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Dai diamanti non nasce niente. Concerto in omaggio per Fabrizio De André al Teatro Gloria di Como

di Laura Tussi (sito)

Intervento in pubblico di Laura Tussi e Fabrizio Cracolici al concerto in omaggio a Fabrizio De André “Dai diamanti non nasce niente” che si è svolto sabato 21 gennaio 2023 presso il teatro Gloria di Como alla presenza di un pubblico foltissimo e molto attento e interessato: teatro Gloria tutto esaurito.

Grazie a Maria Macchia per le foto

Tutti incantati dalla magia delle note dei musicisti che hanno proposto i brani musicali più celebri del grande e eclettico poeta e compositore Fabrizio De André, soprannominato Faber.

“Interveniamo in questa bellissima serata con un ringraziamento alla stampa, a tutti gli ambiti giornalistici e alle testate e a tutti i siti web e ai musicisti e a tutti coloro che hanno permesso la realizzazione di questa importante iniziativa tra cui soprattutto il circolo Arci Xanadù.
Ringraziamo la stampa tutta per l’interessante presentazione di un evento storico e collettivo importante come quello di stasera che ci vede tutti protagonisti e che vuole ricordare e commemorare e rendere omaggio all’indimenticabile talento e al sempre attuale messaggio di un grande poeta e musicista della nostra contemporaneità: Fabrizio De André.
Siamo Laura Tussi e Fabrizio Cracolici scrittori e attivisti e siamo testimoni e promotori e siamo parte delle associazioni affiliate al premio Nobel per la pace a Ican, la rete mondiale e internazionale per il disarmo nucleare universale. E vogliamo ricordare i nostri ultimi libri Memoria e futuro e il saggio a quest’ultimo correlato Resistenza e nonviolenza creativa, due raccolte di saggi inediti con contributi di Moni Ovadia, Alex Zanotelli, Vittorio Agnoletto e molti altri attivisti. I nostri ultimi libri, Memoria e futuro e Resistenza e Nonviolenza creativa, editi da Mimesis edizioni, sono improntati agli ideali dell’antifascismo, della memoria storica e della Resistenza e soprattutto del disarmo nucleare parafrasando il grande impegno dei nostri celebri partigiani della pace con un particolare riferimento a Ican appunto premio Nobel per la pace 2017 per il disarmo nucleare universale che attualmente è quanto mai necessario poiché siamo in un paese coinvolto in una guerra tra due superpotenze. Che può trasformarsi in terza guerra mondiale e in catastrofe nucleare per cui affermiamo con tutta la forza della nonviolenza: Basta totalitarismi. Basta violenza. Basta guerre”.

Comunicato stampa 

Dai diamanti non nasce niente. Concerto per Fabrizio De André
di Laura Tussi (sito)
 
“Dai diamanti non nasce niente…” 
Omaggio a Faber e alla canzone d’autore.-.
Lo Spazio Gloria di Como, dal 2007, ha reso omaggio a Fabrizio De André con l’evento “Dai Diamanti non Nasce Niente”, che giunge quest’anno alla 17esima edizione. L’evento ha sempre visto una fortissima partecipazione di pubblico e ha contribuito, fin dalla prima edizione, all’intensa attività culturale per il cineteatro comasco, confermando il valore della presenza sul territorio di un importante spazio che in questi anni ha presentato rassegne cinematografiche, concerti, iniziative musicali e teatrali di notevole qualità e valore artistico. Per dirla con le parole di De André, lo Spazio Gloria si conferma una “goccia di splendore” e di cultura che deve brillare sempre alta nel cielo lariano.
La storia.-.
Sul palco del Gloria, oltre alla costante presenza di Renato Franchi & l’Orchestrina del Suonatore Jones – il cantautore legnanese è il direttore artistico dell’evento – hanno suonato e cantato numerosi artisti: i comaschi Luca Ghielmetti, D’Altrocanto, Sulutumana, Filippo Andreani, Settegrani, Andrea Parodi, Lele Complici e Michele Tiso, Marco Belcastro, i genovesi Andrea Sigona, Lele Ravera e Bricchi, Gotti e Lambicchi, e poi i varesini Re della Cantina, Chiara Jeri da Livorno, Fab Ensemble da Venezia, Roberto Durkovic da Pavia, i ragazzi de Le Nuvole e la Cirigliano Band. Ricordiamo, inoltre, la partecipazione di Alessio Lega e di Oliviero Malaspina, collaboratore di Fabrizio e del figlio Cristiano.
Edizione 2023: i protagonisti

Marinella .-.

Aprirà la serata un’artista dalla forte personalità, proveniente da Modena: Marinella (Marinella Vescovini), da sempre vicina alla canzone d’autore e impegnata in tutta la penisola in diverse serate-tributo al repertorio dei cantautori italiani, specialmente di Fabrizio De André. Una voce particolare e una chitarra acustica per interpretazioni di grande impatto, rese suggestive dagli originali arrangiamenti.

Figli di un Temporale .-.
I saronnesi “Figli di un temporale” amano la canzone d’autore italiana e non solo, con una particolare devozione per i brani e la figura di Faber. Il nome che hanno scelto, tratto dalla famosa “Fiume Sand Creek” di Bubola e De André, è il giusto biglietto da visita di questa eclettica band, che si presenta in formazione elettrica.

Gio Bressanelli.-.
Gio Bressanelli, da Crema, è un sensibile cantautore di notevole esperienza, con all’attivo diversi album di proprie composizioni. La sua grande passione per Fabrizio De André lo vede spesso impegnato in concerti dedicati alle sue canzoni, interpretate sempre con originalità. Si presenta sul palco del Gloria con una formazione acustica.-.

La quarta proposta della serata è tutta comasca! Il palco sarà affidato alla band-rivelazione dell’edizione dello scorso anno.

Si tratta dei “404 “, ensemble composto da quattro giovani musicisti, che per l’occasione proporranno quattro brani di Faber nella loro suggestiva e personale interpretazione. Ricordiamo inoltre che lo scorso 16 dicembre il gruppo ha prodotto “Interrotti”, il suo secondo lavoro discografico.

Renato Franchi & 
Orchestrina del Suonatore Jones.-.
La serata si concluderà, come sempre, con il set di Renato Franchi & l’Orchestrina del Suonatore Jones, direttori artistici e coordinatori della rassegna dalla prima edizione del 2007. La formazione, che ha all’attivo centinaia di concerti e una quindicina di album con brani originali, nasce dall’amore per il rock, la canzone d’autore e per Fabrizio De André. La band, che attualmente sta completando la registrazione delle tracce del nuovo album, che uscirà in aprile 2023, chiuderà l’evento proponendo con particolari arrangiamenti le canzoni di Faber ed un brano del proprio repertorio. La serata si concluderà salutando il pubblico con tutti gli artisti sul palco, con una jam session dedicata a De André e ai suoi pezzi più amati.-.

Durante la serata, condotta dal giornalista Alessio Brunialti, interverranno gli scrittori Laura Tussi e Fabrizio Cracolici, che presenteranno la pubblicazione “Memoria e futuro” dal Premio Nobel per la pace, note di Resistenza e Nonviolenza creativa tra memoria e futuro per una nuova umanità, oltre i totalitarismi: contro ogni guerra.
Sarà inoltre presente lo stand della rivista musicale online “L’isola che non c’era”.
Ingresso € 12 riservato ai soci Arci

Vincenzo D’Antuono – Spazio Gloria Como
Renato Franchi & Orchestrina Suonatore Jones.
Grazie a Maria Macchia per le foto

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Presentazione del Pamphlet ecologico di Virginio Bettini e del suo modello su ambiente e paesaggio

di Laura Tussi (sito)

Con Laura Tussi, Fabrizio Cracolici, Maurizio Acerbo, Giorgio Cremaschi.

Modera Leonardo Marotta

Pamphlet ecologico, un libro ecologista e pacifista. E’ un libro postumo di Virginio Bettini, un uomo libero e giusto, un maestro per generazioni di studenti, un supporto scientifico per centinaia di comitati ed associazioni ambientaliste. Virginio è stato docente dell’Istituto Universitario di Architettura di Venezia (ora Università IUAV di Venezia), eurodeputato dei Verdi arcobaleno, e uno dei maggiori esponenti dell’ecologismo scientifico (una parola orrenda in uso negli anni ’90).
Il libro, che tratta temi di ecologia, città paesaggio e pianeta, risponde a molte domande, ed è a cura di Maurizio Acerbo, Fabrizio Cracolici, Laura Tussi, con la prefazione di Laura Tussi e Fabrizio Cracolici; l’introduzione di Maurizio Acerbo, un intervento di Paolo Ferrero, la postfazione di Alfonso Navarra e il contributo di David Boldrin Weffort parla dei temi dell’ecologia per il futuro nostro e del pianeta, in modo semplice, lucido, simpatico e soprattutto contro la guerra.

