Medicina Democratica diffida la Regione Lombardia

Comunicato Stampa

Medicina Democratica diffida la Regione Lombardia

Basta con i ritardi per migliaia di cittadini “prigionieri” a casa in attesa di test e tamponi!

8 giugno 2020

Medicina Democratica

Medicina Democratica

Milano, 8 giugno 2020

Basta con i ritardi per migliaia di cittadini “prigionieri” a casa in attesa di test e tamponi!

Medicina Democratica diffida la Regione Lombardia

https://www.peacelink.it/ospiti/a/47771.html

 

“Basta con i ritardi per i tantissimi cittadini prigionieri a casa in attesa di test e tamponi”! È questa la richiesta alla base della diffida, inviata questa mattina da Medicina Democratica al Presidente della Regione Lombardia dott. Attilio Fontana e all’assessore al Welfare avv. Giulio Gallera, per la mancata esecuzione di test e tamponi a spese del Servizio Sanitario Regionale. “Occorre risolvere in tempi rapidi una situazione insostenibile, che vede coinvolte migliaia di persone, impossibilitate di fatto a riprendere le proprie attività lavorative e professionali e la vita sociale per i ritardi e le difficoltà per l’effettuazione dei tamponi COVID-19 e dei test sierologici”, ha dichiarato Vittorio Agnoletto, responsabile scientifico dell’Osservatorio Coronavirus, medico e professore a  contratto presso l’Università degli Studi di Milano, dove insegna “Globalizzazione e Politiche della Salute”. L’Osservatorio Coronavirus è stato creato da Medicina Democratica e dalla trasmissione radiofonica sulla salute 37e2, in onda tutti i giovedì su Radio Popolare.

Sono infatti innumerevoli le segnalazioni giunte all’Osservatorio Coronavirus e alla trasmissione “37e2” di cittadini obbligati a restare chiusi in casa, in attesa di test e/o tamponi che non vengono effettuati dalle ATS lombarde. “Ciò si traduce – ha sottolineato Vittorio Agnoletto- in un pesante disagio psicofisico, e in un aggravio economico sia per i singoli che per la collettività, che di fatto si trova a dover sostenere i costi del mancato rientro al lavoro, in termini previdenziali e assistenziali”. Nella diffida, inoltre, è fatta richiesta di rimborso totale dei costi sostenuti dai cittadini per l’effettuazione dei tamponi e test sierologici presso strutture private, alle quali sono costretti a rivolgersi; la richiesta di rimborso è motivata dal fatto che test e tamponi siano da ritenersi servizi LEA, Livelli Essenziali di Assistenza.

 

Dalle segnalazioni ricevute si possono indicare quattro gruppi di cittadini coinvolti in questa reclusione domiciliare “sine certa die”: 1) coloro che sono stati accertati come positivi al COVID-19 prima dell’11 maggio u.s. sono dichiarati guariti dopo 14 giorni di clinica silente e previo doppio tampone negativo a 24 ore di distanza, esami per i quali si riscontrano notevoli ritardi; 2) i cittadini posti in isolamento domiciliare fiduciario prima dell’11/5/2020 perché considerati “casi sospetti”, ma che non erano mai stati sottoposti a tampone. Secondo quanto definito dalla Regione per costoro l’isolamento si conclude, dopo 14 giorni di clinica silente o, per coloro che erano asintomatici ma venuti in contatto con una persona Covid positiva, dopo 14 giorni dall’ultimo contatto. Questa indicazione non fornisce al medico competente e al datore di lavoro alcuna specifica garanzia diagnostica della mancanza di contagiosità, essendo dimostrati casi di persone che sono risultate positive al tampone anche dopo 30 giorni trascorsi in assenza di sintomi. Molti lavoratori in queste condizioni hanno dovuto prolungare l’assenza dal lavoro. Per sbloccare la situazione il loro medico di medicina generale (MMG) ha richiesto all’ATS il test sierologico, al quale deve seguire, in caso di positività, un successivo tampone, ma i tempi di attesa per il test sierologico e l’eventuale tampone anche in questo caso risultano estremamente lunghi;3) i casi sospetti, segnalati dopo l’11 maggio u.s. hanno la possibilità di effettuare direttamente il tampone su prescrizione del MMG. In caso di tampone negativo, vengono rimandati alla valutazione del medico di famiglia mentre, in caso di tampone positivo, vengono considerati come casi accertati e sono riammessi nella vita sociale, ovvero sul luogo di lavoro, solamente previa effettuazione di due tamponi negativi. Anche in questa situazione, si sono riscontrati ritardi nella effettuazione dei due tamponi finalizzati alla riammissione al lavoro e alla vita sociale e, in caso di riscontro di positività ad uno di questi, un ulteriore ritardo nella programmazione e nell’effettuazione di quelli successivi e nella comunicazione dell’esito. In conseguenza di ciò, molti cittadini, si sono dovuti rivolgere p e r f a r e  tali esami  presso strutture private; 4) non possiamo dimenticare poi il  grave ritardo che si è verificato nell’effettuazione dei tamponi e dei test ai medici e agli operatori socio-sanitari con pesante pregiudizio per la loro salute e per il buon funzionamento del servizio sanitario regionale.

