Agenda ONU per il disarmo nucleare

Una speranza di cambiamento mondiale

Agenda ONU per il disarmo nucleare

Le armi nucleari sono le armi più pericolose sulla terra. Una piccola ogiva può distruggere un’intera città, ma qui parliamo di arsenali che possono sterminare centinaia di milioni di persone, mettendo a repentaglio l’ambiente naturale e la vita delle generazioni future

Educazione alla pace a partire dal disarmo e dal disarmo nucleare

Articolo scritto con la collaborazione di Alessandro Marescotti e Alfonso Navarra

 

Per oltre 50 anni, ma soprattutto dalla fine della guerra fredda, gli Stati Uniti e la Federazione Russa (ex Unione Sovietica) si sono impegnati in una serie di misure bilaterali di controllo degli armamenti che hanno ridotto drasticamente i loro arsenali nucleari strategici da un picco di circa 60.000. La più recente di queste misure, il Nuovo Trattato START, limita il numero di armi nucleari strategiche dispiegate a 1.550 per Stato. E’ un fatto positivo, tra tante altre cattive notizie, che sia stato prorogato di altri 5 anni dalle due superpotenze atomiche prima della scadenza del febbraio 2021: si era corso seriamente il rischio del non rinnovo!

Le armi nucleari sono le armi più pericolose sulla terra. Una piccola ogiva può distruggere un’intera città, ma qui parliamo di arsenali che possono sterminare centinaia di milioni di persone, mettendo a repentaglio l’ambiente naturale e la vita delle generazioni future attraverso i loro effetti catastrofici a lungo termine. I pericoli di tali armi derivano dalla loro stessa esistenza. Sebbene le armi nucleari siano state usate solo due volte in guerra – nei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki nel 1945 – secondo quanto riferito, circa 13.400 sono rimaste nel nostro mondo oggi e ci sono stati oltre 2.000 test nucleari condotti fino ad oggi. Il disarmo è la migliore protezione contro tali pericoli, ma raggiungere questo obiettivo è una sfida tremendamente difficile.

Le Nazioni Unite hanno cercato di eliminare tali armi sin dalla loro istituzione. La  prima risoluzione adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite  nel 1946 istituì una Commissione per affrontare i problemi legati alla scoperta dell’energia atomica, tra gli altri. La Commissione doveva presentare proposte,  tra l’altro, per  il controllo dell’energia atomica nella misura necessaria per garantirne l’uso solo per scopi pacifici. La risoluzione ha anche deciso che la Commissione dovrebbe fare proposte per “l’eliminazione dagli armamenti nazionali delle armi atomiche e di tutte le altre armi principali adattabili alla distruzione di massa”.

Da allora sono stati stipulati numerosi trattati multilaterali allo scopo di prevenire la proliferazione e i test nucleari, promuovendo nel contempo i progressi nel disarmo nucleare. Questi includono il  Trattato sulla non proliferazione delle armi nucleari (NPT) , il Trattato che vieta i test sulle armi nucleari nell’atmosfera, nello spazio e sott’acqua, noto anche come  Trattato sul divieto parziale dei test (PTBT) , il  Comprehensive Nuclear-Test -Trattato di divieto (CTBT) , firmato nel 1996 ma non ancora entrato in vigore, e  Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW), che è entrato in vigore il 22 gennaio 2021.

Una serie di trattati e accordi bilaterali e plurilaterali cercano di ridurre o eliminare alcune categorie di armi nucleari, per prevenire la proliferazione di tali armi e dei loro veicoli di supporto. Questi vanno da diversi trattati tra gli Stati Uniti d’America e la Federazione Russa, nonché varie altre iniziative, al  gruppo dei fornitori nucleari , al  regime di controllo della tecnologia missilistica , al  codice di condotta dell’Aia contro la proliferazione dei missili balistici e  all’accordo di Wassenaar .

Sono state istituite zone regionali  libere da armi nucleari (NWFZ) per rafforzare le norme globali di non proliferazione nucleare e disarmo e consolidare gli sforzi internazionali verso la pace e la sicurezza.

Il Segretariato delle Nazioni Unite dichiara di sostenere gli sforzi volti alla non proliferazione e alla totale eliminazione delle armi nucleari. “ Garantire il nostro futuro comune: un’agenda per il disarmo” è una recente presa di posizione del segretario generale Antonio Guterres, rinvenibile sul sito istituzionale dell’Agenzia ONU per il disarmo (UNODA), che considera le armi nucleari nel quadro del “disarmo per salvare l’umanità”.

Nell’Agenda ONU per il disarmo,  Guterres chiede la ripresa del dialogo e dei negoziati per il controllo e il disarmo degli armamenti nucleari. Sostiene inoltre l’estensione delle norme contro le armi nucleari e, a tale riguardo, fa appello agli Stati che possiedono armi nucleari affinché affermino che una guerra nucleare non può essere vinta e non deve mai essere combattuta. Infine, l’Agenda ONU propone la preparazione per un mondo libero dalle armi nucleari attraverso una serie di misure di riduzione del rischio, tra cui la trasparenza nei programmi sulle armi nucleari, ulteriori riduzioni in tutti i tipi di armi nucleari, impegni a non introdurre tipi nuovi e destabilizzanti di armi nucleari, compresi i missili da crociera, impegni reciproci per il non utilizzo di armi nucleari e la riduzione del ruolo delle armi nucleari nelle dottrine di sicurezza. Per portare avanti l’agenda, concreta vengono proposte varie azioni. Qui si può innestare il ruolo della società civile internazionale che è già stato decisivo nel “percorso umanitario”, il 7 luglio 2017, ha portato una Conferenza ONU ad adottare il Trattato di proibizione delle armi nucleari.  Un Trattato che è da poco entrato in vigore, il 22 gennaio del 2021, dopo la 50esima ratifica da parte dello Stato dell’Honduras. E che è valso a Ican – Campagna Internazionale per l’abolizione delle armi nucleari, il Premio Nobel per la Pace 2017.

