Peppino Impastato vive!

In memoria di un giovane coraggioso che lottò contro la mafia

Peppino vive!

Il 9 maggio 1978 fu assassinato Peppino Impastato e nello stesso giorno venne ritrovato il corpo senza vita di Aldo Moro

8 maggio 2020

Laura Tussi e Fabrizio Cracolici

Peppino Impastato vive nella memoria di chi lo ha amatoRicordare e narrare la meravigliosa vita di Peppino Impastato è una grande opportunità per tutti noi.

Nato da una famiglia mafiosa, diventa il simbolo della lotta alla mafia.

Chi può conoscere e capire meglio che cos’è la mafia se non chi la vede da vicino?

Qui sta la grandezza di Peppino.

Pochi hanno avuto nella storia la capacità e il coraggio di combatterla così da vicino.

Cento passi dividono casa sua da quella del boss Gaetano Badalamenti.

Peppino fonda il giornalino “L’idea socialista” e aderisce al PSIUP – Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria e successivamente partecipa col ruolo di dirigente alle attività delle nuove formazioni comuniste, come il Manifesto e Lotta Continua.

Costituisce il gruppo Musica e cultura e nel 1977 fonda Radio Aut con cui denuncia i crimini e gli affari dei mafiosi di Cinisi, Terrasini e i malavitosi della Sicilia.

Importante la sua inchiesta sulla strage di Alcamo Marittima in cui vennero uccisi due Carabinieri e della quale furono accusati cinque giovani innocenti del posto.

Una vita ben spesa quella di Peppino che con le sue azioni e denunce pubbliche ha fatto emergere nei cittadini siciliani la consapevolezza di potersi opporre alla mafia.

Peppino era un ragazzo carico di vita che con Radio Aut demoliva i soprusi dei prepotenti, il potere mafioso che ottenebrava la sua Cinisi e il mondo intero. Sì, il mondo intero poteva sentire la voce di Peppino che da Radio Aut con una risata seppelliva il male, l’odio, il dolore. Una risata dissacrante che faceva riscoprire la bellezza dell’esistente soppiantata purtroppo dall’omertà, dalla prepotenza, dalla brutalità. La bellezza salverà il mondo e tutti gli esseri umani dall’imposizione dei poteri forti, dai privilegi e dai soprusi dei potenti che schiacciano i più fragili del pianeta. Gli occhi di un ragazzo pieno di un sentimento puro di bellezza e amore per la vita: una vita meravigliosa spesa per la causa della libertà contro la mafia e la sopraffazione per innalzare una risata d’amore verso il cielo… e da lassù Peppino ancora osserva le miserie del nostro agire umano, i nostri errori e orrori, ma il suo esempio è linfa vitale per tutti noi che crediamo ancora nel bene.

Vittorio Agnoletto: “Senza Respiro”

Campagna di crowdfunding “SENZA RESPIRO”

Vittorio Agnoletto: “Senza Respiro”

“Senza Respiro” sarà un’inchiesta indipendente sull’epidemia Coronavirus in Lombardia, Italia e Europa, che Vittorio Agnoletto coordinerà con l’aiuto dell’equipe dell’ “Osservatorio Coronavirus”. “Altreconomia” sarà l’editore di questo libro

Laura Tussi

Laura Tussi (e Fabrizio Cracolici)

SENZA RESPIRO - Libro di inchiesta

Niente sarà più come prima

Vittorio Agnoletto è un medico che da sempre conduce lotte per i principi fondamentali del vivere civile e per il diritto alla salute e al bene comune.

Pensare a “un altro mondo possibile” significa, nel senso pieno della parafrasi, che non esistono confini, luoghi di appartenenza nazionalistica e provenienza localistica e logistica, privilegi di pochi nei confronti di molti e se questa parola “mondialità” viene analizzata nel senso della condivisione di ciò che è diritto di ogni singola persona in quanto tale, ecco in questa visione riscontriamo il pensiero profondo che sta nell’impegno, nell’agire e nelle lotte di Vittorio Agnoletto.

Per Vittorio Agnoletto non rappresentano un freno le restrizioni e gli ostacoli che il potere e il sistema gli impongono e gli hanno sempre imposto. Anzi questi costituiscono impulso per un continuo agire quotidiano di lotte, rivendicazioni e azioni continue e cogenti e contingenti di un impegno per un futuro migliore che non deve essere la riproposizione di un passato stantio, di un “prima” nostalgico, ma deve farsi carico delle difficoltà e degli ostacoli del presente.

Tutti noi siamo grati a Vittorio Agnoletto per il suo grande impegno e per l’impareggiabile dedizione nei confronti del prossimo, in questa condizione contemporanea di emergenza planetaria. E questa estenuante prova rende Vittorio un vero professionista ricercatore e attivista.

Questa è la motivazione che ci spinge a sostenere il grande e importante Progetto che vede coinvolta l’equipe dell’ “Osservatorio Coronavirus”: Senza Respiro.

 

Carissimi
“Senza Respiro” sarà un’inchiesta indipendente sull’epidemia Coronavirus in Lombardia, Italia ed Europa, che coordinerò con l’aiuto dell’equipe dell’ “Osservatorio Coronavirus”. Venerdì 22 maggio è stata lanciata da “Altreconomia”, che sarà l’editore del libro, la campagna di crowdfunding sulla piattaforma Produzioni dal basso”.  Trovate tutte le informazioni al link https://www.produzionidalbasso.com/project/senza-respiro/

Come sapete dal 21 febbraio, giorno del primo caso di Covid-19 identificato a Codogno, mi occupo ininterrottamente dell’emergenza epidemica con l’Osservatorio, una realtà di lavoro volontario, costituita da Medicina Democratica e da “37e2”. In questi mesi, oltre a fornire informazioni e supporto alle tantissime persone che ci hanno contattato, ci siamo scontrati con le disastrose conseguenze di scelte compiute dai responsabili istituzionali, principalmente della Lombardia, ma non solo, che purtroppo hanno favorito la diffusione del virus. Scelte derivanti da errori, ma anche da decisioni politiche recenti e passate che hanno fortemente compromesso la capacità di reazione del nostro Servizio Sanitario di fronte ad una emergenza di sanità pubblica.

“Senza Respiro” ricostruirà le tappe che hanno scandito le diverse fasi del contrasto al Coronavirus attraverso sia una raccolta/rielaborazione di dati, sia attraverso le testimonianze, raccolte dall’Osservatorio, dei cittadini e del personale sociosanitario. Studieremo le cause e le responsabilità di quanto avvenuto e cercheremo di elaborare delle proposte per evitare che possa ripetersi una situazione simile. Il focus sarà sulla Lombardia ma con una finestra sull’Italia e sull’Europa, anche per capire come risposte istituzionali differenti hanno prodotto risultati diversi. Ho scelto di destinare i diritti d’autore all’ospedale Sacco di Milano, una struttura pubblica che ha svolto un ruolo fondamentale durante la fase più critica dell’epidemia. Ringrazio fin da ora tutti coloro che decideranno di sostenere questa nostra ricerca, che vuole essere un’opera di verità e giustizia.

