Vittorio Agnoletto: il costituzionalismo terrestre

Intervista: Dal profitto a una società della cura e della pace

Vittorio Agnoletto: il costituzionalismo terrestre

La nostra comune umanità e il sentimento e il sentire umano della nostra specie sono chiamate a affrontare e risolvere le gravi sfide globali, l’intreccio tra minaccia nucleare e militare, ecologica e climatica e della disuguaglianza e delle oppressioni sociali

Dal profitto a una società della cura e della pace

Intervista a Vittorio Agnoletto

di Laura Tussi in collaborazione con Fabrizio Cracolici

Introduzione di Alfonso Navarra

Link al filmato

L’esigenza di una convergenza tra i movimenti per costruire un’alternativa al sistema della potenza del profitto e una società della cura e della Pace: va in questo senso il nostro contributo con il libro Memoria e futuro (Mimesis Edizioni, 2021) che può essere molto utile e è opportuno perché questa convergenza ha come sbocco possibile anche un nuovo costituzionalismo globale. Sarebbe necessario che i vari movimenti che lottano per i diritti umani e il diritto internazionale per la pace e il disarmo e l’ambiente, la sanità e la giustizia sociale si mettessero insieme anche per cercare di creare degli avanzamenti del diritto internazionale: la nonviolenza efficace. Da questo punto di vista credo che sia importante avere il concetto di una Costituente per una “costituzione della terra”: è un’iniziativa che in questo momento sta andando avanti promossa da un importante gruppo di giuristi.  Personalmente ritengo che sia meglio avere la capacità tattica di fare convergere le lotte in corso se dobbiamo cambiare nel senso di avere un diritto e un ordinamento internazionale che affermi la pace e la giustizia fra le nazioni. E, secondo quanto dice il nostro articolo 11  riguardo appunto l’ordinamento internazionale, per esempio, sarebbe importantissimo che anche a livello di normativa internazionale gli stati che hanno ratificato il bando per la proibizione delle armi nucleari si facciano soggetto attivo di questo discorso insieme ai vari movimenti sulle altre campagne globali che hanno implicazioni sulle norme internazionali. Per esempio quella sul clima globale, anch’essa costitutiva di accordi giuridici, cercando di coinvolgere non solo i soggetti e la società civile, ma anche, a livello di Stati, questi nuovi avanzamenti importanti del diritto internazionale. Antonio Papisca parlava di un nuovo ordine internazionale democratico da ottenere con l’incuneamento negli spazi già aperti, più che proporre una specie di Stati Generali, una San Francisco 2.

Il problema non è allora scrivere tutti una nuova carta della terra, perché per esempio la nostra letteratura fa già riferimento a una carta della terra che sostanzialmente è stata promossa da Gorbaciov e adottata dall’Unesco. Più che questo sarebbe importante trovare le sinergie e le convergenze tra queste grandi campagne globali per i diritti umani dell’umanità e della natura (il TPAN, Parigi sul clima…) e sui beni comuni. La Terra  va considerato il bene comune non dico per eccellenza perché come beni comuni potremmo fare l’elenco dei quattro elementi fondamentali della cultura antica (anche il fuoco, l’aria e l’acqua). Poi ci sono i beni pubblici che riguardano la capacità della società di costruire delle condizioni collettive e strutturali per il progresso e per i diritti. Quello che poi vogliamo sottolineare in questo libro è una metafora particolare che vorremmo proporre dal punto di vista culturale. Cioè non rifacendoci al pensiero magico, ma al pensiero scientifico vediamo questo concetto della vita della Terra più legato alla metafora non della casa comune per ora abbastanza corrente, ma a quella che propongono gli indios sulla foresta cui apparterremmo come le foglie appartengono agli alberi,  che esprime meglio la realtà che come umani siamo parte integrante della natura. Ecco questa visione organica la poggiamo su basi scientifiche, non su basi mitologiche; ed è importante proporre questo concetto: anche Vittorio Agnoletto nel suo contributo al libro si rifà al concetto di corpo vivente unico del Pianeta;  lo recepisce e lo ripropone perché propone un nuovo ruolo dell’essere umano nel mondo…ovviamente non abbiamo le soluzioni, ma sicuramente lo vediamo come parte integrante.

Questa è l’intervista di lancio del libro Memoria e futuro intervista di Laura Tussi e Fabrizio Cracolici a Vittorio Agnoletto con introduzione di Alfonso Navarra: il libro Memoria e futuro vuole essere lo strumento e il mezzo per rilanciare la Rete di Educazione alla Terrestrità.

1-La crisi planetaria è alimentata dai dettami di potere del capitalismo neoliberista, nelle sue varie declinazioni, dagli squilibri tra ecosistemi ambientali che ormai arrancano sotto le pressioni e i misfatti della società che ha smarrito ogni senso del limite, e dal mancato controllo popolare sulla sanità dominata da Big Pharma, le multinazionali farmaceutiche. La nostra comune umanità e il sentimento e il sentire umano della nostra specie sono chiamate a affrontare e risolvere le gravi sfide globali, l’intreccio tra minaccia nucleare-militare, ecologica-climatica e della disuguaglianza e delle oppressioni sociali. La pandemia da covid19  come si inserisce in questo quadro?  Possiamo paragonare il virus pandemico globale a una “bomba nucleare prevedibile”?

Grazie per questa domanda perché mi permette proprio di partire da una considerazione fondamentale, cioè che questa pandemia ci lascia dei messaggi importantissimi.

Siamo di fronte a qualcosa che era tutt’altro che imprevedibile. Noi stiamo assistendo a una zoonosi, cioè ad un salto di specie da parte di un agente infettivo che finora era vissuto all’interno di alcuni animali separati da altre specie e in particolare da quella umana. Le conseguenze dell’attuale modello di sviluppo hanno favorito il salto di specie.

Questa è la causa fondamentale della situazione che stiamo vivendo. Sfruttando ogni centimetro quadrato del pianeta, attraverso meccanismi quali la deforestazione, gli allevamenti intensivi, stiamo provocando i cambiamenti climatici e l’abbattimento delle barriere che separano una specie dall’altra. Questi processi hanno provocato la situazione attuale. Se noi vogliamo evitare nel futuro di doverci confrontare con altre pandemie e con le loro conseguenze, è arrivato il momento di prendere coscienza dell’assoluta necessità di cambiare questo modello di sviluppo.

Lo sfruttamento senza limiti della Terra porta alla distruzione del pianeta stesso e di tutti gli esseri viventi. Non si può pensare di uscirne tornando alla situazione precedente perché proprio quel modello è la causa del disastro attuale. Dobbiamo uscirne guardando in avanti e trovando una modalità completamente diversa di coesistenza e convivenza tra gli esseri umani e le varie specie; da questa situazione o ne usciamo insieme o non ne usciamo.

