PeaceLink: disarmo nucleare e inquinamento atmosferico

È necessario più che mai disincentivare le spese militari e investire sulla pace

PeaceLink: disarmo nucleare e inquinamento atmosferico

I poteri forti attuano investimenti negli armamenti come gli F 35, le bombe nucleari nato B 61-12, i droni e nelle grandi opere inutili come la TAV e le opere militari come il Muos. I poteri forti incentivano le grandi opere colossali e militari per incrementare la domanda di acciaio

Il riarmo nucleare e l'inquinamento atmosferico sono dettati da un sistema malato: da poteri forti distinti e separati, ma comunque poteri forti

È necessario più che mai disincentivare le spese militari e investire sulla pace.

I poteri forti attuano investimenti negli armamenti come gli F35, le bombe nucleari nato B 61-12, i droni e nelle grandi opere inutili come la TAV e le opere militari come il Muos.

La richiesta di acciaio ormai scarseggia sul mercato globale. Invece i poteri forti incentivano le grandi opere colossali e militari per incrementare la domanda di acciaio in un sistema e in un mercato che sono in realtà al tracollo e al collasso.

Le politiche globali devono al contrario investire sulla pace cioè la riqualificazione ambientale e le bonifiche delle città e dei siti contaminati e inquinati come Taranto che subisce politiche scellerate e corrotte altamente inquinanti.

Le politiche globali con l’impatto negativo sull’ambiente non rispettano la tutela e la salvaguardia del patrimonio culturale e ambientale e la tutela della sicurezza sul lavoro e non rispettano, costituzionalmente parlando, la salute e la vita di operai, lavoratori e cittadini.

Il caso Taranto propone il diritto alla salute e alla vita soppiantato dalle logiche politiche bieche di profitto, dalla ricerca del massimo profitto dei padroni, dei poteri forti votati alla tirannia del capitalismo neoliberista e finanziario e votati al becero ricatto capitalista che vede contrapposti lavoro o salute e lavoro o vita.

I sistemi forti dettano legge. A Taranto la società civile organizzata in cittadinanza attiva è contro il mostro dell’acciaio, la fabbrica della morte, il siderurgico infernale.

L’Associazione PeaceLink – Telematica per la pace è inoltre affiliata dal 2006 alla Rete internazionale ICAN – Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari e per il disarmo nucleare, insignita del Premio Nobel per la Pace nel 2017. PeaceLink è membro ICAN assieme a altre associazioni, come Disarmisti Esigenti e Wilpf, operanti sul territorio nazionale e assieme a oltre 500 ONG, realtà associative, Onlus operanti in tutto il mondo per la messa al bando degli ordigni nucleari. PeaceLink porta avanti, con varie attività e iniziative a livello nazionale e internazionale, l’importante testimone del Premio Nobel per la pace a ICAN per il disarmo nucleare.

Per quanto riguarda l’ambito della siderurgia, a Taranto vi è un alto tasso epidemiologico di incidenza tumorale per vari agenti inquinanti emessi dall’impianto siderurgico più grande d’Europa. Nel quartiere tamburi molte persone sono affette da malattie cancerogene, tre persone su 18.

PeaceLink ha sollevato un terremoto politico e giudiziario, una contrapposizione netta tra politica partitica e magistratura.

Il 26 luglio 2012 il Gip – Giudice per le Indagini Preliminari Patrizia Todisco emette la sentenza “con la salute e la vita non si può mercanteggiare”.

I deputati alla camera e al Senato hanno votato decreti legge salva Ilva e ammazza Taranto.

I poteri forti, i partiti, le autorità ecclesiastiche hanno un atteggiamento omertoso e hanno nascosto la verità con l’omertà e il silenzio, occultando la verità di inquinamento e malattie e morte.

Da indagini su Taranto emerge una equazione tra le lobby dell’acciaio e i poteri forti per tenere nascosti i dati sull’inquinamento: è una verità amara e tragica, ma è la verità.

Note: Il riarmo nucleare e l’inquinamento atmosferico sono dettati e imposti da un sistema malato: da poteri forti distinti e separati, ma comunque poteri forti

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Recensione di Gianmarco Pisa

Pressenza – Memoria e Futuro, una prospettiva di giustizia sociale e ambientale

È un lavoro di notevole interesse, quello curato da Alfonso Navarra, Laura Tussi e Fabrizio Cracolici, dal titolo Memoria e futuro (Mimesis Edizioni, Milano – Udine, 2021), recentissima pubblicazione che raccoglie contributi di autori quali Vittorio Agnoletto, Moni Ovadia, Alex Zanotelli e altri

Libro Memoria e futuro, Mimesis Edizioni: recensione di Gianmarco Pisa su Pressenza

07.07.21 – Gianmarco Pisa

(Foto di Mimesis)

È un lavoro di notevole interesse, quello curato da Alfonso Navarra, Laura Tussi e Fabrizio Cracolici, dal titolo Memoria e futuro (Mimesis Edizioni, Milano – Udine, 2021), recentissima pubblicazione collettiva che raccoglie contributi di autori diversi, quali Vittorio Agnoletto, Moni Ovadia, Alex Zanotelli, Mario Agostinelli, Rocco Altieri, Pola Natali Cassola, Antonia Baraldi Sani, Adriano Ciccioni, Gianfranco D’Adda, Mario Di Padova, Giuseppe Farinella, Renato Franchi, Agnese Ginocchio, Antonella Nappi, Nadia Scardeoni, Oliviero Sorbini, cui i curatori dell’opera hanno affidato il compito di delineare, ciascuno e ciascuna in base al proprio specifico e ai propri saperi, tratti per la costruzione di una rinnovata coscienza militante che si vuole non solo ecopacifista ma anche orientata alla cura complessiva della comunità della vita e della terra, con una proiezione diretta sui territori della costruzione della pace con giustizia, giustizia sociale e giustizia ambientale, in una parola, «pace positiva».

È un testo ambizioso, al contempo agile e articolato, nella misura in cui, sin dalle battute introduttive, si propone di essere una delle manifestazioni di un impegno militante, politico nel senso proprio del termine, per promuovere, in generale, una rinnovata cultura della pace per il XXI secolo e, nello specifico, per avanzare nella direzione di una complessiva «educazione alla terrestrità». Quest’ultima merita una specificazione, dal momento che il termine non può essere ridotto al suo tradizionale significato lessicale («ciò che appartiene propriamente alla natura o alla condizione terrestre») bensì necessita di essere ampliato e aggiornato in una dimensione propriamente ecosistemica. Come precisa Alfonso Navarra, si tratta della dimensione complessiva in base alla quale «gli esseri umani appartengono alla comunità della vita e alla Terra – Terra Madre – unico ecosistema globale di viventi e non viventi» (p. 55). Il riferimento che gli autori e le autrici seguono è cioè quello indicato da Edgar Morin quando, nel 2013, segnala lo sviluppo di «un sentimento di appartenenza alla comunità, a ciò che chiamo «Terra-Patria». […] «Terra-Patria» non significa che le comunità nazionali ed etniche debbano essere dissolte: l’umanità deve preservare la sua diversità producendo unità» (p. 57).