Medicina Democratica, ritenendo che i test diagnostici e i tamponi, resi necessari dalla emergenza COVID- 19, rientrano nei LEA Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) di cui all’art. 117, comma 2, lett. m della Costituzione e che pertanto devono essere tempestivamente garantiti, a cura della Regione, sull’intero territorio lombardo, nella diffida chiede di: 1) garantire la tempestiva effettuazione dei tamponi e dei test sierologici e la tempestiva comunicazione dei risultati alle persone appartenenti a tutti i gruppi sopra indicati; 2) modificare il portale di accesso dei MMG, prevedendo l’effettuazione del tampone e del test sierologico per coloro che sono stati segnalati dal medico di base come “casi sospetti” prima dell’11/5; 3) rimborsare l’intero costo sostenuto da coloro che, a causa della mancata disponibilità di strutture pubbliche, sono stati costretti a rivolgersi a strutture private per l’effettuazione del test sierologico e/o del tampone; 4) risarcire il danno subito dai singoli cittadini, a causa dei predetti ritardi, in termini di perdita totale o parziale di retribuzioni.

Per info:

Carmìna Conte, cell. 393 13 77616 ufficio stampa;

Vittorio Agnoletto cell. 3356356978 medico resp. scientifico “Osservatorio Coronavirus”

Note: Articolo inserito in PeaceLink da Laura Tussi

Medicina Democratica – “Epidemiologia della guerra infinita” 82 conflitti in tempi “di pace”

Medicina Democratica, movimento di lotta per la salute: Recensione al Libro di Maurizio Marchi

Medicina Democratica – “Epidemiologia della guerra infinita” 82 conflitti in tempi “di pace”

Dal suo inizio, Medicina Democratica, come movimento e come organizzazione, si è occupata della salute nei luoghi di lavoro, facendo inchieste e rivendicando l’applicazione delle leggi sulla sicurezza e salute in ogni luogo di lavoro
Medicina Democratica

Recensione di Laura Tussi al Libro di Maurizio Marchi

https://www.medicinademocratica.org/wp/?p=51

Cosa è e come agisce MEDICINA DEMOCRATICA, MOVIMENTO DI LOTTA PER LA SALUTE

Medicina Democratica è una cooperativa che si è costituita nel 1978 ed una associazione ONLUS che si è costituita nel 2003. Come movimento MD è nata 10 anni prima su un appello sottoscritto da diversi medici, ricercatori, operatori della prevenzione e diversi consigli di fabbrica.

Dal suo inizio MD, come movimento e come organizzazione si è occupata della salute nei luoghi di lavoro, facendo inchieste e rivendicando l’applicazione delle leggi sulla sicurezza e salute in ogni luogo di lavoro. La caratteristica peculiare di MD è quella di essere un’organizzazione che è formata da medici, ricercatori ed altri tecnici della prevenzione e della sanità insieme ai più svariati soggetti, cittadini utenti del Servizio Sanitario Nazionale

 