Pensiamo all’aspetto più banale e più semplice; attraverso l’uso della mascherina inviamo un messaggio preciso: salviamo la nostra vita e quella di chi ci sta vicino.

Ma da tutto ciò ne deriva anche una valutazione politica. Noi vent’anni fa dicevamo: voi G8 noi 6 miliardi. Adesso noi possiamo dire: noi 7 miliardi 800 milioni, voi poche centinaia o forse decine di migliaia di persone.

Un ristrettissimo gruppo di individui – gli azionisti delle grandi aziende farmaceutiche che stabiliscono prezzi estremamente alti e rivendicano per vent’anni il monopolio dei brevetti sui farmacie sui vaccini – sta condannando a morte milioni di persone.

Questa pandemia ha esplicitato questo scontro, ma ha reso evidente anche l’esistenza di due logiche fra loro totalmente diverse e alternative.  Da una parte il ‘tutti contro tutti,’ per esempio la concorrenza tra un Paese e l’altro per procurarsi i vaccini e dall’altra parte invece la collaborazione internazionale. Pensiamo solo ai medici cubani, venezuelani, cinesi, rumeni, albanesi che sono venuti volontariamente a lavorare in Italia per darci una mano nella lotta contro la pandemia.

Sono culture inconciliabili che si scontrano in modo estremamente duro e ognuno di noi ha la responsabilità di decidere da che parte stare.

Intervista a Vittorio Agnoletto di Laura Tussi e Fabrizio Cracolici con introduzione di Alfonso Navarra

2-La possibilità di restare soffocati, di rimanere “senza respiro”, non è solo un sintomo del virus pandemico, ma è una metafora dei nostri tempi affannosi e tribolati, alla ricerca di soluzioni globali, di radicali svolte a livello planetario. Come può, secondo voi, e in particolare secondo te, Vittorio, che sei stato portavoce del Social Forum globale, avvenire tutto questo grandioso processo umano, che aveva mosso i suoi primi passi con il movimento alter-global, arrestato con la brutale repressione degli attivisti ecopacifisti che manifestavano contro il G8 di Genova 2001?

Il movimento altermondialista aveva capito dove stava andando il nostro pianeta; dove ci stava portando questo modello di sviluppo. Allora, negli anni a cavallo tra i due millenni, noi avevamo lanciato un grido d’allarme: “Questo modello di sviluppo rischia di provocare una crisi economica e sociale catastrofica attraverso la finanziarizzazione dell’economia e rischia di creare degli sconvolgimenti nella natura, che potranno condurre anche alla scomparsa di alcune aree del pianeta e di interi popoli.” Abbiamo lanciato questi allarmi indicando quali erano le strade alternative da percorrere. Non ci hanno creduto. Hanno attivato una repressione durissima cercando di screditare quel movimento e le conseguenze le abbiamo davanti agli occhi.

Ma le ragioni di quel movimento non sono scomparse.

Ricordiamoci che 10 anni dopo il 2001, l’anno del primo Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre e del Forum di Genova, in Italia una grande coalizione riuscì ad unire le stesse realtà che avevano costruito il Genoa Social Forum vincendo i referendum per la difesa dell’acqua come bene pubblico e quello contro il nucleare. Sono i semi del grande movimento che si è sviluppato a cavallo tra i due secoli e che ritroveremo anche in Fridays For Future, con una spinta proveniente soprattutto dalle giovani generazioni che rivendicano l’unicità del pianeta e affermano a gran voce: non abbiamo una Terra di riserva!

E’ un messaggio molto forte, che ci ammonisce sulla responsabilità delle generazioni attuali rispetto alle generazioni future. Mai come in questo momento le scelte che gli esseri umani possono compiere, avranno una capacità così forte di impattare il destino delle generazioni future.

“Io non respiro, non respiro…Voglio respirare, respirare”. Quando ripensiamo al grido di George Floyd in quel momento di disperazione nella lotta per la sopravvivenza, udiamo il grido che viene da tutta l’umanità, dalla natura, dal pianeta, perché siamo noi esseri umani che rischiamo di non poter più respirare.

Nel dicembre 2020 abbiamo assistito al primo tentativo di trasformare l’acqua in un prodotto da collocare sui mercati finanziari internazionali, come una merce qualunque, aprendo la strada alla possibilità che, in un futuro forse non troppo lontano, un pugno di multinazionali possano diventare proprietarie di una parte significativa delle riserve idriche del pianeta. Di questo passo prima o poi qualcuno penserà di privatizzare anche l’aria!

In questa situazione la risposta non può altro che essere globale. Dobbiamo puntare sullo sviluppo di reti internazionali, costruire la rete delle reti per cambiare il destino del pianeta. Venti anni fa dicevamo ‘un altro mondo è possibile’: oggi dobbiamo dire ‘un altro mondo è urgentemente necessario’. E’ una corsa contro il tempo.

3 – Come considerate l’entrata in vigore del TPAN – Trattato Proibizione Armi Nucleari, se per “nonviolenza efficace”, come fa anche Papa Francesco nella Laudato si’, intendiamo i progressi del diritto internazionale? Ritenete che “l’ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le Nazioni” (art. 11 della Costituzione italiana, secondo comma) sia componente imprescindibile del movimento internazionale della società civile che scommette sul futuro sostenibile di una unica comunità planetaria di destino?  

Credo che sia stata questa una tappa molto importante nella storia del genere umano. Però purtroppo, come accade molte volte, quello che viene sancito nelle dichiarazioni e nei trattati internazionali non si trasforma automaticamente in una pratica reale e condivisa. Ci siamo battuti per arrivare a questo trattato: il TPAN. Adesso l’impegno più importante è che venga rispettato e che il maggior numero possibile di Paesi lo sottoscriva e lo ratifichi. Mentre noi stiamo discutendo di questi argomenti, la corsa al nucleare prosegue non solo nell’ambito civile, ma anche nell’ambito militare. Assistiamo ad una farsa, secondo la quale esiste la possibilità di un nucleare verde, pulitissimo, non rischioso. Su questo dobbiamo avere una posizione netta e precisa.

Hai fatto bene Laura ad accennare alla necessità di iniziative finalizzate a riscrivere l’architettura istituzionale che dovrebbe regolare la convivenza tra gli esseri umani; questo è un punto fondamentale. Abbiamo bisogno di una Costituzione globale. Oggi, per fare un esempio, una nazione può decidere di costruire una grande diga modificando il percorso di un fiume, provocando conseguenze pesantissime su altri Paesi; in casi simili le legislazioni nazionali sono totalmente impotenti e le dichiarazioni e i trattati internazionali non hanno forza cogente e non vi è nessuna autorità in grado di esigerne il rispetto.

Dobbiamo operare per arrivare ad una Costituzione mondiale; apprezzo molto, ad esempio, le elaborazioni in questo campo di Riccardo Petrella e di Luigi Ferrajoli.