Siamo di fronte a un momento chiave per la transazione ecologica: molti dei paesi occidentali sono lungi dal ridurre le loro emissioni di gas serra, che foreste e suolo non riescono più ad assoribire. Alcuni Stati europei hanno preso delle misure, tutt’altro che incisive, mentre le sovvenzioni al settore delle energie fossili sono più che raddoppiate negli ultimi dieci anni. Ci si aspetterebbe allora un certo impegno in profonde riforme delle politiche pubbliche e dell’economia ma, nonostante le buone idee non manchino, si fatica ancora a implementare nuovi progetti con efficacia su scala globale.

Presentazione del pamphlet ecologico di Virginio Bettini e del suo modello su ambiente e paesaggio.

Presentano i curatori del libro Laura Tussi, Maurizio Acerbo e Fabrizio Cracolici, partecipa Giorgio Cremaschi, moderatore Leonardo Marotta.

L’evento sarà trasmesso in diretta su https://radio.nuovaresistenza.org

Venerdì 3 febbraio, ore 18:30

Presso Libreria PASSEPARTOUT di Recanati

LINK della Diretta FACEBOOK:

https://www.facebook.com/events/1163939281156640?active_tab=about
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Basi in Sardegna: storia della servitù militare e dell’attivismo pacifista

di Laura Tussi (sito)

Da decenni la Sardegna e il suo popolo sono ostaggio di interessi politici e militari che sfruttano il territorio impoverendolo, facendo ammalare o scappare chi lo abita, inquinando e alimentando la cultura della guerra. Tuttavia l’isola ha saputo reagire e sono innumerevoli le iniziative di contrasto a questi abusi, per conquistare l’autodeterminazione e diffondere i valori della pace e della nonviolenza.

di LAURA TUSSI

Sardegna – “Questa sola parola: non vogliamo più armi, non facciamo più armi”

David Maria Turoldo 

La Sardegna è una delle regioni italiane più militarizzate, tra basi militari, poligoni, servitù militari, dove si addestrano eserciti di tutto il mondo. Nell’isola migliaia di ettari di territorio sono interessati a servitù militari e per varie migliaia di chilometri di mare è vietata la navigazione, così come la pesca, durante le esercitazioni militari. Tre sono i grandi poligoni: Salto di Quirra, Capo frasca, Teulada. La maggior parte della superficie italiana soggetta a servitù militari si trova in Sardegna. Insopportabili gli effetti sulla vita, la salute, l’ambiente, l’economia della popolazione.

I MOVIMENTI PACIFISTI SI OPPONGONO

È dal dopoguerra che nell’isola sono attivi movimenti pacifisti diffusi che hanno contestato e contrastato un destino deciso altrove al servizio di strategie politiche e militari che calpestano la volontà delle popolazioni locali. Una solida tradizione di lotta e resistenza contro la militarizzazione e la guerra, per la tutela della salute e dell’ambiente intrecciate per le lotte sociali e con le lotte sociali, per la rinascita e la risoluzione dei problemi economici e sociali della popolazione. Da questa esperienza nascono i celebri murales di Orgosolo, che parlano con l’arte e raffigurano le lotte per la pace, episodi di vita quotidiana, l’emancipazione della donna, le culture locali e altro ancora.

I POLIGONI DI QUIRRA, CAPO FRASCA E CAPO TEULADA

Il poligono missilistico sperimentale di Quirra è il più vasto d’Europa: istituito nel 1957 è utilizzato soprattutto dalle industrie che producono armi. Gran parte della popolazione ha abbandonato il proprio territorio nel corso degli anni e vi sono numerosissimi casi di tumore. Vari anche i casi di incidenti, di missili finiti fuori rotta, fuori dal poligono con danni e rischi abnormi.

Sulla costa occidentale vi è il poligono di tiro di Capo frasca. Nel 1969 il primo incidente si verifica quando un aereo mitraglia una barca della cooperativa del golfo di Marceddì e ferisce un pescatore. Da allora numerosi gli incidenti segnalati. La militarizzazione di questa zona è stata la fine del paese di Sant’Antonio di Santadi, perché l’esproprio di terreni ha costretto gli abitanti ad emigrare. E anche qui la popolazione si è ribellata con la rivolta di Cabras nel 1978.

A Capo Teulada, più a sud, si trova il poligono per esercitazioni terra, aria, mare. Il secondo poligono di Italia per estensione. Anche qui tanti rischi per la popolazione a cominciare dagli errori e dall’inquinamento ambientale derivano dall’utilizzo dei famigerati proiettili all’uranio impoverito.

Questi i siti principali, ma tutta l’isola è disseminata di tante altre installazioni militari: l’aeroporto Nato di Decimomannu, la base di capo Marrargiu, il porto militare di Cagliari, le polveriere, i radar, i depositi di carburante. In passato e per molto tempo nell’isola di Santo Stefano dell’arcipelago de La Maddalena la marina USA aveva una nave appoggio per sommergibili nucleari, in piena guerra fredda. L’oppressione che penalizza la Sardegna in misura abnorme e iniqua ha trasformato la felice posizione di centralità mediterranea in una maledizione per il popolo sardo e quelli dell’altra riva.

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LA STRATEGIA MILITARE NATO-USA

Dagli anni cinquanta, nel quadro della strategia militare NATO-USA la Sardegna è usata come immensa base. A partire dagli anni novanta, i vertici militari annunciano ripetutamente con estrema chiarezza che l’importanza strategica dell’isola è potenziata e destinata a crescere. I segni forti e palesi del rafforzarsi della schiavitù militare non sono colti né dalle istituzioni né dalla classe dirigente, entrambe arroccate nella tradizionale politica del “non vedo, non sento, non parlo”.

Sono invece segni colti dalle popolazioni costrette loro malgrado a convivere con le devastanti attività militari. Il progetto eterodiretto imposto alla Sardegna lentamente produce nel popolo sardo degli anticorpi. L’insofferenza popolare, fortemente radicata, nonostante da mezzo secolo si tenti di soffocarla e di anestetizzarla sembra scuotersi dall’atavica rassegnazione.

I PACIFISTI SI MOBILITANO E DENUNCIANO

Per merito dei pacifisti sardi, emergono i casi di leucemia provocati dall’uso dell’uranio impoverito in Bosnia e nei poligoni. Importante il convegno a Cagliari nel luglio 2007 riguardante l’opposizione alle basi militari in Sardegna e nel mondo. Si parla di sindrome di Quirra, unitamente alla sindrome dei Balcani. Nel 2001 la coraggiosa denuncia del medico e sindaco Antonio Pili fa emergere i dati da brivido sui tumori a Quirra: quindi un lavoro dal basso porta alla luce anche la drammatica situazione di un paese confinante con il lato sud ovest del poligono.

L’oppressione che penalizza la Sardegna in misura abnorme e iniqua ha trasformato la felice posizione di centralità mediterranea in una maledizione per il popolo sardo

L’esproprio delle risorse naturali e il conseguente strangolamento della fragile economia provocato dall’ingombrante e minacciosa presenza militare suscita ondate ricorrenti di opposizione popolare. Pastori e pescatori di volta in volta si mobilitano in un’ostinata difesa del poco lavoro che è stato loro concesso di svolgere, nei pochi pascoli devastati dai giochi di guerra, nelle ristrette zone di mare, ormai saturo di ordigni bellici. Negli anni novanta i pescatori del Sulcis si mobilitano e ottengono risultati.

Strati crescenti di popolazione vanno acquisendo una sempre maggiore consapevolezza del ruolo che le basi militari giocano nelle politiche militari della Sardegna, per i diritti umani negati, il diritto all’uso sostenibile delle risorse, il diritto al controllo democratico del territorio, il diritto a vivere senza l’incubo dell’olocausto nucleare, dell’uranio impoverito, della morte lenta per leucemia. E la lotta contro la guerra di aggressione in Iraq si va lentamente intrecciando e rafforzando a vicenda con queste problematiche, dando spessore alla consapevolezza che ripudiare la guerra comporta il rifiutare le basi e i poligoni della guerra stessa.

L’ISOLA DI PACE NEL MEDITERRANEO

Diventa sempre più profondo e visibile l’abisso che separa il ruolo di lugubre scuola di guerra, aggressivo bastione armato del Mediterraneo imposto alla Sardegna dalle alte sfere internazionali, e il progetto di futuro, deciso dalla Sardegna, dal suo popolo e dalle istituzioni di ospitale crocevia di popoli e culture delle due rive del Mediterraneo.

