Scuola. Il viaggio senza fine

Esperienze di educazione alla pace

Scuola. Il viaggio senza fine

A scuola è necessario imparare a riconoscere e gestire anche la parte emotiva dell’apprendimento: stati d’animo, insicurezza, esigenza di supporto da parte dell’adulto, sofferenza psichica, disagio emotivo.

Universo Scuola

Questo mio contributo è incentrato su una potenziale esperienza di elaborazione di un curricolo relativo alla cittadinanza attiva e globale di educazione alla pace a partire da ogni singola persona nella scuola: dal dirigente scolastico all’insegnante, dal collaboratore scolastico all’educatore. Come punto di partenza pongo questa domanda: quale cittadino la scuola ha il compito di contribuire a formare?

Il cittadino che ci siamo immaginati è una persona criticamente capace di autonomia e partecipazione e condivide questi valori: solidarietà, cooperazione, comprensione dell’altro da sé, assunzione di responsabilità, impegno, conoscenza, rispetto, libertà, consapevolezza dei propri diritti e doveri.

La domanda successiva: per questo cittadino quale scuola? Sicuramente una scuola capace di promuovere educazione e non solo istruzione e tener presente il curricolo informale per poi realizzare percorsi che permettano di agire i diritti e i doveri del proprio contesto.

La cittadinanza attiva è pensata come formazione integrale della persona che riveste diverse dimensioni, quella cognitiva, affettiva, emotiva, psicologica, esperienziale e che va oltre il tempo-scuola e si caratterizza come il primo stadio di un’educazione permanente che coinvolge anche l’educazione alla pace e la gestione del proprio sé emotivo e psichico.

Per evitare però di allargare l’alone semantico alla parola cittadinanza, togliendole ogni significato specifico, ho individuato nell’idea di appartenenza il filo conduttore che attraversa e attribuisce senso a tutto il curricolo elaborato; intendendo con appartenenza la comprensione della propria identità plurima non al fine di escludere, ma di comprendere caratteristiche, somiglianze e differenze realizzando l’incontro e il confronto con l’altro, l’affetto e l’amore per l’altro da sé, in un’ottica di educazione alla pace.

Un gruppo di persone, sempre più numeroso, potrebbe condividere e approfondire un progetto di scuola definendo programmazioni e realizzando azioni educative in cui l’idea di scuola elaborata cominci a tradursi concretamente in didattica per la pace, pedagogia nonviolenta, riconoscimento delle proprie e altrui vulnerabilità emotive e accompagnamento di sé e degli altri nella comprensione delle proprie difficoltà.

Numerosi percorsi possono essere elaborati relativi a temi socialmente rilevanti come acqua, raccolta differenziata, energia, disarmo per citarne alcuni e la partecipazione a progetti tra i quali il più significativo è senz’altro un corso di educazione alla cittadinanza attiva e globale e alla pace fuori e dentro di noi.

Ma oltre ai singoli percorsi didattici, si potrebbe introdurre negli istituti una struttura rappresentativa simile ad un “parlamentino”, un’assemblea rappresentativa degli studenti che dovrebbe avere lo scopo di abituare i ragazzi ad avanzare proposte su temi che li riguardano: argomentare, operare delle scelte, rispettare i punti di vista diversi, relazionarsi con gli altri, sia in concordanza, sia in contrasto di opinioni, sviluppare capacità di confronto, fare esercizio di responsabilità, apprezzare il valore della democrazia attraverso la pratica diretta. Questo potrebbe essere un modo di dare concretezza all’articolo 12 della convenzione dei diritti dell’infanzia e alla dichiarazione dei diritti umani del 1948.

Noto che a livello di istituti scolastici si stia diffondendo la consapevolezza che sono molto importanti i gesti, gli atteggiamenti, le parole utilizzate dagli insegnanti, l’esempio etico e avulso da meschinità competitive anche tra colleghi, la capacità empatica di comprensione che non devono contraddire i principi, i valori dei percorsi didattici affrontati e dei processi formativi. Inoltre sempre più consapevoli che un aspetto fondamentale del lavoro dell’insegnante è l’ascolto, la comprensione, l’incoraggiamento del giovane, necessari per costruire l’attitudine dialogica e argomentativa con cui si affina l’esercizio della cittadinanza attiva e globale nel rispetto delle persone e delle loro potenzialità, delle loro esperienze di vita e dei loro vissuti.

Ma oltre agli aspetti positivi, non mancano comunque le difficoltà. Tra le più rilevanti sussiste sicuramente la difficoltà da parte degli insegnanti a strutturare percorsi e processi didattici e pedagogici in cui la parte attuata e praticata dagli studenti sia rilevante. Inoltre un possibile equivoco è quello di credere che si stia facendo educazione alla cittadinanza attiva, per il solo fatto di affrontare certe tematiche.

Se si affrontano i temi sopraindicati senza valori di riferimento e ideali autentici, condivisi, imprescindibili si sta semplicemente facendo una didattica multidisciplinare.

Nell’educazione alla cittadinanza attiva e globale, la dimensione valoriale è un aspetto costitutivo e irrinunciabile poiché rimanda a un’idea di cittadino, figlio di madre terra in senso evoluzionistico e scientifico e quindi di possibili trasformazioni, in positivo, del mondo, del pianeta, dell’umanità e quindi della società.

