Il Fatto Quotidiano: David Maria Turoldo, il Resistente

Recensione al libro

David Maria Turoldo, il Resistente

25 Aprile, il frate ‘resistente’ David Maria Turoldo che organizzò la lotta in convento: “È un modo di essere, dà ragione e concretezza alla fede”

24 aprile 2021

Alex Corlazzoli
Fonte: Il Fatto Quotidiano

Recensione al libro David Maria Turoldo, il Resistente su Il Fatto Quotidiano

Di lui si è parlato e scritto parecchio dando lustro al suo spirito innovatore all’interno della Chiesa, alle sue opere poetiche, al suo sostegno alla cultura, ma non si mai detto più di tanto della sua partecipazione alla battaglia per la Liberazione. A farlo è un libro edito da Mimesis con un titolo assai eloquente: “David Maria Turoldo, il resistente” a cura di Guerino Dalola e dell’Associazione nazionale partigiani italiani di Franciacorta

 

Teologo, filosofo, scrittore, poeta ma anche antifascista impegnato in prima linea. David Maria Turoldo, il frate morto nel 1992, è stato un protagonista della Resistenza. Di lui si è parlato e scritto parecchio dando lustro al suo spirito innovatore all’interno della Chiesa, alle sue opere poetiche, al suo sostegno alla cultura ma non si mai detto più di tanto della sua partecipazione alla battaglia per la Liberazione e delle sue riflessioni sul fascismo.

A farlo è un libro edito da Mimesis con un titolo assai eloquente: David Maria Turoldo, il resistente a cura di Guerino Dalola e dell’Associazione nazionale partigiani italiani di Franciacorta. Non è un caso se gli autori non parlano di un frate “partigiano” ma di un monaco “che resiste” perché il fulcro del libro e del pensiero di Turoldo è proprio questo: “La Resistenza è un modo di essere, il solo che dia ragione e concretezza e pienezza alla fede: essere per sempre dalla parte dell’uomo”.

Un concetto che viene esplicitato anche dal giornalista Vittorio Gorresio che scrive l’introduzione ad un libro del frate: “Il fascismo è uno stato d’animo, dice Turoldo, prima di essere un partito politico e occorre innanzitutto esaminare certi atteggiamenti che non sono coscientemente fascisti, ma possono essere premesse di fascismo; per esempio la cosiddetta maggioranza silenziosa”.
Ma non vogliamo limitarci solo alle parole del monaco. Il suo impegno contro il fascismo è, infatti, concreto anche se poco conosciuto: Turoldo crea e diffonde dal suo convento il periodico clandestino l’Uomo. Nel convento di Milano avvengono riunione segrete del Comitato di liberazione nazionale per l’alta Italia e sempre tra le sacre mura si tiene la messa di suffragio per l’uccisione di Curiel.

Il libro rivela persino che sotto la cupola della Chiesa del Convento di San Carlo – proprio dove dormivano padre Turoldo e padre Camillo Dal Piaz – da ben prima dell’armistizio era incominciata la raccolta delle armi: “Non è un caso – afferma padre David Maria – che già nel luglio 43, proprio il giorno dopo la caduta di Mussolini, io e padre Camillo…abbiamo cominciato, senza attendere l’8 settembre, a organizzare la Resistenza con un gruppo dei nostri giovani di San Carlo”.

L’idea di un frate mite e solo letterato è distante dalla realtà. Il testo edito da Mimesis ricorda che la rivista Civiltà Cattolica nel novembre 1992, in occasione della morte di Turoldo. in un articolo scriveva: “È stato uno degli spiriti più vivaci del nostro tempo. Gli aggettivi che meglio lo qualificano sono quattro: ribelle, impetuoso, drammatico e fedele”. La Resistenza per Turoldo non si è mai conclusa: per lui è “l’avvio di un percorso di vita che non avrà mai fine sia perché la libertà non è definitiva e deve essere difesa e ricostruita giorno per giorno, sia perché coinvolge l’esistenza umana in tutte le sue espressioni”. La Resistenza per Turoldo non è mai finita, non è un episodio, deve essere una scelta di vita.

Note: Il Fatto Quotidiano – Recensione del libro di Guerino Dalola, David Maria Turoldo, il Resistente, Mimesis Edizioni. Prefazione di Laura Tussi e Fabrizio Cracolici:

https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/04/24/25-aprile-il-frate-resistente-david-maria-turoldo-che-organizzo-la-lotta-in-convento-e-un-modo-di-essere-da-ragione-e-concretezza-alla-fede/6175665/

La Provincia di Sondrio – Padre Turoldo, il Partigiano

https://www.peacelink.it/ospiti/a/48379.html

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Libro Memoria e futuro in tutte le librerie dal 6 Maggio 2021

Libro Memoria e futuro, Mimesis Edizioni in tutte le librerie dal 6 maggio 2021

 

Il libro Memoria e futuro, Mimesis Edizioni è frutto di un lavoro collettivo portato avanti dai Disarmisti esigenti nati dall’appello Esigete! Un disarmo nucleare totale di Stéphane Hessel e Albert Jacquard e dai loro stretti collaboratori, membri anch’essi di ICAN, la Campagna Internazionale per la messa al bando delle Armi Nucleari, Premio Nobel per la Pace nel 2017. Memoria e futuro è focalizzato sulla cultura della pace del XXI secolo e lancia la proposta di una Rete per l’Educazione alla Terrestrità (RET).

La RET è orientata verso una cittadinanza planetaria organicamente pervasa di coscienza ecologica e strutturata su un ordinamento internazionale, “per assicurare la pace e la giustizia tra le Nazioni” (art. 11 della Costituzione italiana), che riconosca e tuteli i diritti dell’unica umanità e della natura. Collegandosi all’iniziativa della Carta della Terra

dell’UNESCO, la RET include, per l’appunto, l’omonimo progetto “Memoria e futuro”, esposto in queste pagine nelle sue finalità, nei suoi obiettivi e nelle sue scadenze (progetto erede dell’esperienza dell’iniziativa “Per non dimenticare” di Nova Milanese e Bolzano).