Nel corso della sua storia millenaria la Sardegna non ha mai mosso guerra di aggressione ad altri popoli. È sempre stata isola di pace e intende essere isola di pace. La lotta conferma che non esiste governo né forza armata che non possono essere sconfitti da un popolo quando il popolo ha la ragione e la volontà di lottare per far prevalere i suoi diritti e le sue esigenze.

sardegna basi

Noi pacifisti e nonviolenti lavoriamo per liberare la Sardegna dalla presenza militare con l’obiettivo che tutto l’apparato che sostiene e fomenta la guerra così come schiavitù, razzismo, ingiustizia sociale, finisca al più presto nell’archeologia della storia. Crediamo che la Sardegna possa dare un enorme contributo perché enorme è il peso della pressione militare che la mortifica. Liberandosi del ruolo di vittima, si libera del ruolo di complice e concorre a liberare l’umanità dall’incubo della guerra.

In un documento del 2012 i comitati pacifisti e le famiglie dei militari uccisi da tumore chiedono con forza la sospensione delle attività dei poligoni dove si sono registrate patologie di guerra. L’evacuazione dei militari esposti alla contaminazione dei poligoni; il ripristino ambientale; la bonifica seria e credibile delle aree terrestri e marine contaminate; il risarcimento dei malati alle famiglie; il ripudio della guerra e delle sue basi concentrate in Sardegna; l’impiego delle risorse ai fini di pace. Vorrei menzionare per concludere il libro Sono morto come un vietcong. Leucemie di guerra della giovane pacifista sarda Giulia Spada, una forte denuncia e importante presa di posizione e testimonianza a favore della pace.

Bibliografia di approfondimento

  • Bobbio Norberto, Il problema della guerra e le vie della pace, Il Mulino, Bologna 2009
  • Mastrolilli Paolo, Lo specchio del mondo. Le ragioni della crisi dell’ONU, Laterza, Roma 2005
  • Mini Fabio, Perché siamo così ipocriti sulla guerra? Un generale della Nato racconta, Chiarelettere, Milano 2012
  • Pugliese Francesco, Abbasso la guerra. Persone e movimenti per la pace dall’800 a oggi, Grafiche futura, Mattarello – Trento

Fonti analitiche

Sul Sito ITALIA CHE CAMBIA: 

https://www.italiachecambia.org/202…

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Unimondo – Il parlamento è connivente con il commercio di armi?

Notizie

Foto: Tong Su da Unsplash.com

Che fine ha fatto la legge per il controllo sull’esportazione di armi?  La legge 185 sull’export di armi è sotto attacco. Nel 2021 l’Italia ha revocato sei licenze per la fornitura di armi e missili ad Arabia Saudita e Emirati arabi uniti. La reazione del settore della difesa non si è fatta attendere, mettendo nel mirino la norma della legge 185/1990 “la revoca delle licenze non dovrebbe essere l’eccezione ma la regola” spiega rete pace e disarmo. La legge del 1990 prevede che siano vietate la fabbricazione, l’importazione, l’esportazione, il transito di armi biologiche, chimiche e nucleari, nonché la ricerca preordinata alla loro produzione e la cessione della relativa tecnologia.

Un excursus nel passato

E’ dal 1984 che il comitato contro i mercanti di morte chiede maggiori controlli.

Nel 1987 diversi coraggiosi magistrati hanno tolto il coperchio che copriva questi traffici tutti poco conosciuti e molto illeciti. Grazie alle inchieste giudiziarie, l’opinione pubblica ha conosciuto il significato di triangolazione. Ossia come ci si poteva arricchire con la guerra Iran Iraq,  con la spregiudicatezza di molte industrie belliche e la connivenza di troppi industriali statali.

È sempre nel 1987 che si è iniziato a distribuire in parlamento il testo di una legge che controllasse il commercio di armamenti, la prima legge della Repubblica italiana.

Il governo che inizialmente aveva proposto un suo disegno di legge più orientato a promuovere le esportazioni che a limitarle, ha cambiato atteggiamento. Spinto dai parlamentari più pacifisti, si è aperto un dialogo con le proposte di maggior controllo fatte dall’opposizione.

Però avendo scelto la strada giusta, il governo ha ingranato la marcia più lenta. Di 31 articoli che formavano la legge, solo uno e mezzo sono approvati in sede legislativa dalla commissione parlamentare appositamente costituita.

Le industrie belliche si attivano

Intanto, fuori dal palazzo, le industrie non sono rimaste ad aspettare. Dopo il calo delle esportazioni di armi, verificatosi a partire dal 1984, cercano di lanciarsi con i finanziamenti statali. Il progetto di una nuova legge straordinaria per l’acquisto di nuove armi che sta nel cassetto degli Stati maggiori, sembra fatta più per rilanciare le industrie belliche che per affrontare la nuova fase di disarmo. Il secondo obiettivo delle industrie belliche è quello di fare un salto tecnologico che le renda più competitive sui mercati internazionali. Queste industrie tendono ad accollare i costi del salto tecnologico allo Stato. Le spese per la ricerca e lo sviluppo militare sono in continuo aumento negli ultimi anni.

La nonviolenza contro i mercanti di morte

Ancora una volta i mercanti di morte si ritrovano a fare affari. Nel 1989 a Genova si inaugura la settima edizione della Mostra navale Italia, la principale esposizione di sistemi d’arma nel nostro paese. Per entrare alla Mostra, i mercanti di morte dovranno scavalcare migliaia di pacifisti seduti di fronte ai cancelli.

L’opposizione nonviolenta è organizzata dal comitato contro la mostra insieme a decine di organizzazioni e associazioni laiche, sindacali, religiose, culturali, insieme a partiti e movimenti giovanili e ad associazioni per la pace. Il pacifismo in Liguria era impegnato da anni perché la città si rifiutasse di operare e di ospitare la filiera e la fiera delle armi che finiscono vendute innanzitutto al terzo mondo e persino ai paesi belligeranti.

La discussione è riuscita a coinvolgere anche le amministrazioni locali e ha provocato polemiche a non finire. Ma evidentemente le ragioni degli organizzatori della mostra sono state più convincenti dell’appello rivolto dai pacifisti alla popolazione locale.

Invito a non legittimare le armi e la violenza

Il comitato contro la mostra ha comunque invitato le autorità a non legittimare con la propria presenza l’inaugurazione della Mostra di armi: ci sarà qualcuno che vorrà almeno con questo piccolo gesto testimoniare di aver ascoltato le voci di Pace? L’appuntamento per i pacifisti di tutti Italia dunque era a Genova insieme per dire con la forza della nonviolenza NO alla mostra e SI al disarmo e alla riconversione dell’industria bellica.

L’attualità del boicottaggio degli armamenti

Attualmente vediamo ancora la Liguria al centro del ciclone mediatico perché il Movimento dei portuali di Genova e La Spezia sono impegnati a boicottare il traffico di armi e a rifiutarsi di caricare ordigni militari di distruzione sulle navi che salpano dai porti.

Un appello al mondo del pacifismo perché è molto triste tutto ciò che succede in questa martoriata madre terra. Gli eventi non volgono al meglio.

Una cosa rattrista molto ed è il fatto che tra noi pacifisti non vi sia Unione di intenti. Troppe divisioni e per questo i potenti possono fare oramai tutto quello che vogliono.

Per i poteri forti la guerra ad oltranza anche con la possibilità dell’utilizzo di armi di distruzione di massa nucleari è la via per la Pace. Diamo il giusto senso alle parole. La guerra non può essere pace e la pace deve sussistere perché non è guerra.

Dobbiamo rifondarci come umanità e dobbiamo farlo subito: non vi è più tempo. Superiamo i problemi che ci dividono e torniamo assieme a lottare per la Pace, la Pace che hanno tentato di donare all’intera umanità i nostri padri Partigiani. Facciamolo per loro, per noi e per le future generazioni. Stiamo chiedendo accoratamente una tregua di pace per una guerra tra Ucraina e Russia e Nato che sta seminando morte e disperazione. Chiediamo al mondo del pacifismo una tregua anche tra di noi in modo da essere più efficaci e soprattutto credibili nel contrastare le guerre che stanno avvenendo. Un invito a vedere questo meraviglioso video “I bambini della Pace”: Impariamo dai bambini che sono la speranza per un mondo senza guerre.

IN FOTO: I disegni della mia mamma Angela Belluschi che raccontava sempre le avventure incredibili e a rischio di morte di mio nonno Luigi sabotatore dell’industria bellica, come operaio alla Breda di Sesto San Giovanni e Resistente durante il ventennio fascista e contro il regime nazifascista. Mamma ha realizzato vari disegni nei limiti dell’età e della grave patologia. Alcuni disegni sono pubblicati nel mio libro Resistenza e Nonviolenza creativa.