Note: Trovate tutte le informazioni al link https://www.produzionidalbasso.com/project/senza-respiro/

Così si organizzarono per resistere al massacro e evitarlo

16 maggio 1944: quando Rom e Sinti fecero resistenza alle SS

Così si organizzarono per resistere al massacro e evitarlo

L’angelo della morte, il dottor Mengele, compiva esperimenti efferati sugli zingari. In quel giorno era previsto l’assassinio e il massacro di oltre 500 Rom e Sinti.
15 maggio 2020

Laura Tussi

Lager

Rom e Sinti il 16 maggio del 1944 organizzarono la prima rivolta che sia mai avvenuta in un lager: Auschwitz, per la precisione.L’angelo della morte il dottor Mengele compiva esperimenti efferati sugli zingari. In quel giorno 16 maggio 1944 era previsto l’assassinio e il massacro di oltre 500 Rom e Sinti. Il campo di concentramento adibito agli Zingari, “Zigeunerlager”, un campo nel campo nel Lager di Auschwitz- Birkenau, era un luogo di tortura dove il dottor Mengele effettuava i suoi studi sulla razza ariana e in particolar modo sui gemelli, considerando Rom e Sinti appartenenti a una “razza pura degenerata”.

Rom e Sinti, alcuni giorni prima, vennero avvisati dell’imminente presenza delle truppe SS e di un’operazione di rastrellamento all’interno del lager.

Così si organizzarono per resistere al massacro e evitarlo.

La strage fu evitata, ma in realtà fu rinviata al 2 agosto dello stesso anno. Questa strage è compresa nell’intero genocidio, eccidio e sterminio, il cosiddetto “olocausto degli zingari”, ossia il Porrajmos, traducibile come ‘grande divoramento’ perpetrato ai danni di Rom e Sinti: 500.000 persone assassinate dalla barbarie nazifascista, perché ritenute inferiori e non degne di vivere.

Quasi 3000 gitani, uomini, donne e bambini trovarono la morte nel crematorio numero 5 di Auschwitz-Birkenau, esattamente il giorno 2 agosto 1944.

La rivolta che precedette la strage, il 16 maggio 1944, fu davvero un evento particolare e incredibile, in quanto fu l’unica rivolta in assoluto avvenuta in un lager.

Gli zingari armati di utensili da lavoro in un lager contro le SS armate di tutto punto. I Rom e Sinti in quel giorno fatidico ebbero la meglio.

Ma la bestia umana divoratrice del nazifascismo fece scontare ai rivoltosi la loro imposizione e resistenza del maggio ’44, non violenta, con la strage del 2 agosto 1944, perpetrata dalle SS. Sembra incredibile e impossibile che una etnia sottomessa e vilipesa come quella dei gitani sia riuscita a organizzare una rivolta resistenziale in condizioni di vita davvero disumane e feroci, dove la fatica era immensa, il lavoro coatto e devastante e toglieva la dignità di ogni persona.

Articoli correlati

  • Il principio speranza

    PACE
    Il sistema concentrazionario e gli orrori del nazifascismo

    Il principio speranza

    Il principio speranza di Ernst Bloch e il principio responsabilità di Hans Jonas sono importanti moniti per la pace. La biblioteca civica popolare di Nova Milanese e l’archivio storico della città di Bolzano hanno raccolto più di 200 videotestimonianze
    12 maggio 2020 – Laura Tussi
  • Alcune franche parole nell'anniversario del rogo dei libri del 10 maggio 1933 a Berlino

    CULTURA
    Oggi Internet rischia di promuovere la barbarie, per bruciare in altro modo i libri

    Alcune franche parole nell’anniversario del rogo dei libri del 10 maggio 1933 a Berlino

    I libri sono il modo con cui gli esseri umani possono dialogare al di la’ delle distanze spaziali e temporali e proseguire il cammino che dall’ignoranza porta alla verita’, che dalla solitudine porta all’incontro, che dal regno della necessita’ porta al regno della liberta’.
    10 maggio 2020 – Peppe Sini
  • La Liberazione di Mauthausen

    EDITORIALE
    5 maggio 1945 – 5 maggio 2020 – Mai più Lager

    La Liberazione di Mauthausen

    75esimo della Liberazione del campo di concentramento e sterminio di Mauthausen. La Deportazione e la Liberazione va raccontata ai giovani. E’ oggi più che mai importante la Pedagogia della Memoria e della Resistenza.
    4 maggio 2020 – Laura Tussi
  • SCUOLA

    I gerarchi di Hitler

Agenda Onu 2030: pace per l’umanità

Una analisi fenomenologica

Agenda Onu 2030 – Pace per l’umanità

Pace è Resistenza, resilienza, disarmo, nonviolenza e l’Onu con l’Unesco il suo mezzo attuativo

Pace nelle tue mani

Il termine pace dal latino pactum, pacere, ossia accordo prevede un’intesa che va oltre gli schematismi imposti dal sistema neoliberista e omologante. L’accordo, la pace sono modelli e metodi di intesa e di comunicazione innanzitutto nella duplicità dell’essere umani, ossia nel genere donna e uomo, femminile e maschile e anche nei percorsi transgender, omosessuali e transessuali, dove l’accordo e la pace e l’intesa sono sempre forme di resistenza e resilienza alle difficoltà imposte dal quotidiano. E soprattutto pace e resilienza rispetto ai molteplici problemi, come emergenze e minacce, che incombono sull’umanità, dalla paura delle pandemie, al terrore delle apocalissi nucleari all’indigenza e alla povertà che colpiscono gran parte dell’umanità, nella disuguaglianza sociale globale, dove l’1% della popolazione mondiale detiene il 99% dei beni comuni dell’umanità.

Pace è la parola ecumenica che accomuna le più varie culture del pianeta, le differenti popolazioni, minoranze genti, etnie, con i rispettivi culti, credi, fedi, religioni, che da un punto di vista agnostico rappresentano un dato culturale imprescindibile più che una visione cultuale, più che una presa di posizione di credo e di culto teologicamente e teoreticamente parlando. Infatti noi osserviamo la relazione e il dialogo tra fedi e religioni da un punto di vista fenomenologico, studiando e classificando i fenomeni appunto, l’evidenza dei fatti, degli eventi come si manifestano all’esperienza nel tempo e nello spazio. L’interscambio di incontro tra culture lo consideriamo un evento fenomenologico come avviene con il modello Riace. Un modello locale che diventa globale, ossia glocale, che dal particolare si apre all’universale, come specifico fenomenologico di interazione di culti e culture nella pace, nell’armonia, nell’equilibrio e nell’accordo: un patto tra gli esseri umani e madre terra. In un’ottica universalistica, in una visione di terrestrita’ circostante e dell’esistente, Riace come sinonimo e modello di pace potrebbe rientrare in una base pratica di coosviluppo tra nord e sud del mondo per risolvere i grandi problemi, le gravi emergenze e minacce del nucleare, della disuguaglianza sociale globale e dei dissesti climatici. Questi sono i grandi i ‘virus’ che infettano l’umanità e nostra madre terra. Le lobby mortifere del nucleare detengono un sistema sociale mondiale ingiusto dove un miliardo di persone vivono con due dollari al giorno e 821 milioni soffrono la fame. Le migrazioni sono causate da tutte queste sperequazione e dalle carestie, dal terrorismo, dalla guerra, dai disastri e dissesti ecologici e climatici e dalle manovre economiche.

Riace che fa rima con pace ha saputo conciliare in un piccolo borgo tutte queste contraddizioni, e questi virus e piaghe per l’umanità intera che è figlia di un villaggio globale, di una madre terra che il genere umano deve tutelare e salvaguardare dall’estinzione.

Per questo usiamo il motto Riace è la pace. Come microcosmo e crogiolo di bellezza, dove l’immagine estetica di colori, sguardi, volti, musica, odori e sapori producono il bello estetico, non estetizzante e fine a se stesso, ma una bellezza di cromie che salverà il mondo. Riace è la pace per l’umanità.

