Pubblicato il Lascia un commento

MEI, il meeting di artisti indipendenti che rifiutano le logiche commerciali

di Laura Tussi (sito)

Una musica viva, responsabile, attenta a quello che succede nella società e lontana dalle logiche commerciali del circuito mainstream. È quella che promuove il MEI, il meeting degli artisti indipendenti che organizza momenti di incontro e di confronto per far conoscere al pubblico chi canta e suona pensando più al cuore che al portafogli. In attesa del prossimo appuntamento, previsto per il 6, 7 e 8 ottobre a Faenza, ne parliamo con il presidente Giordano Sangiorgi.

RavennaEmilia-Romagna – Giordano Sangiorgi è presidente – o meglio ancora patron – di una realtà molto creativa, ricca socialmente e culturalmente: il MEI, meeting delle etichette e degli artisti indipendenti, che si svolge a Faenza, in Romagna. Il MEI è appunto un meeting, un incontro, che si svolge allo scopo di “sostenere, promuovere e favorire la crescita e la diffusione di una cultura musicale indie ed emergente, per contrastare la massificazioni che si sta avendo in questo comparto”.

Giordano, il MEI si occupa solo di musica oppure tratta anche di altre forme di arte?

Cerchiamo di mantenere il focus sulla valorizzazione della musica indipendente ed emergente italiana alternativa alle piattaforme multinazionali del disco, del digitale e dei live per dare chanche a chi lavora a progetti innovativi originali e inediti in ambito musicale. Insieme alla musica spesso incrociamo i temi dell’innovazione tecnologica, della tutela dei diritti, del sostegno al sistema culturale italiano sui quali interveniamo con il nostro circuito del mondo associazionistico come il Coordinamento Stage & Indies che rappresenta la filiera delle piccole realtà della musica, AudioCoop, che comprende circa 270 piccoli produttori discografici indipendenti e altre realtà.

Spesso siamo attenti però ai temi sociali e civili perché riteniamo che la musica, attraverso i testi e le melodie di note musicali, debba servire anche per farci riflettere sul contesto sociale nel quale viviamo. È un ruolo della cultura e della musica, che non fa solo da semplice intrattenimento, che riteniamo indispensabile.

Come si unisce all’interno e all’esterno del MEI l’impegno musicale con quello sociale?

Facilmente, perché al contrario delle canzoni che ascoltiamo proposte dalle multinazionali nelle principali tv e radio in Italia e sulle principali piattaforme, a noi arrivano tante canzoni che si occupano di temi sociali e civili e, sulla base di questo, lavoriamo a contest e palchi che le valorizzino.

Il gender gap femminile nel paese e nella musica, le canzoni contro le morti sul lavoro, l’impegno in musica contro le mafie, i brani che sensibilizzano sui temi green, quelle sui diritti umani e tanti altri temi ci portano poi a concertare naturali momenti di incontro tra musica e temi sociali e civili perché tutte queste istanze arrivano dal basso. Il 27 settembre a Bologna ad esempio abbiamo organizzato la finale di Onda Rosa Indipendente, un contest che dal 2011 valorizza la scena musicale femminile spesso tenuta ai margini del mercato musicale mainstream.

mei23
Cosa significa che il MEI è il meeting degli indipendenti? Indipendenti da chi e da che cosa e perché?

Significa fare da soli, credere in un progetto e autofinanziarselo e darsi da fare perché trovi il riscontro che merita. Così è nato il boom della discografia indipendente in Italia nella prima metà degli anni ’90 dopo i primi vagiti degli anni ’60, ’70 e ’80: una gran parte di artisti si è rotta le scatole di aspettare che a decidere di pubblicare un album e a farlo passare in tv fossero degli antichi discografici delle major a Milano e degli storici funzionari della Rai a Roma e ha deciso da ogni parte d’Italia di autoprodursi le proprie canzoni.

Da lì è nata l’esplosione delle posse con il rap in Italia, tutto autoprodotto, e il boom delle etichette indipendenti, in gran parte votate all’alternativa rock e cantautorato: fu un vero e proprio boom di vendite. Un pubblico enorme in Italia che aspettava finalmente, in ritardo di vent’anni rispetto ai paesi avanzati, di avere un circuito alternativo e indipendente di musica fatto di produzioni, artisti e band, negozi di dischi, rock club, radio, riviste, fanzine e tutto quanto girava intorno al mercato alternativo che finalmente aveva un suo grosso bacino che poteva sostenerlo.

Riteniamo che la musica, attraverso i testi e le melodie di note musicali, debba servire anche per farci riflettere sul contesto sociale nel quale viviamo

Avete molti progetti futuri? Quali sono i più importanti?