POST SCRIPTUM: Grazie cara Mamma per questa bellissima rosa colorata. Mia mamma Angela Belluschi soffre di Alzheimer e i servizi sociali adibiti alla cura di questa malattia scarseggiano. Ormai la sanità pubblica e lo stato sociale sono ridotti all’osso perché i vari governi investono sempre e sempre di più in armi e ordigni militari e in guerra. Voglio denunciare la mancanza di stato sociale e di assistenza agli anziani e ai più deboli, in quanto i governi continuano a investire in armi e in guerra e questo è un vero crimine da parte delle istituzioni nei confronti dei più bisognosi e delle frange deboli della società. Mentre mamma vuole e ha sempre voluto la pace come noi tutti.

Laura Tussi

Docente, giornalista e scrittrice, si occupa di pedagogia nonviolenta e interculturale. Ha conseguito cinque lauree specialistiche in formazione degli adulti e consulenza pedagogica nell’ambito delle scienze della formazione e dell’educazione. Coordinamento Italia Campagna Internazionale ICAN – Premio Nobel per la Pace 2017 per il disarmo nucleare universale, collabora con diverse riviste telematiche tra cui PressenzaPeacelinkIldialogoUnimondoAgoraVox ed ha ricevuto il premio per l’impegno civile nel 70esimo Anniversario della Liberazione M.E.I. – Meeting Etichette Indipendenti, Associazione Arci Ponti di Memoria e Comune di Milano. Autrice dei libri: Sacro (EMI 2009), Memorie e Olocausto (Aracne 2009), Il dovere di ricordare (Aracne 2009), Il pensiero delle differenze(Aracne 2011), Educazione e pace (Mimesis 2012), Un racconto di vita partigiana – con Fabrizio Cracolici, presidente ANPI Nova Milanese (Mimesis 2012), Dare senso al tempo-Il Decalogo oggi. Un cammino di libertà (Paoline 2012), Il dialogo per la pace. Pedagogia della Resistenza contro ogni razzismo (Mimesis 2014), Giovanni Pesce. Per non dimenticare (Mimesis 2015) con i contributi di Vittorio Agnoletto, Daniele Biacchessi, Moni Ovadia, Tiziana Pesce, Ketty Carraffa, Antifascismo e Nonviolenza (Mimesis 2017), con Alfonso Navarra, Adelmo Cervi, Alessandro Marescotti.  Collabora con diverse riviste di settore, tra cui: “Scuola e didattica” – Editrice La Scuola, “Mosaico di Pace”, “GAIA” – Ecoistituto del Veneto Alex Langer, “Rivista Anarchica”. Promotrice del progetto per non dimenticare delle Città di Nova Milanese e Bolzano www.lageredeportazione.org e del progetto Arci Ponti di memoria www.pontidimemoria.it. Qui il suo canale video.

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Dai diamanti non nasce niente. Concerto per Fabrizio De André

di Laura Tussi (sito)

“Dai diamanti non nasce niente…” 

Omaggio a Faber e alla canzone d’autore.-.

Lo Spazio Gloria di Como, dal 2007, ha reso omaggio a Fabrizio De André con l’evento “Dai Diamanti non Nasce Niente”, che giunge quest’anno alla 17esima edizione. L’evento ha sempre visto una fortissima partecipazione di pubblico e ha contribuito, fin dalla prima edizione, all’intensa attività culturale per il cineteatro comasco, confermando il valore della presenza sul territorio di un importante spazio che in questi anni ha presentato rassegne cinematografiche, concerti, iniziative musicali e teatrali di notevole qualità e valore artistico. Per dirla con le parole di De André, lo Spazio Gloria si conferma una “goccia di splendore” e di cultura che deve brillare sempre alta nel cielo lariano.

La storia.-.

Sul palco del Gloria, oltre alla costante presenza di Renato Franchi & l’Orchestrina del Suonatore Jones – il cantautore legnanese è il direttore artistico dell’evento – hanno suonato e cantato numerosi artisti: i comaschi Luca Ghielmetti, D’Altrocanto, Sulutumana, Filippo Andreani, Settegrani, Andrea Parodi, Lele Complici e Michele Tiso, Marco Belcastro, i genovesi Andrea Sigona, Lele Ravera e Bricchi, Gotti e Lambicchi, e poi i varesini Re della Cantina, Chiara Jeri da Livorno, Fab Ensemble da Venezia, Roberto Durkovic da Pavia, i ragazzi de Le Nuvole e la Cirigliano Band. Ricordiamo, inoltre, la partecipazione di Alessio Lega e di Oliviero Malaspina, collaboratore di Fabrizio e del figlio Cristiano.

Edizione 2023: i protagonisti

Marinella .-.

Aprirà la serata un’artista dalla forte personalità, proveniente da Modena: Marinella (Marinella Vescovini), da sempre vicina alla canzone d’autore e impegnata in tutta la penisola in diverse serate-tributo al repertorio dei cantautori italiani, specialmente di Fabrizio De André. Una voce particolare e una chitarra acustica per interpretazioni di grande impatto, rese suggestive dagli originali arrangiamenti.

Figli di un Temporale .-.

I saronnesi “Figli di un temporale” amano la canzone d’autore italiana e non solo, con una particolare devozione per i brani e la figura di Faber. Il nome che hanno scelto, tratto dalla famosa “Fiume Sand Creek” di Bubola e De André, è il giusto biglietto da visita di questa eclettica band, che si presenta in formazione elettrica.

Gio Bressanelli.-.

Gio Bressanelli, da Crema, è un sensibile cantautore di notevole esperienza, con all’attivo diversi album di proprie composizioni. La sua grande passione per Fabrizio De André lo vede spesso impegnato in concerti dedicati alle sue canzoni, interpretate sempre con originalità. Si presenta sul palco del Gloria con una formazione acustica.-.

La quarta proposta della serata è tutta comasca! Il palco sarà affidato alla band-rivelazione dell’edizione dello scorso anno. Si tratta dei “404 “, ensemble composto da quattro giovani musicisti, che per l’occasione proporranno quattro brani di Faber nella loro suggestiva e personale interpretazione. Ricordiamo inoltre che lo scorso 16 dicembre il gruppo ha prodotto “Interrotti”, il suo secondo lavoro discografico.

Renato Franchi & 

Orchestrina del Suonatore Jones.-.

La serata si concluderà, come sempre, con il set di Renato Franchi & l’Orchestrina del Suonatore Jones, direttori artistici e coordinatori della rassegna dalla prima edizione del 2007. La formazione, che ha all’attivo centinaia di concerti e una quindicina di album con brani originali, nasce dall’amore per il rock, la canzone d’autore e per Fabrizio De André. La band, che attualmente sta completando la registrazione delle tracce del nuovo album, che uscirà in aprile 2023, chiuderà l’evento proponendo con particolari arrangiamenti le canzoni di Faber ed un brano del proprio repertorio. La serata si concluderà salutando il pubblico con tutti gli artisti sul palco, con una jam session dedicata a De André e ai suoi pezzi più amati.-.

Durante la serata, condotta dal giornalista Alessio Brunialti, interverranno gli scrittori Laura Tussi e Fabrizio Cracolici, che presenteranno la pubblicazione “Memoria e futuro” dal Premio Nobel per la pace, note di Resistenza e Nonviolenza creativa tra memoria e futuro per una nuova umanità, oltre i totalitarismi: contro ogni guerra.

Sarà inoltre presente lo stand della rivista musicale online “L’isola che non c’era”.

Ingresso € 12 riservato ai soci Arci

Vincenzo D’Antuono – Spazio Gloria Como

Renato Franchi & Orchestrina Suonatore JonesQuesto articolo è stato pubblicato qui

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Transizione Energetica: Un bilancio ragionato sul 2022 di Mario Agostinelli