Noi consideriamo il bando delle armi nucleari che ripugnano alla coscienza umana un grande passo storico: esso viene a seguire i bandi di altre armi di distruzione di massa: quelle chimiche e quelle batteriologiche.

Ai sensi dello sviluppo di ragionamenti contenuti in una sentenza della Corte di Giustizia dell’Aja del 1996 potremmo considerare la “deterrenza” in sé un “genocidio programmato”.

Adesso abbiamo questo trattato importante, il TPNW o TPAN, la comunità internazionale deve fare tutto lo sforzo per attuarlo e deve essere tenuto in considerazione. Non basta aumentare solo il numero dei paesi firmatari, occorre, a nostro avviso, una strategia complessa e articolata  anche da parte del movimento pacifista internazionale.

Dobbiamo tenere presente che siamo in un mondo in via di cambiamento, per esempio, in Germania il leader della SPD (la socialdemocazia) chiede agli Stati Uniti di togliere le armi nucleari americane dal territorio tedesco. Il presidente francese Macron  parla di difesa indipendente europea che non  deve essere subordinata agli Stati Uniti.

Che significa questa situazione? che si stanno aprendo delle crepe nella Alleanza NATO, al momento l’attore che, al carro della volontà americana, più boicotta la legittimità e l’efficacia del nuovo bando delle armi nucleari.Ma l’unità dei paesi atlantici si sta indebolendo, dobbiamo allora usare questa contraddizione e farla crescere.

Adesso il Mondo sta facendo una battaglia difficile contro il Covid19 e dobbiamo uscire dalla crisi. Abbiamo bisogno di un cambiamento di grande portata e direzione. Il punto importante di questo cambiamento è creare una nuova società dove mettiamo più peso al welfare sociale, sanità, ecologia, e diciamo no al militarismo.

L’ottobre dell’anno scorso, quando è diventata chiara l’ entrata in vigore di TPAN, abbiamo chiesto al nostro governo di fare alcune cose, per esempio, la firma e la ratifica del TPAN, farla finita con il nuclear sharing, smettere di comprare i costosi e pericolosi F35, volgere le risorse alla Sanità riducendo le risorse militari, e così via. Noi non possiamo tornare alla società pre-Covid19, perchè la crisi della società prima del Covid ha creato la crisi attuale. Dobbiamo pensarci bene: continuare il modo di sviluppo attuale che dà priorità alla “avidità” di grande aziende multinazionali o cominciare una nuova strada? Fare riferimento all’Agenda ONU di Guterres può essere un modo intelligente per aprire contraddizioni nel vecchio sistema e dare possibilità di crescita alla società ecologica della cura e della pace che perseguiamo.

Note:

Lidia Giannotti ha tradotto l’indice dell’Agenda ONU per il disarmo, e l’indice ora è qui: https://wke.lt/w/s/NcOSXt

L’Agenda ONU per il disarmo: https://www.un.org/disarmament/sg-agenda/en/

Rivista.eco: un ponte Tokyo-Milano per l’impegno antinuclearista

Un ponte Italia-Giappone sulla proibizione delle armi nucleari

Rivista.eco: un ponte Tokyo-Milano per l’impegno antinuclearista

Nessun continente è indenne da conflitti gestiti direttamente o indirettamente da potenze nucleari. Il disarmo e la proibizione della bomba atomica sono insomma sempre attuali e urgenti. Un ponte Tokyo-Milano per portare avanti l’impegno antinuclearista

Un ponte Tokyo - Milano per il disarmo nucleare

Un ponte Italia-Giappone sulla proibizione delle armi nucleari

 

Rivista.eco: un ponte Tokyo-Milano per l’impegno antinuclearista

 

Il giornalista Minetaka Shimada di Akahata, settimanale di Tokyo, con 1 milione di copie di tiratura, ha intervistato gli attivisti di ICAN, Disarmisti esigenti, Alfonso Navarra, Laura Tussi, Fabrizio Cracolici, sull’entrata in vigore del TPAN/TPNW – Trattato Proibizione Armi Nucleari.

 

Sono molte le linee di faglia geopolitiche che mantengono alta la tensione a livello internazionale. Le armi vengono esibite muscolarmente nelle grandi manovre militari di mare e di terra e crepitano lungo molti confini, direttamente o per interposte milizie: tra Israele e Palestina e in tutto il Medio Oriente, in molti paesi africani, tra Ucraina e Russia, tra Cina e India, in Libia, in Myanmar, in America Latina. Nessun continente è indenne e le potenze militari che direttamente o indirettamente si confrontano sono potenze nucleari.

Le fabbriche e i cantieri sfornano e vendono aerei sempre più sofisticati, missili, sottomarini, navi per lanciare o sganciare bombe atomiche.

Il Trattato di proibizione delle armi nucleari è entrato in vigore dal 22 gennaio 2021. Prima di questo evento storico, Minetaka Shimada di Akahata ne ha parlato – via Zoom – con i membri di ‘Disarmisti Esigenti’ sul significato di questo trattato e la loro attività. Pubblichiamo la traduzione italiana dell’intervista di Laura Tussi, Fabrizio Cracolici e Alfonso Navarra, quest’ultimo portavoce dei Disarmisti esigenti, impegnati di una rete di di educazione alla terrestrità come rete di attivismo pacifista.

