Agenda Onu 2030: pace per l’umanità

Una analisi fenomenologica

Agenda Onu 2030 – Pace per l’umanità

Pace è Resistenza, resilienza, disarmo, nonviolenza e l’Onu con l’Unesco il suo mezzo attuativo

Pace nelle tue mani

Il termine pace dal latino pactum, pacere, ossia accordo prevede un’intesa che va oltre gli schematismi imposti dal sistema neoliberista e omologante. L’accordo, la pace sono modelli e metodi di intesa e di comunicazione innanzitutto nella duplicità dell’essere umani, ossia nel genere donna e uomo, femminile e maschile e anche nei percorsi transgender, omosessuali e transessuali, dove l’accordo e la pace e l’intesa sono sempre forme di resistenza e resilienza alle difficoltà imposte dal quotidiano. E soprattutto pace e resilienza rispetto ai molteplici problemi, come emergenze e minacce, che incombono sull’umanità, dalla paura delle pandemie, al terrore delle apocalissi nucleari all’indigenza e alla povertà che colpiscono gran parte dell’umanità, nella disuguaglianza sociale globale, dove l’1% della popolazione mondiale detiene il 99% dei beni comuni dell’umanità.

Pace è la parola ecumenica che accomuna le più varie culture del pianeta, le differenti popolazioni, minoranze genti, etnie, con i rispettivi culti, credi, fedi, religioni, che da un punto di vista agnostico rappresentano un dato culturale imprescindibile più che una visione cultuale, più che una presa di posizione di credo e di culto teologicamente e teoreticamente parlando. Infatti noi osserviamo la relazione e il dialogo tra fedi e religioni da un punto di vista fenomenologico, studiando e classificando i fenomeni appunto, l’evidenza dei fatti, degli eventi come si manifestano all’esperienza nel tempo e nello spazio. L’interscambio di incontro tra culture lo consideriamo un evento fenomenologico come avviene con il modello Riace. Un modello locale che diventa globale, ossia glocale, che dal particolare si apre all’universale, come specifico fenomenologico di interazione di culti e culture nella pace, nell’armonia, nell’equilibrio e nell’accordo: un patto tra gli esseri umani e madre terra. In un’ottica universalistica, in una visione di terrestrita’ circostante e dell’esistente, Riace come sinonimo e modello di pace potrebbe rientrare in una base pratica di coosviluppo tra nord e sud del mondo per risolvere i grandi problemi, le gravi emergenze e minacce del nucleare, della disuguaglianza sociale globale e dei dissesti climatici. Questi sono i grandi i ‘virus’ che infettano l’umanità e nostra madre terra. Le lobby mortifere del nucleare detengono un sistema sociale mondiale ingiusto dove un miliardo di persone vivono con due dollari al giorno e 821 milioni soffrono la fame. Le migrazioni sono causate da tutte queste sperequazione e dalle carestie, dal terrorismo, dalla guerra, dai disastri e dissesti ecologici e climatici e dalle manovre economiche.

Riace che fa rima con pace ha saputo conciliare in un piccolo borgo tutte queste contraddizioni, e questi virus e piaghe per l’umanità intera che è figlia di un villaggio globale, di una madre terra che il genere umano deve tutelare e salvaguardare dall’estinzione.

Per questo usiamo il motto Riace è la pace. Come microcosmo e crogiolo di bellezza, dove l’immagine estetica di colori, sguardi, volti, musica, odori e sapori producono il bello estetico, non estetizzante e fine a se stesso, ma una bellezza di cromie che salverà il mondo. Riace è la pace per l’umanità.

L’Agenda ONU 2030 pone nell’obiettivo pace, giustizia e istituzioni solide, vale a dire i cardini di questo patto stabilito tra gli uomini: un patto di pace che è sancito in tutte le carte della terra e nelle costituzioni e istituzioni nate dopo il grande trauma della seconda guerra mondiale. Dopo questo grande trauma, con un sussulto positivo di speranza, dalla resistenza partigiana antifascista, sono nate le grandi dichiarazioni dei diritti umani, l’ONU e da quest’ultima le cop per il clima a partire dal grande summit di Rio de Janeiro nel 1992. E non dimentichiamo il TPAN, ossia il trattato ONU varato a New York a palazzo di vetro nel luglio 2017 da 122 nazioni e dalla società civile organizzata nella campagna per l’abolizione degli ordigni nucleari Ican. Questo trattato Onu è stato una svolta per l’umanità e per il concetto pacifista e il movimento nonviolento: un passo mondiale imprescindibile per il disarmo nucleare universale che è valso a tutti gli attivisti e alle associazioni per la pace e per il disarmo nucleare che operano in Italia e in tutto il mondo il premio Nobel per la pace 2017.

Fare pedagogia della memoria, fare pedagogia della pace è quanto mai urgente e necessario in un mondo globalizzato che annienta e annulla gli ultimi per promuovere i più forti e i potenti.

 

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La presentazione del libro “Riace. Musica per l’Umanità”, Mimesis Edizioni, a Palazzo Reale di Milano, il 19 ottobre 2019, è risultata un evento con grande affluenza di pubblico, interessato dalla partecipazione di personalità quali Mimmo Lucano, Vittorio Agnoletto, Moni Ovadia, Alfonso Navarra, Renato Franchi, Gianfranco D’Adda, Dan Shim Sara Galasso – Orchestrina del suonatore Jones e varie associazioni della sinistra milanese, tra cui Milano in comune con Basilio Rizzo e il Comitato 11 Giugno con Giovanna Procacci.

Nell’occasione dell’evento sono stati messi a disposizione da Mimesis e dai curatori del Libro Laura Tussi e Fabrizio Cracolici, in beneficenza per Riace, ben 100 libri. Dalle offerte del pubblico presente a Palazzo Reale a Milano, è stata fatta una donazione alla “Fondazione Riace – E’ stato il vento” di ben 1110 euro.

La Fondazione Riace – E’ stato il vento ricordiamo che tra i suoi garanti contempla i coautori del Libro “Riace. Musica per l’Umanità” padre Alex Zanotelli e Vittorio Agnoletto.

Questo gesto di dono è destinato a supporto oltre che di un progetto locale, riconosciuto a livello mondiale e internazionale come Riace, e pensato a sostegno di un ideale alto che accomuna tutti noi attivisti per una nuova internazionale dei diritti umani, delle persone, dei popoli e dell’umanità.

L’evento, co-organizzato da attivisti di associazioni affiliate alla rete internazionale ICAN- Premio Nobel per la pace 2017 per il disarmo nucleare universale e per la proibizione  degli ordigni di distruzione di massa nucleari, è stato a sostegno della campagna premio Nobel per la pace a Riace, per sviluppare un nuovo internazionalismo solidale, a cui il riconoscimento internazionale del Nobel  darebbe ulteriore importanza e rilievo.

E’ stato sottolineato nell’incontro, in particolare da Alfonso Navarra, che il modello Riace va esteso ed attuato almeno a livello nazionale ed acquista pregnanza e significato quale aspetto attuativo di un Green New Deal: accoglienza e integrazione degli immigrati dovrebbero fare parte di un nuovo welfare universalistico e costituire base di lancio di un coosviluppo ecologico Nord-Sud del mondo per affrontare e risolvere le comuni emergenze climatiche e nucleari.

 

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