Il libro è stato scritto nel periodo di attesa dell’entrata in vigore ufficiale, fissata al 22 gennaio 2021, del Trattato per la proibizione delle armi nucleari, il TPAN (TPNW in inglese), e si propone come strumento di lotta per una mobilitazione politica di base, considerata decisiva per un futuro di progresso dell’umanità, consapevole della necessità di un lavoro culturale adeguato come retroterra: un lavoro che affondi le sue radici nella memoria valorizzante l’esperienza della Resistenza, caratterizzata dal valore dell’amore per l’umanità. L’identificazione della Resistenza con il punto di vista e il riscatto degli sfruttati e degli oppressi è la continuità da conservare e da integrare con il valore del rispetto verso il sistema complessivo della vita….” continua

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Il Dialogo per la Pace. Pedagogia della Resistenza contro ogni razzismo

Mimesis Edizioni: http://mimesisedizioni.it/libri/fuori-collana/mimesis/il-dialogo-per-la-pace.html

IL DIALOGO PER LA PACE

Il Dialogo per la Pace richiama a un impegno all’interno degli ambienti A.N.P.I. (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), nella Scuola e nell’Associazionismo sociale e culturale, per attualizzare e realizzare il monito del Partigiano, Deportato e Padre Costituente dell’ONU Stéphane Hessel :”La nonviolenza è il cammino che dobbiamo imparare a percorrere”. Il nostro contributo si focalizza su una innovativa “Pedagogia della Resistenza” (“Creare è resistere, resistere è creare”, sempre Stéphane Hessel) che porti a riconoscere l’Essere Umano quale appartenente a un’unica razza: la razza umana. Per questo motivo il libro rievoca il motto di Vittorio Arrigoni “Restiamo Umani”, nel continuare a credere convintamente in un mondo senza bandiere, barriere, limiti, confini. La “coscienza planetaria” realizza un’appartenenza culturale e cosmopolita della donna e dell’uomo contemporanei, sempre uguali nei diritti e diversi nei propri caratteri, indipendentemente da ogni longitudine e latitudine, “contro ogni razzismo”.

Con i contributi culturali di: Daniele Biacchessi, Giulio Giorello, Alberto L’Abate, Alessandro Marescotti, Alfonso Navarra, Daniele Novara, Nanni Salio, Brunetto Salvarani, Giovanni Sarubbi, Olivier Turquet.

Laura Tussi, docente, giornalista e scrittrice, si occupa di pedagogia nonviolenta e interculturale. Ha conseguito cinque lauree specialistiche in formazione degli adulti e consulenza pedagogica nell’ambito delle scienze della formazione e dell’educazione. Collabora con diverse riviste telematiche come www.pressenza.com/it/www.peacelink.itwww.ildialogo.org. Autrice dei libri: Sacro (2009), Memorie e Olocausto (2009), Il Dovere di ricordare (2009), Il Pensiero delle Differenze (2011), Educazione e Pace (Mimesis 2012), Un racconto di vita partigiana – con Fabrizio Cracolici, Presidente ANPI Nova Milanese (Mimesis 2012), Dare senso al tempo – Il Decalogo Oggi. Un cammino di Libertà (2012). Collabora con con diverse riviste di settore, tra cui: “Rassegna dell’Istruzione”, “Scuola e Didattica”, “CEM Mondialità Rivista Anarchica”. Promotrice del Progetto “Per Non Dimenticare” della Città di Nova Milanese e Bolzano e del Progetto Arci Ponti di Memoria (www.lageredeportazione. org e www.pontidimemoria.it). www.youtube.com/lauratussi

Fabrizio Cracolici è tecnico nel settore ferroviario. Si occupa di ricerca storica contemporanea ed è nipote di Ignazio Cracolici, capostazione ferroviario, inviato al confino in Istria/Dalmazia durante il ventennio, per avere ripudiato il fascismo. È Presidente della sezione ANPI di Nova Milanese. È autore del libro Un racconto di vita partigiana. Il ventennio fascista e la vicenda del Partigiano Emilio Bacio Capuzzo (Mimesis 2012), con Laura Tussi.

Padre Turoldo, il Partigiano

Su La Provincia di Sondrio.
Un saggio indaga attraverso testimonianze questo aspetto del sacerdote

Padre Turoldo, il Partigiano

Guerino Dalola ha raccolto una serie di ricordi di chi ha lavorato con il religioso durante la Resistenza. Resoconto della Presentazione del Libro “Turoldo, Il Resistente” presso la Libreria Il Mosaico di Tirano

Libro Mimesis "David Maria Turoldo, il Resistente"

David Maria Turoldo, il Resistente (Mimesis Edizioni). È stato poeta, filosofo, sacerdote, autore, traduttore, fondatore di riviste e giornali.

La convinzione cristiana della dignità insopprimibile di ogni uomo ha fatto di lui anche un resistente antifascista – come osservano nella prefazione la giornalista Laura Tussi e Fabrizio Cracolici – e lo ha spinto a combattere tutta la vita contro ogni forma di oppressione politica, sociale e culturale. Di questo tratto di padre Turoldo si è parlato nell’incontro online promosso dalla Libreria Il Mosaico di Tirano e che è il centro del libro, scritto da Guerino Dalola nell’ambito di Anpi Franciacorta Brescia.

David Maria Turoldo, il Resistente.

Il saggio è la naturale elaborazione delle testimonianze di chi ha avuto frequentazioni assidue con Turoldo: Donatella Rocco, Antonio Santini, Mino Facchetti, Pierino Massetti, Gianfranco Campodonico.

Durante il pomeriggio il primo ricordo è andato a Bruno Ciapponi Landi, che ha perpetuato la memoria dell’amico Turoldo e di padre Camillo De Piaz.

Fra i due religiosi entrambi legatissimi alla madonna di Tirano c’era una Fratellanza cristiana.

“L’eredità ideale e valoriale di padre Turoldo è universale e tocca tutti noi” ha esordito il libraio Alberto Gobetti.

L’idea di lottare, per cui dal disumano si conquisti l’umano, è un tema destinato a interrogarci sempre.

Pensiero condiviso dall’assessore alla cultura Sonia Bombardieri, secondo cui il pensiero dei serviti è attuale anche oggi per tante ragioni.

Anche a Tirano abbiamo chiamato il programma culturale su Turoldo, “Il resistente uomo”, identificando la resistenza di padre David non solo come quella legata al periodo bellico, ma anche la resistenza come forma di vita.

A Tirano ci siamo presi un impegno portare avanti una scuola di padre Camillo De Piaz che sia anche scuola di padre David, un momento annuale, speriamo di iniziare presto, un percorso di riflessione sui punti fondamentali che sono l’eredità culturale, storica, religiosa e laica che entrambi ci hanno lasciato.

Pierino Massetti di Anpi ha ricordato come padre Turoldo sia stato riconosciuto come partigiano – la sua è stata una resistenza non armata – ma nessuno ne ha mai parlato.

Guerino Dalola, che ha conosciuto Turoldo, ha rimarcato: Partigiano non è una parolaccia.

La resistenza è per tutti, per sempre.

Donatella Rocco, d’altro canto, ha ricordato una virtù di padre David: la coerenza come traduzione in pratiche del pensiero. Uno dei suoi fondamentali insegnamenti è stato il martellare in noi giovani questi concetti: studia, preparati alla vita, impara bene il lavoro che sceglierai.

Ricordo la sua capacità di ascolto, un ascolto con estrema attenzione e curiosità.

Sia lui sia Camillo De Piaz ascoltavano chiunque, intuivamo che avevano una conoscenza e una preparazione grande, ma si mettevano dal punto di vista di chi ascoltava e questo ci dava un senso di rispetto, ci sentivamo tenuti in considerazione.

Ci hanno insegnato anche a prenderci le nostre responsabilità e dunque a fare delle scelte.

