Alife, un monumento a Gino Strada e a Teresa Sarti

L’impegno della cantautrice Agnese Ginocchio, testimonial di pace e nonviolenza

Alife, un monumento a Gino Strada e a Teresa Sarti

Alife, a Gino Strada e a Teresa Sarti fondatori di Emergency, dedicato il primo monumento in ferro battuto in Campania, realizzato dal Maestro Angelo Ciarlo di Letino. Presente il Referente regionale di Emergency Peppino Fiordelisi

Monumento a Emergency - Alife, Caserta

L’impegno della cantautrice Agnese Ginocchio – Testimonial di pace e nonviolenza

Alife, a Gino Strada e a Teresa Sarti fondatori di Emergency, dedicato il primo monumento in ferro battuto in Campania, realizzato dal Maestro Angelo Ciarlo di Letino. Presente il Referente regionale di Emergency Peppino Fiordelisi.

Promosso dal “Movimento Internazionale per la Pace e la Salvaguardia del Creato III Millennio della Provincia e Regione Campania”, con il Patrocinio del Comune di Alife, del Parco Regionale del Matese, della Comunità Montana del Matese, con l’adesione dell’ Istituto Comprensivo “N. Alunno” di Alife, dell’IPIA “M. Bosco” di Alife, dell’Associazione nazionale Combattenti e Reduci (sez. di Piedimonte Matese), del Circolo ricreativo della terza età, è stato inaugurato il 6 Ottobre (e installato il 4, festa di S. Francesco d’Assisi) presso il “Giardino della Pace, del Creato e della Memoria storica, Presidio di Pace e di Legalità” in Alife, il bellissimo monumento in ferro battuto dal titolo “La Pace”, raffigurante una grossa foglia di olivo (simbolo di Pace) dalla quale si ergono due rami a forma di braccia che custodiscono tra le mani la colomba con un ramoscello di ulivo
(sempre simbolo della Pace). La scultura è stata realizzata dal Maestro Angelo Ciarlo originario di Letino (Caserta), noto per le sue opere d’arte in ferro battuto per le quali ha ricevuto diversi riconoscimenti. La sua particolarità è quella di usare arnesi reperiti dai contadini e pastori, dai quali riesce a ricavarne bellissime sculture, lavorandoli abilmente con le sue mani e trasformandoli in opere d’arte. Il Maestro Ciarlo dopo aver visitato l’Albero della Pace ha voluto così omaggiare la Pace dedicandogli un’opera scultorea che in accordo con la Presidente del Movimento per la Pace Agnese Ginocchio, è stata dedicata a due grandi testimoni di Pace “Gino Strada, recentemente scomparso e alla moglie Teresa Sarti, fondatori di Emergency”.
Sono intervenute le seguenti autorità portando il loro saluto: Il Consigliere Comunale del Comune di Alife e Assessore alla Comunità Montana del Matese Luigi Zazzarino, che ha portato i saluti del Sindaco di Alife Maria Luisa Di Tommaso (impedita a partecipare per una riunione fuori programma con i tecnici del PUC) e del Presidente della Comunità Montana del Matese Francesco Imperadore, la Dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo di Alife Angela Faraone, presente con una delegazione delle docenti: Maria Pia Biondi, Raffaelina Pascale, Tiziana Castiello, Delia Oro, Alfonsina Sasso, Patrizia De Angelis, Francesca Cerbo e Monica Pacelli, insieme a una rappresentanza degli alunni della classe II, sezioni A e B, della scuola primaria plesso Via Volturno ( rispettando le norme anticovid) intervenuti con alcuni messaggi attraverso i quali hanno voluto ricordare i bambini vittime di guerre. La Dirigente Faraone nel salutare ha ricordato “l’importanza di infondere il valore dell’amore e della Pace nel cuore dei giovani partendo sin da bambini, per ottenere una società più giusta e umana”.
A seguire i delegati dell’ IPIA di Alife (IITCG “V. DE FRANCHIS ) Domenica Pelosi, con il collega Luigi Di Rienzo, la quale ha portato i saluti del Preside Marcellino Falcone e della responsabile di plesso IPIA di Alife, Angelina Palmiero, presenti insieme a una rappresentanza di alunni dell’IPIA della classe V, sezioni A e G, di cui l’alunno Valerio Fiocco che ha declamato uno stralcio tratto dal libro “Pappagalli verdi” di Gino Strada e la dedica riportata sulla targa di titolazione della scultura, il neo Presidente dell’Associazione nazionale Reduci e Combattenti (sez. P. Matese) Lino Diana che succede al caro Raffaele Civitillo, con una delegazione costituita dall’Alfiere Luigi Melillo, il vice Presidente Vincenzo Masucci ed il socio Mimmo Civitillo, che ha ricordato “l’importanza di coltivare sempre l’esercizio della memoria, un ricordo anche per l’impegno a sostegno della causa di Pace del presidente uscente Civitillo presente tante volte in quest’area, ultima fra tutte la cerimonia per l’ultimo reduce di guerra sopravvissuto originario di Alife, al quale fu dedicata la scultura lignea di “E. Iannelli”. Presente la ricercatrice di storia Daniela Mastrolorenzo di Piedimonte Matese, il Circolo Ricreativo della terza età di Alife presieduto da Francesco Montalbano (delegati il vice Tommaso Offreda, i soci Francesco Farina, Gaetani Giuseppe e altri), il Preside dell’ISIS “U. Foscolo” di Sparanise -Teano Paolo Mesolella (nonché socio del Mov. Per la Pace), che ha ricordato l’esempio di Gino Strada e l’importanza di farlo conoscere ai giovani; l’Assessore alle politiche sociali, ecologia e pari opportunità del Comune di Falciano Del Massico, Antonietta Rucco, “amica della Pace, “la quale nel ricordare il grande Strada, ha voluto dedicare un pensiero anche al dramma delle donne afghane vittime di ingiustizia, il referente del coordinamento provinciale “Libera contro le mafie” Fabio De Gemmis, che ha ricordato “l’importanza di agire e di cercare sempre la Giustizia, senza la quale non può affermarsi la Pace”, il referente provinciale del “Movimento Agende Rosse P. Borsellino” Mimmo Marzaioli che ha ricordato l’impegno di agire “sempre con trasparenza e coscienza per una società di Pace”, i soci del Movimento per la Pace Gino Ponsillo, Monica Pacelli, Rosa Arbolino e Lucia Villano, quest’ultima ha portato i saluti del Vescovo emerito di Caserta Raffaele Nogaro. Presente anche Carlo Pastore delle “guide Escursioniste per la Pace”, con il suo libro di poesie e Caterina Civitillo, volontaria della “Pace sul Miletto”. Ospite il referente Regionale di Emergency Peppino Fiordelisi, che ha ricordato il messaggio di Gino Strada e l’impegno con Emergency dall’inizio:
“Nel 1994, l’esperienza accumulata negli anni con la Croce Rossa spinge Gino Strada, insieme alla moglie Teresa Sarti e alcuni colleghi e amici, a fondare EMERGENCY, Associazione indipendente e neutrale nata per portare cure medico-chirurgiche di elevata qualità e gratuite alle vittime delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà. Il primo progetto di EMERGENCY, partendo con un ambulatorio, che vede Gino Strada in prima linea, è in Ruanda durante il genocidio. Poi la Cambogia, Paese in cui resta per alcuni anni. Nel 1998 parte per l’Afghanistan: raggiunge via terra il nord del Paese dove, l’anno dopo, EMERGENCY apre il primo progetto nel Paese, un Centro chirurgico per vittime di guerra ad Anabah, nella Valle del Panshir. Gino Strada rimane in Afghanistan per circa 7 anni, operando migliaia di vittime di guerra e di mine antiuomo e contribuendo all’apertura di altri progetti nel Paese. Oggi EMERGENCY è presente in Afghanistan con 3 ospedali, un Centro di maternità e una rete di 44 Posti di primo soccorso. Dal 2005 inizia a lavorare per l’apertura del Centro Salam di cardiochirurgia, in Sudan, il primo Centro di cardiochirurgia totalmente gratuito in Africa. Nel 2014 si reca in Sierra Leone, dove EMERGENCY è presente dal 2001, per l’emergenza Ebola. Dal 1994 a oggi Emergency ha lavorato in 19 Paesi curando 11 milioni di persone. Senza discriminazioni. Gino Strada sosteneva che “I diritti degli uomini devono essere di tutti gli uomini, proprio di tutti, sennò chiamateli privilegi”. Fiordelisi ha ricordato anche il dramma in Congo dove è in corso una guerra per l’accaparramento del “Coltan”, e dove tanti “bambini e uomini schiavi” vengono sfruttati per la raccolta di questo minerale nelle miniere con il cui contatto si contraggono diverse malattie: compromissione di cuore, vasi sanguigni, cervello e cute; riduzione della produzione di cellule ematiche e danneggiamento dell’apparato digerente; aumento dei rischi del cancro; difetti genetici nella prole; malattie dell’apparato linfatico. Anche qui Emergency cura queste vittime che non possono permettere medicine e cure mediche.
Con il Coltan vengono prodotti i telefonini che usiamo, i computer, telecamere e molti componenti elettronici.
Fiordelisi ha concluso ricordando la realtà di ambulatorio presente da anni presso Castel Volturno in soccorso alle donne, ai migranti e alle persone in difficoltà. Infine, uno degli ultimi progetti di Emergency, nato a seguito dell’emergenza Covid Italia che ha generato nuove povertà, è: “ NESSUNO ESCLUSO: DISTRIBUZIONE GRATUITA DI PACCHI DI ALIMENTI E BENI DI PRIMA NECESSITÀ” destinati a persone e nuclei familiari messi in difficoltà dalle conseguenze sociali ed economiche dell’epidemia di Covid-19. Il progetto è al momento attivo a Milano, a Roma, a Piacenza, a Napoli, a Catanzaro, a Catania e a Varese. Da metà maggio 2020; a oggi, sono più di 97.000 i pacchi alimentari già consegnati. A ogni persona viene consegnato un Pacco alimentare e un Pacco igiene (casa e personale)”.