Transizione Energetica: Un bilancio ragionato sul 2022

Mario Agostinelli – il fattoquotidianoonline
PREMESSA: Difficile in un unico post registrare il bilancio di una anno cruciale
come il 2022, reso ancor più complesso dal precipitare delle guerre, dalla pandemia e
dall’inasprimento della crisi climatica. Per queste ragioni, oggettivamente non
riassumibili in spazi ristretti, propongo una analisi sommaria, ma abbastanza
esauriente, estesa sull’arco di due post tra loro collegati e pubblicati in successione
PARTE 1:
Se dovessimo fare un bilancio sull’avanzamento della conversione energetica nel
2022 difficilmente potremmo essere ottimisti, anzi! L’energia è emersa nel suo
aspetto più politico, svincolandosi dal peso del solo mercato, condizionata
ampiamente da un’incipiente “terza guerra mondiale a pezzi”. La stessa coesione
della UE, dimostrata al tempo del “20/20/20”, si è frantumata a fronte di una crisi
energetica senza precedenti. Dodici riunioni dei ministri dell’energia – precedute
da 191 riunioni di gruppi di lavoro e ambasciatori – per coordinare la risposta
dell’Europa all’aumento dei prezzi del gas e dell’elettricità hanno soltanto assunto
l’impegno generico ad acquistare congiuntamente la fonte fossile ad impatto forse
meno devastante e ad accelerare l’autorizzazione degli impianti di energia
rinnovabile, per sostituirla in un futuro “compatibile” con i suoi effetti climalteranti.
Ma invece del “grande affare energetico europeo” di cui l’Europa aveva bisogno, i
leader dell’UE sono rimasti bloccati nella politica interna. Al di là della svolta
politica, indotta dall’invasione russa dell’Ucraina, ciò che rimane è una lotta senza
senso per un tetto massimo del prezzo del gas, che nella migliore delle ipotesi farà
ben poco per abbassare i prezzi dell’energia e, nella peggiore, spaventerà i venditori
sul mercato. Lo stanziamento comune Repower UE per la riconversione dal fossile
(v. https://commission.europa.eu/strategy-and-policy/priorities-2019-2024/european-
green-deal/repowereu-affordable-secure-and-sustainable-energy-europe_it ) è
sostenuto con pochi soldi freschi – un misero 20 miliardi di euro prelevati dal mercato
delle emissioni – e, mentre i Paesi dell’UE sostengono a parole e con distinzioni
preoccupanti le energie rinnovabili, i loro governi rimangono riluttanti a impegnarsi
per un obiettivo al di sopra del 40% per il 2030.
I centri di potere legati ai fossili sono tuttora colossi pubblici che rendicontano al
Governo del proprio Paese del loro operato. Il ruolo delle lobby ha di conseguenza
sovrastato la svolta ancora timida verso l’autoproduzione da fonti naturali, il
decentramento territoriale, il risparmio, le forme di consumo comunitarie.

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In realtà è come se i governi e le popolazioni si trovassero su due diversi binari,
mentre le vere emergenze del clima, della guerra (nucleare?), della riduzione delle
libertà e dei diritti sociali si spostano nel tempo su uno sfondo geopolitico incerto.
IL 2022 ANNO NERO PER IL CLIMA
Secondo l’ultimo rapporto della Iea, nel 2022 le emissioni mondiali di CO 2
aumenteranno di 330 milioni di tonnellate. Ma le tonnellate in più sarebbero state il
triplo senza il contributo delle rinnovabili e della mobilità elettrica.
L’incremento mondiale della di CO 2 in questo anno (+1%) è stato determinato da un
piccolo aumento (+1,5%) delle emissioni statunitensi e da uno più elevato di quelle
indiane. Le emissioni cinesi hanno registrato invece un lieve calo (-0,9%), analogo a
quello della UE (-0,8%).
Mario Tozzi su “La Stampa” del 31 Dicembre titolava: “L’inverno della neve
sciolta: è iniziata l’era del fuoco?”. Siamo quasi ad una provocazione per il pubblico
del mainstream, mentre ad ogni talk show sempre gli stessi personaggi commentano
di volta in volta i fatti del giorno, ignorando i processi che si delineano dietro ad essi.
Veniamo da un periodo di siccità che ha colpito l’Italia, soprattutto il centro nord,
con un clima sempre più torrido e con una diminuzione massiccia della produzione
agro-alimentare. Il rapporto di Legambiente (v.
https://cittaclima.it/#:~:text=Piano%20di%20Adattamento-
,Bilancio%202022%20dell’Osservatorio%20Citt%C3%A0Clima,%3A%20Lombardi
a%2C%20Lazio%20e%20Sicilia ) registra 310 «fenomeni» che hanno provocato 29
morti. A livello territoriale il nord della Penisola è stata l’area più colpita. A livello
regionale la Lombardia è la regione che registra più casi “singolari”, ben 37. Il mese
di Giugno, poi, ha visto una anomalia della temperatura media di +3,3°C in Italia. A
luglio il record si è registrato nelle città lombarde: a Brescia e Cremona si sono
misurati 39,5°C, a Pavia 38,9°C e a Milano 38,5°C. Ne hanno mai parlato Salvini o
Fontana? Senza risorse è impossibile ripensare la città. Come garantiamo, di
conseguenza, ad agricoltura e allevamento le opportunità per diversificare le attività?
Come promuoviamo la vivibilità per i cittadini e la sopravvivenza delle attività
produttive?
Per quanto riguarda il mare che lambisce le nostre coste, va detto che sono uno dei
pozzi di carbonio più preziosi al mondo. Sono le distese di acqua salata a catturare e
trattenere circa 1/3 dell’anidride carbonica emessa dall’uomo ogni anno in atmosfera.
Tuttavia, questo ruolo di “carbon sink” scricchiola sotto il peso del riscaldamento
globale (v. https://www.inabottle.it/it/news/riscaldamento-oceani-nuovo-record )

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Oceani più caldi renderanno “più difficile per il carbonio organico trovare la strada
per essere sepolto nel sistema sedimentario marino” Eppure a Ravenna l’ENI conta
di poter seppellire in mare la CO 2 sequestrata dai suoi impianti!
La crisi pandemica, i lockdown, il caro energia e di materie prime con un’inflazione a
due cifre, la guerra in Ucraina, i rischi sempre più concreti di sicurezza sulle
forniture, gli eventi climatici sempre più estremi, sono tra loro interdipendenti e il
cambio di paradigma energetico assume un ruolo molto rilevante: basta pensare che
l’Italia ha speso nel 2022 circa 75 miliardi di euro in più per l’energia rispetto
alla media dei 10 anni precedenti. Una cifra comparabile con gli investimenti per lo
sviluppo delle fonti rinnovabili in base agli obbiettivi europei assegnatici dalla UE al
2030.
LA GUERRA IN UCRAINA E LA SOSTITUZIONE DEL GAS RUSSO
Certamente la data del 24 febbraio ha impresso un punto di svolta determinante, ma
già con l’inizio dell’anno, dopo l’approvazione della tassonomia europea ( v.
https://www.ilsole24ore.com/art/gas-e-nucleare-lista-ue-investimenti-green-via-
libera-dell-europarlamento-AEyKAdkB ) che rendeva “green” il gas e il nucleare, si è
realizzata una prima ferita alla completa decarbonizzazione del sistema elettrico, da
conseguire entro metà secolo nella UE.
Con l’eliminazione delle importazioni di gas dalla Russia, resa ancor più definitiva
dopo la distruzione dei gasdotti Nord Stream 1 e 2 (avvenuta lo scorso 26 settembre),
L’Europa ha tagliato i ponti dietro se stessa, ricorrendo ad un maggiore impiego del
carbone ed alla riconferma del nucleare assieme ad una corsa forsennata a trovare
nuovi canali di rifornimento di metano. Pur tuttavia, nello stesso tempo, è stato
incrementato l’apporto delle rinnovabili di 39 TWh in più rispetto al 2021 (+13% su
base annua), con il primato del Portogallo che ha alzato dal 58 all’80% la quota di
rinnovabili elettriche da raggiungere nel 2026, mentre l’Italia è per ora rimasta
sostanzialmente al palo di una incerta progettazione di eolico e fotovoltaico in mare.
Nell’immediato, il nostro Governo ha deciso di cercare nuovi partner e nuove
condotte per il metano e di mettere in opera due nuovi rigassificatori galleggianti per
l’acquisto nei prossimi anni di gas liquido (GNL). Un’operazione giustamente
contestata per l’aspetto strutturale che sottende: il ciclo del GNL è molto inquinante.
Passa infatti da estrazioni rovinose, dal successivo processo di liquefazione, dal
trasporto via mare a lunga distanza in grandi navi, dalla necessaria rigassificazione e
dall’aggancio finale ai tubi dei gasdotti locali. In pratica, il Governo ricorre ad un
potenziamento non temporaneo delle infrastrutture fossili, reso evidente
dall’annuncio di progetti di 2.000 km di nuove pipeline, il 18% in più rispetto
all’esistente (v. https://www.rinnovabili.it/energia/infrastrutture/infrastrutture-del-