L’insegnamento era: quando sei in una situazione di dubbio, mettiti sempre dalla parte dell’ultimo, in ogni senso. Cosa rimane di queste grandi persone? se ognuno, nella sua misura e nel suo quotidiano, può fare riferimento a queste domande, allora forse può avvicinarsi in un filone di speranza.

In fondo questi sono personaggi che sapevano credere nell’uomo: prima sii uomo, poi vedi di essere cristiano, dicevano.

Fabrizio Cracolici ha parlato della Resistenza come messaggio per i giovani del futuro, mentre Laura Tussi ha ricordato l’impegno di Turoldo per porre fine a qualsiasi tipo di guerra, il suo attivismo politico in difesa degli ultimi e degli oppressi: nel 1978 è stato invitato ad un congresso sul disarmo, ha spiegato Tussi, dove ha conosciuto Carlo Cassola, grande scrittore degli ultimi che ha scritto la rivoluzione disarmista che lo ha messo ai margini dell’establishment.

Padre Antonio Santini dei Servi di Maria ha ricordato il concetto caro a padre Turoldo: la povertà placenta di tutti i valori. Nella mia vita non ho mai voluto abolire la povertà, ma la miseria – dice padre David – la povertà è la placenta di tutti i valori.

Oggi, in questo tempo così balordo e diseguale, in un tempo nel quale sempre più si concentrano ricchezze nelle mani di pochi….Vorrei che fossimo tutti convinti di quanto sia giusta la tesi condivisa oggi anche da scienziati, di rifarci alla povertà, quale valore ispirante la stessa economia. E ancora: la disgrazia sta nel negare la povertà, invece di accoglierla, sta nel volerne uscire da soli o nel pretendere di non appartenervi o di esserne usciti. La povertà è una dimensione essenziale all’uomo.

Clara Castoldi

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Libro “E anche questa è la mia vita”

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Il libro dal titolo “…E anche questa è la mia vita…” di Rita Trinchieri è una profonda autobiografia di una giovane che vive il dopoguerra, il 1968, gli anni di piombo con il ricordo e le narrazioni del padre, un internato militare italiano, sopravvissuto all’orrore nazifascista, con le ferite che portava dentro per la deportazione e l’internamento in un Lager.

Rita è una vera amica e con lei abbiamo organizzato varie presentazioni del libro “Un racconto di vita Partigiana” con il Deportato Partigiano Emilio Bacio Capuzzo nostro grande e comune amico e maestro e padre mitico e storico. Per questo motivo, per questo profondo legame intellettuale e ideale che ci unisce, ho deciso di dedicare una mia recensione a questa profonda e vissuta opera autobiografica di Rita Trinchieri.

A questo ‘parto’ intellettuale e culturale ho deciso convintamente di dedicare questo mio scritto, perchè si tratta di una autobiografia travagliata che narra di una esistenza, di più esistenze, di persone che hanno vissuto i disagi e le sofferenze e le difficoltà di un passato tremendo e difficile da dimenticare: che anzi tutti noi dobbiamo costantemente contemplare e studiare, perchè esso è il nostro passato, la nostra Storia….per non dimenticare.

L’immagine di copertina del bellissimo e importante libro è tratta da sporadiche elucubrazioni pittoriche in cui Rita si è cimentata dopo essere andata in pensione.

È la sua prima tela e lei la considera un prodigioso evento creativo dal momento che prima non aveva mai preso in mano una matita e un colore per disegnare. Ha voluto rappresentare un percorso, un viaggio, il suo procedere affannato nella vita, l’avvicendarsi dell’esistenza attraverso spazi solitari che le permettessero di incontrare se stessa come ha cercato di mettere in evidenza in questa sua opera autobiografica: una storia nella Storia. Questo racconto molto intimo, personale e importante, che si evince anche dal dipinto nella copertina, mantiene fermo il contatto con la natura di cui Rita sente costantemente esigenza. Il libro come il dipinto rappresentano la sua vita colma di vuoti e di pieni, spazi affollati, silenzi solitari e vitali: tante presenze e assenze che riempiono i suoi pensieri, le sue giornate. Vivere oggi con l’insegnamento di ieri e andare avanti verso il domani con la voglia di esserci…

Su una cosa non aveva dubbi Rita quando era giovane: non sarebbe mai stata come lei, sua madre “una normale”, una che rispecchiava i canoni tradizionali che la società imponeva.

Rita voleva cambiare il mondo.

Aveva questa missione e nella sua testa di ventenne negli anni del 1968, gli anni di piombo, delle tensioni e rivendicazioni e lotte sociali, voleva fare grandi cose, lasciare un segno su questa terra.

Voleva fare la rivoluzione.

Lei puntava più in alto di sua madre: voleva diventare giornalista per far sapere in modo veritiero al mondo ciò che accadeva e che l’informazione del sistema teneva nascosto.

Voleva fare l’ambasciatrice. Voleva impegnarsi a portare cibo e acqua in quelle parti del mondo dove per mancanza di questi elementi si moriva soprattutto.

Era il sogno nel cassetto di milioni di giovani: chi più convinto, chi per moda o per noia, alla fine i giovani come Rita si ritrovavano sempre per parlare di ciò che non piaceva, che non funzionava e come fare per cambiare il sistema di potere e parlavano e disquisivano davvero tanto sul mondo che li circondava e su quello che poteva esistere forse solo nei pensieri, nei loro pensieri.

Rita in questa sua lunga autobiografia descrive le nonne Vittoria e Giulia; la vita in famiglia con il ricordo di un bombardamento del palazzo del sole durante la guerra e gli anni del dolore per la sua famiglia e per il padre internato militare in un campo di concentramento e di sterminio nazifascista. Descrive i segni del Lager, la tragica esperienza del padre; si sofferma sulla sua amica ansia, la sua amica curiosità, il suo bisogno di condivisione, la sua libertà e poi sostanzialmente i suoi viaggi e poi…c’è il mondo.

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Un progetto per cambiare il mondo

La “Terrestrità” è un neologismo creato da Alfonso Navarra, il portavoce dei Disarmisti esigenti

Un progetto per cambiare il mondo

Il progetto Memoria e Futuro, all’interno della Rete per l’educazione alla “Terrestrità”, è formalmente un “settore” dell’associazione Kronos Pro Natura, la quale fa appunto parte della coalizione dei Disarmisti Esigenti.

Memoria e Futuro

Il libro Memoria e futuro, in prossima uscita con Mimesis Edizioni, è strumento scientifico e culturale della promozione della Rete di educazione alla cultura della “Terrestrità”, progetto promosso dai Disarmisti esigenti.

La coalizione disarmista, nata rispondendo a un appello di Stéphane Hessel, il partigiano tra gli estensori della “Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo”,  è tra i membri italiani di ICAN, la Campagna internazionale per la proibizione delle armi nucleari, organizzazione insignita del premio Nobel per la pace nel 2017.

Il progetto Memoria e Futuro, all’interno della Rete per l’educazione alla “Terrestrità”, è formalmente un “settore” dell’associazione  Kronos Pro Natura, la quale fa appunto parte della coalizione dei Disarmisti Esigenti.

