“Abbiamo deciso di unire le forze e partire insieme, sotto l’egida della Global Sumud Flotilla, in quella che potrebbe diventare la più grande missione civile e non violenta mai organizzata via mare verso Gaza”. Un’intervista a Maria Elena Delia

di Laura Tussi
Dal 4 al 6 marzo ci siamo riuniti a Tunisi con lo steering committee della Global Sumud Flotilla, insieme ai rappresentanti della Freedom Flotilla Coalition e del movimento Thousand Madleen to Gaza. Sono stati tre giorni molto intensi di lavoro, confronto e coordinamento.
Avete deciso dunque un obiettivo molto importante. Puoi parlarne?
L’obiettivo dell’incontro era chiaro: mettere insieme queste diverse reti internazionali della società civile e costruire una missione comune verso Gaza. Dopo mesi di contatti e di lavoro preparatorio, a Tunisi abbiamo suggellato un accordo politico e operativo molto importante.
Quindi è una nuova missione umanitaria internazionale e civile e nonviolenta sotto la guida della Global Sumud Flotilla?
Abbiamo deciso di unire le forze e partire insieme, sotto l’egida della Global Sumud Flotilla, in quella che potrebbe diventare la più grande missione civile e non violenta mai organizzata via mare verso Gaza. Se tutto procederà come previsto, a metà aprile diverse navi partiranno verso la Striscia con a bordo attivisti, parlamentari, medici, giornalisti e rappresentanti della società civile provenienti da molti paesi.
La vostra missione civile ha come priorità rompere almeno simbolicamente l’assedio di Gaza?
Accanto alla missione via mare abbiamo confermato anche due convogli terrestri internazionali, che dovrebbero dirigersi verso Gaza (uno via Maghreb, l’altro arrivando dall’Asia orientale). L’idea è quella di costruire una mobilitazione civile coordinata su più fronti, capace di portare aiuti umanitari ma anche di rompere simbolicamente l’assedio che da anni pesa sulla popolazione della Striscia e attirare l’attenzione internazionale su ciò che sta accadendo.
Non dobbiamo assolutamente mai distogliere l’attenzione su Gaza. In quanto è il fulcro e la matrice delle violenze attuali in Medio Oriente
Purtroppo oggi dobbiamo anche fare i conti con un dato evidente: l’attenzione internazionale su Gaza si è progressivamente affievolita. Altri conflitti e altre crisi stanno occupando il centro dello scenario geopolitico e mediatico, e il rischio è che ciò che continua ad accadere nella Striscia venga lentamente normalizzato o dimenticato.
“Per non dimenticare Gaza” anche perché non sussiste attualmente una autentica tregua
Proprio per questo iniziative come la Flotilla diventano ancora più necessarie: servono a riportare Gaza al centro dello sguardo internazionale e a ricordare che quella tragedia non è finita e che non esiste nessuna vera tregua al momento.
Cosa comporta e cosa significa l’incontro a Tunisi?
Per noi l’incontro di Tunisi è stato un passaggio molto importante, perché per la prima volta queste tre grandi reti internazionali hanno deciso di coordinarsi davvero. Fino ad oggi avevamo spesso lavorato su percorsi paralleli, condividendo gli stessi obiettivi ma con iniziative separate. A Tunisi abbiamo deciso di fare un passo ulteriore e di costruire una missione comune.
Purtroppo, però, quei giorni sono stati segnati anche da episodi preoccupanti
Proprio mentre si svolgevano le nostre riunioni, alcuni attivisti tunisini coinvolti nella rete della Flotilla sono stati fermati dalle autorità locali e sono emerse indagini legate alla gestione delle donazioni raccolte per le iniziative di solidarietà con Gaza. Sono attualmente in carcere.
Ci sono stati notevoli inconvenienti?
In quei giorni sono stati anche annullati tutti gli incontri istituzionali che erano stati organizzati per la nostra delegazione. Erano appuntamenti importanti, pensati proprio per discutere pubblicamente della missione e del lavoro di solidarietà internazionale con Gaza.
E in seguito che è successo?
Ci è stato anche impedito dalla polizia l’accesso al porto di Sidi Bou Said. Volevamo semplicemente andare lì per incontrare i lavoratori portuali e portare loro il nostro ringraziamento: a settembre ci avevano aiutato concretamente con le barche, dando un contributo importante alla preparazione delle iniziative della Flotilla. Non era prevista nessuna azione politica o manifestazione, soltanto un gesto di riconoscenza. Eppure ci è stato impedito di entrare nel porto.
Come ti spieghi questo comportamento da parte della Tunisia?
Questi episodi ci hanno sorpreso molto, anche perché la Tunisia è sempre stata storicamente uno dei paesi più solidali con la causa palestinese nel mondo arabo e nel Mediterraneo. Proprio per questo ci aspettavamo un clima diverso. La società civile tunisina continua infatti a dimostrare un sostegno forte alla Palestina, e molti attivisti tunisini sono coinvolti da anni nelle iniziative internazionali della Flotilla.
Il vostro impegno è imperterrito e tenace
Sono stati momenti difficili, perché vedere ostacolato in questo modo un lavoro di solidarietà civile non è facile da accettare. Ma allo stesso tempo questi episodi non hanno fermato il lavoro che stavamo portando avanti.
In un certo senso hanno rafforzato la convinzione che questa missione sia oggi ancora più necessaria?
Alla fine dei tre giorni di incontri abbiamo confermato la decisione di andare avanti. Il progetto della missione resta in piedi e il lavoro organizzativo continua.
L’attuale scenario geopolitico internazionale – con tensioni crescenti nella regione e nuove crisi che si affacciano sullo scenario globale – non modifica, almeno per il momento, le decisioni prese a Tunisi. Il nostro obiettivo resta quello di portare avanti una missione civile, nonviolenta e internazionale.
Avete importanti novità e progetti molto significativi per Restare Umani e sempre sull’orizzonte dell’Utopia? Ma un’Utopia che finalmente può concretizzarsi…
Se tutto procederà come previsto, a metà aprile partirà una missione civile internazionale senza precedenti verso Gaza, con navi provenienti da diversi paesi e con il coinvolgimento di reti della società civile di tutto il mondo, affiancata dai due convogli terrestri internazionali.
Quindi una Flotilla internazionale oltre che umanitaria e civile e nonviolenta
L’incontro di Tunisi ci ha lasciato due immagini molto forti. Da una parte la nascita di una nuova alleanza internazionale tra movimenti che vogliono rompere l’isolamento di Gaza. Dall’altra la consapevolezza che ogni iniziativa di solidarietà con la Palestina incontra inevitabilmente ostacoli e pressioni.
Ma una cosa è certa: dopo Tunisi il percorso è tracciato.
E la missione continua.
Laura Tussi per Unimondo – Atlante delle guerre