Si tratta di un orientamento utile perché fornisce una chiave di lettura del volume, nel senso, appunto, della portata sociale ed ecosistemica di questa nuova, auspicata, presa di coscienza e assunzione di responsabilità collettiva, in cui traspare persino una lontana eco dell’utilizzo gramsciano del concetto di terrestrità, quando afferma che «la filosofia della praxis è lo «storicismo» assoluto, la mondanizzazione e terrestrità assoluta del pensiero, un umanesimo assoluto della storia. In questa linea è da scavare il filone della nuova concezione del mondo» (Quaderno 11, § 27, sul Concetto di «ortodossia», edizione critica Valentino Gerratana, 1975). Come viene specificato nella presentazione, redatta dallo stesso Alfonso Navarra e da Luigi Mosca, Fabrizio Cracolici e Laura Tussi, il volume è prodotto di «un lavoro collettivo portato avanti dai Disarmisti Esigenti, nati dall’appello «Esigete! Un disarmo nucleare totale» di Stéphane Hessel e Albert Jacquard, e dai loro stretti collaboratori, membri anch’essi di ICAN, la Campagna Internazionale per la messa al bando delle armi nucleari, Premio Nobel per la Pace nel 2017», alla quale aderiscono come partner, in Italia, diverse organizzazioni e reti, quali l’Associazione Italiana Medicina per la Prevenzione della Guerra Nucleare, Cormuse, l’Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo, PeaceLink, Pressenza – Agenzia di Stampa Internazionale, la Rete Italiana Pace e Disarmo, Senzatomica, la WILPF Italia, la World Foundation for Peace, Pax Christi Italia, Mondo senza Guerre e senza Violenza – Argonauti per la Pace, e, appunto, come detto poc’anzi, i Disarmisti Esigenti.

È, al tempo stesso, un lavoro militante ma non episodico, con l’ambizione di coltivare, insieme con l’obiettivo più specifico della costruzione di una «Rete per l’Educazione alla Terrestrità», con lo scopo di delineare una «cittadinanza planetaria organicamente pervasa di coscienza ecologica […] che riconosca e tuteli i diritti dell’unica umanità e della natura» (p. 9), anche l’obiettivo più generale dell’avanzamento verso «una cultura di pace, di nonviolenza efficace, di umanesimo integrale, basato sulla vera giustizia sociale, sulla fiducia reciproca e sullo spirito di cooperazione tra i popoli e tra le nazioni, sul rispetto della dignità di ciascuno, sul rispetto e la cura della Natura […] nello spirito di una ecologia integrale» (p. 128) come indica Luigi Mosca nel suo ampio saggio su “Il lungo percorso dell’umanità per uscire dalla barbarie”, al centro del volume. Non a caso a questo si accompagnano altri due contributi “simmetrici”, quello di Laura Tussi sulla «nonviolenza efficace come strategia educativa», un contributo sulla nonviolenza efficace come «forza dell’unione popolare […] innestata su un agire politico collettivo pianificato e organizzato, bene appoggiata sul principio di responsabilità» (p. 144), e quello di Rocco Altieri su «ecologia, economia e costruzione della pace», una riflessione, a partire dalla lezione di Kumarappa (1945), sulla necessità della trasformazione «da un’economia parassitaria e predatoria, verso un’economia della permanenza, al servizio del benessere di tutti, … che Gandhi chiama Sarvodaya» (p. 158).

Un testo prezioso, dunque, utile per alimentare coscienza e impegno verso un’alternativa percorribile, di pace.

Gianmarco Pisa
Gianmarco Pisa, operatore di pace. Impegnato in iniziative e ricerca-azione per la trasformazione dei conflitti, nell’ambito di IPRI (Istituto Italiano di Ricerca per la Pace) – Rete Corpi Civili di Pace, si occupa inoltre di inter-cultura e inclusione presso i centri di ricerca RESeT (Ricerca su Economia Società e Territorio) e IRES Campania (Istituto di Ricerche Economiche e Sociali), a Napoli, la sua città. Ha all’attivo pubblicazioni sui temi del conflitto e della pace e azioni di pace nei Balcani, per Corpi Civili di Pace in Kosovo, e, in diversi contesti, nello scenario mediterraneo.

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Raccontarsi è bello

Scrivere per sé, di sé e per gli altri è un atto bello

Raccontarsi è bello

Un tema che mi sta a cuore è la pace, perché da piccola sentivo in famiglia la storia di mio nonno che ha contribuito alla Resistenza antifascista, come personalità libertaria, come resistente, compiendo sabotaggi e partecipando in qualità di operaio della Breda agli scioperi del 1943 e 44

La solidarietà è l'anticamera della pace

Scrivere per sé, di sé e per gli altri è un atto bello.

È un’azione liberatoria che comporta un’analisi interiore introspettiva attenta a far emergere dall’interiorità i nostri traumi, i tasti dolenti, le difficoltà, ma soprattutto la scrittura fa emergere il bello dell’esistenza anche quando si raccontano eventi importanti esterni a noi, ma che pur ci appartengono e ci riguardano.

Dobbiamo essere felici già per il solo fatto di vivere, di esistere e assaporare e raccontare e scrivere l’esistente e dobbiamo gioire di ciò che ci circonda e della vita in qualsiasi condizione essa ci ponga, perché anche questo è un atteggiamento nonviolento di apertura mentale.

L’analisi dell’io interiore e gli scritti di eventi e argomenti che ci stanno a cuore, possono essere condotti anche con l’animo e l’ausilio di un mentore, di un amico, di un maestro, entità maschile e femminile, che ci accompagnano nel percorso dell’esistere.

In quanto esistere non è una malattia dell’anima, un problema viscerale, ma una grande risorsa, un dono della cosmicità materna, il più bel privilegio che madre terra ci abbia concesso.

L’esistenza può essere dedicata a percorsi e ricorsi ideali e valoriali, verso principi positivi che noi vorremmo attuare nella vita come costruzione per il superamento delle disuguaglianze del tessuto sociale.

Un tema che mi sta a cuore è la pace, perché da piccola sentivo in famiglia la storia di mio nonno che ha contribuito alla Resistenza partigiana antifascista, come personalità libertaria, come resistente, compiendo sabotaggi e partecipando in qualità di operaio della Breda di Sesto San Giovanni agli scioperi del 1943 e 44. In famiglia ho sempre respirato il terrore, la paura e la drammaticità della guerra di cui mi raccontavano i miei zii materni.

La pace è il bene sommo. È l’ideale altissimo per cui ciascuno di noi dovrebbe agire nel cammino del proprio esistere.

La solidarietà è l’anticamera della pace, che non si deve esplicare tramite l’assistenzialismo religioso o laico fine a se stesso, ma deve abbattere le barriere delle disuguaglianze di ogni tipo nel tessuto sociale e agevolare prospettive per creare lavoro pulito per tutti e attivare mezzi sociali utili per prevenire, risolvere e trascendere i conflitti. Mi piace scrivere di disarmo e pace perché è importante.

