Invicta Palestina – Moni Ovadia: il dialogo per la pace

Il Centro di Documentazione Invicta Palestina propone l’intervista a Moni Ovadia

Invicta Palestina – Moni Ovadia: il dialogo per la pace

Presentazione dell’intervista a Moni Ovadia di Laura Tussi
Laura Tussi19 maggio 2020

Intervista a Moni Ovadia di Laura Tussi su Invicta Palestina

Moni Ovadia si ricollega e riflette sul tema di Agenda Onu 2030 – Obiettivo “Pace, Giustizia e Istituzioni solide” con molteplici spunti di approfondimento nonché analizzando la vignetta dell’acuto vignettista Vauro che ritrae un padre e un figlio palestinesi a Gaza. 

In una vignetta del mio amico Vauro, i missili israeliani piovono da tutte le parti. Il bambino dice a suo padre: “Papà ho paura” il padre risponde: “Perché hai paura? Non siamo mica a New York”. Noi abbiamo tolto a una parte dell’umanità persino il diritto alla paura. Abbiamo visto milioni di volte la ripetizione dell’efferatezza che ha portato alla distruzione delle Torri Gemelle con 2890 morti circa, ma non abbiamo visto con la stessa frequenza le immagini dei morti innocenti iracheni e afghani delle cosiddette “guerre umanitarie”.

Parto da questa considerazione perché ci sono paesi i cui governi, ma anche una parte considerevole dei cittadini, sono gravati – anche se la parola è impropria – dalla logica del privilegio, ossia che noi abbiamo diritto a essere come siamo, non è un privilegio dovuto al luogo di nascita.

Che merito abbiamo per essere nati in un posto invece di un altro? Nessuno. 

Non esiste un merito. Infatti anche Mimmo Lucano e Alex Zanotelli dicono di non chiedere mai a una persona da dove viene: “L’ha portata il vento”…

La legalità internazionale è stata, da parte di ripetuti governi israeliani, calpestata con una indecenza che non ha limiti. Consideriamo che nessun governo israeliano ha fatto quello che doveva essere il dovere sacrale di un governo democratico, ossia stabilire i confini dello Stato di cui quel governo è governo. Lo Stato di Israele non ha una costituzione. Quindi non ha stabilito i suoi confini. Per cui l’arbitrio è la regola in tutte le cose che riguardano il conflitto israelo-palestinese. In particolare, il conflitto con i paesi arabi ha altre modalità ancorché si basa comunque su questa politica dello stato dei fatti compiuti. Politica del totale dispregio per le risoluzioni internazionali e, conseguentemente, per le istituzioni internazionali preposte alla pace. E tutto questo ad opera del governo e dell’autorità militare di un paese in cui il saluto comune è pace, invece di dire “Ciao”, “Buongiorno” si dice “Shalom” cioè Pace. La pace è addirittura iscritta nelle priorità della lingua.

Nei Link l’intervista a Moni Ovadia di Laura Tussi: testi integrali

https://www.peacelink.it/pace/a/47552.html

https://www.peacelink.it/ospiti/a/47600.html

su Invicta Palestina: Centro di Documentazione sulla Storia, Cultura, Tradizioni della Palestina

https://www.invictapalestina.org/archives/38974

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L’angelo della morte, il dottor Mengele, compiva esperimenti efferati sugli zingari. In quel giorno era previsto l’assassinio e il massacro di oltre 500 Rom e Sinti.
15 maggio 2020

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Lager

Rom e Sinti il 16 maggio del 1944 organizzarono la prima rivolta che sia mai avvenuta in un lager: Auschwitz, per la precisione.L’angelo della morte il dottor Mengele compiva esperimenti efferati sugli zingari. In quel giorno 16 maggio 1944 era previsto l’assassinio e il massacro di oltre 500 Rom e Sinti. Il campo di concentramento adibito agli Zingari, “Zigeunerlager”, un campo nel campo nel Lager di Auschwitz- Birkenau, era un luogo di tortura dove il dottor Mengele effettuava i suoi studi sulla razza ariana e in particolar modo sui gemelli, considerando Rom e Sinti appartenenti a una “razza pura degenerata”.

Rom e Sinti, alcuni giorni prima, vennero avvisati dell’imminente presenza delle truppe SS e di un’operazione di rastrellamento all’interno del lager.

Così si organizzarono per resistere al massacro e evitarlo.

La strage fu evitata, ma in realtà fu rinviata al 2 agosto dello stesso anno. Questa strage è compresa nell’intero genocidio, eccidio e sterminio, il cosiddetto “olocausto degli zingari”, ossia il Porrajmos, traducibile come ‘grande divoramento’ perpetrato ai danni di Rom e Sinti: 500.000 persone assassinate dalla barbarie nazifascista, perché ritenute inferiori e non degne di vivere.

Quasi 3000 gitani, uomini, donne e bambini trovarono la morte nel crematorio numero 5 di Auschwitz-Birkenau, esattamente il giorno 2 agosto 1944.

La rivolta che precedette la strage, il 16 maggio 1944, fu davvero un evento particolare e incredibile, in quanto fu l’unica rivolta in assoluto avvenuta in un lager.

Gli zingari armati di utensili da lavoro in un lager contro le SS armate di tutto punto. I Rom e Sinti in quel giorno fatidico ebbero la meglio.

Ma la bestia umana divoratrice del nazifascismo fece scontare ai rivoltosi la loro imposizione e resistenza del maggio ’44, non violenta, con la strage del 2 agosto 1944, perpetrata dalle SS. Sembra incredibile e impossibile che una etnia sottomessa e vilipesa come quella dei gitani sia riuscita a organizzare una rivolta resistenziale in condizioni di vita davvero disumane e feroci, dove la fatica era immensa, il lavoro coatto e devastante e toglieva la dignità di ogni persona.