Allora che cosa è la “terrestrità”?

È un pensiero o parola nuova creata da Disarmisti Esigenti. Noi pensiamo che è dovere del popolo tutelare la Terra, da dove deriva l’evoluzione della specie umana. Gli umani hanno il dovere di tutelare la Terra con la coscienza ecologica e planetaria: queste istanze devono essere riconosciute nel diritto internazionale. Le varie attività per tutelare il clima e promuovere il TPAN fanno parte di questo progetto. Per questo noi ci dedichiamo al progetto Rete di educazione alla Terrestrità e il libro “Memoria e futuro” servirà a promuoverlo.

L’entrata in vigore di TPAN è una buona notizia che incoraggia tutto l’umanità…

Il bando delle armi nucleari che ripugnano alla coscienza umana viene a seguire i bandi di altre armi di distruzione di massa: quelle chimiche e quelle batteriologiche.

Ai sensi dello sviluppo di ragionamenti contenuti in una sentenza della Corte di Giustizia dell’Aja del 1996 potremmo considerare la “deterrenza” in sé un “genocidio programmato”.

Adesso abbiamo questo trattato importante, la comunità internazionale deve fare tutto lo sforzo per attuarlo e deve essere tenuto in considerazione. Non basta aumentare solo il numero dei paesi firmatari, occorre una strategia complessa e articolata.

L’Italia è un membro della NATO. Con il nuclear sharing, qui in Italia ci sono le bombe nucleari, arsenali nucleari americani nelle basi. Anche i sommergibili con armi nucleari usano i nostri porti. Il nostro governo ci spiega, in ossequio al concetto strategico NATO, che la deterrenza nucleare è la suprema garanzia di sicurezza.

Però la maggioranza del popolo non vuole avere o mantenere gli arsenali nucleari nel territorio italiano. Poi nel parlamento, la Camera (630 seggi), più o meno 40 % dei parlamentari della scorsa legislatura, ha promesso di sostenere il TPAN?

La cosa importante adesso è far loro esprimere chiaramente la loro contrarietà alle armi nucleari e far loro promuovere la loro abolizione giuridica come primo passo. Perchè quando noi chiediamo la loro posizione sull’abolizione delle armi nucleari, ci dicono sempre “Si, Si, certo… noi siamo contro le armi nucleari”. Ma alle parole non seguono poi azioni concrete!

Allora parliamo della situazione del mondo attuale?

È un mondo in via di cambiamento, per esempio, in Germania il leader della SPD (la socialdemocrazia) chiede agli Stati Uniti di togliere le armi nucleari americane dal territorio tedesco. Il presidente francese Macron parla di difesa indipendente europea che non deve essere subordinata agli Stati Uniti.

Che significa questa situazione?

Una crepa nella Alleanza NATO. L’unità dei paesi atlantici è debole, dobbiamo usare questa contraddizione e farla crescere.

Adesso il mondo sta facendo una battaglia difficile contro il Covid19 e dobbiamo uscire dalla crisi. Abbiamo bisogno di un cambiamento grande. Il punto importante di questo cambiamento è creare una nuova società dove mettiamo più peso al welfare sociale, sanità, ecologia, e diciamo no al militarismo.

L’ottobre dell’anno scorso, quando è diventata chiara l’entrata in vigore di TPAN, abbiamo chiesto al nostro governo di fare alcune cose, per esempio, la firma e la ratifica del TPAN, farla finita con il nuclear sharing, smettere di comprare i costosi e pericolosi F35, volgere le risorse alla Sanità riducendo le risorse militari, e così via. Noi non possiamo tornare alla società pre-Covid19, perché la crisi della società prima del Covid ha creato la crisi attuale. Dobbiamo pensarci bene: continuare il modo di sviluppo attuale che dà priorità alla “avidità” di grande aziende multinazionali o cominciare una nuova strada?

su Rivista.eco, organo ufficiale della rete mondiale di educazione all’ambiente, diretta dal Professor Mario Salomone

https://rivistaeco.it/un-ponte-italia-giappone-sulla-proibizione-delle-armi-nucleari/

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Il portoghese António Guterres, nono Segretario Generale delle Nazioni Unite, ha assunto l’incarico il 1º gennaio 2017 e ha scritto un importante documento, l’Agenda ONU per il disarmo, di cui qui riassumiamo alcuni punti salienti.

Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite,

DISARMO PER SALVARE L’UMANITA’ 

Cercando di analizzare e sintetizzare il protocollo di Agenda ONU sul tema del disarmo, partiamo da alcune dichiarazioni del Segretario Generale ONU per valorizzare e promuovere un documento dall’altissimo portato valoriale.

 

Affermare il non utilizzo di armi nucleari.

 

Partendo dalla presa di posizione degli stati non nucleari, che chiedono garanzie per una sicurezza loro e dell’intera umanità, ci troviamo ora nella condizione di avere allo stato attuale un mezzo ancora più efficace per il disarmo nucleare universale e per la messa al bando degli ordigni di distruzione di massa nucleari, cioè l’approvazione con 50 ratifiche di Paesi, che non sono sotto il controllo NATO, del TPAN o TPNW – Trattato Proibizione Armi Nucleari.

 

“Impegnarsi con gli Stati dotati di armi nucleari e gli Stati chiave non dotati di armi nucleari per cercare un accordo per un risultato alla Conferenza di revisione del TNP del 2020, che sostiene la preservazione della norma contro l’uso di armi nucleari e rafforza le garanzie di sicurezza per gli Stati non dotati di armi nucleari.