I valori non si possono però studiare sul libro di testo, devono essere vissuti, sperimentati, testimoniati e questo ci rimanda alle pratiche didattiche e alla gestione del gruppo classe, alla relazione docente e studente, a come si aiuta il giovane a costruire il proprio apprendimento, a come si riesce a essere inclusivi con i giovani e abituarli a agire grazie alle proprie capacità e potenzialità, senza pregiudizi nei loro confronti e mai ponendosi da ostacolo nei loro riguardi come adulti autoritari. Perché ci sia un protagonismo dei giovani nel processo di apprendimento, è necessaria un’organizzazione che consenta la creazione del lavoro per piccoli gruppi in cui l’insegnante si trova a rimodulare continuamente il proprio intervento poiché il feedback è continuo. Da tener presente il curricolo informale che è un’esigenza rilevante, ma sempre adeguatamente condivisa nella scuola, dove è necessario imparare a riconoscere e gestire anche la parte emotiva dell’apprendimento: stati d’animo, insicurezza, esigenza di supporto da parte dell’adulto, interscambio e aiuto tra pari e tra adulti preposti a dare il buon esempio, inteso come corollario di valori e ideali praticabili e condivisibili.

E questo ci porta a constatare inoltre che non è semplice effettuare verifiche e valutazioni quando si ha a che fare non solo con contenuti di carattere disciplinare e transdisciplinare, ma anche con atteggiamenti e emotività varie.

Da qui la necessità di intraprendere azioni che creino aggregazione rispetto all’idea di cittadinanza globale e consentano un continuo approfondimento e la ricerca di pratiche efficaci.

Tra le azioni realizzabili a breve termine sussiste l’organizzazione di incontri di autoformazione per cercare di condividere significati e per sperimentare azioni educative e didattiche.

Il viaggio-scuola è iniziato e il poterlo condividere con molte altre persone attraverso la rete online lo renderà sicuramente più produttivo ed emozionante.

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Odissea, Blog diretto da Angelo Gaccione presenta:

La scuola come spazio di dialogo

Un viaggio di speranza nella scuola del dialogo con Odissea, blog di Angelo Gaccione, compagno di Carlo Cassola nell’attivismo pacifista

ODISSEA Blog diretto da Angelo Gaccione

La scuola come spazio di dialogo

Articolo di Laura Tussi

 

Pensare la scuola come uno spazio di dialogo presuppone un doppio cambiamento. Rompere con l’idea della scuola come spazio di divulgazione chiuso tra le proprie mura, per immaginarlo come un ambito di comunicazione e partecipazione. Questo implica due distinti procedimenti, ossia creare strutture e processi partecipativi che promuovano l’azione congiunta attraverso l’asse tra scuola, famiglia, comunità locale, ambiente sociale e costruire un curricolo più democratico e integrato in modo da rompere con la tradizionale classificazione tra apprendimento scolastico e apprendimento per la vita. Inoltre è necessario concepire la scuola e il suo sviluppo non solo come progetto tecnico, ma anche e soprattutto etico. Qui la scuola, l’educazione, devono essere contemplate come pratica morale, non in senso moralista naturalmente, ma soprattutto in qualità di etica e politica e non solo come strumento tecnico per accumulare conoscenze. Sono processi per nulla semplici e soprattutto nella scuola odierna purtroppo immersa in una società di pretese neoliberiste con risultati misurabili e palpabili: che puntano sul quantitativo e non sul qualitativo.

 

Gruppi dialogici: una pedagogia della reciprocità nello sviluppo della competenza linguistica e del senso civico. 

 

L’approccio comunicativo presuppone che gli studenti riescano ad apprendere al meglio e si interessino maggiormente nella misura in cui si vedono moltiplicate le possibilità di dialogare e di interagire con gli insegnanti, i compagni, gli adulti, secondo l’innovativa “pedagogia della reciprocità” di Bruner. Gli obiettivi generali di un progetto didattico e pedagogico consistono nel favorire un apprendimento dialogico cooperativo e solidale, sviluppare le capacità e le abilità e le attitudini comunicative necessarie per potenziare le competenze linguistiche, come ascoltare, parlare, leggere e scrivere.

Inoltre è necessario promuovere la collaborazione tra scuola e famiglia nell’apprendimento della lettura e della scrittura e rafforzare le capacità e le disposizioni di pensiero per formare cittadini propensi alla partecipazione democratica e alla cittadinanza attiva e globale, obiettivi promossi e prefissati da Agenda Onu 2030.

 

Apprendiamo a vivere e a convivere: un modello integrato e comunitario per lo sviluppo dell’apprendimento e della convivenza.

 

Noi insegnanti siamo preoccupati dalle problematiche quotidiane di convivenza. Alcuni di noi sono andati formandosi nell’ambito della competenza socio-emozionale e civica e allo stesso tempo mettondo in pratica gli apprendimenti con buoni risultati. Tutti i collegi docenti sono impegnati in un processo di pratica riflessiva.

Abbiamo identificato le difficoltà dei nostri studenti: difficoltà nel parlare e nel riflettere, nell’esprimere i propri sentimenti, nel comunicare, ad esempio quando discutono e non si ascoltano e assumono atteggiamenti distruttivi. E abbiamo elaborato un piano d’azione creando uno spazio e un tempo di incontro tra scuola e famiglia con l’obiettivo di poter riflettere insieme sulla educazione dei nostri giovani, nel tentativo di costruire i criteri educativi comuni affinché gli studenti possano avere riferimenti chiari con azioni concrete che abbiano promosso: creazione della commissione mista famiglia e scuola che anima le azioni di incontro e di analisi, riflessione e formazione attorno alle inquietudini comuni come le abitudini, il tempo libero, la televisione, l’adolescenza, il passaggio di scuola.