4 – In quale modo pensate che  il concetto di educazione alla cittadinanza planetaria possa trovarsi in rapporto alla cultura della pace che i Disarmisti esigenti hanno declinato come cultura della terrestrità nel libro “Memoria e futuro”? Stimate essenziale che il cittadino del mondo sia anche un soggetto dotato di responsabilità ecologica verso la Terra come “unico corpo vivente” ben oltre la metafora della “casa comune”? 

Credo che non ci siano dubbi che ogni soggetto vivente abbia una sua responsabilità rispetto al presente e al futuro; per poter gestire in modo consapevole tale responsabilità è necessario avere memoria del passato e delle conseguenze che certe scelte hanno prodotto. Senza memoria è impossibile sviluppare una credibile progettualità futura; per questo “Memoria e futuro” (Mimesis Edizioni, 2021) è un titolo “azzeccato”. Non si può parlare di futuro senza mettere al centro il ruolo delle istituzioni pedagogiche e formative; ma questo è un altro tallone d’Achille della nostra società, come abbiamo potuto purtroppo verificare anche durante la pandemia, con il grande disinteresse per il presente e il futuro dei nostri giovani.

Tornando al dibattito sulla necessità di una Costituzione mondiale, è importante sottolineare come tale progetto debba partire, prima di tutto, dalla piena attuazione di quelle dichiarazioni universali, di quei trattati, di quegli accordi internazionali firmati e sottoscritti e che rischiano di rimanere inattuati, di rimanere solo vuoti esercizi lessicali. Sta a noi richiamare gli Stati e le istituzioni alle loro responsabilità.

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Agenda ONU per il disarmo nucleare

Una speranza di cambiamento mondiale

Agenda ONU per il disarmo nucleare

Le armi nucleari sono le armi più pericolose sulla terra. Una piccola ogiva può distruggere un’intera città, ma qui parliamo di arsenali che possono sterminare centinaia di milioni di persone, mettendo a repentaglio l’ambiente naturale e la vita delle generazioni future

Educazione alla pace a partire dal disarmo e dal disarmo nucleare

Articolo scritto con la collaborazione di Alessandro Marescotti e Alfonso Navarra

 

Per oltre 50 anni, ma soprattutto dalla fine della guerra fredda, gli Stati Uniti e la Federazione Russa (ex Unione Sovietica) si sono impegnati in una serie di misure bilaterali di controllo degli armamenti che hanno ridotto drasticamente i loro arsenali nucleari strategici da un picco di circa 60.000. La più recente di queste misure, il Nuovo Trattato START, limita il numero di armi nucleari strategiche dispiegate a 1.550 per Stato. E’ un fatto positivo, tra tante altre cattive notizie, che sia stato prorogato di altri 5 anni dalle due superpotenze atomiche prima della scadenza del febbraio 2021: si era corso seriamente il rischio del non rinnovo!

Le armi nucleari sono le armi più pericolose sulla terra. Una piccola ogiva può distruggere un’intera città, ma qui parliamo di arsenali che possono sterminare centinaia di milioni di persone, mettendo a repentaglio l’ambiente naturale e la vita delle generazioni future attraverso i loro effetti catastrofici a lungo termine. I pericoli di tali armi derivano dalla loro stessa esistenza. Sebbene le armi nucleari siano state usate solo due volte in guerra – nei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki nel 1945 – secondo quanto riferito, circa 13.400 sono rimaste nel nostro mondo oggi e ci sono stati oltre 2.000 test nucleari condotti fino ad oggi. Il disarmo è la migliore protezione contro tali pericoli, ma raggiungere questo obiettivo è una sfida tremendamente difficile.

Le Nazioni Unite hanno cercato di eliminare tali armi sin dalla loro istituzione. La  prima risoluzione adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite  nel 1946 istituì una Commissione per affrontare i problemi legati alla scoperta dell’energia atomica, tra gli altri. La Commissione doveva presentare proposte,  tra l’altro, per  il controllo dell’energia atomica nella misura necessaria per garantirne l’uso solo per scopi pacifici. La risoluzione ha anche deciso che la Commissione dovrebbe fare proposte per “l’eliminazione dagli armamenti nazionali delle armi atomiche e di tutte le altre armi principali adattabili alla distruzione di massa”.

Da allora sono stati stipulati numerosi trattati multilaterali allo scopo di prevenire la proliferazione e i test nucleari, promuovendo nel contempo i progressi nel disarmo nucleare. Questi includono il  Trattato sulla non proliferazione delle armi nucleari (NPT) , il Trattato che vieta i test sulle armi nucleari nell’atmosfera, nello spazio e sott’acqua, noto anche come  Trattato sul divieto parziale dei test (PTBT) , il  Comprehensive Nuclear-Test -Trattato di divieto (CTBT) , firmato nel 1996 ma non ancora entrato in vigore, e  Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW), che è entrato in vigore il 22 gennaio 2021.

Una serie di trattati e accordi bilaterali e plurilaterali cercano di ridurre o eliminare alcune categorie di armi nucleari, per prevenire la proliferazione di tali armi e dei loro veicoli di supporto. Questi vanno da diversi trattati tra gli Stati Uniti d’America e la Federazione Russa, nonché varie altre iniziative, al  gruppo dei fornitori nucleari , al  regime di controllo della tecnologia missilistica , al  codice di condotta dell’Aia contro la proliferazione dei missili balistici e  all’accordo di Wassenaar .

Sono state istituite zone regionali  libere da armi nucleari (NWFZ) per rafforzare le norme globali di non proliferazione nucleare e disarmo e consolidare gli sforzi internazionali verso la pace e la sicurezza.

Il Segretariato delle Nazioni Unite dichiara di sostenere gli sforzi volti alla non proliferazione e alla totale eliminazione delle armi nucleari. “ Garantire il nostro futuro comune: un’agenda per il disarmo” è una recente presa di posizione del segretario generale Antonio Guterres, rinvenibile sul sito istituzionale dell’Agenzia ONU per il disarmo (UNODA), che considera le armi nucleari nel quadro del “disarmo per salvare l’umanità”.

Nell’Agenda ONU per il disarmo,  Guterres chiede la ripresa del dialogo e dei negoziati per il controllo e il disarmo degli armamenti nucleari. Sostiene inoltre l’estensione delle norme contro le armi nucleari e, a tale riguardo, fa appello agli Stati che possiedono armi nucleari affinché affermino che una guerra nucleare non può essere vinta e non deve mai essere combattuta. Infine, l’Agenda ONU propone la preparazione per un mondo libero dalle armi nucleari attraverso una serie di misure di riduzione del rischio, tra cui la trasparenza nei programmi sulle armi nucleari, ulteriori riduzioni in tutti i tipi di armi nucleari, impegni a non introdurre tipi nuovi e destabilizzanti di armi nucleari, compresi i missili da crociera, impegni reciproci per il non utilizzo di armi nucleari e la riduzione del ruolo delle armi nucleari nelle dottrine di sicurezza. Per portare avanti l’agenda, concreta vengono proposte varie azioni. Qui si può innestare il ruolo della società civile internazionale che è già stato decisivo nel “percorso umanitario”, il 7 luglio 2017, ha portato una Conferenza ONU ad adottare il Trattato di proibizione delle armi nucleari.  Un Trattato che è da poco entrato in vigore, il 22 gennaio del 2021, dopo la 50esima ratifica da parte dello Stato dell’Honduras. E che è valso a Ican – Campagna Internazionale per l’abolizione delle armi nucleari, il Premio Nobel per la Pace 2017.

