E’ morto Virginio Bettini

Era nato a Nova Milanese nel 1942

E’ morto Virginio Bettini

Ha collaborato con Barry Commoner e con lui pubblicò a doppia firma “Ecologia e lotte sociali” nel 1976. Insieme andarono in Vietnam per denunciare i disastri causati dalla diossina lanciata dagli USA nella guerra chimica. E’ stato europarlamentare verde.
Laura Tussi21 settembre 2020

Testimonianza di Maurizio Acerbo

È morto Virginio Bettini, pioniere dell’ecologia, marxista antinucleare.

Apprendiamo con grande tristezza che è morto nella sua casa di Nova Milanese Virginio Bettini, pioniere dell’ecologia italiana insieme a Giorgio Nebbia che definiva il suo “vero unico compagno di viaggio”.

Nel 1970 era negli USA con Barry Commoner di cui tradusse in italiano il fondamentale libro “Il cerchio da chiudere” e con lui pubblicò a doppia firma “Ecologia e lotte sociali” nel 1976. Insieme andarono in Vietnam per denunciare i disastri causati dalla guerra chimica USA. Si è sempre definito “commoneriano”.

La sua è stata una vita di studio, ricerca e attivismo.

Dal 1971 al 2012 ha insegnato all’Università di Architettura di Venezia (IUAV), ecologia, analisi e valutazione ambientale ed ecologia del paesaggio. Autore di libri, ricerche e articoli che hanno dato un contributo essenziale all’ambientalismo critico nel nostro paese ha messo il suo sapere al servizio dei movimenti e delle comunità, da Seveso, alla mobilitazione antinucleare, al no tav.

È stato anche parlamentare europeo verde nel 1989. Più tardi si avvicinò a Rifondazione Comunista e fu nostro candidato nel 2001 e partecipò al Forum Ambientalista condividendo la necessità di un approccio #rossoverde anticapitalista.

Avevo preso l’impegno di scrivere la prefazione al suo ultimo lavoro, Ecologia del paesaggio, dedicato alla memoria di Giorgio Nebbia e realizzato con la collaborazione dei suoi amici e concittadini Laura Tussi e Fabrizio Cracolici di Peacelink. Insieme a loro cercheremo di farlo uscire in tempi brevi.

Virginio Bettini, come Rossana Rossanda, si è dichiarato fino alla fine marxista.

Una conferenza su paesaggio bene comune:

Le nuove generazioni che scoprono l’ecologia tramite Fridays For Future Italia faranno bene a riscoprire chi ha fatto la storia dell’ambientalismo in Italia.

 

Testimonianza di Ermete Ferraro

CI HA LASCIATI OGGI VIRGINIO BETTINI

Nato nel 1942, grande studioso ecologista ed illustre docente universitario, autorevole esponente verde in Italia ed anche al Parlamento Europeo, una vita trascorsa nell’impegno ecopacifista. Un grave lutto per il mondo ambientalista, nel quale aveva portato il messaggio eco-sociale di Barry Commoner, e per tutto il movimento ecologista e verde.

 

Testimonianza di Giovanna Baracchi

Triste questa giornata in cui ci lascia Virginio Bettini ex europarlamentare. Conobbi Virginio nel 2018, durante la campagna elettorale in cui prese vita Potere al Popolo. Decidemmo poi di presentare anche il suo libro “Dal paesaggio alla civitas” in collaborazione con Laura Tussi e Fabrizio Cracolici

L’impronta delle persone conosciute che stanno lasciando questo mondo non si ferma, il vuoto che ognuno di loro sta lasciando è enorme, a noi procedere. Caro Virginio voglio ricordarti battagliero come furono le nostre poche ma accese discussioni, sempre e comunque dalla stessa parte. Un sorriso il tuo che andrà a rimpolpare il mio bagaglio assieme a quanto hai saputo trasmettermi.

 

Testimonianza di Fabrizio Cracolici e Lura Tussi

Caro Virginio,

Vir come volevi che ti chiamassimo io e Laura.
Quanti insegnamenti e quanta voglia di lottare per un mondo migliore ci hai trasmesso.
Cittadino del mondo, ci lasci per l’ultimo viaggio al tuo rientro a Nova Milanese, la tua città natìa.
Abbiamo condiviso con te gioie e tristezze per quello che avviene nel mondo e tu caro fratello e padre ci hai tenuto per mano e ci hai insegnato a non arrenderci, a non chinare mai la testa, perché dopo una sconfitta, per l’umanità c’è sempre una grande conquista.
Severo con i prepotenti e dolce con chi dona se stesso al bene comune.
Se oggi siamo persone migliori, lo dobbiamo a te che ci hai tenuto per mano in questo tempo malvagio.
Un dono è stato incontrarti e ti giuriamo che continueremo la tua lotta per un mondo migliore.
Una lacrima, una carezza e un abbraccio che accoglie caro Vir.
Ti vogliamo bene.
Laura Tussi e Fabrizio Cracolici

Testimonianza di Alfonso Navarra

Mi ha appena telefonato Laura Tussi che gli era vicina di casa a Nova Milanese. E’ morto Virginio Bettini, forse di infarto, nella sua abitazione, dove viveva solo. Aveva 78 anni. Antinucleare storico, già europarlamentare dei Verdi, allievo di Barry Commoner, stava per pubblicare un libro sulla crisi ecologica e i modi per superarla. L’ultimo suo intervento pubblico e’ stato nell’incontro dei comitati, il 19 settembre a Milano, riuniti presso la Panetteria occupata per organizzare iniziative contro le atomiche tattiche a Ghedi e la corsa al riarmo e alle guerre. Ha parlato in tono appassionato, ma anche con accenti pessimistici, della necessità di dare profondità’ scientifica alla nostra azione sapendo individuare come movimento il terreno di lotta del porre limiti sociali all’invadenza pericolosissima della tecnoscienza.

Laura Tussi e Fabrizio Cracolici con Virginio Bettini (a destra)

Note: Virginio Bettini intervistato per PeaceLink da Alessandro Marescotti e Laura Tussi https://libera.tv/2014/10/08/peacelink-intervista-virginio-bettini/

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Intervista a una giovane attivista per la Palestina: Vane Marinello

Un messaggio di pace, solidarietà e uguaglianza tra esseri umani

Intervista a una giovane attivista per la Palestina: Vane Marinello

“Sono arrivata ad un punto in cui non riuscivo più a stare zitta. Continuavo a pensarci e mi sono detta bisogna cogliere l’opportunità di cambiare qualcosa. Così ho cominciato a studiare, a leggere e informarmi, ad usare i social per comunicare, per far capire e informare le persone.
su PeaceLink: https://www.peacelink.it/ospiti/a/47978.html

L'impegno per la PalestinaQuali motivi ti hanno reso un’attivista per la Palestina?