È strettamente necessaria la collaborazione delle famiglie alle attività curricolari e agli eventi, alla pianificazione e partecipazione alle giornate collettive dove studenti e genitori si trovano tutti a scuola. Infatti, la dimensione curriculare e il programma di competenza sociale ed emozionale aiuta a migliorare le relazioni. Gli studenti nella dimensione collettiva si sentono meglio e si denota un miglioramento scolastico: maggior capacità di ascolto, di autocontrollo, di dialogo, di partecipazione: in definitiva, la dimensione del collettivo li rende più responsabili per affrontare situazioni di vita quotidiana. La dimensione comunitaria consta nel processo di dialogo tra famiglia e scuola dove si percorre insieme un cammino di condivisione e si condividono analisi e riflessioni e ci si accorda su aspetti educativi di base, agendo in collaborazione. Stiamo costruendo un percorso insieme, con molto entusiasmo e con tanto lavoro, con chi non è immune da difficoltà e problemi, ma che è un cammino carico di speranze.

Su ODISSEA blog diretto da Angelo Gaccione: https://libertariam.blogspot.com/2020/12/la-scuola-come-spazio-di-dialogo.html

 

Angelo Gaccione su Rai Scuola: http://www.raiscuola.rai.it/articoli/angelo-gaccione-carlo-cassola-e-il-disarmo/37791/default.aspx

Durante il Salone del Libro di Torino 2017 abbiamo incontrato lo scrittore Angelo Gaccione, con cui abbiamo parlato del suo ultimo libro Carlo Cassola e il disarmo – La letteratura non basta – Lettere a Gaccione 1977/1984, pubblicato da Tra Le Righe Libri.

Il libro di Angelo Gaccione raccoglie le lettere di Carlo Cassola, a lui scritte dal 1977 al 1984, grazie alle quali Gaccione ricostruisce tutto il percorso dello scrittore: la fondazione della Lega per il disarmo unilaterale dell’Italia, l’impegno e la passione infuse in questa battaglia, ma anche le difficoltà e l’ostracismo intellettuale e politico di cui Cassola fu circondato proprio a causa di questo suo importante impegno per la pace. Ne emerge anche un prezioso ritratto umano dello scrittore, della sua indole garbata e generosa, raccontata da uno degli amici più cari che fu anche suo compagno nella campagna pacifista, oggi più che mai attuale.

Angelo Gaccione, nato a Cosenza, è scrittore, drammaturgo, saggista e poeta. Fra i suoi libri più noti ricordiamo: La Porta del Sangue, Ostaggi a teatro, Tradimenti, Single, Il sigaro in bocca, Manhattan, Disarmo o barbarie (assieme a Carlo Cassola); L’immaginazione editoriale – Personaggi e progetti dell’editoria del secondo Novecento (assieme a Raffaele Crovi); Lettere ad Azzurra, L’incendio di Roccabruna e la raccolta di racconti La Striscia di cuoio. Alla città di Milano ha dedicato quattro libri, Milano, la città e la memoria, La città narrata, Poeti per Milano, Milano in versi. Nel 2016 Gaccione ha curato insieme a Giorgio Colombo Intervista a Pasolini, un’intervista inedita a Pier Paolo Pasolini del 1961.

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Collegare culture

Cittadinanza internazionale

Collegare culture

Garantire una dimensione globale all’educazione alla cittadinanza: un approccio cooperativo all’apprendimento degli studenti all’interno di Agenda ONU 2030

Collegare culture

“Visioni positive di cittadinanza… hanno provato a trascendere il nazionalismo, a cercare l’unità nella nazione dell’umanità condivisa e a definire la cittadinanza come cittadinanza internazionale”

Albert Victor Kelly, Democracy and Education

 

La pedagogia adottata dalla scuola nella mia esperienza presso l’Istituto comprensivo Prati – Rodari Desio (Monza e Brianza) nel suo curricolo, è fondata sull’approccio narrativo. Il progetto educazione alla cittadinanza attiva e globale con Agenda ONU 2030 propone l’utilizzo di personaggi fantastici per stimolare gli studenti a parlare delle loro esperienze e discutere su cosa sia accettabile e inaccettabile, su cosa sia giusto o sbagliato e a dare un nome alle sensazioni coinvolte. Quindi la scuola è veramente entusiasta di integrare la proposta del progetto di educazione alla cittadinanza con Agenda ONU 2030 la quale fornisce le strutture adatte a una pratica didattica innovativa e creativa fondata su molteplici storie di fantasia che permettono agli insegnanti di entrare nel merito delle questioni relative all’educazione per la cittadinanza globale con studenti di giovane età, calando tali questioni in situazioni di vita quotidiana.

La discussione sugli argomenti così trattati ha stimolato la riflessione e consentito agli studenti di riproporre soluzioni ai problemi individuati. Come insegnante laureata in lettere, con un forte interesse rispetto all’educazione globale, sono entusiasta di poter sfruttare i punti forti dell’educazione per la cittadinanza globale e quindi li ho utilizzati come punto di partenza per un mio personale approccio. A mio avviso l’esperienza e l’educazione per una cittadinanza attiva e globale sono in realtà un elemento importante dell’apprendimento adolescenziale.