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La Liberazione di Mauthausen

5 maggio 1945 – 5 maggio 2020 – Mai più Lager

La Liberazione di Mauthausen

https://www.peacelink.it/editoriale/a/47615.html

75esimo della Liberazione del campo di concentramento e sterminio di Mauthausen. La Deportazione e la Liberazione va raccontata ai giovani. E’ oggi più che mai importante la Pedagogia della Memoria e della Resistenza.
Laura Tussi

Il campo di concentramento di MauthausenIl 5 maggio 1945 è una data importante perché ha messo fine all’esistenza del campo di concentramento e sterminio di Mauthausen. Un campo di concentramento strutturato in molteplici sottocampi. Come precisa Fabrizio Cracolici, Presidente ANPI “Emilio Bacio Capuzzo” di Nova Milanese, da sempre attivo nella ricerca e nella valorizzazione della memoria e nella indagine storica contemporanea: “I sottocampi di Mauthausen erano moltissimi da Gusen a Ebensee, da Grein a al Castello di Hartheim, da Linz a Melk dove fu imprigionato lo stesso Shlomo Venezia”.

Mauthausen era un Lager adibito fondamentalmente alla deportazione di tutti gli oppositori politici al regime nazifascista che nel suo sistema considerava l’essere umano uno stucke cioè un pezzo, un oggetto da sfruttare fino all’esaurimento della propria forza e linfa vitale.

Il fenomeno concentrazionario è stato un vero e proprio cortocircuito tra l’essere o non essere umani. Tutto avveniva in una modalità disumanizzante: un uomo veniva reso e trasformato in un oggetto senza capacità di opporsi. Chi ha vissuto la deportazione in realtà ha strutturato metodi di resistenza e di resilienza tali da resistere ad un orrore inenarrabile che va aldilà di ogni immaginazione umana.

Già l’arresto e il famoso Transport, ossia il viaggio verso il Lager, rappresentava per il deportato un’esperienza estremamente traumatica e indescrivibile. Il peggio arrivava dopo. Scesi dal treno donne, vecchi e bambini venivano divisi, separati nei loro legami e portati in blocchi, strutture del Lager differenti, a seconda dell’uso che gli aguzzini volevano fare dei deportati, passando per cancelli che solitamente apportavano la scritta “il lavoro rende liberi”, tradotto in tedesco Arbeit Macht Frei. Solitamente i bambini sotto i 14 anni venivano inviati direttamente nelle camere a gas. Le donne venivano sfruttate, rinchiuse e si vedevano costrette a lavori umilianti e degradanti e estenuanti. Agli uomini venivano assegnati i lavori fisicamente più duri. Il dramma del Lager partiva quando una volta entrati, ogni persona veniva spogliata e privata di ogni avere. Ad ognuno di loro veniva assegnato un numero progressivo e un triangolo di colore diverso, in base alla ragione d’arresto con all’interno la sigla della nazione di provenienza. Nel caso specifico di Mauthausen, un campo di concentramento fondamentalmente per dissidenti politici, veniva assegnato il triangolo rosso con all’interno la sigla IT per gli italiani. I deportati venivano condotti poi alle baracche e, quando andava bene, con una tuta chiamata zebrata e un paio di zoccoletti di legno. Questi erano gli unici oggetti consegnati ai deportati.

Gli orrori e gli abusi più efferati sono avvenuti proprio sia nelle baracche che nei luoghi di lavoro coatto.

Ad esempio, portare grandi massi lungo scale impervie. E Mauthausen ne aveva una molto particolare e dura e impervia con 186 gradini e chiamata “La scala della morte”: questo lavoro coatto, che toglieva ogni forma di dignità al deportato, era una pratica comune. Pur di sfinire e umiliare, queste persone spesso venivano costrette dagli aguzzini a portare massi di grandi pietre da una parte all’altra del campo per vedersi costretti poi a riportarli al loro posto. Queste erano pratiche per annientare la volontà e la dignità delle persone.

E ora torniamo al concetto di Liberazione.

Il 5 maggio 1945 il campo di concentramento di Mauthausen viene liberato e queste persone, i deportati, quelli sopravvissuti hanno potuto raccontare al mondo quello che hanno vissuto: la loro tragica e inconcepibile realtà.

Qui è l’importanza del valore della Testimonianza.

Chi ha provato tali aberrazioni ha creato in sé la capacità di indignarsi e di opporsi ad ogni ingiustizia.

Testi fondamentali sono stati scritti da ex deportati nei campi di concentramento e sterminio nazifascisti. Ricordiamo Primo Levi e anche Vincenzo Papalettera con il suo celebre libro “Tu passerai per il camino” e “Vita e morte a Mauthausen”. Persone che hanno speso la loro esistenza per raccontare e testimoniare questi avvenimenti e per costruire una Pedagogia della Memoria e della Resistenza per e stimolare la capacità dei giovani all’indignazione e opposizione all’orrore, alla guerra e all’ingiustizia.

Perché oggi è importante che nel mondo della scuola si sviluppi la consapevolezza e la conoscenza di ciò che è avvenuto in un periodo storico non troppo lontano da noi?

I deportati oramai ci stanno lasciando, per ovvie ragioni anagrafiche e biologiche, ma le loro testimonianze, il loro impegno e la loro volontà di trasmettere conoscenza e valori stimola e sprona tutti noi a riflettere su ciò che è stato, affinché non si ripeta mai più nella Storia.