Noi consideriamo il bando delle armi nucleari che ripugnano alla coscienza umana un grande passo storico: esso viene a seguire i bandi di altre armi di distruzione di massa: quelle chimiche e quelle batteriologiche.

Ai sensi dello sviluppo di ragionamenti contenuti in una sentenza della Corte di Giustizia dell’Aja del 1996 potremmo considerare la “deterrenza” in sé un “genocidio programmato”.

Adesso abbiamo questo trattato importante, il TPNW o TPAN, la comunità internazionale deve fare tutto lo sforzo per attuarlo e deve essere tenuto in considerazione. Non basta aumentare solo il numero dei paesi firmatari, occorre, a nostro avviso, una strategia complessa e articolata  anche da parte del movimento pacifista internazionale.

Dobbiamo tenere presente che siamo in un mondo in via di cambiamento, per esempio, in Germania il leader della SPD (la socialdemocazia) chiede agli Stati Uniti di togliere le armi nucleari americane dal territorio tedesco. Il presidente francese Macron  parla di difesa indipendente europea che non  deve essere subordinata agli Stati Uniti.

Che significa questa situazione? che si stanno aprendo delle crepe nella Alleanza NATO, al momento l’attore che, al carro della volontà americana, più boicotta la legittimità e l’efficacia del nuovo bando delle armi nucleari.Ma l’unità dei paesi atlantici si sta indebolendo, dobbiamo allora usare questa contraddizione e farla crescere.

Adesso il Mondo sta facendo una battaglia difficile contro il Covid19 e dobbiamo uscire dalla crisi. Abbiamo bisogno di un cambiamento di grande portata e direzione. Il punto importante di questo cambiamento è creare una nuova società dove mettiamo più peso al welfare sociale, sanità, ecologia, e diciamo no al militarismo.

L’ottobre dell’anno scorso, quando è diventata chiara l’ entrata in vigore di TPAN, abbiamo chiesto al nostro governo di fare alcune cose, per esempio, la firma e la ratifica del TPAN, farla finita con il nuclear sharing, smettere di comprare i costosi e pericolosi F35, volgere le risorse alla Sanità riducendo le risorse militari, e così via. Noi non possiamo tornare alla società pre-Covid19, perchè la crisi della società prima del Covid ha creato la crisi attuale. Dobbiamo pensarci bene: continuare il modo di sviluppo attuale che dà priorità alla “avidità” di grande aziende multinazionali o cominciare una nuova strada? Fare riferimento all’Agenda ONU di Guterres può essere un modo intelligente per aprire contraddizioni nel vecchio sistema e dare possibilità di crescita alla società ecologica della cura e della pace che perseguiamo.

Note:

Lidia Giannotti ha tradotto l’indice dell’Agenda ONU per il disarmo, e l’indice ora è qui: https://wke.lt/w/s/NcOSXt

L’Agenda ONU per il disarmo: https://www.un.org/disarmament/sg-agenda/en/

La comune e futura umanità

Noi, figli di Madre Terra

La comune e futura umanità

Proposta di collaborare a una sezione televisiva di formazione dei formatori per la rete ICAN, connessa alla Carta della Terra

Pace per l'umanità

Proposta di collaborare a una sezione televisiva di formazione dei formatori per la rete ICAN, connessa alla Carta della Terra  

Siamo tutti Premi Nobel per la Pace con ICAN

https://www.youtube.com/channel/UCFWikKgRr7k21bXHX3GzE9A

 

Come prima cosa dobbiamo fare chiarezza su un concetto fondamentale.

Facciamo parte, noi esseri umani, di un ecosistema terrestre come frutti di una evoluzione naturale, rami e foglie di un albero che costituiamo e che ci ha costituito, o ne siamo i dominatori in quanto abitanti estranei di un edificio che stiamo occupando?

Il concetto secondo cui siamo figli di Madre Terra evidenzia il fatto che è l’essere umano organizzato in società a trovarsi inserito in un organismo vivente più esteso e complesso e non relegabile alla sua unica, autonoma e separata presenza decisionale.

L’uomo, l’essere umano, fa parte di un complesso sistema mondo, una comunità di viventi ma anche di non viventi, e da tempi molto lontani si arroga però il diritto di dominarlo e decidere come attore unico e indipendente.

Questo è il punto di partenza per un ragionamento molto ampio su come agire partendo da alcuni principi cardine scritti in trattati e convenzioni mondiali.

L’essere umano “terrestre”, membro della comunità della vita, si deve fare artefice di un processo di riequilibrio del pianeta.

Forme viventi come piante e animali, che stanno in delicato equilibrio evolutivo, si trovano sempre più in pericolo a causa della società umana accumulatoria e predatoria, che le sfrutta per trarne un profitto.

Ma questo processo, di cui una ristretta élite dell’1% è più responsabile della massa passiva ad essa assoggettata, porta a segare il ramo su cui siamo seduti dall’albero della vita, essendo noi stessi foglie di quel ramo e di quell’albero!

Ragionare con in mente il concetto di essere figli di Madre Terra significa proiettare azioni concrete come tasselli in un mosaico che raccoglie le istanze globali, azioni rivoluzionarie che guardino a un’ecologia nuova, base di un’economia nuova, di una società che fa pace con la Natura, la società del nuovo millennio che porterà anche vera libertà e vera giustizia.

Da quando l’essere umano, organizzato gerarchicamente nell’esaltazione degli antagonismi sociali, si è reso attore unico e decisionale del pianeta si sono avviati processi che hanno portato ad uno sconvolgimento inesorabile dell’equilibrio naturale.

Di questo sconvolgimento ne è prova il fatto che da molti secoli l’élite al potere promuove guerre e è pronta a distruggere l’intera umanità per detenere il controllo del pianeta.

Quale strada allora percorrere?

Dopo momenti che hanno visto seriamente il rischio della morte dell’umanità (due guerre mondiali), abbiamo avuto un afflato di dignità che ci ha permesso di scrivere carte del diritto internazionale, ma anche costituzioni nazionali, che contengono principi imprescindibili in grado di ricondurci su strade di Pace: la pace tra noi esseri umani e con il pianeta tutto che ha diritto di vivere a prescindere dalla nostra stessa esistenza.