Potenzialmente aggiungo una dimensione valoriale ad ogni materia insegnata, oltre a rappresentare un’opportunità per mettere in relazione l’insegnamento con il mondo reale e così trovarne un’applicazione tangibile. Come insegnante di lettere, impegnata nell’educazione allo sviluppo e poi educazione attiva e globale, credo sia importante fornire agli studenti una dimensione globale. Si è venuta quindi a creare una vera e propria sinergia fra la visione della scuola, il mio approccio e i background educativi e gli obiettivi dell’iniziativa gravitanti intorno a Agenda ONU 2030. Attraverso la struttura delle attività online, la scuola può esprimere la sua visione rispetto alla cittadinanza globale.

Noi crediamo che l’educazione globale sia tanto connessa alle relazioni all’interno della classe quanto lo è rispetto alle reali relazioni tra paesi.

L’educazione globale può adottare una metodologia che incoraggi la condivisione delle idee e la democrazia delle opinioni. Abbiamo pianificato l’attività rifacendoci a quanto espresso da Hicks ritenendo che l’educazione alla cittadinanza attiva e globale con Agenda ONU 2030, vista secondo la prospettiva dell’educazione globale, risulti inscindibile da tutto ciò che riteniamo essere lo scopo dell’educazione in sé, ossia educare e creare le condizioni di sopravvivenza, sicurezza e benessere per tutti.

Il disimparare, il reimparare, il nuovo apprendimento sono l’essenza di questa sfida.

Sterling concentra il suo ragionamento sull’imparare per trasformare, evidenziando che affinché un cambiamento avvenga, esso debba essere fondamentale a livello personale per poter poi risultare utile a un cambiamento sociale, ecologico ed economico. La pedagogia necessaria per una siffatta educazione è stata identificata dalla scuola nell’apprendimento attivo, nell’apprendimento per temi, nell’approfondimento fondato sulla ricerca e che utilizzi tecniche didattiche come giochi di ruolo, simulazioni e dibattiti.

E proprio questo è l’approccio pedagogico sulla cui base sono state sviluppate le attività presso la nostra scuola, sia nella sua globalità sia nei suoi singoli elementi. Per il processo di apprendimento dei partecipanti sono stati assunti quegli approcci tipici dell’educazione a affrontando tematiche controverse, secondo approcci pedagogici partecipativi interattivi che stimolano l’utilizzo di capacità particolari e che tengono conto dei diversi stili di apprendimento. La proposta del progetto è basata su concetti chiave come democrazia, partecipazione, azione e apprendimento attivo, stimolando l’assunzione di responsabilità, la capacità di farle proprie e di agire per risolvere.

Come insegnante partecipante, ho voluto sviluppare la mia conoscenza degli approcci cooperativi e democratici per un processo di insegnamento e apprendimento centrato sugli studenti e fare mie le metodologie che possono sostenere questi stessi approcci in classe. Nella nostra scuola, le attività del progetto sono state dirette a sviluppare nell’esperienza di apprendimento conoscenze, competenze e valori. Prima di coinvolgere gli alunni nelle attività, abbiamo voluto soffermarci sulla distinzione tra educazione alla cittadinanza e educazione globale, sui concetti chiave di interdipendenza, globalizzazione, diversità, diritti e responsabilità, cambiamento sostenibile, qualità della vita, giustizia sociale e equità, diritti umani e diritti universali.

E ancora sui processi democratici che considerano il mondo come comunità globale, con quello che ciò implica dal punto di vista politico, economico e ambientale.

L’esperienza del progetto è stata infatti sviluppata gradualmente seguendo un piano di lavoro. In una prima fase dell’anno scolastico vi è stato un periodo totalmente dedicato ad argomenti rilevanti in relazione alla cittadinanza globale. È stato introdotto nell’orario scolastico un’ora settimanale di cittadinanza globale. Durante una seconda fase, le classi hanno partecipato alle attività online del progetto individualmente. A tale partecipazione ha poi fatto seguito un altro periodo dedicato allo scambio di osservazioni e al feedback sulle attività online, le quali sono servite a fornire una valutazione dell’intero progetto. Il metodo del circle time ha rappresentato un utile format come restituzione sull’esperienza dell’apprendimento degli studenti.

Il progetto è stato realizzato lungo tutto il corso dell’anno scolastico utilizzando un approccio interdisciplinare. In pratica, è iniziato partendo dalla conoscenza e dall’interesse degli studenti per il mondo, sviluppando ed estendendo le loro conoscenze e mettendoli in discussione, ad esempio, identificando una questione rilevante e cercando di porsi criticamente verso le fonti di informazione.

Gli insegnanti hanno contribuito ad accrescere la consapevolezza degli studenti sui loro punti di vista relativamente a questioni discutibili, utilizzandoli per creare un certo numero di soluzioni e idee su come affrontare questi argomenti. Alla scuola è stato fornito un supporto bibliografico su temi rilevanti del XXI secolo e su come questi potrebbero essere affrontati in ambito educativo, anche grazie ai contributi dei consigli scolastici e di altre organizzazioni.

Inoltre gli insegnanti hanno fatto riferimento a ricerche universitarie relative alle speranze e paure degli studenti per il futuro.