Questo sta veramente avvenendo?

Assistiamo a scene atroci di orrore in Libia, dove persone vengono concentrate e imprigionate in luoghi di detenzione senza la benché minima garanzia e tutela di sicurezza, di salute e sopravvivenza e l’Europa e il mondo opulento e i poteri forti e la macchina della guerra mondiale permettono tutto ciò.

Ecco perché è importante la Pedagogia della Memoria e della Resistenza. Perché sembra proprio che l’uomo non sia in grado di imparare dalla Storia, non sia in grado di cambiare i suoi stili di vita e il metodo di imposizione delle proprie egoistiche necessità a discapito di persone che invece vengono sfruttate e umiliate: gli ultimi della terra.

 

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Il 25 Aprile del 1945 l’Italia è stata liberata dall’orrore e dall’occupazione nazifascista.

Questa attuale è la prima volta in 75 anni che non si celebrerà il Giorno della Liberazione in tutte le piazze d’Italia a causa di un evento che sta mettendo in ginocchio il vivere civile, sociale, politico, economico del mondo: l’emergenza pandemia.

Ma ancora più importante è tenere in considerazione quello che sta avvenendo a livello globale e planetario per mantenere alta l’attenzione sui valori e gli ideali contenuti nella grande esperienza della lotta partigiana antifascista che ha consegnato al mondo intero carte costituzionali e dettati di diritto internazionale: dobbiamo arrestare i nazionalismi, i sovranismi, i suprematismi e le dittature mascherate da democrazie. Ricordare e fare memoria della Resistenza non è un atto né scontato e né banale anzi è di fondamentale importanza attuale e contemporanea.

Molte sono le considerazioni e le analisi da fare in questo preciso momento storico. Una di queste riguarda la riemergenza in vasti settori della società nazionale e mondiale sotto l’influenza di ideologie fasciste, naziste, razziste e xenofobe, sotto forma di nazionalismo da parte di molte e troppe forze politiche nel mondo. Dall’Ungheria con Orban, alla Brexit, alle politiche antiecologiche e guerrafondaie americane di Trump, alla Turchia di Erdogan contro i Curdi, alla guerra in Siria, Libia e nello Yemen, alle tragiche guerre e ai criminali genocidi nel corno d’Africa, nella striscia di Gaza in Palestina colonizzata da Israele, all’asservimento dell’Europa alla Nato, all’export di armi e alla rincorsa al riarmo e alle logiche spietate dell’energia e degli ordigni nucleari e alla riemergenza del razzismo, del cattivismo dilagante e del qualunquismo antiegualitario che contrastano nettamente con le carte e le costituzioni nate dall’Antifascismo.

Come possiamo oggi dare valore e riconoscimento a questa grande esperienza di lotta per la pace e per i diritti umani che è stata la Resistenza?

L’unico modo è impegnarsi per costruire una società basata sulla forza del diritto e non sul diritto della forza che dia attuazione ai dettati costituzionali e che guardi ai cittadini come persone con tutte le loro rivendicazioni oltre ai loro doveri. Il rispetto delle leggi, la tutela di nostra Madre Terra, la salvaguardia dell’assetto ecologico e climatico planetario e dei diritti umani devono diventare una priorità che va oltre gli interessi personalistici di potenti e multinazionali che per i loro interessi non tengono minimamente in considerazione, anzi disprezzano la vita e la salute, ma guardano all’esclusivo e sporco guadagno e ricavo economico e alle speculazioni di ogni tipo e in ogni settore.

Dov’è la giustizia quando persone vengono abbandonate in mare perché si stabilisce che l’Italia non è un porto sicuro?

Dov’è la giustizia quando in una piena emergenza sanitaria, persone malate di coronavirus vengono trasferite in case di cura dove, invece che proteggere persone fragili, vengono messe addirittura a contatto con il virus e con la possibilità di sviluppare patologie che addirittura possono portare alla morte?

Queste sono le grandi lotte che gli attivisti per la pace nel mondo, quelli che saranno i nuovi partigiani, dovranno attivare per permettere all’intera umanità di salvarsi perché non ci si salva da soli, individualmente, ma solo tutti assieme possiamo salvarci.

L’esperienza della Resistenza Antifascista ha portato centinaia di Resistenti e Partigiani al sacrificio personale finalizzato alla conquista del bene comune. Questi sono i gli ideali e i valori che noi dobbiamo evidenziare e a cui credere convintamente e questa è l’importanza che ricopre oggi Anpi – Associazione Nazionale Partigiani nella società tutta, perché ricordare di avere come stella polare questi valori e ideali è per tutti noi una opportunità per uscire finalmente da un periodo oscuro e da diverse epoche atroci per l’umanità intera. Basti ricordare il periodo della strategia della tensione, le stragi neofasciste a cui molte forze sociali e politiche si sono opposte per donare un nuovo e futuro periodo di pace vera basato sui valori fondanti della giustizia sociale e del rispetto istituzionale.

Resistenza è stata lotta, sacrificio, guerra, deportazione.

Ora Resistenza è indignazione e denuncia.Resistenza

Note: Per non dimenticare questi tragici eventi segnaliamo l’archivio Lager e Deportazione del progetto inerente la memoria storica e la pace dal titolo Per non dimenticare di cui siamo referenti e promotori con le città di Nova Milanese e Bolzano: una autentica realtà di impegno e attivismo in vari settori della società civile per promuovere gli ideali della memoria storica e della pace in tutto il mondo.