Stiamo ragionando sul tema complesso della digitalizzazione del mercato sia in termini di discografia che di live, che di diritti, che di media. È un tema complesso e difficile perché siamo di fronte a vere e proprie potenze giga-capitaliste e monopoliste mondiali; se non si interviene con urgenza si rischia che il mercato globale della musica resti nelle mani di dieci persone in tutto il mondo.

Quali sono le nuove idee innovative proposte per il vostro pubblico così ampio e variegato? 

Per il pubblico l’ascolto verso le nuove proposte sconosciute, per gli artisti quello di essere sempre più preparati a un mercato che darà sempre meno spazio alle proposte alternative al mainstream piatto che passa sulle piattaforme digitali, sempre uguale e banale per massimizzare i profitti.

Che posto occupano e che ruolo giocano i giovani nel MEI? 

Sono il 90% del cartellone di musica dal vivo che proponiamo.

Questo articolo è stato pubblicato qui

Pubblicato il Lascia un commento

MEI – Recensione di Alberto Bertoli figlio di Pierangelo Bertoli al libro Memoria e futuro

di Laura Tussi (sito)

Sul Bimestrale del partito della Rifondazione Comunista SU LA TESTA.

Proposto da MEI – Meeting Artisti e Etichette Indipendenti

Eppure soffia

Recensione di Alberto Bertoli figlio di Pierangelo Bertoli al libro Memoria e futuro 

Memoria e futuro Libro a cura di Laura Tussi, Fabrizio Cracolici, Alfonso Navarra

pagine 191, MIMESIS EDIZIONI

Memoria e futuro (Mimesis Edizioni), libro a cura di Laura Tussi, Fabrizio Cracolici, Alfonso Navarra, consta di due parole importantissime che riassumono probabilmente in toto la raccolta di interventi sulla “Terrestrità” presenti in questo saggio. Il concetto stesso di appartenere a una “famiglia” in quanto membro e non padrone dovrebbe essere naturale e crescere dentro di noi fin dalla prima infanzia. Se così fosse probabilmente scrivere e parlare di questi argomenti sarebbe pleonastico, invece ci troviamo davanti ad un volume necessario in questo preciso momento storico.

Una sorta di trascrizione di idee esposte “live” da pensatori dinamici e protagonisti di questo nostro tempo che si interrogano sulla possibilità di fare qualcosa di concreto per fare fronte alle minacce globali che ci stanno insidiando: tra cui la minaccia nucleare, la minaccia dell’ingiustizia sociale e infine la minaccia ambientale.

Tra gli interventi, Vittorio Agnoletto, Alex Zanotelli, Moni Ovadia, Antonia Sani un saggio di Luigi Mosca e molti altri.

Tutto il mondo sembra svegliarsi di scatto da un torpore lungo secoli dove abbiamo anteposto il profitto (spesso di pochi) alla nostra vita, al nostro prossimo, al nostro ambiente. Occuparsi dell’ambiente significa avere cura dei nostri figli, dei nostri nipoti, degli altri, insomma del nostro futuro, ma anche rivolgere uno sguardo più umanistico verso chi per un motivo o per un altro oggi non gode delle stesse nostre possibilità. Il nucleare è l’antonomasia di questo concetto che è in sostanza la realizzazione delle sovrastrutture che l’uomo ha costruito per nascondere il fatto che è ancora pienamente dominato dai propri istinti animali seppur molto più sofisticati.

Il nucleare inteso come fornitore energetico non ha ancora i crismi di sicurezza e resilienza che il pianeta e chi lo abita necessitano, ma abbiamo tecnologie per eludere questa risorsa piuttosto agilmente, basterebbe volerlo. Oggi possiamo parlare con persone a migliaia di chilometri di distanza, ma spesso, quando lo facciamo è per promulgare i nostri interessi personali e non quelli di una società evoluta. Il desiderio di avere una vita migliore passa da una spinta personale, ma se questa è realizzata in modo egoistico allora non porta mai ad una felicità concreta. Se il nostro percorso invece viene da una condivisione di intenti, le cose sono destinate a rimanere. Siamo asserragliati dietro concetti più grandi di noi che spesso ci portano a sentirci complicati e profondi, ma quando volgiamo lo sguardo sul mondo in maniera totale ci accorgiamo che la strada su cui siamo è da cambiare.

I conflitti appena scoppiati all’interno dell’evolutissima Europa ne sono una rappresentazione quasi grottesca: siamo un popolo ricco, madre della fratellanza, culla della filosofia, patria della Bellezza e l’unica cosa che riusciamo a fare davanti ad un problema nettamente politico è scatenare una guerra. Sembriamo persone in cerca di un cappello che abbiamo sulla testa. Il titolo e il concetto di quest’opera sono riassunti in due delle più belle canzoni a mio avviso scritte: “Eppure soffia” che parla della speranza che non si è arresa alla voglia di possedere anche l’ambiente ai fini personali, e “A muso duro” che parafrasando il titolo recita “…con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro”.