Al termine dell’attività del progetto, gli insegnanti coinvolti hanno valutato l’intera esperienza annuale nel suo complesso. In questa occasione, la maggior parte di loro ha evidenziato di aver maturato una buona conoscenza delle tematiche che possono costituire un curricolo relativo all’educazione per una cittadinanza globale per i ragazzi e una consapevolezza su come poter integrare tali argomenti nei loro rispettivi insegnamenti. Tra i vari elementi di valutazione emersi, è stato evidenziato che l’esperienza vissuta ha contribuito da un lato a permettere che i ragazzi vedessero l’insegnante come una persona, dall’altro ad ampliare la gamma delle tecniche didattiche degli insegnanti e a permettere che si percepisse un valore aggiunto nella scoperta del potenziale dell’educazione globale. La sostenibilità dei processi è considerata dalla scuola come il mezzo privilegiato per il proprio miglioramento e in tale ottica è stata evidenziata l’importanza di una preparazione per un approccio coerente che si sviluppa lungo tutto il corso dell’anno, rafforzando i legami tra i programmi degli insegnanti e il gruppo dei responsabili del progetto.

Agli insegnanti operanti in ogni paese, dovrebbe essere data più voce e maggiore opportunità per integrare le attività online al sistema educativo rendendo così l’iniziativa più rilevante e produttiva.

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Un progetto di sviluppo dell’educazione alla cittadinanza attiva con Agenda ONU 2030, in itinere, a partire dall’Istituto Comprensivo Margherita Hack di Nova Milanese, vuole nascere con l’obiettivo di dare vita a processi di lavoro cooperativi, partecipativi e democratici attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie. L’attività può essere organizzata come uno spazio interattivo e alternativo per la partecipazione e lo scambio tra studenti di differenti realtà geografiche, culturali, economiche e sociali, attraverso l’uso delle tecnologie informatiche e comunicative.

Il filo conduttore di questa proposta è la pretesa di contribuire a formare alla cittadinanza globale, considerando che intendiamo cittadini nella cittadinanza globale coloro che si caratterizzano per essere coscienti della complessità del mondo e per avere una consapevolezza del proprio ruolo come abitanti dello stesso e con i propri diritti e doveri. Di conseguenza, noi stessi come cittadini attivi siamo capaci di provare indignazione di fronte a qualunque ingiustizia sociale, di rispettare e valorizzare la diversità come fonte di arricchimento umano, conoscere come funziona il mondo a livello economico, politico, sociale, culturale, tecnologico e ambientale: ci sentiamo e siamo responsabili delle nostre azioni, al fine di partecipare, impegnarci, contribuire con la nostra comunità, a livello locale e globale nello scopo di ottenere un mondo più equo e sostenibile.

Gli obiettivi generali che si propone un progetto sulla cittadinanza attiva con Agenda ONU 2030 sono molteplici, come promuovere un’esperienza di partecipazione politica in cui i ragazzi e le ragazze abbiano l’opportunità di conoscere vari strumenti democratici attraverso il dialogo interculturale di contesti sociali, economici e geografici diversi, per promuovere uno spazio di lavoro cooperativo attraverso le tecnologie informatiche e comunicative, a partire dal ragionamento sul proprio contesto e dalla conoscenza della realtà del resto dei partecipanti, prendendo coscienza della povertà e della distribuzione ineguale delle risorse del nostro pianeta, per elaborare insieme una proposta di impegno per sradicarle.

Con la collaborazione tra alunni e insegnanti di scuole di diversi luoghi geografici per favorire la conoscenza reciproca, condividere realtà diverse e scoprire problemi comuni ci si basa sul motto “pensare globalmente e agire localmente”.

La proposta educativa ruota intorno a un tema rilevante legato alla cittadinanza globale che ci permette di lavorare sugli obiettivi stabiliti e i temi trattati sono: diritti del lavoro, diritti umani, pace, povertà, acqua, cambiamento climatico, disarmo nucleare.

La proposta elaborata riguarda l’attuale modello di sviluppo, focalizzandosi soprattutto su energie, pace e disarmo. Lo svolgimento di un progetto sulla cittadinanza attiva si struttura in varie fasi.
Una prima fase consiste nella formazione degli insegnanti partecipanti ed è finalizzata a far familiarizzare i docenti con l’ambiente virtuale e con le attività educative proposte oltre che a farli entrare in contatto con i colleghi che partecipano da altre scuole di vari paesi.

Poi sussiste la fase che si basa su una proposta di telematica di lavoro con gli studenti. Le attività sono concepite per essere realizzate in Internet, ma tutto il lavoro che viene sviluppato si basa su azioni e attività necessarie in classe e spesso anche sul territorio. I partecipanti hanno la possibilità di conoscere diversi modi di intendere il mondo, ma devono anche saper discutere e giungere a punti di incontro con i partecipanti virtuali e soprattutto con i propri compagni di classe.

Attraverso il dibattito e il ragionamento, si cerca di elaborare un impegno collettivo che contribuisca alla costruzione di una società più giusta e solidale. La somma del lavoro svolto in classe e di quello realizzato in Internet permetterà di arrivare a punti di convergenza che aiutino proprio a elaborare le conclusioni e gli impegni finali.

Il progetto prevede un nuovo paradigma di conoscenza che viene costruito insieme dagli insegnanti e dagli alunni dove gli alunni sono produttori attivi, scopritori e creatori della propria conoscenza. L’apprendimento è sociale e necessita di un contesto di comunità per generare una motivazione intrinseca e gli scambi personali e relazionali tra alunni, e tra insegnanti e alunni sono proficui attraverso l’apprendimento cooperativo in classe con altre comunità scolastiche.

