Amore & Resistenza

Recensione al Libro di David Maria Turoldo. Il Resistente

Amore & Resistenza

Piccola recensione ritmica di Renato Franchi  & Gianfranco D’Adda, Musicisti, per il Libro “David Maria Turoldo. Il Resistente” di Guerino Dalola, con prefazione di Laura Tussi e Fabrizio Cracolici

David Maria Turoldo. Il Resistente, Libro di Guerino Dalola con Prefazione di Laura Tussi e Fabrizio Cracolici. Recensione di Renato Franchi e Gianfranco D'Adda

Storie incredibili, straordinarie, di giustizia, speranza, libertà , amore, paura e coraggio, si incontrano nel leggere le pagine memorabili della resistenza partigiana: ragazzi, donne e uomini di ogni ceto sociale, che indignati e sopraffatti si ribellarono, salendo sulle montagne, lasciando case e affetti, per combattere la crudeltà del fascismo mussoliniano, ignorante e vigliacco, e l’invasore germanico con il suo terrificante e folle nazismo hitleriano, orrendo e feroce !

 

Una stagione di lotta armata per dare la libertà al nostro paese e alle generazioni future !!! Una libertà da cui nacque la nostra Costituzione e la democrazia!

 

In queste vicende che legano con un filo rosso questa straordinaria umanità, con la sua fede, la sua cultura profonda, l’amore per la poesia, la musica e l’incapacità di rimanere inerte di fronte al terrore, il crimine e le atrocità della guerra con le sue vittime, le macerie e il dolore, incontriamo la  figura religiosa ma emblematica e carismatica di  Padre David Maria Turoldo.

 

Un Prete “Resistente”, come cita il titolo del bellissimo e avvincente libro edito da Mimesis, curato da Guerino Dalola, dall’Anpi Franciacorta con la preziosa prefazione di Laura Tussi e Fabrizio Cracolici e il contributo di importanti testimonianze di persone e amici che lo hanno conosciuto, stimato e apprezzato per il suo impegno sociale anche dopo la stagione della Resistenza!

 

In queste belle pagine, ci troviamo nei passaggi di tempo e di vita di questo sacerdote che scopriamo un po’ ribelle e controcorrente.

 

Siamo di fronte a un sognatore, un poeta, scrittore e autore  di opere saggistiche e letterarie, che senza sparare un colpo di fucile s’impegnò con tutta l’anima e il cuore nella stagione straordinaria della Resistenza.

 

“Resistenza”, parola sacra per Padre Turoldo, come sacro fu il suo cammino, in cui non accettava barbarie e ingiustizie, non definendosi mai Partigiano ma semplicemente “un resistente”.

 

Comportamento coerente intriso di pensiero culturale e sociale molto profondo, che nella lacrima di Dio lo contraddistinse per tutta la sua vita, con non pochi ostacoli da superare.

 

Alcuni momenti difficili, come la sua posizione controcorrente sul voto contro l’abrogazione della legge sul divorzio ne sono una testimonianza concreta e emblematica!

 

Straordinario il suo pensiero evangelico… così riassunto è ricordato nel libro …“ i principi religiosi non possono essere imposti a chi non crede: la religione va proposta e spiegata. Non imposta con una legge”.

 

E così il suo tentativo, nella stagione del terrorismo e degli anni di piombo, di avviare una trattativa con le brigate rosse per la liberazione di Aldo Moro, presidente della democrazia cristiana, azione che gli fu impedita e bloccata dalle gerarchie superiori.

 

Tra i tanti citiamo questi episodi significativi, che delineano la coerenza e la saggezza sociale, politica e religiosa di David Maria Turoldo.

 

Prima di continuare ad addentrarci oltre, ci teniamo scrupolosamente a precisare il fatto che io, Renato Franchi e Gianfranco D’Adda, siamo musicisti da una vita e non è il nostro mestiere scrivere recensioni di libri, in particolare come questo, che tratta un tema importante….siamo più avvezzi e allenati ovviamente a scrivere e comporre canzoni e testi e musiche e ritmi.

 

Ma quando Laura Tussi ci chiese e ci propose di scrivere il nostro pensiero, una breve recensione sul libro e sulla figura di Turoldo, ci sentimmo onorati, ma anche preoccupati di non riuscire nel compito prezioso che ci veniva affidato.

 

Ora ringraziamo Laura e Fabrizio per averci spronato a farlo, perché come a volte succede, qualcosa fa accendere la luce nella stanza buia e illumina gli occhi che si mettono a viaggiare e vanno oltre l’apparenza oggettiva delle difficoltà, e così è avvenuto questa volta, ed eccoci qui, con le nostre riflessioni nate dopo aver letto il libro!!

 

La lampadina, la luce, il lampione si accesero quando arrivammo a pagina 19  del testo, davanti agli occhi apparve una poesia, tra le tante scritte da padre Turoldo nel 1947, dedicata alla città di Milano, ancora ferita e sconvolta dagli avvenimenti bellici.

Il titolo, a nostro giudizio, e il contenuto poetico e sincero di quelle parole scritte con il cuore ancora sanguinante e addolorato ci hanno colpito profondamente.

 

Ecco alcuni frammenti del testo:

 

“Mia Povera Patria”

 

Parole,inerti, macerie

brandelli di esistenza disamorate,

panorama del mio paese …..