Questo il Link di riferimento:

https://www.peacelink.it/pace/a/37386.html

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Questo il Link di riferimento:

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Premio Ponti di Memoria per l’azione civile al Progetto Riace. Musica per l’Umanità

Nel 75esimo anniversario della Liberazione

Premio Ponti di Memoria per l’azione civile al Progetto Riace. Musica per l’Umanità

I promotori: Associazione Arci Ponti di Memoria, Casa della Memoria, Anpi Milano, MEI – Meeting Etichette Indipendenti

Premio al Progetto Riace. Musica per l'Umanità

In diretta streaming dalla pagina Facebook dell’Associazione Ponti di memoria

https://www.facebook.com/AssociazioneArciPontiDiMemoria/

In condivisione e in cross-posting su centinaia tra pagine e profili privati

 

Nel 75esimo anniversario della Liberazione

Premio Ponti di Memoria per l’azione civile al Progetto “Riace. Musica per l’Umanità”

I promotori: Associazione Arci Ponti di Memoria, Casa della Memoria, Anpi Milano, MEI – Meeting Etichette Indipendenti

L’Associazione Arci Ponti di memoria, in collaborazione con Casa della memoria e Anpi Milano, presentano la terza edizione del “Premio Ponti di memoria per l’impegno civile”

Il 22 aprile alle ore 21, in diretta live streaming dalla pagina Facebook dell’Associazione Arci Ponti di memoria, in cross-posting e in condivisione su centinaia di pagine e profili, andrà in scena la terza edizione del premio all’impegno civile nell’arte e nella cultura, destinato a personaggi o entità che si sono distinti nel recupero della memoria e nella sua trasmissione alle nuove generazioni. Accanto a nomi conosciuti della musica, del teatro, del cinema, della cultura e dell’informazione, saranno premiate persone che hanno rappresentato un punto di riferimento nella memoria di Milano.
La memoria che si propone di riscoprire non è solo passato, ma si trasforma in un ponte tra generazioni che condividono identici valori.

Come fosse un passaggio di testimone.
La cerimonia di premiazione si sarebbe dovuta tenere alla Casa della memoria di Milano, ma a causa dell’emergenza Coronavirus si trasferisce su internet, in forma virtuale e partecipata.

 

PROGRAMMA
Premio “Ponti di memoria” alla memoria

Claudia e Silvia Pinelli (in memoria di Pino Pinelli)

Tiziana Pesce (in memoria di Giovanni Pesce e Onorina Brambilla)

Rossella Traversa (in memoria di Libero Traversa)

 

Premio “Ponti di memoria” musica di impegno civile e ricerca 

Marino Severini Gang

Gianluca Spirito Modena City Ramblers

Massimo Priviero

Gaetano Liguori

Renato Franchi e Orchestrina del suonatore Jones

Luca Taddia

Andrea Sigona

Banda Popolare dell’Emilia Rossa
Premio “Ponti di memoria” teatro 

Gabriele Vacis (per il lavoro di ricerca e sperimentazione in campo teatrale)

Renato Sarti (per lo spettacolo “Il rumore del silenzio” su Piazza Fontana)

Tiziana Di Masi (per lo spettacolo “Io siamo” sul concetto di Bene comune)

 

Premio “Ponti di memoria” letteratura e saggistica

Gino Marchitelli (per i libri “Il covo di Lambrate” e (Campi fascisti, la vergogna italiana”)

Adele Marini (per il libro “L’altra faccia di Milano”)

 

Premio “Ponti di memoria” azione civile 

Vittorio Agnoletto (per l’impegno civile nel lavoro di medico e per il programma “37,2” a Radio Popolare)

Laura Tussi e Fabrizio Cracolici (per il progetto Riace, musica per l’umanità)

 

Presenta Daniele Biacchessi, giornalista, scrittore, presidente dell’Associazione Arci Ponti di memoria.
Regia e Coordinamento: Daniele Biacchessi Presidente di Ponti di Memoria

Contatti:

E-mail:
biacchessi@gmail.com
Siti:
www.pontidimemoria.it

 

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I Provos, i Beatniks e l’Anarchia

Recensione di Laura Tussi al Libro di Franco Schirone

I Provos, i Beatniks e l’Anarchia

Questo breve saggio vuole essere semplicemente un omaggio a una generazione perduta nel tempo e per le strade del mondo

Recensione al Libro di Franco Schirone

Recensione di Laura Tussi al Libro di Franco Schirone

 

Franco Schirone, autore di questo breve, ma intenso saggio storiografico, è un libero ricercatore dei movimenti anarchici e anarcosindacalisti.

Per scrivere questa storia, l’Autore Franco Schirone ha ripreso un capitolo de “La gioventù anarchica” e l’ha ampliato utilizzando documentazione e materiali cartacei che ha potuto ritrovare con una serie di ricerche negli ambiti dell’attivismo anarchico. “Si tratta di fogli e ciclostilati: una produzione che è cresciuta un po’ in tutt’Italia, prodotta dai gruppi o da individui che si identificano in quell’ampio movimento noto con il nome di ‘contestazione globale’: sono i Provos, i Beatniks, i Beats, i Pleiners, i Nozems, i Cavalieri del nulla” afferma l’Autore nel libro.

A metà anni 60, in un’Italia ancora molto provinciale e tradizionalista, appena uscita da un dopoguerra disastroso e dalla ricostruzione, ove sussistono ampie sacche popolari arretrate, da cui attingere manodopera per le grandi industrie del Nord; in un’Italia che vede l’accelerare dell’abbandono dalle campagne e la concentrazione urbana in un vorticoso incremento produttivo e consumistico; in un’Italia che nonostante il cosiddetto boom economico rimane provinciale e tradizionalista, si fa strada un nuovo soggetto sociale: i giovani.