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Ecco la tua EquAgenda 2021!

EquAgenda per la Pace e la Solidarietà

Una produzione dell’associazione Ita-Nica e della cooperativa EquAzione della Comunità di base “le Piagge”

EquAgenda per la pace e la solidarietà

Ecco la tua EquAgenda 2021!

Una produzione dell’associazione Ita-Nica e della cooperativa EquAzione della Comunità di base “le Piagge”

 

Questa non è una semplice agenda, maneggiare con cautela! Si chiama eduCARE, fa incontrare l’arte di educare, per andare oltre e aprire nuove strade, con l’azione dell’I care, del prendersi cura, del non fare il menefreghista. L’EquAgenda presenta concetti sparsi che pensiamo utili per guardare con rinnovato coraggio e vigore il cambiamento che ci attende e che sembra spaventarci.

Insegnanti, scrittori, poeti, genitori, pedagogisti, attivisti, volontari e cittadini ci regalano perle di saggezza che vogliamo condividere con voi.

Contributi di:

Edoardo Albinati, Giuseppe Bagni, Danilo Dolci, Francoise Dolto, Paulo Freire, Giulio Girardi, Janusz Korczak, Alex Langer, Mario Lodi, Franco Lorenzoni, Loris Malaguzzi, Alberto Manzi, Lorenzo Milani,  Maria Montessori, Daniel Pennac, Clotilde Pontecorvo,  Massimo Recalcati, Gianni Rodari, Scuola degli Adulti delle Piagge, Bruno Tognolini, Simone Weil, Mariapia Veladiano.

 

Abbiamo pensato di chiederti se puoi ordinare una o piú copie di EquAgenda per fare un bel regalo in occasione delle feste ad amici. E’ un bel regalo equo! Il tema quest’anno è “EduCare”.

Viva la solidarietà !!! Questo anno, oltre che finanziare i soliti progetti di tutti gli anni, soprattutto con i due uragani, ETA e IOTA, che hanno distrutto tutto il Nicaragua e il Centroamerica, ci sarà ancora piú bisogno di aiuti umanitari ed invece ci troveremo con meno entrate!

 

 

La puoi acquistare  al prezzo di 10 €

presso la Bottega “Laboratorio della Solidarietà”

Prenotala subito per non perderla!

Cell.: +39-3409675268  (Mauro Rubichi) – Email: oltrequatore@gmail.com

Il ricavato sosterrà i vari progetti dell’Associazione Ita Nica Cooperazione

Associazione Ita – Nica

IBAN del conto di Banca Etica:  IT17W0501802800000011333622

Potete anche pagare con un bonifico a Associazione Ita – Nica  Cooperazione con IBAN: IT17W0501802800000011333622  e comunicare a me l’ordine per mail o telefono cell. N. 3409675268 (anche con messaggio watsapp) mandando l’indirizzo per farvela recapitare. Grazie

 

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Tempi di fraternità: pace per l’umanità 

Un ambito culturale di impegno nel sito della rivista tempi di fraternità

Tempi di fraternità: pace per l’umanità

Un innovativo spazio di accoglienza all’interno del sito della rivista Tempi di Fraternità dal titolo emblematico Pace per l’umanità

Sezione Pace per l'umanità nel sito della storica rivista Tempi di Fraternità

In collaborazione con Fabrizio Cracolici, è stato creato un ambito, un nuovo spazio, in un innovativo settore culturale dal titolo Pace per l’umanità dagli amici e compagni della storica rivista delle comunità e delle realtà di base, nata sulla scia del concilio Vaticano secondo, dal titolo emblematico Tempi di fraternità, per ampliare il sito della rivista che si occupa e tratta approfonditamente vari temi importanti, dall’ecumenismo al dialogo interculturale e interreligioso.

Con Fabrizio Cracolici, all’interno di questo sito nel nuovo ambito dal titolo Pace per l’umanità, scriviamo e pubblichiamo articoli riguardanti i più svariati temi della pace e della nonviolenza, dell’antifascismo, dell’accoglienza, della non discriminazione, delle pari opportunità, affrontando anche le grandi questioni relative all’ampio panorama del disarmo nucleare, della denuclearizzazione dal basso e della proibizione delle armi nucleari a livello di trattati internazionali Onu. Gli amici e compagni di Tempi di Fraternità ci hanno regalato una grande opportunità: un importante spazio e ambito culturale da coltivare nell’ambito del sito della rivista Tempi di Fraternità al fine di porre in risalto le competenze, i concetti e le azioni, tradotte in buone pratiche in tutti questi anni di attivismo sociale e civile per crescere nella costruzione, da realizzare insieme, di un’educazione alla cittadinanza attiva e globale a partire dai grandi obiettivi dell’agenda ONU 2030 e della carta della terra: la pace per l’umanità.

 

Sezione Pace per l’Umanità all’interno del sito della Rivista Tempi di Fraternità:

https://www.tempidifraternita.it/public/pace/indice_art.htm

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Reconnecting with your religious heritage: quando le radici si incontrano a scuola

“Conosci il tuo patrimonio religioso” – Progetto Unesco

Progetto di Nadia Scardeoni che ha la Mission di avvicinare le giovani generazioni all’arte sacra e liturgica delle confessioni religiose presenti nel territorio, di educare nelle classi multiculturali e tracciare sentieri di condivisione pacifica, favorendo incontri rispettosi tra diverse culture.
Laura Tussi21 novembre 2020

Progetto di Nadia Scardeoni

“Conosci il tuo patrimonio religioso” 

Mission del programma di Nadia Scardeoni: avvicinare le giovani generazioni all’arte sacra e liturgica delle varie confessioni religiose, presenti nel territorio; educare, ad una visione ecumenica dei “valori e sistemi di credenze” che possono emergere nelle comunità scolastiche multiculturali; tracciare sentieri di condivisione pacifica favorendo incontri rispettosi e fecondi tra diverse culture.