Utilizzare la difesa pubblica e le opportunità ufficiali per creare sostegno al principio del non utilizzo di armi nucleari in qualsiasi circostanza e sostenere la considerazione di misure legali e pratiche per ottenere garanzie rafforzate agli Stati non dotati di armi nucleari contro l’uso di armi nucleari”.

 

Verso l’eliminazione delle armi nucleari

 

“Il Segretario generale si impegna direttamente con i capi di Stato o di governo degli Stati dotati di armi nucleari a collaborare con gli Stati partner per facilitare il buon esito della Conferenza di attuazione del 2021 delle Parti del Trattato sulla Proibizione delle armi nucleari”.

 

 

DISARMO CHE SALVA VITE

 

Mitigare l’impatto umanitario delle armi convenzionali

 

Una serie di intenti e azioni volte a mitigare gli effetti, derivanti dall’uso di armi esplosive sui civili, che compongono uno dei tanti tasselli della forza del diritto e non del diritto della forza per una comune umanità che ha il dovere della sopravvivenza e dell’esistenza per far sopravvivere la storia dell’umanità e i progressi della civiltà e della storia del genere umano e dell’evoluzione della vita terrestre.

 

“Il Segretario generale si impegna per sostenere lo sviluppo di misure concrete sulle armi esplosive nelle aree popolate, per facilitare l’impegno multilaterale su approcci, per ridurre al minimo i danni ai civili legati all’uso di armi esplosive in aree popolate.

Sviluppare una comprensione comune degli effetti diretti, indiretti e riverberanti delle armi esplosive in aree popolate, per supportare lo sviluppo di misure di mitigazione del danno.

Richiedere contributi agli Stati membri e ad altre parti interessate pertinenti sulla politica e la pratica delle loro forze armate relative alla mitigazione del danno civile derivante dall’uso di armi esplosive in aree popolate.

Garantire la consapevolezza da parte dei partner esistenti e potenziali del lavoro svolto dalle presenze sul campo dei diritti umani delle Nazioni Unite sulla registrazione delle vittime, anche al fine di rafforzare gli sforzi di difesa collaborativa e rendere disponibili i dati pertinenti”.

 

 

DISARMO PER LE GENERAZIONI FUTURE

 

Mezzi e metodi di guerra emergenti

 

Una risoluzione ONU la 72/28 fa capire quanto sia importante creare un dibattito e smuovere le coscienze per aumentare il livello di consapevolezza del pericolo di guerre che ancora oggi l’umanità vive e di cui è succube.

 

“Pubblicare il rapporto del Segretario generale ai sensi della risoluzione 72/28 dell’Assemblea generale.

Organizzare eventi “scienza per diplomatici” a Ginevra, New York e Vienna nel 2020 in collaborazione con i partner pertinenti.

Il Segretario generale utilizza le opportunità pertinenti per aumentare la consapevolezza, anche attraverso discorsi e impegni bilaterali”.

 

Convocare il dialogo sulle tecnologie emergenti.

 

La necessità che gli organi scientifici mondiali, il mondo della ricerca, la società civile si confrontino per strutturare azioni omogenee di sensibilizzazione all’uso delle nuove tecnologie, per permettere una maggiore sicurezza globale.

 

“UNIDIR – Istituto di Ricerca delle Nazioni Unite sul Disarmo, in collaborazione con l’Ufficio per gli affari del disarmo e altri partner, si impegna a convocare il dialogo con esperti tecnici e responsabili politici al fine di ridurre il divario di conoscenze sulle implicazioni per la sicurezza delle nuove tecnologie attraverso riunioni di esperti, workshop, conferenze e altri eventi, con particolare enfasi sulla convocazione di eventi in paesi non OCSE – Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico.

L’UNIDIR, in collaborazione con l’Ufficio per gli affari del disarmo e altri partner, per sviluppare strumenti o meccanismi specifici per aiutare gli Stati a ridurre il loro divario di capacità su questioni scientifiche e tecnologiche emergenti attraverso esercizi basati su scenari, kit di strumenti e linee guida su quadri normativi modello.

UNIDIR si impegna a continuare il suo raggio d’azione verso una più ampia comunità di stakeholder, inclusi il settore privato, organizzazioni industriali, organizzazioni regionali, forze dell’ordine, società civile, accademici, ricercatori e membri delle comunità scientifiche e tecnologiche al fine di aumentare la loro consapevolezza della sicurezza internazionale pertinente discussioni e i loro potenziali contributi a tali discussioni”.

 

 

RAFFORZARE I PARTENARIATI PER IL DISARMO

 

Rafforzare il coordinamento tra gli organismi di disarmo.

 

La condivisione di mezzi scientifici e metodi strutturali e organizzativi al fine di creare una rete estesa e collaborativa a livello globale e mondiale tale da ridurre la possibilità di ingenerare conflitti tagliando di fatto “le ali alla guerra”.

 

“Preparare uno studio sulla storia e la pratica dei gruppi di esperti e sul loro ruolo nel processo di disarmo.

Preparare un documento di riferimento sull’attuazione del programma d’azione della prima sessione speciale dell’Assemblea generale dedicata al disarmo e sulla macchina per il disarmo delle Nazioni Unite.

Intraprendere studi e convocare eventi che invitano a riflettere sull’evoluzione della pratica dei principali organismi di disarmo delle Nazioni Unite.

Istituire un portale di dati sul disarmo per migliorare l’accesso ai database gestiti dall’Office for Disarmament Affairs”.

 

Impegno sociale per promuovere le norme condivise dell’umanità

 

Il ruolo delle organizzazioni non governative nel monitoraggio della proliferazione nucleare. Coinvolgere il mondo dell’industria al fine di procedere verso una riconversione produttiva del nucleare dal militare al civile.