La giornata è terminata con una maggiore consapevolezza da parte di tutti i partecipanti, l’impegno nel far conoscere l’azione di Pace attraverso il ricordo di Uomini Giusti, che, partendo da Gino Strada hanno fatto della loro vita un dono a servizio dell’umanità. In un tempo di dispersione come quello che ci investe, questi “luminari” diventano, in particolare per i giovani, dei veri e propri punti di riferimento a cui ispirarsi. “Il ricordo di Gino Strada infatti, invita a ringraziare per tutto quello che ha fatto nella sua vita, accanto alle vittime di ogni tragedia e sofferenza, con l’impegno, da tutti riconosciuto, contro ogni guerra. La sua testardaggine sia di stimolo per essere architetti e artigiani di Pace”, ha ricordato Agnese Ginocchio Presidente del Movimento per la Pace, sottolineando il lavoro portato avanti nel corso degli anni presso il “Giardino della Pace, Presidio di Pace e di Legalità (nel ricordo di Gino Strada, dei giudici Falcone e Borsellino e di tutti i martiri di Pace e di Giustizia) e ha ricordato l’importanza di custodire questi simboli. L’area, recentemente oggetto di gravi azioni vandaliche, è stata ripristinata. Proprio per questa Giornata sono state ricollocate al loro posto la Panchina, l’opera lignea dedicata all’ultimo reduce di guerra e le targhe delle vittime di mafia. Ancora una volta ( che poi sono state le parole dell’Assessore Luigi Zazzarino e della stessa Sindaca Di Tommaso espresse recentemente) ha esortato alla cura e al rispetto di quest’area, dotata di recente anche di un faretto a carica solare (donato dalla famiglia “Cornelio Pietro e Roberta” e dedicato a Gino Strada essendo stato installato proprio all’indomani della sua dipartita), dove sono presenti: l’Albero della Pace dedicato ai percorsi della memoria storica dei 100 anni della grande guerra messo a dimora nella prima tappa della “Fiaccola della Pace”, l’Albero dedicato ai giudici eroi Falcone e Borsellino, la Panchina della Pace e della Nonviolenza contro tutte le violenze di genere e i femminicidi dedicata alla memoria di Stefania Formicola, la scultura lignea dedicata all’ultimo reduce sopravvissuto agli orrori della guerra, Cav. Giovanni Di Franco, l’albero dedicato ai martiri di mafia caduti sul lavoro Antonio Sottile finanziere e Giuseppe Macchiarelli (strage della Conservatoria), l’albero dedicato ai diritti dell’infanzia violata e a “Malala” Premio Nobel per la Pace, gli alberi dedicati ad altri testimoni e contro tutti i crimini ambientali. Con l’occasione ha lanciato un messaggio rivolto ai Dirigenti Scolastici e ai docenti delle scuole, in particolare delle scuole impegnate in progetti sui temi della cittadinanza, della Pace, della storia, della difesa dell’ambiente, della legalità, della solidarietà, a organizzare uscite didattiche con gli alunni per visitare e organizzare incontri formativi nell’area.
Si ringrazia l’inviato Antonio Del Riccio di Media Tv per la ripresa dell’evento, la Dirigente Scolastica Angela Faraone e le docenti delle classi seconde che hanno preparato e accompagnato gli alunni, si ringrazia il Dirigente scolastico Marcellino Falcone con i docenti che hanno accompagnato gli alunni, per l’adesione e la partecipazione all’evento. Si ringrazia il Comune di Alife, con la Sindaca Maria Luisa Di Tommaso, il Parco Regionale del Matese e la Comunità Montana del Matese per il patrocinio morale, l’Associazione Combattenti e Reduci ed il Circolo ricreativo della 3° età di Alife, per l’adesione, l’artista Angelo Ciarlo per aver realizzato e donato di propria iniziativa la scultura per l’ Albero della Pace di Alife. Si ringraziano i Sign. ri Pasquale Altieri e Salvatore Bucci  per aver aiutato il M° Ciarlo nella messa in posa della scultura durante la fase di installazione avvenuta il 4 Ottobre, festa di S. Francesco d’Assisi.

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La Pace sventola dal monte Miletto

Le bandiere della pace dedicate a Gino Strada e a Mimmo Lucano sul monte Miletto

La memoria di Gino Strada e l’attivismo di Mimmo Lucano, due pacifisti, il cui nome si legge su entrambe le Bandiere issate sul tetto del mondo.

 

Roccamandolfi(Is) – Sulla vetta del Miletto (2050 mt), il “Monte della Pace”, sabato 2 Ottobre 2021, Giornata mondiale della Nonviolenza e della Pace, accompagnati dalla fiamma della “Fiaccola della Pace”, sono state issate le due Bandiere della Pace, di cui quella portata il 14 agosto scorso da Antonio Alfano e Carlo Pastore, dedicata a Gino Strada. “La Solidarietà non è reato. Mimmo resisti!”. Si leggeva questa frase sulla nuova Bandiera issata nella salita del 2 Ottobre.

Non è un caso che per la prima volta sia stata trovata ancora quella della “Pace sul Miletto” portata lo scorso 14 agosto da Antonio Alfano e Carlo Pastore. Di solito dopo qualche settimana a causa del vento che a questa quota tira forte, la bandiera si sgretola e vola via. Questa volta invece era lì, sembrava che stesse aspettando la sua gemella. Anche se consumata dalle intemperie, si leggeva ancora in chiaro il nome di “Gino Strada” con il simbolo di Emergency, a cui era stata dedicata la salita di agosto.

Ebbene, le due Bandiere sono state unite.

“Crediamo che oggi se Gino Strada fosse stato vivo avrebbe manifestato a favore di Lucano”. Cosi ha esordito Agnese Ginocchio, Presidente del “Movimento per la Pace” Caserta – Campania promotrice dell’iniziativa denominata “Pace sul Miletto”.

Due pacifisti, il cui nome si leggeva su entrambe le Bandiere, issate sul tetto del mondo.

Sabato 2 Ottobre 2021 quindi, anniversario della nascita di Gandhi, nell’ambito delle iniziative correlate alla Giornata del Creato, culminanti con la Giornata della Pace e dell’ecologia in cui si celebra la festa di S. Francesco d’Assisi, il “Movimento Internazionale per la Pace e la Salvaguardia del Creato III Millennio”(Matese-Caserta-Campania- Italy), in collaborazione con le “Guide escursioniste per la Pace” e gli “amici volontari simpatizzanti della Pace”, con il Patrocinio del Parco Regionale del Matese, dei Comuni di Roccamandolfi (Is) e di San Massimo (Cb), ha organizzato la 2a tappa della “Fiaccola della Pace” su Monte Miletto, nominato lo scorso anno il “Monte della Pace – Mons Pacis” in relazione alle tappe avvenute nel corso degli anni denominate “PACE sul MILETTO”, per portare un messaggio di Pace, di fratellanza e di nonviolenza, in solidarietà con Afghanistan, Medio Oriente, Yemen, Africa, Ucraina e tutti i popoli della terra afflitti dalle guerre, per la difesa dell’ecosistema, delle nostre terre e della foresta amazzonica, in solidarietà con la lotta delle donne afghane che manifestano per la difesa dei diritti umani, il diritto all’istruzione e le pari opportunità, in solidarietà con tutti gli attivisti nel mondo che manifestano per la difesa della Pace e dei Diritti umani, in solidarietà con l’ iniziativa “Digiuno di giustizia” portata avanti da un gruppo di laici e missionari capeggiati da padre Alex Zanotelli.