La “Terrestrità” è un neologismo creato da Alfonso Navarra, il portavoce dei Disarmisti esigenti, nonviolento “storico” che ha pagato con varie detenzioni il suo impegno per la pace, lo smantellamento degli euromissili, l’obiezione di coscienza antimilitarista e l’istituzione del servizio civile, la chiusura dei progetti nucleari in Italia.

“Terrestrità” è, in sostanza, un aggiornamento di una concezione ancestrale: la specie umana appartiene alla Terra, e non è il contrario, non può arrogarsi di essere “padrona” della Natura.

L’aggiornamento sta nel mettere insieme internazionalismo sociale (sfruttati e oppressi di tutti i Paesi unitevi!), responsabilità comune verso l’unico ecosistema planetario ed infine ordinamento internazionale come nonviolenza efficace: l’affermazione della forza del diritto e dei diritti a livello mondiale che deve prevalere sul diritto della forza armata.

La missione di Disarmisti Esigenti, con il progetto Memoria e futuro, consiste nella condivisione e nella valorizzazione del grande patrimonio inestimabile della memoria della resistenza al nazifascismo con uno sguardo rivolto a un futuro possibile, a “un altro mondo possibile”: all’insegna della Terrestrità collegata e correlata ai temi della pace, dell’ambiente e della giustizia sociale.

Il presupposto della cultura della Terrestrità è il pensiero ancestrale dei popoli indigeni, ossia quello per cui è l’essere umano che appartiene alla Terra e non è la Terra ad appartenere all’essere umano; questo non in base a una visione religiosa e mitologica, ma con presupposti scientifici correlati all’evoluzione dimostrata della specie umana, animale e vivente.

Le premesse della Terrestità vanno rintracciate anche negli scritti giovanili di Marx che parlava già di umanesimo naturalistico e il tutto è stato elaborato sul paradigma della complessità da Morin a Hessel.

Un punto importante, una delle premesse della cultura della Terrestrità, è l’antifascismo sociale, che è tutt’uno con l’internazionalismo per un’umanità unica che deve e ha l’obbligo di salvaguardare e tutelare la specie vivente e la “Madre Terra” in base a una coscienza ecologica planetaria.

Questi punti devono essere riconosciuti, e in parte già lo sono, dal diritto internazionale che coincide con la nostra prospettiva e visione di nonviolenza efficace: i progressi del diritto internazionale contro il sovranismo assoluto degli Stati.

Un principio già contenuto nell’articolo 11 della Costituzione italiana che afferma: “(l’Italia) consente alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”.

Tutte queste premesse e spunti e argomenti rientrano nel grande lavoro della pace del XXI secolo di cui il Trattato ONU di Proibizioni per le Armi Nucleari e le Cop per il clima – gli accordi di Parigi per la decarbonizzazione entro il 2050 – sono solo un tassello, insieme alle Costituzioni Nazionali nate dalla lotta al nazifascismo e alla dichiarazione universale dei diritti umani, alla Carta della terra e l’Agenda Onu 2030.

Come associazione Disarmisti Esigenti abbiamo una piattaforma web rivolta alle scuole, al mondo complesso dell’attivismo e dei ricercatori indipendenti e universitari con un canale video dal titolo: “Siamo tutti i premi Nobel per la pace con Ican”, creato dai Disarmisti Esigenti come strumento comunicativo che contiene testimonianze sul progetto storico del diritto internazionale ossia l’abolizione degli ordigni di distruzione di massa nucleari.

Il canale video siamo tutti premi Nobel per la pace con Ican è un progetto ambizioso per la didattica della memoria viva e articolata ed è in collaborazione con il bollettino telematico Il Sole di Parigi, organo di Kronos Pro Natura.

Tutto questo diventerà una web TV con canali tematici comprendenti temi riguardanti l’educazione e la cultura della Terrestrità, in cui comprendiamo anche il modello universale e sociale di Riace esportabile in tutto il mondo. Inoltre sono predisposti materiali e archivi storici dalla fondazione Massimo Sani, uno dei più grandi registi di storia contemporanea che ha collaborato moltissimo con la Rai, fino al progetto “Per non dimenticare” sulla deportazione politica con oltre 220 video testimonianze di deportati civili per motivazioni politiche nei campi di concentramento e di sterminio nazifascisti e un archivio su Genova 2001, che comprende materiali video sul movimento altermondialista in opposizione al summit del G8 svoltosi a Genova nel 2001, in collaborazione con Vittorio Agnoletto.

Abbiamo anche una sezione musica di impegno civile con cantautori per la pace e un archivio di pedagogia della memoria con centinaia di articoli pedagogici, libri, scritti e eventi e locandine di eventi delle innumerevoli presentazioni in pubblico dei libri prodotti.

Sono previsti anche corsi di formazione di didattica della memoria.

Il progetto Memoria e futuro che si ricollega alla rete di educazione alla cultura della Terrestrità propone e promuove anche l’appello No Arsenali, Si ospedali.

E’ un’iniziativa volta alla riduzione delle spese militari e nucleari e alla loro conversione in spese sociali, nell’ambiente, nell’istruzione, nella cultura.

Nel nostro progetto faremo confluire la parte vitale dell’esperienza del progetto “Per non dimenticare”, un importante archivio di materiale di testimonianze e di documentazione sulla memoria della deportazione politica – dovuto anche al lavoro decennale di Fabrizio Cracolici con la collaborazione della sottoscritta – e intendiamo ribadire la collaborazione con gli ambienti ANPI che continueranno a rappresentare un circuito importante per i nostri incontri culturali in pubblico.

Canale video “Siamo tutti Premi Nobel per la Pace con Ican”:

https://www.youtube.com/channel/UCFWikKgRr7k21bXHX3GzE9A

Tutti gli articoli di Laura Tussi sul sito PeaceLink.it in collaborazione con Fabrizio Cracolici.

https://www.peacelink.it/tools/author.php?u=437

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Un progetto per cambiare il mondo

La “Terrestrità” è un neologismo creato da Alfonso Navarra, il portavoce dei Disarmisti esigenti

Un progetto per cambiare il mondo

Il progetto Memoria e Futuro, all’interno della Rete per l’educazione alla “Terrestrità”, è formalmente un “settore” dell’associazione Kronos Pro Natura, la quale fa appunto parte della coalizione dei Disarmisti Esigenti.

Memoria e Futuro

Il libro Memoria e futuro, in prossima uscita con Mimesis Edizioni, è strumento scientifico e culturale della promozione della Rete di educazione alla cultura della “Terrestrità”, progetto promosso dai Disarmisti esigenti.

La coalizione disarmista, nata rispondendo a un appello di Stéphane Hessel, il partigiano tra gli estensori della “Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo”,  è tra i membri italiani di ICAN, la Campagna internazionale per la proibizione delle armi nucleari, organizzazione insignita del premio Nobel per la pace nel 2017.