L’Agenda ONU 2030 pone nell’obiettivo pace, giustizia e istituzioni solide, vale a dire i cardini di questo patto stabilito tra gli uomini: un patto di pace che è sancito in tutte le carte della terra e nelle costituzioni e istituzioni nate dopo il grande trauma della seconda guerra mondiale. Dopo questo grande trauma, con un sussulto positivo di speranza, dalla resistenza partigiana antifascista, sono nate le grandi dichiarazioni dei diritti umani, l’ONU e da quest’ultima le cop per il clima a partire dal grande summit di Rio de Janeiro nel 1992. E non dimentichiamo il TPAN, ossia il trattato ONU varato a New York a palazzo di vetro nel luglio 2017 da 122 nazioni e dalla società civile organizzata nella campagna per l’abolizione degli ordigni nucleari Ican. Questo trattato Onu è stato una svolta per l’umanità e per il concetto pacifista e il movimento nonviolento: un passo mondiale imprescindibile per il disarmo nucleare universale che è valso a tutti gli attivisti e alle associazioni per la pace e per il disarmo nucleare che operano in Italia e in tutto il mondo il premio Nobel per la pace 2017.

Fare pedagogia della memoria, fare pedagogia della pace è quanto mai urgente e necessario in un mondo globalizzato che annienta e annulla gli ultimi per promuovere i più forti e i potenti.

 

Articoli correlati

La Liberazione di Mauthausen

5 maggio 1945 – 5 maggio 2020 – Mai più Lager

La Liberazione di Mauthausen

https://www.peacelink.it/editoriale/a/47615.html

75esimo della Liberazione del campo di concentramento e sterminio di Mauthausen. La Deportazione e la Liberazione va raccontata ai giovani. E’ oggi più che mai importante la Pedagogia della Memoria e della Resistenza.
Laura Tussi

Il campo di concentramento di MauthausenIl 5 maggio 1945 è una data importante perché ha messo fine all’esistenza del campo di concentramento e sterminio di Mauthausen. Un campo di concentramento strutturato in molteplici sottocampi. Come precisa Fabrizio Cracolici, Presidente ANPI “Emilio Bacio Capuzzo” di Nova Milanese, da sempre attivo nella ricerca e nella valorizzazione della memoria e nella indagine storica contemporanea: “I sottocampi di Mauthausen erano moltissimi da Gusen a Ebensee, da Grein a al Castello di Hartheim, da Linz a Melk dove fu imprigionato lo stesso Shlomo Venezia”.

Mauthausen era un Lager adibito fondamentalmente alla deportazione di tutti gli oppositori politici al regime nazifascista che nel suo sistema considerava l’essere umano uno stucke cioè un pezzo, un oggetto da sfruttare fino all’esaurimento della propria forza e linfa vitale.

Il fenomeno concentrazionario è stato un vero e proprio cortocircuito tra l’essere o non essere umani. Tutto avveniva in una modalità disumanizzante: un uomo veniva reso e trasformato in un oggetto senza capacità di opporsi. Chi ha vissuto la deportazione in realtà ha strutturato metodi di resistenza e di resilienza tali da resistere ad un orrore inenarrabile che va aldilà di ogni immaginazione umana.

Già l’arresto e il famoso Transport, ossia il viaggio verso il Lager, rappresentava per il deportato un’esperienza estremamente traumatica e indescrivibile. Il peggio arrivava dopo. Scesi dal treno donne, vecchi e bambini venivano divisi, separati nei loro legami e portati in blocchi, strutture del Lager differenti, a seconda dell’uso che gli aguzzini volevano fare dei deportati, passando per cancelli che solitamente apportavano la scritta “il lavoro rende liberi”, tradotto in tedesco Arbeit Macht Frei. Solitamente i bambini sotto i 14 anni venivano inviati direttamente nelle camere a gas. Le donne venivano sfruttate, rinchiuse e si vedevano costrette a lavori umilianti e degradanti e estenuanti. Agli uomini venivano assegnati i lavori fisicamente più duri. Il dramma del Lager partiva quando una volta entrati, ogni persona veniva spogliata e privata di ogni avere. Ad ognuno di loro veniva assegnato un numero progressivo e un triangolo di colore diverso, in base alla ragione d’arresto con all’interno la sigla della nazione di provenienza. Nel caso specifico di Mauthausen, un campo di concentramento fondamentalmente per dissidenti politici, veniva assegnato il triangolo rosso con all’interno la sigla IT per gli italiani. I deportati venivano condotti poi alle baracche e, quando andava bene, con una tuta chiamata zebrata e un paio di zoccoletti di legno. Questi erano gli unici oggetti consegnati ai deportati.

Gli orrori e gli abusi più efferati sono avvenuti proprio sia nelle baracche che nei luoghi di lavoro coatto.

Ad esempio, portare grandi massi lungo scale impervie. E Mauthausen ne aveva una molto particolare e dura e impervia con 186 gradini e chiamata “La scala della morte”: questo lavoro coatto, che toglieva ogni forma di dignità al deportato, era una pratica comune. Pur di sfinire e umiliare, queste persone spesso venivano costrette dagli aguzzini a portare massi di grandi pietre da una parte all’altra del campo per vedersi costretti poi a riportarli al loro posto. Queste erano pratiche per annientare la volontà e la dignità delle persone.

E ora torniamo al concetto di Liberazione.

Il 5 maggio 1945 il campo di concentramento di Mauthausen viene liberato e queste persone, i deportati, quelli sopravvissuti hanno potuto raccontare al mondo quello che hanno vissuto: la loro tragica e inconcepibile realtà.

Qui è l’importanza del valore della Testimonianza.

Chi ha provato tali aberrazioni ha creato in sé la capacità di indignarsi e di opporsi ad ogni ingiustizia.

Testi fondamentali sono stati scritti da ex deportati nei campi di concentramento e sterminio nazifascisti. Ricordiamo Primo Levi e anche Vincenzo Papalettera con il suo celebre libro “Tu passerai per il camino” e “Vita e morte a Mauthausen”. Persone che hanno speso la loro esistenza per raccontare e testimoniare questi avvenimenti e per costruire una Pedagogia della Memoria e della Resistenza per e stimolare la capacità dei giovani all’indignazione e opposizione all’orrore, alla guerra e all’ingiustizia.

Perché oggi è importante che nel mondo della scuola si sviluppi la consapevolezza e la conoscenza di ciò che è avvenuto in un periodo storico non troppo lontano da noi?

I deportati oramai ci stanno lasciando, per ovvie ragioni anagrafiche e biologiche, ma le loro testimonianze, il loro impegno e la loro volontà di trasmettere conoscenza e valori stimola e sprona tutti noi a riflettere su ciò che è stato, affinché non si ripeta mai più nella Storia.

Questo sta veramente avvenendo?

Assistiamo a scene atroci di orrore in Libia, dove persone vengono concentrate e imprigionate in luoghi di detenzione senza la benché minima garanzia e tutela di sicurezza, di salute e sopravvivenza e l’Europa e il mondo opulento e i poteri forti e la macchina della guerra mondiale permettono tutto ciò.

Ecco perché è importante la Pedagogia della Memoria e della Resistenza. Perché sembra proprio che l’uomo non sia in grado di imparare dalla Storia, non sia in grado di cambiare i suoi stili di vita e il metodo di imposizione delle proprie egoistiche necessità a discapito di persone che invece vengono sfruttate e umiliate: gli ultimi della terra.

 

Articoli correlati

Il Giorno della Liberazione

Il 25 Aprile al tempo del coronavirus

Il Giorno della Liberazione

Resistenza è stata lotta, sacrificio, guerra, deportazione. Ora Resistenza è indignazione e denuncia
25 aprile 2020

Laura Tussi e Fabrizio Cracolici

Il 25 Aprile del 1945 l’Italia è stata liberata dall’orrore e dall’occupazione nazifascista.

