonBass sul modello del sud Tirolo e dell’Alto Adige.
L’Ucraina decide il proprio corso politico, ma deve dare autonomia a queste regioni.
L’autodeterminazione di un popolo non deve essere a discapito del popolo stesso né della sicurezza internazionale, ma la possibilità all’Ucraina di fare accordi commerciali con l’Europa bisogna darla. La questione commerciale bisogna tenerla aperta. L’altra questione dirimente è quella che occorre pensare a un modello di difesa europeo alternativo rispetto alla Nato che va sciolta. La Nato sta diventando un motivo di insicurezza a livello mondiale.
Vi sono molti interessi di lobby e di politici nell’industria militare.
È sempre più necessario un diverso modello di difesa europeo di tipo difensivo e sostenibile che contempli la difesa civile non armata e non violenta. Alex Langer diceva che è venuto il momento di mettere in campo i corpi civili di pace e di intermediazione e interposizione.
Invece i paesi europei continuano la rincorsa al riarmo. Bisogna ripensare il modello di difesa e sicurezza innovativo e alternativo.
Nicoletta Dosio: in valle sappiamo cosa significa occupazione militare. La nostra valle è occupata militarmente dai militari dal 2011. Anche il nostro paese è strumento e attore di una guerra con l’Europa di Maastricht del 1991 con la prima guerra del Golfo. Noi stiamo dalla parte di tutti i popoli che subiscono la guerra.
Rosa Luxemburg diceva che il militarismo e la guerra sono uno spreco enorme che avvantaggia solo le classi capitaliste. Brecht diceva che la guerra che verrà non è la prima e fra i vinti la povera gente fa la fame e tra i vincitori la fame la fa sempre la povera gente.
Dalla nostra valle che è luogo su cui si applica lotta penale al nemico diciamo no alla guerra.
La nostra valle è percorsa dai profughi che fuggono da guerre e fame.
La Polonia e l’Ungheria non lasciano passare i profughi. Siamo dalla parte di chi è contro la guerra.
Attuiamo la lotta contro la Nato: no alla Nato.
Mio nonno morì al fronte nella prima guerra mondiale per polmonite fulminante. Lui era contro la guerra. Non sparava avanti, ma solo in alto, perché non vedeva nemici davanti a sé, ma solo esseri umani.
Sergio Cararo: in questi giorni si tiene il vertice tra Nato e consiglio europeo. Vi è un forte incremento delle spese militari e l’aumento di fondi per l’esercito e per il complesso militare industriale europeo.
Draghi ha detto che il primo problema è quello dei Balcani. Non vorrei che il primo test della bussola strategica europea siano ancora i Balcani. È qualcosa di inquietante. L’informazione di guerra è colta però in contropiede dalle manifestazioni per la pace.
Le manifestazioni sul territorio di questioni popolari hanno fatto saltare il solito schema sui pacifisti. I manifestanti di Roma come a Pisa dove sono stati bloccati i voli carichi di armi verso l’Ucraina. Due pezzi di società mobilitati contro la guerra.
La società italiana non coincide con le scelte del governo e del parlamento. Vi è una divaricazione tra la società reale e la società politica.
La società non vuole inviare armi.
Conclusione di Giorgio Cremaschi: noi siamo di fronte a una feroce propaganda di guerra che lascia un vuoto che il popolo sta riempiendo trattando e manifestando per la pace. Sconfiggere la Russia significa la terza guerra mondiale e il governo pensa che la società non sia in grado di capire questo.
Occorre combattere la guerra e lo spirito guerrafondaio ricominciando a discutere come si fa la pace.
Noi abbiamo un’élite politica ed economica che vuole la terza guerra mondiale contro la volontà della maggioranza della popolazione italiana.

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LE MILLE VOCI DEL PACIFISMO E DELLA NONVIOLENZA A SOSTEGNO DELLA PROPOSTA DELLA “TREGUA PASQUALE”

DA PEPPE SINI, GIANCARLA CODRIGNANI AD ANTONELLA LITTA, DA ALESSANDRO MARESCOTTI AD ANTONIA SANI, DA MAO VALPIANA A PADRE ALEX ZANOTELLI: LE MILLE VOCI DEL PACIFISMO E DELLA NONVIOLENZA A SOSTEGNO DELLA PROPOSTA DELLA “TREGUA PASQUALE”

In tutta Italia personalita’ e movimenti impegnati per la pace, i diritti umani, la difesa della biosfera e la nonviolenza esprimono vivo sostegno alla proposta della “tregua pasquale” promossa da papa Francesco per fermare la guerra e le stragi in Ucraina.
Che questa voce sovrasti il mostruoso frastuono delle armi assassine e giunga alle orecchie e ai cuori dei governanti di tutti i paesi coinvolti nella guerra scatenata dal folle e criminale governo russo.
Tregua pasquale: tacciano le armi.
Tregua pasquale: cessino i massacri.
Tregua pasquale: si fermi la guerra e si aprano negoziati di pace.
Tregua pasquale: torniamo tutte e tutti a riconoscerci esseri umani, fratelli e sorelle di un’unica umana famiglia in un unico mondo vivente.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Salvare le vite e’ il primo dovere.
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In calce alleghiamo alcuni appelli a sostegno della tregua pasquale diffusi nei giorni scorsi.

Il “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” di Viterbo

Viterbo, 15 aprile 2022

Mittente: “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt@gmail.com
Il “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” di Viterbo e’ una struttura nonviolenta attiva dagli anni ’70 del secolo scorso che ha sostenuto, promosso e coordinato varie campagne per il bene comune, locali, nazionali ed internazionali. E’ la struttura nonviolenta che oltre trent’anni fa ha coordinato per l’Italia la piu’ ampia campagna di solidarieta’ con Nelson Mandela, allora detenuto nelle prigioni del regime razzista sudafricano. Nel 1987 ha promosso il primo convegno nazionale di studi dedicato a Primo Levi. Dal 2000 pubblica il notiziario telematico quotidiano “La nonviolenza e’ in cammino”. Da alcuni mesi e’ particolarmente impegnata nella campagna per la liberazione di Leonard Peltier, l’illustre attivista nativo americano difensore dei diritti umani di tutti gli esseri umani e dell’intero mondo vivente, da 46 anni prigioniero innocente.

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Allegato 1. L’umanita’ intera sostenga la tregua pasquale proposta da papa Francesco e persuada ad accoglierla il governo russo aggressore, il governo ucraino e gli altri governi coinvolti nella guerra
La proposta di una “tregua pasquale”, formulata domenica 10 aprile da papa Francesco, trovi il consenso e il sostegno dell’umanita’ intera.
L’umanita’ intera faccia proprio questo appello a “una tregua pasquale; ma non per ricaricare le armi e riprendere a combattere, no!, una tregua per arrivare alla pace, attraverso un vero negoziato, disposti anche a qualche sacrificio per il bene della gente. Infatti, che vittoria sara’ quella che piantera’ una bandiera su un cumulo di macerie?”.
L’umanita’ intera faccia sentire la sua voce e persuada il governo russo aggressore, il governo ucraino e gli altri governi coinvolti nella guerra ad accogliere questo appello in nome del bene comune dell’umanita’. Ogni giorno in piu’ di guerra altri esseri umani vengono uccisi, ogni giorno in piu’ di guerra nuovi massacri e nuovi abomini vengono commessi, ogni giorno in piu’ di guerra avvicina il rischio della guerra nucleare che puo’ sterminare l’intera famiglia umana.
Cessino immediatamente tutte le uccisioni, le atrocita’, le devastazioni.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Salvare le vite e’ il primo dovere.

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Allegato 2. Tregua pasquale per fermare la guerra e salvare le vite
La tregua pasquale richiesta dal papa non e’ soltanto un grande appello religioso e morale, ma anche una concreta proposta politica e diplomatica che puo’ fermare la guerra e le stragi in Ucraina.
Ogni persona di volonta’ buona, ogni civile associazione, ogni istituzione democratica unisca la sua voce a quella del papa: si faccia un’immediata tregua pasquale.
Tutti i governi coinvolti nella guerra ascoltino la voce dell’umanita’: si faccia un’immediata tregua pasquale.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Salvare le vite e’ il primo dovere.
Sosteniamo e diffondiamo ovunque la richiesta della tregua pasquale.
Chiediamo a tutti i parlamenti e i governi di pronunciarsi ed impegnarsi per la tregua pasquale.
Si cessi immediatamente di uccidere: siamo una sola famiglia umana.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Salvare le vite e’ il primo dovere.