 

“Tracciare un grafico della partecipazione delle organizzazioni non governative a tutti gli organismi e riunioni per il disarmo delle Nazioni Unite attraverso un esercizio di mappatura e identificare i modelli applicabili per l’accesso e il coinvolgimento.

Sviluppare una strategia e proposte concrete per integrare meglio esperti e rappresentanti dell’industria e della società civile nei vari processi di disarmo, a seconda dei casi.

L’Alto Rappresentante solleva la questione della partecipazione della società civile con i presidenti degli organismi per il disarmo delle Nazioni Unite.

L’Alto Rappresentante terrà riunioni con i rappresentanti dell’industria, informando e coordinando gli sforzi per affrontare le questioni prioritarie del disarmo”.

 

Note: In corsivo e tra virgolette, le dichiarazione del Segretario Generale Onu e degli organi ufficiali delle Nazioni Unite preposti alla questione del disarmo.

L’Agenda ONU per il disarmo: https://www.un.org/disarmament/sg-agenda/en/

Lidia Giannotti ha tradotto l’indice dell’Agenda ONU per il disarmo, e l’indice ora è qui: https://wke.lt/w/s/NcOSXt 

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Tempi di Fraternità – Il Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari

La Rivista Tempi di Fraternità nella sezione Disarmo nucleare presenta:

Tempi di Fraternità – Il Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari

Il TPAN è valso il Premio Nobel per la Pace a ICAN – Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari nel 2017: uno dei tanti tasselli del lavoro e del percorso per la pace del XXI secolo, il diritto alla pace

Per l'educazione alla pace a partire dal disarmo nucleare

Il 22 gennaio 2021 è entrato in vigore a livello mondiale il TPAN – Trattato ONU di Proibizione delle Armi Nucleari – che è valso il Premio Nobel per la Pace a ICAN (Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari) nel 2017: uno dei tanti tasselli del lavoro e del percorso per la pace del XXI secolo – il diritto alla pace – insieme alle Costituzioni nate dalla Resistenza al nazifascismo, insieme alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948, alle Carte della terra, alle Cop per il clima, all’Agenda Onu 2030 e così via.

Il trattato, per entrare in vigore, richiedeva la ratifica

da parte di almeno 50 Paesi. E il cinquantesimo Paese,

l’Honduras, lo ha ratificato il 24 ottobre 2020!

È illegale quindi, per i paesi che lo hanno firmato, consentire qualsiasi dislocazione, installazione o diffusione di armi nucleari o di altri dispositivi esplosivi nucleari sul proprio territorio o in qualsiasi luogo sotto la propria giurisdizione, e rafforza la posizione internazionale contro le armi nucleari, perché si tratta del primo strumento legale che le vieta esplicitamente.

Si è dato così corso alla storica approvazione del trattato da parte dell’Assemblea generale Onu, avvenuta il 7 luglio 2017. In quella occasione una larga maggioranza di Paesi (122) votò a favore, mentre si oppose una minoranza costituita dai nove Paesi dotati di armi nucleari e dai loro alleati, tra cui l’Italia. È urgente oggi che la prepotenza di una minoranza di Paesi sia sottoposta alla volontà espressa dalla maggioranza e si affermi finalmente la Democrazia, sia in ambito ONU che nel mondo.

Il percorso del diritto rispetto al trattato di proibizione

delle armi nucleari è collegato al ruolo delle convenzioni di Ginevra che prevedono, tra l’altro, l’obbligo di prendere le precauzioni necessarie per limitare il più possibile gli effetti di un attacco bellico sulla popolazione civile. I civili in guerra quindi sono sacri, altrimenti si commette un crimine di guerra, un crimine contro l’umanità.

In vari periodi sono state abolite le armi biologiche,

chimiche, le mine antiuomo, ma le armi nucleari,

chissà perché, non sono mai state messe al bando. Finalmente il TPAN le dichiara illegali, perché sono armi indiscriminate, come quelle prima indicate.

Ci viene raccontato che, nonostante il numero notevole di ordigni custoditi nei depositi nucleari e i giganteschi investimenti in nuove e più “efficaci” tecnologie, un attacco nucleare, grazie alla dissuasione attraverso la minaccia della reciproca distruzione totale, è impossibile.

Ma in realtà potrebbe non essere così.

Il 26 settembre 1983, i dispositivi di difesa della allora

Unione Sovietica segnalarono un attacco missilistico

da parte degli Stati Uniti: «Missili termonucleari americani in arrivo. Colpiranno il territorio dell’Unione Sovietica fra 25/30 minuti». La procedura prevedeva di informare immediatamente i superiori. Petrov era un analista, riteneva che il messaggio fosse un errore del sistema: non informò i superiori. Nessun missile colpì l’Unione Sovietica: il sistema era stato ingannato da riflessi di luce sulle nuvole.

Petrov ricevette un richiamo, e perse la promozione a

colonnello, ma il suo gesto di disobbedienza aveva evitato una possibile tragedia nucleare.

La partita però non è vinta: occorrerà ora mobilitarsi

per pretendere l’attuazione del trattato anche per quei

Paesi, che in fondo sono i Paesi che detengono le armi

atomiche, ben consapevoli che il nucleare insieme a tutti gli armamenti muovono interessi politici ed economici enormi. E chi muove questi interessi non starà a guardare e a subire ciò che il trattato imporrebbe.

Le associazioni del mondo pacifista, felici per il risultato ottenuto anche grazie allo sforzo della società civile italiana e internazionale, si stanno già impegnando affinché il numero degli Stati aderenti al Trattato possa aumentare, a partire dall’Italia.