Questa attuale è la prima volta in 75 anni che non si celebrerà il Giorno della Liberazione in tutte le piazze d’Italia a causa di un evento che sta mettendo in ginocchio il vivere civile, sociale, politico, economico del mondo: l’emergenza pandemia.

Ma ancora più importante è tenere in considerazione quello che sta avvenendo a livello globale e planetario per mantenere alta l’attenzione sui valori e gli ideali contenuti nella grande esperienza della lotta partigiana antifascista che ha consegnato al mondo intero carte costituzionali e dettati di diritto internazionale: dobbiamo arrestare i nazionalismi, i sovranismi, i suprematismi e le dittature mascherate da democrazie. Ricordare e fare memoria della Resistenza non è un atto né scontato e né banale anzi è di fondamentale importanza attuale e contemporanea.

Molte sono le considerazioni e le analisi da fare in questo preciso momento storico. Una di queste riguarda la riemergenza in vasti settori della società nazionale e mondiale sotto l’influenza di ideologie fasciste, naziste, razziste e xenofobe, sotto forma di nazionalismo da parte di molte e troppe forze politiche nel mondo. Dall’Ungheria con Orban, alla Brexit, alle politiche antiecologiche e guerrafondaie americane di Trump, alla Turchia di Erdogan contro i Curdi, alla guerra in Siria, Libia e nello Yemen, alle tragiche guerre e ai criminali genocidi nel corno d’Africa, nella striscia di Gaza in Palestina colonizzata da Israele, all’asservimento dell’Europa alla Nato, all’export di armi e alla rincorsa al riarmo e alle logiche spietate dell’energia e degli ordigni nucleari e alla riemergenza del razzismo, del cattivismo dilagante e del qualunquismo antiegualitario che contrastano nettamente con le carte e le costituzioni nate dall’Antifascismo.

Come possiamo oggi dare valore e riconoscimento a questa grande esperienza di lotta per la pace e per i diritti umani che è stata la Resistenza?

L’unico modo è impegnarsi per costruire una società basata sulla forza del diritto e non sul diritto della forza che dia attuazione ai dettati costituzionali e che guardi ai cittadini come persone con tutte le loro rivendicazioni oltre ai loro doveri. Il rispetto delle leggi, la tutela di nostra Madre Terra, la salvaguardia dell’assetto ecologico e climatico planetario e dei diritti umani devono diventare una priorità che va oltre gli interessi personalistici di potenti e multinazionali che per i loro interessi non tengono minimamente in considerazione, anzi disprezzano la vita e la salute, ma guardano all’esclusivo e sporco guadagno e ricavo economico e alle speculazioni di ogni tipo e in ogni settore.

Dov’è la giustizia quando persone vengono abbandonate in mare perché si stabilisce che l’Italia non è un porto sicuro?

Dov’è la giustizia quando in una piena emergenza sanitaria, persone malate di coronavirus vengono trasferite in case di cura dove, invece che proteggere persone fragili, vengono messe addirittura a contatto con il virus e con la possibilità di sviluppare patologie che addirittura possono portare alla morte?

Queste sono le grandi lotte che gli attivisti per la pace nel mondo, quelli che saranno i nuovi partigiani, dovranno attivare per permettere all’intera umanità di salvarsi perché non ci si salva da soli, individualmente, ma solo tutti assieme possiamo salvarci.

L’esperienza della Resistenza Antifascista ha portato centinaia di Resistenti e Partigiani al sacrificio personale finalizzato alla conquista del bene comune. Questi sono i gli ideali e i valori che noi dobbiamo evidenziare e a cui credere convintamente e questa è l’importanza che ricopre oggi Anpi – Associazione Nazionale Partigiani nella società tutta, perché ricordare di avere come stella polare questi valori e ideali è per tutti noi una opportunità per uscire finalmente da un periodo oscuro e da diverse epoche atroci per l’umanità intera. Basti ricordare il periodo della strategia della tensione, le stragi neofasciste a cui molte forze sociali e politiche si sono opposte per donare un nuovo e futuro periodo di pace vera basato sui valori fondanti della giustizia sociale e del rispetto istituzionale.

Resistenza è stata lotta, sacrificio, guerra, deportazione.

Ora Resistenza è indignazione e denuncia.Resistenza

Note: Per non dimenticare questi tragici eventi segnaliamo l’archivio Lager e Deportazione del progetto inerente la memoria storica e la pace dal titolo Per non dimenticare di cui siamo referenti e promotori con le città di Nova Milanese e Bolzano: una autentica realtà di impegno e attivismo in vari settori della società civile per promuovere gli ideali della memoria storica e della pace in tutto il mondo.

Questo il Link di riferimento:

https://www.peacelink.it/pace/a/37386.html

Il Giorno della Liberazione

Il 25 Aprile al tempo del coronavirus

Il Giorno della Liberazione

Resistenza è stata lotta, sacrificio, guerra, deportazione. Ora Resistenza è indignazione e denuncia

25 aprile 2020

Laura Tussi e Fabrizio Cracolici

Il 25 Aprile del 1945 l’Italia è stata liberata dall’orrore e dall’occupazione nazifascista.

Questa attuale è la prima volta in 75 anni che non si celebrerà il Giorno della Liberazione in tutte le piazze d’Italia a causa di un evento che sta mettendo in ginocchio il vivere civile, sociale, politico, economico del mondo: l’emergenza pandemia.

Ma ancora più importante è tenere in considerazione quello che sta avvenendo a livello globale e planetario per mantenere alta l’attenzione sui valori e gli ideali contenuti nella grande esperienza della lotta partigiana antifascista che ha consegnato al mondo intero carte costituzionali e dettati di diritto internazionale: dobbiamo arrestare i nazionalismi, i sovranismi, i suprematismi e le dittature mascherate da democrazie. Ricordare e fare memoria della Resistenza non è un atto né scontato e né banale anzi è di fondamentale importanza attuale e contemporanea.

Molte sono le considerazioni e le analisi da fare in questo preciso momento storico. Una di queste riguarda la riemergenza in vasti settori della società nazionale e mondiale sotto l’influenza di ideologie fasciste, naziste, razziste e xenofobe, sotto forma di nazionalismo da parte di molte e troppe forze politiche nel mondo. Dall’Ungheria con Orban, alla Brexit, alle politiche antiecologiche e guerrafondaie americane di Trump, alla Turchia di Erdogan contro i Curdi, alla guerra in Siria, Libia e nello Yemen, alle tragiche guerre e ai criminali genocidi nel corno d’Africa, nella striscia di Gaza in Palestina colonizzata da Israele, all’asservimento dell’Europa alla Nato, all’export di armi e alla rincorsa al riarmo e alle logiche spietate dell’energia e degli ordigni nucleari e alla riemergenza del razzismo, del cattivismo dilagante e del qualunquismo antiegualitario che contrastano nettamente con le carte e le costituzioni nate dall’Antifascismo.

Come possiamo oggi dare valore e riconoscimento a questa grande esperienza di lotta per la pace e per i diritti umani che è stata la Resistenza?

L’unico modo è impegnarsi per costruire una società basata sulla forza del diritto e non sul diritto della forza che dia attuazione ai dettati costituzionali e che guardi ai cittadini come persone con tutte le loro rivendicazioni oltre ai loro doveri. Il rispetto delle leggi, la tutela di nostra Madre Terra, la salvaguardia dell’assetto ecologico e climatico planetario e dei diritti umani devono diventare una priorità che va oltre gli interessi personalistici di potenti e multinazionali che per i loro interessi non tengono minimamente in considerazione, anzi disprezzano la vita e la salute, ma guardano all’esclusivo e sporco guadagno e ricavo economico e alle speculazioni di ogni tipo e in ogni settore.