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Allegato 3. Fermare il massacro con la tregua pasquale
L’unica vera, adeguata, concreta e praticabile proposta di pace per fermare subito la guerra scatenata dal folle e criminale governo russo in Ucraina, l’ha formulata papa Francesco: la proposta di una “tregua pasquale” che facendo tacere le armi e cessare le stragi avvii un autentico negoziato che ponga fine a questo indicibile orrore.
Chiediamo a tutti gli esseri umani, a tutte le organizzazioni della societa’ civile, a tutte le istituzioni democratiche di sostenere la proposta della “tregua pasquale”.
Chiediamo a tutti i governi coinvolti nella guerra di fermare immediatamente il massacro accogliendo la proposta della “tregua pasquale”.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Salvare le vite e’ il primo dovere.

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Allegato 4. Ucraina, Russia, Italia, unite per la pace. I nonviolenti per la tregua di Pasqua
Pacifisti ucraini, russi e italiani a sostegno della “tregua di Pasqua” di Papa Francesco.
I nonviolenti di Ucraina, Russia e Italia: I nostri tre popoli sono contro la guerra perche’ la conoscono. Siamo fratelli e sorelle.
Una dichiarazione congiunta: Ucraina, Russia e Italia unite per la pace: “Nessuna giustificazione alla guerra”. Si fermino le armi, subito la “tregua di Pasqua”.
I rappresentanti dei movimenti pacifisti e nonviolenti di Ucraina, Russia e Italia, lavorano insieme e si sono uniti per una dichiarazione congiunta, che viene diffusa in ucraino, russo, italiano e inglese, nei tre paesi. L’obiezione di coscienza e la resistenza nonviolenta sono le “armi” che possono segnare una svolta. Un segnale di pace, un passo per una trattativa dal basso, una diplomazia popolare. L’unica vera, adeguata, concreta e praticabile proposta di pace per fermare subito la guerra scatenata dal criminale governo russo in Ucraina, l’ha formulata papa Francesco: una “tregua pasquale” che facendo tacere le armi e cessare le stragi avvii un autentico negoziato che ponga fine a questo indicibile orrore. I nonviolenti sostengono la tregua di Pasqua di Papa Francesco con questo documento comune, rivolto ai tre governi e che parla ai tre popoli. La guerra, di aggressione e di difesa, sta distruggendo città e annientando vite, sta rendendo incerto il futuro dell’intera area, sta indebolendo l’Europa, spaccando l’opinione pubblica, sta impoverendo i popoli e arricchendo le industrie belliche. Dal Movimento pacifista ucraino, dal Movimento degli obiettori di coscienza russi e dal Movimento Nonviolento italiano, arriva un appello di unità, l’indicazione di una strategia comune, che vuole essere un primo elemento per costruire la Conferenza di Pace che dovrà sancire la fine della guerra e mettere le basi per un processo di ricostruzione e riconciliazione.
Movimento Nonviolento
14 aprile 2022
Per informazioni e contatti: Movimento Nonviolento, via Spagna 8, 37123 Verona, tel. e fax: 0458009803, cell. 3482863190, siti: www.nonviolenti.orgwww.azionenonviolenta.it
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Testo della Dichiarazione congiunta in italiano
I nonviolenti di Ucraina, Russia e Italia:
I nostri tre popoli sono contro la guerra perche’ la conoscono.
Siamo fratelli e sorelle.
Una dichiarazione congiunta
La guerra e’ il più grande crimine contro l’umanita’.
Non esiste guerra giusta. Ogni guerra e’ sacrilega.
Per questo siamo obiettori di coscienza, rifiutiamo le armi e gli eserciti che sono gli strumenti che rendono possibili le guerre.
Il conflitto tra Russia e Ucraina puo’ e deve essere risolto con mezzi pacifici, salvando cosi’ molte vite. Sappiamo che l’invasione russa in corso in Ucraina viola il diritto internazionale e che l’Ucraina ha il diritto di difendersi dall’aggressione armata, ma non possiamo accettare alcuna giustificazione della guerra, perche’ siamo persuasi che l’azione nonviolenta sia la migliore forma di autodifesa. Non possiamo accettare le narrazioni russe e ucraine che ritraggono questi due popoli come nemici esistenziali che devono essere fermati con la forza militare. Le vittime di questo conflitto, civili di diverse nazionalita’, muoiono e soffrono a causa delle azioni militari di tutti i combattenti. Ecco perche’ le armi e le voci dell’odio devono essere messe a tacere per cedere il passo alla verita’ e alla riconciliazione.
Facciamo parte dell’Internazionale dei Resistenti alla Guerra (W.R.I.) e dell’Ufficio Europeo per l’Obiezione di Coscienza (EBCO), e lavoriamo insieme in un unico grande movimento per la pace.
Ci rivolgiamo ai nostri governi (ucraino, russo, italiano) affinche’ attivino subito ogni strada diplomatica possibile per un tavolo delle trattative per il cessate il fuoco. I nostri popoli sono contro la guerra. I nostri popoli hanno gia’ subito l’immenso dramma della seconda guerra mondiale, hanno conosciuto i totalitarismi, e vogliono un futuro di pace per le nuove generazioni.
Siamo per il disarmo, siamo contro le spese militari; vogliamo che i nostri governanti usino i soldi del popolo per combattere la poverta’ e per il benessere di tutti, non per nuove armi.
Un inutile sforzo bellico non dovrebbe distrarci dalla risoluzione di urgenti problemi socioeconomici ed ecologici. Non possiamo permettere ai politici di gonfiare la loro popolarita’ e alle industrie militari di trarre profitto dall’infinito spargimento di sangue.
Conosciamo l’efficacia della nonviolenza come stile di vita e forza piu’ potente dell’ingiustizia, della violenza e della guerra. Stiamo lavorando sia per la resistenza nonviolenta alla guerra che per le trasformazioni sociali, sviluppando una cultura di pace che riportera’ i soldati ad essere civili e distruggera’ tutte le armi. Crediamo nella liberta’, nella democrazia, nei diritti umani e lavoriamo affinche’ i nostri paesi si rispettino a vicenda.
La coscienza individuale e’ una tutela contro la propaganda di guerra e puo’ salvaguardare dal coinvolgimento dei civili nella guerra. Faremo tutto il possibile per proteggere il diritto umano all’obiezione di coscienza al servizio militare nei nostri paesi.
Ci sentiamo come fratelli e sorelle, e siamo solidali con coloro che oggi soffrono a causa di questa guerra e di ogni altra guerra nel mondo.
Yurii Sheliazhenko, Ukrainian Pacifist Movement
Elena Popova, Russian Conscientious Objectors Movement
Mao Valpiana, Movimento Nonviolento italiano
Kiev, Sankt Peterburg, Verona, 14 aprile 2022
*
Comunicato stampa del Movimento Nonviolento, 14 aprile 2022
Ucraina, Russia e Italia unite per la pace:
“Nessuna giustificazione alla guerra”
Si fermino le armi, subito la “tregua di Pasqua”
I rappresentanti dei movimenti pacifisti e nonviolenti di Ucraina, Russia e Italia, lavorano insieme e si sono uniti per una dichiarazione congiunta, che viene diffusa in ucraino, russo, italiano e inglese, nei tre paesi. L’obiezione di coscienza e la resistenza nonviolenta sono le “armi” che possono segnare una svolta. Un segnale di pace, un passo per una trattativa dal basso, una diplomazia popolare.
L’unica vera, adeguata, concreta e praticabile proposta di pace per fermare subito la guerra scatenata dal criminale governo russo in Ucraina, l’ha formulata papa Francesco: una “tregua pasquale” che facendo tacere le armi e cessare le stragi avvii un autentico negoziato che ponga fine a questo indicibile orrore. I nonviolenti sostengono la tregua di Pasqua di Papa Francesco con questo documento comune, rivolto ai tre governi e che parla ai tre popoli.
La guerra, di aggressione e di difesa, sta distruggendo citta’ e annientando vite, sta rendendo incerto il futuro dell’intera area, sta indebolendo l’Europa, spaccando l’opinione pubblica, sta impoverendo i popoli e arricchendo le industrie belliche.
Dal Movimento pacifista ucraino, dal Movimento degli obiettori di coscienza russi e dal Movimento Nonviolento italiano, arriva un appello di unita’, l’indicazione di una strategia comune, che vuole essere un primo elemento per costruire la Conferenza di Pace che dovra’ sancire la fine della guerra e mettere le basi per un processo di ricostruzione e riconciliazione.
Movimento Nonviolento 14 aprile 2022

Accendi la Pace

Brano musicale della cantautrice, Testimonial di Pace, Agnese Ginocchio 

Accendi la Pace 

L’ultimo brano di Pace contro la guerra in Ucraina e nel mondo dedicato alla storia della “Fiaccola della Pace”

 

di Laura Tussi

 

Guerra in Ucraina, e non solo… “Fermiamo la guerra, Accendiamo la Pace”.