E queste istanze vanno promosse nelle scuole di ogni

ordine e grado. L’educazione alla pace deve essere inserita nell’educazione civica – sono previste 33 ore annue – partendo dal fatto che in una democrazia le regole evitano la guerra; con le regole il conflitto viene gestito e non degenera nella legge del più forte. Educazione civica e educazione alla pace includono tematiche con punti in comune. In realtà l’educazione alla pace all’interno dell’educazione civica promuove la cittadinanza attiva e la nonviolenza. L’ONU definisce l’educazione al disarmo come una disciplina che va promossa nelle scuole. Importante nell’educazione al disarmo è la cittadinanza digitale che ha molta attinenza con la cittadinanza attiva per poter attuare con determinazione le varie campagne informative e per imparare a distinguere le notizie vere da quelle false.

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    Maria Montessori continuò, durante l’esilio imposto dal fascismo, nelle sue conferenze a esprimere messaggi di pace e lanciare moniti per la nonviolenza, mentre in tutta Europa e nel mondo divampavano l’odio, la violenza e la seconda guerra mondiale, provocati dai regimi nazifascisti.
    12 aprile 2021 – Laura Tussi
  • Donna: l’impegno pacifista

    PACE
    La donna emancipata e pacifista nella cultura dell’Ottocento

    Donna: l’impegno pacifista

    L’asprezza del misoginismo ottocentesco si scontra con l’esperienza dei primi gruppi emancipazionisti. La donna emancipata e pacifista diviene allora il bersaglio da colpire, l’emblema di disordine e della sregolatezza morale.
    11 aprile 2021 – Laura Tussi

Il giornale La Voce presenta: Voci dal Congo. Chiara Castellani racconta Luca Attanasio

Il giornale La Voce presenta: Voci dal Congo

La Voce: Chiara Castellani racconta Luca Attanasio

Luca era dalla nostra parte: documentava, fotografava, denunciava. Come si può fermare tutta questa mostruosità? Smettendo di vendere le armi, anzi smettendo di scambiare armi con minerali preziosi

Luca Attanasio e i bambini del Congo

Il sito Internet degli Amici di Chiara Castellani è

 

www.insiemeachiaracastellani.org

 

Pubblica tutte le informazioni della ONLUS “Insieme a Chiara Castellani” nata con l’obiettivo di promuovere e sostenere accanto alla dott.ssa Castellani progetti mirati a sviluppare ed affermare i diritti fondamentali dell’individuo come il diritto alla salute ed il diritto allo studio o ad una formazione professionale in ambito medico. Diritti per i quali Chiara in Congo ha scelto di impegnarsi in prima persona con il suo lavoro e la sua testimonianza quotidiana.

 

Il giornale La Voce presenta: Voci dal Congo

La Voce: intervista con Chiara Castellani di Laura Tussi 

 

Introduzione all’intervista

L’ambasciatore italiano nella Repubblica democratica del Congo Luca Attanasio, il carabiniere di scorta Vittorio Iacovacci e l’autista congolese Mustapha Milambo sono morti a seguito di un attacco all’auto su cui viaggiavano nella provincia orientale del Nord-Kivu, a quasi 2.500 chilometri dalla capitale Kinshasa.

La vettura faceva parte del convoglio di una delegazione del World food programme – Programma alimentare mondiale dell’Onu, che andava da Goma a Rutshuru per ispezionare un programma della stessa Pam per la distribuzione di cibo nelle scuole.

Luca Attanasio, Vittorio Iacovacci e Mustapha Milambo, rappresentano una lunga serie di omicidi ignorati sia dai media internazionali sia dal governo centrale di Kinshasa, distante in tutti i sensi dal martoriato Nord Kivu.
Il genere umano esce nuovamente sconfitto dalla violenza incontrollata, dall’assenza di giustizia, dall’affermarsi dell’assenza di speranza. E di speranza ne portavano tanta l’ambasciatore Luca Attanasio, il giovane carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista del WFP Mustapha Milambo: tre persone che hanno creduto in un futuro migliore, senza povertà, ingiustizie, violenza. Abbiamo la responsabilità di custodire quei valori caduti nel territorio di Nyiragongo per far sì che possano mettere radici, che diventino alberi e che un giorno possano nutrire gli affamati di speranza.

La Voce: Chiara Castellani racconta Luca Attanasio

Chiara Castellani come hai conosciuto Luca Attanasio, ambasciatore italiano in Congo?

 

Sono in Congo da trent’anni ma nessuno, nessun ambasciatore era venuto a Kenge. Luca Attanasio era venuto a trovarci, aveva dormito dalle suore, aveva partecipato alla messa delle 6 del mattino, aveva visitato l’ITM, l’ISTM e tutte le nostre strutture aiutandoci anche nella riparazione del tetto del Saint Esprit. Ma la cosa più importante che ha fatto per me risale all’anno scorso quando mia madre è stata molto male. Luca si è fatto in quattro per aiutarmi a tornare in Italia con un volo umanitario nonostante le difficoltà causate dalla pandemia. Era tanto buono, ve lo assicuro. Conoscevo benissimo anche l’autista Mustapha Milambo perché Luca, sapendo che non ho la macchina, mi faceva accompagnare da lui fino all’aeroporto. Conoscevo il giovane carabiniere Vittorio Iacovacci, un amico anche lui, sempre disponibile ad aiutarmi. Porterò con me il bene che hanno fatto. Con immenso dolore esprimo la mia totale vicinanza alle famiglie.