In comunione con tutte le nostre comunità è stata invocata la Pace per le famiglie e per ogni persona. “Solidarietà e vicinanza alle famiglie che hanno perso i loro cari, purtroppo la Terra dei fuochi colpisce ovunque. Sono segnali allarmanti che non possono essere ignorati perché ci colpiscono tutti indistintamente. Bisogna prendersi cura del pianeta, curare le ferite di Madre Terra, le ferite dell’umanità…”, ha ricordato Agnese Ginocchio.

Durante la salita si è fatta una sosta sul punto dove lo scorso anno fu piantato “l’Albero della Pace”, per la re-intitolazione dell’Albero secolare di faggio già presente nell’area, denominata “Capo d’Acqua” (d’inverno pista azzurra), dove è stata installata da Antonio Alfano, Carlo Pastore Gianni D’Amato e Andrea Pioltini, una nuova targa di dedica che ha sostituito la precedente (compromessa dalle temperature rigide che insistono su questa quota). Sono state presenti le “Guide Escursioniste per la Pace”:Carlo Pastore ( gia fondatore del CAI P. Matese), Gianni D’Amato (già socio del CAI P. Matese) e l’onnipresente Antonio Alfano ( atleta – biker- naturalista ), quest’ ultimo ha installato anche la Bandiera della Pace su Monte Miletto sistemando anche la precedente (hanno dato una mano le Guide Carlo Pastore e Gianni D’Amato insieme ad Andrea Pioltini), i soci del Movimento per la Pace: Andrea Pioltini, Daniela Truocchio e la Presidente Agnese Ginocchio.

Hanno partecipato gli amici simpatizzanti e volontari della Pace:Caterina Civitillo di San Potito Sannitico, Maria Antonietta De Pasquale di Piedimonte Matese, Vincenzo Viola proveniente da Viterbo, infine due giovani amanti della montagna provenienti da Campobasso: Marco De Vivo e Francesca Rivellini, per loro la prima impresa sul Miletto, inaugurata nel segno della Pace in un giorno particolare. I due giovani sono andati via felici, pieni di entusiasmo per la singolare esperienza vissuta ed il messaggio ascoltato.“In un mondo martoriato dalle guerre, un pensiero va alle intere popolazioni, ai bambini, alle donne e ai più fragili del pianeta. Vogliamo la Pace. Impegniamoci insieme per costruirla”.

 

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L’opposizione alla guerra è uno degli elementi costitutivi e fondativi del movimento operaio

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La guerra fu subito considerata massimo male perché portava i giovani al macello, peggiorava le condizioni di vita, cancellava diritti e libertà, occultava le istanze per l’emancipazione delle classi lavoratrici

Il pacifismo operaio

L’opposizione alla guerra è uno degli elementi costitutivi e fondativi del movimento operaio

È il movimento operaio a predicare la necessità dell’opposizione di massa alla guerra; a inventare la forma di lotta non violenta per eccellenza cioè lo sciopero, o altre modalità non violente di lotta come il boicottaggio, la valorizzazione della dialettica degli argomenti, la comunicazione: le manifestazioni, i comizi, le petizioni.

Scelta non violenta compiuta quando la violenza bruta si scatenava contro di esso.

La guerra è il massimo male per le classi lavoratrici

La guerra fu subito considerata massimo male perché portava i giovani al macello, peggiorava le condizioni di vita, cancellava diritti e libertà, occultava le istanze per l’emancipazione delle classi lavoratrici. Da ciò l’impegno e la lotta contro la guerra e i guerrafondai, contro il bellicismo e le culture guerresche e per l’anticolonialismo.

Il rifiuto della guerra da parte dei ceti popolari

Il rifiuto della guerra è storicamente molto diffuso nei ceti popolari e nella classe operaia. Di rilievo i dibattiti sulla pace e la guerra, le lacerazioni, la produzione teorica delle organizzazioni nazionali e internazionali del movimento operaio.

I primi congressi Internazionali per la pace

Il primo congresso dell’internazionale a Ginevra nel 1866 approva all’unanimità la soluzione che afferma la possibilità di eliminare gli eserciti permanenti, ostacolo allo sviluppo economico e a quello delle organizzazioni sociali.

Il congresso di Losanna del 1867 vide la guerra come un peso soprattutto per la classe lavoratrice. A Bruxelles nell’internazionale si dice che la guerra “è un male evidente per noi tutti. Ma oltre la nostra costante protesta dobbiamo impegnarci attivamente per la sua soppressione. Per questo ci sono due metodi: il primo è quello di opporsi direttamente alla guerra attraverso il rifiuto del servizio militare, oppure attraverso il rifiuto del lavoro”.

Il partito operaio a Milano

Il partito operaio Italiano a Milano su iniziativa del gruppo democratico del circolo operaio, afferma la propria aspirazione anticolonialista e proclama la fratellanza universale e l’indipendenza di tutti i popoli. Il decalogo dei contadini socialisti mantovani così diceva: le guerre fra popolo e popolo sono sempre infami perché conducono al macello degli innocenti e dei fratelli.

Sia pace fra gli uomini perché nella pace sta l’amore e il benessere

Al congresso della nuova internazionale a Parigi una mozione dichiara la pace condizione prima e indispensabile di ogni emancipazione operaia.

Nel 1907 al congresso di Stoccarda fu approvata all’unanimità la mozione in cui si affermava che: qualora la guerra scoppi, i socialisti hanno il dovere di intervenire per farla cessare prontamente e utilizzare con tutte le loro forze la crisi economica e politica creata dalla guerra per agitare gli strati popolari più profondi e precipitare la caduta del capitalismo.

Il Maggio della lotta per la pace

In questo congresso si coniuga il 1° Maggio, con la lotta per la pace, soprattutto con la lotta al riarmo e con l’antimilitarismo e negli anni che precedono la prima guerra mondiale il tema principale del 1° Maggio è la lotta ai pericoli di guerra, più urgente del precedente tema delle otto ore di lavoro.

Proprio il 1° Maggio 1914 fu l’ultimo momento di mobilitazione unitaria a livello internazionale contro la guerra. Il partito socialista Italiano nel 1914/1915 sceglie la neutralità di fronte alla guerra, la linea del ‘né aderire né sabotare’, con profondi contrasti e divisioni tra i dirigenti del partito. I socialisti rimasti contrari alla guerra si trovano vicino a Berna per una conferenza contro la guerra dei partiti socialisti: il loro manifesto contro la guerra sarà diffuso clandestinamente anche in Italia.

 

Approfondimenti sul pacifismo:

  • Pallotti V., Cinquant’anni di pace in Europa: eventi e immagini, a cura del centro di documentazione del manifesto pacifista internazionale, Bologna
  • Pallotti V., Perché? Guerra, corsa agli armamenti. Catalogo della mostra del manifesto contro… per una cultura di pace e nonviolenza, Bologna
  • Pallotti V., Camminare per la pace. Marce e cammini per la pace e la nonviolenza, Comune di Casalecchio di Reno – Casa per la pace “la filanda”, Bologna 2009

 

Approfondimenti:

  • Elorza, Documenti e discorsi del militare ingenuo, San Sebastian
  • Erasmo da Rotterdam, Contro la guerra, a cura di F.Gaeta, L’Aquila
  • Trattato sulla tolleranza, a cura di Palmiro Togliatti, Editori Riuniti Roma

 

Bibliografia ragionata:

  • VV. , Bandiere di pace, Chimienti, Taranto
  • Aron, Pace e guerra tra le nazioni, tr.it. Comunità, Milano
  • Balducci E., Vinceremo noi pacifisti. Fosse anche tra mille anni, in L’Unità, 6 Marzo 1991
  • Bartels, L’Europa dei movimenti per la pace, in Giano n. 4/1990
  • Battistelli, Sociologia e guerra. Il problema della guerra nelle origini del pensiero sociologico, Archivio Disarmo, Roma
  • Bello Don Tonino, Alfabeto della vita, Paoline, Milano 2009
  • Bobbio, Il problema della guerra e le vie della pace, Il Mulino, Bologna
  • Collotti, G. Di Febo, (a cura di), Contro la guerra. La cultura della pace in Europa (1789-1939), Dossier Storia, Giunti, Firenze
  • Rochat G., L’Antimilitarismo oggi in Italia, Claudiana, Torino
  • Taylor, English History 1914-45. Oxford University Press