Un soggetto sociale che desta non poche preoccupazioni in quanto prende di mira qualsiasi atteggiamento autoritario, fondante l’assetto e l’ordinamento sociale esistente.

Molti di questi giovani sanno ciò che sta accadendo altrove, fuori dai ristretti confini della penisola. La Beat Generation, gli Yippie statunitensi, il Pop inglese, il movimento dei Provos in Olanda non sono lontane chimere e i loro echi giungono forti a una generazione che vuole essere libera di pensare fuori da convinzioni e convenzioni , da tradizioni e da qualsiasi schema precostituito; che vuole vestirsi come gli pare e portare i capelli lunghi; che odia la guerra e vuole un mondo senza armi, senza divise, senza confini; che sogna un mondo nuovo dove imperino solo la pace e la fratellanza universale; che rivendica la libera unione senza matrimonio, la libertà sessuale e la pillola anticoncezionale. E, che mette in atto, fin da subito, una lotta all’autoritarismo, contestando, innanzitutto, l’autorità paterna, quindi l’autoritarismo nella scuola, quello della gerarchia ecclesiastica, dell’istituzione militare e l’autorità statale in genere. Pacifista e non violento, il nuovo soggetto sociale, i giovani, come un torrente in piena, lacera le certezze del corpo sociale e le sue convinzioni, le sue istituzioni quella familiare soprattutto.

A Milano il gruppo “Onda Verde”, che fa propria l’esperienza Provos , diffonde volantini, incitando i giovani all’obiezione di coscienza, alla non violenza, alla lotta contro la proliferazione delle armi, al rifiuto dei falsi miti patriottici.

Si organizzano manifestazioni contro l’intervento statunitense in Vietnam, con happening davanti al consolato americano e autoincatenamento in piazza San Babila a Milano, allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi dell’antimilitarismo e dell’obiezione di coscienza. Le manifestazioni contro il Vietnam, organizzate in quell’anno 1966-1967, insieme a quelle aventi per tema il disarmo, saranno una costante che unirà i giovani di ogni parte d’Italia in un ideale e in una concreta unione con i giovani che negli Stati Uniti contestano per gli stessi motivi.

I ringraziamenti da parte dell’autore di questo saggio breve,  ma molto denso di significati, Franco Schirone, vanno innanzitutto all’anonima moltitudine di giovani di quella che ci piace definire la generazione dell’innocenza. Senza di loro nulla sarebbe cambiato nella società. Non si può dimenticare di ringraziare le persone che, tra lo sberleffo dei più, hanno avuto il piacere e il coraggio della conservazione della carta, per cui i volantini qui riprodotti, i giornali ciclostilati nel biennio 1966 1967, li potete leggere grazie alla loro eroica azione di salvataggio. Un grazie ai compagni dell’Archivio Storico della Federazione Anarchica italiana di Imola, oltre a tutti quelli passati e presenti che hanno reso possibile questo luogo.

Naturalmente per la copertina un ringraziamento va a Ivan poeta di strada a Milano autore del disegno.

Note: Per richiedere il libro: https://umanitanova.org/?p=8469

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I Provos, i Beatniks e l’Anarchia

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I Provos, i Beatniks e l’Anarchia

Questo breve saggio vuole essere semplicemente un omaggio a una generazione perduta nel tempo e per le strade del mondo

Recensione al Libro di Franco Schirone

Recensione di Laura Tussi al Libro di Franco Schirone

 

Franco Schirone, autore di questo breve, ma intenso saggio storiografico, è un libero ricercatore dei movimenti anarchici e anarcosindacalisti.

Per scrivere questa storia, l’Autore Franco Schirone ha ripreso un capitolo de “La gioventù anarchica” e l’ha ampliato utilizzando documentazione e materiali cartacei che ha potuto ritrovare con una serie di ricerche negli ambiti dell’attivismo anarchico. “Si tratta di fogli e ciclostilati: una produzione che è cresciuta un po’ in tutt’Italia, prodotta dai gruppi o da individui che si identificano in quell’ampio movimento noto con il nome di ‘contestazione globale’: sono i Provos, i Beatniks, i Beats, i Pleiners, i Nozems, i Cavalieri del nulla” afferma l’Autore nel libro.

A metà anni 60, in un’Italia ancora molto provinciale e tradizionalista, appena uscita da un dopoguerra disastroso e dalla ricostruzione, ove sussistono ampie sacche popolari arretrate, da cui attingere manodopera per le grandi industrie del Nord; in un’Italia che vede l’accelerare dell’abbandono dalle campagne e la concentrazione urbana in un vorticoso incremento produttivo e consumistico; in un’Italia che nonostante il cosiddetto boom economico rimane provinciale e tradizionalista, si fa strada un nuovo soggetto sociale: i giovani.

Un soggetto sociale che desta non poche preoccupazioni in quanto prende di mira qualsiasi atteggiamento autoritario, fondante l’assetto e l’ordinamento sociale esistente.