Altri processi si sono avviati nella storia e, anche se in modalità ridotta, hanno stabilito presupposti praticabili, strade da percorrere per arrivare a un cambiamento vero e duraturo nel rapporto tra l’uomo e la Natura all’insegna della cultura di Madre Terra.

Spesso vengono messe in discussione le agenzie mondiali (ONU, UNESCO) perché non incisive, ma questo è un limite che va superato con passi in avanti nella governance globale, sicuramente non facendo il passo del gambero.

Lo troviamo già scritto in “Antifascismo e nonviolenza”, che vede tra gli autori alcuni di noi, tra cui Alfonso Navarra e Laura Tussi: una cattiva legge è meglio di nessuna legge, a maggior ragione a livello giuridico internazionale, perché lavoriamo alla forza del diritto che deve subentrare al diritto della forza armata.

Questa è la nonviolenza efficace.

Stabilire a livello globale l’illegalità e l’immoralità di un agire, ad esempio la proibizione giuridica delle armi nucleari, oggi sul punto di essere incardinata può e deve essere un passo che può condurci ad un cambiamento rivoluzionario: spetta ai grandi movimenti globali lottare per la sua attuazione.

Se nel mondo esistono ancora ingiustizie, guerre e sfruttamento, se una oligarchia di 10.000 persone riesce a schiacciarne oltre 7 miliardi, se il nostro modo di produrre e consumare sta erodendo le basi stesse della vita, questo non vuole dire che la carta internazionale dei diritti umani, da estendere ai diritti dell’umanità e ai diritti della Natura, debba essere stracciata perché non rispettata.

Il nuovo trattato TPAN per la proibizione giuridica delle armi nucleari rappresenta un passo in avanti del pacifismo mondiale, della pace tra umanità e natura, anche se non sarà una soluzione definitiva al problema della deterrenza nucleare, che costituisce una emergenza mortale al pari di quella climatica ad essa intrecciata.

L’essere umano organizzato nel sistema gerarchico e patriarcale deve smettere di essere antropocentrico e deve stabilire un “patto biocentrico del Nuovo Millennio”: cessare la guerra contro il pianeta, quindi contro sé stesso.

Vi proponiamo, con la educazione alla cultura di Madre Terra un cammino di formazione e interazione tra associazioni, attivisti e cittadini al fine di condurre percorsi condivisi che abbiano come comune denominatore la vita da difendere, rispettare e valorizzare. Questo percorso prevede, con la collaborazione di soggetti impegnati in progetti analoghi, la realizzazione, nell’immediato, di un canale televisivo specializzato su YouTube; e nel medio e lungo periodo, la collaborazione con la scuola di Pace a livello globale già promossa dall’Iniziativa della Carta della Terra, che ha il suo segretariato nell’Università della Pace in Costa Rica.

Noi vorremmo essere l’aggiunta che indirizza con più decisione il lavoro dei già formatori ed educatori interessati ad approfondire la ricerca culturale della terrestrità nei suoi vari aspetti, e su come tradurla nei percorsi formativi delle scuole e del mondo culturale e sociale.

Testimonianze, contributi e dibattiti, provenienti da varie fonti, verranno messi su YouTube in una cornice adeguatamente predisposta come materiale fruibile liberamente dalla rete per una condivisione e una riflessione globale.

Intendiamo, ripetiamolo ancora, collaborare con analoghe iniziative in corso focalizzandoci, da parte nostra su questo problema, più consono al tipo di attività che stiamo svolgendo: come costruire le categorie giuridiche e culturali che esprimano l’appartenenza dell’essere umano alla Terra, e non della Terra all’uomo?

 

Siamo tutti Premi Nobel per la Pace con ICAN

https://www.youtube.com/channel/UCFWikKgRr7k21bXHX3GzE9A

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Antonia Sani: riflessioni sul pacifismo

Antonia moglie del maggior documentarista e regista RAI sulla storia dell’antifascismo: Massimo Sani

Antonia Sani: riflessioni sul pacifismo

La cara amica Antonia Baraldi Sani, già presidente di Wilpf – Women’s International League For Peace and Freedom Italia, in una nostra conversazione telefonica, riflette sul concetto di pace e di pacifismo.

Antonia Baraldi Sani, moglie del massimo documentarista e regista RAI sulla storia dell'Antifascismo: Massimo Sani

Antonia Baraldi moglie del maggior documentarista e regista RAI sulla storia dell’antifascismo: Massimo Sani

La cara amica Antonia Baraldi Sani, già presidente di Wilpf – Women’s International League For Peace and Freedom Italia, in una nostra conversazione telefonica, riflette sul concetto di pace e di pacifismo.

Lei che è stata moglie del celebre regista Rai Massimo Sani, il maggior documentarista sulla storia dell’Antifascismo e sugli eventi della seconda guerra mondiale e in generale e in particolare modo della storiografia contemporanea, racconta la sua militanza nei partiti di estrema sinistra, sempre schierata per l’antifascismo.

Antonia ha attraversato il dramma della guerra ed era profuga da un luogo all’altro dell’Italia.

Da questa esperienza con la guerra si è sempre posta delle domande fortemente esistenziali: cos’è la pace? è semplicemente assenza di conflitti?

La solidarietà è l’anticamera della pace, lei afferma convintamente, ma non deve essere solo assistenzialismo nei confronti dei più poveri, delle frange più fragili della società, ma significa dare e creare opportunità lavorative per tutti.

Lei che nell’infanzia è cresciuta in ambienti cattolici, ha incontrato preti operai e si è resa conto della loro estrema diversità rispetto ai vari sacerdoti parrocchiani più comuni.

I preti operai sviluppano forme di solidarietà legate al concetto di terrestrità, all’attualità del presente a sostegno dei figli di una grande madre che non è sorella, ma è la madre di tutti: la madre terra.

Lei è madre, il che vuol dire che non siamo figli di un Dio maschio e onnipotente, ma di una maternità che prende le sembianze dalle mitologie dei popoli ancestrali. E dalle antiche etnie autoctone del Sudamerica.

Ma con Antonia, andiamo oltre le mitologie, e ci rifacciamo e ricolleghiamo ai presupposti scientifici collegati all’evoluzionismo della specie umana, animale, vivente e terrestre per cui siamo figli di una terra e di un cosmo.

La pace è soprattutto per Antonia una costruzione terrena per il superamento delle disuguaglianze.

Il nostro è un pensiero e una concezione della vita e dell’esistente profondamente laico, nonviolento e femminista.

Perché non prevede una paternità divina e religiosa e mitologica continuamente e cristianamente parlando.

Al contrario contempla, con uno spirito basato sull’evoluzionismo scientifico della specie, un’appartenenza e una genesi da un corpo femminile, da una cosmicità e terrestrità che attraversano il tempo e lo spazio dall’origine della specie umana, animale e vivente, su presupposti scientifici basati sull’evoluzionismo delle varie specie terrestri e sulla preesistente cosmicità e vita cosmica.