E’ uscito, proprio in un momento così drammatico che il mondo sta vivendo, l’ultimo brano della cantautrice per la Pace Agnese Ginocchio, dal titolo “Accendi la Pace”, dedicato alle vittime di guerra.

Nel meraviglioso e emblematico videoclip a corredo, in cui viene descritta la storia della Fiaccola della Pace, alcuni fotogrammi delle infinite tappe che hanno segnato l’incessante attivismo di una delle donne impegnate sul cammino di Pace della nostra terra.

Agnese Ginocchio, musicista, compositrice, attivista, testimonial, Presidente del Movimento Internazionale per la Pace e la Salvaguardia del Creato III Millennio,  è la seminatrice della nostra terra che sparge la Pace ovunque. E’ icona delle battaglie per la giustizia sociale, esempio incrollabile di educatrice dei popoli al rispetto della natura e dell’umanità. Con in mano una chitarra che traduce in musica la sua arte di pensare, con l’impegno personale speso direttamente sul campo, tra i giovani e tra gli adulti, ha costruito negli anni , un percorso fatto di amore, di solidarietà, di amicizia, di disponibilità ad offrire, dove ogni momento ed ogni iniziativa spinge l’umanità a lottare contro i soprusi, l’arroganza e la prepotenza nella speranza di un mondo dove non ci siano odio, discriminazioni, guerre. Formata alla scuola di padre Raffaele Nogaro Vescovo, di don Tonino Bello, don Lorenzo MIlani, di padre Alex Zanotelli.  Nel linguaggio che usa Agnese per cantare, per parlare, per comunicare, “Pace” non è mai una semplice parola, ma è sentimento, coscienza, necessità, che diventa virtù. Non esiste giorno senza la sua presenza nelle strade, nelle scuole, nelle città, nei borghi, tra la gente. Non vi è giorno in cui non venga impiantato un “albero della Pace” sul lunghissimo sentiero della Pace costruito tra i comuni della nostra massacrata terra. Di Agnese mi inebria il suo modo genuinamente tenace di insistere in un mondo che tende a scoraggiarsi e a deporre le armi, in un’epoca squallidamente vuota di princìpi morali, in un contesto sociale che non tollera le “ripetizioni” e che si scoccia di parlare di ideali. Agnese ripete all’infinito che le ingiustizie sociali dominano questa maltrattata terra. Non vibra corda o non urla parola se non per richiamare l’Umanità a rendersi conto che tutto potrebbe finire da un momento all’altro se non facciamo qualcosa, se non cambiamo, se i capi del mondo non si fanno l’esame di coscienza. Agnese è contro il silenzio che oscura tutti i mali che esistono sul pianeta. Agnese ama un mondo che non vuole amarsi, il mondo che stiamo perdendo, il mondo che sta svanendo tra crimini ambientali, nelle ingiustizie sociali, consumando violenze contro gli indifesi, i poveri e gli onesti. Tutte le gesta di Agnese, in tutti i campi in cui si offre da decenni volontariamente, sono autentici capolavori di umanità, generosi atti di partecipazione, attestazioni di incrollabile impegno.

La sua ultima canzone, “Accendi la PACE” dedicata alle vittime di guerra, (musica e testo di Agnese Ginocchio, arrangiamento del Maestro Niki Saggiomo) corredata di un video, in questo momento drammatico della storia che stiamo vivendo, fondatrice e presidente della sezione provinciale del “Movimento Internazionale per la Pace e la Salvaguardia del Creato Terzo Millennio” vuole essere, in ogni passo delle sue mirabili intenzioni, la voce e l’inno dei tanti giovani protagonisti della grande mobilitazione della Fiaccola della Pace, la grande Marcia itinerante con a capo la Fiaccola, dedicata ai percorsi della memoria storica dei 100 anni della grande guerra.
Una “memoria” che ha attraversato in tanti anni tantissimi comuni, dal più grande al più piccolo, di Terra di Lavoro e anche della Campania, coinvolgendo scuole e alunni, unendoli nel grido della Pace. ”Così esordisce il giornalista Nicola Ciaramella, direttore del Corriere di S. Nicola che alla cantautrice ha dedicato articoli e pagine intere del suo percorso impegnato:”Nel video-documentario che accompagna il brano, sono state riportate alcune delle Marce con la Fiaccola della Pace svolte in questi anni. “Impossibile riportarle tutte, -scrive Agnese Ginocchio in un suo post su facebook- mai basterebbe un solo brano. Durante il lavoro di montaggio mi son accorta che mancavano ancora tante scene, così ho deciso di allungarlo a oltre 15 minuti inserendo un altro mio brano composto anni or sono, ma tuttora attuale: si tratta di “Bandiere di Pace”, eseguito proprio alcuni giorni fa dagli alunni del plesso della primaria don Milani di Brezza dell’IC di Grazzanise, una delle nostre “Scuole di Pace”, durante la manifestazione della Pace “No War” contro la guerra in Ucraina. In realtà, “Bandiere di Pace” completa “Accendi la Pace”, proprio perché dedicato alla storia delle “Marce per la Pace”. I brani sono stati arrangiati dal maestro polistrumentista Niki Saggiomo di Napoli, che ringrazio per la pazienza dimostrata (a causa delle norme anticovid ha lavorato parecchio; infatti abbiamo dovuto inserire le parti del coro e le seconde voci rafforzate “a distanza” comunicando via whatsapp”), come ringrazio il coro Gospel africano della comunità dei missionari comboniani di Castel Volturno (le scene riprese sono presso la Chiesa del Centro Fernandez dove il coro si incontra). Ringrazio, infine, la rappresentanza simbolica degli alunni di scuole aderenti alla mobilitazione della Fiaccola della Pace e Rete Pangea di Scampia dove abbiamo girato un’altra scena presso il Giardino della Nonviolenza e dei Cinque Continenti, con i giovani di “Dignità e Bellezza” e con la famiglia di Stefania Formicola, il cui figlioletto ”Mario” ha partecipato alla parte di una strofa”. Per tutte le didascalie che compongono il video collegarsi alla pagina fb della cantautrice per la Pace ( link: https://fb.watch/bSTHf9Yyuy/ )  da dove si può accedere al video che accompagna il brano: Questo invece il link del brano su youtube:

 

NO ALLA GUERRA !