Il progetto Memoria e Futuro, all’interno della Rete per l’educazione alla “Terrestrità”, è formalmente un “settore” dell’associazione  Kronos Pro Natura, la quale fa appunto parte della coalizione dei Disarmisti Esigenti.

La “Terrestrità” è un neologismo creato da Alfonso Navarra, il portavoce dei Disarmisti esigenti, nonviolento “storico” che ha pagato con varie detenzioni il suo impegno per la pace, lo smantellamento degli euromissili, l’obiezione di coscienza antimilitarista e l’istituzione del servizio civile, la chiusura dei progetti nucleari in Italia.

“Terrestrità” è, in sostanza, un aggiornamento di una concezione ancestrale: la specie umana appartiene alla Terra, e non è il contrario, non può arrogarsi di essere “padrona” della Natura.

L’aggiornamento sta nel mettere insieme internazionalismo sociale (sfruttati e oppressi di tutti i Paesi unitevi!), responsabilità comune verso l’unico ecosistema planetario ed infine ordinamento internazionale come nonviolenza efficace: l’affermazione della forza del diritto e dei diritti a livello mondiale che deve prevalere sul diritto della forza armata.

La missione di Disarmisti Esigenti, con il progetto Memoria e futuro, consiste nella condivisione e nella valorizzazione del grande patrimonio inestimabile della memoria della resistenza al nazifascismo con uno sguardo rivolto a un futuro possibile, a “un altro mondo possibile”: all’insegna della Terrestrità collegata e correlata ai temi della pace, dell’ambiente e della giustizia sociale.

Il presupposto della cultura della Terrestrità è il pensiero ancestrale dei popoli indigeni, ossia quello per cui è l’essere umano che appartiene alla Terra e non è la Terra ad appartenere all’essere umano; questo non in base a una visione religiosa e mitologica, ma con presupposti scientifici correlati all’evoluzione dimostrata della specie umana, animale e vivente.

Le premesse della Terrestità vanno rintracciate anche negli scritti giovanili di Marx che parlava già di umanesimo naturalistico e il tutto è stato elaborato sul paradigma della complessità da Morin a Hessel.

Un punto importante, una delle premesse della cultura della Terrestrità, è l’antifascismo sociale, che è tutt’uno con l’internazionalismo per un’umanità unica che deve e ha l’obbligo di salvaguardare e tutelare la specie vivente e la “Madre Terra” in base a una coscienza ecologica planetaria.

Questi punti devono essere riconosciuti, e in parte già lo sono, dal diritto internazionale che coincide con la nostra prospettiva e visione di nonviolenza efficace: i progressi del diritto internazionale contro il sovranismo assoluto degli Stati.

Un principio già contenuto nell’articolo 11 della Costituzione italiana che afferma: “(l’Italia) consente alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”.

Tutte queste premesse e spunti e argomenti rientrano nel grande lavoro della pace del XXI secolo di cui il Trattato ONU di Proibizioni per le Armi Nucleari e le Cop per il clima – gli accordi di Parigi per la decarbonizzazione entro il 2050 – sono solo un tassello, insieme alle Costituzioni Nazionali nate dalla lotta al nazifascismo e alla dichiarazione universale dei diritti umani, alla Carta della terra e l’Agenda Onu 2030.

Come associazione Disarmisti Esigenti abbiamo una piattaforma web rivolta alle scuole, al mondo complesso dell’attivismo e dei ricercatori indipendenti e universitari con un canale video dal titolo: “Siamo tutti i premi Nobel per la pace con Ican”, creato dai Disarmisti Esigenti come strumento comunicativo che contiene testimonianze sul progetto storico del diritto internazionale ossia l’abolizione degli ordigni di distruzione di massa nucleari.

Il canale video siamo tutti premi Nobel per la pace con Ican è un progetto ambizioso per la didattica della memoria viva e articolata ed è in collaborazione con il bollettino telematico Il Sole di Parigi, organo di Kronos Pro Natura.

Tutto questo diventerà una web TV con canali tematici comprendenti temi riguardanti l’educazione e la cultura della Terrestrità, in cui comprendiamo anche il modello universale e sociale di Riace esportabile in tutto il mondo. Inoltre sono predisposti materiali e archivi storici dalla fondazione Massimo Sani, uno dei più grandi registi di storia contemporanea che ha collaborato moltissimo con la Rai, fino al progetto “Per non dimenticare” sulla deportazione politica con oltre 220 video testimonianze di deportati civili per motivazioni politiche nei campi di concentramento e di sterminio nazifascisti e un archivio su Genova 2001, che comprende materiali video sul movimento altermondialista in opposizione al summit del G8 svoltosi a Genova nel 2001, in collaborazione con Vittorio Agnoletto.

Abbiamo anche una sezione musica di impegno civile con cantautori per la pace e un archivio di pedagogia della memoria con centinaia di articoli pedagogici, libri, scritti e eventi e locandine di eventi delle innumerevoli presentazioni in pubblico dei libri prodotti.

Sono previsti anche corsi di formazione di didattica della memoria.

Il progetto Memoria e futuro che si ricollega alla rete di educazione alla cultura della Terrestrità propone e promuove anche l’appello No Arsenali, Si ospedali.

E’ un’iniziativa volta alla riduzione delle spese militari e nucleari e alla loro conversione in spese sociali, nell’ambiente, nell’istruzione, nella cultura.

Nel nostro progetto faremo confluire la parte vitale dell’esperienza del progetto “Per non dimenticare”, un importante archivio di materiale di testimonianze e di documentazione sulla memoria della deportazione politica – dovuto anche al lavoro decennale di Fabrizio Cracolici con la collaborazione della sottoscritta – e intendiamo ribadire la collaborazione con gli ambienti ANPI che continueranno a rappresentare un circuito importante per i nostri incontri culturali in pubblico.

Canale video “Siamo tutti Premi Nobel per la Pace con Ican”:

https://www.youtube.com/channel/UCFWikKgRr7k21bXHX3GzE9A

Tutti gli articoli di Laura Tussi sul sito PeaceLink.it in collaborazione con Fabrizio Cracolici.

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Arrigo Boldrini: il comandante Partigiano Bulow

22 Gennaio 2008 – ci lascia il Partigiano Bulow.
22 Gennaio 2021 – è in vigore il TPAN, Trattato Onu di proibizione delle armi nucleari.
Partigiani per la Pace.
Bulow nasce a Ravenna nel 1915 e muore a Ravenna il 22 gennaio 2008

Arrigo Boldrini: il comandante Partigiano Bulow

Arrigo Boldrini attuò la tesi della “pianurizzazione” nella lotta resistenziale: i partigiani si nascondevano in “buche” per poi compiere azioni dirette

Arrigo Boldrini - Partigiano Bulow

Articolo di Laura Tussi e Fabrizio Cracolici

Bulow muore nella stessa data (il 22 gennaio) in cui nel 2021 entra in vigore, a livello mondiale, il TPAN – Trattato Onu di proibizione delle armi nucleari, uno dei tanti tasselli del lungo lavoro e percorso della pace del XXI secolo che trova legittimazione nel grande periodo della lotta Resistenziale al più grande nemico dell’umanità: il nazifascismo.