Dov’è la giustizia quando persone vengono abbandonate in mare perché si stabilisce che l’Italia non è un porto sicuro?

Dov’è la giustizia quando in una piena emergenza sanitaria, persone malate di coronavirus vengono trasferite in case di cura dove, invece che proteggere persone fragili, vengono messe addirittura a contatto con il virus e con la possibilità di sviluppare patologie che addirittura possono portare alla morte?

Queste sono le grandi lotte che gli attivisti per la pace nel mondo, quelli che saranno i nuovi partigiani, dovranno attivare per permettere all’intera umanità di salvarsi perché non ci si salva da soli, individualmente, ma solo tutti assieme possiamo salvarci.

L’esperienza della Resistenza Antifascista ha portato centinaia di Resistenti e Partigiani al sacrificio personale finalizzato alla conquista del bene comune. Questi sono i gli ideali e i valori che noi dobbiamo evidenziare e a cui credere convintamente e questa è l’importanza che ricopre oggi Anpi – Associazione Nazionale Partigiani nella società tutta, perché ricordare di avere come stella polare questi valori e ideali è per tutti noi una opportunità per uscire finalmente da un periodo oscuro e da diverse epoche atroci per l’umanità intera. Basti ricordare il periodo della strategia della tensione, le stragi neofasciste a cui molte forze sociali e politiche si sono opposte per donare un nuovo e futuro periodo di pace vera basato sui valori fondanti della giustizia sociale e del rispetto istituzionale.

Resistenza è stata lotta, sacrificio, guerra, deportazione.

Ora Resistenza è indignazione e denuncia.Resistenza

Note: Per non dimenticare questi tragici eventi segnaliamo l’archivio Lager e Deportazione del progetto inerente la memoria storica e la pace dal titolo Per non dimenticare di cui siamo referenti e promotori con le città di Nova Milanese e Bolzano: una autentica realtà di impegno e attivismo in vari settori della società civile per promuovere gli ideali della memoria storica e della pace in tutto il mondo.

Questo il Link di riferimento:

https://www.peacelink.it/pace/a/37386.html

Premio Ponti di Memoria per l’azione civile al Progetto Riace. Musica per l’Umanità

Nel 75esimo anniversario della Liberazione

Premio Ponti di Memoria per l’azione civile al Progetto Riace. Musica per l’Umanità

I promotori: Associazione Arci Ponti di Memoria, Casa della Memoria, Anpi Milano, MEI – Meeting Etichette Indipendenti

Premio al Progetto Riace. Musica per l'Umanità

In diretta streaming dalla pagina Facebook dell’Associazione Ponti di memoria

https://www.facebook.com/AssociazioneArciPontiDiMemoria/

In condivisione e in cross-posting su centinaia tra pagine e profili privati

 

Nel 75esimo anniversario della Liberazione

Premio Ponti di Memoria per l’azione civile al Progetto “Riace. Musica per l’Umanità”

I promotori: Associazione Arci Ponti di Memoria, Casa della Memoria, Anpi Milano, MEI – Meeting Etichette Indipendenti

L’Associazione Arci Ponti di memoria, in collaborazione con Casa della memoria e Anpi Milano, presentano la terza edizione del “Premio Ponti di memoria per l’impegno civile”

Il 22 aprile alle ore 21, in diretta live streaming dalla pagina Facebook dell’Associazione Arci Ponti di memoria, in cross-posting e in condivisione su centinaia di pagine e profili, andrà in scena la terza edizione del premio all’impegno civile nell’arte e nella cultura, destinato a personaggi o entità che si sono distinti nel recupero della memoria e nella sua trasmissione alle nuove generazioni. Accanto a nomi conosciuti della musica, del teatro, del cinema, della cultura e dell’informazione, saranno premiate persone che hanno rappresentato un punto di riferimento nella memoria di Milano.
La memoria che si propone di riscoprire non è solo passato, ma si trasforma in un ponte tra generazioni che condividono identici valori.

Come fosse un passaggio di testimone.
La cerimonia di premiazione si sarebbe dovuta tenere alla Casa della memoria di Milano, ma a causa dell’emergenza Coronavirus si trasferisce su internet, in forma virtuale e partecipata.

 

PROGRAMMA
Premio “Ponti di memoria” alla memoria

Claudia e Silvia Pinelli (in memoria di Pino Pinelli)

Tiziana Pesce (in memoria di Giovanni Pesce e Onorina Brambilla)

Rossella Traversa (in memoria di Libero Traversa)

 

Premio “Ponti di memoria” musica di impegno civile e ricerca 

Marino Severini Gang

Gianluca Spirito Modena City Ramblers

Massimo Priviero

Gaetano Liguori

Renato Franchi e Orchestrina del suonatore Jones

Luca Taddia

Andrea Sigona

Banda Popolare dell’Emilia Rossa
Premio “Ponti di memoria” teatro 

Gabriele Vacis (per il lavoro di ricerca e sperimentazione in campo teatrale)

Renato Sarti (per lo spettacolo “Il rumore del silenzio” su Piazza Fontana)

Tiziana Di Masi (per lo spettacolo “Io siamo” sul concetto di Bene comune)

 

Premio “Ponti di memoria” letteratura e saggistica

Gino Marchitelli (per i libri “Il covo di Lambrate” e (Campi fascisti, la vergogna italiana”)

Adele Marini (per il libro “L’altra faccia di Milano”)

 

Premio “Ponti di memoria” azione civile 

Vittorio Agnoletto (per l’impegno civile nel lavoro di medico e per il programma “37,2” a Radio Popolare)

Laura Tussi e Fabrizio Cracolici (per il progetto Riace, musica per l’umanità)

 

Presenta Daniele Biacchessi, giornalista, scrittore, presidente dell’Associazione Arci Ponti di memoria.
Regia e Coordinamento: Daniele Biacchessi Presidente di Ponti di Memoria

Contatti:

E-mail:
biacchessi@gmail.com
Siti:
www.pontidimemoria.it

 

Articoli correlati

  • SCHEDE
    Breve scheda

    Abbé Pierre (1912–2007)

    Fondatore del movimento Emmaus, è una figura esemplare dell’impegno umanitario
    Peppe Sini
  • Una porta aperta: punto di incontro e di accoglienza laico

    SOCIALE
    Intervista di Laura Tussi a Danilo Minisini

    Una porta aperta: punto di incontro e di accoglienza laico

    Un’associazione dove accogliere in modo amichevole e promuovere relazioni personali e di gruppo positive in un contesto di volontariato laico
    27 marzo 2020 – Laura Tussi
  • La Memoria dell'Umanità

    PACE
    Iniziativa del Giorno della Memoria 2020 a Nova Milanese

    La Memoria dell’Umanità

    I Partigiani Deportati e le Pietre d’inciampo. Perchè ricordare Mario Vanzati, partigiano novese, nato il 27 agosto 1911 e morto in un campo di Concentramento
    4 marzo 2020 – Laura Tussi e Fabrizio Cracolici
  • Tempi di Fraternità - Riace. Musica per l'Umanità

    CULTURA
    Tempi di Fraternità presenta la Recensione

    Tempi di Fraternità – Riace. Musica per l’Umanità

    La vicenda Riace, è quella di un Sindaco che per avere creato progetti concreti di interazione e di lavoro con i migranti e per aver salvato persone, vite umane, è stato messo in croce dalla giustizia come un delinquente
    5 gennaio 2020 – Danilo Minisini, Tempi di Fraternità