Facciamo appello a tutte e tutti coloro che ripudiano e odiano la guerra di partecipare domenica 6 marzo alla manifestazione davanti alla base militare di Ghedi.
Questa base è il simbolo e lo strumento della guerra più estrema e finale, quella nucleare. A Ghedi sono presenti le bombe atomiche e i bombardieri per usarle; e se ne vogliono installare di nuove criminalmente più efficaci.
Siamo a Ghedi per dire no alla guerra, per il cessate al fuoco immediato in Ucraina e per solidarietà a tutte le popolazioni che della guerra sono le vittime. Vogliamo il riconoscimento del diritto all’autodeterminazione e alla vita in pace del popolo ucraino e di quello del Donbass, di tutti i popoli.
Siamo contro ogni aggressione militare, quella di Putin oggi, quelle della NATO negli ultimi trent’anni.
Ci opponiamo alla decisione del Governo e del Parlamento di inviare armi in Ucraina, in totale violazione della Costituzione, che porta l’Italia in guerra. Vogliamo fermare l’escalation di rappresaglie e armi, alimentata da una isteria bellicista senza precedenti, il cui sbocco può essere la terza guerra mondiale.
Fermare la guerra vuol dire fermare la guerra non alimentarla.
Diciamo no alle armi nucleari che potrebbero essere smantellate con il Trattato per la proibizione cui aderisce la maggioranza dei paesi ONU e che è rifiutato dai governi italiani e della NATO.
Se si vuol la pace si deve costruire la pace, cioè disarmare e sciogliere le alleanze militari a partire dalla NATO.
Un mondo in pace è un mondo senza potenze dominanti , senza imperialismi, senza blocchi contrapposti.
Chiudete gli arsenali aprite i granai disse Sandro Pertini.
Oggi è vero e concreto più che più mai
NO ALLA GUERRA
Referenti:
Beppe Corioni e Giorgio Cremaschi
Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "NO ALLA GUERRA! NO ALLE ARMI NUCLEARI NO ALLE ARMI ITALIANE IN GUERRA NO ALL ITALIA IN GUERRA Presidio presso la base NATO di Ghedi Domenica 6 Marzo 2022 dalle ore 14.30 Aeroporto Militare di Ghedi, Via Castenedolo 85, Ghedi COMITATO CONTRO LA GUERRA BRESCIA"

Conflitto in Ucraina: intervista di Laura Tussi a Luigi Mosca

AgoraVox Italia

Conflitto in Ucraina: intervista di Laura Tussi a Luigi Mosca

Intervista di Laura Tussi a Luigi Mosca, fisico delle particelle elementari, ex Direttore del ‘Laboratoire Souterrain de Modane’. Membro delle associazioni: ‘Abolition des Armes Nucléaires’ e ‘Disarmisti Esigenti’.

La situazione attuale in Ucraina potrebbe avere una svolta diversa tenendo conto del TPAN, il Trattato Onu di Proibizione delle Armi Nucleari, ottenuto grazie al contributo importante dell’ICAN, la Campagna Internazionale per l’abolizione degli ordigni di distruzione di massa nucleari, di cui molte associazioni pacifiste a livello nazionale e mondiale sono parte, ed insignita del Premio Nobel per la Pace nel 2017?

Il TPAN, dal 22 gennaio 2021, data della sua entrata in vigore, fa parte del Diritto Internazionale, quindi, se il Diritto Internazionale verrà rispettato per quanto riguarda le armi nucleari, il TPAN dovrebbe allora impedire che il conflitto degeneri in una guerra nucleare regionale o addirittura mondiale. Purtroppo la Storia ci insegna che le violazioni del Diritto Internazionale non sono rare, ma si puo’ sperare che, anche indipendentemente dal TPAN, una simile follia estrema non si verifichi.

E’ veramente fondata l’ipotesi per cui l’escalation militare in Ucraina potrebbe avere esiti davvero irreversibili e sfociare nel baratro di una apocalisse nucleare?

L’Ucraina, dalla fine della Guerra fredda, normalmente non possiede più armi nucleari, quindi se queste venissero usate lo sarebbe da parte della Russia, qualora questa si trovasse in difficoltà con le sole armi convenzionali, cosa che potrebbe succedere in funzione dell’importanza dell‘appoggio strategico’ all’Ucraina da parte del complesso USA/NATO. Naturalmente è veramente sperabile che, qualunque sarà l’evoluzione di questo conflitto, una simile follia (come ho già detto) non si produrrà.

Questo Premio Nobel per la pace può apportare speranze a livello locale e mondiale?

Ritengo proprio di si’. Fino ad ora 134 Stati hanno aderito al TPAN (122 che hanno votato la sua adozione il 7/7/2017, e 12 che l’hanno firmato ulteriormente): tra questi, 59 l’hanno anche ratificato.

D’altra parte, il Premio Nobel ad ICAN ha ancora aumentato l’effetto di stigmatizzazione delle armi nucleari da parte del TPAN. Un effetto concreto è quello di oltre 100 agenzie di finanziamento (banche, fondi di pensione, etc) che hanno, in conseguenza, già deciso di cessare di finanziare le industrie che producono varie componenti degli armamenti nucleari!

Ora si tratta di convincere gli Stati che posseggono (od ‘ospitano’) delle armi nucleari a disarmare aderendo al TPAN. Qui la strategia è in buona parte ancora da inventare : per questo rimando, in particolare, ad un mio articolo sull’Agenzia di Stampa Internazionale ‘Pressenza’ dal titolo : « Entrata in vigore del Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari: quali prospettive ? »

Come possono legarsi i temi della Tassonomia Ue nucleare con il conflitto in Ucraina?

Qui rispondo con una domanda : “Riuscireste ad immaginare che cosa succederebbe se la Russia bombardasse anche uno solo dei 15 reattori nucleari installati in Ucraina?

La carenza di disponibilità del gas fornito dalla Russia potrà essere motivo di inserimento del nucleare nella Tassonomia Ue?

Certamente no! Sarebbe invece un forte motivo per accelerare al massimo la produzione di energie rinnovabili!

Non trovandomi io stesso in Ucraina non mi è possibile rispondere direttamente a questa domanda. Come ognuno di voi, sento o leggo, ora per ora, le informazioni : da come capisco vi è un insieme di paura e di determinazione (dai 18 ai 60 anni) a ‘difendere la Patria’…

Vi è pero’ un gruppo di pacifisti che ha lanciato un appello pressante e molto pertinente per una ‘descalation’ in vista di giungere a degli accordi di pace.

Il popolo ucraino si rende conto che la Nato ha interesse esclusivo a militarizzare i confini con la Russia e che la Russia ovviamente non è d’accordo?

Da come mi risulta, la popolazione ucraina appare molto ‘frammentata’ nelle sue convinzioni e orientamenti : vi è la componente russofona a l’Est e a Sud-Est, evidentemente su posizioni anti-NATO, vi è probabilmente una componente moderata, e poi una componente su posizioni di estrema destra, come il ‘Pravyj Sector’, e presenti anche nell’esercito (battaglione Azov) e che includono anche elementi neo-nazisti/neo-fascisti. Naturalmente vi è poi il Presidente Volodymyr Zelensky, che ha introdotto nella Costituzione il progetto di adesione dell’Ucraina nella NATO.

Intervista pubblicata il 23 febbraio, segue aggiornamento del 24 febbraio

Ecco un breve aggiornamento, tenuto conto degli eventi in queste ultime ore, a seguito della decisione di Vladimir Putin, questa mattina, di entrare in guerra con l’Ucraina, ufficialmente con lo scopo di ‘disarmarla’ per proteggere la popolazione russofona da un ‘genocidio’:

direi così, in modo molto sintetico : vi sono due provocazioni, in atto da diversi anni:

– quella della NATO che si è estesa praticamente fino ai confini con la Russia, in flagrante violazione della promessa (purtroppo solo verbale) di Reagan a Gorbatchev di NON estendere la NATO al di là della Germania riunificata,

– e quella del governo dell’Ucraina che non ha rispettato gli accordi di MinskII del 2015 che prevedevano la concessione di una relativa autonomia amministrativa al Donbass. Al contrario alla popolazione russofona è stato persino negato l’uso della lingua russa nello spazio pubblico (scuole, etc.) !

In conclusione : mentre è da condannare fermamente la decisione di Putin di invadere militarmente l’Ucraina (in particolare la sua delirante accusa di ‘genocidio’ della popolazione russofona), è necessaria anche una presa di coscienza delle responsabilità dell’occidente (il complesso USA/NATO) nel processo che ha condotto alla situazione attuale.

Personalmente, da diversi anni, propongo un’apertura di dialogo con la Russia, prima di tutto sullo statuto delle popolazioni russofone nei Paesi dell’Est, altrettante ‘bombe a ritardo’, di cui la prima sta già esplodendo in Ucraina e la prossima potrebbe essere nei paesi baltici dove, in Estonia ed in Lettonia, circa un terzo della popolazione è russofona e, per più della metà, si ritrova senza più alcuna nazionalità!

Inoltre questi due Paesi, che si trovano al confine diretto con la Russia, sono attualmente integrate nella NATO!