“Perché lo fai? Come hai iniziato?” Sono mesi che mi rivolgono queste domande; sicuramente e purtroppo non è cosa comune interessarsi a certi argomenti come la Palestina.
Non sono cresciuta con queste idee; in proposito la società odierna non ti dirà mai cosa è successo, non ti racconterà mai la storia com’è andata veramente.

Tu collabori con molte associazioni per la Pace nel mondo e ti occupi di divulgazione sui social; qual è la tua esperienza?

Sono nata ad Aosta il 17 marzo del 1994 e mi sono diplomata nel sociale, in scienze sociali. Dopo un’infanzia e un’adolescenza travagliata sono partita per l’estero perché volevo viaggiare. Dall’Egitto alla Turchia dal Vietnam alle Canarie alla Tunisia. Ho conosciuto nazionalità, culture e lingue diverse. Ho iniziato a lavorare come Animatrice e nelle Relazioni pubbliche di vari hotel ma ascoltando lamentele futili per cose inutili 24 ore su 24, ho cominciato a riflettere su cosa è davvero importante nella vita.
Il mio ultimo viaggio nel febbraio del 2020 è stato proprio in Vietnam, con l’associazione “Volunteers for Peace Vietnam”: è un’organizzazione di volontariato senza scopo di lucro fondata nel 2005 con l’obiettivo di promuovere il volontariato come mezzo di scambio culturale ed educativo tra le persone per generare pace e amicizia, e come approccio per affrontare le questioni sociali. La visione di VPV è un mondo di pace, in cui tutte le persone convivono con rispetto reciproco, hanno pari opportunità per svilupparsi al massimo del loro potenziale e hanno rispetto per l’ambiente.
Questo il sito di riferimento: http://www.vpv.vn/
Con un gruppo di ragazz*, per un mese, nella zona di Sapa, abbiamo aiutato a costruire una scuola per le/i bambin delle elementari, vivendo assieme, preparando piatti tipici del posto, giocando con loro.

Perché la Palestina?

La parola Palestina non è mai facile da pronunciare, come non è facile essere donna e parlare di politica. Dicono che una delle cose più importanti per farsi accettare dalla società è di non imporre le tue idee politiche sulla gente. Ce lo inculcano fin da subito. Durante la mia vita, ho sempre sentito gente dire “stanne fuori, non immischiarti in politica e nell’attivismo perché una brava ragazza non impone le sue opinioni sugli altri; una brava ragazza sorride saluta e dice grazie! Una brava ragazza non mette a disagio le/gli altr* con le proprie opinioni”.
Sono arrivata ad un punto in cui non riuscivo più a stare zitta. Continuavo a pensarci e mi sono detta “la prossima volta che hai l’opportunità di cambiare qualcosa devi coglierla, sapendo cosa e chi vuoi rappresentare e che cosa vuoi dire”.
Così ho cominciato a studiare, a leggere e informarmi, ad usare i social per comunicare, un messaggio di pace, solidarietà e uguaglianza tra esseri umani per far capire e informare le persone.
Infatti, non basta dire “sono di destra o di sinistra” per sentito dire, ma occorre farsi una propria opinione politica studiando e leggendo senza farsi influenzare nel pensiero e nelle scelte.

Quali sono stati i tuoi riferimenti più importanti?

Rispetto alla Palestina, sono grata a un amico esperto della materia, che mi ha introdotto nell’argomento perché, come accennavo prima, conoscere la storia moderna della Palestina non è purtroppo una cosa scontata. Mi è bastata una serata di approfondimento e l’ascolto di molte storie per innamorarmi della questione, iniziare a studiare e informarmi.
Il mio primo libro è stato “Gaza. Restiamo Umani” del grande Vittorio Arrigoni (Manifestolibri, 2011) e dopo aver letto un libro così non puoi assolutamente rimanere indifferente. Volevo impegnarmi e dopo qualche ricerca ho contattato la magnifica associazione “Gaza Freestyle Festival” che opera nella Striscia Di Gaza dove ha in costruzione una rampa da skateboard per le/i Gazaw* e d’insegnare varie arti e attività sportive, come fotografia, calcio e altro. Il Covid-19 ha rimandato la mia partenza e nell’attesa di realizzarla mi sto dedicando alla divulgazione, anche nelle piazze, durante le manifestazioni, della questione palestinese.
Sono un’attivista di “Giovani e Palestina” che fa parte dei Giovani Palestinesi d’Italia.
Questo il Link di riferimento: https://www.facebook.com/giovanipalestinesi.italia/
Scrivo ogni tanto degli articoli per la pagina Facebook dei “Giovani palestinesi d’Italia”: un’associazione indipendente di ragazz* palestinesi o di origine palestinese presenti in tutta Italia. Penso che sia importante continuare a parlare della causa palestinese perché in mezzo a tutte le censure noi non molliamo; questa è una cosa che ho imparato dal popolo palestinese, la resilienza nonostante tutto.

Quali sono i tuoi programmi e quelli della tua associazione?

Non sento ancora la necessità di sistemarmi (di lavorare e di avere un lavoro fisso) e di fermarmi in un posto. Mi piace cambiare, conoscere sempre gente nuova e moltiplicare le esperienze.
Sono sicura che, la Palestina un giorno sarà libera, ma nel frattempo dobbiamo continuare a parlarne.
Da quando ho iniziato ad usare i social, per la causa palestinese, ho ricevuto molti messaggi di ringraziamento da chi non la conosceva e che adesso, grazie alle nostre parole, conosce e ne è più cosciente. Non dobbiamo aver paura di parlare e raccontare le cose come stanno. Dobbiamo manifestare e urlare i nostri pensieri. Dobbiamo batterci per la libertà della Palestina perché non c’è cosa più resiliente e meravigliosa del popolo Palestinese. Dobbiamo difendere i giusti livelli di informazione che esistono nella nostra società, dobbiamo parlare di politica. Voglio essere d’aiuto e ringraziare chi mi ha ispirato: voglio essere d’aiuto alla causa palestinese, non stare zitta; battermi, continuare a parlare nonostante mi si chieda di chiudere la bocca ed essere “una brava ragazza”.