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gas-boom-2022/ ) Risulta così ancor più rilevante la dispersione in atmosfera di
quantità di CH 4 puro, fortemente climalterante. Ci si affida quindi alla carta del GNL
il cui limite operativo non dipende da fattori tecnologici, ma dalle infrastrutture che
sono rappresentate, dal numero di navi gasiere disponibili sul mercato e dai terminali
di liquefazione (in partenza: USA e Qatar)) e di rigassificazione (in arrivo: Piombino
e Ravenna in primo luogo). La costruzione di altri gasdotti e di approdi alle
metaniere, quando il mondo ha bisogno di abbandonare urgentemente i combustibili
fossili è una tendenza più che preoccupante e non solo per il nostro Paese.
L’ILLUSIONE DEL NUCLEARE E IL MIRAGGIO DELLA FUSIONE
Cingolani sul corriere del 31 Dicembre proclama: “nucleare niente pregiudizi, il
futuro passa da qui: armi ed energia sono cose diverse” Buon per lui.
Che il prossimo decennio sia decisivo per la storia umana lo scrive nell’introduzione
il documento in 80 pagine sulla strategia di difesa USA (DNS), centrato in gran
parte sull’impiego dell’arma nucleare e sulla supremazia tecnologica del Pentagono
(v. https://www.defense.gov/News/Releases/Release/Article/3201683/department-of-
defense-releases-its-2022-strategic-reviews-national-defense-stra/ ). Geopolitica al
top e biosfera e natura retrocesse a preda del vincitore.
Una simile distorsione nell’interpretare l’epoca attuale comporta un arretramento di
civiltà, un colpevole spreco di risorse necessarie alla sopravvivenza, la
predisposizione alla guerra come soluzione della “concorrenza” tra blocchi in corsa
per l’egemonia globale. In un simile contesto è l’energia che la fa da padrone, anche
sotto la forma più incontrollabile delle armi. In questo quadro “scosso” è facile far
scivolare l’opinione pubblica verso il nucleare civile, da fissione o fusione che sia,
raccontato come praticabile e difendibile quanto l’uso incontenibile delle armi, fino
ad un sommesso “sdoganamento” dell’atomica. In un contesto così alterato prende
corpo il miraggio della fusione, un’energia come quella che proviene dal sole (ma ad
una distanza di 150.000 KM!) che nell’esperimento propagandato a Livermore non
tiene conto del divario incolmabile tra il risultato dell’accensione e l’energia
necessaria per il pareggio del dispositivo. V. (
https://attivissimo.blogspot.com/2022/12/fusione-nucleare-le-minchiate.html. )
Questo modo di procedere e di spacciare per ingegnerizzabile e commerciabile in
anni vicini un esperimento di prevalente destinazione militare, ha instaurato tra
scienza e tecnologia un processo politico di decisione e informazione dei cittadini con
l’obbiettivo di mettere sotto il tappeto quel “non c’è più tempo”, che invece è ormai
patrimonio del senso comune ed ha a portata di mano la rivoluzione delle
rinnovabili.

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Parte 2
PREMESSA: queste note sono complementari a quelle pubblicate nel post
precedente…… e intitolate …….
LE CONCLUSIONI DELLA COP 27
Il 20 Novembre, alla COP 27 di Sharm el-Sheikh, tra lo stallo dei governi e le
pressioni delle lobby e dopo un’impasse tesa e molte ore di negoziati, quasi 200 paesi
hanno raggiunto un accordo per istituire un fondo perdite e danni per assistere le
nazioni più colpite dal cambiamento climatico – una richiesta considerata non
negoziabile dai paesi in via di sviluppo. Questo però è l’unico risultato davvero
significativo dell’Assise protratta tra notevoli tensioni oltre la sua scadenza prevista,
dopo aver constatato l’impossibilità di far avanzare il processo avviato dopo Parigi
2015 verso il contenimento dell’aumento della temperatura del pianeta entro 1,5°C
RIDURRE GLI OBIETTIVI DI NEXT GENERATION UE?
Il confronto a tre (Commissione, Consiglio e Parlamento UE) di inizio anno sulla
tassonomia sembra ripetersi sulla riduzione dell’obbiettivo di rinnovabili al 2030,
dal 45% al 40 %. I 27 ministri dell’Energia hanno trovato una maggioranza che
sostiene la riduzione dell’obbiettivo, osteggiato solo da Austria, Danimarca, Estonia,
Germania, Grecia, Lussemburgo, Portogallo e Spagna, ma non dall’Italia. Toccherà al
Parlamento organizzare una risposta per mantenere il 45%. come livello da
perseguire. Ma anche la Germania sta glissando su queste aspettative: infatti è
significativa la resistenza della popolazione di Lützerath , un piccolo centro della
Renania, nella Germania nordoccidentale, che deve scomparire per far posto
all’ampliamento di una delle maggiori miniere a cielo aperto d’Europa, che dovrebbe
aumentare di 280 milioni di tonnellate l’estrazione di lignite. Malgrado le precedenti
promesse di non farlo e i solenni impegni sulla riduzione delle emissioni che puntuali
si rinnovano ad ogni conferenza internazionale sul clima, le istituzioni tedesche locali
e nazionali hanno deciso di radere al suolo a metà di gennaio del 2023 il villaggio per
continuare i processi di escavazione. C’è solo un piccolo ostacolo: la popolazione
locale – qualche migliaio di cittadini – e i movimenti territoriali non sono affatto
d’accordo e hanno cominciato a fermare le solerti autorità che devono garantire la
presunta inevitabile avanzata del progresso piegando brutalmente ogni resistenza.
CCS A RAVENNA?
Il nuovo ministro dell’Ambiente (più precisamente Ministro dell’Ambiente e della
Sicurezza Energetica) Pichetto Fratin e la nuova Presidente del Consiglio Meloni
fanno una gran pubblicità alla trasformazione del nostro Paese nell’Hub di
distribuzione del gas per l’Europa come se fosse una idea rivoluzionaria del governo

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appena insediatosi. In realtà era già un progetto del governo precedente sponsorizzata
da ENI, in questi mesi in odore di rinnovo del suo CdA ( v. https://ageei.eu/pichetto-
fratin-italia-sia-hub-del-gas-mediterraneo-la-sfida-gli-stoccaggi-2023-24-e-per-il-
futuro-10-12-gw-lanno-di-rinnovabili/ ) L’amministratore delegato di Eni, Claudio
Descalzi, e l’amministratore delegato di Snam, Stefano Venier, hanno firmato lo
scorso 19 Dicembre un accordo attraverso il quale Eni e Snam, in joint venture
paritetica, collaboreranno allo sviluppo e alla gestione della Fase 1 del Progetto
Ravenna di cattura e stoccaggio della CO2 (CCS), che prevede la cattura di
25mila tonnellate di CO 2 dalla centrale Eni di trattamento di gas naturale di
Casalborsetti (Ravenna). Una volta catturata, la CO 2 sarà convogliata verso la
piattaforma di Porto Corsini Mare Ovest e infine iniettata nell’omonimo giacimento a
gas esaurito, nell’offshore ravennate. A testimonianza, quindi, di quanto il metano
rimanga strategico nelle intenzioni delle burocrazie che guidano la politica energetica
nazionale.
EXTRAPROFITTI E PREZZO DEL GAS
Grazie alle sanzioni, le società energetiche americane (v. Financial Times, 5
novembre 2022) hanno registrato tra aprile e settembre 2022 extra profitti per 200
miliardi di dollari, mentre le metaniere Usa navigavano davanti alle coste europee
europee per scaricare quando i prezzi erano (e sono) ancora elevati. Bp, Eni,
Equinor, Repsol, Shell e TotalEnergies, ovvero le sei principali oil major
europee, hanno incamerato 74,55 miliardi di dollari di extra-profitti nel solo primo
semestre del 2022.
E’ toccato a Starace, AD di ENEL, di criticare al meeting Ambrosetti di
Cernobbio l’eccessiva dipendenza del Paese dal gas. Anche queste voci autorevoli
sono però oscurate dalla politica nostrana, che ha nel gas e nel possibile ripristino
del carbone la carta che preferisce adottare in emergenza.
In una fase in cui vediamo le nostre bollette aumentare a dismisura, sia per effetto
della speculazione finanziaria che della guerra, dobbiamo – oggi più che mai –
leggere la situazione in tutta la sua enorme complessità, per non lasciare che
l’emergenza e le paure di un carico insostenibile per bisogni primari siano usate
per ridefinire la direzione delle politiche energetiche, gli assetti internazionali e,
addirittura, il futuro del pianeta sulla base degli interessi di pochi.
Contrariamente a quello che ci viene detto, quello che viviamo oggi è il prezzo per
non aver investito sulla transizione verde. Con la corsa al gas stiamo arricchendo
governi autocratici quali Egitto, Azerbaigian, Algeria, Repubblica del Congo e ne
stiamo avallando le drammatiche politiche repressive dei diritti umani e sociali e
gettando così le basi per nuovi conflitti.

