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ATLANTE DELLE GUERRE E DEI CONFLITTI DEL MONDO.

Mai più l’arma nucleare

Nel marzo 1950, a Stoccolma, la campagna più estesa dei partigiani della pace nel mondo. Ripercorriamo quegli eventi, con uno sguardo al presente

di Laura Tussi

I lavori del Comitato del Congresso Mondiale sono stati aperti nel marzo 1950 a Stoccolma dalla scrittrice svedese Marika Shernstodt, con 150 delegati provenienti da molti Paesi del mondo. Per l’Italia, anche i sindaci di Bologna e Genova, Giuseppe Dozza e Gelasio Adamoli. Un appello di grande chiarezza ed efficacia che stimolò e raccolse l’impegno di milioni di donne e uomini ed ebbe un impatto clamoroso a livello di opinione pubblica e di classi dirigenti.

Firmarono tra gli altri, l’architetto Le Corbusier (pseudonimo di Charles-Édouard Jeanneret-Gris), l’attore e drammaturgo Eduardo De Filippo, il già premier italiano Francesco Nitti, il filosofo, storico e matematico Ludovico Geymonat, il dirigente d’azienda Vittorio Valletta, il giurista e politologo Norberto Bobbio, la partigiana e giornalista Ada Gobetti. Lo scrittore e saggista tedesco Thomas Mann dichiarò: “La bomba atomica costituisce una grave minaccia per l’umanità.

Gli scienziati che hanno inventato la bomba atomica hanno accarezzato una grande ambizione, ma essi, oggi, sono inquieti all’idea che possa servire all’infelicità degli uomini e dell’intera umanità. In America gli stessi scienziati si oppongono energicamente all’impiego di questa terribile arma e si sforzano di eliminarla. Lo dicono e lo scrivono. Il fisico Albert Einstein ne fece una vera e propria malattia (la bomba atomica si basa su una sua formula): “Ho firmato l’appello di Stoccolma, perché sostengo tutti i movimenti che si propongono di mantenere la pace”.

Nel 1950, durante la festa della Repubblica in Italia si celebra la raccolta delle firme che nel mondo sono già 100 milioni. Ma anche questa campagna è ostacolata e repressa. Anche il senatore Emilio Sereni, già partigiano e poi membro dell’Assemblea Costituente, viene arrestato. Proteste e scioperi si manifestano in varie parti d’Italia contro pretestuosi divieti di tenere comizi per la pace. Anche i dati sono drammatici. Nel periodo fino al 1953 molti sono stati arrestati e processati, diversi i morti e feriti. È il periodo di Mario Scelba, Ministro degli Interni dal 1947 al 1955, per il quale la Costituzione era una trappola. La censura preventiva su manifesti e volantini cesserà solo con la prima sentenza della Corte Costituzionale del giugno 1956, che dichiarerà illegittimo l’articolo 113 del codice penale fascista.

Nel giugno 1950 scoppiò la guerra di Corea, la cui origine è tuttora controversa sul piano politico e anche storiografico. È il primo conflitto armato di grandi dimensioni della Guerra Fredda. Il clima internazionale diventa sempre più cupo e la contrapposizione tra i due blocchi (Stati Uniti e URSS) si inasprisce. La repressione del dissenso e dell’attività dei partigiani della pace subiscono gravi accelerazioni e il Governo italiano giunge a negare la celebrazione del Secondo Congresso Mondiale previsto a Genova.

Lo scoppio della guerra rafforza però le ragioni della pace. Si estende la mobilitazione e cresce l’impegno della raccolta delle firme, nella consapevolezza di nuovi rischi che minacciano il mondo. Al Congresso di Varsavia dei Partigiani della Pace si dirà con chiarezza: “Anche se esistono tra noi diversità di opinioni sulle origini e le condizioni di scatenamento di questa guerra, dovremmo tuttavia preoccuparci innanzitutto di appoggiare tutte le iniziative che sono state e possono essere prese per far cessare il conflitto”.

A settembre il Presidente del Comitato Mondiale dei Partigiani della Pace, il politico francese e senegalese Gabriel D’Arboussier, annuncia il raggiungimento a livello globale di 400 milioni di firme: “Mai prima d’ora nella storia del mondo un così grande numero di persone si era riunito in un’azione comune”. In Italia, il senatore Emilio Sereni comunica che le firme sono oltre 16 milioni. Moltissimi sono i comitati per la pace costituiti nel Paese. Ma l’anno, il 1950, si chiude con una tensione internazionale sempre più alta. Il conflitto coreano si radicalizza e la possibile estensione angoscia il mondo.

Nell’appello di Stoccolma si proclama: “Noi esigiamo l’assoluto divieto dell’arma atomica, ordigno di intimidazione e di sterminio di massa delle popolazioni. Noi esigiamo la realizzazione di un rigoroso controllo internazionale per assicurare l’applicazione di questa decisione. Noi consideriamo che il governo il quale, per primo, utilizzasse contro qualsiasi Paese l’arma atomica, commetterebbe un crimine contro l’umanità e dovrà essere considerato come criminale di guerra. Noi chiamiamo tutti gli uomini di buona volontà e tutto il mondo a sottoscrivere questo appello”.

Da questa dichiarazione si può cogliere un parallelismo con gli obiettivi del Trattato Onu per la Proibizione delle Armi Nucleari (TPAN), approvato il 7 luglio 2017 a New York al Palazzo di Vetro da 122 nazioni e dalla società civile organizzata e riunita nell’International Civil Society Action Network (ICAN). Grazie a questo trattato, l’ICAN e la Campagna Internazionale per l’Abolizione delle Armi Nucleari sono state insignite nel 2017 del Premio Nobel per la Pace.

Nella foto in copertina, un test nucleare nel deserto (© Alones/Shutterstock.com)

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