“L’onda nera nel Lambro” Libro di Marco Fraceti

Recensione del libro di inchiesta di Marco Fraceti

“L’onda nera nel Lambro”

Il caso Lombarda Petroli e lo sversamento di idrocarburi del 2010 nel fiume Lambro. Prefazione di Vittorio Agnoletto. Mimesis Edizioni, collana Eterotopie.
Laura Tussi15 agosto 2020

Libro di Marco Fraceti

“L’onda nera nel Lambro. Il caso Lombarda Petroli e lo sversamento abusivo di idrocarburi” è un importante libro di inchiesta scritto dall’amico Marco Fraceti di cui ci ha fatto personalmente dono con una dedica che dimostra tutta la sua stima, per continuare a credere in “un altro mondo possibile”, parafrasando e ricollegandosi alla vita di impegno e sacrificio del nostro comune amico Vittorio Agnoletto.Vittorio Agnoletto, medico in prima linea contro lo strapotere e le ingiustizie perpetrate dalla giunta della regione Lombardia, ha scritto la prefazione di questo libro che denuncia e racconta, attraverso una narrativa che esplica con forza e coraggio le vicende di un territorio dominato dalla malavita, inquietanti domande sui perché del “mondo di mezzo” che purtroppo ostacola prepotentemente la pace, il destino e la vita del nostro martoriato paese.

L’autore Marco Fraceti è giornalista e scrittore impegnato in inchieste sulle infiltrazioni mafiose in terra di Brianza. Ha collaborato con Radio Popolare e è direttore dell’Osservatorio Antimafia di Monza e Brianza intitolato a Peppino Impastato. Fraceti racconta e denuncia che nella notte tra il 22 e il 23 febbraio 2010 una consistente, una mortifera, una abnorme onda nera, una quantità di tremila tonnellate di idrocarburi si riversa nel fiume Lambro, fuoriuscendo dai serbatoi di una azienda, la Lombarda Petroli a Villasanta, in provincia di Monza e Brianza.

In quella terribile e devastante notte, avviene uno degli scempi ambientali più disastrosi e gravi del nostro paese e il tutto con l’assenza di responsabilità e responsabili ancora ad oggi.

Marco Fraceti percorre indagini tramite piste non ancora battute che illuminano una vicenda davvero molto intricata, dove non si riescono a trovare i responsabili e a capire chi è stato e a dare risposte certe e concrete e attendibili. L’Autore effettua un’inchiesta autonoma e un’indagine parallela a quella svolta dalla Magistratura perché non si sofferma sulle apparenze e sulle risposte semplicistiche e non presta attenzione alle casualità e alle coincidenze.Il disastro ambientale sul fiume Lambro nel 2010

Con un impegno di indagine meticoloso e metodico e puntuale, l’autore verifica e analizza l’immane quantitativo di testimonianze e dati raccolti negli archivi e nei fascicoli giudiziari e li sovrappone con informazioni sul campo e con un’ampia mole di documenti e fascicoli di archivio provenienti da ulteriori inchieste giudiziarie condotte contro la criminalità organizzata nello stesso territorio: la Brianza.

Dalle indagini dell’autore risulta, trapela e si pone in rilievo una impressionante cartina di tornasole di collusioni tra illegalità, politica e bieche manovre affaristiche che deviano e disturbano una condizione di pace nella vita della benestante provincia brianzola, in apparenza tranquilla e serena.

Marco Fraceti dedica il libro alle ragazze e ai ragazzi di Fridays For Future che con le loro azioni e il loro altruismo e attivismo costituiscono un’alternativa vera, valida e costruttiva per un mondo, una madre terra e per un’umanità sull’orlo del tracollo e del collasso.

Note: Recensione realizzata con Fabrizio Cracolici

La vicenda https://it.wikipedia.org/wiki/Disastro_ambientale_del_fiume_Lambro

La sentenza della Cassazione
https://www.ilcittadinomb.it/stories/Cronaca/petrolio-nel-lambro-e-stato-disastro-colposo-la-cassazione-conferma-le-condann_1243871_11/

Massimo Sani: la Storia in Televisione 

Recensione

Massimo Sani: la Storia in Televisione

Quaderno n. 9 della serie «Inquadrature» a cura di Paolo Micalizzi. Comune di Ferrara – Servizio Manifestazioni Culturali e Turismo. Con il patrocinio del Comune di Ferrara: città patrimonio dell’umanità. Pubblicazione a cura della casa editrice Este Edition, aprile 2019
Laura Tussi

Laura Tussi e Fabrizio Cracolici

Massimo Sani

Massimo Sani: la Storia in Televisione 

Recensione di Laura Tussi e Fabrizio Cracolici

 

Nel quaderno n. 9 della serie «Inquadrature» a cura del critico cinematografico Paolo Micalizzi è ampiamente trattata la sterminata produzione e l’importante personalità di Massimo Sani – nato a Ferrara il 21 agosto 1929 e scomparso a Roma il 21 luglio 2018 – nella sua complessità poliedrica e eclettica, che ha fatto della televisione e del cinema gli strumenti attivi della grande ricerca storica del Novecento.

La città degli Estensi, Ferrara, nell’immaginario collettivo è sempre collegata e riconducibile a una perenne dimensione creativa rinascimentale, per le tante iniziative che pullulano al suo interno e l’implicita creatività artistica in tutti i suoi ambiti culturali. La città rappresenta il luogo emblematico e esemplare del cinema italiano che ha visto nascere e operare importanti registi tra cui Visconti, Antonioni, Vancini e lo stesso Massimo Sani: un’autentica fucina non solo di artisti, ma di registi impegnati a trasporre la vita e la storia nella pellicola cinematografica. Massimo Sani è stato uno dei più illustri rappresentanti della scuola cinematografica ferrarese perché da artista, chimico, appassionato musicofilo e inesausto esploratore di archivi quale fu, si è contraddistinto con opere che, insieme ai documentari di inchiesta e non solo di Antonioni, Vancini, Ragazzi, Pecora e molti altri, contribuiscono alla creazione e composizione del mosaico artistico fornito dalla città di Ferrara come tributo al cinema italiano della seconda parte del Novecento.