Emergenza e pace: un messaggio di speranza guardando al futuro

Intervista a Gianmarco Pisa

Emergenza e pace: un messaggio di speranza guardando al futuro

Ne parliamo con Gianmarco Pisa, operatore di pace, segretario dell’IPRI – CCP, l’Istituto Italiano di Ricerca per la Pace – Corpi Civili di Pace
a cura di Laura Tussi e Fabrizio Cracolici

Intervista a Gianmarco Pisa

https://www.peacelink.it/pace/a/47471.html

Il mondo si scopre improvvisamente colpito da un virus che sta letteralmente cambiando il modo di vivere e di concepire la vita della stragrande maggioranza degli abitanti del pianeta. L’emergenza ci pone dei quesiti, in ampia misura, inediti, sulla nostra salute, sulle nostre società, sul nostro stile di vita; ma ci impone anche di ripensare ad alcune nostre scelte, e di guardare al mondo nella prospettiva dell’eco-sistema, di Gaia. Quali idee possiamo condividere, quali proposte possiamo avanzare nella situazione della crisi e per il futuro? Ne parliamo con Gianmarco Pisa, operatore di pace, segretario dell’IPRI – CCP, l’Istituto Italiano di Ricerca per la Pace – Corpi Civili di Pace.

 

Quali pratiche occorre attivare per risolvere a livello planetario emergenze che sempre più coinvolgono l’intera umanità?

 

Non c’è dubbio che l’emergenza epidemiologica legata alla diffusione del contagio da coronavirus abbia scatenato effetti su scala mondiale: è un effetto in sé legato alle modalità del contagio, ma è anche una conseguenza di un fatto che, invece, è in sé positivo, la cosiddetta “interconnessione dello spazio-mondo”. Ciò comporta anche l’esigenza, tuttavia, di un cambio di “sguardo”, prima ancora che di un cambio di “paradigma”, sul mondo: l’attuale situazione di crisi e di emergenza, come sempre di fronte alle grandi emergenze planetarie, ci spinge a ragionare e ad agire in termini di un “mondo unito”, proprio perché interconnesso, quindi in ottica eco-sistemica. Siamo tutti e tutte parte di un unico eco-sistema e come la rottura dell’equilibrio in un punto di questo “sistema” scatena ripercussioni, dirette o indirette, su qualsiasi altro punto, così il tipo di risposte che proviamo a offrire dovrebbero porsi all’altezza di questa esigenza, scalare la dimensione planetaria, immaginare un diverso modo di produzione e un differente sistema di relazioni a livello generale. Anche perché questo tema va anche letto tra le righe: hanno ripetuto come un mantra, per decenni, nelle ricche metropoli dell’Occidente, che «il nostro stile di vita non è negoziabile», oggi siamo tutti alla prese con la riformulazione, non sempre in positivo, di pratiche che davamo per scontate.

 

Come l’umanità deve attivarsi per invertire questa rotta e per ricominciare a costruire una socialità vicina alle esigenze e necessità di una madre terra sempre più in difficoltà?

 

La questione, insieme, sociale e democratica, mi sembra, in uno ovviamente con l’emergenza sanitaria, la più scottante. Abbiamo cioè di fronte tre grandi sfide. In primo luogo, sul versante sanitario, dove le strutture ospedaliere e il personale sanitario profondono uno sforzo quotidiano per contenere la diffusione del contagio e prestare le cure necessarie alle persone. Quindi, sul versante civile, dove la necessaria esigenza delle misure di contenimento del contagio va accompagnata alla altrettanto necessaria esigenza di implementare tutte le misure restrittive entro i limiti rigorosi del nostro dettato costituzionale e della piena conformità democratica. E, in definitiva, sul versante economico e sociale, soprattutto in riferimento a quegli strumenti che le autorità pubbliche hanno messo a disposizione per fare fronte a situazioni di bisogno, povertà e, in taluni casi, vera e propria deprivazione, che la situazione di emergenza sta facendo, spesso drammaticamente, emergere. Alcune risposte sono necessarie e non più derogabili: l’esigenza di sistemi sanitari pubblici, statali, adeguatamente finanziati, organizzati e attrezzati, nello sfondo, più complessivo, di un sistema di protezione sociale universalistico; il rilancio del tema, cruciale, di una programmazione economica democratica, che ponga a tema non solo l’esigenza di politiche economiche espansive e di finanziamenti consistenti per le politiche sociali, ma anche il cimento di un orientamento pubblico, con una regia statale, della produzione e degli investimenti, rispondendo ai quesiti classici del “cosa”, “come” e “quanto” produrre. E, chiaramente, la difesa della democrazia, di una democrazia sostanziale, nel senso sempre di «tutti i diritti umani per tutti e per tutte». Quanto sta accadendo, proprio in queste ore, in Ungheria, non può non suscitare un vero e proprio allarme democratico.

 

Le spese militari nel mondo aumentano e i servizi sanitari vengono drasticamente ridotti.

Come attivarsi per un’inversione di questa tendenza?

 

L’incremento esponenziale delle spese militari (e, insieme con questo, dei finanziamenti per la guerra e tutto ciò che ruota intorno alla guerra) e la riduzione, cui abbiamo assistito per anni, delle spese sociali, per la sanità, per l’istruzione, per la ricerca, per la casa, per le pensioni, costituiscono uno dei più clamorosi scandali della nostra modernità, in particolare nelle società capitalistiche. Secondo il SIPRI, nel 2018 la spesa militare mondiale ha superato i 1.800 miliardi di dollari: significa il 2 % del PIL di tutto il mondo, o ancora circa 240 dollari a testa. Per l’Italia, la spesa militare supera abbondantemente i 20 miliardi di euro, e abbiamo anche il triste primato di essere tra i primi dieci esportatori di armi al mondo. Quanti asili nido, quanti posti in terapia intensiva, quanti accessi al sostegno alimentare riusciremmo a garantire con tutti questi soldi? È ovvio che è l’intero modello che deve essere ripensato: occorre passare, cioè, da un modo di produzione pesantemente energivoro, a fortissimo impatto sociale ed ecologico, in cui la ricerca è troppo spesso piegata alle esigenze del complesso militare-industriale e la logica di sicurezza, troppo spesso militare, finisce per penetrare anche in ambiti che con la logica militare non dovrebbero avere nulla a che fare, ad un altro modo di produzione, sostenibile sotto il profilo sociale e sotto l’aspetto eco-sistemico, avviando la riconversione delle produzioni militari e di quelle a maggiore impatto, inaugurando una strategia di difesa difensiva e, in prospettiva, di transarmo, e un rafforzamento della difesa civile, della difesa popolare nonviolenta, della cooperazione e della solidarietà internazionale.

 

Le Nazioni Unite, nell’emergenza da coronavirus, hanno proposto un “cessate il fuoco globale”.

Come possiamo agire per la pace nella stagione dell’emergenza?