Ma cosa è la pace? E l’assenza di conflitto? La pace è soprattutto disarmo. È una dimensione non solo interiore, ma terrena che comporta sia l’assenza di guerra, ma soprattutto l’accordo e l’amore tra persone, genti, popoli e minoranze. Tramite incontri pubblici è possibile creare ambiti e percorsi di pace, ossia comunità sociali in costante dialogo con persone di ogni credo politico e anche religioso che pongono agli interlocutori domande su quanto viene esplicitato, ad esempio durante la presentazione in pubblico di uno scritto e di un libro di spessore. Il libro diventa un incunabolo, ossia un ricettore di ideali e speranze e diventa uno scritto collettivo appartenente a tutti: diviene un bene comune ricco di contenuti, principi, valori, quali il disarmo, la pace e l’amore tra gli esseri umani, gli esseri viventi, gli animali e la natura nella sua complessità. Certi libri contengono il portato valoriale della memoria storica contro il nazifascismo con uno sguardo rivolto al futuro possibile, partendo dalla memoria degli eventi. Uno sguardo rivolto a un altro mondo possibile più che mai urgente e necessario.

L’amore per la pace e per la vita non sono istanze e sentimenti passivi, ma sono costantemente proiettati verso un nuovo futuro, verso la prossimità dell’altro. All’interno delle comunità sociali, dove collettivamente si attualizzano valori e ideali, insieme si raccolgono i frutti delle idee più belle, anche solo quando gli ascoltatori, i destinatari di messaggi e tutti coloro che apprezzano i contenuti di pace, ringraziano, questo è un evento importante. Perché dai libri condivisi in comunità emergono prospettive di speranza, di bellezza in quanto si creano proprio visioni di bellezza e bontà dell’esistente e si pone soprattutto il giudizio sulle nefandezze, sulla violenza, sulle ingiustizie sociali che permeano la società e di riflesso le nostre vite.

Essere figlie e figli di una cosmicità femminile, di una maternità terrena, aiuta a travalicare le violenze del patriarcato, del maschile, del misogino, dell’essere divino, unico Dio creatore, maschio e onnipotente perché siamo donne accompagnate da uomini che vogliono il bene dell’universo e aborriscono ogni forma di violenza.

La guerra di cui spesso sentivo parlare in famiglia è sempre più drammatica e vicina.

Per questo esistono i coordinamenti antinucleari europei che si attivano e si spendono per bloccare gli arsenali di morte della nato, dove sono stoccate le bombe nucleari statunitensi B-61 e quelle ancora più sofisticate per la guerra del domani ossia le B 61-12.

Tutto il nostro essere di attivisti nonviolenti aborrisce la violenza e la guerra e per questo mi piace scriverne intimamente.

Scrivere in questo mio diario virtuale.

In questo mio diario intimo ma, al contempo plurale e condiviso. E ancora penso alle nostre stelle, le “stelle della Resistenza” da mio nonno al nostro amico Partigiano Deportato Emilio Bacio Capuzzo, scomparso nella data storica del 2017 per il Premio Nobel per la pace a Ican, fino ad arrivare al papà Partigiano di Alessandro Marescotti e ai grandi padri del pacifismo da Stéphane Hessel a Edgar Morin a Turoldo. Coloro che ci insegnano sempre a amare la vita, gli altri anche nei momenti più bui e oscuri dove i demoni della mente si impadroniscono dei nostri sensi. Ma appellarci alle stelle, alle “stelle della Resistenza” è una salvezza per vincere le tenebre, il nefasto, l’inimicizia, l’ostilità e la cattiveria e per far prevalere la bontà, l’amore, la bellezza.

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La comune e futura umanità

Noi, figli di Madre Terra

La comune e futura umanità

Proposta di collaborare a una sezione televisiva di formazione dei formatori per la rete ICAN, connessa alla Carta della Terra

Pace per l'umanità

Proposta di collaborare a una sezione televisiva di formazione dei formatori per la rete ICAN, connessa alla Carta della Terra  

Siamo tutti Premi Nobel per la Pace con ICAN

https://www.youtube.com/channel/UCFWikKgRr7k21bXHX3GzE9A

 

Come prima cosa dobbiamo fare chiarezza su un concetto fondamentale.

Facciamo parte, noi esseri umani, di un ecosistema terrestre come frutti di una evoluzione naturale, rami e foglie di un albero che costituiamo e che ci ha costituito, o ne siamo i dominatori in quanto abitanti estranei di un edificio che stiamo occupando?

Il concetto secondo cui siamo figli di Madre Terra evidenzia il fatto che è l’essere umano organizzato in società a trovarsi inserito in un organismo vivente più esteso e complesso e non relegabile alla sua unica, autonoma e separata presenza decisionale.

L’uomo, l’essere umano, fa parte di un complesso sistema mondo, una comunità di viventi ma anche di non viventi, e da tempi molto lontani si arroga però il diritto di dominarlo e decidere come attore unico e indipendente.

Questo è il punto di partenza per un ragionamento molto ampio su come agire partendo da alcuni principi cardine scritti in trattati e convenzioni mondiali.

L’essere umano “terrestre”, membro della comunità della vita, si deve fare artefice di un processo di riequilibrio del pianeta.

Forme viventi come piante e animali, che stanno in delicato equilibrio evolutivo, si trovano sempre più in pericolo a causa della società umana accumulatoria e predatoria, che le sfrutta per trarne un profitto.

Ma questo processo, di cui una ristretta élite dell’1% è più responsabile della massa passiva ad essa assoggettata, porta a segare il ramo su cui siamo seduti dall’albero della vita, essendo noi stessi foglie di quel ramo e di quell’albero!

Ragionare con in mente il concetto di essere figli di Madre Terra significa proiettare azioni concrete come tasselli in un mosaico che raccoglie le istanze globali, azioni rivoluzionarie che guardino a un’ecologia nuova, base di un’economia nuova, di una società che fa pace con la Natura, la società del nuovo millennio che porterà anche vera libertà e vera giustizia.

Da quando l’essere umano, organizzato gerarchicamente nell’esaltazione degli antagonismi sociali, si è reso attore unico e decisionale del pianeta si sono avviati processi che hanno portato ad uno sconvolgimento inesorabile dell’equilibrio naturale.

Di questo sconvolgimento ne è prova il fatto che da molti secoli l’élite al potere promuove guerre e è pronta a distruggere l’intera umanità per detenere il controllo del pianeta.

Quale strada allora percorrere?

Dopo momenti che hanno visto seriamente il rischio della morte dell’umanità (due guerre mondiali), abbiamo avuto un afflato di dignità che ci ha permesso di scrivere carte del diritto internazionale, ma anche costituzioni nazionali, che contengono principi imprescindibili in grado di ricondurci su strade di Pace: la pace tra noi esseri umani e con il pianeta tutto che ha diritto di vivere a prescindere dalla nostra stessa esistenza.

Altri processi si sono avviati nella storia e, anche se in modalità ridotta, hanno stabilito presupposti praticabili, strade da percorrere per arrivare a un cambiamento vero e duraturo nel rapporto tra l’uomo e la Natura all’insegna della cultura di Madre Terra.