https://www.medicinademocratica.org/wp/?p=9077

Per gentile concessione dal sito di PeaceLink

Recensione di Laura Tussi al Libro di Maurizio Marchi

“Epidemiologia della guerra infinita” giugno 2019
82 conflitti in tempi “di pace” tra il 1945 e il 2015 con 24 milioni di morti diretti più almeno altrettanti per carestie, epidemie, esodi forzati di massa (profughi), inquinamento di immensi territori, 600 pagine
Il libro “Epidemiologia della guerra infinita. 82 conflitti tra il 1945 e il 2015” dello scrittore Maurizio Marchi è realizzato con l’intento e con la volontà di abolire le guerre ovunque vengano innescate dall’apparato, sistema e complesso industriale, militare e fossile e di disvelare la mitologia guerrafondaia e la politica del riarmo che la NATO propugna in quanto istituzione che, come millanta il potere e come vantano in maniera infondata i poteri forti, avrebbe garantito la pace dopo la seconda guerra mondiale fino ai giorni attuali. Infatti non si trova nella stampa cartacea e in Internet un libro, come questo, che svolga una ricognizione dei conflitti armati nel mondo dal dopoguerra al periodo contemporaneo e attuale. Da un’intervista di Pax Christi, l’autore Maurizio Marchi afferma che scrivendo questo libro, che risulta costituire un’autentica ricerca dettagliata, un esaustivo compendio storiografico, ha imparato molto lui stesso e è riuscito a entrare a conoscenza di realtà spesso ignorate dai massmedia tradizionali e censurate dai mainstream ortodossi. Marchi ha potuto focalizzare e appurare che sono avvenuti ben 82 conflitti tra il 1945 e il 2015, con 24 milioni di morti diretti, cioè deceduti a causa delle armi utilizzate nelle guerre, ossia violenza diretta e altrettante persone decedute per epidemie, esodi forzati di massa, inquinamento di grandi territori, carestie: quindi l’equivalente di un genocidio e di una ecatombe equiparabili a quelli della seconda guerra mondiale 1939/1945. Ma tutte le istituzioni e i politici di governo parlano invece di settant’anni di pace. Secondo l’opinione dello scrittore Maurizio Marchi, attivista di Medicina Democratica, ampiamente condivisa da tutti noi ecopacifisti per il disarmo nucleare unilaterale e per l’abolizione degli ordigni di distruzione di massa soprattutto nucleari, la guerra costituisce la “nocività assoluta” in quanto comporta i cosiddetti effetti collaterali sulle persone come la miseria, la malnutrizione e la fame, che conducono alla morte per stenti.
Il presidente Mattarella nell’aprile 2019 in occasione del settantennale della fondazione della Nato, afferma che quest’istituzione ha garantito settant’anni di pace. Questa è un’affermazione basata su un dato falso. La Nato ha garantito una finta stabilità, un assetto sicuro, una pace surrettizia a una piccola parte dell’umanità ossia all’umanità che sta sotto l’egida della Nato, i paesi europei e la Turchia. Al contrario, ben 6 miliardi di persone sono vittime e hanno subito guerre atroci, devastanti e fatali. Le malattie più diffuse e connesse alla guerra possono essere anche semplici disagi e banali patologie. Infatti quando i bambini e anche gli adulti sono malnutriti, addirittura il freddo e i virus presenti nell’aria possono essere letali. Oltre alle morti per violenza armata, le guerre distruggono e annientano l’ecosistema, l’ambiente e la salute delle popolazioni e degli stessi militari [1]. L’analisi andrebbe estesa a tutti i militari, di qualsiasi nazionalità, coinvolti nelle guerre più recenti, in particolare in Jugoslavia, in Libia e soprattutto alle persone che hanno subito bombardamenti con questi proiettili devastanti e letali. Si riscontrerebbero centinaia di migliaia di casi di tumori e altre patologie. Inoltre, interi territori sono dichiarati inagibili per le sostanze tossiche dei bombardamenti. Lo spargimento di altre sostanze tossiche, radioattive e chimiche, come l’agente Orange in Vietnam e il CVM e gli idrocarburi emessi dopo il bombardamento della raffineria di Belgrado nel bacino del Danubio , comportano e comporteranno altre centinaia di migliaia di malformazioni e vittime. Quindi il calcolo e la stima delle vittime indirette è molto più difficile, perché quando il conflitto armato è terminato e non “fa più notizia” e si spengono i riflettori sulla popolazione civile, le sostanze tossiche, chimiche e radioattive, le carestie ed epidemie continuano a mietere vittime anche se non hanno più incidenza e rilevanza cronachistica dettata e riportata dai massmedia tradizionali. Ad esempio, le guerre in Africa hanno causato la morte di 8 milioni di bambini tra il 1995 e il 2005 di cui 3 milioni con meno di un anno di vita, secondo uno studio recente pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet, frutto della ricerca di un team guidato dal Dottor Eran Bendavid della Stanford University in California, nel settembre 2018. Estendendo prudentemente i dati dello studio a tutto il mondo (non solo all’Africa) e al periodo 1945/2015 si possono stimare 24 milioni di vittime indirette, non solo bambini, nel periodo del dopoguerra dal 1945 al 2015 in tutto il mondo.

[1] Ad esempio, sulle vittime da uranio impoverito, possiamo segnalare lo studio dell’epidemiologo Valerio Gennaro “Incidenza di tumori maligni 1996-2012 in giovani militari italiani inviati in missione all’estero. Analisi preliminare dei dati della commissione parlamentare di inchiesta su uranio impoverito e vaccini” che quantifica 3663 casi di tumore tra i militari italiani.

[2] (Cfr. “Il problema del cancro a Gaza” di Filippo Bianchetti, medico di base, Varese; Flavia Donati, psichiatra e psicoanalista, Roma; Fiorella Gazzetta, medico di base, Varese; Laura Franceschini, psichiatra, Imperia; Loretta Mussi, medico in pensione; Rosa Raucci, Direttore Pronto Soccorso di Aversa; Khaled Rawash, medico di base e criminologo, Imperia; Khader Tamimi, pediatra di base, Rho (Milano) https://www.peacelink.it/palestina/a/46319.html