 

Riflessioni sulla contemporaneità:

  • Pugliese F., Abbasso la guerra. Persone e movimenti per la pace dall’800 a oggi, Grafiche futura, Mattarello – Trento
  • Pugliese F., I giorni dell’arcobaleno. Diario- cronologia del movimento per la pace, prefazione di Alex Zanotelli, Futura, Trento
  • Pugliese F., Per Eirene. Percorsi bibliografici su pace e guerra, diritti umani, economia sociale, Forum Trentino per la pace e i diritti umani, Trento
  • Pugliese F., Carovane per Sarajevo. Promemoria sulle guerre contro i civili, la dissoluzione della ex Jugoslavia, i pacifisti, l’ONU (1990-1999), Prefazione di Lidia Menapace, Introduzione di Alessandro Marescotti, Alfonso Navarra, Laura Tussi
  • Manifesti raccontano…Le molte vie per chiudere con la guerra,a cura di Vittorio Pallotti e Francesco Pugliese, Recensione di Laura Tussi, Prefazione di Peter Van Den Dungen, coordinatore generale della Rete Internazionale dei Musei per la Pace e Joyce Apsel, Università di New York
  • Strada G., Ma l’abolizione della guerra non è un’utopia di sinistra, in La Repubblica, 2006

 

Analisi storiche:

  • Rochat G., L’antimilitarismo oggi in Italia, Claudiana, Torino
  • Rochat G., La tradizione antimilitarista del movimento operaio italiano, in La critica sociologica, 1976
  • Rochat G., Breve storia dell’esercito italiano dal 1861 al 1943, Einaudi, Torino

 

Analisi:

  • Branson, M. Haienemann, L’Inghilterra degli anni Trenta, Laterza Bari
  • Ceadel, Pacifismi in Britain, Oxford University Press

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Lo scopo del movimento pacifista fu sempre quello di prevenire la guerra

Prevenire la guerra

Qualche anno dopo l’avvento di Hitler, la maggioranza della sinistra continua a credere che la pace possa essere mantenuta soprattutto attraverso le politiche di sicurezza collettiva e del disarmo, fino alla regolazione internazionale delle controversie

Bertolt Brecht

Lo scopo del movimento pacifista fu sempre quello di prevenire la guerra.

Per questo motivo, la discussione si concentrò sulla questione dei mezzi migliori per realizzare tale obiettivo.

Per due, forse tre anni dopo l’avvento di Hitler, la maggioranza della sinistra continua a credere che la pace possa essere mantenuta soprattutto attraverso le politiche di sicurezza collettiva e del disarmo, fino alla regolazione internazionale delle controversie attraverso la presa di posizione e la pressione politica ed economica collettiva.

La convinzione sottesa a questa posizione era che la pressione internazionale poteva fermare i conflitti prima che raggiungessero la soglia della guerra aperta.

Ma inevitabilmente tale posizione non poteva non suscitare la domanda di fondo circa la giustezza dell’azione militare.

Nonostante tutto, esisteva la guerra giusta?

A metà degli anni ‘30 del Novecento, ci furono due risposte impressionanti a questa domanda. La prima fu la fondazione nel 1934 dell’Unione per la garanzia della pace.

L’Unione, i cui membri superarono rapidamente il numero di 200.000, chiedeva alla gente di sottoscrivere una risoluzione che diceva: “noi rinunciamo alla guerra e mai più, né direttamente né indirettamente, ne sosterremo e ne approveremo un’altra”.

Questa organizzazione traeva la sua forza dalle chiese non conformiste che ritenevano la guerra una negazione del cristianesimo, e poi dagli scrittori e dagli intellettuali orientati a sinistra, dal partito laburista, dai sindacati del movimento cooperativo. Nella realtà, l’organizzazione abbracciava una serie di posizioni, alcune delle quali vedevano nella non violenza più una tattica che un valore assoluto.

La corrente principale del pacifismo: prevenire la guerra

Ma la corrente principale rimase quella che faceva capo al bisogno di prevenire la guerra con tutti i mezzi possibili. L’opinione pubblica fu ulteriormente saggiata da quello che è divenuto noto come Sondaggio della pace. Organizzato dalla Società delle nazioni e ignorato dal partito conservatore, il sondaggio interessò più di mezzo milione di attivisti, tutti  volontari, e ricevete più di 11 milioni di risposte. La maggioranza schiacciante delle risposte si dichiarò per continuare ad appoggiare la Società delle nazioni, per il disarmo controllato, per restrizioni alla produzione privata di armi e per la riduzione della produzione di aerei militari.

Ancor più significativo fu che circa sette milioni di persone votarono a favore di immediate sanzioni economiche e non militari a carico dell’eventuale aggressore.

Sei milioni ritenevano che la forza andasse usata solo come estrema risorsa, mentre due milioni espressero la convinzione che la forza non dovesse essere mai usata in assoluto. Il sondaggio della pace mostrò che la gente era sensibile soprattutto al problema di come prevenire una guerra reale, più che alle questioni astratte sull’uso della forza o sull’esistenza della guerra giusta.

Ma anche così è chiaramente percepibile una forte, sotterranea corrente pacifista, mentre il numero di quanti si astennero dal rispondere alla domanda che toccava più direttamente la messa in atto di misure militari indica che questo era il punto sul quale in quel preciso momento molta gente era estremamente incerta.

I rapidi cambiamenti della situazione internazionale

I rapidi cambiamenti della situazione internazionale spingevano tuttavia a una continua revisione di atteggiamenti, ed è dal 1935 che molti pacifisti divennero meno convinti della loro posizione.

Dopo l’uscita del Giappone e della Germania dalla Società delle nazioni, la politica della sicurezza collettiva divenne meno convincente.

In realtà il governo britannico aveva ufficialmente abbandonato ogni pretesa di seguire una politica di sicurezza collettiva e aveva annunciato la sua intenzione di contrapporre al riarmo della Germania un proprio riarmo.

I dirigenti laburisti, che sostenevano il movimento pacifista, continuarono a apportare argomenti a favore della sicurezza collettiva perseguita attraverso la Società delle nazioni, ma evitarono ripetutamente di affrontare la questione di cosa fare se tali politiche non avessero avuto successo. In effetti, questo stava diventando il problema centrale per il movimento della pace nel suo complesso. Una persistente debolezza della posizione pacifista consisteva nel fatto che essa, come istanza politica più che come affermazione di una convinzione personale, non permetteva molte alternative.

Il pacifismo lasciava poco spazio al compromesso: la presunzione che esso dovesse avere necessariamente successo induceva molti a evitare di chiedersi che cosa avrebbero fatto se ciò non fosse avvenuto.

Guernica

Il lassismo inglese nella guerra in Spagna contro la dittatura fascista di Franco

Gli avvenimenti della seconda metà degli anni ‘30 sono troppo noti perché sia necessario soffermarsi su di essi.

Con l’Abissinia, il governo britannico si imbarcò in una strada di incertezza e di oscillazione.

Allo stesso modo la Gran Bretagna mancò di sviluppare una politica coerente rispetto alla guerra spagnola, continuando a giustificare il non intervento anche quando fu chiaro che la Germania e l’Italia stavano fornendo un aiuto considerevole a Franco e alla dittatura fascista. Con la conferenza di monaco nel 1938 Chamberlain continuava a credere che Hitler poteva essere soddisfatto e che si garantiva meglio la pace facendo concessioni piuttosto che lanciando avvertimenti collettivi internazionali.

In questi anni, l’opinione pacifista inglese dovete percorrere una strada molto difficile.

Il tema dominante della sinistra divenne l’antifascismo, e un pacifismo male inteso rischiava di essere preso per un sostegno a Hitler.

A parte ciò, molti pacifisti riconoscevano che stava diventando sempre meno realistica la possibilità di fermare il fascismo senza guerra.

E la Spagna forniva un chiaro esempio, provocando nella sinistra inglese emozioni che prima e dopo di allora raramente si sono riscontrate.

Il partito laburista, riconoscendo in che direzione portava la politica del non intervento, si accinse a un rovesciamento di linea politica, con tutto ciò che questo comportava in termini di possibile coinvolgimento militare.

Altri esponenti della sinistra abbandonarono del tutto la non violenza, sostenendo che la battaglia contro Franco e la dittatura era già la guerra contro il fascismo. I modi di sentire si fecero ancora più duri.

Un’accusa ingiusta

Il movimento per la pace degli anni ‘30 è stato accusato qualche volta di aver apparentemente indebolito la posizione del governo britannico.

Ma questa accusa sembra particolarmente infondata.

I pacifisti erano sempre stati molto decisi nella denuncia dell’aggressione.