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La bandiera della pace

AgoraVox Italia

La bandiera della pace

In Italia, è diventata popolare durante la marcia Perugia-Assisi con Aldo Capitini

 

La bandiera della pace 

 

La bandiera arcobaleno ha raggiunto la massima popolarità e notorietà dal 2002 grazie alla campagna italiana ‘Pace da tutti i balconi’, che fu organizzata da Padre Alex Zanotelli come manifestazione di protesta contro la guerra in Iraq

 

di Laura Tussi

 

In questo momento, con una grave crisi in atto come quella Ucraina, raccontare la storia delle bandiere della pace vuole essere un grande monito per tutte le donne e gli uomini di buona volontà a praticare l’atto di esporre le bandiere arcobaleno, ovunque, nelle case, nelle scuole, nelle piazze, su tutti i balconi come è avvenuto in passato contro la guerra in Afghanistan e in Iraq.

 

Incerte ancora sono le origini della bandiera iridata quale vessillo della pace.

Nelle religioni, l’arcobaleno è segno del legame tra divinità e uomo, tra cielo e terra. Nelle antiche civiltà è spesso annuncio di tempi migliori. Pare siano stati gli Inca il primo popolo a dipingere l’arcobaleno su una bandiera e così fecero pure i nativi americani.

Nel 1900, la bandiera arcobaleno diventa vessillo dei movimenti per la pace. In Italia si diffonde dappertutto e la incontriamo nelle cronache delle manifestazioni per la pace già nel 1947. Erano costruite con pezzi di stoffa colorata e avevano un forte valore simbolico. Molte le iniziative che in quegli anni si fecero intorno alla bandiera iridata e con essa, come inaugurazioni, manifestazioni e altro ancora. In questo modo riferivano soprattutto le cronache del quotidiano l’Unità.

A Parma, in occasione dell’assemblea per l’elezione dei delegati al congresso della pace di Parigi, viene consegnata ad una staffetta la bandiera della pace che la polizia aveva fatto togliere dalla torretta della fabbrica Bormioli occupata. Dopo alcuni giorni la bandiera della pace è stata portata da un corteo di 500 ciclisti, tra cui donne e uomini, nel paese di Sala Braganza. La ‘bandiera pellegrina della pace’, come viene ormai chiamata da tutta la popolazione, verrà portata in corteo in altri centri della provincia e tornerà a Parma nell’anniversario della fine della guerra per partecipare ad una grande fiaccolata della pace.

Durante una manifestazione a Roma, un giovane si è arrampicato alle inferriate che proteggono le finestre del piano rialzato di palazzo Chigi e fra i commossi applausi dei presenti ha innalzato la bandiera iridata della pace. Durante le proteste contro l’arrivo delle armi americane in Italia, nella primavera del 1950, a Genova gli studenti dell’istituto Galilei abbandonavano le aule e si congiungevano nelle strade con i giovani operai. Sul monumento ai balilla, i giovani hanno issato la bandiera della pace.

A Roma in occasione della visita di Eisenhower, una grossa bandiera iridata è stata issata e ne sono state innalzate altre sui due più alti pali e pennoni dello stadio nel corso della partita Lazio-Bologna.

Altre bandiere sono state innalzate al mercato di Campo dei Fiori. Durante la visita in Italia del generale Ridgway, detto il generale peste, sulla spiaggia di Viareggio, provenienti da mare, sono apparse alcune bottiglie recanti, legate al tappo, bandiere della pace e scritte di protesta contro il generale della peste. A Carbonia, una grande bandiera della pace è stata issata a Monte San Milano.

A Firenze, sventolava sui capannoni la bandiera iridata della pace.

A Crotone, folti gruppi di ragazzi hanno percorso le strade all’imbrunire, recando bandiere multicolori con scritte di pace.

A Pisa, la polizia pretendeva anche che i vogatori rinunziassero a far sventolare sulle imbarcazioni tricolori le bandiere arcobaleno che erano state issate fra gli applausi della folla.

A Torino, una significativa manifestazione si è avuta dai giovani della “Grande motori” dislocata in via Cigna. Sono usciti dalla fabbrica con in testa la bandiera arcobaleno della pace.

A Siena nel 1951, sulla cima della Torre del Mangia è comparsa l’iridata bandiera della pace. A Pisa, la bandiera della pace veniva issata sulla torre pendente. A Roma, a San Lorenzo centinaia di bandierine arcobaleno sono state esposte dalle finestre sulle macerie dei bombardamenti.

A Torino, alla Fiat Ferriere, veniva innalzata la bandiera della pace sulla più alta ciminiera e, tolta da alcuni sorveglianti, veniva nuovamente issata dagli operai.

In Italia, è stata usata anche durante la prima edizione della marcia per la Pace Perugia-Assisi del 1961, da Aldo Capitini, fondatore del Movimento Nonviolento.

“La bandiera arcobaleno ha raggiunto la massima popolarità a partire dal 2002 grazie alla campagna italiana Pace da tutti i balconi, che fu organizzata da Padre Alex Zanotelli come manifestazione di protesta contro l’imminente guerra in Iraq. Grazie anche ad un certo riscontro mediatico, si calcola che furono esposte più di un milione di bandiere contro la partecipazione italiana alla guerra in Afghanistan e in Iraq” – da Wikipedia

 

Bibliografia:

L’incubo atomico:

  • Petrangeli Giulio, I partigiani della pace in Italia 1948-1953, in Italia contemporanea, 1999
  • Sereni Emilio, Per la libertà e la pace, contro la preparazione della guerra atomica. Discorso al Teatro Nuovo di Milano 1955, a cura del Comitato Milanese dei Partigiani della pace
  • Sorrenti Deborah, L’Italia nella guerra fredda. La storia dei missili Jupiter 1957-1963, Edizioni Associate, Roma 2003

Partigiani della pace:

  • Bobbio Norberto, la mia ‘coscienza atomica’ cominciò con Russell e Anders, in Giano, 1990
  • Parri Ferruccio, I missili e la pace, in Il Ponte, 1957
  • Movimento italiano della pace, Conferenza nazionale per la pace, 1958

 

Donne contro la guerra:

  • Luxemburg Rosa, Lettere contro la guerra, Berlino 1914-1918, Prospettiva, Civitavecchia 2004
  • Menapace Lidia, Chi ha paura delle donne in nero?, In L’Unità, 7 novembre 1990
  • Menapace Lidia, Ingrao Chiara (a cura di), Né in difesa, né in divisa. Pacifismo, sicurezza, ambiente, nonviolenza, forze armate. Una discussione fra donne, Felina, Roma
  • Morgantini Luisa, Donne soldato? No grazie, in Giano n. 28/1998

 

Approfondimenti su guerra e pace:

  • Bravo Anna, Donne contadine e Prima Guerra Mondiale, in Ricerche storiche, n.2, 1980
  • Lussu Emilio, Un anno sull’Altipiano, Einaudi, Torino 2000
  • Del Boca Angelo, La guerra d’Etiopia. L’ultima impresa del colonialismo, Longanesi, Milano 2010
  • Tranfaglia Nicola, Il fascismo e le guerre mondiali (1914-1945) Utet, Torino 2012

 

Riflessioni sulla contemporaneità:

  • Pugliese F., Abbasso la guerra. Persone e movimenti per la pace dall’800 a oggi, Grafiche futura, Mattarello – Trento
  • Pugliese F., I giorni dell’arcobaleno. Diario- cronologia del movimento per la pace, prefazione di Alex Zanotelli, Futura, Trento
  • Pugliese F., Per Eirene. Percorsi bibliografici su pace e guerra, diritti umani, economia sociale, Forum Trentino per la pace e i diritti umani, Trento
  • Pugliese F., Carovane per Sarajevo. Promemoria sulle guerre contro i civili, la dissoluzione della ex Jugoslavia, i pacifisti, l’ONU (1990-1999), Prefazione di Lidia Menapace, Introduzione di Alessandro Marescotti, Alfonso Navarra, Laura Tussi
  • Manifesti raccontano…Le molte vie per chiudere con la guerra,a cura di Vittorio Pallotti e Francesco Pugliese, Recensione di Laura Tussi, Prefazione di Peter Van Den Dungen, coordinatore generale della Rete Internazionale dei Musei per la Pace e Joyce Apsel, Università di New York
  • Strada G., Ma l’abolizione della guerra non è un’utopia di sinistra, in La Repubblica, 2006