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Il cortile degli oleandri

Libro

Il cortile degli oleandri

È stata per noi una grande sorpresa e un immenso piacere, poter leggere “Il cortile degli oleandri”, opera della cara amica Rosaria Longoni. Un libro intenso, scritto con il cuore e con la consapevole volontà di tramandare una memoria importante: una memoria capace di trasmettere emozioni e valori

Libro di Rosaria Longoni, insegnante, già sindaco di Nova Milanese (Monza e Brianza)

Il cortile degli oleandri

Libro di Rosaria Longoni

Prefazione di Franca Ciamarone

Postfazione di Laura Tussi e Fabrizio Cracolici

 

Scheda editoriale del Libro “Il cortile degli oleandri” Mimesis Edizioni

La narrazione, garbatamente minuziosa, rende partecipi della storia tribolata di una famiglia friulana che, a testa alta con la sicurezza delle proprie radici, si integra nella vita di Muggiò, paese della provincia milanese, durante i dolorosi anni della Seconda guerra mondiale. Attraverso l’emozionante racconto di Agar, una ragazzina coraggiosa con tanta voglia di studiare e di riscattarsi, emerge la figura centrale, il vero motore di tutte le situazioni: Gigia, madre esemplare e generosa donna di fede, capace di trovare audaci soluzioni e di superare ogni ostacolo. Il sentimento antifascista che pervade la seconda parte culmina con la scelta ponderata dei protagonisti di partecipare alla guerra di liberazione in modo attivo, fra la presa di coscienza collettiva dei propri diritti in fabbrica, una chiesa vicina alle richieste di uguaglianza e di giustizia del popolo e anche semplici persone, come Gigia, pronte a sacrificare la propria vita per la libertà e la democrazia.

 

Tratto dal Libro “Il cortile degli oleandri”
“Nello, noi siamo dalla parte giusta, quante volte l’abbiamo detto? Stiamo combattendo per difendere la nostra libertà, è un nostro sacrosanto diritto, non è una stupida ostinazione e non possiamo rinunciare ora, dobbiamo continuare a lottare anche per quelli che sono stati uccisi, arrestati, deportati!”

Papà era stanco, ma sempre convinto, infatti concluse: “Hai ragione, Gigia, andiamo avanti, non è questo il momento di essere stanchi, anzi dobbiamo impegnarci ancora di più!”

 

Postfazione al Libro “Il cortile degli oleandri” Mimesis Edizioni di Laura Tussi e Fabrizio Cracolici

 

È stata per noi una grande sorpresa e un immenso piacere, poter leggere “Il cortile degli oleandri”, opera della cara amica Rosaria Longoni.

Un libro intenso, scritto con il cuore e con la consapevole volontà di tramandare una memoria importante: una memoria capace di trasmettere emozioni e valori.

Una testimonianza di quello che fu l’orrore del nazifascismo e allo stesso tempo quale fu la risposta di un popolo che per giustizia e non per odio volle riscattarsi.

Narrare storie di Antifascismo, trattare di Pedagogia della Resistenza oggi risulta essere fondamentale alla luce di un clima di odio, xenofobia e razzismo in continua crescita.

Molti sono gli scritti a nostra disposizione per studiare e comprendere il periodo nefasto del nazifascismo che sprofondò l’Italia, l’Europa e il mondo in un baratro di orrore e sofferenza indicibili. Ma narrare storie di ordinaria resistenza, anche di piccoli nuclei familiari, può rappresentare un importante passo per far comprendere i valori su cui si fonda la nostra Costituzione nata dalla Resistenza Antifascista.

E’ necessario fare memoria e ricordare la nascita dello Stato italiano e degli Italiani come popolo, in un certo senso “rinato” il 25 Aprile 1945, grazie al sacrificio di moltitudini di persone che hanno versato il proprio sangue e dato la propria vita, nel segno dell’eguaglianza sociale ed economica, della libertà di espressione, del rispetto dei diritti di tutti gli esseri umani, della pace e della fratellanza.

Attualmente, alcune frange della società italiana sembrano senza memoria, prive di attenzione per la propria storia e per il passato che appartiene loro. Proprio per questo è necessario stimolare le nuove generazioni ad un impegno costruttivo e creativo come sostiene il Partigiano, Deportato, padre costituente dell’ONU Stéphane Hessel “Creare è Resistere, Resistere è creare”.

Su Mimesis Edizioni:

http://mimesisedizioni.it/il-cortile-degli-oleandri.html

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Messaggio di Alex Zanotelli

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Messaggio di Alex Zanotelli in solidarietà con il Maestro Giampiero Monaca per sostenere il diritto al metodo pedagogico “Bimbisvegli”

A cura di Laura Tussi e Fabrizio Cracolici

Vorrei esprimere la mia totale solidarietà al maestro Giampiero Monaca, che adesso sta facendo lo sciopero della fame e della sete.

Totale solidarietà perché è un maestro come Don Milani.

Il suo metodo di fare scuola in maniera molto semplice, all’aperto, facendo stare i ragazzi insieme tutti attorno in cerchio, assomiglia molto alla pedagogia di Don Milani, della scuola di Barbiana.

Assomiglia al metodo di Freire.

È davvero un metodo pedagogico democratico che ha provocato tante difficoltà a Giampiero prima ad Asti e poi esiliato, come Don Milani esiliato a Barbiana, Giampiero Monaca è stato esiliato a Serravalle, una piccolissima frazione dove sta portando avanti questo tipo e metodo di fare scuola sostenuto dai genitori tra l’altro.

I genitori dei ragazzi sostengono questo suo metodo di fare scuola.

Ma Giampiero è sotto il tiro dell’autorità.

È minacciato anche di sanzioni disciplinari.

Alex Zanotelli sostiene il metodo pedagogico "Bimbisvegli"

Trovo tutto questo assurdo. Dovrebbe essere la scuola pubblica, la scuola di Stato a imparare che forse è meglio e più vicino a quello che la Costituzione vuole il metodo di Giampiero Monaca e non quello che abbiamo nelle scuole ufficiali che sono diventate purtroppo delle aule dove prepariamo i ragazzi a diventare quelle rotelline di un ingranaggio per fare andare avanti e perpetuare il sistema: un sistema che porta tutta l’umanità alla morte. Per cui la mia totale solidarietà a Giampiero Monaca in questo momento difficile.

E sono molto grato anche perché, non lo conoscevo prima, e ha aderito al digiuno che facciamo ogni mese a Roma davanti al parlamento: il Digiuno di Giustizia a favore e in solidarietà con i migranti. Grazie Giampiero Monaca che ti sei ricordato di noi.

Non mi dimenticherò più di te. E ti sarò a fianco in questo tuo impegno, in questa tua lotta per una scuola che sia molto più democratica e aiuti i ragazzi a imparare i veri valori che servono a vivere e a vivere bene.