 

E i poeti non hanno più canti

non un messaggio di gioia

nessuno una speranza

 

E non più alberi

sulle nostre strade disperate …

 

Le vie non hanno più linee

gli archi sono cemento

 

e dentro le case

ognuno è solo con la sua diffidenza …

 

giorni che non sono che polvere

agli orli delle macerie

 

Questa non è più una città!

 

Fummo letteralmente folgorati da quelle parole immense, piene d’amore, sgomento e dolore, ma anche di un desiderio di rinascita, di vita! Pensieri che ci riportano direttamente ai nostri giorni, al tempo che viviamo, ai problemi sociali che stiamo attraversando!

 

Così si è accesa la scintilla per me e Gianfranco che ci ha portato a trovare la strada e il coraggio di scrivere questa breve recensione.

 

Con le parole di questa  poesia ci siamo trovati catapultati lì, sulle montagne, con gli occhi gonfi di paura a vivere la nostra Resistenza con Padre Turoldo, scalzi, senza un fucile, senza una pistola, una mitragliatrice, senza un colpo da sparare, un nemico da abbattere, ma soltanto una penna, un computer e così siamo salpati nell’oceano, sul vascello e nelle scarpe di questo prete ribelle e resistente, che come si racconta nel libro, le indossò per la prima volta a tredici anni.

 

La nostra barca del pensiero approda così ai giorni nostri alla riva di una canzone che sembra scritta da Padre Turoldo; la celeberrima “Povera Patria” di una toccante e dolorosa invettiva del maestro Franco Battiato, altra figura importante del panorama culturale e musicale italiano con cui si è collaborato attraverso Gianfranco che ha suonato in tanti suoi album e in un centinaio di live.

 

Povera patria (F. Battiato)

 

Povera patria

schiacciata dagli abusi del potere

 

Di gente infame

che non sa cos’è il pudore

 

Si credono potenti

e gli va bene quello che fanno

e tutto gli appartiene

 

Tra i governanti quanti perfetti e inutili buffoni

Questo paese è devastato dal dolore

Ma non vi danno un po’ di dispiacere

Quei corpi in terra senza più calore?

 

Non cambierà, non cambierà

No, cambierà, forse cambierà

 

Ma come scusare le iene

negli stadi e quelle dei giornali?

Nel fango affonda lo stivale dei maiali

Me ne vergogno un poco e mi fa male

Vedere un uomo come un animale

 

Non cambierà, non…

 

Pur  con temporalità e condizioni sociali diverse, si avverte una micidiale analogia e similitudine tra la dolorosa descrizione di Battiato di una patria alla deriva, che necessita di un freno al cinismo, di un cambiamento e di una svolta per evitare di precipitare nel baratro della distruzione sociale!

 

Anche qui però con la speranza sempre accesa che la primavera anche se tarda ad arrivare, prima o poi arriverà.

 

Come nella poesia di Turoldo, che fotografa una realtà di distruzione che richiede un bisogno e una forte volontà di ricostruire dalle macerie… anche, come la primavera di Battiato, prima o poi doveva arrivare!!

 

Questo per noi è un collegamento diretto del pensiero di chi non accetta e lotta contro le ingiustizie, ben descritto nel libro.

 

Canzoni, poesia , arte, cultura, valori profondi che accomunano  il pensiero dei pacifisti e degli antifascisti!!

 

Nelle belle pagine di questa pubblicazione in memoria di Padre Turoldo, nelle storie e nei racconti resistenti, troviamo i valori del cammino di questo sacerdote, così come altre figure di vari ceti sociali, dell’umanesimo contadino, del mondo ecclesiastico, che lo hanno visto protagonista sui sentieri  della straordinaria stagione della Resistenza partigiana … e non solo …assunti con coerenza, senza se e senza ma.

 

Il libro descrive con preziosi dettagli molte situazioni in cui Padre Turoldo si impegnò a costruire con tenacia, caparbietà e determinazione i suoi ideali di giustizia, il più delle volte combattendo contro l’ottusità e la prepotenza delle gerarchie e del potere!

 

Potremmo dire che in quelle scarpe indossate per la prima volta a 13 anni e in quella poesia sono racchiusi i valori dell’antifascismo, del pacifismo, che lo videro forte e determinato negli anni della guerra del golfo in Iraq, della nonviolenza, dei ragazzi di Nomadelfia di Don Zeno Santini, nel rispetto e nella lotta contro le ingiustizie e le diseguaglianze, per il mondo del lavoro, degli umili e degli sfruttati, delle fasce più fragili e deboli della società, e per l’immenso dolore per i morti durante la guerra e nei campi di concentramento nazifascisti, la sua passione per l’arte, la conoscenza, la musica e la cultura.

 

David Maria Turoldo, il Resistente, un libro da tenere con amore sul cuore… e anche se Padre David non amava definirsi Partigiano, ma solo Resistente, io e Gianfranco gli diciamo: tranquillo padre .. non temere … questo comunque è un libro Partigiano. Tu sei un Partigiano, perché racconti le tue scelte, il tuo coraggio, il tuo amore per la gente, perché come dice De Gregori nella sua bella canzone… sempre e per sempre da questa parte ci ritroveremo … la parte che, come hai fatto tu, si batte contro le ingiustizie per rendere migliore il mondo e la vita!!