Pochi avevano difeso una politica di pace a ogni costo se ciò significava aprire la strada agli aggressori.

Il sostegno pacifista alla Società delle nazioni, alla politica di sicurezza collettiva e al disarmo, aveva mirato proprio al controllo effettivo delle minacce e alla sicurezza internazionale.

Il pacifismo rafforza la consapevolezza sul pericolo che il fascismo costituiva per l’Europa intera

L’ostilità al fascismo era basata, in particolare, sulla minaccia che il fascismo costituiva per la pace mondiale, e i pacifisti sostennero ripetutamente la necessità di una forte azione congiunta per controllare i dittatori.

Gli errori dei politici difficilmente possono essere addebitati al movimento per la pace.

La loro origine è da ricercare nelle false opinioni su Hitler e Mussolini del tutto inadeguate.

Il pacifismo era divenuto dopo il 1940 una posizione che si era dovuta abbandonare di fronte alla cruda realtà dei fatti politici, uno dei quali fu il pericolo di una imminente invasione tedesca, una considerazione che molti avevano mancato di mettere in conto.

La guerra apparve come un male minore contro il fascismo.

Che questa sia stata per diversi aspetti una sconfitta per il movimento per la pace è ovvio. Ma da altri punti di vista il movimento aveva anche avuto un grande successo. Esso aveva dato l’avvio a un’analisi nuova sulla guerra e sui probabili beneficiari della guerra e nella sua ricerca di pace aveva enormemente contribuito a rafforzare la consapevolezza popolare sul pericolo che il fascismo costituiva per l’Europa intera.

 

Approfondimenti:

 

Elorza, Documenti e discorsi del militare ingenuo, San Sebastian

Erasmo da Rotterdam, Contro la guerra, a cura di F.Gaeta, L’Aquila

Trattato sulla tolleranza, a cura di Palmiro Togliatti, Editori Riuniti Roma

 

Bibliografia ragionata

 

AA.VV. , Bandiere di pace, Chimienti, Taranto

Aron, Pace e guerra tra le nazioni, tr.it. Comunità, Milano

Bartels, L’Europa dei movimenti per la pace, in Giano n. 4/1990

Battistelli, Sociologia e guerra. Il problema della guerra nelle origini del pensiero sociologico, Archivio Disarmo, Roma

Bobbio, Il problema della guerra e le vie della pace, Il Mulino, Bologna

Collotti, G. Di Febo, (a cura di), Contro la guerra. La cultura della pace in Europa (1789-1939), Dossier Storia, Giunti, Firenze

J. P. Taylor, English History 1914-45. Oxford University Press

 

Analisi:

Branson, M. Haienemann, L’Inghilterra degli anni Trenta, Laterza Bari

Ceadel, Pacifismi in Britain, Oxford University Press

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Uno spaccato illuminista sulla pace

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La nostra matrice laica, basata sulla valorizzazione dell’ideale assoluto della pace, sulla critica delle religioni e del potere clericale e del Vaticano è alla base della nostra origine e radice illuminista

Dalle origini dell'Illuminismo per la pace

Uno spaccato illuminista sulla pace 

Nell’Enciclopedia degli illuministi francesi alla voce guerra si legge da sempre che gli uomini, per ambizione, per avarizia, per gelosia, per perfidia sono giunti a spogliarsi, bruciarsi e sgozzarsi gli uni con gli altri. Per farlo in modo più ingegnoso, hanno inventato regole e principi che vengono chiamati arte militare e hanno associato alla pratica di queste regole l’onore, la nobiltà, la gloria.

L’Illuminismo è la prima cultura europea moderna che si può definire pacifista per l’affermazione di un pensiero laico, razionale, contrario a fanatismi e dogmi.

È dal millesettecento in avanti che la condanna della guerra non è più soltanto morale, diventa politica e assume le caratteristiche di programma politico. Un precursore è l’Abbé Charles de Saint-Pierre con il Progetto per rendere la pace perpetua in Europa poi commentato anche da Rousseau.

Fondamentale l’opera di Kant: enorme l’influenze del suo Per la pace perpetua del 1795, la pace fondata sulla democrazia e sul diritto e da raggiungere con la sostituzione dei regimi assoluti con la Repubblica capaci di costituire una federazione di liberi Stati in grado di eliminare la guerra.

Ma era stato preceduto da Erasmo Da Rotterdam.

Di Erasmo la prima critica approfondita alla guerra e il suo appello: “la guerra cambia gli uomini in bestie feroci… io non esorto e non prego: imploro. Cercate la pace”.

Non meno solenni le parole di Voltaire: “la cosa più straordinaria di queste imprese infernali è che ciascuno di quei capi di assassini fa benedire le proprie bandiere e invoca solennemente Dio prima di andare a sterminare il suo prossimo.

Quando le persone sterminate sono almeno diecimila e per colmo di grazia qualche città è andata completamente distrutta, allora si canta a quattro voci una canzone piuttosto lunga. La stessa canzone serve per il matrimonio e per le nascite”.

Robespierre pronuncia vari discorsi contro la guerra. Afferma: “respingete i principi della falsa e deplorevole politica che finora ha fatto l’infelicità dei popoli per soddisfare l’ambizione e i capricci di alcuni uomini. Rinunciate ad uno spirito di conquista e di ambizioni: rifiutate al re e ai suoi ministri il diritto di decidere da soli della guerra e della pace.

La guerra e il flagello più grande.

La guerra nelle mani del potere esecutivo non è che un mezzo per rovesciare la costituzione.

La guerra è buona solo per uomini d’armi, per gli ambiziosi, per i profittatori, è buona per il potere esecutivo di cui aumenta l’autorità, l’ascendente.

La guerra affida l’ordine nelle nostre città di frontiera ai comandanti militari e fa tacere davanti a loro le leggi che proteggono i diritti dei cittadini”.

 

Approfondimenti:

 

Elorza, Documenti e discorsi del militare ingenuo, San Sebastian

Erasmo da Rotterdam, Contro la guerra, a cura di F.Gaeta, L’Aquila

Trattato sulla tolleranza, a cura di Palmiro Togliatti, Editori Riuniti Roma

 

Bibliografia ragionata:

 

AA.VV. , Bandiere di pace, Chimienti, Taranto

Aron, Pace e guerra tra le nazioni, tr.it. Comunità, Milano

Balducci E., Vinceremo noi pacifisti. Fosse anche tra mille anni, in L’Unità, 6 Marzo 1991

Bartels, L’Europa dei movimenti per la pace, in Giano n. 4/1990

Battistelli, Sociologia e guerra. Il problema della guerra nelle origini del pensiero sociologico, Archivio Disarmo, Roma

Bello Don Tonino, Alfabeto della vita, Paoline, Milano 2009

Bobbio, Il problema della guerra e le vie della pace, Il Mulino, Bologna

Collotti, G. Di Febo, (a cura di), Contro la guerra. La cultura della pace in Europa (1789-1939), Dossier Storia, Giunti, Firenze

Rochat G., L’Antimilitarismo oggi in Italia, Claudiana, Torino

Taylor, English History 1914-45. Oxford University Press

 

Riflessioni sulla contemporaneità:

 

Pugliese F., Abbasso la guerra. Persone e movimenti per la pace dall’800 a oggi, Grafiche futura, Mattarello – Trento

Pugliese F., I giorni dell’arcobaleno. Diario- cronologia del movimento per la pace, prefazione di Alex Zanotelli, Futura, Trento

Pugliese F., Per Eirene. Percorsi bibliografici su pace e guerra, diritti umani, economia sociale, Forum Trentino per la pace e i diritti umani, Trento

Pugliese F., Carovane per Sarajevo. Promemoria sulle guerre contro i civili, la dissoluzione della ex Jugoslavia, i pacifisti, l’ONU (1990-1999), Prefazione di Lidia Menapace, Introduzione di Alessandro Marescotti, Alfonso Navarra, Laura Tussi

Manifesti raccontano…Le molte vie per chiudere con la guerra,a cura di Vittorio Pallotti e Francesco Pugliese, Recensione di Laura Tussi, Prefazione di Peter Van Den Dungen, coordinatore generale della Rete Internazionale dei Musei per la Pace e Joyce Apsel, Università di New York

Strada G., Ma l’abolizione della guerra non è un’utopia di sinistra, in La Repubblica, 2006

 

Analisi:

Branson, M. Haienemann, L’Inghilterra degli anni Trenta, Laterza Bari

Ceadel, Pacifismi in Britain, Oxford University Press

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Alife, distrutto il Giardino della Pace

Giardino della Pace di Alife: distrutte targhe e rubati faretti solari

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“Queste persone dovrebbero solo vergognarsi” afferma il sindaco Maria Luisa Di Tommaso. Ferme condanne di padre Alex Zanotelli, di Libera contro le mafie, della rete Pangea e del Professor Sergio Vellante e del vescovo emerito di Caserta Raffaele Nogaro

Atti vandalici al Giardino della Pace di Alife - Caserta

Giardino della Pace di Alife: distrutte targhe e rubati faretti solari

“Queste persone dovrebbero solo vergognarsi” afferma il sindaco Maria Luisa Di Tommaso. Ferme condanne di padre Alex Zanotelli, di Libera contro le mafie, della rete Pangea e del Professor Sergio Vellante e del vescovo emerito di Caserta Raffaele Nogaro

 

Messaggio di padre Alex Zanotelli, missionario comboniano, ispiratore dei Movimenti per la Pace e i diritti in Italia.