 

Contributi femminili:

  • Franca Pieroni Bortolotti, La donna, la pace, l’Europa, Franco Angeli, Milano
  • Maria Montessori, La paix et l’éducation, Genève, Bureau International d’éducation, 1932
  • Anna Maria Mozzoni, La liberazione della donna, a cura di F. Pieroni Bortolotti, Mazzotta, Milano
  • Mirella Scriboni, in Guerre e pace, Marzo 2011

 

Approfondimenti sul pacifismo:

  • Pallotti V., Cinquant’anni di pace in Europa: eventi e immagini, a cura del centro di documentazione del manifesto pacifista internazionale, Bologna
  • Pallotti V., Perché? Guerra, corsa agli armamenti. Catalogo della mostra del manifesto contro… per una cultura di pace e nonviolenza, Bologna
  • Pallotti V., Camminare per la pace. Marce e cammini per la pace e la nonviolenza, Comune di Casalecchio di Reno – Casa per la pace “la filanda”, Bologna 2009

 

Approfondimenti:

  • Elorza, Documenti e discorsi del militare ingenuo, San Sebastian
  • Erasmo da Rotterdam, Contro la guerra, a cura di F.Gaeta, L’Aquila
  • Trattato sulla tolleranza, a cura di Palmiro Togliatti, Editori Riuniti Roma

 

Bibliografia ragionata:

  • Autori Vari, Bandiere di pace, Chimienti, Taranto
  • Aron, Pace e guerra tra le nazioni, tr.it. Comunità, Milano
  • Balducci E., Vinceremo noi pacifisti. Fosse anche tra mille anni, in L’Unità, 6 Marzo 1991
  • Bartels, L’Europa dei movimenti per la pace, in Giano n. 4/1990
  • Battistelli, Sociologia e guerra. Il problema della guerra nelle origini del pensiero sociologico, Archivio Disarmo, Roma
  • Bello Don Tonino, Alfabeto della vita, Paoline, Milano 2009
  • Bobbio, Il problema della guerra e le vie della pace, Il Mulino, Bologna
  • Collotti, G. Di Febo, (a cura di), Contro la guerra. La cultura della pace in Europa (1789-1939), Dossier Storia, Giunti, Firenze
  • Rochat G., L’Antimilitarismo oggi in Italia, Claudiana, Torino
  • Taylor, English History 1914-45. Oxford University Press

 

Analisi storiche:

  • Rochat G., L’antimilitarismo oggi in Italia, Claudiana, Torino
  • Rochat G., La tradizione antimilitarista del movimento operaio italiano, in La critica sociologica, 1976
  • Rochat G., Breve storia dell’esercito italiano dal 1861 al 1943, Einaudi, Torino

 

Analisi:

  • Branson, M. Haienemann, L’Inghilterra degli anni Trenta, Laterza Bari
  • Ceadel, Pacifismi in Britain, Oxford University Press

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PeaceLink – Campagna Ucraina

Link al video: https://www.youtube.com/watch?v=14yFyXDOPXY
Promossa da: PeaceLink
Campagna di mobilitazione contro le minacce di guerra in Ucraina e per la costituzione di comitati per la pace a livello locale.

La crisi in Ucraina e le tensioni fra Russia e Nato rischiano di sfociare in una guerra dagli esiti imprevedibili, che potrebbe degenerare in un confronto nucleare.

Contro l’escalation militare è importante mobilitarsi perché l’Italia e l’ONU svolgano un ruolo di distensione in questo difficile momento.

Voglio sostenere le iniziative di pace che facciano sentire la voce di chi ripudia la guerra, così come recita l’articolo 11 della Costituzione Italiana.

Con questa adesione esprimo la volontà di collaborare alle attività contro la guerra e di partecipare alla costituzione di un comitato per la pace a livello locale.

Hanno già aderito: Arci Lecce , Associazione “Humanfirst Italia” , Associazione Progetto Bici , Slow Food Lazio , Rete Antirazzista , Punto Pace PaxChristi Pistoia0 , Comitato provinciale Anpi Catania , Presidio Libera Don Peppe Diana , Movimento per la Decrescita Felice – Circolo di Ca , WarFree – Liberu dae sa gherra , Coordinamento LIBERA a Siena , Circolo Legambiente Pistoia , Presidio di Libera Lucca , Coordinamento LIBERA Pistoia , Comitato per la Pace di Bari , Anpi Zavattarello , A.S.C.E. Associazione Sarda Contro l’Emarginazione , PPPT PARTIRE CON I PIEDI PER TERRA , Circolo ACLI S. Polo , Chiesa di S. Andrea Gruppo Brasile ONLUS , Donne in Nero Reggio Emilia , CasaDelleDonne Viareggio , Associazione Reggiana per la Costituzione , CREIS Centro Ricerca Europea per l’Innovazione Sos , Ecologia e diritti , Rete Radiè Resch Associazione di solidarietà inter , Legambiente Versilia , Rete Donne in Nero – Italia , COMITATO RICONVERSIONE RWM , Punto Pace Napoli Pax Christi , Pax Christi Salerno , Il femminile è politico: potere alle donne , Rifondazione Comunista – Sinistra Europea , Anpi 7 martiri di Venezia , Sezione Anpi Erminio Ferretto di Mestre , Esodo associazione , Il richiamo del Jobél odv , Comitato Pace e Cooprezione Internazionale Comune , Arcisolidarieta’ Siracusa , Stonewall , Pax Christi Venezia Mestre , Gruppo Educhiamoci alla Pace – ODV , Centro di Pastorale Sociale e del Lavoro diocesi M , Casa degli Italiani , Sindacato Europeo dei Lavoratori , Mir Palermo , Donne per la Solidarietà , Gruppo di Democrazia Partecipata , Stella Maris Apostolato del mare , Associazione Genitori tarantini , Costruttori di Pace odv , Mani Rosse antirazziste. , Amici Silvestro Montanaro , Comitato Fermiamo la Guerra firenze , Rete Radie’Resch gruppo di Salerno , Associazione kyrios , Ennio Cabiddu, Circolo Legambiente Amerino , Comitato Ass. per la Pace Diritti Umani Rovereto , Associazione per la Pace , ASSOCIAZIONE CULTURA DELLA PACE , Francesco Lo Cascio, Centro Gandhi , Libera Taranto , Agenzia per la pace , Casa per la pace Grottaglie , Associazione Umanista Culture in Movimento onlus , PeaceLink , Comitato Intercomunale per la Pace del magentino , Adriana De Mitri, Alberto Cacopardo, Alessandra Mecozzi, alessandro capuzzo, Alessandro Marescotti, Angelo Baracca, Angelo Cifatte, Anna Ferruzzo , Annamaria Bonifazi, Annamaria Moschetti, Antonello Rustico, antonio bruno, Antonio Ghibellini, Antonio Mazzeo, Cinzia Zaninelli, Dale Zaccaria, Domenico Gallo, Domenico Palermo, don Antonio Panico, don Marco Tenderini, Elio Pagani, Emanuele De Gasperis, Enrico Peyretti, Francesco Iannuzzelli, Fulvia Gravame, Gaia Pedrolli, Gianni Alioti, Giovanni Matichecchia, Giovanni Pugliese, giovanni scotto, Giuliana Dettori, Giustino Melchionne, gregorio piccin, Jason Nardi, Laura Tussi, loredana Flore, Luisa Morgantini, Marco Dalbosco, Marco D’Auria, Marco Trotta, Mariaclaudia Salvaggio , Massimo Wertmuller , Massimo Castellana, Mauro Biani, Michele Boato, nanè giuseppina, paolo candelari, Paolo Crosignani , Paolo Moro, paxchristi_paronetto@yahoo.com , Pierangelo Monti, Raffaello Zordan, Riccardo Iacona, rossana de simone, Suor patrizia Pasini, tiziano cardosi, turi palidda, Vittorio Agnoletto

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USA, Russia, Ucraina: cosa sta accadendo? 