 

A maggior ragione nella situazione di emergenza che stiamo attraversando, la pace rimane la grande domanda inevasa del nostro tempo. La guerra non è un destino, non è una fatalità, né tantomeno è inevitabile. Come scrive l’UNESCO nel preambolo dello statuto, siccome la guerra nasce nella mente degli uomini, è nella mente degli uomini che vanno costruite le difese della pace: questo significa sia lavorare per l’educazione, la sensibilizzazione, l’informazione e il giornalismo di pace, sia agire concretamente, nelle zone di conflitto e nei nostri territori, per prevenire la guerra, e costruire gli anticorpi della violenza. La pace richiede sempre una iniziativa attiva di “costruzione”: ricordiamo quanto dice Johan Galtung, o quello che tante volte ha ripetuto, qui in Italia, tra gli altri, Alberto L’Abate, che è necessario lottare per affermare la pace, sulla base dei presupposti della nonviolenza e della giustizia, e che la pace stessa deve essere «pace positiva», vale a dire «pace con giustizia». Agire per la pace nella stagione dell’emergenza significa quindi, tra le altre cose, costruire le condizioni della giustizia, a partire dalla giustizia sociale, proteggere la vita umana e tutelare i diritti umani, realizzare i presupposti per un diverso modello di sviluppo. È necessario dare seguito alla richiesta del Segretario Generale delle Nazioni Unite per un “cessate il fuoco” generale: lo dice lui stesso, perché «i conflitti armati imperversano nel mondo»; perché «al virus non interessano nazionalità, gruppi etnici, credo religiosi e fazioni»; e perché, in particolare, «sono sempre i più vulnerabili a pagare il prezzo più alto e a rischiare sofferenze e perdite devastanti a causa del virus».

 

Come possiamo da questa tragica esperienza trarre nuova energia per affrontare le grandi sfide del Terzo Millennio?

 

Penso che ci siano dei segnali positivi e che ci sia molto da fare per fare in modo che le idee che abbiamo fin qui scambiato possano “trovare gambe”: l’importanza della cooperazione e della solidarietà internazionale, ad esempio, di cui anche il nostro Paese ha beneficiato, grazie agli aiuti umanitari provenienti, ad esempio, dalla Cina e da Cuba; Cuba socialista, sotto embargo da decenni, continua ad avere un eccellente sistema sanitario ed aiuta i popoli ai quattro angoli del pianeta; l’importanza anche della lotta per la prevenzione dei conflitti armati e per la costruzione della pace positiva, che è un cimento tipico dei Corpi Civili di Pace, tenendo sempre insieme il contrasto alle crisi e la tutela dei diritti umani; un nuovo modello di sviluppo ed una nuova idea di società, una società umana, solidale, inclusiva. In una parola, una nuova idea eco-sistemica di società.

Riflessioni e azioni per nostra Madre Terra

Intervista per un progetto:

Riflessioni e azioni per nostra Madre Terra

L’internazionale della Educazione alla Terrestrità a partire dalla Campagna per l’abolizione delle armi nucleari ICAN
Laura Tussi18 marzo 2020

Progetto Rete Educazione alla Terrestrità

di Fabrizio Cracolici e Laura Tussi,

ANPI sezione Emilio Bacio Capuzzo Nova Milanese (Monza e Brianza)

con l’approvazione di padre Alex Zanotelli

 

La Campagna Internazionale per l’abolizione delle armi nucleari:

ICAN – ha una sua rete in Italia. I Disarmisti Esigenti (www.disarmistiesigenti.org) sono membri di questa rete internazionale che comprende 500 organizzazioni in 100 paesi. La coalizione ha lanciato una proposta in Italia per approfondire ed estendere l’adesione di questa campagna che può ottenere a livello mondiale l’abolizione giuridica delle armi nucleari: un canale video YouTube dal titolo “Siamo tutti premi Nobel per la pace con Ican”.

Si vada su:

https://www.youtube.com/channel/UCFWikKgRr7k21bXHX3GzE9A

 

Una intervista di Alfonso Navarra, portavoce dei Disarmisti esigenti, lancia ora la proposta all’interno di questo canale video dedicato a promuovere ICAN, di una iniziativa molto collegata agli obiettivi e alle finalità della nostra campagna disarmista.

 

Qui trascriviamo il parlato di questa intervista registrata, rinvenibile alla URL:  https://www.youtube.com/watch?v=x1SxjoRDOGc&t=84s

 

“Vogliamo proporre (in questo canale video – ndr) una sezione dedicata all’educazione alla Terrestrità.

Cosa c’entra l’abolizione delle armi nucleari con l’educazione alla terrestrità? Nell’abolizione giuridica delle armi nucleari abbiamo due concetti fondamentali: un rivolgersi a una sfida comune dell’umanità che deve costruire una società di pace attraverso il disarmo; e anche la necessità che questo obiettivo sia riconosciuto all’interno della cornice giuridica internazionale: il diritto internazionale. Quello che Papa Francesco propone come ‘nonviolenza efficace’. La frase di Papa Francesco è “la nonviolenza efficace sono i progressi del diritto internazionale”. Quindi noi eliminiamo una delle principali minacce che pesano sulla testa dell’umanità, cioè la minaccia della guerra nucleare che può scoppiare anche per caso e per errore, attraverso una codificazione del diritto internazionale. Una istanza che libera tutta l’umanità, intesa come insieme, da una minaccia comune. E la libera anche tenendo presente che la minaccia nucleare si intreccia con l’emergenza climatica. L’educazione alla Terrestrità è un nuovo concetto che diamo a questa umanità come famiglia unica. Questa umanità come famiglia unica la vediamo come collegata a un’interconnessione organica con la natura e la madre terra. Quindi Terrestrità. Noi siamo figlie e figli della terra e dell’evoluzione naturale. Da qui lo slogan positivo “Non è la terra, il pianeta, che appartiene all’umanità ma è l’umanità che appartiene alla terra”. E’ un internazionalismo ecologico di tipo nuovo quello che proponiamo che è implicito in quello che porta avanti la campagna per l’abolizione delle armi nucleari. Cioè l’umanità come unica famiglia e parte della natura.

Il fatto che vogliamo che questo concetto sia codificato nel diritto internazionale, che la terra è nostra madre e noi apparteniamo a essa, e non il contrario, significa che anche l’umanità non può essere padrona della terra come bene comune, come proprietà comune e privata, obbliga e impone un diritto, una responsabilità, un dovere all’umanità: il dovere di rispettare l’ecosistema globale e gli ecosistemi particolari. Avere il concetto della Terrestrità, cioè dell’umanità che appartiene alla terra, ha conseguenze pratiche. Ossia fonda culturalmente il dovere dell’umanità di rispettare equilibri ed ecosistemi che hanno una consistenza indipendente e autonoma. È un nostro dovere non alterare questi cicli e equilibri.

Il diritto internazionale deve codificare tutto questo.

Già questo è in nuce. Perché quest’idea non nasce dal nulla, ma è un’idea che cogliamo nello spirito del tempo, nelle lotte di tutti i movimenti alternativi di questi anni: i movimenti ecologisti e ambientalisti, i nuovi movimenti che stanno nascendo sull’onda dell’emergenza climatica. Ma è anche un’idea in nuce in quelle che sono le concezioni, le carte e i trattati che la stessa Organizzazione delle Nazioni Unite ha approvato.

Vogliamo incardinare nel diritto internazionale un nuovo trattato: il trattato per la proibizione delle armi nucleari che entrerà in vigore quando 50 Stati lo ratificheranno, attualmente siamo a 30 ratifiche.

Ma ci sono tanti altri trattati: la carta della terra, l’agenda Onu 2030 per lo sviluppo sostenibile, il diritto alla pace, che rientrano in questo spirito che nasce da come la stessa ONU – Organizzazione delle Nazioni Unite ha avuto origine. Figlia del trauma della seconda guerra mondiale, un trauma sanguinosissimo in cui abbiamo visto dove portano i sovranismi e i militarismi concepiti nella loro espressione e concezione più brutale. Da questo trauma, da questi 65 milioni di morti è nata una reazione, sono nati i principi come la dichiarazione universale dei diritti umani, le carte dei diritti sociali e ambientali che possono portare all’idea di un diritto internazionale che fonda una comunità degli Stati che si legittima per il rispetto dei diritti dell’umanità e della natura.