Massimo Sani nel 1958 viene incaricato dall’editore Arnoldo Mondadori – e in particolare dall’allora direttore del settimanale «Epoca», Enzo Biagi – di stabilirsi nella Germania Federale (prima a Francoforte, poi a Monaco di Baviera) per fare da corrispondente del noto gruppo editoriale milanese. Contemporaneamente, in questo periodo realizza molteplici opere per la Rai e la Televisione tedesca, tra cui Berlino 1937: arte al rogo (1965 edizione tedesca, 1967 edizione italiana) e La giustizia tedesca di fronte al nazismo (1964), inchiesta filmata sugli efferati crimini nazisti, fino alla realizzazione del documentario in due puntate L’ineffabile realtà (1969), inerente la letteratura italiana contemporanea con interviste a scrittori e autori operanti nell’ambito della cultura del nostro Paese, dal Neorealismo alla Neoavanguardia fino al «Gruppo 63» con Edoardo Sanguineti.

Con la collaborazione tedesca, Massimo Sani riesce a fornire un prezioso contributo e un apporto di prestigio e di alto livello alla difesa delle relazioni tra Italia e Germania dopo la seconda guerra mondiale. Proprio per questo suo intenso e costante impegno a favore dell’incremento delle relazioni culturali e artistiche tra i due paesi, nel febbraio del 2015 Massimo Sani è stato insignito, dall’allora Presidente della Repubblica Federale Tedesca Joachim Gauch, della «Verdienstkreuz am Bande», massimo riconoscimento al merito.

Molti sono stati, dopo gli anni tedeschi, i lavori televisivi per la Rai, tra cui lo sceneggiato sulle conferenze di pace della seconda guerra mondiale La guerra al tavolo della pace (1975, originale TV in 4 puntate con la collaborazione alla sceneggiatura di Italo Alighiero Chiusano e alla regia di Paolo Gazzara e la partecipazione, nelle vesti di attori, di Warner Bentivegna, Gianni Bonagura e Renzo Montagnani) e i film-inchiesta Testimoni del terrore (1980, riguardante la terribile persecuzione politica in Italia da parte della dittatura nazifascista), L’Italia in guerra (1983), Prigionieri (1987) – con Renzo Ragazzi e l’allora giovanissimo collaboratore Fabrizio Berruti, oggi giornalista e autore televisivo per la Rai -, Ieri la guerra, oggi la pace (1990), Quell’Italia del ’43 (1993), fino ad arrivare a Roma 1944: l’eccidio alle Cave Ardeatine (1994, nelle vesti di coordinatore di un gruppo di giovani registi del «Circolo Romano del Cinema Riccardo Napolitano»: Vincenzo Bianchi, Paolo Conti, Lucrezia Lo Bianco, Rita Montanari, Cristina Pasqua, Luigi Pompili e Luigi Rinaldi) e La guerra dimenticata. Viaggio tra i partigiani d’Abruzzo dal Sandro alla libertà, 1943-1945 (1995). Per molti dei suoi lavori Sani si servì della collaborazione di autorevoli storici come Angelo Del Boca, Claudio Pavone e Giorgio Rochat. Quest’ultimo sottolineò e valorizzò sempre il ruolo innovatore e di importante alternativa culturale e storica assolto dai film-inchiesta di Massimo Sani.

Angelo Del Boca, dal canto suo, considerava Massimo Sani un abile, poliedrico e eclettico perfezionista e professionista, ricordando il celebre teatro-inchiesta L’impero: un’avventura africana (1985), che realizzò – sempre per la Rai – in modo encomiabile con l’impareggiabile contributo dello stesso Del Boca.

Massimo Sani è un autore che non dichiara a tutti i costi la neutralità e l’obiettività ma rispetta altamente e sopra ogni evento il pluralismo ideologico, scegliendo le competenze, le conoscenze, le qualità e le abilità di autori, scrittori, storici più autorevoli, equilibrate e capaci di illuminare i temi e gli argomenti trattati da molteplici sfaccettature, angolature, punti di vista. Queste dichiarazioni, considerazioni e testimonianze si ricavano dalla pubblicazione a cura di Massimo Marchetti dal titolo Massimo Sani: un regista ferrarese di fronte alla storia, edita in occasione di una rassegna filmata e di una mostra per i suoi ottant’anni svoltasi a Ferrara nel 2009.

La Storia per Massimo Sani è stata alla base della maggior parte dei programmi realizzati per la Televisione e dalla grande passione per la musica che seppe fondere con le immagini in un unico grande esemplare progetto didattico e di comunicazione audiovisiva insieme al figlio Nicola Sani.

Massimo Sani ebbe un rapporto con la città di origine, Ferrara, sempre vivo, come testimoniato dal fatto che nel maggio 2016, ancora in vita, ha donato la sua intera opera all’Istituto di Storia Contemporanea, presieduto da Anna Quarzi, per un fondo a lui dedicato – il «Fondo Massimo Sani» -, curato da Massimo Marchetti e nato su iniziativa dei suoi figli Valentino, Nicola e Benedetto e della moglie Antonia Baraldi Sani e per volontà del Comune di Ferrara nella persona dell’allora vicesindaco e assessore alla cultura Massimo Maisto: un autentico patrimonio artistico e culturale in cui si intersecano cultura cinematografica e televisiva e giornalistica.

La ricerca scientifica come chimico, per Massimo Sani è stata importante, come ha dichiarato in un’intervista pubblicata sull’edizione ferrarese del quotidiano “Il Resto del Carlino” nel 1969. Infatti nell’intervista affermava che il fondamento scientifico della cultura è stato importante in quanto gli ha procurato un metodo di ricerca analitica sulla realtà, che applica sempre nella sua attività professionale, sia come giornalista sia come regista televisivo e cinematografico. Per Massimo Sani certamente l’influenza del Neorealismo è stata proficua e fondamentale, in quanto costituiva il contenuto portante della sua idea di fare cinema, non solo per la pura rappresentazione, ma perché presentava la verità della vita in tutti i suoi aspetti, come doveva essere mostrata, ma soprattutto perché avvicinava alla Storia e ai grandi temi storici del Novecento.

I parenti, gli amici, gli incaricati, gli attivisti che si dedicano a divulgare e a far conoscere la personalità e la professionalità di Massimo Sani e tutto ciò che rappresenta hanno molto a cuore e sposano la causa del cinema d’inchiesta, della Resistenza storica e della resistenza quotidiana, della televisione e del cinema d’autore, della sua grande passione politica, dell’amore per la verità, per la libertà e per l’onestà intellettuale che lo hanno sempre contraddistinto.