 

Ciao Resistente

 

Renato Franchi – Musicista/Cantautore

Gianfranco D’Adda – Musicista/Batterista

 

Grazie a Laura Tussi e Fabrizio Cracolici

 

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In memoria di Petrov: l’impegno ecopacifista mondiale

19 maggio, data di morte del colonnello Petrov: sventò la terza guerra mondiale e nucleare nel 1983

In memoria di Petrov: l’impegno ecopacifista mondiale

La conferenza digitale, organizzata dai Disarmisti esigenti, in preparazione della giornata ONU contro le armi nucleari del 26 settembre, ha messo in luce i temi emergenti e di pressante attualità del dibattito ecopacifista nel nostro Paese e nel mondo

Petrov Day

Nota: Durante il convegno digitale, hanno preso parola e sono stati introdotti da Alfonso Navarra, oltre alle personalità già menzionate di seguito nel corso dell’articolo, i seguenti attivisti: Angelo Baracca, Carolina Pozzo, Francesco Lo Cascio, Giuseppe Farinella, Giuseppe La Porta, Joachim Lau, Mario Agostinelli, Oliviero Sorbini, Sandro Ciani, Tiziano Cardosi.

Il Giorno 19 maggio, data di morte del colonnello russo Petrov che sventò la terza guerra mondiale e nucleare il 26 settembre 1983, organizzata dai Disarmisti esigenti, si è svolta una conferenza digitale con i maggiori esponenti dell’ecopacifismo a livello nazionale e internazionale. La conferenza digitale in preparazione del Petrov Day del 26 settembre 2020, giornata internazionale Onu in ricordo di Petrov, ha messo in luce i temi più emergenti e di grave attualità del dibattito ecopacifista nel nostro Paese e nel mondo . L’evento è stato coordinato da Alfonso Navarra, il portavoce dei Disarmisti esigenti (DE), che si occupa da più di quarant’anni, sin dai tempi del campo per la pace di Comiso, di disarmo nucleare e denuclearizzazione. I DE sono tra le nove associazioni e organizzazioni in Italia e nel mondo a essere state insignite nel 2017 del premio Nobel per la pace con Ican – campagna internazionale per l’abolizione degli ordigni di distruzione di massa nucleari. Per l’allargamento dei soggetti coinvolti nell’impegno per la proibizione delle armi nucleari promuovono “Siamo tutti premi Nobel per la pace con ICAN”.

Alfonso Navarra esordisce dicendo che la lobby nucleare sta manovrando per inserirsi nel processo delle conferenze internazionali sul clima (le COP) e per essere classificata tra le energie pulite in Europa: prospetta un sistema basato sull’energia nucleare, in quanto bassa emettitrice di CO2, come soluzione al problema climatico, nascondendo i suoi legami intrinseci con il sistema militare.

Anche il movimento ambientalista giovanile deve affrontare queste tematiche e soprattutto la questione nucleare, che – con atteggiamento possibilista – attualmente tende a considerare divisiva. Il nucleare militare non occupa la ribalta perché il nocciolo duro del potere ama nascondersi: ad esempio i mass media prospettano le gravi crisi di Iran e Corea del Nord come problemi locali e lontani. Al contrario la minaccia e l’emergenza nucleare sono forti, attualmente ancora più che durante la guerra fredda.

Questo fa trapelare il vero problema: il nucleare civile e militare, i due fratelli gemelli, sono una questione allarmante di emergenza e minaccia mondiale. Anche il nucleare civile è un grave problema anche se è poco evidente e mediaticamente ‘appariscente’ a livello globale, in quanto se ne parla solo in concomitanza con i gravi disastri come ad esempio Fukushima e Chernobyl. Infatti tutti i poteri coinvolti – e specialmente il cosiddetto quarto potere – ricevono finanziamenti dalle grandi lobby del nucleare per tacere.

Il nucleare ingenera omertà.

Il nucleare civile è già più visibile e ‘apprezzato’ anche tra i movimenti giovanili perché, come si diceva, pretende di essere esente da emissioni di anidride carbonica. La  soluzione al problema climatico e’ un problema complesso, e non possiamo affidarci ai facili slogan di chi prospetta una decarbonizzazione che dovrebbe essere completa entro il 2025, magari anche grazie all’utilizzo del nucleare. Mentre per gli accordi della Cop21 di Parigi, la decarbonizzazione completa è prevista per il 2050, senza nucleare.

La crisi ambientale è seria e occorrono soluzioni serie e non semplici slogan. La coalizione clima, invitata dal ministro Costa, non si è posta come interlocutrice insieme ai giovani di FFF per organizzare la PreCop26 a Milano (La COP 26 vera e propria si tiene a Glasgow, in Scozia). Bisogna assumersi la responsabilità di un dialogo con i giovani mettendoci la faccia sulle proprie idee, se si possiedono proposte concrete!

Si traccheggia quando gli scienziati sostengono che restano 10 anni per evitare collassi ecologici, quindi sociali, su scala globale! Gli avvertimenti non mancano, come del resto non erano mancati riguardo alla tempesta pandemica che stiamo attraversando.