Spesso vengono messe in discussione le agenzie mondiali (ONU, UNESCO) perché non incisive, ma questo è un limite che va superato con passi in avanti nella governance globale, sicuramente non facendo il passo del gambero.

Lo troviamo già scritto in “Antifascismo e nonviolenza”, che vede tra gli autori alcuni di noi, tra cui Alfonso Navarra e Laura Tussi: una cattiva legge è meglio di nessuna legge, a maggior ragione a livello giuridico internazionale, perché lavoriamo alla forza del diritto che deve subentrare al diritto della forza armata.

Questa è la nonviolenza efficace.

Stabilire a livello globale l’illegalità e l’immoralità di un agire, ad esempio la proibizione giuridica delle armi nucleari, oggi sul punto di essere incardinata può e deve essere un passo che può condurci ad un cambiamento rivoluzionario: spetta ai grandi movimenti globali lottare per la sua attuazione.

Se nel mondo esistono ancora ingiustizie, guerre e sfruttamento, se una oligarchia di 10.000 persone riesce a schiacciarne oltre 7 miliardi, se il nostro modo di produrre e consumare sta erodendo le basi stesse della vita, questo non vuole dire che la carta internazionale dei diritti umani, da estendere ai diritti dell’umanità e ai diritti della Natura, debba essere stracciata perché non rispettata.

Il nuovo trattato TPAN per la proibizione giuridica delle armi nucleari rappresenta un passo in avanti del pacifismo mondiale, della pace tra umanità e natura, anche se non sarà una soluzione definitiva al problema della deterrenza nucleare, che costituisce una emergenza mortale al pari di quella climatica ad essa intrecciata.

L’essere umano organizzato nel sistema gerarchico e patriarcale deve smettere di essere antropocentrico e deve stabilire un “patto biocentrico del Nuovo Millennio”: cessare la guerra contro il pianeta, quindi contro sé stesso.

Vi proponiamo, con la educazione alla cultura di Madre Terra un cammino di formazione e interazione tra associazioni, attivisti e cittadini al fine di condurre percorsi condivisi che abbiano come comune denominatore la vita da difendere, rispettare e valorizzare. Questo percorso prevede, con la collaborazione di soggetti impegnati in progetti analoghi, la realizzazione, nell’immediato, di un canale televisivo specializzato su YouTube; e nel medio e lungo periodo, la collaborazione con la scuola di Pace a livello globale già promossa dall’Iniziativa della Carta della Terra, che ha il suo segretariato nell’Università della Pace in Costa Rica.

Noi vorremmo essere l’aggiunta che indirizza con più decisione il lavoro dei già formatori ed educatori interessati ad approfondire la ricerca culturale della terrestrità nei suoi vari aspetti, e su come tradurla nei percorsi formativi delle scuole e del mondo culturale e sociale.

Testimonianze, contributi e dibattiti, provenienti da varie fonti, verranno messi su YouTube in una cornice adeguatamente predisposta come materiale fruibile liberamente dalla rete per una condivisione e una riflessione globale.

Intendiamo, ripetiamolo ancora, collaborare con analoghe iniziative in corso focalizzandoci, da parte nostra su questo problema, più consono al tipo di attività che stiamo svolgendo: come costruire le categorie giuridiche e culturali che esprimano l’appartenenza dell’essere umano alla Terra, e non della Terra all’uomo?

 

Siamo tutti Premi Nobel per la Pace con ICAN

https://www.youtube.com/channel/UCFWikKgRr7k21bXHX3GzE9A

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ICAN - Siamo tutti Premi Nobel per la Pace

La proibizione giuridica delle armi nucleari, votata da una Conferenza ONU il 7 luglio 2017, è una conquista quasi a portata di mano da parte del movimento pacifista mondiale. Il suo valore sarebbe “storico” e farebbe fare dei passi avanti a tutta l’architettura del diritto internazionale (incluso il diritto alla libera circolazione delle persone sulla Terra che è casa di tutti): un percorso che possiamo far coincidere con la nonviolenza efficace.

L’assegnazione all’International Campaign to Abolish Nuclear Weapons del Nobel per la Pace è un riconoscimento a coloro che, in tutto il mondo, si sono impegnati da lungo tempo, e in particolare dalla nascita dell’Iniziativa Umanitaria (Oslo 2013), per l’eliminazione delle armi nucleari, e chiama tutti noi a unificare i nostri sforzi, al di là delle legittime e anche importanti differenze tra le organizzazioni della società civile (che rimangono una ricchezza, non un limite).

Noi lanciamo la proposta concreta a tutti i disarmisti e gli antinuclearisti di condividere le speranze che la campagna ICAN ha aperto alla possibilità di liberare l’umanità dal rischio dell’olocausto nucleare: non è cosa da poco che si certifichi da parte del Comitato per il Nobel l’importanza del Trattato di proibizione delle armi nucleari (TPAN) adottato dalla Conferenza ONU di New York il 7 luglio 2017.

Beatrice Fihn, direttrice esecutiva di ICAN, che è andata a ritirare il premio a Oslo il 10 dicembre 2017, ha dichiarato: “Every single partner organisation owns this prize and we all need to use it to maximize the impact of our organisations work on the ban treaty”. “Ogni singola organizzazione partner possiede questo premio e tutti dobbiamo usarlo per massimizzare l’impatto del lavoro delle nostre organizzazioni sul trattato di divieto”, sostiene Beatrice Fihn.

Nel nostro Paese abbiamo l’urgenza di sollecitare un cambiamento di rotta da parte del governo: l’Italia dovrebbe ratificare al più presto il TPAN, in coerenza con l’art. 11 della nostra Costituzione, anche per dare impulso all’alternativa di un’economia di pace.

Per essere coerenti e credibili con quanto sopra richiesto, dovremmo anche liberarci con decisione autonoma, unilaterale, delle bombe atomiche USA ospitate nelle basi o fatte transitare (in “momenti eccezionali”?) nei porti “nuclearizzati”, in incostituzionale – e ormai del tutto anacronistica – ottemperanza della “condivisione nucleare NATO” da parte dell’Italia.

Tutti i gruppi possono aderire a ICAN – e invitiamo caldamente a farlo – compilando il seguente form: http://www.icanw.org/become-partner.

Abbiamo aperto – su iniziativa dei Disarmisti Esigenti, PeaceLink e altre associazioni – un canale YouTube, in cui raccogliamo i brevi video-appelli di personalità dell’attivismo nonviolento che invitano i movimenti di base a fare parte costruttiva, creativa e attiva della rete internazionale ICAN.

Per collegarsi bisogna andare sul canale YouTube “Siamo tutti premi Nobel per la pace con ICAN”.

Tra le associazioni che promuovono la campagna quelle con cui collaboriamo più strettamente sono PeaceLink e i Disarmisti Esigenti. PeaceLink – telematica per la pace, oggi è molto impegnata sul caso ILVA e si è costituita parte civile del maxiprocesso “Ambiente svenduto” contro l’inquinamento industriale del più grande colosso siderurgico d’Europa che continua a mietere vittime nella città di Taranto. I Disarmisti Esigenti sono un coordinamento di associazioni basate sui grandi moniti e appelli all’umanità del partigiano francese Stéphane Hessel con il suo libro postumo pubblicato in Italia Esigete! Un disarmo nucleare totale.