Molti di questi giovani sanno ciò che sta accadendo altrove, fuori dai ristretti confini della penisola. La Beat Generation, gli Yippie statunitensi, il Pop inglese, il movimento dei Provos in Olanda non sono lontane chimere e i loro echi giungono forti a una generazione che vuole essere libera di pensare fuori da convinzioni e convenzioni , da tradizioni e da qualsiasi schema precostituito; che vuole vestirsi come gli pare e portare i capelli lunghi; che odia la guerra e vuole un mondo senza armi, senza divise, senza confini; che sogna un mondo nuovo dove imperino solo la pace e la fratellanza universale; che rivendica la libera unione senza matrimonio, la libertà sessuale e la pillola anticoncezionale. E, che mette in atto, fin da subito, una lotta all’autoritarismo, contestando, innanzitutto, l’autorità paterna, quindi l’autoritarismo nella scuola, quello della gerarchia ecclesiastica, dell’istituzione militare e l’autorità statale in genere. Pacifista e non violento, il nuovo soggetto sociale, i giovani, come un torrente in piena, lacera le certezze del corpo sociale e le sue convinzioni, le sue istituzioni quella familiare soprattutto.

A Milano il gruppo “Onda Verde”, che fa propria l’esperienza Provos , diffonde volantini, incitando i giovani all’obiezione di coscienza, alla non violenza, alla lotta contro la proliferazione delle armi, al rifiuto dei falsi miti patriottici.

Si organizzano manifestazioni contro l’intervento statunitense in Vietnam, con happening davanti al consolato americano e autoincatenamento in piazza San Babila a Milano, allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi dell’antimilitarismo e dell’obiezione di coscienza. Le manifestazioni contro il Vietnam, organizzate in quell’anno 1966-1967, insieme a quelle aventi per tema il disarmo, saranno una costante che unirà i giovani di ogni parte d’Italia in un ideale e in una concreta unione con i giovani che negli Stati Uniti contestano per gli stessi motivi.

I ringraziamenti da parte dell’autore di questo saggio breve,  ma molto denso di significati, Franco Schirone, vanno innanzitutto all’anonima moltitudine di giovani di quella che ci piace definire la generazione dell’innocenza. Senza di loro nulla sarebbe cambiato nella società. Non si può dimenticare di ringraziare le persone che, tra lo sberleffo dei più, hanno avuto il piacere e il coraggio della conservazione della carta, per cui i volantini qui riprodotti, i giornali ciclostilati nel biennio 1966 1967, li potete leggere grazie alla loro eroica azione di salvataggio. Un grazie ai compagni dell’Archivio Storico della Federazione Anarchica italiana di Imola, oltre a tutti quelli passati e presenti che hanno reso possibile questo luogo.

Naturalmente per la copertina un ringraziamento va a Ivan poeta di strada a Milano autore del disegno.

Note: Per richiedere il libro: https://umanitanova.org/?p=8469

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Recensione di Laura Tussi al Libro di Franco Schirone

I Provos, i Beatniks e l’Anarchia

Questo breve saggio vuole essere semplicemente un omaggio a una generazione perduta nel tempo e per le strade del mondo

Recensione al Libro di Franco Schirone

Recensione di Laura Tussi al Libro di Franco Schirone

 

Franco Schirone, autore di questo breve, ma intenso saggio storiografico, è un libero ricercatore dei movimenti anarchici e anarcosindacalisti.

Per scrivere questa storia, l’Autore Franco Schirone ha ripreso un capitolo de “La gioventù anarchica” e l’ha ampliato utilizzando documentazione e materiali cartacei che ha potuto ritrovare con una serie di ricerche negli ambiti dell’attivismo anarchico. “Si tratta di fogli e ciclostilati: una produzione che è cresciuta un po’ in tutt’Italia, prodotta dai gruppi o da individui che si identificano in quell’ampio movimento noto con il nome di ‘contestazione globale’: sono i Provos, i Beatniks, i Beats, i Pleiners, i Nozems, i Cavalieri del nulla” afferma l’Autore nel libro.

A metà anni 60, in un’Italia ancora molto provinciale e tradizionalista, appena uscita da un dopoguerra disastroso e dalla ricostruzione, ove sussistono ampie sacche popolari arretrate, da cui attingere manodopera per le grandi industrie del Nord; in un’Italia che vede l’accelerare dell’abbandono dalle campagne e la concentrazione urbana in un vorticoso incremento produttivo e consumistico; in un’Italia che nonostante il cosiddetto boom economico rimane provinciale e tradizionalista, si fa strada un nuovo soggetto sociale: i giovani.

Un soggetto sociale che desta non poche preoccupazioni in quanto prende di mira qualsiasi atteggiamento autoritario, fondante l’assetto e l’ordinamento sociale esistente.

Molti di questi giovani sanno ciò che sta accadendo altrove, fuori dai ristretti confini della penisola. La Beat Generation, gli Yippie statunitensi, il Pop inglese, il movimento dei Provos in Olanda non sono lontane chimere e i loro echi giungono forti a una generazione che vuole essere libera di pensare fuori da convinzioni e convenzioni , da tradizioni e da qualsiasi schema precostituito; che vuole vestirsi come gli pare e portare i capelli lunghi; che odia la guerra e vuole un mondo senza armi, senza divise, senza confini; che sogna un mondo nuovo dove imperino solo la pace e la fratellanza universale; che rivendica la libera unione senza matrimonio, la libertà sessuale e la pillola anticoncezionale. E, che mette in atto, fin da subito, una lotta all’autoritarismo, contestando, innanzitutto, l’autorità paterna, quindi l’autoritarismo nella scuola, quello della gerarchia ecclesiastica, dell’istituzione militare e l’autorità statale in genere. Pacifista e non violento, il nuovo soggetto sociale, i giovani, come un torrente in piena, lacera le certezze del corpo sociale e le sue convinzioni, le sue istituzioni quella familiare soprattutto.