La situazione climatica e l’ingiustizia sociale si aggravano e si amplificano i conflitti e le guerre nel mondo che prevedono armi convenzionali. Ma presto si potrebbe passare all’uso di armi nucleari, come con gli Stati Uniti d’America che vantano un programma di bombe con potenza intermedia. I movimenti giovanili devono essere al corrente di tutto questo. Negli Stati Uniti si è predisposta una commissione parlamentare per consigliare l’esecutivo sulla strategia di difesa nei prossimi anni. In questo congresso americano, Cina e Russia risultano i principali nemici degli USA e quindi il congresso consiglia all’esecutivo di dotarsi di mezzi per la guerra contro Russia e Cina. Con il progetto di varie nuove bombe, di tutti i tipi. Attualmente sono previste, in sostituzione delle B 61, a caduta verticale, le B 61-12, teleguidate e trasportabili dagli F35. Il pilota ne può regolare la potenza nucleare allo stesso modo delle mini bombe sempre made in USA. Questi programmi in sistemi di comando e controllo necessariamente difettosi possono innescare una guerra nucleare.

Attualmente sono stanziati Euromissili in cinque Stati europei. Nella situazione tedesca, vi è una forte presa di posizione per il ritiro delle bombe nucleari B 61. Infatti in Germania, Buchel, una base aerea analoga a Ghedi in Italia, diventerebbe la nuova Comiso.

Turi Vaccaro, appena scarcerato dopo le sue azioni nonviolente contro il MUOS di Niscemi (quasi 21 mesi di detenzione per avere sabotato le antenne paraboliche), con la sua testimonianza, su cui torneremo, ricorda che in Germania sono previsti a luglio 2020 dei campi organizzati dai movimenti giovanili, come ai tempi di Comiso in Sicilia, quando il Cruisewatching era organizzato per inseguire e disturbare le esercitazioni dei Cruise, e lo si faceva in tutta Europa nei campi accanto alle basi degli euromissili.

Come sostiene lo scienziato Luigi Mosca, considerando la strategia per arrivare all’abolizione delle armi nucleari, si vede una prima fase giuridica, ossia il trattato di interdizione che prevede la ratifica di 50 paesi. Purtroppo con la pandemia il processo di ratifica è rallentato. Nella prima fase, Ican e la società civile cooperano in modo efficiente con gli Stati non nucleari. Adesso il dialogo dovrebbe avvenire anche con gli Stati nucleari. Il trattato di interdizione, il TPAN ha un impatto di stigmatizzazione di queste armi. Vi è una iniziativa di Svezia, Germania e 13 altri Stati che lanciano un appello al disarmo per evitare l’escalation nucleare. È importante dialogare con questi Stati che si mobilitano per un appello antinucleare. La Merkel e il ministro degli esteri in Germania hanno però assicurato agli Stati Uniti che non daranno seguito a questo appello. Quindi vi è una forte tensione in corso.

Tra i nove Stati detentori di armi nucleari, lo stato più aperto al trattato di interdizione, il TPAN, adottato in una conferenza ONU il 7 luglio 2017, e in attesa di 50 ratifiche per entrare in vigore, è la Cina. Abbiamo, secondo Luigi Mosca, tutto l’interesse al dialogo con la Cina spingendo per la possibilità che  questa grande potenza proponga un gruppo di lavoro ai nove Stati nucleari per elaborare un piano di disarmo. La situazione geopolitica va studiata in profondità per arrivare al disarmo nucleare. E vi è la necessità di un ponte storico e storiografico tra gli errori e orrori del passato, si veda sempre il progetto “per non dimenticare” delle città di Nova Milanese e Bolzano, di cui è referente Fabrizio Cracolici, e le prospettive delle tragiche aberrazioni future, con il tramite del concetto elaborato dai grandi partigiani Hessel e Morin, ossia la coscienza planetaria come strumento della cultura della terrestrita’ per salvare l’umanità intera.

E’ stato presentato inoltre il canale video “Siamo tutti Premi Nobel per la Pace con ICAN” che raccoglie le testimonianze di importanti attivisti per la pace a livello mondiale. Questo canale sta crescendo, prendendo la struttura di una Web TV con all’interno diversi canali a tema, come ad esempio quello di ICAN, la cultura della Terrestrità, Riace modello sociale di accoglienza e la memoria delle Deportazioni.

Questo il link al canale video:

https://www.youtube.com/channel/UCFWikKgRr7k21bXHX3GzE9A

La parola data a Turi Vaccaro nella conferenza digitale è un ponte tra le lotte antinucleari di Comiso in Sicilia durante gli anni 1980 e quelle di Buchel in Germania dove è convocato il campo di pace a luglio 2020 dai movimenti ambientalisti e ecopacifisti. Infatti Buchel potrebbe rappresentare la nuova Comiso.

Turi Vaccaro nella sua testimonianza ha ricordato che è uscito dal carcere il 15 aprile di questo anno. Non ha esperienza di Buchel in quanto impegnato da anni sul fronte di Niscemi e in Val di Susa.