Il trattato ONU è stato varato a New York nel Palazzo di Vetro da 122 nazioni dietro la spinta determinante della società civile internazionale organizzata in ICAN. A questa stesura erano presenti di persona Alfonso Navarra, storico ecopacifista, attivista nonviolento storico compagno di lotte insieme a Peppino Impastato e importante protagonista delle battaglie per il disarmo nucleare da Comiso ai porti a rischio nucleare, Giovanna Pagani, dirigente di WILPF Italia, e lo scienziato italo-francese Luigi Mosca.

Con Alfonso Navarra, Fabrizio Cracolici, Adelmo Cervi e Alessandro e Luciano Marescotti in particolare abbiamo scritto i libri La follia del nucleare e Antifascismo e Nonviolenza: essi tracciano il percorso che ha condotto l’ONU e la società civile internazionale al trattato del 7 luglio 2017. Lo slogan positivo della cultura di pace che sta alla base di questi trattati si riassume nel motto “Prima l’umanità, prima le persone”. Questo adagio, nella nostra interpretazione, applicata specialmente all’Italia, ma con un’ottica globale, contrappone la nuova cultura della pace del XXI secolo al rischio di una subcultura parafascista e sovranista e autoritaria e suprematista

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Rivista.eco: un ponte Tokyo-Milano per l’impegno antinuclearista

Un ponte Italia-Giappone sulla proibizione delle armi nucleari

Rivista.eco: un ponte Tokyo-Milano per l’impegno antinuclearista

Nessun continente è indenne da conflitti gestiti direttamente o indirettamente da potenze nucleari. Il disarmo e la proibizione della bomba atomica sono insomma sempre attuali e urgenti. Un ponte Tokyo-Milano per portare avanti l’impegno antinuclearista

Un ponte Tokyo - Milano per il disarmo nucleare

Un ponte Italia-Giappone sulla proibizione delle armi nucleari

 

Rivista.eco: un ponte Tokyo-Milano per l’impegno antinuclearista

 

Il giornalista Minetaka Shimada di Akahata, settimanale di Tokyo, con 1 milione di copie di tiratura, ha intervistato gli attivisti di ICAN, Disarmisti esigenti, Alfonso Navarra, Laura Tussi, Fabrizio Cracolici, sull’entrata in vigore del TPAN/TPNW – Trattato Proibizione Armi Nucleari.

 

Sono molte le linee di faglia geopolitiche che mantengono alta la tensione a livello internazionale. Le armi vengono esibite muscolarmente nelle grandi manovre militari di mare e di terra e crepitano lungo molti confini, direttamente o per interposte milizie: tra Israele e Palestina e in tutto il Medio Oriente, in molti paesi africani, tra Ucraina e Russia, tra Cina e India, in Libia, in Myanmar, in America Latina. Nessun continente è indenne e le potenze militari che direttamente o indirettamente si confrontano sono potenze nucleari.

Le fabbriche e i cantieri sfornano e vendono aerei sempre più sofisticati, missili, sottomarini, navi per lanciare o sganciare bombe atomiche.

Il Trattato di proibizione delle armi nucleari è entrato in vigore dal 22 gennaio 2021. Prima di questo evento storico, Minetaka Shimada di Akahata ne ha parlato – via Zoom – con i membri di ‘Disarmisti Esigenti’ sul significato di questo trattato e la loro attività. Pubblichiamo la traduzione italiana dell’intervista di Laura Tussi, Fabrizio Cracolici e Alfonso Navarra, quest’ultimo portavoce dei Disarmisti esigenti, impegnati di una rete di di educazione alla terrestrità come rete di attivismo pacifista.

Allora che cosa è la “terrestrità”?

È un pensiero o parola nuova creata da Disarmisti Esigenti. Noi pensiamo che è dovere del popolo tutelare la Terra, da dove deriva l’evoluzione della specie umana. Gli umani hanno il dovere di tutelare la Terra con la coscienza ecologica e planetaria: queste istanze devono essere riconosciute nel diritto internazionale. Le varie attività per tutelare il clima e promuovere il TPAN fanno parte di questo progetto. Per questo noi ci dedichiamo al progetto Rete di educazione alla Terrestrità e il libro “Memoria e futuro” servirà a promuoverlo.

L’entrata in vigore di TPAN è una buona notizia che incoraggia tutto l’umanità…

Il bando delle armi nucleari che ripugnano alla coscienza umana viene a seguire i bandi di altre armi di distruzione di massa: quelle chimiche e quelle batteriologiche.

Ai sensi dello sviluppo di ragionamenti contenuti in una sentenza della Corte di Giustizia dell’Aja del 1996 potremmo considerare la “deterrenza” in sé un “genocidio programmato”.

Adesso abbiamo questo trattato importante, la comunità internazionale deve fare tutto lo sforzo per attuarlo e deve essere tenuto in considerazione. Non basta aumentare solo il numero dei paesi firmatari, occorre una strategia complessa e articolata.

L’Italia è un membro della NATO. Con il nuclear sharing, qui in Italia ci sono le bombe nucleari, arsenali nucleari americani nelle basi. Anche i sommergibili con armi nucleari usano i nostri porti. Il nostro governo ci spiega, in ossequio al concetto strategico NATO, che la deterrenza nucleare è la suprema garanzia di sicurezza.

Però la maggioranza del popolo non vuole avere o mantenere gli arsenali nucleari nel territorio italiano. Poi nel parlamento, la Camera (630 seggi), più o meno 40 % dei parlamentari della scorsa legislatura, ha promesso di sostenere il TPAN?

La cosa importante adesso è far loro esprimere chiaramente la loro contrarietà alle armi nucleari e far loro promuovere la loro abolizione giuridica come primo passo. Perchè quando noi chiediamo la loro posizione sull’abolizione delle armi nucleari, ci dicono sempre “Si, Si, certo… noi siamo contro le armi nucleari”. Ma alle parole non seguono poi azioni concrete!

Allora parliamo della situazione del mondo attuale?

È un mondo in via di cambiamento, per esempio, in Germania il leader della SPD (la socialdemocrazia) chiede agli Stati Uniti di togliere le armi nucleari americane dal territorio tedesco. Il presidente francese Macron parla di difesa indipendente europea che non deve essere subordinata agli Stati Uniti.

Che significa questa situazione?

Una crepa nella Alleanza NATO. L’unità dei paesi atlantici è debole, dobbiamo usare questa contraddizione e farla crescere.

Adesso il mondo sta facendo una battaglia difficile contro il Covid19 e dobbiamo uscire dalla crisi. Abbiamo bisogno di un cambiamento grande. Il punto importante di questo cambiamento è creare una nuova società dove mettiamo più peso al welfare sociale, sanità, ecologia, e diciamo no al militarismo.