ALIFE: SFREGIO ALLA PACE

Sono rimasto profondamente amareggiato, quando mi è stata comunicata la notizia dello sfregio alla panchina, all’albero della Pace nel piccolo giardino della pace di Alife – Caserta.

Questo gesto vandalico è estremamente grave perché manifesta il disprezzo verso i grandi valori della Pace, del “ripudio della guerra”(art.11della Costituzione) e della nonviolenza attiva, i grandi valori che permetteranno di muoverci lentamente verso “un’umanità plurale”. Padre Alex Zanotelli, missionario comboniano.

Messaggio di Raffaele Nogaro, vescovo emerito di Caserta:

La pace è il bene supremo da promuovere sempre, da curare sempre, da difendere sempre.

Sono amareggiato perché la volgarità di certi spiriti non solo non vuole la pace ma anche deride e calpesta i simboli della pace. Il fatto di Alife successo alla promotrice di pace Agnese Ginocchio, è motivo di provvisoria delusione perché i credenti della pace sapranno difenderla ed attuarla anche senza simboli e senza bandiere. Raffaele Nogaro

 

Distrutto ad Alife il Giardino della Pace, voluto dall’iniziativa del Movimento per la Pace, e la panchina contro la violenza sulle donne. “Gli atti vandalici e di sfregio che si stanno verificando nell’area che ospita l’Albero della Pace – ha affermato Agnese Ginocchio, presidente del Movimento – hanno distrutto i nostri simboli. Gruppetti di giovani in preda al male, sfasciano gli emblemi dedicati alla Pace e alla legalità, ma cosa ancor più grave si sono accaniti contro la panchina-simbolo contro i femminicidi. Panchina che è dedicata alla memoria di una donna uccisa“.

Distrutto e vandalizzato il Giardino della Pace di Alife – Caserta

Vandalizzata più volte la targa di dedica della panchina su cui si legge il nome “Stefania Formicola” con tutta la fioriera. Rubati anche i faretti solari posti ai piedi degli alberi. Danneggiate le altre targhe, come quella del finanziere Antonio Sottile, vittima di mafia, caduto a Brindisi e Giuseppe Macchiarelli caduto nella strage alla Conservatoria degli uffici immobiliari di Santa Maria Capua Vetere. Inoltre, i sassi rappresentativi sono spostati e lanciati ovunque, e le piantine sono state sradicate. Oltretutto è stata vandalizzata la scultura lignea dedicata all’ultimo reduce sopravvissuto e testimone degli orrori della guerra, cavaliere Giovanni Di Franco, che era stata posta sotto l’Albero della Pace.

“Ma quel che più ci sconforta è che in quel luogo che riteniamo sacro, c’è tutto il percorso educativo avviato nel corso degli anni con le scuole, attraverso il progetto della ‘Fiaccola della Pace’, e la panchina era parte di questo percorso educativo. Di tutto questo verrà fatta una relazione, per presentare denuncia ai carabinieri, i quali sono già stati messi al corrente dei fatti accaduti“, ha concluso Agnese Ginocchio.

Le parole del sindaco di Alife

Per Maria Luisa Di Tommaso, sindaca di Alife “è grave che nell’anno 2021 succedano ancora queste cose. Sicuramente si tratta di persone incivili che, danneggiando questi simboli, dimostrano di non avere rispetto degli alti valori che tali simboli rappresentano: la pace, la solidarietà, la giustizia, la legalità. Ringrazio la presidente Ginocchio che è sempre attenta a questi sentimenti e si impegna al massimo tutto l’anno e in ogni occasione per mantenerli vivi nella nostra Comunità. Comprendo molto bene la sua amarezza e le sono vicina quando spesso si trova davanti a tali atti vandalici. Queste persone dovrebbero solo vergognarsi“.

Il Coordinamento provinciale di Libera contro le mafie ha scritto un comunicato di condanna contro questa grave azione vandalica.

La rete Pangea per la nonviolenza di Scampia e il professor Sergio Vellante, docente universitario, padre Alex Zanotelli e il vescovo emerito di Caserta Raffaele Nogaro hanno espresso condanna e manifestato solidarietà  al movimento per la Pace rappresentato da Agnese Ginocchio, cantautrice e Testimonial per la pace e la nonviolenza, che ha in cura il Giardino di Alife.

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Bimbisvegli: scuola aperta e all’aperto

Alex Zanotelli sostiene Giampiero Monaca

Messaggio di Alex Zanotelli in solidarietà con il Maestro Giampiero Monaca per sostenere il diritto al metodo pedagogico “Bimbisvegli”

Messaggio di Alex Zanotelli

Bimbisvegli: scuola aperta e all’aperto

Messaggio di Alex Zanotelli in solidarietà con il Maestro Giampiero Monaca per sostenere il diritto al metodo pedagogico “Bimbisvegli”

A cura di Laura Tussi e Fabrizio Cracolici

Vorrei esprimere la mia totale solidarietà al maestro Giampiero Monaca, che adesso sta facendo lo sciopero della fame e della sete.

Totale solidarietà perché è un maestro come Don Milani.

Il suo metodo di fare scuola in maniera molto semplice, all’aperto, facendo stare i ragazzi insieme tutti attorno in cerchio, assomiglia molto alla pedagogia di Don Milani, della scuola di Barbiana.

Assomiglia al metodo di Freire.

È davvero un metodo pedagogico democratico che ha provocato tante difficoltà a Giampiero prima ad Asti e poi esiliato, come Don Milani esiliato a Barbiana, Giampiero Monaca è stato esiliato a Serravalle, una piccolissima frazione dove sta portando avanti questo tipo e metodo di fare scuola sostenuto dai genitori tra l’altro.

I genitori dei ragazzi sostengono questo suo metodo di fare scuola.

Ma Giampiero è sotto il tiro dell’autorità.

È minacciato anche di sanzioni disciplinari.

Alex Zanotelli sostiene il metodo pedagogico "Bimbisvegli"

Trovo tutto questo assurdo. Dovrebbe essere la scuola pubblica, la scuola di Stato a imparare che forse è meglio e più vicino a quello che la Costituzione vuole il metodo di Giampiero Monaca e non quello che abbiamo nelle scuole ufficiali che sono diventate purtroppo delle aule dove prepariamo i ragazzi a diventare quelle rotelline di un ingranaggio per fare andare avanti e perpetuare il sistema: un sistema che porta tutta l’umanità alla morte. Per cui la mia totale solidarietà a Giampiero Monaca in questo momento difficile.

E sono molto grato anche perché, non lo conoscevo prima, e ha aderito al digiuno che facciamo ogni mese a Roma davanti al parlamento: il Digiuno di Giustizia a favore e in solidarietà con i migranti. Grazie Giampiero Monaca che ti sei ricordato di noi.

Non mi dimenticherò più di te. E ti sarò a fianco in questo tuo impegno, in questa tua lotta per una scuola che sia molto più democratica e aiuti i ragazzi a imparare i veri valori che servono a vivere e a vivere bene.

Grazie di cuore,

Alex Zanotelli

Note: In seguito alle illuminanti parole di padre Alex Zanotelli, alcuni attivisti si sono mobilitati per avviare un digiuno a staffetta in solidarietà con il maestro Giampiero Monaca e il metodo educativo “Bimbisvegli”.
I primi aderenti al digiuno: Fabrizio Cracolici, Marinella Correggia, Marco Chiavistrelli, Linda Maggiori.
Per chi volesse sostenere questa lotta di giustizia con il digiuno scrivere a lauratussi.pace@gmail.com

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Pace a colori

Illustrazioni, manifesti e disegni di dossier che trattano di conflitti e pace

Pace a colori

Proprio nel poter confrontare le innumerevoli soluzioni grafiche proposte nei vari dossier che trattano di conflitti e pace e guerre nel mondo è facile osservare subito alcuni fattori dominanti come il ricorso massiccio a simboli universalmente riconosciuti

Pace a colori

Illustrazioni, manifesti e disegni di dossier che trattano di conflitti e pace. 