Ho conosciuto Luca grazie a una piccola urgenza. Dovevo partire per l’Italia per trascorrere il Natale con i miei. Per entrare in aereoporto devi pagare 50 dollari. Mia sorella me li aveva inviati con Western Union, ma avevo paura di andare da sola e ho chiesto al carabiniere di accompagnarmi. Luca era nel corridoio ha ascoltato e mi ha dato la sua macchina e il suo autista.

Poi mi ha offerto la stessa macchina per accompagnarmi in aereoporto il giorno dopo. Io non ho una macchina, solo la moto, ma a Kinshasa è un rischio enorme.

A Kenge, Luca è venuto con la moglie.

Poi è venuto in Diocesi e ha visitato tutti i nostri centri sanitari.

Come me, ha trascorso la notte nel convento e al mattino alle 5 era in chiesa per le lodi e io sono arrivata solo alle 6 per la messa. La moglie era islamica, ma pregavamo assieme. Loro dicevano “è lo stesso Dio” che riflette una grande apertura mentale al dialogo interreligioso, unica via per evitare una guerra fra cristiani e Islam sempre in agguato dietro le intolleranze.

 

Che tipo di aiuto possono dare gli ambasciatori alla grande causa della pace tra i popoli?

 

Luca era dalla nostra parte: documentava, fotografava, denunciava. Mi chiedo se non é per questo che lo hanno assassinato, come nel 1996 uccisero il cardinale Munzihirva.

Il sangue versato del giusto, reclama giustizia per 6 milioni di morti. Il governo deve denunciare i massacri all’Est e smascherarne i mandanti.

Investire sulla giustizia distributiva è investire sulla pace. Salute per tutti, scuola per tutti: queste le sfide per costruire la pace.

Non vogliamo che Luca sia morto invano.

Luca potrebbero averlo eliminato perché denunciava il traffico dei minerali e lo sfruttamento dei minori. E’ solo un’ipotesi. Ma il suo agire fuori dagli schemi burocratici del corpo diplomatico gli aveva creato dei nemici.

Luca l’ho conosciuto quando mi ha aiutato a spostarmi a Kinshasa, città dura e aggressiva, anche se difficilmente violenta. Ma l’ho conosciuto nel profondo solo quando è venuto in Diocesi nell’aprile 2019.

Nel traffico dei minerali in cambio di armi ci sono complicità dell’Occidente.

Luca ha preso distanza da queste complicità, forse anche per quello era amato dai missionari.

Lui è venuto a Kenge con sua moglie, che non ho più visto. Ora lei è tornata in Italia. Io avevo il whatsapp solo di suo marito. Pensa che, fino a sabato 19 febbraio, gli avevo inviato foto delle mie avventure in moto e delle mie studentesse madri. Le stesse che spedivo a te Laura.

Fare memoria mi ha rasserenato, sento che era un tributo che gli dovevo. Adesso dobbiamo continuare noi per lui.

Non vogliamo che Luca sia morto invano. Per questo dobbiamo investire su una solidarietà che sia anche giustizia distributiva. Il progetto del tetto della maternità Saint-Esprit di Kenge è solo un esempio. Lo chiameremo il sogno di Luca (le reve de Luc).

Io nel Bandundu, lui a Kinshasa, lo vedevo una volta l’anno, ultimo incontro il 7 giugno quando mi aveva trovato il volo umanitario per curare Mamma malata.

Mi aveva detto, dietro la mascherina, “vorrei abbracciarti, ma il Covid me lo impedisce. Porta un abbraccio da parte mia alla tua Mamma”.

 

Il governo farebbe bene a investire maggiormente nell’ambasciata italiana in Congo e nella missione di mantenimento della pace e della sicurezza.

Quali richieste possiamo fare al governo italiano per la situazione in Congo?

 

Il Governo deve riaprire la cooperazione allo sviluppo in Congo. Non c’è solidarietà senza giustizia. Non basta limitarsi all’emergenza e agli aiuti umanitari che aumentano dipendenza. Vogliamo progetti di sviluppo.

A che è servita MONUSCO, la forza di pace, i caschi blu? Non hanno protetto Luca. In Congo serve giustizia distributiva, scuola gratuita, salute per tutti.

Se aiutiamo lo sviluppo avremo la pace. E soprattutto bisogna smettere di vendere armi ai cosidetti ribelli, longa manus delle transnazionali, coltan in cambio di kalachnikov: che affare!

Scuola non per tutti, ma per i ricchi. Idem per la salute. Milioni di morti ogni anno all’Est in Congo. Come si può fermare tutta questa mostruosità? Smettendo di vendere le armi, anzi smettendo di scambiare armi con minerali preziosi.

Kalachnikov in cambio di coltan: che affare per i Signori della guerra!

Luca non é morto invano. La sua morte ha smascherato 6milioni di morti anonimi di una guerra di esproprio finanziata dalle transazionali.

E’ un dovere da parte nostra fare memoria e soprattutto per le tre bambine di Luca così piccole. Quando saranno abbastanza grandi per capire, voglio che sappiano che loro padre era un “giusto” il cui sangue versato seminerà più giustizia in Congo.

Parole chiave: congocastellani chiaraluca attanasiochiara castellani

TPAN: una data storica per l’umanità

TPAN. Un’autentica svolta per l’umanità. Uno dei più grandi traguardi del pacifismo mondiale

TPAN: una data storica per l’umanità

Il 22 gennaio 2021 entra in vigore a livello mondiale il TPAN- Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari, uno dei tanti tasselli del lavoro e del percorso per la pace del XXI secolo

Messaggio di Laura Tussi e Fabrizio Cracolici

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Il 22 gennaio 2021 entra in vigore a livello mondiale il TPAN- Trattato ONU di Proibizione delle Armi Nucleari, che è valso il Premio Nobel per la Pace a ICAN nel 2017: uno dei tanti tasselli del lavoro e del percorso per la pace del XXI secolo (il diritto alla pace) insieme alle costituzioni nate dalla Resistenza al nazifascismo, insieme alla dichiarazione dei diritti umani del 1948, alle carte della terra, alle Cop per il clima, all’Agenda Onu 2030 e così via. Questa data il 22 Gennaio 2021 vedrà l’attuazione del grande progetto storico del diritto internazionale: l’abolizione degli ordigni di distruzione di massa nucleari.