Prossimamente sul Sito del Partito della Rifondazione Comunista

USA, Russia, Ucraina: cosa sta accadendo? 

di Laura Tussi

In collaborazione con Maurizio Acerbo, segretario Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista/ Sinistra Europea

Siamo in diretta sulla pagina del partito della rifondazione comunista  e dei giovani comunisti per trattare dell’evoluzione dell’escalation della crisi in Ucraina, USA, Unione Europea, Russia e Nato, afferma Maurizio Acerbo, Segretario Nazionale PRC/SE. Questa situazione di aspro conflitto è una tensione sempre più pressante: è una guerra nel cuore dell’Europa.
Una seconda guerra fredda che coinvolge, oltre alla Russia, la Cina.
L’informazione massmediatica è orientata in maniera acritica rispetto alla versione statunitense.
La situazione ai confini della Russia è definita la più pericolosa nel mondo. In questo webinar e seminario online intervengono varie personalità: Alberto Negri, giornalista e inviato di guerra. In un paese dove l’informazione porta ‘l’elmetto’ è bene che gli spazi indipendenti siano riconosciuti.
Barbara Spinelli europarlamentare e grande giornalista. Eleonora Forenza ex europarlamentare. Silvio Marconi che ha scritto il libro “Donbas, i neri fili della memoria rimossa”. Giovanni Savino che vive in Russia e insegna storia contemporanea in una università a Mosca. Gregorio Piccin il responsabile Pace di rifondazione comunista.
Alberto Negri ha scritto sul quotidiano Il manifesto un articolo molto interessante sulla crisi come simulazione di guerra di carattere economico per l’approvvigionamento di gas tra la Russia e l’Europa.
Alberto Negri sul quotidiano Il Manifesto scrive che pare evidente che per il gas vi è una battaglia in corso con entrambe le amministrazioni americane di Trump e Biden.
La Russia fornisce il 40% del gas in Europa.
L’Italia ha una forte dipendenza dalla Russia di un terzo dell’approvvigionamento del gas. Gli Stati Uniti cercano di colpire la Russia sulle forniture del gas e ha aumentato le forniture del gas alla Cina.
Gli USA vogliono staccare l’Europa dalla dipendenza della Russia. Gli Stati Uniti hanno come alternativa il metano. I russi hanno il gas meno costoso: è un problema economico ed ecologico.
Gli Stati Uniti non sono un’alternativa e hanno stroncato le altre forniture. In Libia hanno creato profughi e instabilità nel Mediterraneo per le forniture di gas e per l’instabilità in Libia si interviene nel 2011 contro Gheddafi.
Nel 2018 gli Stati Uniti vedono l’uscita dal trattato nucleare con l’Iran, il secondo paese al mondo per riserve di gas. In tutti questi paesi vi sono embargo e sanzioni statunitensi e il gas scarseggia in Europa. Gli USA ostacolano le situazioni geopolitiche in medio oriente.
Nel 2011 Assad fa un accordo con l’Iran per il gasdotto che doveva arrivare fino alle sponde del Mediterraneo. Perché non si voleva costruire questo gasdotto? poi si è innescata una dipendenza forte dalla Russia. Gli USA vogliono trarre vantaggi economici. La Merkel ha acettato il gas e le forniture USA. Non ci può essere guerra per motivi energetici e strategici perché il conflitto in Ucraina non è ben visto dalla Cina.
I cinesi sono più interessati alla stabilità perché le merci passano attraverso la Russia e per questo la guerra è improbabile. Purtroppo gli europei sono risucchiati dai populismi dell’Est e la questione Ucraina non si può gestire solo con l’entrata nella Nato e nell’Unione Europea.
L’Ucraina e Kiev si sono già confermate come dentro la Nato e l’Europa, perché si sono concessi i finanziamenti ai partners militari, alla Nato.
La questione statunitense è la situazione che adorano perché riporta a avere il nemico russo non tanto per la Russia e la Cina, ma per lo spauracchio per noi europei clienti degli USA.
Questa crisi è una tensione e un clima di propaganda che fa perdere di vista gli interessi dell’unione europea. La Russia in realtà è un pezzo di Europa. Noi Europa cadiamo nella trappola degli USA. La Nato la paghiamo noi e decidiamo cosa fare.
Nel libro “Fuga da Kabul. Il ritorno dei talebani in Afghanistan” si sostiene che il discredito del ritiro dall’Afghanistan ricade sull’Europa, e su tutto l’occidente.
I profitti creati vanno agli USA e le perdite le paghiamo noi con l’aumento del costo del gas e della luce.

Barbara Spinelli:La questione è parallela allo sfondo che delinea Negri. Il quadro disegnato da Alberto Negri è giusto. Il paradosso in Europa consiste nel fatto che sono tutti atlantisti, tutti sostenitori della costituzione e della resistenza partigiana antifascista, a parole, ma poi è subentrato l’europeismo e con il PD il vero titolo per loro, per un ruolo istituzionale è essere atlantista.
L’ideologia atlantista. I Verdi tedeschi che dovrebbero essere ecopacifisti cambiano le loro posizioni in atlantiste in tratti di identificazione con la Nato in una visione caratteristica con ‘l’elmetto’. L’atlantismo è una ideologia basata su una non realtà, uno strumento propagandistico in un momento in cui la ragione per cui la Nato fu costruita nel dopoguerra non ha più senso e adesso serve come modello di dominio USA in Europa e su altri scacchieri militari e geopolitici e strategici.
Gli Stati Uniti sono interessati all’Europa e all’estremo oriente. Questa russofobia che regna nell’informazione è un atteggiamento molto bellicoso verso la Cina e Taiwan. Questa è disinformazione: il governo russo si dà per scontato che ha invaso l’Ucraina. Si parla di presenza di soldati russi nei confini con l’Ucraina sul territorio russo. Subentra un silenzio totale sulle manovre nato in Ucraina iniziata nel settembre del 2021. Manovre con USA in testa. E tra cui anche l’Italia. L’esercitazione militare Rapid trident sul territorio ucraino. Questo allarmismo sulla progressiva invasione russa è un modello di interventismo. Se ne sono visti molti altri. Gli Stati Uniti e l’Ucraina vogliono ristabilire l’interventismo militare con la Nato e con l’Australia e il Giappone e la Corea del sud.
L’aspetto insopportabile è che la guerra per il gas è presentata come una battaglia per i diritti umani, per la pace del mondo libero. Per un atteggiamento che contrasti e riveli queste politiche non sussiste nessuna sinistra forte. Ma la sinistra classica storica del PD è di un atlantismo disinformatore e acritico. I Verdi hanno posizioni atlantiste in Germania, ma anche in Francia.
La sinistra non può allearsi con i Verdi che in Francia vogliono l’interventismo in Ucraina, in modo ipocrito, per i diritti dell’uomo e in nome dei diritti umani. Noi continuiamo a lavorare per costruire una sinistra europea. In Italia sono recisi i legami con la storia della sinistra dal movimento popolare socialista italiano. Il socialismo con il comunismo in passato in Italia erano sempre in autonomia dagli USA. Attualmente abbiamo le piaghe dell’atlantismo e del neoliberismo. In passato la sinistra italiana e l’Europa erano vicine alla sinistra latinoamericana. Invece negli ultimi anni sono contro i governi di sinistra dell’America latina. Il vecchio comunismo era in grado di criticare l’unione sovietica. Oggi persiste al contrario una politica di complicità dei nostri governi rispetto alla Nato e alla guerra di Erdogan contro i curdi.