La presente è una panoramica descrittiva di illustrazioni, manifesti e disegni e fumetti di vari dossier che trattano di pace e conflitti e guerre nel mondo e che ho avuto modo di visionare e consultare e studiare nel tempo in vari archivi e biblioteche.

La quantità di immagini e disegni proposti nella pubblicistica riguardante conflitti e pace consente soltanto qualche considerazione di insieme su un settore della cartellonistica per la pace estremamente problematico e che funziona come cartina di tornasole non sono delle contraddizioni sociali riposte nei messaggi delle campagne per la pace, ma anche nelle tecniche e nei linguaggi espressivi del manifesto in genere.

Proprio nel poter confrontare le innumerevoli soluzioni grafiche proposte nei vari dossier che trattano di conflitti e pace e guerre nel mondo, è facile osservare subito alcuni fattori dominanti: il ricorso massiccio a simboli di pace universalmente riconosciuti, dalle figure della colomba o della farfalla, i colori dell’arcobaleno e di una natura idealizzata, immagini di minaccia bellica, ad esempio il nero dei missili, l’uso di modalità infantili, come illustrazioni favolistiche e fumetti. La contrapposizione tra il realismo tragico della fotografia e la metabolizzazione fantastica del disegno, rivela il punto di forza e allo stesso tempo di debolezza per una tradizione grafica costretta a lavorare sulla univocità del discorso retorico, in questo non diversamente dalla cartellonistica bellica, anzi forse ancora più radicalmente, piuttosto che sull’universo in atto, per una molteplicità effettiva di esperienze, di soggetti, di scelte.

Il mondo della pace è ancora povero di immaginazione rispetto, purtroppo, alla ricchezza del mondo della guerra: ed è quest’ultimo ad essere più vicino, contiguo, integrato ai tempi di stasi bellica, alla vita sociale, al vivere quotidiano.

Inoltre la dimensione internazionalistica e molto spesso intellettuale di questi manifesti rende inevitabilmente astratto l’interlocutore dal persuadere e sul piano politico non si emancipa dalle tradizioni movimentistiche e classiche.

Questo meccanismo, in cui la grandezza utopica del tema schiaccia ogni articolazione quotidiana, in cui gli effetti della guerra riconducono fatalmente ad una sola immagine di morte, si riflette anche nella costruzione degli slogan.

Il messaggio verbale è essenziale, semplice, solo perché è vittima di se stesso, è agli antipodi della letteratura, che soccorre il copy writer dei messaggi merceologici, è in parte l’ambiguità della pubblicità progresso.

Per quanto riguarda il piano iconico, l’intelligenza grafica, e quindi abbiamo molti buoni esempi riconducibili a varie tradizioni della pittura nella cartellonistica d’autore, finisce spesso per costituire anche un’insidia. La pulizia del segno e del ragionamento prescrittivo raffredda il tema quando non cade addirittura in forme di parassitismo estetico sull’immagine di un dolore e di una violenza che sono apprezzabili solo nella loro più autentica oscenità, nella loro irriducibilità, perché in nessun modo stilizzabili, componibili.

Il problema cruciale infatti è come ri-dire la civiltà, come dire ciò che non andrebbe detto, perché non dovrebbe essere stato mai detto: nel senso di mai desiderato, mai accaduto. Dal canto suo, la bellezza grafica lasciata a se stessa e alla pura estetica delle cose può spingersi a rendere emotivamente appetibile, ipnotico, sublime, persino il fungo atomico: la fantasmagoria della materia, espulsa con forza dall’orizzonte tematico del pacifismo, riemerge nella sua forma più autenticamente artificiale e catastrofica.

Pura fascinazione del consumo. Del parassitismo. Del mercato. Del potere.

Altro meccanismo, rivelatore della tragica contraddizione umana, che sta alla base della guerra come tradizione storica, forma culturale, psicologia sociale e anche memoria narratologica, può essere visto nel recupero di soluzioni violente, orrorifiche, esplosive, che vengono usate e rappresentate per rendere l’idea e la volontà di distruggere la guerra, i sui simboli, i suoi dispositivi, i suoi responsabili. Metafore contro realtà, ma comunque guerra contro guerra. Sullo sfondo di tali insidie, si articolano approcci e proposte più o meno originali, più o meno conformi alla tradizione. La scelta immateriale, ovvero materia solo nel colore, senza alcun altro riferimento leggibile, è quella che corre meno rischi sul piano ideologico.

Eppure, a mio parere, si tratta di nuovo di un compimento dell’uomo nell’artificialità, anche se, questa volta in quella dello spirito invece che in quella del materiale. A questo proposito qualcosa andrebbe detto sull’ideologismo tradizionalista che può celarsi nei casi in cui il manifesto fa riferimento a opere d’arte e ad artisti come testimoni ritenuti immediatamente riconoscibili di una cultura della pace. Formalmente è presente di tutto: avanguardie fantastiche e razionaliste. Marcando più le reminiscenze di Escher, che non quelle volutamente picassiane o quelle inevitabilmente di Magritte, mi pare interessante e frequente il riferimento alla visibilità delle metamorfosi, al gioco ecosistemico tra ordine e disordine: attenzione a una pace che si fa nel divenire conflittuale del mondo, di civiltà e di un bisogno che è mostruoso, emergenze di mutamenti controllabili.

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I giorni della libertà: l’Aprile del 1945. E l’Afghanistan?

Un parallelismo tra i totalitarismi

I giorni della libertà: l’Aprile del 1945. E l’Afghanistan?

Una sentita riflessione va alle vicende attuali che si svolgono in Afghanistan e al dramma di un popolo perennemente occupato dagli Stati Uniti e da altri invasori e che lotta per l’emancipazione, l’indipendenza e l’autodeterminazione.

... E l'Afghanistan?

Un parallelismo tra i totalitarismi.

Il nostro pensiero e una sentita riflessione vanno alle vicende attuali che si svolgono in Afghanistan e al dramma di un popolo perennemente occupato dagli Stati Uniti e da altri invasori e che lotta per l’emancipazione, l’indipendenza e l’autodeterminazione. Perché il tiranno, il dittatore, l’invasore, l’aguzzino nella Storia si manifestano sempre sotto diverse sembianze: un tempo i nazifascisti e ora, in maniera preponderante, l’impero statunitense che pur ebbe un ruolo importante nella lotta resistenziale contro il nemico nazifascista.

Il totalitarismo può manifestarsi sempre sotto diverse spoglie e bandiere.

E’ sufficiente pensare all’assedio di Gaza in Palestina da parte del governo israeliano, con le complicità USA e Europa.

Così l’Afghanistan per le sue risorse naturali è sempre stato depredato, sottomesso e massacrato da Stati Uniti, Unione Sovietica con le connivenze di molti altri stati.

 

I giorni della libertà: dopo cinque anni di guerra, dopo anni di dittatura, dopo due anni di oppressione nazista, i partigiani italiani, prima dell’arrivo delle truppe degli alleati, riconquistano le città e le campagne, mettono in fuga i tedeschi e i fascisti.

Sono centinaia di migliaia, hanno lottato in silenzio per un anno e mezzo, hanno sfidato divisioni corazzate e SS, hanno lasciato sul campo migliaia di eroi, ora scendono a valle tra l’entusiasmo della gente, tra gli applausi del popolo. È la prima volta nella storia d’Italia che il popolo ha fatto la guerra per cacciare i tedeschi, ma anche per dare alla sua nazione un volto democratico.

Per la prima volta sono insieme i comunisti, i socialisti, i democristiani, gli intellettuali del partito d’azione. Per la prima volta la gente che produce e che lavora ha in mano il potere, e gli alleati, pur vincitori in tutto il mondo, devono fare i conti con loro.

l’Italia non è una terra occupata, l’Italia non è divisa, ma il suo popolo si esprime nei comitati di liberazione nazionale che sono il nuovo governo e vogliono essere il nuovo Stato.

Così il futuro dell’Italia nasce in quelle tumultuose giornate dell’Aprile 1945, quando tutti si sentirono giovani, quando tutti ebbero in cuore la speranza di grandi novità, di un mondo e di un’Italia migliori e diversi, di un avvenire fatto ingenuamente di giustizia e libertà.

Bisogna tornare a quei giorni per capirli a fondo, fuor di celebrazioni retoriche, per comprendere il furore democratico che vi era in coloro che combattevano: volevano, finalmente, dare a questo nostro paese un volto popolare, il volto di milioni che hanno sofferto per secoli, che nella guerra avevano sofferto ancora di più, e che cercavano ora la redenzione finale.