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Peppino Impastato vive!

In memoria di un giovane coraggioso che lottò contro la mafia

Peppino vive!

Il 9 maggio 1978 fu assassinato Peppino Impastato e nello stesso giorno venne ritrovato il corpo senza vita di Aldo Moro

8 maggio 2020

Laura Tussi e Fabrizio Cracolici

Peppino Impastato vive nella memoria di chi lo ha amatoRicordare e narrare la meravigliosa vita di Peppino Impastato è una grande opportunità per tutti noi.

Nato da una famiglia mafiosa, diventa il simbolo della lotta alla mafia.

Chi può conoscere e capire meglio che cos’è la mafia se non chi la vede da vicino?

Qui sta la grandezza di Peppino.

Pochi hanno avuto nella storia la capacità e il coraggio di combatterla così da vicino.

Cento passi dividono casa sua da quella del boss Gaetano Badalamenti.

Peppino fonda il giornalino “L’idea socialista” e aderisce al PSIUP – Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria e successivamente partecipa col ruolo di dirigente alle attività delle nuove formazioni comuniste, come il Manifesto e Lotta Continua.

Costituisce il gruppo Musica e cultura e nel 1977 fonda Radio Aut con cui denuncia i crimini e gli affari dei mafiosi di Cinisi, Terrasini e i malavitosi della Sicilia.

Importante la sua inchiesta sulla strage di Alcamo Marittima in cui vennero uccisi due Carabinieri e della quale furono accusati cinque giovani innocenti del posto.

Una vita ben spesa quella di Peppino che con le sue azioni e denunce pubbliche ha fatto emergere nei cittadini siciliani la consapevolezza di potersi opporre alla mafia.

Peppino era un ragazzo carico di vita che con Radio Aut demoliva i soprusi dei prepotenti, il potere mafioso che ottenebrava la sua Cinisi e il mondo intero. Sì, il mondo intero poteva sentire la voce di Peppino che da Radio Aut con una risata seppelliva il male, l’odio, il dolore. Una risata dissacrante che faceva riscoprire la bellezza dell’esistente soppiantata purtroppo dall’omertà, dalla prepotenza, dalla brutalità. La bellezza salverà il mondo e tutti gli esseri umani dall’imposizione dei poteri forti, dai privilegi e dai soprusi dei potenti che schiacciano i più fragili del pianeta. Gli occhi di un ragazzo pieno di un sentimento puro di bellezza e amore per la vita: una vita meravigliosa spesa per la causa della libertà contro la mafia e la sopraffazione per innalzare una risata d’amore verso il cielo… e da lassù Peppino ancora osserva le miserie del nostro agire umano, i nostri errori e orrori, ma il suo esempio è linfa vitale per tutti noi che crediamo ancora nel bene.

Vittorio Agnoletto: “Senza Respiro”

Campagna di crowdfunding “SENZA RESPIRO”

Vittorio Agnoletto: “Senza Respiro”

“Senza Respiro” sarà un’inchiesta indipendente sull’epidemia Coronavirus in Lombardia, Italia e Europa, che Vittorio Agnoletto coordinerà con l’aiuto dell’equipe dell’ “Osservatorio Coronavirus”. “Altreconomia” sarà l’editore di questo libro

Laura Tussi

Laura Tussi (e Fabrizio Cracolici)

SENZA RESPIRO - Libro di inchiesta

Niente sarà più come prima

Vittorio Agnoletto è un medico che da sempre conduce lotte per i principi fondamentali del vivere civile e per il diritto alla salute e al bene comune.

Pensare a “un altro mondo possibile” significa, nel senso pieno della parafrasi, che non esistono confini, luoghi di appartenenza nazionalistica e provenienza localistica e logistica, privilegi di pochi nei confronti di molti e se questa parola “mondialità” viene analizzata nel senso della condivisione di ciò che è diritto di ogni singola persona in quanto tale, ecco in questa visione riscontriamo il pensiero profondo che sta nell’impegno, nell’agire e nelle lotte di Vittorio Agnoletto.

Per Vittorio Agnoletto non rappresentano un freno le restrizioni e gli ostacoli che il potere e il sistema gli impongono e gli hanno sempre imposto. Anzi questi costituiscono impulso per un continuo agire quotidiano di lotte, rivendicazioni e azioni continue e cogenti e contingenti di un impegno per un futuro migliore che non deve essere la riproposizione di un passato stantio, di un “prima” nostalgico, ma deve farsi carico delle difficoltà e degli ostacoli del presente.

Tutti noi siamo grati a Vittorio Agnoletto per il suo grande impegno e per l’impareggiabile dedizione nei confronti del prossimo, in questa condizione contemporanea di emergenza planetaria. E questa estenuante prova rende Vittorio un vero professionista ricercatore e attivista.

Questa è la motivazione che ci spinge a sostenere il grande e importante Progetto che vede coinvolta l’equipe dell’ “Osservatorio Coronavirus”: Senza Respiro.

 

Carissimi
“Senza Respiro” sarà un’inchiesta indipendente sull’epidemia Coronavirus in Lombardia, Italia ed Europa, che coordinerò con l’aiuto dell’equipe dell’ “Osservatorio Coronavirus”. Venerdì 22 maggio è stata lanciata da “Altreconomia”, che sarà l’editore del libro, la campagna di crowdfunding sulla piattaforma Produzioni dal basso”.  Trovate tutte le informazioni al link https://www.produzionidalbasso.com/project/senza-respiro/

Come sapete dal 21 febbraio, giorno del primo caso di Covid-19 identificato a Codogno, mi occupo ininterrottamente dell’emergenza epidemica con l’Osservatorio, una realtà di lavoro volontario, costituita da Medicina Democratica e da “37e2”. In questi mesi, oltre a fornire informazioni e supporto alle tantissime persone che ci hanno contattato, ci siamo scontrati con le disastrose conseguenze di scelte compiute dai responsabili istituzionali, principalmente della Lombardia, ma non solo, che purtroppo hanno favorito la diffusione del virus. Scelte derivanti da errori, ma anche da decisioni politiche recenti e passate che hanno fortemente compromesso la capacità di reazione del nostro Servizio Sanitario di fronte ad una emergenza di sanità pubblica.