Buchel è una cittadina in Germania a sud di Colonia e di Bonn. Proprio lì sono stoccate le bombe statunitensi Nato B 61 come a Ghedi e a Aviano in Italia e in Olanda, in Belgio, in Turchia. Entro il 2020 saranno sostituite con le bombe più potenti B61-12. Se i poteri forti riescono a sfondare a Buchel -rincalza Turi- sfonderanno in tutta Europa. Nel frattempo in Germania i media e i poteri forti evitano di fare divulgazione alle azioni dei movimenti ecopacifisti. Inoltre sempre a Buchel sono di stanza i tornado che trasportano bombe nucleari e i famigerati cruise. In Scozia esiste una base con sottomarini nucleari. Secondo la legge italiana Turi ha arrecato al Muos, situato nella sughereta di Niscemi, un danno altissimo e molto grave e per questo Turi dovrà scontare almeno ancora un anno, forse due di carcere. Secondo i fratelli Berrigan, fondatori dei Plougshares cui Turi appartiene, sono più efficaci e utili le azioni dichiarate e non quelle clandestine, con molti campi di azione diretta nonviolenta contro le basi Nato nucleari. Secondo lo scienziato italo francese Luigi Mosca, l’emergenza nucleare e anche climatica e ecologica è correlata soprattutto anche con l’ingiustizia sociale.

La governance mondiale vede al centro l’essere umano in armonia con l’ambiente secondo il concetto di terrestrità maturato negli ambienti intellettuali francesi con i partigiani Hessel e Morin, e sviluppato in Italia da Alfonso Navarra. La storia dell’uomo è intrecciata in modo globale al divenire universale secondo il concetto di cosmicità. Per questo l’uomo è tenuto a tutelare la madre terra dall’annientamento e dalla distruzione globale. Sempre secondo Luigi Mosca, 14.000 bombe nucleari sono stoccate in nove paesi e in possesso di Stati Uniti e Russia. Queste bombe sono stoccate nei rispettivi arsenali, ma addirittura 2000 di queste sono in stato di allerta permanente pronte a essere sganciate e lanciate. Le mini nukes, bombe con potenza intermedia tra armi nucleari e convenzionali, costituiscono un pericolo maggiore per il rischio di innesco della guerra nucleare. Dal 1947 a oggi vi è stata un’escalation, un’evoluzione preoccupante verso l’apocalisse nucleare. Con la presidenza Trump i problemi si sono moltiplicati. Con Trump è avvenuto un lavoro di demolizione di trattati e accordi che mantenevano un certo livello di tabù relativo alle armi nucleari. Questi trattati ormai non esistono più. Per esempio la leadership attuale americana è uscita dall’UNESCO e della Cop21 di Parigi.

Al contrario, un successo, un obiettivo molto positivo, una svolta epocale per il mondo ecopacifista e per l’umanità tutta si è ottenuto con il TPAN, il trattato ONU adottato con i voti favorevoli di 122 nazioni con un totale di 137 aderenti: i due terzi degli Stati del mondo. Il TPAN è valso il premio Nobel per la pace 2017 a Ican -campagna internazionale per l’abolizione degli ordigni di distruzione di massa nucleari di cui sono parte migliaia di ecopacifisti in tutto il mondo. Ad ora, 36 Stati hanno ratificato il TPAN e occorrono 50 ratifiche per l’entrata in vigore del trattato ONU nel quadro del diritto internazionale.

E ancora l’ecopacifista Giovanna Pagani, presidente onorario di Wilpf Italia, ha elencato la sinergia tra questione nucleare e ambientale. Il target dell’ecopacifismo devono essere i giovani e le donne che si stanno inserendo nel movimento giovanile di Fridays For Future che per ora ha solo il pregio di aver mobilitato le coscienze, ma purtroppo è assente sul tema nucleare e del contrasto delle guerre. Nella Cop25, la lobby del militare nucleare civile è molto forte e convince molti giovani per l’emergenza climatica e per l’energia senza emissioni di anidride carbonica.

Su questo noi ecopacifiste dobbiamo lottare intensamente. È necessario accendere l’attenzione delle donne sul militarismo e sul nucleare. Perché le donne sono le maggiori vittime di tutte le guerre e delle emergenze nucleari e dei disastri ad esse connessi. Lo stupro ad esempio è un’arma di guerra. Le donne sono la popolazione povera del sud del mondo e vittime delle ingiustizie sociali. È necessario creare un’alleanza tra donne, in quanto nel mondo le donne sono attivatrici di cambiamento.

Inoltre ricordiamo gli interventi di Alessandro Capuzzo e Tiziana Volta che si dichiarano in cammino con gli altri per la pace e la nonviolenza. Tiziana Volta fa parte dell’associazione Mondo senza guerre e senza violenza ed è coordinatrice nazionale della marcia mondiale per la pace e la nonviolenza.

Antonia Sani, già presidente di Wilpf Italia, con un suo messaggio scritto, ribadisce che le donne Wilpf esprimono viva indignazione per quanto espresso dal rapporto SIPRI: la produzione delle armi continua indisturbata mettendo a repentaglio l’esistenza dell’umanità, del mondo animale e della vita stessa del pianeta.

Alfonso Navarra, nelle sue conclusioni, ribadisce la nostra posizione in quanto attivisti ecopacifisti: siamo per il diritto internazionale e per lo scioglimento della Nato. Perché noi vogliamo il mondo della pace e della coscienza planetaria della terrestità e tutto questo da un punto di vista politico e tattico, in una strategia nonviolenta, significa puntare per prima cosa alla denuclearizzazione dal basso.

Navarra nelle sue conclusioni propone di approfondire in un seminario il 26 settembre 2020 “10 punti di impegno”, già anticipati prima dell’incontro, per un movimento ecopacifista “intersezionale”, cercando di coinvolgere non tanto i “soliti pacifisti”, ma i nuovi movimenti giovanili, i No TRIV e i No eccetera, le realtà sindacali di base, rappresentanti il mondo del lavoro e del non lavoro.