Bulow muore in una data che quest’anno vedrà l’attuazione del grande progetto storico del diritto internazionale: l’abolizione degli ordigni di distruzione di massa nucleari.

Una autentica svolta per l’umanità, uno dei più grandi traguardi e successi del pacifismo mondiale.

Frutto di tutta quella lotta per la pace che i nostri grandi Partigiani hanno donato all’intera umanità con la Resistenza al nazifascismo e il loro importante impegno come partigiani per la pace durante il periodo postbellico e nella guerra fredda, impegno di cui tutti noi attivisti contro il nucleare, contro la guerra e per il disarmo siamo prosecutori e eredi.

Arrigo Boldrini al primo congresso ANPI:

“Noi vogliamo che questo primo congresso della resistenza dica all’Italia e a tutti i paesi che la battaglia antifascista deve continuare. Una battaglia contro chi minaccia le libertà individuali e collettive, chi discrimina i cittadini, chi sostituisce il diritto con la forza”.

Arrigo Boldrini, nome di battaglia “Bulow”, nato a Ravenna il 6 settembre 1915 è stato un partigiano e un politico italiano.

Nell’agosto 1943 aderì al clandestino Partito Comunista Italiano e, dopo l’8 settembre, fu tra i principali organizzatori della Resistenza in Romagna. L’11 settembre 1943, prese parte alla riunione fondativa della Resistenza romagnola, tenutasi all’Hotel Mare-Pineta di Milano Marittima dove propose per la prima volta la tesi della “pianurizzazione” della lotta armata.

La “pianurizzazione” si basava su una centrata analisi della società ravennate, secondo la quale i ceti contadini, operai, assieme ad alcuni ceti urbani, avrebbero potuto costituire una rete clandestina in grado di sostenere e proteggere i gruppi combattenti partigiani.

Bulow e i giovani

la Resistenza in pianura contrasta in parte con l’immagine tradizionale del partigiano in alta montagna che vive situazioni estreme derivante dai pericoli dell’ambiente e dei rastrellamenti. Una delle maggiori capacità di adattamento in un territorio – quello di pianura – che poteva rivelarsi una trappola furono le “buche”. Si trattava di vere e proprie grandi buche dove alcuni uomini si nascondevano durante il giorno – quando i partigiani erano maggiormente visibili – per uscire di notte e compiere attentati e sabotaggi.

Quindi la pianurizzazione fu una decisione all’inizio travagliata ma che alla fine si rivelò fondamentale nella vittoria finale quando la distanza dalle baite in alta montagna con l’insurrezione nelle città poteva essere eccessiva e causare ritardi pericolosi.

 

Il 12 settembre, un piccolo gruppo disarmato al comando di Boldrini attuò la prima azione partigiana nell’area ravennate, conosciuta come “la beffa di Savio”, riuscendo a trafugare un ingente quantitativo di armi travestendosi da militari.

Bulow, membro del gruppo di comando militare romagnolo del PCI, successivamente ufficiale di collegamento del CUMER (Comando Unico Militare Emilia-Romagna) e responsabile militare per il C.L.N. della zona di Ravenna, ebbe un ruolo di primo piano nel comando della 28ª Brigata Garibaldi “Mario Gordini”: le spiccate capacità di stratega e la sua teorizzazione della “pianurizzazione” della guerra partigiana (fino ad allora immaginata possibile solo sulle colline o sulle montagne) gli valsero il soprannome Bulow. Infatti, in una riunione, uno dei suoi compagni, Michele Pascoli, colpito da un suo piano strategico, esclamò in dialetto: “Mo’ chi sit, Bulow?” (“Ma chi sei, Bulow?”), alludendo al generale prussiano Friedrich von Bulow che sconfisse Napoleone a Waterloo.

Bulow partecipò in concorso con le forze alleate ed alle dipendenze del Gruppo di Combattimento “Cremona” del Regio Esercito al forzamento del fiume Senio ed alla conquista delle zone attorno al Delta del Po, fino alla definitiva capitolazione delle forze nazifasciste.

Arrigo Boldrini ha impersonificato i motivi etici e politici alla base della lotta della Resistenza italiana, costituendone uno dei più autorevoli e credibili rappresentanti a livello istituzionale: in questa veste, a partire dal 1947, rappresentò l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, quale Presidente Nazionale, della quale era Segretario nazionale dal primo congresso (1947) e poi Presidente fino al quattordicesimo (2006), nel quale fu proclamato per acclamazione Presidente Onorario.

Bulow e la speranza: memoria e futuro

Muore a Ravenna il 22 gennaio 2008.

Bulow, riuscì a realizzare un’esperienza quasi unica di lotta partigiana in pianura conquistando con i suoi partigiani il sostegno di centinaia di famiglie contadine, di operai, braccianti, settori del ceto medio urbano, gruppi di studenti ed intellettuali, alcuni sacerdoti e tanti ex militari. Molte azioni furono condotte in modalità non violenta, senza l’utilizzo di armi. Uomo di provata moderazione, fu sempre impegnato a porre freni agli eccessi d’ogni genere in guerra e nella vicenda politica post-bellica. Reiteratamente accusato da ambigui detrattori di qualche responsabilità in una tragica vicenda di fine guerra, non venne mai soggetto ad alcun procedimento giudiziario perché estraneo a queste illazioni.

Bulow fu membro dell’Unione Europea Occidentale e pieno sostenitore della coesistenza pacifica, dell’integrazione europea oltre che dello sviluppo della democrazia e delle libertà in Italia, in tutta Europa ed in quei Paesi oppressi da regimi dittatoriali e coloniali. Convinto sostenitore dell’inscindibilità del nesso fra democrazia e socialismo, in tempi assai precedenti la caduta del muro di Berlino, ebbe il coraggio politico di affermarlo in casa loro con gli establishment sovietici, cubani, cecoslovacchi, polacchi, ungheresi, cinesi e jugoslavi. Aiutò la resistenza portoghese, spagnola, cilena, greca, argentina, uruguaiana, iraniana contro le rispettive dittature. Sostenne la causa indipendentista algerina (fu a Tunisi) e vietnamita (fu ad Hanoi) e quella nazionale curda, di Mandela e palestinese.

Nel corso della sua lunga esperienza parlamentare, quale Padre costituente, si batté sempre per l’applicazione della Costituzione, difendendola in più fasi come ai tempi della grave crisi politico-istituzionale del 1960, del cosiddetto tentativo di colpo di Stato del 1964 e del terrorismo politico degli anni ’70 e ’80.

Il testamento ideale di Bulow può essere riassunto con le sue stesse parole: “Abbiamo combattuto per la libertà di tutti; per chi era con noi, per chi non c’era ed anche per chi era contro. Tutti i morti meritano rispetto ma non si possono confondere i combattenti della libertà e quanti scelsero la dittatura”.