“Senza Respiro” ricostruirà le tappe che hanno scandito le diverse fasi del contrasto al Coronavirus attraverso sia una raccolta/rielaborazione di dati, sia attraverso le testimonianze, raccolte dall’Osservatorio, dei cittadini e del personale sociosanitario. Studieremo le cause e le responsabilità di quanto avvenuto e cercheremo di elaborare delle proposte per evitare che possa ripetersi una situazione simile. Il focus sarà sulla Lombardia ma con una finestra sull’Italia e sull’Europa, anche per capire come risposte istituzionali differenti hanno prodotto risultati diversi. Ho scelto di destinare i diritti d’autore all’ospedale Sacco di Milano, una struttura pubblica che ha svolto un ruolo fondamentale durante la fase più critica dell’epidemia. Ringrazio fin da ora tutti coloro che decideranno di sostenere questa nostra ricerca, che vuole essere un’opera di verità e giustizia.

Note: Trovate tutte le informazioni al link https://www.produzionidalbasso.com/project/senza-respiro/

Così si organizzarono per resistere al massacro e evitarlo

16 maggio 1944: quando Rom e Sinti fecero resistenza alle SS

Così si organizzarono per resistere al massacro e evitarlo

L’angelo della morte, il dottor Mengele, compiva esperimenti efferati sugli zingari. In quel giorno era previsto l’assassinio e il massacro di oltre 500 Rom e Sinti.
15 maggio 2020

Laura Tussi

Lager

Rom e Sinti il 16 maggio del 1944 organizzarono la prima rivolta che sia mai avvenuta in un lager: Auschwitz, per la precisione.L’angelo della morte il dottor Mengele compiva esperimenti efferati sugli zingari. In quel giorno 16 maggio 1944 era previsto l’assassinio e il massacro di oltre 500 Rom e Sinti. Il campo di concentramento adibito agli Zingari, “Zigeunerlager”, un campo nel campo nel Lager di Auschwitz- Birkenau, era un luogo di tortura dove il dottor Mengele effettuava i suoi studi sulla razza ariana e in particolar modo sui gemelli, considerando Rom e Sinti appartenenti a una “razza pura degenerata”.

Rom e Sinti, alcuni giorni prima, vennero avvisati dell’imminente presenza delle truppe SS e di un’operazione di rastrellamento all’interno del lager.

Così si organizzarono per resistere al massacro e evitarlo.

La strage fu evitata, ma in realtà fu rinviata al 2 agosto dello stesso anno. Questa strage è compresa nell’intero genocidio, eccidio e sterminio, il cosiddetto “olocausto degli zingari”, ossia il Porrajmos, traducibile come ‘grande divoramento’ perpetrato ai danni di Rom e Sinti: 500.000 persone assassinate dalla barbarie nazifascista, perché ritenute inferiori e non degne di vivere.

Quasi 3000 gitani, uomini, donne e bambini trovarono la morte nel crematorio numero 5 di Auschwitz-Birkenau, esattamente il giorno 2 agosto 1944.

La rivolta che precedette la strage, il 16 maggio 1944, fu davvero un evento particolare e incredibile, in quanto fu l’unica rivolta in assoluto avvenuta in un lager.

Gli zingari armati di utensili da lavoro in un lager contro le SS armate di tutto punto. I Rom e Sinti in quel giorno fatidico ebbero la meglio.

Ma la bestia umana divoratrice del nazifascismo fece scontare ai rivoltosi la loro imposizione e resistenza del maggio ’44, non violenta, con la strage del 2 agosto 1944, perpetrata dalle SS. Sembra incredibile e impossibile che una etnia sottomessa e vilipesa come quella dei gitani sia riuscita a organizzare una rivolta resistenziale in condizioni di vita davvero disumane e feroci, dove la fatica era immensa, il lavoro coatto e devastante e toglieva la dignità di ogni persona.

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Una analisi fenomenologica

Agenda Onu 2030 – Pace per l’umanità

Pace è Resistenza, resilienza, disarmo, nonviolenza e l’Onu con l’Unesco il suo mezzo attuativo

Pace nelle tue mani

Il termine pace dal latino pactum, pacere, ossia accordo prevede un’intesa che va oltre gli schematismi imposti dal sistema neoliberista e omologante. L’accordo, la pace sono modelli e metodi di intesa e di comunicazione innanzitutto nella duplicità dell’essere umani, ossia nel genere donna e uomo, femminile e maschile e anche nei percorsi transgender, omosessuali e transessuali, dove l’accordo e la pace e l’intesa sono sempre forme di resistenza e resilienza alle difficoltà imposte dal quotidiano. E soprattutto pace e resilienza rispetto ai molteplici problemi, come emergenze e minacce, che incombono sull’umanità, dalla paura delle pandemie, al terrore delle apocalissi nucleari all’indigenza e alla povertà che colpiscono gran parte dell’umanità, nella disuguaglianza sociale globale, dove l’1% della popolazione mondiale detiene il 99% dei beni comuni dell’umanità.

Pace è la parola ecumenica che accomuna le più varie culture del pianeta, le differenti popolazioni, minoranze genti, etnie, con i rispettivi culti, credi, fedi, religioni, che da un punto di vista agnostico rappresentano un dato culturale imprescindibile più che una visione cultuale, più che una presa di posizione di credo e di culto teologicamente e teoreticamente parlando. Infatti noi osserviamo la relazione e il dialogo tra fedi e religioni da un punto di vista fenomenologico, studiando e classificando i fenomeni appunto, l’evidenza dei fatti, degli eventi come si manifestano all’esperienza nel tempo e nello spazio. L’interscambio di incontro tra culture lo consideriamo un evento fenomenologico come avviene con il modello Riace. Un modello locale che diventa globale, ossia glocale, che dal particolare si apre all’universale, come specifico fenomenologico di interazione di culti e culture nella pace, nell’armonia, nell’equilibrio e nell’accordo: un patto tra gli esseri umani e madre terra. In un’ottica universalistica, in una visione di terrestrita’ circostante e dell’esistente, Riace come sinonimo e modello di pace potrebbe rientrare in una base pratica di coosviluppo tra nord e sud del mondo per risolvere i grandi problemi, le gravi emergenze e minacce del nucleare, della disuguaglianza sociale globale e dei dissesti climatici. Questi sono i grandi i ‘virus’ che infettano l’umanità e nostra madre terra. Le lobby mortifere del nucleare detengono un sistema sociale mondiale ingiusto dove un miliardo di persone vivono con due dollari al giorno e 821 milioni soffrono la fame. Le migrazioni sono causate da tutte queste sperequazione e dalle carestie, dal terrorismo, dalla guerra, dai disastri e dissesti ecologici e climatici e dalle manovre economiche.