Un’autentica svolta per l’umanità.

Uno dei più grandi traguardi e successi del pacifismo mondiale.

Il Trattato Onu TPAN è la pietra miliare del diritto internazionale: è una speranza per evitare di far precipitare tutti noi, l’intera umanità, nella catastrofe irreversibile della guerra nucleare.

Queste istanze compaiono negli appelli del Partigiano, Deportato, Padre costituente dell’ONU Stéphane Hessel per un disarmo nucleare universale come principio dell’umanità a vivere il diritto alla pace e alla felicità senza la paura della catastrofe nucleare e da cui hanno preso le mosse i movimenti internazionali come Ican e Occupy Wall Street e associazioni come Disarmisti Esigenti, PeaceLink, Pressenza e altre che operano a livello nazionale e internazionale. Queste organizzazioni e associazioni a livello mondiale sono state insignite Premio Nobel per la Pace nel 2017 per l’attivismo di pace nell’impegno per l’abolizione degli ordigni di distruzione di massa nucleari e per il trattato Onu TPNW – TPAN varato a New York a palazzo di vetro con 122 nazioni e la società civile organizzata in Ican.

Un Premio nobel per la Pace collettivo di cui siamo promotori e eredi tutti noi attivisti per la Pace del XXI secolo.

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Il percorso per la pace del XXI secolo è frutto di tutta quella lotta che i nostri Partigiani e Resistenti hanno donato all’intera umanità nel contrasto e nella netta contrapposizione al nazifascismo e nell’impegno nel periodo post bellico e durante la guerra fredda come partigiani per la pace, impegno di cui tutti noi attivisti contro il nucleare, contro la guerra e per il disarmo siamo prosecutori e eredi.

Il 22 gennaio 2021 è un giorno storico per tutta l’umanità.

Ricordatevi questa sigla TPAN: da oggi l’umanità può dirsi più libera dal pericolo dell’utilizzo di armi nucleari.

Da oggi per la legge mondiale e per il diritto internazionale chi detiene armi di distruzione di massa nucleari è un criminale.

Questo è un grande passo per l’umanità.

Ricordiamocelo!!!

il 22 gennaio 2021 è un giorno di festa.

ONU, Palazzo di vetro. Dove è stato approvato il 7 luglio 2017 il TPAN

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L’attivismo per la Palestina

Un popolo distrutto dallo strapotere di un governo occupante e criminale

L’attivismo per la Palestina

Gaza vive ancora grazie a questo Mosaico di Pace attivista e alle tante associazioni filopalestinesi che spendono e dedicano la vita a una causa nobile come è la sopravvivenza ed esistenza del popolo palestinese e di tutti i popoli del mondo, nel filo rosso dell’amore per l’umanità intera
Laura Tussi2 giugno 2020

Palestina libera !

L’impegno civile e l’attivismo sociale dell’associazionismo filopalestinese si pongono il nobile intento di solidarizzare e aiutare e soprattutto di cercare di salvare un popolo da una condizione di brutale e indescrivibile oppressione da parte di una nazione occupante e di una situazione perversa di dominio da parte di uno strapotere prepotente e assassino.

Gaza vive ancora grazie a questo Mosaico di Pace attivista e alle tante associazioni filopalestinesi che spendono e dedicano la vita a una causa nobile e meritevole come è la sopravvivenza ed esistenza del popolo palestinese e di tutti i popoli del mondo, nel filo rosso dell’amore per l’umanità intera. L’impegno filopalestinese è un’attività costruttiva perché si prodiga e volge verso gli altri e lotta per difendere la vita sopra ogni altra cosa e per creare solidarietà e cercare voci, braccia, menti, cuori e persone al plurale evitando il soggettivismo e l’individualismo. Perché “solo tutti insieme ci si salva e non uno per uno”. E un ‘assolo’ riceverebbe più forza e spinta vitale compartecipando in percorsi collettivi e plurali con tutti coloro che sono impegnati nella causa più alta della salvezza dell’umanità.

Le associazioni a favore della Palestina fanno informazione e controinformazione, in quanto vi è necessità di raccontare la Palestina, sfidando censure e compensando ciò che dovrebbero fare i grandi media.

L’attivismo per la Palestina è una realtà umanitaria e anche umanistica, in quanto riguarda l’essere umano, la sua vita, la cultura, le sue radici. È volto a convertire l’io in un noi pluralista e solidale con tutti. Declinando il singolo al plurale per vivere il dono dell’azione non alla maniera individualistica di una sfida personale, ma come progetto compartecipato di trasformazione che accomuna e rende liberi e felici e uguali, in cui anche il singolo nutre gli ideali e l’animo più nobili, in quanto elimina l’egoismo che vive in natura.

Una realtà importante insieme al mosaico di pace di tutti gli attivisti impegnati per le cause della salvezza dei popoli dell’umanità e in particolare di un popolo umiliato e depredato e sottomesso e massacrato come quello palestinese.

Un popolo distrutto dallo strapotere di un governo occupante e criminale.

Ma la Palestina e Gaza hanno le risorse per R-esistere e gli attivisti per la Palestina sono tra queste grandi opportunità.

 

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