Grazie di cuore,

Alex Zanotelli

Note: In seguito alle illuminanti parole di padre Alex Zanotelli, alcuni attivisti si sono mobilitati per avviare un digiuno a staffetta in solidarietà con il maestro Giampiero Monaca e il metodo educativo “Bimbisvegli”.
I primi aderenti al digiuno: Fabrizio Cracolici, Marinella Correggia, Marco Chiavistrelli, Linda Maggiori.
Per chi volesse sostenere questa lotta di giustizia con il digiuno scrivere a lauratussi.pace@gmail.com

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Scuola: Giampiero Monaca in digiuno per il diritto al metodo “Bimbisvegli”

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Giampiero Monaca in digiuno per il diritto al metodo “Bimbisvegli”

Da più di un mese il caro amico Giampiero Monaca è in digiuno, un digiuno di giustizia per affermare prima di tutto il diritto e dovere che ha un maestro di educare i suoi alunni secondo un metodo che pone le basi sull’insegnamento dei grandi maestri della pedagogia nonviolenta

Il Maestro Giampiero Monaca e il metodo pedagogico "Bimbisvegli"

di Laura Tussi e Fabrizio Cracolici

Da più di un mese il caro amico Giampiero Monaca è in digiuno, un digiuno di giustizia per affermare prima di tutto il diritto e dovere che ha un maestro di educare i suoi alunni secondo un metodo che pone le basi sull’insegnamento dei grandi maestri della pedagogia nonviolenta: da Montessori a Freinet a Don Milani.

Da parecchi anni Giampiero ha ideato e introdotto nella sua scuola il metodo educativo “Bimbisvegli”. Una pratica pedagogica che mette al centro il bambino come educatore di se stesso e cittadino attivo, evitando come sempre più avviene nella scuola di trasformare il ragazzo in un semplice contenitore da riempire di nozioni o in un fruitore passivo ed inconsapevole di informazioni, nozioni e messaggi commerciali.

Fino a pochi anni fa questo progetto all’avanguardia, che trae i suoi principi da grandi educatori come Maria Montessori e Don Milani, era menzionato addirittura nella scheda, sottoposta alle famiglie in fase di iscrizione, ora addirittura è stato messo al bando e sono stati messi in discussione i suoi principi cardine.

Noi ci chiediamo a questo punto:

Educare un giovane alla Pace e alla nonviolenza è un illecito educativo?

Far ragionare e ascoltare le esigenze di un alunno sono diventati un pericoloso momento diseducativo?

Per questo motivo abbiamo deciso di sostenere il digiuno di Giampiero.

Caro Giampiero siamo con te, non sei solo. Ci rivolgiamo a chi può fare qualcosa. Muoviamoci e mobilitiamoci perché questa è una lotta. Queste rivendicazioni condotte in modo coraggioso da Giampiero Monaca coinvolgono tutti i docenti e la loro libertà di educare che viene seriamente messa in discussione.

In allegato trovate la descrizione aggiornata del metodo educativo “Bimbisvegli” che invitiamo a leggere e a divulgare.

Allegati

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Congo: l’emblema dello sfruttamento del pianeta. Prospettive per l’umanità

Congo: l’emblema dello sfruttamento del pianeta. Prospettive per l’umanità

Evento Facebook in collaborazione con ChiAmaMilano

https://www.facebook.com/events/1007352676672612/?ref=newsfeed

Congo: l’emblema dello sfruttamento del pianeta. Prospettive per l’umanità
sabato 10 Luglio 2021 ore 18

Con Alex Zanotelli – comboniano attivista
Chiara Castellani – chirurgo di guerra in Congo
Laura Tussi – giornalista
Fabrizio Cracolici – Anpi
Alessandro Marescotti – Presidente PeaceLink
Alfonso Navarra – giornalista antinuclearista
Musica per l’umanità di Marco Chiavistrelli e Renato Franchi.

 

Dall’intervista di Laura Tussi a Chiara Castellani “Chiara Castellani incontra Papa Francesco”:

 

Considerate le importanti e forti prese di posizione di Papa Francesco relative ai temi della pace, dell’ambiente, del disarmo nucleare, della giustizia sociale, prova tu Chiara Castellani a raccontarci questo importante incontro.

Grazie Laura per avermi posto questa complessa domanda. Questa è la mia battaglia di una intera vita! Ed è vero che in tutti questi temi che hanno ispirato 40 anni di professione e di quella che chiamerò “militanza missionaria” mi sono trovata finalmente, da credente”della sinistra ecumenica” in Sintonia totale con Papa Francesco.

Pace: perché non c’é pace in Congo? “Una guerra inventata” dice la mia collega e amica Suzanne Diku. La guerra all’Est del Congo è stata creata ad arte, spacciata per guerra civile ed etnica dagli interessi delle transnazionali. Perché è in realtà una guerra “economica” dove 5 milioni di morti quasi esclusivamente civili sono stati il prezzo incommensurabile per estrarre a costi infimi, saccheggiare e sfruttare le materie prime. La guerra del contrabbando del coltan, della bauxite e del cobalto. Per produrre a prezzo irrisorio i telefonini e le auto elettriche e poi commercializzarle a prezzi decine di volte più alti, con guadagni scandalosi.

Ambiente:  Auto elettriche le considerano auto ecologiche ma… con enormi costi ecologici e umani per il Congo. Perché quel giovane, spesso ancora bambino, quel piccolo schiavo che minacciato da un militare di un cosiddetto “esercito di liberazione” armato e senza scrupoli nell’uccidere, estrae materiali altamente radioattivi con le mani nude… se non morirà ora ucciso da un’arma da fuoco, da un machete o cadendo in un cunicolo, morirà fra qualche anno di una leucemia o di un carcinoma. Poi se muore un italiano tutti si stracciano le vesti. Quell’Italiano aveva denunciato le miniere a cielo scoperto e i bambini minatori-schiavi.
Intanto il parco Virunga naturale diventa teatro di massacri. E dove muoiono esseri umani, sempre civili, chi può aver pietà di elefanti e gorilla, specie a rischio di estinzione che un Paese che non sa difendere i propri cittadini né un Ambasciatore straniero ancor meno saprà difendere i suoi animali?

Disarmo nucleare. Dove sono le riserve mondiali dell’uranio? In Congo!

Da dove è uscito l’uranio di Hiroshima? Dal Congo. Il Congo va balcanizzato per questo? Temo che sia questo il vero disegno delle grandi potenze, quel disegno criminale di cui tutti siamo complici e che Luca, fotografando le fosse comuni di cadaveri decapitati di civili, voleva denunciare. Luca era un documentarista, ma troppo scomodo per chi vuole “balcanizzare” il Congo per saccheggiarlo meglio.