Riace che fa rima con pace ha saputo conciliare in un piccolo borgo tutte queste contraddizioni, e questi virus e piaghe per l’umanità intera che è figlia di un villaggio globale, di una madre terra che il genere umano deve tutelare e salvaguardare dall’estinzione.

Per questo usiamo il motto Riace è la pace. Come microcosmo e crogiolo di bellezza, dove l’immagine estetica di colori, sguardi, volti, musica, odori e sapori producono il bello estetico, non estetizzante e fine a se stesso, ma una bellezza di cromie che salverà il mondo. Riace è la pace per l’umanità.

L’Agenda ONU 2030 pone nell’obiettivo pace, giustizia e istituzioni solide, vale a dire i cardini di questo patto stabilito tra gli uomini: un patto di pace che è sancito in tutte le carte della terra e nelle costituzioni e istituzioni nate dopo il grande trauma della seconda guerra mondiale. Dopo questo grande trauma, con un sussulto positivo di speranza, dalla resistenza partigiana antifascista, sono nate le grandi dichiarazioni dei diritti umani, l’ONU e da quest’ultima le cop per il clima a partire dal grande summit di Rio de Janeiro nel 1992. E non dimentichiamo il TPAN, ossia il trattato ONU varato a New York a palazzo di vetro nel luglio 2017 da 122 nazioni e dalla società civile organizzata nella campagna per l’abolizione degli ordigni nucleari Ican. Questo trattato Onu è stato una svolta per l’umanità e per il concetto pacifista e il movimento nonviolento: un passo mondiale imprescindibile per il disarmo nucleare universale che è valso a tutti gli attivisti e alle associazioni per la pace e per il disarmo nucleare che operano in Italia e in tutto il mondo il premio Nobel per la pace 2017.

Fare pedagogia della memoria, fare pedagogia della pace è quanto mai urgente e necessario in un mondo globalizzato che annienta e annulla gli ultimi per promuovere i più forti e i potenti.

 

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75esimo della Liberazione del campo di concentramento e sterminio di Mauthausen. La Deportazione e la Liberazione va raccontata ai giovani. E’ oggi più che mai importante la Pedagogia della Memoria e della Resistenza.
Laura Tussi

Il campo di concentramento di MauthausenIl 5 maggio 1945 è una data importante perché ha messo fine all’esistenza del campo di concentramento e sterminio di Mauthausen. Un campo di concentramento strutturato in molteplici sottocampi. Come precisa Fabrizio Cracolici, Presidente ANPI “Emilio Bacio Capuzzo” di Nova Milanese, da sempre attivo nella ricerca e nella valorizzazione della memoria e nella indagine storica contemporanea: “I sottocampi di Mauthausen erano moltissimi da Gusen a Ebensee, da Grein a al Castello di Hartheim, da Linz a Melk dove fu imprigionato lo stesso Shlomo Venezia”.

Mauthausen era un Lager adibito fondamentalmente alla deportazione di tutti gli oppositori politici al regime nazifascista che nel suo sistema considerava l’essere umano uno stucke cioè un pezzo, un oggetto da sfruttare fino all’esaurimento della propria forza e linfa vitale.

Il fenomeno concentrazionario è stato un vero e proprio cortocircuito tra l’essere o non essere umani. Tutto avveniva in una modalità disumanizzante: un uomo veniva reso e trasformato in un oggetto senza capacità di opporsi. Chi ha vissuto la deportazione in realtà ha strutturato metodi di resistenza e di resilienza tali da resistere ad un orrore inenarrabile che va aldilà di ogni immaginazione umana.

Già l’arresto e il famoso Transport, ossia il viaggio verso il Lager, rappresentava per il deportato un’esperienza estremamente traumatica e indescrivibile. Il peggio arrivava dopo. Scesi dal treno donne, vecchi e bambini venivano divisi, separati nei loro legami e portati in blocchi, strutture del Lager differenti, a seconda dell’uso che gli aguzzini volevano fare dei deportati, passando per cancelli che solitamente apportavano la scritta “il lavoro rende liberi”, tradotto in tedesco Arbeit Macht Frei. Solitamente i bambini sotto i 14 anni venivano inviati direttamente nelle camere a gas. Le donne venivano sfruttate, rinchiuse e si vedevano costrette a lavori umilianti e degradanti e estenuanti. Agli uomini venivano assegnati i lavori fisicamente più duri. Il dramma del Lager partiva quando una volta entrati, ogni persona veniva spogliata e privata di ogni avere. Ad ognuno di loro veniva assegnato un numero progressivo e un triangolo di colore diverso, in base alla ragione d’arresto con all’interno la sigla della nazione di provenienza. Nel caso specifico di Mauthausen, un campo di concentramento fondamentalmente per dissidenti politici, veniva assegnato il triangolo rosso con all’interno la sigla IT per gli italiani. I deportati venivano condotti poi alle baracche e, quando andava bene, con una tuta chiamata zebrata e un paio di zoccoletti di legno. Questi erano gli unici oggetti consegnati ai deportati.

Gli orrori e gli abusi più efferati sono avvenuti proprio sia nelle baracche che nei luoghi di lavoro coatto.

Ad esempio, portare grandi massi lungo scale impervie. E Mauthausen ne aveva una molto particolare e dura e impervia con 186 gradini e chiamata “La scala della morte”: questo lavoro coatto, che toglieva ogni forma di dignità al deportato, era una pratica comune. Pur di sfinire e umiliare, queste persone spesso venivano costrette dagli aguzzini a portare massi di grandi pietre da una parte all’altra del campo per vedersi costretti poi a riportarli al loro posto. Queste erano pratiche per annientare la volontà e la dignità delle persone.

E ora torniamo al concetto di Liberazione.

Il 5 maggio 1945 il campo di concentramento di Mauthausen viene liberato e queste persone, i deportati, quelli sopravvissuti hanno potuto raccontare al mondo quello che hanno vissuto: la loro tragica e inconcepibile realtà.

Qui è l’importanza del valore della Testimonianza.

Chi ha provato tali aberrazioni ha creato in sé la capacità di indignarsi e di opporsi ad ogni ingiustizia.