A Milano il gruppo “Onda Verde”, che fa propria l’esperienza Provos , diffonde volantini, incitando i giovani all’obiezione di coscienza, alla non violenza, alla lotta contro la proliferazione delle armi, al rifiuto dei falsi miti patriottici.

Si organizzano manifestazioni contro l’intervento statunitense in Vietnam, con happening davanti al consolato americano e autoincatenamento in piazza San Babila a Milano, allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi dell’antimilitarismo e dell’obiezione di coscienza. Le manifestazioni contro il Vietnam, organizzate in quell’anno 1966-1967, insieme a quelle aventi per tema il disarmo, saranno una costante che unirà i giovani di ogni parte d’Italia in un ideale e in una concreta unione con i giovani che negli Stati Uniti contestano per gli stessi motivi.

I ringraziamenti da parte dell’autore di questo saggio breve,  ma molto denso di significati, Franco Schirone, vanno innanzitutto all’anonima moltitudine di giovani di quella che ci piace definire la generazione dell’innocenza. Senza di loro nulla sarebbe cambiato nella società. Non si può dimenticare di ringraziare le persone che, tra lo sberleffo dei più, hanno avuto il piacere e il coraggio della conservazione della carta, per cui i volantini qui riprodotti, i giornali ciclostilati nel biennio 1966 1967, li potete leggere grazie alla loro eroica azione di salvataggio. Un grazie ai compagni dell’Archivio Storico della Federazione Anarchica italiana di Imola, oltre a tutti quelli passati e presenti che hanno reso possibile questo luogo.

Naturalmente per la copertina un ringraziamento va a Ivan poeta di strada a Milano autore del disegno.

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    Laura Tussi29 marzo 2020

    Recensione al Libro di Franco Schirone

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    Franco Schirone, autore di questo breve, ma intenso saggio storiografico, è un libero ricercatore dei movimenti anarchici e anarcosindacalisti.

    Per scrivere questa storia, l’Autore Franco Schirone ha ripreso un capitolo de “La gioventù anarchica” e l’ha ampliato utilizzando documentazione e materiali cartacei che ha potuto ritrovare con una serie di ricerche negli ambiti dell’attivismo anarchico. “Si tratta di fogli e ciclostilati: una produzione che è cresciuta un po’ in tutt’Italia, prodotta dai gruppi o da individui che si identificano in quell’ampio movimento noto con il nome di ‘contestazione globale’: sono i Provos, i Beatniks, i Beats, i Pleiners, i Nozems, i Cavalieri del nulla” afferma l’Autore nel libro.

    A metà anni 60, in un’Italia ancora molto provinciale e tradizionalista, appena uscita da un dopoguerra disastroso e dalla ricostruzione, ove sussistono ampie sacche popolari arretrate, da cui attingere manodopera per le grandi industrie del Nord; in un’Italia che vede l’accelerare dell’abbandono dalle campagne e la concentrazione urbana in un vorticoso incremento produttivo e consumistico; in un’Italia che nonostante il cosiddetto boom economico rimane provinciale e tradizionalista, si fa strada un nuovo soggetto sociale: i giovani.

    Un soggetto sociale che desta non poche preoccupazioni in quanto prende di mira qualsiasi atteggiamento autoritario, fondante l’assetto e l’ordinamento sociale esistente.

    Molti di questi giovani sanno ciò che sta accadendo altrove, fuori dai ristretti confini della penisola. La Beat Generation, gli Yippie statunitensi, il Pop inglese, il movimento dei Provos in Olanda non sono lontane chimere e i loro echi giungono forti a una generazione che vuole essere libera di pensare fuori da convinzioni e convenzioni , da tradizioni e da qualsiasi schema precostituito; che vuole vestirsi come gli pare e portare i capelli lunghi; che odia la guerra e vuole un mondo senza armi, senza divise, senza confini; che sogna un mondo nuovo dove imperino solo la pace e la fratellanza universale; che rivendica la libera unione senza matrimonio, la libertà sessuale e la pillola anticoncezionale. E, che mette in atto, fin da subito, una lotta all’autoritarismo, contestando, innanzitutto, l’autorità paterna, quindi l’autoritarismo nella scuola, quello della gerarchia ecclesiastica, dell’istituzione militare e l’autorità statale in genere. Pacifista e non violento, il nuovo soggetto sociale, i giovani, come un torrente in piena, lacera le certezze del corpo sociale e le sue convinzioni, le sue istituzioni quella familiare soprattutto.

    A Milano il gruppo “Onda Verde”, che fa propria l’esperienza Provos , diffonde volantini, incitando i giovani all’obiezione di coscienza, alla non violenza, alla lotta contro la proliferazione delle armi, al rifiuto dei falsi miti patriottici.

    Si organizzano manifestazioni contro l’intervento statunitense in Vietnam, con happening davanti al consolato americano e autoincatenamento in piazza San Babila a Milano, allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi dell’antimilitarismo e dell’obiezione di coscienza. Le manifestazioni contro il Vietnam, organizzate in quell’anno 1966-1967, insieme a quelle aventi per tema il disarmo, saranno una costante che unirà i giovani di ogni parte d’Italia in un ideale e in una concreta unione con i giovani che negli Stati Uniti contestano per gli stessi motivi.

    I ringraziamenti da parte dell’autore di questo saggio breve,  ma molto denso di significati, Franco Schirone, vanno innanzitutto all’anonima moltitudine di giovani di quella che ci piace definire la generazione dell’innocenza. Senza di loro nulla sarebbe cambiato nella società. Non si può dimenticare di ringraziare le persone che, tra lo sberleffo dei più, hanno avuto il piacere e il coraggio della conservazione della carta, per cui i volantini qui riprodotti, i giornali ciclostilati nel biennio 1966 1967, li potete leggere grazie alla loro eroica azione di salvataggio. Un grazie ai compagni dell’Archivio Storico della Federazione Anarchica italiana di Imola, oltre a tutti quelli passati e presenti che hanno reso possibile questo luogo.