L’ottobre dell’anno scorso, quando è diventata chiara l’entrata in vigore di TPAN, abbiamo chiesto al nostro governo di fare alcune cose, per esempio, la firma e la ratifica del TPAN, farla finita con il nuclear sharing, smettere di comprare i costosi e pericolosi F35, volgere le risorse alla Sanità riducendo le risorse militari, e così via. Noi non possiamo tornare alla società pre-Covid19, perché la crisi della società prima del Covid ha creato la crisi attuale. Dobbiamo pensarci bene: continuare il modo di sviluppo attuale che dà priorità alla “avidità” di grande aziende multinazionali o cominciare una nuova strada?

su Rivista.eco, organo ufficiale della rete mondiale di educazione all’ambiente, diretta dal Professor Mario Salomone

https://rivistaeco.it/un-ponte-italia-giappone-sulla-proibizione-delle-armi-nucleari/

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Rivista.eco: il Premio Nobel per la Pace

Costruire una coscienza planetaria, condividere l’impegno di ICAN, Premio Nobel per la pace

Rivista.eco: il Premio Nobel per la Pace

Assicurarsi un mondo giusto e sicuro, fondato sulla forza del diritto e non sul diritto della forza. ICAN è stata insignita del Premio Nobel per la pace 2017 per il suo contributo alla causa della proibizione delle armi nucleari

Costruire una coscienza ecologica planetaria, condividere l’impegno di ICAN, il Premio Nobel per la pace che guarda al futuro dell’umanità.

Educare alla “terrestrità” e condividere l’impegno di ICAN – International campaign to abolish nuclear weapons, una rete mondiale per rafforzare l’impegno antinucleare, oggi sottovalutato e tralasciato.

Il Premio Nobel per la Pace per la rinascita dell'umanità

Foto Archivio ICAN

La proibizione giuridica delle armi nucleari, votata da una Conferenza ONU il 7 luglio 2017, è una importante conquista, da considerare quasi “storica, dal punto di vista del movimento pacifista mondiale. Ma è solo una tappa verso la eliminazione di tali mostruosi ordigni, che richiede un ulteriore e non facile cammino, da orientare con una strategia intelligente e complessa.

Una ricaduta immediata del risultato già ottenuto è la possibilità di nuovi progressi per tutta l’architettura del diritto internazionale (incluso il diritto alla libera circolazione delle persone sulla Terra che è casa di tutti): un percorso che possiamo far coincidere con la nonviolenza efficace.

L’assegnazione all’International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (ICAN) del Nobel per la Pace è stato un riconoscimento a coloro che, in tutto il mondo, si sono impegnati da lungo tempo, e in particolare dalla nascita dell’Iniziativa Umanitaria (Oslo 2013), per l’eliminazione delle armi nucleari, e chiama tutti noi a unificare i nostri sforzi, al di là delle legittime e anche importanti differenze tra le organizzazioni della società civile, che rimangono una ricchezza, non un limite.

Condividere l’impegno dell’ICAN

Noi lanciamo la proposta concreta a tutti i disarmisti e gli antinuclearisti di condividere le speranze che la campagna ICAN ha aperto alla possibilità di liberare l’umanità dal rischio dell’olocausto nucleare: non è cosa da poco che si certifichi da parte del Comitato per il Nobel l’importanza del Trattato di proibizione delle armi nucleari (TPAN).

Beatrice Fihn, direttrice esecutiva di ICAN, che è andata a ritirare il premio a Oslo il 10 dicembre 2017, ha dichiarato: «Every single partner organisation owns this prize and we all need to use it to maximize the impact of our organisations work on the ban treaty» (“Ogni singola organizzazione partner possiede questo premio e tutti dobbiamo usarlo per massimizzare l’impatto del lavoro delle nostre organizzazioni sul trattato di divieto”).

Bombe atomiche USA in Italia

Nel nostro Paese abbiamo l’urgenza di sollecitare un cambiamento di rotta da parte del governo: l’Italia dovrebbe ratificare al più presto il TPAN, in coerenza con l’art. 11 della nostra Costituzione, anche per dare impulso all’alternativa di un’economia di pace.

Per essere coerenti e credibili con quanto sopra richiesto, dovremmo anche liberarci con decisione autonoma, unilaterale, delle bombe atomiche USA ospitate nelle basi o fatte transitare (in “momenti eccezionali”?) nei porti “nuclearizzati”, in incostituzionale – e ormai del tutto anacronistica – ottemperanza della “condivisione nucleare NATO” da parte dell’Italia.

Tutti i gruppi possono aderire a ICAN (in Italia contiamo nove soggetti membri) – e invitiamo caldamente a farlo – compilando il seguente form: http://www.icanw.org/become-partner.

Abbiamo aperto – su iniziativa dei Disarmisti Esigenti, un canale YouTube, in cui raccogliamo i brevi video-appelli di personalità dell’attivismo nonviolento che invitano i movimenti di base a fare parte costruttiva, creativa e attiva della rete internazionale ICAN.

Un canale YouTube

Hessel e Jacquard, Esigete, Edizioni Ediesse

I Disarmisti Esigenti, progetto promosso dalla Lega per il disarmo unilaterale fondata da Carlo Cassola (www.disarmistiesigenti.org), sono un coordinamento di associazioni basate sui grandi moniti e appelli all’umanità del partigiano francese Stéphane Hessel con il suo libro postumo con Albert Jacquard, pubblicato in Italia da Ediesse, Esigete! Un disarmo nucleare totale. Una associazione con cui collaborano strettamente alle lotte per la denuclearizzazione è WILPF Italia.

Per collegarsi ai video bisogna andare sul canale YouTube “Siamo tutti premi Nobel per la pace con ICAN”.

Il trattato ONU è stato varato a New York nel Palazzo di Vetro da 122 nazioni dietro la spinta determinante della società civile internazionale organizzata in ICAN. A questa stesura erano presenti di persona Alfonso Navarra, storico ecopacifista, attivista nonviolento storico compagno di lotte insieme a Peppino Impastato e importante protagonista delle battaglie per il disarmo nucleare da Comiso ai porti con rischio nucleare, Giovanna Pagani, dirigente di WILPF Italia, e lo scienziato italo-francese Luigi Mosca, stretto collaboratore di Stéphane Hessel.

Il Trattato è entrato in vigore il 22 gennaio 2021 dopo la 50esima ratifica da parte dello Stato dell’Honduras.

Due libri

  1. Navarra e L. Tussi, “Antifascismo e nonviolenza”

Con Alfonso Navarra e in particolare i redattori del presente articolo hanno scritto il libro “Antifascismo e nonviolenza”: esso traccia, tra l’altro, il percorso che ha condotto l’ONU e la società civile internazionale al trattato del 7 luglio 2017. Lo slogan positivo della cultura di pace che sta alla base di questi trattati si riassume nel motto “Prima l’umanità, prima le persone”. Questo adagio, nella nostra interpretazione, applicata specialmente all’Italia, ma con un’ottica globale, contrappone la nuova cultura della pace del XXI secolo al rischio di una subcultura parafascista e sovranista e autoritaria e suprematista.