Quella redenzione non è venuta, e probabilmente non poteva venire, ma tornare a quei giorni di autentica gloria, significa potersi riunire a quelle speranze, vuol dire avere fiducia ancora: la libertà, la giustizia, la democrazia ci possono essere. Basta conquistarle uniti.

Uniti difenderle.

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Rivista.eco: Raccontarsi è bello

Rivista.eco, diretta dal professor Mario Salomone, presenta:

Rivista.eco: Raccontarsi è bello

Scrivere per sé, di sé e per gli altri è un atto bello che apre la mente. È un’azione liberatoria che comporta un’analisi interiore e introspettiva attenta a far emergere dall’interiorità i nostri traumi, i tasti dolenti, le difficoltà, ma soprattutto la scrittura fa emergere il bello dell’esistenza

Scrivere per sé, di sé e per gli altri è un atto di Resistenza e Amore

Scrivere per sé, di sé e per gli altri è un atto bello che apre la mente. «Un tema che mi sta a cuore è la pace, perché da piccola sentivo in famiglia la storia di mio nonno che ha contribuito alla Resistenza antifascista, come personalità libertaria, come resistente, compiendo sabotaggi e partecipando in qualità di operaio della Breda di Sesto San Giovanni agli scioperi del 1943 e 44».

 

Scrivere per sé, di sé e per gli altri è un atto bello che apre la mente.

È un’azione liberatoria che comporta un’analisi interiore e introspettiva attenta a far emergere dall’interiorità i nostri traumi, i tasti dolenti, le difficoltà, ma soprattutto la scrittura fa emergere il bello dell’esistenza anche quando si raccontano eventi importanti esterni a noi, ma che pur ci appartengono e ci riguardano.

Dobbiamo essere felici già per il solo fatto di vivere, di esistere e assaporare e raccontare e scrivere l’esistente e dobbiamo gioire di ciò che ci circonda e della vita in qualsiasi condizione essa ci ponga, perché anche questo è un atteggiamento nonviolento di apertura mentale.

L’analisi dell’io interiore e gli scritti di eventi e argomenti che ci stanno a cuore, possono essere condotti anche con l’animo e l’ausilio di un mentore, di un amico, di un maestro, entità maschile e femminile, che ci accompagnano nel percorso dell’esistere.

In quanto esistere non è una malattia dell’anima, un problema viscerale, ma una grande risorsa, un dono della cosmicità materna, il più bel privilegio che madre terra ci abbia concesso.

L’esistenza può essere dedicata a percorsi e ricorsi ideali e valoriali, verso principi positivi che noi vorremmo attuare nella vita come costruzione per il superamento delle disuguaglianze del tessuto sociale.

Abbattere le barriere delle disuguaglianze

Un tema che mi sta a cuore è la pace, perché da piccola sentivo in famiglia la storia di mio nonno che ha contribuito alla Resistenza partigiana antifascista, come personalità libertaria, come resistente, compiendo sabotaggi e partecipando in qualità di operaio della Breda di Sesto San Giovanni agli scioperi del 1943 e 44. In famiglia ho sempre respirato il terrore, la paura e la drammaticità della guerra di cui mi raccontavano i miei zii materni.

La pace è il bene sommo. È l’ideale altissimo per cui ciascuno di noi dovrebbe agire nel cammino del proprio esistere.

La solidarietà è l’anticamera della pace, che non si deve esplicare tramite l’assistenzialismo religioso o laico fine a sé stesso, ma deve abbattere le barriere delle disuguaglianze di ogni tipo nel tessuto sociale e agevolare prospettive per creare lavoro pulito per tutti e attivare mezzi sociali utili per prevenire, risolvere e trascendere i conflitti. Mi piace scrivere di disarmo e pace perché è importante.

Ma cosa è la pace? E l’assenza di conflitto? La pace è soprattutto disarmo. È una dimensione non solo interiore, ma terrena che comporta sia l’assenza di guerra, ma soprattutto l’accordo e l’amore tra persone, genti, popoli e minoranze. Tramite incontri pubblici è possibile creare ambiti e percorsi di pace, ossia comunità sociali in costante dialogo con persone di ogni credo politico e anche religioso che pongono agli interlocutori domande su quanto viene esplicitato, ad esempio durante la presentazione in pubblico di uno scritto e di un libro di spessore.

Nel libro, ideali e speranze

Il libro diventa un incunabolo, ossia un ricettore di ideali e speranze e diventa uno scritto collettivo appartenente a tutti: diviene un bene comune ricco di contenuti, principi, valori, quali il disarmo, la pace e l’amore tra gli esseri umani, gli esseri viventi, gli animali e la natura nella sua complessità. Certi libri contengono il portato valoriale della memoria storica contro il nazifascismo con uno sguardo rivolto a un nuovo futuro possibile, partendo dalla memoria degli eventi. Uno sguardo rivolto a un altro mondo possibile più che mai urgente e necessario.

L’amore per la pace e per la vita non sono istanze e sentimenti passivi, ma sono costantemente proiettati verso un nuovo futuro, verso la prossimità dell’altro. All’interno delle comunità sociali, dove collettivamente si attualizzano valori e ideali, insieme si raccolgono i frutti delle idee più belle, anche solo quando gli ascoltatori, i destinatari di messaggi e tutti coloro che apprezzano i contenuti di pace, ringraziano, questo è un evento importante. Perché dai libri condivisi in comunità emergono prospettive di speranza, di bellezza in quanto si creano proprio visioni di bellezza e bontà dell’esistente e si pone soprattutto il giudizio sulle nefandezze, sulla violenza, sulle ingiustizie sociali che permeano la società e di riflesso le nostre vite.

Appellarci alle “stelle della Resistenza”

Essere figlie e figli di una cosmicità femminile, di una maternità terrena, aiuta a travalicare le violenze del patriarcato, del maschile, del misogino, dell’essere divino, unico Dio creatore, maschio e onnipotente perché siamo donne accompagnate da uomini che vogliono il bene dell’universo e aborriscono ogni forma di violenza.

La guerra di cui spesso sentivo parlare in famiglia è sempre più drammatica e vicina.

Per questo esistono i coordinamenti antinucleari europei che si attivano e si spendono per bloccare gli arsenali di morte della nato, dove sono stoccate le bombe nucleari statunitensi B-61 e quelle ancora più sofisticate per la guerra del domani ossia le B 61-12.

Tutto il nostro essere di attivisti nonviolenti aborrisce la violenza e la guerra e per questo mi piace scriverne intimamente. Scrivere in questo mio diario virtuale. In questo mio diario intimo ma, al contempo plurale e condiviso. E ancora penso alle nostre stelle, le “stelle della Resistenza” da mio nonno al nostro amico partigiano deportato Emilio Bacio Capuzzo, scomparso nella data storica del 2017 per il Premio Nobel per la pace a Ican, fino ad arrivare al papà Partigiano di Alessandro Marescotti e ai grandi padri del pacifismo da Stéphane Hessel a Edgar Morin a Turoldo. Coloro che ci insegnano sempre a amare la vita, gli altri anche nei momenti più bui e oscuri dove i demoni della mente si impadroniscono dei nostri sensi. Ma appellarci alle stelle, alle “stelle della Resistenza” è una salvezza per vincere le tenebre, il nefasto, l’inimicizia, l’ostilità e la cattiveria e per far prevalere la bontà, l’amore, la bellezza.

su Rivista.eco, Direttore Mario Salomone ,Sociologo dell’ambiente, giornalista e scrittore, insegna Sociologia dell’ambiente nei Master MACSIS dell’Università di Milano Bicocca e MASRA
dell’Università di Torino ed è stato professore di Sociologia dell’ambiente all’Università di
Bergamo e di Comunicazione politica alla Università IULM di Milano. È Segretario
Generale della rete mondiale di educazione ambientale, che organizza ogni due anni i
World Environmental Education Congress (WEEC).
È autore di numerose monografie (tra cui Al verde! La sfida dell’economia ecologica,
Carocci), di saggi, capitoli di opere collettive e articoli su riviste scientifiche, quotidiani e
riviste, nonché di romanzi e racconti. È direttore di testate a carattere ambientale (la rivista
scientifica “Culture della sostenibilità” e “.eco”).
È stato presidente della FIMA (Federazione Italiana Media Ambientali) dalla fondazione al
2017 ed è membro del Consiglio di amministrazione della Fondazione Aurelio Peccei,
sezione italiana del Club di Roma.

https://rivistaeco.it/raccontarsi-e-bello

Laura Tussi autrice presso Rivista.eco:

https://rivistaeco.it/author/laura-tussi/

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