Eleonora Forenza: il dramma ai confini dell’Europa con la complicità dell’Europa e dei politici italiani. È la questione del ruolo europeo nella vicenda dell’Ucraina dal 2014 a oggi e l’esperienza della carovana antifascista in Donbass nel 2017 organizzata dalla Banda Bassotti. La partita del gas e la questione Ucraina e l’atlantismo sono come una nuova religione con l’allargamento a Est della Nato. La questione Ucraina non si svincola dal movimento paramilitare neonazista e in Ucraina il negazionismo è forte. Vi è una connessione con il rafforzamento dei movimenti neonazisti.
Nel 2014 il presidente del parlamento europeo convoca la sessione parlamentare europea alla presenza e all’approvazione dell’assemblea dell’Unione europea e dell’Ucraina che contempla il flusso di denaro con il trattato di libero scambio tra Europa e Ucraina, implementato per correggere lo slancio e rafforzare l’esportazione dall’Ucraina all’Europa. Si chiudono i commerci con la Russia. Qui il rapporto tra Europa e Ucraina e la politica di liberalizzazione.
Nel 2017 il ministro degli esteri ucraino si reca a Bruxelles per suggellare una politica di liberalizzazione. Il ministro degli esteri Ucraino ha fatto pervenire alla Farnesina l’ordine di bloccare la carovana antifascista in Donbass.
A questo punto richiedono l’arresto e l’estradizione della carovana antifascista al fine di essere processata dal tribunale ucraino per azioni terroristiche. Noi della carovana antifascista avevamo le valigie cariche di generi di prima necessità perché dal 2014 nel fronte e come esito della politica Ucraina fascista ci fu la messa al bando del partito comunista ucraino. Sollevazione nell’aprile del 2014. La narrazione è riunificata nei media come incipiente invasione della Russia e con connivenze con i neonazisti e la Nato. Con la disinformazione, gravi violazioni nella stampa in Ucraina. I collaborazionisti con i nazisti, ma non vi è nessuna traccia nell’informazione italiana. Gli accordi di Minsk prevedono che l’Ucraina è uno Stato multinazionale con le repubbliche che hanno diritto di veto sull’Europa e la Nato.

Silvio Marconi:Ricostruisce il profilo e i caratteri delle forze neonaziste che dopo il 2014 hanno un peso enorme in Ucraina.
Si è parlato degli accordi di Minsk e sono di compromesso sull’ istituzione della Nato in Occidente. L’Ucraina voleva liquidare le repubbliche del Donbass. Compromesso sul territorio fallito dell’Ucraina di liquidare le repubbliche del Donbass. Ricordiamo che i nazisti in forze armate in Ucraina e la politica di collaborazione con i collaborazionisti ha radici profonde. Qualunque vero antifascista europeo prova ribrezzo per quanto avvenuto. Il neonazismo e il neofascismo in Europa sono accomunati con quelli dell’Ucraina. In Ucraina ci sono situazioni che provocano i focolai del fascismo e a livello europeo che è un laboratorio politico militare in cui i paesi europei lavorano in maniera scoperta. Le verità storiche e politiche dell’Ucraina: è un paese di laboratorio del neofascismo a livello europeo e intercontinentale. Le cronache non rivelano mai il comando della Nato nella strategia della tensione in Italia. Oggi vi è dimenticanza, oblio e abitudine ad abituarsi a identificarsi con l’atlantismo come fosse una nuova faccia dell’antifascismo.
Nel 2016, il periodo successivo a Maidan, vengono messi fuori legge i partiti comunisti e una commissione ha eliminato dalla televisione la produzione russa come lo scrittore Bulgakov ad esempio la sua opera principale “Il maestro e Margherita”.

Giovanni Savino: nel ricostruire queste vicende vi è quella di chi cerca valori nell’internazionalismo e nella pace tra i popoli guardando ai processi e agli eventi che accadono anche in Russia.
la Russia cosa vuole? Ha un atteggiamento infantile: la guerra probabilmente non ci sarà anche se la tensione esiste. Gli avvenimenti presenti nei confini della Russia e dell’Ucraina vedono dai 100 ai 150mila uomini dislocati al confine con armamenti non modernissimi. Se avvenisse una guerra questa sarebbe ingestibile da parte della Russia. La Russia vuole il riconoscimento di grande potenza che è molto importante per Putin. La Russia ritiene di poter giocare un ruolo importante nell’equilibrio mondiale. La Russia era la più grande potenza e poteva radunare milioni di lavoratori nel mondo ed è crollata anche per l’estensione delle tante lotte sostenute a livello mondiale. Putin ha una tattica che è quella di voler ottenere il riconoscimento di grande potenza. Ma l’impero russo fino al 1917 era un dato di fatto che fosse una grande potenza.
La Germania e la Francia hanno un atteggiamento differente rispetto all’Italia atlantista. Il nostro paese durante la prima guerra fredda apre fabbriche in Russia e nella guerra fredda aveva una forte autonomia dagli USA e dalla potenza Nato. L’Italia è il partner commerciale importante per la Russia, ma soprattutto rispetto alla produzione di macchinari e nella costruzione di elettrodomestici e quindi questo atlantismo si percepisce poco. L’establishment russo intesse affari e ha interessi con la borghesia italiana, come Eni e Ansaldo molto presenti in Russia. Tanto atlantismo, ma denaro, gas, petrolio arrivano dalla Russia. La borghesia italiana fa affari con la Russia. Banca intesa e Unicredit in Russia hanno capitali, banche, filiali ed interessi e questo circuito di affari continua.

Gregorio Piccin: responsabile Pace partito della rifondazione comunista sostiene che il ruolo in Italia della Nato ha un impatto sulle spese militari ed è connesso in una rete complessa di guerra. Questa crisi non è risolta. Le guerre vedono sempre complice l’Italia soprattutto nella frizione con la Russia. In gioco è la pace nelle relazioni economiche, commerciali, energetiche provocatrici di esibizione di forza folle. L’imbarazzante sottomissione del governo italiano alla Nato e agli USA è normale.
L’Italia è presente nelle missioni Nato in Iraq dal Sael alla Siria ed è un avamposto USA nel mondo.
Ghedi e Aviano custodiscono le atomiche Nato. Ghedi sta ampliando la base per ospitare le B 61-12 bombe nucleari statunitensi. I nostri porti al centro della logistica militare nucleare. Sigonella con droni e lavori di ampliamento. Il Muos a Niscemi in Sicilia per il controllo degli USA in tutto il mondo. Le spese militari aumentano con un delirio guerrafondaio tramite transazioni di miliardi di dollari al giorno. L’industria bellica è un pilastro economico. Questa nostra normalità belligerante è un modello di difesa e offesa organico e coerente con la Nato. La produzione e proiezione di forza come legittimo strumento di politica estera è contro il dettato costituzionale. Emergenza democratica e costituzionale. Sono presenti responsabilità nelle guerre e anche in Etiopia, Libia, Spagna, Grecia durante il periodo fascista e responsabilità oggi perché ancora si parla di riarmo negli interessi sul Mediterraneo.
È sensata la richiesta di riduzione delle spese militari che purtroppo non aggredisce la normalità belligerante e l’adesione alla Nato e tutto ciò che comporta. Per il Sipri di Stoccolma l’80,4% del mercato mondiale di sistemi d’arma è controllato dall’Europa e dagli USA, nucleare compreso. Il blocco Euroatlantico è responsabile della guerra mondiale a frammenti. L’unione europea è in fase di riarmo aperto. È necessario il recupero e il rilancio delle sovranità democratiche popolari. È tempo di tornare alla pace e agganciare la questione alla nostra quotidianità e alla nostra vita. Bisogna rendere consapevoli i cittadini e l’intera umanità che gli investimenti nella sanità, nella scuola, nel territorio, nella cultura e nella vera transizione ecologica sono un dato di fatto e la Nato e la guerra e i sistemi inventati non c’entrano nulla in tutto questo. Questi sono temi molto importanti e vi è sproporzione di forze tra ciò che riusciamo a dire e la comunicazione dei media. Ma non dobbiamo perdere la volontà di un’altra visione di guerra prevalente: noi purtroppo siamo immersi in una estrema propaganda di guerra.
La grande stampa è schierata nettamente a sfavore della pace. Per la questione di Assange, fino agli anni ‘70 ci sarebbe stato un coro nella stampa in difesa di questo giornalista di inchiesta. Ora la stampa tratta Assange come una spia. Questo clima è molto pesante e riguarda tutto l’occidente. La Brexit è festeggiata come una vittoria antiimperialista. Lo schieramento vicino agli Stati Uniti adesso e sempre più atlantista è schierato con strategie aggressive: è necessario un nuovo movimento per la pace sempre più rinnovato. L’antifascismo è un nuovo internazionalismo nel dopo guerra con le lotte per la pace e le manifestazioni dei partigiani della pace, ad esempio con La Pira il sindaco di Firenze che lottava per la distensione durante la guerra fredda.