È quanto ancora esprimiamo con maggior approfondimento e rigore in “Memoria e Futuro”, il libro appena pubblicato da Mimesis con cui i Disarmisti esigenti propongono la “Rete di educazione alla terrestrità”: la coscienza planetaria ecologica riconosciuta dal diritto internazionale, come afferma una fondamentale carta dell’UNESCO.

Tagliare e convertire le spese militari

“Memoria e futuro”, edizioni Mimesis

La prima sezione di questo libro, che curiamo sempre con Alfonso Navarra, contiene commenti all’entrata in vigore del Trattato di proibizione delle armi nucleari (in sigla: TPAN), manifestati dagli interventi di Moni Ovadia, Mario Agostinelli, Vittorio Agnoletto, Alex Zanotelli: in particolare lancia appelli per tagliare e convertire le spese militari e per costituire i “comitati Petrov”, in memoria dell’uomo che ha salvato il mondo da un olocausto nucleare.

Ecco cosa significa per noi il Premio Nobel a ICAN e il nostro appello, da membri italiani, a condividerlo come impegno antinucleare: spronare e rafforzare il nostro lavoro di nonviolenti perché l’abolizione giuridica delle armi nucleari abbia peso geopolitico e si traduca, prima che sia troppo tardi, in decisioni conseguenti da parte dei governi, incluse le potenze nucleari!

su Rivista.eco, organo ufficiale della rete mondiale di educazione all’ambiente, diretta dal Professor Mario Salomone 

https://rivistaeco.it/costruire-una-coscienza-ecologica-planetaria-condividere-limpegno-di-ican-il-premio-nobel-per-la-pace-che-guarda-al-futuro-dellumanita/

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Memoria e futuro

In tutte le librerie dal 6 maggio 2021

Memoria e futuro

Il libro Memoria e futuro di Alfonso Navarra, Luigi Mosca, Laura Tussi, Fabrizio Cracolici è frutto di un impegno collettivo portato avanti dai Disarmisti Esigenti con i contributi di Vittorio Agnoletto, Moni Ovadia, Alex Zanotelli e molti altri

Libro Memoria e futuro in tutte le librerie dal 6 Maggio 2021

Libro Memoria e futuro, Mimesis Edizioni in tutte le librerie dal 6 maggio 2021

 

Il libro Memoria e futuro, Mimesis Edizioni è frutto di un lavoro collettivo portato avanti dai Disarmisti esigenti nati dall’appello Esigete! Un disarmo nucleare totale di Stéphane Hessel e Albert Jacquard e dai loro stretti collaboratori, membri anch’essi di ICAN, la Campagna Internazionale per la messa al bando delle Armi Nucleari, Premio Nobel per la Pace nel 2017. Memoria e futuro è focalizzato sulla cultura della pace del XXI secolo e lancia la proposta di una Rete per l’Educazione alla Terrestrità (RET).

La RET è orientata verso una cittadinanza planetaria organicamente pervasa di coscienza ecologica e strutturata su un ordinamento internazionale, “per assicurare la pace e la giustizia tra le Nazioni” (art. 11 della Costituzione italiana), che riconosca e tuteli i diritti dell’unica umanità e della natura. Collegandosi all’iniziativa della Carta della Terra

dell’UNESCO, la RET include, per l’appunto, l’omonimo progetto “Memoria e futuro”, esposto in queste pagine nelle sue finalità, nei suoi obiettivi e nelle sue scadenze (progetto erede dell’esperienza dell’iniziativa “Per non dimenticare” di Nova Milanese e Bolzano).

Il libro è stato scritto nel periodo di attesa dell’entrata in vigore ufficiale, fissata al 22 gennaio 2021, del Trattato per la proibizione delle armi nucleari, il TPAN (TPNW in inglese), e si propone come strumento di lotta per una mobilitazione politica di base, considerata decisiva per un futuro di progresso dell’umanità, consapevole della necessità di un lavoro culturale adeguato come retroterra: un lavoro che affondi le sue radici nella memoria valorizzante l’esperienza della Resistenza, caratterizzata dal valore dell’amore per l’umanità. L’identificazione della Resistenza con il punto di vista e il riscatto degli sfruttati e degli oppressi è la continuità da conservare e da integrare con il valore del rispetto verso il sistema complessivo della vita….” continua

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Tempi di Fraternità – Il Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari

La Rivista Tempi di Fraternità nella sezione Disarmo nucleare presenta:

Tempi di Fraternità – Il Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari

Il TPAN è valso il Premio Nobel per la Pace a ICAN – Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari nel 2017: uno dei tanti tasselli del lavoro e del percorso per la pace del XXI secolo, il diritto alla pace

Per l'educazione alla pace a partire dal disarmo nucleare

Il 22 gennaio 2021 è entrato in vigore a livello mondiale il TPAN – Trattato ONU di Proibizione delle Armi Nucleari – che è valso il Premio Nobel per la Pace a ICAN (Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari) nel 2017: uno dei tanti tasselli del lavoro e del percorso per la pace del XXI secolo – il diritto alla pace – insieme alle Costituzioni nate dalla Resistenza al nazifascismo, insieme alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948, alle Carte della terra, alle Cop per il clima, all’Agenda Onu 2030 e così via.

Il trattato, per entrare in vigore, richiedeva la ratifica

da parte di almeno 50 Paesi. E il cinquantesimo Paese,

l’Honduras, lo ha ratificato il 24 ottobre 2020!

È illegale quindi, per i paesi che lo hanno firmato, consentire qualsiasi dislocazione, installazione o diffusione di armi nucleari o di altri dispositivi esplosivi nucleari sul proprio territorio o in qualsiasi luogo sotto la propria giurisdizione, e rafforza la posizione internazionale contro le armi nucleari, perché si tratta del primo strumento legale che le vieta esplicitamente.

Si è dato così corso alla storica approvazione del trattato da parte dell’Assemblea generale Onu, avvenuta il 7 luglio 2017. In quella occasione una larga maggioranza di Paesi (122) votò a favore, mentre si oppose una minoranza costituita dai nove Paesi dotati di armi nucleari e dai loro alleati, tra cui l’Italia. È urgente oggi che la prepotenza di una minoranza di Paesi sia sottoposta alla volontà espressa dalla maggioranza e si affermi finalmente la Democrazia, sia in ambito ONU che nel mondo.

Il percorso del diritto rispetto al trattato di proibizione

delle armi nucleari è collegato al ruolo delle convenzioni di Ginevra che prevedono, tra l’altro, l’obbligo di prendere le precauzioni necessarie per limitare il più possibile gli effetti di un attacco bellico sulla popolazione civile. I civili in guerra quindi sono sacri, altrimenti si commette un crimine di guerra, un crimine contro l’umanità.

In vari periodi sono state abolite le armi biologiche,

chimiche, le mine antiuomo, ma le armi nucleari,

chissà perché, non sono mai state messe al bando. Finalmente il TPAN le dichiara illegali, perché sono armi indiscriminate, come quelle prima indicate.

Ci viene raccontato che, nonostante il numero notevole di ordigni custoditi nei depositi nucleari e i giganteschi investimenti in nuove e più “efficaci” tecnologie, un attacco nucleare, grazie alla dissuasione attraverso la minaccia della reciproca distruzione totale, è impossibile.