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A livello europeo si è concordato che il prezzo del gas non debba scendere sotto
un certo livello, per non penalizzare eccessivamente gli scambi speculativi di
mercato dove viene quotato. E’ il mercato di Amsterdam (TTF) che decide il
prezzo del gas, definendolo sulla base dei titoli future e non sull’effettivo scambio
tra offerta e domanda. La sua recente oscillazione tra 330 euro al MWa ed il valore
attuale attorno ai 100 euro al MWa è dovuta variabili contingenti, ma
non si riflette immediatamente sul consumatore finale. Il regolatore europeo ha
solo funzioni di coordinamento e armonizzazione ed il price cap introdotto per i
valori dell’energia elettrica fissato a livello europeo è regolato al fine di evitare
eccessive distorsioni prodotte dall’interscambio. E ciò non per fissare un prezzo
“politico” in una fase di assoluta eccezionalità, ma per assicurare comunque
margini di profitto alle compagnie Oil &Gas.
IL CAMBIO DI PROSPETTIVA
In direzione positiva, anche se criticata dai gruppi ambientalisti secondo cui l’accordo
non è all’altezza di quanto necessario per mantenere l’aumento delle temperature
globali al di sotto di 1,5 °C, va citata la nuova normativa UE sul Sistema per lo
scambio delle quote di emissioni (ETS). La riforma degli Ets amplierà la platea dei
settori interessati e ridurrà l’inquinamento del 62% entro il 2030, rispetto al 43%
previsto attualmente. Il sistema Ets attuale riguarda circa 10.000 fabbriche e centrali
elettriche, consentendo a chi ha quote di emissione in eccesso di realizzare un profitto
più contenuto, vendendo permessi di CO 2 sul mercato. Il prezzo del carbonio sarà di
circa 100 euro, rispetto agli 80-85 euro attuali ed i permessi di emissione gratuiti
saranno gradualmente sostituiti dalla nuova tariffa sul carbonio alle frontiere.
Ricorro, a titolo conclusivo, ad una serie di osservazioni portate con competenza
da Leonardo Berlen su Qualenergia (https://www.qualenergia.it/firme/leonardo-
berlen/ ) e da me condivise.
In Italia abbiamo dai tre ai cinque anni per cambiare marcia al fine di arrivare ad
installare al 2030 70 nuovi GW tra fotovoltaico ed eolico, investire in reti di
distribuzione e trasmissione, elettrificazione dei consumi, sistemi di accumulo di
vario tipo, iniziare a rendere operativi diversi elettrolizzatori per la produzione di
idrogeno verde, per non parlare della riqualificazione profonda del nostro
energivoro parco edilizio. Sotto questo profilo, la realizzazione del progetto eolico
e fotovoltaico di Civitavecchia assume, anche per i tempi di attuazione e per la
mobilitazione che l’ha sostenuto, una funzione nazionale paradigmatica.
Sono necessari interventi su vari fronti, sia sul quello autorizzativo e normativo per
allocare ingenti investimenti nella formazione di tecnici e di addetti della pubblica

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amministrazione nazionale e locale, sia su quello della programmazione di politica
industriale che favorisca la nascita di linee produttive nazionali per sistemi e
componenti essenziali nell’ambito di una manifattura oggi in crisi e da riconvertire a
confronto di prodotti importati da mercati in cui gli standard ambientali sono più
deboli e che altrimenti godrebbero di un vantaggio competitivo ingiusto.
Per il solo fotovoltaico si tratta di allestire e collegare in rete 8 GW all’anno,
passando dai 27 TWh/anno generati oggi dal solare a 100 TWh/anno: una
produzione che ci consentirebbe di evitare l’importazione di 20 miliardi di metri
cubi di gas/anno. Un compito ed una sfida che anche culturalmente deve riguardare
la politica l’imprenditoria, il sindacato.

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Lettera del direttore Alfonso Navarra ai Lettori

Care e cari lettori, considerato ciò di cui ci occupiamo nella testata “IL SOLE DI PARIGI'”, impegnata per la pace dei “liberi, eguali ed ecologici”, con particolare focus sul lavoro ecosociale a Milano e in Lombardia, dovrebbe essere di vostro interesse aderire in modo convinto alla nostra iniziativa e pubblicizzarla su tutti i canali cui avete accesso.

Per dirla terra terra, riempiamo, grazie ai Disarmisti esigenti di cui siamo componente costitutiva, un buco politico grosso quanto una casa, che è anche un buco culturale.

E’ del tutto assurdo e intollerabile che, dopo la massiccia mobilitazione del 5 novembre, resti invece senza risposta di piazza l’evento istituzionale che concretizza il coinvolgimento bellico dell’Italia, cioè la decisione sul quadro normativo per l’invio delle armi a Kiev, propedeutica di vari pacchetti di aiuti militari nel 2023.

(La questione è da noi affrontata non dimenticando che ad invadere l’Ucraina, il 24 febbraio 2022, è stato l’esercito russo. Ma con la consapevolezza che dobbiamo considerare la guerra in sé il vero “aggressore” di noi tutt*, come spieghiamo meglio nel comunicato che ti sottoponiamo).

Vi sono già stati due momenti, due dibattiti parlamentari, praticamente disertati, il 30 novembre 2022 (zero a protestare in strada su centomila del 5 novembre) e il 13 dicembre 2022 (sempre sui centomila, solo cinque “digiunatori” organizzati dai Disarmisti esigenti per presidiare Largo Argentina).

L’inazione sul fronte principale centrale infatti agevola il cedimento di tutte le resistenze territoriali e di spazi sociali contro la militarizzazione e di tutte le campagne e i progetti particolari collegati al tema pace, ed educazione sociale alla pace, versus guerra.

L’opposizione alla “Guerra grande in Ucraina” è il punto di scontro decisivo cui si agganciano tutti gli altri terreni di conflitto; ed è paradossale che proprio su questo punto la stessa “stampa con l’elmetto” riconosca ai “pacifisti” una sintonia con le opinioni e i sentimenti maggioritari del popolo italiano.

La domanda è: chi e perché di fatto boicotta il dialogo tra “popolo della pace” e “popolo” in senso lato e proprio?

Il massimalismo parolaio collegato all’opportunismo nei fatti è forse una anomalia storica impensabile o non ha invece dei tristi precedenti?

Non c’è, ad esempio, una qualche analogia con la vigilia del 1914? 

Si facevano allora congressi internazionali che proclamavano pomposamente “guerra alla guerra”, poi quando si trattò di scegliere sul serio il ruolo da svolgere i partiti della Seconda Internazionale votarono per finanziare lo sforzo bellico delle proprie borghesie nazionali gettando alle ortiche l’unità, sempre invocata a parole, del proletariato mondiale.

Il Partito Socialista Italiano ripiegò su un penoso “NON aderire né sabotare”.

Chi oggi, in modo similare, copre una sinistra più atlantista e guerrafondaia dei propri riferimenti geopolitici originali (gli USA, la NATO)?

Siamo in grado di porre queste domande crediamo senza vecchie zavorre ideologiche perché adottiamo il punto di vista di organizzazioni antimilitariste nonviolente centenarie, nate proprio per opporsi allo sterminio umano della Prima Guerra Mondiale, e portatrici di visioni e pratiche ispirate all’alternativa nonviolenta considerata attuabile qui ed ora…

Alfonso Navarra – portavoce dei Disarmisti esigenti /// cell. 340-0736871

(membri Internatonal Campaign Against Nuclear Weapons (

ICAN), premio Nobel per la pace 2017; e membri War Resisters International (WRI) per il tramite della Lega Obiettori di Coscienza)

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DIGIUNO DI COERENZA” CONTRO IL DECRETO PER L’INVIO DELLE ARMI ALL’ESERCITO UCRAINO di Alfonso Navarra

Comunicato stampa del 6 gennaio 2023
GUERRA IN UCRAINA, I DISARMISTI ESIGENTI
ORGANIZZANO IL “DIGIUNO DI COERENZA” CONTRO
IL DECRETO PER L’INVIO DELLE ARMI ALL’ESERCITO
UCRAINO
APPELLO PER PRESIDI INFORMATIVI IN TUTTA
ITALIA (ciascun soggetto con contenuti e modalità
autogestiti)

10 GENNAIO
PIAZZA DELLA ROTONDA ROMA, VICINO IL PANTHEON (ore 15:00-19:00)
dedicato alla memoria di Antonia Sani, ex presidente WILPF Italia
Il 10 gennaio 2023 viene sottoposto a voto parlamentare al Senato, il
decreto del Consiglio dei Ministri n. 185 del 2 dicembre 2022* per
prorogare «fino al 31 dicembre 2023» l’invio di mezzi, materiali ed
equipaggiamenti militari all’esercito ucraino al fine di combattere
l’invasione russa.
 * Si veda l’appendice sotto riportata: illustrazione del DL 185/2022 da parte del
servizio studi del Senato;