Parole chiave: anpiresistenzapartigianiantifascismo

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Messaggio di Laura Tussi e Fabrizio Cracolici

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Il 22 gennaio 2021 entra in vigore a livello mondiale il TPAN- Trattato ONU di Proibizione delle Armi Nucleari, che è valso il Premio Nobel per la Pace a ICAN nel 2017: uno dei tanti tasselli del lavoro e del percorso per la pace del XXI secolo (il diritto alla pace) insieme alle costituzioni nate dalla Resistenza al nazifascismo, insieme alla dichiarazione dei diritti umani del 1948, alle carte della terra, alle Cop per il clima, all’Agenda Onu 2030 e così via. Questa data il 22 Gennaio 2021 vedrà l’attuazione del grande progetto storico del diritto internazionale: l’abolizione degli ordigni di distruzione di massa nucleari.

Un’autentica svolta per l’umanità.

Uno dei più grandi traguardi e successi del pacifismo mondiale.

Il Trattato Onu TPAN è la pietra miliare del diritto internazionale: è una speranza per evitare di far precipitare tutti noi, l’intera umanità, nella catastrofe irreversibile della guerra nucleare.

Queste istanze compaiono negli appelli del Partigiano, Deportato, Padre costituente dell’ONU Stéphane Hessel per un disarmo nucleare universale come principio dell’umanità a vivere il diritto alla pace e alla felicità senza la paura della catastrofe nucleare e da cui hanno preso le mosse i movimenti internazionali come Ican e Occupy Wall Street e associazioni come Disarmisti Esigenti, PeaceLink, Pressenza e altre che operano a livello nazionale e internazionale. Queste organizzazioni e associazioni a livello mondiale sono state insignite Premio Nobel per la Pace nel 2017 per l’attivismo di pace nell’impegno per l’abolizione degli ordigni di distruzione di massa nucleari e per il trattato Onu TPNW – TPAN varato a New York a palazzo di vetro con 122 nazioni e la società civile organizzata in Ican.

Un Premio nobel per la Pace collettivo di cui siamo promotori e eredi tutti noi attivisti per la Pace del XXI secolo.

Clicca qui

 

Il percorso per la pace del XXI secolo è frutto di tutta quella lotta che i nostri Partigiani e Resistenti hanno donato all’intera umanità nel contrasto e nella netta contrapposizione al nazifascismo e nell’impegno nel periodo post bellico e durante la guerra fredda come partigiani per la pace, impegno di cui tutti noi attivisti contro il nucleare, contro la guerra e per il disarmo siamo prosecutori e eredi.

Il 22 gennaio 2021 è un giorno storico per tutta l’umanità.

Ricordatevi questa sigla TPAN: da oggi l’umanità può dirsi più libera dal pericolo dell’utilizzo di armi nucleari.

Da oggi per la legge mondiale e per il diritto internazionale chi detiene armi di distruzione di massa nucleari è un criminale.

Questo è un grande passo per l’umanità.

Ricordiamocelo!!!

il 22 gennaio 2021 è un giorno di festa.

ONU, Palazzo di vetro. Dove è stato approvato il 7 luglio 2017 il TPAN

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    11 novembre 2020 – Laura Tussi

Amore & Resistenza

Recensione al Libro di David Maria Turoldo. Il Resistente

Amore & Resistenza

Piccola recensione ritmica di Renato Franchi  & Gianfranco D’Adda, Musicisti, per il Libro “David Maria Turoldo. Il Resistente” di Guerino Dalola, con prefazione di Laura Tussi e Fabrizio Cracolici

David Maria Turoldo. Il Resistente, Libro di Guerino Dalola con Prefazione di Laura Tussi e Fabrizio Cracolici. Recensione di Renato Franchi e Gianfranco D'Adda

Storie incredibili, straordinarie, di giustizia, speranza, libertà , amore, paura e coraggio, si incontrano nel leggere le pagine memorabili della resistenza partigiana: ragazzi, donne e uomini di ogni ceto sociale, che indignati e sopraffatti si ribellarono, salendo sulle montagne, lasciando case e affetti, per combattere la crudeltà del fascismo mussoliniano, ignorante e vigliacco, e l’invasore germanico con il suo terrificante e folle nazismo hitleriano, orrendo e feroce !

 

Una stagione di lotta armata per dare la libertà al nostro paese e alle generazioni future !!! Una libertà da cui nacque la nostra Costituzione e la democrazia!

 

In queste vicende che legano con un filo rosso questa straordinaria umanità, con la sua fede, la sua cultura profonda, l’amore per la poesia, la musica e l’incapacità di rimanere inerte di fronte al terrore, il crimine e le atrocità della guerra con le sue vittime, le macerie e il dolore, incontriamo la  figura religiosa ma emblematica e carismatica di  Padre David Maria Turoldo.

 

Un Prete “Resistente”, come cita il titolo del bellissimo e avvincente libro edito da Mimesis, curato da Guerino Dalola, dall’Anpi Franciacorta con la preziosa prefazione di Laura Tussi e Fabrizio Cracolici e il contributo di importanti testimonianze di persone e amici che lo hanno conosciuto, stimato e apprezzato per il suo impegno sociale anche dopo la stagione della Resistenza!

 

In queste belle pagine, ci troviamo nei passaggi di tempo e di vita di questo sacerdote che scopriamo un po’ ribelle e controcorrente.

 

Siamo di fronte a un sognatore, un poeta, scrittore e autore  di opere saggistiche e letterarie, che senza sparare un colpo di fucile s’impegnò con tutta l’anima e il cuore nella stagione straordinaria della Resistenza.

 

“Resistenza”, parola sacra per Padre Turoldo, come sacro fu il suo cammino, in cui non accettava barbarie e ingiustizie, non definendosi mai Partigiano ma semplicemente “un resistente”.

 

Comportamento coerente intriso di pensiero culturale e sociale molto profondo, che nella lacrima di Dio lo contraddistinse per tutta la sua vita, con non pochi ostacoli da superare.

 

Alcuni momenti difficili, come la sua posizione controcorrente sul voto contro l’abrogazione della legge sul divorzio ne sono una testimonianza concreta e emblematica!

 

Straordinario il suo pensiero evangelico… così riassunto è ricordato nel libro …“ i principi religiosi non possono essere imposti a chi non crede: la religione va proposta e spiegata. Non imposta con una legge”.

 

E così il suo tentativo, nella stagione del terrorismo e degli anni di piombo, di avviare una trattativa con le brigate rosse per la liberazione di Aldo Moro, presidente della democrazia cristiana, azione che gli fu impedita e bloccata dalle gerarchie superiori.

 

Tra i tanti citiamo questi episodi significativi, che delineano la coerenza e la saggezza sociale, politica e religiosa di David Maria Turoldo.