Giustizia sociale. Per molti anni il titolo delle mie conferenze è stato “non c’é solidarietà senza giustizia”. Finché un’amica sindacalista dei sem tierra mi ha “completato” dicendo “non c’é
solidarietà senza reciprocità. Anche Paolo VI diceva “non si può dare per carità ciò che si deve per giustizia”. Giustizia sociale e distributiva in un Paese dove un 5% straricco domina un 70% che vive sotto la soglia di povertà.

Ma Papa Francesco è andato oltre la giustizia e il diritto parlando di “promozione umana integrale” e indirizzandomi al Dicastero che lui stesso fondò “motu proprio” nel 2016. Sto preparando quel nuovo incontro. Voluto da lui, da Papa Francesco.

 

 

PNRR: ENI+UE E’ MEGLIO di ENI

PNRR: ENI+UE E’ MEGLIO di ENI

di Mario Agostinelli

 

E’ impressionante la rincorsa di ENI, ENEL, Edison ed A2A a tappare con impianti di combustione a metano tutti i buchi lasciati liberi dall’evanescenza e dalle ambiguità della programmazione energetica del PNNR italiano, a conferma delle deficienze già riscontrate nel PNIEC. Tuttavia, mentre nel caso del piano energetico nazionale le aziende energetiche decidevano sui loro tavoli e con la complicità di qualche ministro, questa volta possiamo attestare che “c’è pure un giudice a… Bruxelles!”, cui intestare, senza troppe illusioni, almeno una coscienza ecologica popolare, spinta dalla brusca sterzata del clima che ad ogni estate si veste di temperature ed incendi impensabili.

 

Tra clima e settori fossili non corre buon sangue ed è per questo che ogni nuovo investimento in metanodotti e centrali va fatto in fretta e in sordina. In un batter d’occhio il nuovo MITE ha autorizzato la riattivazione di quattro gruppi a gas da 150 MW a Montalto di Castro, mentre per Tavazzano e Marghera è già previsto l’ammodernamento dell’impianto a metano esistente con le nuove turbine di Ansaldo, annunciate anche per Fiumesanto in Sardegna. Analoga storia per Presenzano, dove verrebbe attivata una nuova centrale a gas (760 MW), che Edison ha in progetto di costruire con inizio lavori già a gennaio 2020 e da mettere in esercizio entro 30 mesi.

 

In compenso per Civitavecchia, nonostante che una vasta coalizione sociale, gruppi di ricercatori e ampie rappresentanzepolitiche avanzino responsabilmente progetti alternativi e vantaggiosi di fotovoltaico, eolico galleggiante, storage in pompaggi e idrogeno, non arriva il minimo sentore di reazione daitavoli ministeriali di Cingolani (rinnovabili) e Giovannini (accesso ai corridoi marini). Lo stesso Draghi, omaggiato dalla Von derLeyen per aver predisposto nel tempo previsto l’accesso ai fondieuropei, sembra non sentire la necessità di sottrarre agli enti energetici la libertà di sforare i limiti europei per eccesso di emissioni di climalteranti. E’ come se il Presidente del Consiglio non si sentisse in dovere di dar seguito alla transizione energetica che ha annunciato all’atto del suo insediamento. Contribuisce così, nella colpevole svagatezza della stampa e delle forze al governo, a depotenziare l’occasione straordinaria offerta dal Next Generation EU di decarbonizzare una delle economie più in crisi nel continente. Non solo sul fronte del bilancio, ma anche su quellodell’occupazione, dell’innovazione e delle politiche industriali da proiettare quanto prima verso l’orizzonte della neutralità climatica.

Non si vuole riconoscere che un Programma con i caratteri strutturali di una Ripresa e di un nuovo Sviluppo, debba contare non tanto per l’effetto sui bilanci degli enti energetici, quanto per la realizzazione di progetti concreti, vantaggiosi e puntuali, anche nei valori finanziari previsti, assunti da soggetti attuatori trasparenti come dovrebbero essere Ministeri, Regioni, Province,Città. Soggetti che selezionano bandi secondo procedure pubbliche, sostenute – e se occorre contestate – da una campagna che preveda un percorso di auditing e consultazione dei territori, come luoghi di una pianificazione integrata, verificabile in termini di bilancio energetico e climatico ex ante ed ex post.

Se non si promuove una mobilitazione vera e costruttiva dei tanti soggetti istituzionali associativi, sindacali, imprenditoriali, culturali e scientifici interessati e delle istituzioni del territorio“in parallelo” allo stato, non ci sarà integrazione fra i progetti e prevarrà anche questa volta, con una emergenza incombente sotto gli occhi, una separazione tra politica e società.

 

La nota emessa dalla UE a proposito dei trucchi messi in atto da ENI per ottenere finanziamenti per l’idrogeno da metano èsconsolante, come è scoraggiante la pretesa dei nostri “cugini”francesi, che vorrebbero classificare “verde” il nucleare. Si cammina con la testa voltata all’indietro. A riprova, nel documento che si può recuperare al punto 4.4 di “Doc. All.: SWD(2021)165 final” (v https://ec.europa.eu/info/system/files/com-2021-344_swd_en.pdf ), sotto il titolo “non arrecare un danno significativo”, l’UE avverte che “gli investimenti nell’idrogeno saranno limitati all’idrogeno verde e non conterranno idrogeno blu né coinvolgeranno il gas naturale.

Quindi, Ravenna con CCS, Taranto con idrogeno blu e i progetti di elettrolizzatori funzionanti con corrente da centrali fossili non avranno sostegno né finanziario né politico dall’Europa. Non solo, ma anche la quota residua di produzione elettrica da metano al 2030, prevista da ENI, che non assicura il 55% di riduzione di gas serra, non si ha da fare. Ad ulteriore ostacolo va considerata la notizia data da Reuters il 25 giugno 2021 e ripresa da Euractiv (v.https://www.euractiv.com/sections/energy-environment/ ) di una rilevante infiltrazione in atmosfera in siti petroliferi e metaniferi italiani.

 

Dopo che un tribunale olandese ha intimato alla SHELL di ridurre del 45% le emissioni di CO2 al 2030, anche il Consiglio di Stato francese concede al governo 9 soli mesi per adeguarsi agli obiettivi climatici dell’accordo di Parigi. In questi stessi giorni in Italia un gruppo di docenti universitari, ricercatori ed esponenti di associazioni ha promosso una diffida legale nei confronti di ENI. “Mentre le grandi compagnie mondiali nel 2020 hanno ridotto i loro investimenti nel settore Oil&Gas di ben 87 miliardi di dollari, ENI, grande Società energetica italiana partecipata dallo Stato, continua a ignorare il recente rapporto IEA che ammonisce che nel percorso della neutralità climatica al 2050 non c’è più spazio per nuovi investimenti su petrolio e metano”,

Della diffida sono stati notiziati il Presidente del Consiglio e i Ministri competenti.

 

Ripartiamo da Civitavecchia o dai bilanci delle nostre multinazionali energetiche che solo all’estero, senza il capacitymarket, espandono il loro portafoglio di rinnovabili?