“Reconnecting with your culture”

Il progetto internazionale a cui si ricollega Nadia Scardeoni è coordinato dall’artista colombiano Kevin Alexander Echeverry Bucuru, dell’Universidad de Bogotà Jorge Tadeo Lozano, con la supervisione scientifica della prof.ssa Olimpia Niglio, direttrice del centro di ricerca internazionale ed a Esempi di Architettura, che da anni lavora tra il continente americano e asiatico per valorizzare le diversità culturali.  E’ un progetto in linea con le direttive “Initiative on Heritage of Religious Interest” dell’UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura).

Il progetto è indirizzato alle scuole primarie e secondarie di tutto il mondo e alla fascia di età compresa tra i 5 e i 17 anni. I ragazzi, con i loro insegnanti, sono invitati a compiere un viaggio esplorativo all’interno del patrimonio culturale del paese di appartenenza e a disegnare e raccontare la propria esperienza di conoscenza, a contatto con l’eredità storica, artistica e culturale. Il progetto intende anche analizzare i differenti approcci culturali e i metodi di analisi approntati nelle diverse comunità del mondo al fine di realizzare una rete e di consentire la condivisione di esperienze e di iniziative.

Premesse

In una fase storica molto complessa, in cui le priorità capitalistiche hanno messo in forte discussione i valori etici e le relazioni umane, si avverte l’esigenza di rimettere al centro la persona e la sua creatività. La fragilità, che tutti i Paesi hanno manifestato all’interno del settore culturale ed educativo, ha consentito di elaborare riflessioni fondamentali per donare una “nuova centralità” al ruolo della Cultura per lo sviluppo sostenibile dell’umanità. Infatti, senza la Cultura diventa veramente difficile elaborare prospettive future in grado di sviluppare politiche condivise e partecipate, non più affidate alla crescente individualizzazione.

Analizzando le realtà di diversi paesi del mondo, dall’estremo Oriente fino all’estremo Occidente, si avverte l’esigenza di attivare un nuovo “umanesimo”. Per questo è necessario che la Cultura entri a pieno titolo in tutta l’ideazione del nuovo e dell’innovazione, su cui è importante investire. Per fare tutto questo dobbiamo però iniziare dalle giovani generazioni e quindi a piantare semi per ottenere buoni frutti e quindi un ottimo raccolto nel prossimo futuro. Dobbiamo quindi saper progettare programmi educativi in grado di costruire un mondo migliore.

Sulla base di queste premesse è nato il progetto internazionale “Reconnecting with Your Culture”, promosso dal “Centro di Ricerca Internazionale “EdA Esempi di Architettura” (Italia), con il “Forum UNESCO University and Heritage” (Spagna), ICOMOS, Comité Internacional Monumentos y Sitios (Italia y Peru), Factor Cultura (Peru) e la Fondazione Štěpán Zavřel (Italia).

http://esempidiarchitettura.it/sito/edakids-reconnecting-with-your-culture/ 

CALL INTERNAZIONALE “Riconnettiti con la tua cultura. Disegna il tuo patrimonio” (il progetto tradotto in italiano  da Liliana Rivero Hernández):

http://esempidiarchitettura.it/sito/wp-content/uploads/2020/08/Riconnetteti-con-la-tua-cultura.pdf

Il  progetto “Reconnecting with your culture” si concretizza nel chiedere a bambini e ragazzi di presentare – con testo e/o disegno – ciò che considerano la loro eredità culturale: è questo lo strumento finale proposto per riversare alla Call internazionale la loro esperienza di intercettazione di beni culturali. Il progetto si propone di instillare nel cuore dei piccoli e dei giovanissimi la bellissima pratica ecumenica di ascoltarsi e rispettarsi, oltre ogni barriera linguistica, culturale e religiosa. Non mira a produrre una collezione “museale” di riferimenti locali, bensì una precisa offerta didattica, che sia fondativa di un modello relazionale strutturato sulla visione ecumenica nel condividere e valorizzare i beni reperiti. Pertanto, oltre la proposta di aderire al programma, è fondamentale offrire agli insegnanti che lo adottano supporti e riferimenti che siano utili per orientare gli allievi sull’attualità del dialogo ecumenico, per curare questo delicatissimo aspetto relazionale in linea con UNESCO “Initiative on Heritage of Religious Interest”.

E con il programma “Conosci il tuo patrimonio religioso”, con un approfondimento che restringe il campo al patrimonio di interesse religioso, verrà usato lo stesso canale per arrivare ad una precisa offerta didattica ed a fondare lo stesso modello relazionale.