 

Prima di continuare ad addentrarci oltre, ci teniamo scrupolosamente a precisare il fatto che io, Renato Franchi e Gianfranco D’Adda, siamo musicisti da una vita e non è il nostro mestiere scrivere recensioni di libri, in particolare come questo, che tratta un tema importante….siamo più avvezzi e allenati ovviamente a scrivere e comporre canzoni e testi e musiche e ritmi.

 

Ma quando Laura Tussi ci chiese e ci propose di scrivere il nostro pensiero, una breve recensione sul libro e sulla figura di Turoldo, ci sentimmo onorati, ma anche preoccupati di non riuscire nel compito prezioso che ci veniva affidato.

 

Ora ringraziamo Laura e Fabrizio per averci spronato a farlo, perché come a volte succede, qualcosa fa accendere la luce nella stanza buia e illumina gli occhi che si mettono a viaggiare e vanno oltre l’apparenza oggettiva delle difficoltà, e così è avvenuto questa volta, ed eccoci qui, con le nostre riflessioni nate dopo aver letto il libro!!

 

La lampadina, la luce, il lampione si accesero quando arrivammo a pagina 19  del testo, davanti agli occhi apparve una poesia, tra le tante scritte da padre Turoldo nel 1947, dedicata alla città di Milano, ancora ferita e sconvolta dagli avvenimenti bellici.

Il titolo, a nostro giudizio, e il contenuto poetico e sincero di quelle parole scritte con il cuore ancora sanguinante e addolorato ci hanno colpito profondamente.

 

Ecco alcuni frammenti del testo:

 

“Mia Povera Patria”

 

Parole,inerti, macerie

brandelli di esistenza disamorate,

panorama del mio paese …..

 

E i poeti non hanno più canti

non un messaggio di gioia

nessuno una speranza

 

E non più alberi

sulle nostre strade disperate …

 

Le vie non hanno più linee

gli archi sono cemento

 

e dentro le case

ognuno è solo con la sua diffidenza …

 

giorni che non sono che polvere

agli orli delle macerie

 

Questa non è più una città!

 

Fummo letteralmente folgorati da quelle parole immense, piene d’amore, sgomento e dolore, ma anche di un desiderio di rinascita, di vita! Pensieri che ci riportano direttamente ai nostri giorni, al tempo che viviamo, ai problemi sociali che stiamo attraversando!

 

Così si è accesa la scintilla per me e Gianfranco che ci ha portato a trovare la strada e il coraggio di scrivere questa breve recensione.

 

Con le parole di questa  poesia ci siamo trovati catapultati lì, sulle montagne, con gli occhi gonfi di paura a vivere la nostra Resistenza con Padre Turoldo, scalzi, senza un fucile, senza una pistola, una mitragliatrice, senza un colpo da sparare, un nemico da abbattere, ma soltanto una penna, un computer e così siamo salpati nell’oceano, sul vascello e nelle scarpe di questo prete ribelle e resistente, che come si racconta nel libro, le indossò per la prima volta a tredici anni.

 

La nostra barca del pensiero approda così ai giorni nostri alla riva di una canzone che sembra scritta da Padre Turoldo; la celeberrima “Povera Patria” di una toccante e dolorosa invettiva del maestro Franco Battiato, altra figura importante del panorama culturale e musicale italiano con cui si è collaborato attraverso Gianfranco che ha suonato in tanti suoi album e in un centinaio di live.

 

Povera patria (F. Battiato)

 

Povera patria

schiacciata dagli abusi del potere

 

Di gente infame

che non sa cos’è il pudore

 

Si credono potenti

e gli va bene quello che fanno

e tutto gli appartiene

 

Tra i governanti quanti perfetti e inutili buffoni

Questo paese è devastato dal dolore

Ma non vi danno un po’ di dispiacere

Quei corpi in terra senza più calore?

 

Non cambierà, non cambierà

No, cambierà, forse cambierà

 

Ma come scusare le iene

negli stadi e quelle dei giornali?

Nel fango affonda lo stivale dei maiali

Me ne vergogno un poco e mi fa male

Vedere un uomo come un animale

 

Non cambierà, non…

 

Pur  con temporalità e condizioni sociali diverse, si avverte una micidiale analogia e similitudine tra la dolorosa descrizione di Battiato di una patria alla deriva, che necessita di un freno al cinismo, di un cambiamento e di una svolta per evitare di precipitare nel baratro della distruzione sociale!

 

Anche qui però con la speranza sempre accesa che la primavera anche se tarda ad arrivare, prima o poi arriverà.

 

Come nella poesia di Turoldo, che fotografa una realtà di distruzione che richiede un bisogno e una forte volontà di ricostruire dalle macerie… anche, come la primavera di Battiato, prima o poi doveva arrivare!!

 

Questo per noi è un collegamento diretto del pensiero di chi non accetta e lotta contro le ingiustizie, ben descritto nel libro.

 

Canzoni, poesia , arte, cultura, valori profondi che accomunano  il pensiero dei pacifisti e degli antifascisti!!

 

Nelle belle pagine di questa pubblicazione in memoria di Padre Turoldo, nelle storie e nei racconti resistenti, troviamo i valori del cammino di questo sacerdote, così come altre figure di vari ceti sociali, dell’umanesimo contadino, del mondo ecclesiastico, che lo hanno visto protagonista sui sentieri  della straordinaria stagione della Resistenza partigiana … e non solo …assunti con coerenza, senza se e senza ma.

 

Il libro descrive con preziosi dettagli molte situazioni in cui Padre Turoldo si impegnò a costruire con tenacia, caparbietà e determinazione i suoi ideali di giustizia, il più delle volte combattendo contro l’ottusità e la prepotenza delle gerarchie e del potere!

 

Potremmo dire che in quelle scarpe indossate per la prima volta a 13 anni e in quella poesia sono racchiusi i valori dell’antifascismo, del pacifismo, che lo videro forte e determinato negli anni della guerra del golfo in Iraq, della nonviolenza, dei ragazzi di Nomadelfia di Don Zeno Santini, nel rispetto e nella lotta contro le ingiustizie e le diseguaglianze, per il mondo del lavoro, degli umili e degli sfruttati, delle fasce più fragili e deboli della società, e per l’immenso dolore per i morti durante la guerra e nei campi di concentramento nazifascisti, la sua passione per l’arte, la conoscenza, la musica e la cultura.

 

David Maria Turoldo, il Resistente, un libro da tenere con amore sul cuore… e anche se Padre David non amava definirsi Partigiano, ma solo Resistente, io e Gianfranco gli diciamo: tranquillo padre .. non temere … questo comunque è un libro Partigiano. Tu sei un Partigiano, perché racconti le tue scelte, il tuo coraggio, il tuo amore per la gente, perché come dice De Gregori nella sua bella canzone… sempre e per sempre da questa parte ci ritroveremo … la parte che, come hai fatto tu, si batte contro le ingiustizie per rendere migliore il mondo e la vita!!

 

Ciao Resistente

 

Renato Franchi – Musicista/Cantautore

Gianfranco D’Adda – Musicista/Batterista

 

Grazie a Laura Tussi e Fabrizio Cracolici

 

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