Non la sovranità assoluta degli Stati, che attualmente è un avversario culturale, come i sovranismi, i Trump, i Johnson, i Putin, gli Erdogan, con i loro slogan negativi ossia prima i russi, prima gli americani, prima gli italiani, prima i turchi eccetera. Questo rappresenta lo Stato visto come elemento fondante della regola dei rapporti internazionali che poi diventa diritto della forza degli Stati.

Noi vogliamo invece una comunità internazionale in cui la forza del diritto prevalga sul diritto della forza e che le organizzazioni politiche siano legittimate perché rispondono, devono regolare e attivare quelli che sono i diritti fondamentali e originali, appunto fondativi e istituenti, i diritti dell’uomo già stabiliti nella dichiarazione del 1948, altri diritti sociali, ambientali e quelli nuovi, i diritti delle nuove generazioni, dell’umanità in quanto unica famiglia e i diritti indipendenti della natura da cui nasce il dovere di rispettare gli equilibri: tutti questi diritti vanno codificati. Quindi la legittimità negli Stati non è assoluta. Gli Stati sono organizzazioni che devono essere al servizio dell’attuazione di queste istanze e devono costituire una comunità armonica. Questo il discorso del progetto della ‘nonviolenza efficace’.

È un progetto che significa un’idea da proporre ai popoli del mondo per combattere la visione subculturale che attualmente rischia di portarci alle esperienze vissute nella seconda guerra mondiale.

E’ proprio con le carte dei diritti, con l’idea della costituzione mondiale dell’ONU, che vogliamo perfezionare partendo da queste campagne, i tanti risultati che ha conquistato la società civile. Dunque vogliamo continuare, con l’impegno che prodighiamo in queste istituzioni.

Personalmente ero alla conferenza del 2017 dell’ONU che ha votato il trattato di proibizione delle armi nucleari e ho partecipato alle varie conferenze Cop sul clima. Quindi siamo la società civile internazionale, ma dobbiamo riuscire a mobilitare sulle emergenze nucleari e climatiche i popoli e la gente comune. Si presenta un grande risveglio di mobilitazione e di coscienza. Stanno nascendo movimenti nuovi, di respiro mondiale come Fridays For Future, Extinction Rebellion; sono movimenti che vogliono esprimere una ribellione contro un sistema che ci sta spingendo verso il baratro. Per questo motivo dobbiamo unire questa modifica, questa trasformazione democratica dell’organizzazione sovranazionale del diritto internazionale con la mobilitazione della gente, dei popoli plurali. E per far questo dobbiamo approfondire i vari elementi e argomenti della cultura della Terrestrità; uno è quello della politica, della democrazia internazionale di pace. Ma poi anche il discorso di come organizzare la conversione ecologica del mondo e come l’economia dobbiamo subordinarla alla conversione ecologica. Un’idea è il Green New Deal. Occorre dare concretezza alla conversione ecologica. Sul sole 24 ore: titoloni sui finanzieri che stanno studiando la svolta dell’economia e del capitalismo verde.

Dobbiamo discutere sull’organizzazione dell’economia, subordinata all’ecologia su bisogni e meccanismi completamente diversi. Poi dobbiamo intervenire sul discorso della cultura, nel senso del rapporto dell’oppressione della donna, e come la donna si collega con la rivoluzione culturale della Terrestrità: il femminismo e l’ecofemminismo.

Infine il discorso sulla pedagogia della Terrestrità, della democrazia cognitiva; come andiamo a controllare gli aspetti critici e problematici dello sviluppo scientifico e tecnologico che possono portare a sbocchi negativi. Si parla di transumano e postumano, cioè di schiavizzazione dell’uomo rispetto a logiche meccaniche e macchiniche e agli algoritmi dell’intelligenza artificiale. Quindi non abbiamo soluzioni, vogliamo costruire una rete in cui queste problematiche siano proposte globali e siano discusse e in cui i vari soggetti costituenti che si occupano dalla memoria del passato fino alla nonviolenza, facciano un salto di qualità e discutano di queste problematiche in tale orizzonte globale che è l’unica alternativa all’egemonia culturale del sovranismo militarista che è organizzato e ha slogan negativi e quindi tutti noi dobbiamo rispondere con la forza delle idee”.

***

Noi dell’ANPI di Nova Milanese, tra i costituenti della coalizione dei Disarmisti esigenti, abbiamo deciso di collaborare con entusiasmo e con un apporto autonomo di competenze e di idee a questo progetto cosi’ bene espresso dall’intevista di Alfonso Navarra, che ne è l’ideatore originario ed il primo sviluppatore.

Ricordiamo che tra i Disarmisti esigenti è stato concordato che  la Rete di Educazione alla Terrestrità intende, come primo passo, contrapponendo valori e idee alla deriva sovranista, militarista e “cattivista”, e coordinandosi con la “Carta della Terra UNESCO”, promuovere e valorizzare esperienze formative ed educative riconducibili al valore di una cittadinanza universale in simbiosi con la Natura.

Dopo aver visionato la nostra presentazione video (vedi link sopra indicato https://www.youtube.com/channel/UCFWikKgRr7k21bXHX3GzE9A) e dopo aver dato l’adesione al nostro progetto, possibilmente con un intervento video registrato da parte vostra, proponiamo che il primo atto in cui voi date corpo alla Rete sia, appunto, quello di collaborare alla sezione TV che, come Disarmisti esigenti, abbiamo aperto su YouTube .

Potreste, in aggiunta al vostro breve intervento motivato di adesione, spedirci del materiale video che avete già pronto sulle problematiche che abbiamo tratteggiato (vedi lettera su www.disarmistiesigenti.org); materiale che, a vostro giudizio, ritenete possa rispondere con taglio didattico alla domanda su come oggi si può essere cittadini del mondo per la pace nella società umana e tra la società umana e la Terra.

In seguito, possiamo e dobbiamo pensare insieme altri passi successivi. Nella consapevolezza che abbiamo da rimboccarci le maniche per aprire il confronto, per offrire varie e plurali declinazioni del progetto della terrestrità e dei percorsi culturali che possano farla crescere: visione comune in grado di orientare la convergenza dei movimenti alternativi al sistema antropocida ed ecocida che ci sta conducendo alla barbarie e verso il baratro.

 

Il nostro contributo originale e specifico di “partigiani dell’ANPI” alla elaborazione culturale implicata dal progetto intende svolgersi lungo due direttrici:

  • la memoria dei movimenti storici che hanno creato le basi culturali in nuce della terrestrità (basterebbe citare Edgar Morin e Stéphane Hessel ed il loro ruolo nella resistenza europea antifascista)
  • L’impegno pedagogico di tipo nuovo che deve rispondere alla domanda: come formare i “cittadini della Terra”?

Vale a dire: come concretizzare la terrestrità in istituzioni e pratiche didattiche nuove? E come influenzare le istituzioni educative attuali perché siano contagiate (in senso buono!) dalla cultura della pace del XXI secolo?

Non abbiamo le risposte gia’ belle e pronte e per questo motivo contatteremo i centri culturali che sentiamo affini e sensibili in questo nostro desiderio di ricerca, di approfondimento, di sperimentazione.

Contattare: coordinamentodisarmisti@gmail.com cell. 340-0736871 www.disarmistiesigenti.org

Note: Nota: Abbiamo telefonato a padre Alex Zanotelli e ci ha riferito la sua totale adesione ai contenuti di questa presentazione ufficiale del Progetto Educazione alla Terrestrità