Note: Per saperne di più:

Webinar 24 ottobre 2020 (meeting in Verona, Italy, in order to present the Sub.Topic “Reconnecting with your Religious Heritage”, by Nadia Scardeoni):
https://youtu.be/Wm6pC-1h_eU

Il Blog:
https://addswebtv.blogspot.com/2020/07/patrimonio.html 
CONTATTI: +39 371-4112497; per ADESIONI scrivi a: religiousheritage44@gmail.com

Laura TUSSI è partner culturale del programma:
https://apdvision.blogspot.com/2020/11/tussi.html

Pedagogical assistance database:
https://apdvision.blogspot.com/

Intervista “Vatican News”:
https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2020-08/scuola-religione-ecumenismo-unesco-progetto-religious-heritage.html 

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La nonviolenza efficace come strategia educativa 

Nonviolenza e educazione

La nonviolenza efficace come strategia educativa

I giovani e la piena consapevolezza delle sfide del terzo millennio dalla diseguaglianza globale, ai dissesti climatici, alla potenziale, ma quanto mai imminente e irreversibile, guerra nucleare
Laura Tussi10 ottobre 2020

La nonviolenza efficace come strategia educativa

Secondo Freud, il lavoro dell’educatore, come quello dello psicanalista e del politico, è un mestiere impossibile.

Non risulta il bisogno di condividere in pieno questo giudizio per rendersi conto di quanto sia impegnativa l’azione educativa, formativa e analitica.

Le difficoltà sono di diverso tipo: di relazione interpersonale, di comunicazione, di linguaggio, di metodologia e spesso si assiste al prevalere del trasmettere sul comunicare come direbbe Danilo Dolci, maestro di educazione maieutica.

Paradossalmente, la letteratura su questo tema cresce notevolmente con continue nuove proposte che sovraccaricano educatori, insegnanti, analisti e formatori rendendo il loro compito ancora più difficile, schiacciati tra diverse esigenze concrete e impellenti, dai programmi da svolgere, dalle carenze strutturali, organizzative, economiche del mondo scolastico, dalla disattenzione della società che invia messaggi diseducativi o quantomeno in forte contrasto con quelli che l’educatore, il formatore, lo psicologo cercano di trasmettere nel fare esperienze dirette.

E così sottoporsi al forte impatto dell’incontro con realtà culturali molto diverse dalle nostre è un modo intelligente per cercare di suscitare nei giovani quegli interessi e quelle curiosità che, pur innati in molti di loro, spesso vengono sopiti dal consumismo dilagante di mode effimere.

Si tratta di quella irrequietezza giovanile che, se incanalata positivamente, può aprire ai ragazzi strade nuove e impreviste, favorendo lo sviluppo delle loro capacità e creando un clima di fiducia e di impegno.

Si tratta inoltre di accogliere la sfida lanciata dai venti premi Nobel per la pace, con un appello delle Nazioni Unite, che sia dedicato all’educazione alla nonviolenza dei bambini e delle bambine nel mondo.

La nonviolenza che fa fatica a entrare nel nostro vocabolario educativo e soprattutto nelle nostre pratiche metodologiche. Ma è oggi assolutamente indispensabile educare le nuove generazioni alla nonviolenza attiva e efficace se vogliamo che l’umanità abbia un futuro sostenibile e desiderabile.

Questo intenso investimento non può limitarsi a proporre i modelli classici della competitività e della carriera, ma deve prospettare la creazione di condizioni perché il mondo della scuola diventi un vero e proprio laboratorio della nonviolenza, dove fare germogliare e crescere questa esile pianta.

In questa ambiziosa impresa siamo tutti coinvolti: insegnanti, educatori, genitori, psicologi, analisti, associazioni del mondo della solidarietà, della cooperazione e della nonviolenza, amministrazioni, amministratori politici e questo impegno ci può indicare una possibile e concreta strada da percorrere. Si sa bene quante e quali difficoltà si incontrano nel cercare di fornire ai propri studenti strumenti utili per una migliore comprensione dei principali fenomeni quali la globalizzazione, il neocolonialismo, il neoliberismo, il divario nord-sud, gli squilibri ambientali caratterizzanti il mondo attuale e comprenderlo nel suo tormentato divenire storico.

È divenuto quantomai importante, oltre che efficace strumento di prevenzione contro il diffuso atteggiamento di pregiudizio razziale, trasmettere il messaggio di quanto ricca può essere la diversità, intesa come differenza culturale, naturalistica cioè biodiversità e paesaggistica e altro.

Credo che i giovani abbiano bisogno di capire che nel mondo esistono diversi modelli di vita e indagare questo mare di differenze certamente è stimolante e arricchente per la nostra stessa esistenza di persone.

Ci attendono sfide assai difficili e una sempre più diffusa cultura della nonviolenza e della cooperazione e della solidarietà umanistica e umanitaria non soltanto sono elementi necessari, ma rappresentano la nostra speranza per una convivenza accettabile tra donne, uomini, popoli e per un inserimento sostenibile della nostra specie come parte integrante della natura.

Le giovani generazioni sono poco ideologizzate e hanno scarsa coscienza politica e hanno bisogno, nel loro realismo spesso disilluso di avere di fronte esempi concreti, persone credibili, testimonianze sul campo.

Inoltre, i giovani parlano un loro linguaggio, legato alla loro particolare sensibilità e non è sempre facile per noi adulti calarsi in questo originale codice comunicativo. Dunque è necessario trasmettere un codice fondato sulla nonviolenza efficace come innovativa strategia educativa che porti i giovani alla piena consapevolezza delle sfide del terzo millennio dalla diseguaglianza globale, ai dissesti climatici, alla potenziale, ma quanto mai imminente e irreversibile, guerra nucleare.

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