In particolare bisognerebbe riflettere su come inserire il percorso antinucleare nel processo climatico istituzionale (le COP per il clima) ottenendo su questo punto il coinvolgimento dei movimenti per l’emergenza climatica ed ambientale.

Il movimento antinucleare dovrebbe cercare una BASE DI MASSA nella consapevolezza dei nuovi movimenti per l’emergenza climatica e ecologica; e nella esigenza, posta dalla crisi epidemica, di orientare le risorse sui bisogni di vita degli umani e non sullo spreco rappresentato dagli strumenti di morte anche quando non vengono usati.

Bisognerebbe, a tal fine, attivare e ripensare gli strumenti della iniziativa della politica di base: le cause legali, i boicottaggi consumieristi e soprattutto la disobbedienza fiscale (vedi Campagna OSM-DPN da aggiornare e rilanciare)

 

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In una vignetta del mio amico Vauro, i missili israeliani piovono da tutte le parti. Il bambino dice a suo padre: “Papà ho paura” il padre risponde: “Perché hai paura? Non siamo mica a New York”. Noi abbiamo tolto a una parte dell’umanità persino il diritto alla paura. Abbiamo visto milioni di volte la ripetizione dell’efferatezza che ha portato alla distruzione delle Torri Gemelle con 2890 morti circa, ma non abbiamo visto con la stessa frequenza le immagini dei morti innocenti iracheni e afghani delle cosiddette “guerre umanitarie”.

Parto da questa considerazione perché ci sono paesi i cui governi, ma anche una parte considerevole dei cittadini, sono gravati – anche se la parola è impropria – dalla logica del privilegio, ossia che noi abbiamo diritto a essere come siamo, non è un privilegio dovuto al luogo di nascita.

Che merito abbiamo per essere nati in un posto invece di un altro? Nessuno. 

Non esiste un merito. Infatti anche Mimmo Lucano e Alex Zanotelli dicono di non chiedere mai a una persona da dove viene: “L’ha portata il vento”…

La legalità internazionale è stata, da parte di ripetuti governi israeliani, calpestata con una indecenza che non ha limiti. Consideriamo che nessun governo israeliano ha fatto quello che doveva essere il dovere sacrale di un governo democratico, ossia stabilire i confini dello Stato di cui quel governo è governo. Lo Stato di Israele non ha una costituzione. Quindi non ha stabilito i suoi confini. Per cui l’arbitrio è la regola in tutte le cose che riguardano il conflitto israelo-palestinese. In particolare, il conflitto con i paesi arabi ha altre modalità ancorché si basa comunque su questa politica dello stato dei fatti compiuti. Politica del totale dispregio per le risoluzioni internazionali e, conseguentemente, per le istituzioni internazionali preposte alla pace. E tutto questo ad opera del governo e dell’autorità militare di un paese in cui il saluto comune è pace, invece di dire “Ciao”, “Buongiorno” si dice “Shalom” cioè Pace. La pace è addirittura iscritta nelle priorità della lingua.

Nei Link l’intervista a Moni Ovadia di Laura Tussi: testi integrali

https://www.peacelink.it/pace/a/47552.html

https://www.peacelink.it/ospiti/a/47600.html

su Invicta Palestina: Centro di Documentazione sulla Storia, Cultura, Tradizioni della Palestina

https://www.invictapalestina.org/archives/38974

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Così si organizzarono per resistere al massacro e evitarlo

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L’angelo della morte, il dottor Mengele, compiva esperimenti efferati sugli zingari. In quel giorno era previsto l’assassinio e il massacro di oltre 500 Rom e Sinti.
15 maggio 2020

Laura Tussi

Lager

Rom e Sinti il 16 maggio del 1944 organizzarono la prima rivolta che sia mai avvenuta in un lager: Auschwitz, per la precisione.L’angelo della morte il dottor Mengele compiva esperimenti efferati sugli zingari. In quel giorno 16 maggio 1944 era previsto l’assassinio e il massacro di oltre 500 Rom e Sinti. Il campo di concentramento adibito agli Zingari, “Zigeunerlager”, un campo nel campo nel Lager di Auschwitz- Birkenau, era un luogo di tortura dove il dottor Mengele effettuava i suoi studi sulla razza ariana e in particolar modo sui gemelli, considerando Rom e Sinti appartenenti a una “razza pura degenerata”.

Rom e Sinti, alcuni giorni prima, vennero avvisati dell’imminente presenza delle truppe SS e di un’operazione di rastrellamento all’interno del lager.

Così si organizzarono per resistere al massacro e evitarlo.

La strage fu evitata, ma in realtà fu rinviata al 2 agosto dello stesso anno. Questa strage è compresa nell’intero genocidio, eccidio e sterminio, il cosiddetto “olocausto degli zingari”, ossia il Porrajmos, traducibile come ‘grande divoramento’ perpetrato ai danni di Rom e Sinti: 500.000 persone assassinate dalla barbarie nazifascista, perché ritenute inferiori e non degne di vivere.

Quasi 3000 gitani, uomini, donne e bambini trovarono la morte nel crematorio numero 5 di Auschwitz-Birkenau, esattamente il giorno 2 agosto 1944.

La rivolta che precedette la strage, il 16 maggio 1944, fu davvero un evento particolare e incredibile, in quanto fu l’unica rivolta in assoluto avvenuta in un lager.