Ma in realtà potrebbe non essere così.

Il 26 settembre 1983, i dispositivi di difesa della allora

Unione Sovietica segnalarono un attacco missilistico

da parte degli Stati Uniti: «Missili termonucleari americani in arrivo. Colpiranno il territorio dell’Unione Sovietica fra 25/30 minuti». La procedura prevedeva di informare immediatamente i superiori. Petrov era un analista, riteneva che il messaggio fosse un errore del sistema: non informò i superiori. Nessun missile colpì l’Unione Sovietica: il sistema era stato ingannato da riflessi di luce sulle nuvole.

Petrov ricevette un richiamo, e perse la promozione a

colonnello, ma il suo gesto di disobbedienza aveva evitato una possibile tragedia nucleare.

La partita però non è vinta: occorrerà ora mobilitarsi

per pretendere l’attuazione del trattato anche per quei

Paesi, che in fondo sono i Paesi che detengono le armi

atomiche, ben consapevoli che il nucleare insieme a tutti gli armamenti muovono interessi politici ed economici enormi. E chi muove questi interessi non starà a guardare e a subire ciò che il trattato imporrebbe.

Le associazioni del mondo pacifista, felici per il risultato ottenuto anche grazie allo sforzo della società civile italiana e internazionale, si stanno già impegnando affinché il numero degli Stati aderenti al Trattato possa aumentare, a partire dall’Italia.

E queste istanze vanno promosse nelle scuole di ogni

ordine e grado. L’educazione alla pace deve essere inserita nell’educazione civica – sono previste 33 ore annue – partendo dal fatto che in una democrazia le regole evitano la guerra; con le regole il conflitto viene gestito e non degenera nella legge del più forte. Educazione civica e educazione alla pace includono tematiche con punti in comune. In realtà l’educazione alla pace all’interno dell’educazione civica promuove la cittadinanza attiva e la nonviolenza. L’ONU definisce l’educazione al disarmo come una disciplina che va promossa nelle scuole. Importante nell’educazione al disarmo è la cittadinanza digitale che ha molta attinenza con la cittadinanza attiva per poter attuare con determinazione le varie campagne informative e per imparare a distinguere le notizie vere da quelle false.

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No euromissili Si ospedali – 7 aprile 2021

La dichiarazione da noi sottoscritta, che sarà letta dal palco a Buchel durante la marcia di Pasqua

No euromissili Si ospedali – 7 aprile 2021

7 aprile: giornata mondiale onu della salute.
NO euromissili SI ospedali – solidarieta’ con buchel, la nuova comiso.
In dialogo con papa Francesco (“il nucleare è immorale!”), usciamo dalla pandemia della guerra contro la natura e quindi delle guerre fratricide tra gli umani

No euromissili SI Ospedali: appello

Quella che segue, è la dichiarazione da noi sottoscritta (ed eventualmente da altri che volessero aggiungersi), che sarà letta dal palco a Buchel durante la marcia di Pasqua

 

Quella che segue, è la dichiarazione da noi sottoscritta  (ed eventualmente da altri che volessero aggiungersi), che sarà letta dal palco a Buchel durante la marcia di Pasqua.
Per aderire: alfiononuke@gmail.com
7 APRILE: GIORNATA MONDIALE ONU DELLA SALUTE
NO EUROMISSILI – SI OSPEDALI – SOLIDARIETA’ CON BUCHEL, LA NUOVA COMISO
IN DIALOGO CON PAPA FRANCESCO (“IL NUCLEARE E’ IMMORALE!”), USCIAMO DALLA PANDEMIA DELLA GUERRA CONTRO LA NATURA (E QUINDI DELLE GUERRE FRATRICIDE TRA I GLI UMANI)
In occasione della Giornata mondiale della salute proclamata dall’ONU ribadiamo, in dialogo ideale con il Papa, quanto abbiamo già proposto con il nostro appello NO ARSENALI SI OSPEDALI (si vada online al link: https://www.petizioni.com/no_arsenali_si_ospedaliApre in una nuova finestra): per “stare bene” in modo solido, razionale, universale, occorre convertire le spese militari in investimenti per la salute pubblica. La salute delle persone logicamente esige un ambiente risanato, nella prospettiva di una conversione ecologica dell’economia. In questa ottica, c’entra moltissimo, come recita il nostro appello, aderire al Trattato di proibizione delle armi nucleari, ritirarsi dalle guerre neocoloniali in cui siamo coinvolti come italiani ed europei, cessare il fuoco in tutti gli angoli del mondo! E c’entra sicuramente anche il “digiuno di giustizia”, promosso da “Cantiere Casa Comune”, che chiede, il 7 aprile, davanti al Parlamento italiano, contro le politiche migratorie razziste, nuove leggi in attuazione del diritto umano della libertà di circolazione. Dobbiamo mostrare concretamente più umanità e solidarietà con le vittime di questo Sistema, che è presidiato dall’arma atomica a difesa, con la minaccia dell’annientamento, del privilegio dei pochi super-ricchi e super-potenti.

Come ammoniscono gli ecopacifisti tedeschi che marciano il lunedì di Pasqua a Buchel, la “nuova Comiso” (perché pare sia stata scelta ad essere la prima ad ospitare le nuove atomiche americane B-61-12):

CI serve un piano di pace! 
Nessun ulteriore riarmo della NATO! La guerra non è mai una soluzione!”
 (…)
L’unico modo per prevenire una guerra nucleare è abolire tutte le armi nucleari! Ecco perché chiediamo come gesto forte la firma del trattato sulla proibizione delle armi nucleari da parte del governo federale”…
Questi obiettivi degli ecopacifisti tedeschi sono i nostri obiettivi di attivisti sociali italiani (riferiti alla situazione italiana, in  particolare la ratifica del TPAN da parte dello Stato italiano) e li vogliamo manifestare il 7 aprile a Roma che ospita lo Stato del Vaticano. La Santa Sede, infatti, quale Stato riconosciuto dall’ONU è stato tra i primi a ratificare il Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari, da poco entrato in vigore.
 Siamo perciò ragionevolmente sicuri di poter trovare, in piena autonomia di posizioni laiche, ma attenti alle evoluzioni progressive in ogni ambito culturale,  una forte voce alleata nella condanna di Papa Bergoglio ad ogni logica e pratica (“immorale!” oltre che illegale), di deterrenza…
Alex Zanotelli – missionario comboniano
Alfonso Navarra – Disarmisti esigenti
Ennio Cabiddu – Sardegna pulita
Marco Palombo – attivista nonviolento contro le guerre
Mario Agostinelli – Laudato Si’
Angelica Romano e Fabio Alberti – Un ponte Per
Fabrizio Cracolici e Laura Tussi – PeaceLink
Silvano Tartarini – obiettore di coscienza alle spese militari
Vittorio Pallotti – Centro di Documentazione Manifesto pacifista internazionale
Oliviero Sorbini – Federazione Italiana media ambientali
Mario Di Padova – Lega Obiettori di coscienza
Carla Biavati – IPRI-CCP
Giorgio Poidomani – attivista Fridays for Future Milano

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