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Per un futuro senza eserciti

Recensione

Per un futuro senza eserciti

Contro la guerra infinita e la militarizzazione sociale

Libro

Recensione di Laura Tussi

Recensione al Libro – Atti del Convegno antimilitarista tenutosi a Milano edito dal gruppo editoriale ‘Usi – Cit’ e Zero in condotta.

 

Questa riflessione e presa di consapevolezza e di azione collettiva contro la guerra, il militarismo, la violenza, dal titolo “Per un futuro senza eserciti: contro la guerra infinita e la militarizzazione sociale”, risulta e prende forma e consistenza di attivismo e militanza pacifista e nonviolenta, dalla profondità dell’esigenza di non arrendersi alla logica dominante del neoliberismo, dei poteri forti e dell’emergenza di reazione a un’urgenza macabra, atroce e quotidiana di distruzione e di morte. Negli atti di questo convegno editi da Usi- Cit e Zero in condotta si leggono i contributi di singoli, gruppi e organizzazioni nel tentativo sociale e politico, della volontà di capovolgere nella pratica e nel pensiero, la tragica congiuntura e crisi strutturale economica, politica e sociale e di valori attuale. Con gli approfondimenti, le note, i dati elencati dei relatori risulta che la scelta antimilitarista dovrebbe essere essenziale e scontata. Ma da questo studio emerge che risulta paradossalmente difficile e complicato capovolgere e rovesciare e disinnescare i meccanismi sociali del razzismo e i dettami del linguaggio che chiama la guerra ‘pace’, la distruzione ‘democrazia’, le persecuzioni razziali ‘sicurezza’, la povertà e l’umiltà ‘assenza di decoro’.

Questo testo, attraverso le diverse sensibilità intellettuali culturali e di ricerca degli innumerevoli relatori partecipanti, vuole diventare uno strumento, o meglio, una risorsa per  pensare, ripensarsi e approfondire, confrontarsi e dibattere. Infatti risulta inaccettabile spendere e sprecare 64 milioni di euro al giorno per le spese militari: acquisire strumenti di guerra, armi sempre più sofisticate e letali per commettere atti di morte e distruzione significa abituare tutti gli essere umani alla logica del terrore e alla dinamica della sopraffazione. Perché non rientra nella norma di una vita felice vivere in territori dove sono installati ordigni bellici, basi militari, testate nucleari e poi faticare per uno stipendio dignitoso, accettare che si taglino posti di lavoro e si scarichino queste tensioni sugli ultimi della terra, dai migranti ai disabili ai senzatetto.

Dobbiamo provare a diffondere gli atti di questo importante convegno e raccontarli e soprattutto trasformarli in momenti concreti di lotta, per non arrendersi al negativo e al brutto imposto dal potere. Ma al contrario per far diventare la realtà quotidiana il vero mondo che vogliamo, “un altro mondo possibile”, bello e positivo. In questi atti, la federazione anarchica e l’unione sindacale italiana ragionano sul rilancio dell’attività antimilitarista, sulla spesa militare correlata all’industria bellica con le infrastrutture militari, le forze armate in un sistema che ingenera guerre, profughi, immigrazione. Alternativa Libertaria analizza le problematiche connesse alla Nato e alla politica di potenza. La Lega per il disarmo unilaterale denuncia il rischio di una guerra nucleare, attualmente in aumento e annuncia un alto monito di speranza come il trattato Onu del luglio 2017, trattato di proibizione delle armi nucleari varato a New York a palazzo di vetro con 122 nazioni e la società civile organizzata in Ican – Campagna per l’abolizione degli ordigni di distruzione di massa nucleari, che è valsa, a tutta questa vasta rete di attivisti per il disarmo nucleare universale, il premio Nobel per la Pace nel 2017.

E ancora le stragi dell’uranio impoverito, che vede l’Adriatico una discarica di bombe inesplose sganciate dagli aerei e gli effetti devastanti e l’uso bellico di questo agente altamente radioattivo.

Inoltre si fa presente che alcuni aerei cacciabombardieri f35 sono di stanza nella base militare di Amendola e sono forniti della stessa dotazione degli Eurofighter.

E ancora ricordiamo la piaga mortifera dei poligoni di tiro, come in Sardegna. E la Sicilia che diviene una piattaforma militare nel centro del Mediterraneo con il tragico excursus di basi militari USA e NATO: la Sicilia che ieri era ponte verso l’Africa e oggi è frontiera della fortezza Europa con vari aspetti nevralgici del militarismo dilagante e della questione migranti. La Sicilia che ha visto ingenti lotte popolari contro la militarizzazione: Augusta, Comiso, Niscemi. Ricordiamo la caratteristica della lotta No Muos, tra solidarietà, incomprensioni, indifferenza. Dunque occorre incrementare le azioni di contrasto e opposizione alle politiche di guerra e di investimenti e spese militari, tutte risorse sottratte alle nostre principali necessità di case, ospedali, asili, scuole, servizi sociali e risulta soprattutto necessario disincentivare la spregiudicata propaganda militarista nelle scuole e nelle università per formare invece le nuove e future generazioni alla salvaguardia e alla tutela dell’ideale umanitario e umanistico più bello e importante: la pace.