Gli zingari armati di utensili da lavoro in un lager contro le SS armate di tutto punto. I Rom e Sinti in quel giorno fatidico ebbero la meglio.

Ma la bestia umana divoratrice del nazifascismo fece scontare ai rivoltosi la loro imposizione e resistenza del maggio ’44, non violenta, con la strage del 2 agosto 1944, perpetrata dalle SS. Sembra incredibile e impossibile che una etnia sottomessa e vilipesa come quella dei gitani sia riuscita a organizzare una rivolta resistenziale in condizioni di vita davvero disumane e feroci, dove la fatica era immensa, il lavoro coatto e devastante e toglieva la dignità di ogni persona.

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Il Giorno della Liberazione

Il 25 Aprile al tempo del coronavirus

Il Giorno della Liberazione

Resistenza è stata lotta, sacrificio, guerra, deportazione. Ora Resistenza è indignazione e denuncia
25 aprile 2020

Laura Tussi e Fabrizio Cracolici

Il 25 Aprile del 1945 l’Italia è stata liberata dall’orrore e dall’occupazione nazifascista.

Questa attuale è la prima volta in 75 anni che non si celebrerà il Giorno della Liberazione in tutte le piazze d’Italia a causa di un evento che sta mettendo in ginocchio il vivere civile, sociale, politico, economico del mondo: l’emergenza pandemia.

Ma ancora più importante è tenere in considerazione quello che sta avvenendo a livello globale e planetario per mantenere alta l’attenzione sui valori e gli ideali contenuti nella grande esperienza della lotta partigiana antifascista che ha consegnato al mondo intero carte costituzionali e dettati di diritto internazionale: dobbiamo arrestare i nazionalismi, i sovranismi, i suprematismi e le dittature mascherate da democrazie. Ricordare e fare memoria della Resistenza non è un atto né scontato e né banale anzi è di fondamentale importanza attuale e contemporanea.

Molte sono le considerazioni e le analisi da fare in questo preciso momento storico. Una di queste riguarda la riemergenza in vasti settori della società nazionale e mondiale sotto l’influenza di ideologie fasciste, naziste, razziste e xenofobe, sotto forma di nazionalismo da parte di molte e troppe forze politiche nel mondo. Dall’Ungheria con Orban, alla Brexit, alle politiche antiecologiche e guerrafondaie americane di Trump, alla Turchia di Erdogan contro i Curdi, alla guerra in Siria, Libia e nello Yemen, alle tragiche guerre e ai criminali genocidi nel corno d’Africa, nella striscia di Gaza in Palestina colonizzata da Israele, all’asservimento dell’Europa alla Nato, all’export di armi e alla rincorsa al riarmo e alle logiche spietate dell’energia e degli ordigni nucleari e alla riemergenza del razzismo, del cattivismo dilagante e del qualunquismo antiegualitario che contrastano nettamente con le carte e le costituzioni nate dall’Antifascismo.

Come possiamo oggi dare valore e riconoscimento a questa grande esperienza di lotta per la pace e per i diritti umani che è stata la Resistenza?

L’unico modo è impegnarsi per costruire una società basata sulla forza del diritto e non sul diritto della forza che dia attuazione ai dettati costituzionali e che guardi ai cittadini come persone con tutte le loro rivendicazioni oltre ai loro doveri. Il rispetto delle leggi, la tutela di nostra Madre Terra, la salvaguardia dell’assetto ecologico e climatico planetario e dei diritti umani devono diventare una priorità che va oltre gli interessi personalistici di potenti e multinazionali che per i loro interessi non tengono minimamente in considerazione, anzi disprezzano la vita e la salute, ma guardano all’esclusivo e sporco guadagno e ricavo economico e alle speculazioni di ogni tipo e in ogni settore.

Dov’è la giustizia quando persone vengono abbandonate in mare perché si stabilisce che l’Italia non è un porto sicuro?

Dov’è la giustizia quando in una piena emergenza sanitaria, persone malate di coronavirus vengono trasferite in case di cura dove, invece che proteggere persone fragili, vengono messe addirittura a contatto con il virus e con la possibilità di sviluppare patologie che addirittura possono portare alla morte?

Queste sono le grandi lotte che gli attivisti per la pace nel mondo, quelli che saranno i nuovi partigiani, dovranno attivare per permettere all’intera umanità di salvarsi perché non ci si salva da soli, individualmente, ma solo tutti assieme possiamo salvarci.

L’esperienza della Resistenza Antifascista ha portato centinaia di Resistenti e Partigiani al sacrificio personale finalizzato alla conquista del bene comune. Questi sono i gli ideali e i valori che noi dobbiamo evidenziare e a cui credere convintamente e questa è l’importanza che ricopre oggi Anpi – Associazione Nazionale Partigiani nella società tutta, perché ricordare di avere come stella polare questi valori e ideali è per tutti noi una opportunità per uscire finalmente da un periodo oscuro e da diverse epoche atroci per l’umanità intera. Basti ricordare il periodo della strategia della tensione, le stragi neofasciste a cui molte forze sociali e politiche si sono opposte per donare un nuovo e futuro periodo di pace vera basato sui valori fondanti della giustizia sociale e del rispetto istituzionale.

Resistenza è stata lotta, sacrificio, guerra, deportazione.