Testi fondamentali sono stati scritti da ex deportati nei campi di concentramento e sterminio nazifascisti. Ricordiamo Primo Levi e anche Vincenzo Papalettera con il suo celebre libro “Tu passerai per il camino” e “Vita e morte a Mauthausen”. Persone che hanno speso la loro esistenza per raccontare e testimoniare questi avvenimenti e per costruire una Pedagogia della Memoria e della Resistenza per e stimolare la capacità dei giovani all’indignazione e opposizione all’orrore, alla guerra e all’ingiustizia.

Perché oggi è importante che nel mondo della scuola si sviluppi la consapevolezza e la conoscenza di ciò che è avvenuto in un periodo storico non troppo lontano da noi?

I deportati oramai ci stanno lasciando, per ovvie ragioni anagrafiche e biologiche, ma le loro testimonianze, il loro impegno e la loro volontà di trasmettere conoscenza e valori stimola e sprona tutti noi a riflettere su ciò che è stato, affinché non si ripeta mai più nella Storia.

Questo sta veramente avvenendo?

Assistiamo a scene atroci di orrore in Libia, dove persone vengono concentrate e imprigionate in luoghi di detenzione senza la benché minima garanzia e tutela di sicurezza, di salute e sopravvivenza e l’Europa e il mondo opulento e i poteri forti e la macchina della guerra mondiale permettono tutto ciò.

Ecco perché è importante la Pedagogia della Memoria e della Resistenza. Perché sembra proprio che l’uomo non sia in grado di imparare dalla Storia, non sia in grado di cambiare i suoi stili di vita e il metodo di imposizione delle proprie egoistiche necessità a discapito di persone che invece vengono sfruttate e umiliate: gli ultimi della terra.

 

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25 aprile 2020

Laura Tussi e Fabrizio Cracolici

Il 25 Aprile del 1945 l’Italia è stata liberata dall’orrore e dall’occupazione nazifascista.

Questa attuale è la prima volta in 75 anni che non si celebrerà il Giorno della Liberazione in tutte le piazze d’Italia a causa di un evento che sta mettendo in ginocchio il vivere civile, sociale, politico, economico del mondo: l’emergenza pandemia.

Ma ancora più importante è tenere in considerazione quello che sta avvenendo a livello globale e planetario per mantenere alta l’attenzione sui valori e gli ideali contenuti nella grande esperienza della lotta partigiana antifascista che ha consegnato al mondo intero carte costituzionali e dettati di diritto internazionale: dobbiamo arrestare i nazionalismi, i sovranismi, i suprematismi e le dittature mascherate da democrazie. Ricordare e fare memoria della Resistenza non è un atto né scontato e né banale anzi è di fondamentale importanza attuale e contemporanea.

Molte sono le considerazioni e le analisi da fare in questo preciso momento storico. Una di queste riguarda la riemergenza in vasti settori della società nazionale e mondiale sotto l’influenza di ideologie fasciste, naziste, razziste e xenofobe, sotto forma di nazionalismo da parte di molte e troppe forze politiche nel mondo. Dall’Ungheria con Orban, alla Brexit, alle politiche antiecologiche e guerrafondaie americane di Trump, alla Turchia di Erdogan contro i Curdi, alla guerra in Siria, Libia e nello Yemen, alle tragiche guerre e ai criminali genocidi nel corno d’Africa, nella striscia di Gaza in Palestina colonizzata da Israele, all’asservimento dell’Europa alla Nato, all’export di armi e alla rincorsa al riarmo e alle logiche spietate dell’energia e degli ordigni nucleari e alla riemergenza del razzismo, del cattivismo dilagante e del qualunquismo antiegualitario che contrastano nettamente con le carte e le costituzioni nate dall’Antifascismo.

Come possiamo oggi dare valore e riconoscimento a questa grande esperienza di lotta per la pace e per i diritti umani che è stata la Resistenza?

L’unico modo è impegnarsi per costruire una società basata sulla forza del diritto e non sul diritto della forza che dia attuazione ai dettati costituzionali e che guardi ai cittadini come persone con tutte le loro rivendicazioni oltre ai loro doveri. Il rispetto delle leggi, la tutela di nostra Madre Terra, la salvaguardia dell’assetto ecologico e climatico planetario e dei diritti umani devono diventare una priorità che va oltre gli interessi personalistici di potenti e multinazionali che per i loro interessi non tengono minimamente in considerazione, anzi disprezzano la vita e la salute, ma guardano all’esclusivo e sporco guadagno e ricavo economico e alle speculazioni di ogni tipo e in ogni settore.

Dov’è la giustizia quando persone vengono abbandonate in mare perché si stabilisce che l’Italia non è un porto sicuro?

Dov’è la giustizia quando in una piena emergenza sanitaria, persone malate di coronavirus vengono trasferite in case di cura dove, invece che proteggere persone fragili, vengono messe addirittura a contatto con il virus e con la possibilità di sviluppare patologie che addirittura possono portare alla morte?

Queste sono le grandi lotte che gli attivisti per la pace nel mondo, quelli che saranno i nuovi partigiani, dovranno attivare per permettere all’intera umanità di salvarsi perché non ci si salva da soli, individualmente, ma solo tutti assieme possiamo salvarci.

L’esperienza della Resistenza Antifascista ha portato centinaia di Resistenti e Partigiani al sacrificio personale finalizzato alla conquista del bene comune. Questi sono i gli ideali e i valori che noi dobbiamo evidenziare e a cui credere convintamente e questa è l’importanza che ricopre oggi Anpi – Associazione Nazionale Partigiani nella società tutta, perché ricordare di avere come stella polare questi valori e ideali è per tutti noi una opportunità per uscire finalmente da un periodo oscuro e da diverse epoche atroci per l’umanità intera. Basti ricordare il periodo della strategia della tensione, le stragi neofasciste a cui molte forze sociali e politiche si sono opposte per donare un nuovo e futuro periodo di pace vera basato sui valori fondanti della giustizia sociale e del rispetto istituzionale.

Resistenza è stata lotta, sacrificio, guerra, deportazione.

Ora Resistenza è indignazione e denuncia.Resistenza

Note: Per non dimenticare questi tragici eventi segnaliamo l’archivio Lager e Deportazione del progetto inerente la memoria storica e la pace dal titolo Per non dimenticare di cui siamo referenti e promotori con le città di Nova Milanese e Bolzano: una autentica realtà di impegno e attivismo in vari settori della società civile per promuovere gli ideali della memoria storica e della pace in tutto il mondo.

Questo il Link di riferimento:

https://www.peacelink.it/pace/a/37386.html