Si tratta di una proroga del provvedimento introdotto dopo l’inizio
della guerra dal governo Draghi, che era in scadenza a fine 2022.
In seguito al185/2022, che fa da cornice giuridica, all’inizio del
2023, il governo Meloni varerà il sesto decreto di aiuti militari (e gli
eventuali decreti successivi) all’Ucraina: per quanto ci è dato
sapere, si verrà incontro, da parte italiana, alla necessità

manifestata da Kiev di di avvalersi di sistemi missilistici di difesa
aerea per proteggere le infrastrutture energetiche dagli attacchi
russi.
Ma il nuovo pacchetto, stando a quanto promesso dal ministro della
Difesa Guido Crosetto, passerà in ogni caso da una comunicazione
parlamentare.
Si profila nel voto del 10 gennaio, come già avvenuto il 30
novembre, e il 13 dicembre 2022, una ampia “unità nazionale”,
trasversale rispetto agli schieramenti destra-sinistra (più
precisamente: centro-destra, centro-sinistra), perché le modalità
del decreto (segretezza della lista di armi riferita solo al COPASIR)
sono le stesse del governo Draghi votate a suo tempo anche da
Fratelli d’Italia.
Il decreto dovrà essere convertito entro sessanta giorni, quindi max
fine gennaio- primo febbraio 2023, e va a seguire il nodo sciolto
della approvazione delle legge di Bilancio, caratterizzata
dall’aumento delle spese militari in ottemperanza delle direttive
NATO (raggiungere il 2% del PIL entro il 2028).
Una parte dell’opposizione annuncia battaglia, a nostro giudizio
blanda; e su di essa pesano comunque le accuse di incoerenza e di
strumentalità. A prescindere dal grado di fondatezza delle critiche,
interfacciarsi con una presenza pacifista in piazza sarebbe per essa
un modo per limitare l’isolamento e la cattiva stampa, pronta a
scagliarsi contro chi tradisce la “causa della libertà” presuntamente
incarnata dal governo di Zelensky.
I Disarmisti esigenti, tenendo conto di questi dati politici, promuovono
un “digiuno di coerenza pacifista”, facendo seguito a un appello
portato alla manifestazione del 5 novembre, con l’invito ai
manifestanti, tramite striscione e volantino, a riconvocarsi quando si
sarebbe discusso in Parlamento l’invio delle armi all’Ucraina.
Si parla di “coerenza pacifista” perché, se ci battiamo affinché
“tacciano le armi”, ci sembra logico e doveroso darsi da fare per
impedire che l’Italia le passi a chi le usa per combattere in guerra.
Siamo contro la guerra e quindi siamo contro a che degli esseri umani
si sparino l’uno contro l’altro, a prescindere dalle ragioni e dai torti
reciproci. Anche se le ragioni fossero tutte da una parte e i torti tutti
dall’altra. Il che nella vita reale, nella Storia, quasi mai accade.
Un presidio si svolgerà, appunto il 10 gennaio, in piazza della Rotonda,
nei pressi del Pantheon, dalle ore 15:00 alle ore 19:00;
Verrà esposto lo striscione “OGGI NON ESISTONO GUERRE GIUSTE
(PAPA FRANCESCO)”, portato in quel corteo del 5 novembre (dalle
100mila presenze, non una però fattasi viva il 30 novembre e
nemmeno il 13 dicembre durante le discussioni parlamentari sulla
guerra in Ucraina) promosso allora da Europe for Peace e dalla CGIL
(più altri).
Oggi, a nostro giudizio, non ci sono più guerre giuste per due motivi:

1) perché, nella concreta situazione di guerra, qualsiasi impiego ormai
indispensabile di armi pesanti in battaglia oggi danneggia più gli
innocenti estranei che gli implicati direttamente nel conflitto e
danneggia la Terra, cioè il corpo vivente di tutti; 2) perché esiste, nella
risoluzione dei conflitti, l’alternativa efficace dei metodi di resistenza
nonviolenta.
(Non è azzardato stimare che la guerra con epicentro Ucraino oggi
produca molti più morti per fame in Africa e stia facendo saltare gli
accordi di Parigi sul clima globale).
Vi sono, al momento, cinque digiunatori promotori, Alfonso Navarra,
Ennio Cabiddu, Mino Forleo, Gianpiero Monaca e Marco Palombo.
Si aggiunge un supporto a distanza con Moni Ovadia, Turi Vaccaro,
Francesco Lo Cascio, Maria Carla Biavati, Alessandro Capuzzo, Totò
Schembari.
Il digiuno è dedicato alla memoria di Antonia Sani, già presidente
WILPF Italia, scomparsa il 12 novembre 2022.
La WILPF Italia aderisce allo sciopero, insieme ad altre organizzazioni
partners dei Disarmisti esigenti: la LDU, la LOC, IPRI-CCP, Per la
Scuola della Repubblica, Kronos, Marcia dei Girasoli/Comiso…
Altre adesioni sono in fase di raccolta (ad es. Fermiamo la Guerra di Firenze).
Presidi informativi di supporto sono già organizzati, ad es. a Trieste;
ed altri sono in via di preparazione in altre città.
Alfonso Navarra è il portavoce dei Disarmisti esigenti, Ennio Cabiddu
segue per l’organizzazione l’obiezione di coscienza alle spese militari e
l’opzione fiscale, Mino Forleo è il responsabile di Per la scuola della
Repubblica, Marco Palombo è della Rete No War di Roma.
Giampiero Monaca, maestro elementare, è impegnato a tutelare
l’esperienza di scuola attiva, all’aperto, cooperativa e partecipata di
Bimbisvegli
Dalle 18:00 alle 19:00 del 10 gennaio, diretta online su RADIO NUOVA
RESISTENZA al seguente link:https://streamyard.com/3vyvqhp2rg
Lo concepiamo, questo digiuno, come un giorno di riflessione e di
rinnovato impegno per trovare la strada di un rapporto di servizio con
il popolo italiano inascoltato per come andremo spiegando.
Nella consapevolezza che il concetto di “popolo” non coincide con
quello di “popolo della pace”, questo ultimo in buona parte
identificabile con i manifestanti del 5 novembre. Quindi si tratta di
costruire un ponte di dialogo e di servizio tra “popolo della pace” e
“popolo italiano”.
I digiunatori fanno rilevare che un movimento pacifista indipendente che

volesse fare il suo mestiere ed influire politicamente dovrebbe in primo luogo
farsi carico dei 4 punti su cui i media all’unanimità riferiscono di un consenso
popolare maggioritario.
I punti sono i seguenti:
1- Non rifornire di armi e di aiuti militari l’esercito di Kiev (pur solidarizzando
con il popolo martoriato dall’aggressione russa. Ma martirizzato anche da
una guerra che cresce in intensità e durezza, senza sapere dove si potrà
finire all’interno della logica che persegue la “vittoria militare”)
2- Darsi da fare diplomaticamente per “fare tacere le armi” (appunto) ed
avviare subito, senza precondizioni, trattative di tregua e poi di pace con
l’intervento dell’ONU
3- Non alimentare la corsa al riarmo né convenzionale né tantomeno
nucleare. Quindi riduzione delle spese militari e rifiuto di ospitare vecchie e
nuove bombe atomiche. Ancor meglio: aderire al Trattato di proibizione delle
armi nucleari e comportarsi di conseguenza fuoriuscendo dalla condivisione
nucleare NATO
4- Non alimentare una guerra economica parallela con quella militare: le
sanzioni energetiche alla Russia, in particolare, risulta chiaro che vanno a
danneggiare più i popoli che le élites che profittano dalle guerre.
È questo ultimo punto il contenuto più focalizzato dell’appello che ancora
sottoponiamo per le adesioni dal titolo:
SALVIAMO LA TERRA – BLOCCHIAMO LA GUERRA
Revochiamo le sanzioni energetiche contro la Russia che ci separano dalla
pace. Indirizziamoci invece verso la soluzione negoziata e cooperativa del
conflitto!
PACE SIGNIFICA ANCHE PANE!
I primi firmatari sono:
Alfonso Navarra – Antonia Sani – Luigi Mosca – Moni Ovadia – Alex Zanotelli –
Angelica Romano – Luciano Benini – Antonino Drago – Antonella Nappi … e
altre/i
Si vada, per leggere il testo al completo, e per sottoscrivere, al link:
https://www.petizioni.com/nonsiamoinguerra-nosanzioni/
I digiunatori auspicano che, con il 10 gennaio, dal 10 gennaio, una pluralità
di iniziative fiorisca declinando, con i valori e le posizioni delle varie
componenti dell’arcipelago, diverse impostazioni della esigenza sopra
indicata, ciascuna libera di esprimersi con le modalità che ritiene opportune.
Occorre intraprendere una discussione su come rendere l’iniziativa di
carattere continuativo, tenendo conto del fatto bisogna far sentire, da parte
del movimento, il fiato sul collo delle istituzioni tutte le volte che si andrà a
concretizzare con pacchetti di aiuti militari la “cornice giuridica” del “metodo
Draghi” per tutto il 2023. Cornice giuridica, varata nel CDM del 2 dicembre
2022, che sarà presto convertita in legge con un altro voto alla Camera. La
discussione dovrà inoltre affrontare come possono essere attivate
convergenze con altre campagne, ad esempio il sostegno agli obiettori sia
russi che ucraini (il fronte va prosciugato da ambedue i lati) e l’obiezione di
coscienza alle spese militari anche come protesta nei confronti della corsa
agli armamenti scatenata dallo scenario bellico in cui ci muoviamo.
Per adesioni e info: coordinamentodisarmisti@gmail.com – cell. 340-
0736871