Ora Resistenza è indignazione e denuncia.Resistenza

Note: Per non dimenticare questi tragici eventi segnaliamo l’archivio Lager e Deportazione del progetto inerente la memoria storica e la pace dal titolo Per non dimenticare di cui siamo referenti e promotori con le città di Nova Milanese e Bolzano: una autentica realtà di impegno e attivismo in vari settori della società civile per promuovere gli ideali della memoria storica e della pace in tutto il mondo.

Questo il Link di riferimento:

https://www.peacelink.it/pace/a/37386.html

Il Giorno della Liberazione

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Il Giorno della Liberazione

Resistenza è stata lotta, sacrificio, guerra, deportazione. Ora Resistenza è indignazione e denuncia

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Questa attuale è la prima volta in 75 anni che non si celebrerà il Giorno della Liberazione in tutte le piazze d’Italia a causa di un evento che sta mettendo in ginocchio il vivere civile, sociale, politico, economico del mondo: l’emergenza pandemia.

Ma ancora più importante è tenere in considerazione quello che sta avvenendo a livello globale e planetario per mantenere alta l’attenzione sui valori e gli ideali contenuti nella grande esperienza della lotta partigiana antifascista che ha consegnato al mondo intero carte costituzionali e dettati di diritto internazionale: dobbiamo arrestare i nazionalismi, i sovranismi, i suprematismi e le dittature mascherate da democrazie. Ricordare e fare memoria della Resistenza non è un atto né scontato e né banale anzi è di fondamentale importanza attuale e contemporanea.

Molte sono le considerazioni e le analisi da fare in questo preciso momento storico. Una di queste riguarda la riemergenza in vasti settori della società nazionale e mondiale sotto l’influenza di ideologie fasciste, naziste, razziste e xenofobe, sotto forma di nazionalismo da parte di molte e troppe forze politiche nel mondo. Dall’Ungheria con Orban, alla Brexit, alle politiche antiecologiche e guerrafondaie americane di Trump, alla Turchia di Erdogan contro i Curdi, alla guerra in Siria, Libia e nello Yemen, alle tragiche guerre e ai criminali genocidi nel corno d’Africa, nella striscia di Gaza in Palestina colonizzata da Israele, all’asservimento dell’Europa alla Nato, all’export di armi e alla rincorsa al riarmo e alle logiche spietate dell’energia e degli ordigni nucleari e alla riemergenza del razzismo, del cattivismo dilagante e del qualunquismo antiegualitario che contrastano nettamente con le carte e le costituzioni nate dall’Antifascismo.

Come possiamo oggi dare valore e riconoscimento a questa grande esperienza di lotta per la pace e per i diritti umani che è stata la Resistenza?

L’unico modo è impegnarsi per costruire una società basata sulla forza del diritto e non sul diritto della forza che dia attuazione ai dettati costituzionali e che guardi ai cittadini come persone con tutte le loro rivendicazioni oltre ai loro doveri. Il rispetto delle leggi, la tutela di nostra Madre Terra, la salvaguardia dell’assetto ecologico e climatico planetario e dei diritti umani devono diventare una priorità che va oltre gli interessi personalistici di potenti e multinazionali che per i loro interessi non tengono minimamente in considerazione, anzi disprezzano la vita e la salute, ma guardano all’esclusivo e sporco guadagno e ricavo economico e alle speculazioni di ogni tipo e in ogni settore.

Dov’è la giustizia quando persone vengono abbandonate in mare perché si stabilisce che l’Italia non è un porto sicuro?

Dov’è la giustizia quando in una piena emergenza sanitaria, persone malate di coronavirus vengono trasferite in case di cura dove, invece che proteggere persone fragili, vengono messe addirittura a contatto con il virus e con la possibilità di sviluppare patologie che addirittura possono portare alla morte?

Queste sono le grandi lotte che gli attivisti per la pace nel mondo, quelli che saranno i nuovi partigiani, dovranno attivare per permettere all’intera umanità di salvarsi perché non ci si salva da soli, individualmente, ma solo tutti assieme possiamo salvarci.

L’esperienza della Resistenza Antifascista ha portato centinaia di Resistenti e Partigiani al sacrificio personale finalizzato alla conquista del bene comune. Questi sono i gli ideali e i valori che noi dobbiamo evidenziare e a cui credere convintamente e questa è l’importanza che ricopre oggi Anpi – Associazione Nazionale Partigiani nella società tutta, perché ricordare di avere come stella polare questi valori e ideali è per tutti noi una opportunità per uscire finalmente da un periodo oscuro e da diverse epoche atroci per l’umanità intera. Basti ricordare il periodo della strategia della tensione, le stragi neofasciste a cui molte forze sociali e politiche si sono opposte per donare un nuovo e futuro periodo di pace vera basato sui valori fondanti della giustizia sociale e del rispetto istituzionale.

Resistenza è stata lotta, sacrificio, guerra, deportazione.

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Note: Per non dimenticare questi tragici eventi segnaliamo l’archivio Lager e Deportazione del progetto inerente la memoria storica e la pace dal titolo Per non dimenticare di cui siamo referenti e promotori con le città di Nova Milanese e Bolzano: una autentica realtà di impegno e attivismo in vari settori della società civile per promuovere gli ideali della memoria storica e della pace in tutto il mondo.

Questo il Link di riferimento:

https://www.peacelink.it/pace/a/37386.html